ZEITGEIST, LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E i grillini ci credono. Infatti chi crede in Grillo e Casaleggio crede in tutto.

Ecco a voi in estrema sintesi la tipica auto-presentazione del tipico candidato grillino,

“Ciao raga,

non so fare nulla e non so nulla, neppure quanti sono i parlamentari e quanti sono i senatori, ma sono laureato e sono ggggiovane.

Voglio portare la mia simpatica e giovanile incompetenza nel governo.

Fatemi fare il presidente del consiglio”.
Ma non c’è mai fine al peggio. Ieri sera a Ballarò un ggggiovane grillino diceva che ZEITGEIST gli aveva aperto gli occhi, facendogli capire che i complottisti capitalisti mondiali ci stanno impiantando sotto pelle un microchip…. Sì, avete sentito bene. Comunque, io sospetto da tempo  che dietro il movimento di Grillo-Casaleggio ci sia  quel vasto movimento denomianto Zeitgeist, che fa capo a Jacque Fresco. Dal momento che il documentario omonimo diffuso su You-tube è un concentrato esilarante di cazzate, si ha la tentazione di guardare a quel movimento come ad una delle tante, deliranti sette che infestano il pianeta. Tuttavia, ho saputo che i membri di quel movimento cominciano ad avere un peso elettorale non indifferente  negli Usa: basti pensare che Ron Paul, candidato libertario alle ultime elezioni del partito repubblicano, appare nel documentario stesso in veste di simpatizzante del movimento.

Comunque, visto che ieri sera quel grillino ha fatto pubblicità a Zeitgeist, e stamattina in televisione  già si parlava con ironia del “microchip sotto pelle”, ho deciso di ripubblicare la serie di post su Zeitgeist apparsi per la prima volta sul vecchio blog nel lontano 2009. In effetti, WordPress rileva che da alcuni giorni sono aumentati i contatti di gente che cerca informazioni su Zeitgeist.  Quindi, per favorire i cercatori di notizie su Zeitgeist, ripubblico adesso in cima al blog i vecchi post su Zeitgeist che apparvero nel lontano 2009, e che attirarono più di duecento commenti pieni d’odio e di idiozia. Li ho copiati tutti e salvati nel mio computer. Li conservo come preziosi documenti di quel tipo speciale di umana stupidità che è pronta a convertirsi in violenza. Mai sottovalutare la stupidità, che è dotata di una devastante forza distruttrice.. Anche i nazisti erano sostanzialmente degli stupidi, e guardate che hanno fatto. Infatti, la mia tesi è che i seguaci di Zeitgeist potrebbero essere i nuovi nazisti. E sono sicura che i seguaci italiani di Zeitgeist adesso siano rifluiti nel Movimento Cinque stelle. Non a caso, ieri c’era già qualche grillina che lodava il duce.

lunedì, 24 agosto 2009

ZEITGEIST: LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E gli atei ci credono. Infatti chi non crede in Dio crede in tutto.

Alla fine della puntata precedente ho accennato al “documentario” Zeitgeist di tal Peter Joseph (http://www.youtube.com/watch?v=uezALzEN_3U ). Più che un “documentario”, è un libro di favole. Più che favole, superstizioni mascherate da scienza. Gli autori di Zeitgeist fondono assieme la superstizione anti-occidentale e la superstizione anti-cristiana, facendo un grosso regalo ad Osama Bin Laden e a tutti quelli che vogliono distruggere la civiltà. Perché solo l’Occidente cristiano è civiltà. Ma gli autori di Zeitgeist si sentono lo stesso degli eroici filantropi. Sul sito ufficiale, sta scritto che Zeitgeist è un documentario “nonprofit”…  ah, la parolina magica! Leggete:

“Zeitgeist, produced by Peter Joseph, was created as a nonprofit filmiac expression to inspire people to start looking at the world from a more critical perspective and to understand that very often things are not what the population at large think they are”.

Traduzione in parole povere: “Caro spettatore, il profitto non ci interessa, ci interessa soltanto fare del bene, vogliamo aprire gli occhi alla gente. Se non credi a tutto quello che ti diciamo, sei cieco come gli altri. Se invece credi a tutto quello che ti diciamo, allora sei intelligente, sei fico e piaci alle ragazze”. Ovviamente lo spettatore vuole sentirsi fico e quindi si beve a tutto quello che gli propinano gli autori di Zeitgeist. Poi mette il “documentario” che lo fa sentire tanto fico fra i “preferiti” su You-tube o su Facebook, oppure lo mostra sul suo blog, commentando: “Mi raccomando, fate circolare, imparate a ragionare con la vostra testa”. E così la superstizione di Zeitgeist si diffonde con la rapidità di una pestilenza. Ormai gli appestati sono già centinaia di migliaia. Noi immuni rischiamo di finire come Io sono leggenda nel giro di qualche anno. Gli appestati credono che “ragionare con la propria testa” significhi ragionare con la testa degli autori di Zeitgeist, credere ciecamente a tutto quello che dicono gli autori di Zeitgeist e non verificare mai quello che dicono gli autori di Zeitgeist. Anche perché per verificare quello che costoro dicono bisogna perdere un po’ meno tempo su Facebook studiare un poco. Troppo faticoso! Invece noi che non vogliamo sembrare fichi, verifichiamo una ad una tutte le affermazioni degli autori di Zeitgeist.

Riassunto di Zeitgeist  tipo riassunto dei film del giorno sul giornale: “Cristo non è mai esistito, le torri gemelle sono state abbattute dal cristiano Bush e dai suoi amici banchieri, Usa, 2007”.  Nella prima parte di Zeitgeist, intitolata “La più grande storia mai venduta”, i filantropici autori cercano di fare capire a noi poveri ciechi che la religione sarebbe solo “l’oppio dei popoli”. Da duemila anni, i governanti utilizzerebbero questo “oppio” per istupidire i popoli, distogliendoli dal proposito di fare la rivoluzione (questa l’ho già sentita). Ovviamente, la storia di Cristo sarebbe solo una favola e Cristo sarebbe  un personaggo immaginario, come le altre divinità pagane.  In effetti, Cristo sarebbe molto simile ad alcune divinità pagane legate al culto del sole: Seth, Horus, Mitra, Dioniso, Attis e Krishna. Ognuna di queste divinità festeggerebbe il compleanno proprio il giorno di Natale. Non è una coincidenza straordinaria?

Insomma gli autori di Zeitgeist suggeriscono un raffinato sillogismo, degno dell’intelligenza dei frequentatori assidui di Facebook: chi nasce il 25 dicembre è una divinità pagana, Cristo è nato il 25 dicembre, Cristo è una divinità pagana ossia non esiste. Uhm…  io conosco molte persone che sono nate il 25 dicembre. Non hanno proprio l’aspetto delle divinità pagane. Non hanno proprio l’aspetto di persone che non esistono. Comunque, per quanto riguarda la data del 25 dicembre, leggete la Errata corrige che ho pubblicato fra i commenti.   In ogni caso, se  anche un tizio mitologico di nome Horus fosse “nato” (in senso metaforico) proprio  il 25 dicembre, per Cristo non cambierebbe nulla. Ma come vedremo, pare che Horus non sia “nato” tre giorni dopo il solstizio d’inverno.

Ll’incertezza degli evangelisti circa la data di nascita di Cristo è una prova ulteriore del fatto che Cristo non è una invenzione degli evangelisti. Se Cristo se lo fossero inventato, si sarebbero inventati anche la data della sua nascita. Anzi, avrebbero legato la sua nascita a chissà quale fantasmagorico allineamento di stelle e pianeti. I popoli mediorientali erano fissati con l’astronomia. E invece niente. Gli evangelisti proprio non sanno dire il giorno esatto in cui è nato il loro maestro. Bisogna solo aggiungere che lo storico pagano Cornelio Tacito, che certamente non era cristiano, parla di un certo “Christus, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato all’estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato” (Tacito, Annali XV, 44). Anche altri storici pagani (Plinio il Giovane, Tertulliano, Giuseppe Flavio, Luciano eccetera) menzionano questo Christus. Ne parlano come di una persona realmente esistita, non come di un personaggio mitologico. Facevano parte del complotto anche loro?

Ma andiamo avanti. Gli autori di Zeitgeist ignorano l’obbligo di citare le fonti e falsificano i dati con disinvoltura. Le loro falsificazioni sfiorano il ridicolo. Ad esempio, sostengono che la parola anglosassone sunset (tramonto) alluda alla divinità egizia Seth. Molto divertente. Anche le espressioni set cinematografico e set di coltelli alludono al dio Seth?  Ora ho capito: Seth non era solo il dio del sole ma anche il dio delle scenografie cinematografiche e  delle televenditei di set di coltelli e di pentole! E i filologi di Oxford lo sanno, che gli antichi abitanti della Britannia erano al corrente delle divinità venerate nell’antico Egitto? Ahimè no. Si ostinano a pensate che sunset sia composta dal  sostantivo sun e dal sostantivo setting, che è legato sostantivo set e al verbo to set. Setting significa “messa in opera” ma anche “tramonto;” set significa “posizione”, “direzione”, “orientamento”; to set significa “collocare”, “porre”. In conclusione, sunset letteralmente significa: direzione del sole. E per inciso la parola orizzonte, anch’essa distorta dagli autori di Zeitgeist, proviene dal greco orizon, che significa “limite”, “confine”.

Andiamo avanti. Secondo gli autori di Zeitgeist,  la biografia del dio egizio Horus sarebbe molto simile anzi identica alla biografia di Cristo. Horus sarebbe nato da una vergine, avrebbe compiuto dei miracoli, avrebbe avuto dodici discepoli, sarebbe morto in croce e sarebbe risorto dopo tre giorni. Interessante. E gli egittologi lo sanno? No, non lo sanno. Per la cronaca, gli autori di Zeitgeist hanno tratto la teoria del parallelismo fra Cristo ed Horus dal libro The Christ Conspiracy della fantomatica Acharya, il cui vero nome è D. M. Murdock. A sua volta, Acharya-Murdock ha tratto la suddetta teoria dal libro The Historical Jesus and The Mythical Christ di Gerald Massey.  Nato nel 1828 e morto nel 1907, Massey era un massone che si dilettava di poesia e di egittologia. In effetti, gli addetti ai lavori non lo hanno mai considerato un vero egittologo. Copio da Wikipedia e incollo: “Le sue opere, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell’ Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato né in “Who Was Who in Egyptology” di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, né tanto meno nella più estesa bibliografia sull’antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi”.

Ovviamente Acharya giura e spergiura di non avere tratto la teoria del parallelismo Cristo-Horus da Massey. Dice di averla tratta dalle opere dell’egittologa e antropologa Margaret Murray. Di male in peggio. Questa Murray è considerata una specie di ciarlatana dagli studiosi qualificati. Ancora da Wikipedia: “Anche la storicità del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono oggi aspramente criticate in ambito accademico. accademico: tra gli storici che criticano la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo Ginzburg”.

Ma torniamo a Massey. Questo falso egittologo, che  di geroglifici se ne intendeva poco, si mise a studiare un rilievo rinvenuto a Luxor. In quel rilievo Massey lesse che Horus era nato da una vergine, che aveva compiuto dei miracoli, che aveva avuto dodici discepoli, che era morto in croce ed era risorto dopo tre giorni. I veri egittologi, che di geroglifici se ne intendono, hanno dato un bel tre alla traduzione di Massey. Volete sapere che cosa c’è veramente scritto nel suddetto rilievo di Luxor? Bé, insomma, ecco… i geroglifici descrivono l’incontro a  luci rosse fra una ragazza piuttosto maliziosa e un qualche dio parecchio su di giri (NOTA vietata ai minori). Insomma, Horus fu concepito in maniera tutt’altro che verginale. Per la precisione, il suddetto rilievo non riguarda la concezione Horus in persona ma la concezione del faraone, inteso come reincarnazione di Horus. Secondo i miti più antichi, Horus In persona sarebbe nato dalla dea-vacca Hathor. Normalmente, la parola vacca non la associamo alla parola vergine. Secondo miti più recenti, Horus sarebbe invece figlio del dio Osiride e della dea Iside. Quest’ultima avrebbe concepito Horus in maniera molto singolare. Secondo la leggenda, Osiride sarebbe stato annegato e fatto a pezzi da Seth, quello di sunset. Iside avrebbe rimesso insieme i pezzi del cadavere di Osiride e si sarebbe accoppiata con lui, concependo Horus. Esatto, la madre di Horus avrebbe avuto un rapporto sessuale col cadavere del marito. In ogni caso, la verginità l’aveva persa. Come se non bastasse, Iside non avrebbe partorito tre giorni dopo il solstizio d’inverno. Secondo la leggenda, Horus sarebbe nato fra luglio e agosto. Per il resto, Horus non avrebbe mai avuto dodici discepoli e non sarebbe morto in croce. Sarebbe morto, molto banalmente, in seguito al morso di uno scorpione. Ma grazie ai poteri magici di sua madre, sarebbe tornato quasi subito in vita.  Lo so che state pensando. Pensate che ci sia una qualche analogia fra il ritorno alla vita di Horus e la Resurrezione di Cristo. Bé, non c’è nessuna vera analogia. Iside non avrebbe fatto risorgere il figlio: avrebbe rianimato il suo cadavere. Gli egizi erano fissati con i cadaveri, se non ve ne siete accorti. C’è una differenza abissale fra la rianimazione di un cadavere e la resurrezione. Se ridessimo vita ad un cadavere (la mia è chiaramente una ipotesi paradossale) quel cadavere tornerebbe ad essere lo stesso corpo biologico e corruttibile che era prima. L’ex cadavere, prima o poi, tornerebbe ad essere un cadavere. Secondo la teologia cattolica, invece, i corpi risorti non avranno la stessa natura corruttibile dei corpi attuali. Saranno corpi soprannaturali, eterni e indistruttibili. Ma la cosa veramente importante è un’altra. Fra la morte di Horus e la morte di Cristo c’è una distanza infinita. Secondo la leggenda, la morte e la rianimazione di Horus non avrebbero avuto nessun significato particolare. Morendo e rianimandosi, Horus non avrebbe salvato proprio nessuno. Invece Cristo, morendo e risorgendo, ha salvato l’umanità intera. “Morendo, distrusse la morte”.  Mistero infinito.

Secondo Acharya-Murdock e  gli altri autori di Zeitgeist, anche il dio greco Attis e il dio indiano Krishna sarebbero molto simili a Cristo. Anche loro sarebbero nati  in maniera verginale, sarebbero morti in croce e sarebbero risorti. Vediamo se è così. Tanto per cominciare, Cristo si comportava da “eunuco per il regno dei cieli”. E il greco Attis? Béh, il mito greco ce lo descrive come un ragazzo non proprio casto. Secondo alcune leggende, avrebbe avuto anche un amante gay (dopotutto era greco). Per farla breve, questo Attis avrebbe abbandonato la sua attempata amante Cibele, convolando a giuste nozze con la giovane figlia del re Mida. L’amante abbandonata e infuriata lo avrebbe fatto impazzire, inducendolo al suicidio. Dunque, Attis non sarebbe morto in croce. E non sarebbe neppure risorto. L’infuriata Cibele avrebbe prelevato i genitali dal cadavere di Attis e li avrebbe sotterrati. Dai quei genitali sarebbero nate delle meravigliose piante. In effetti, Attis era adorato dai pagani come il dio della vegetazione. Qualcuno racconta che Attis sarebbe rinato sotto forma di pino sempreverde. Anche un bambino capisce che la rinascita vegetale di Attis ha ben poco a che fare con la resurrezione della carne.

E vediamo brevemente anche il celebre Krishna. Secondo i testi sacri indù, Krishna sarebbe stato l’ottavo figlio della principessa Devaki e del nobile Vasudeva. Dunque  Krishna non sarebbe nato da una vergine. Sarebbe stato il figlio di due coniugi regolarmente sposati che non si astenevano dai doveri coniugali. Comunque sia, la madre avrebbe nascosto il neonato Krishna al malvagio zio, che lo voleva uccidere. Se vogliamo, c’è una analogia fra lo zio di Krishna e il re Erode. Ma si tratta di una analogia vaga e poco significativa. Andiamo avanti. Secondo i testi sacri, Krishna non sarebbe morto in croce. Un cacciatore lo avrebbe scambiato per un cervo e lo avrebbe colpito a morte. Dopodiché Krishna sarebbe salito in cielo, raggiungendo gli altri numerosissimi déi dell’olimpo indiano. Fine della storia. Ma la Murdock insiste: “è una tradizione, anche se non si trova nelle scritture indù, che Krishna sia stato crocifisso, come Cristo..In effetti, si trovano in India alcune immagini di divinità crocifisse, uno dei quali è apparentemente Krishna, informazioni importanti che non si trovano nelle risorse tradizionali quali le odierne enciclopedie”. In realtà, è stato dimostrato che le leggende sulla “crocifissione” di Krishna sono recenti e direttamente influenzate dal Cristianesimo. La religione indù ha sempre avuto la tendenza ad assorbire le storie e i miti tratti dalle altre religioni. Quando entrarono in contatto con i missionari cristiani (presenti in India già nel settimo secolo dopo) gli indù inventarono alcune leggende sulla  crocifissione di Krishna. Ma appunto, si tratta di leggende marginali. Queste leggende stanno ai libri sacri indù come i Vangeli apocrifi stanno ai Vangeli.

Abbiamo visto che fra Cristo e tutte le summenzionate, pittoresche divinità arcaiche non ci sono delle vere somiglianze. Facciamo prima a trovare delle somiglianze fra Cristo e Barak Obama, così tutti quelli che lo adorano come un nuovo messia sono contenti. Scherzi a parte, non si trovano divinità simili a Cristo neppure nell’Olimpo greco. Nessuna divinità greca o romana si è mai incarnata, è mai morta ed è mai  risorta.  Al massimo, le divinità d’Olimpo avrebbero assunto delle apparenze umane per immischiarsi negli affari degli uomini. Ma assumere le apparenze umane non significa incarnarsi: significa camuffarsi. Quanto a Dioniso, chiunque abbia fatto il liceo classico sa che Dioniso è agli antipodi di Cristo. I famosi riti dionisiaci, descritti da Euripide nelle Baccanti, erano del tutto incompatibili con la moralità cristiana. Somigliavano ai moderni rave-party. L’unico “link” fra Dioniso e Cristo si trova nei rilievi dei sarcofagi cristiani. Infattii primi cristiani usavano rappresentare Cristo con le fattezze di Dioniso. Forse che i cristiani identificavano Cristo con Dioniso? Niente affatto. Le fattezze di Dioniso servivano a nascondere Cristo agli occhi dei pagani. Fino al 313 dopo Cristo, quando Costantino promulgò il famoso Atto di tolleranza, la religione di Cristo era fuorilegge in tutti i territori dell’impero. Ma perché i cristiani scelsero di dare a Cristo le fattezze di Dioniso anziché le fattezze di Giove o di Apollo o di chiunque altro? Per la semplice ragione che nei primi secoli dopo Cristo i culti dionisiaci erano associati ai culti funerari. Il dio dell’ebbrezza era diventato anche il dio dell’oltretomba. Se andate in un museo archeologico romano, troverete la figura di Dioniso nella maggior parte dei sarcofagi pagani.

Ma tagliamo corto. Di recente la studiosa  Kimberly Stratton (http://www.carleton.ca/chum/religion/faculty/stratton.html ) ha dimostrato che i pagani antichi non riuscivano neppure a concepire l’idea che una divinità potesse incarnarsi, morire e risorgere. A tutti loro una simile idea sarebbe apparsa puramente e semplicemente blasfema. Infatti essi consideravano il corpo umano una cosa ignobile. Il greco Platone la chiamava “prigione dell’anima”. Una simile “prigione  non meritava certamente, secondo i greci, né di risorgere né di ospitare un dio. Quando san Paolo annunciò nell’areopago che il “Dio ignoto” si era incarnato, i greci lì presenti lo derisero e  se ne andarono.

Nella seconda parte di Zeitgeist, gli autori ci propinano la solita teoria del grande complotto israelo-americano-capitalista-finaziario. Ci raccontano la stessa favola che Michael Moore ci ha già raccontato in Fahrenheit 9\11: gli attentati dell’11 settembre sarebbero stati orchestrati dalla Cia eccetera. Forse dovrei dire qualcosa anche su questa favola…  No, non ce la faccio. Ormai, mi viene da sbadigliare tutte le volte che ne sento parlare. Che noia mortale. D’altra parte, l’impagabile Paolo Attivissimo l’ha già smontata pezzo a pezzo sul suo blog. Inutile aggiungere altro (http://undicisettembre.blogspot.com/ ).

Su Zeitgeist non c’è molto altro da dire. Gli autori asseriscono, fra le altre cose, che fra qualche anno i cattivi capitalisti-finanziari cercheranno di impiantare un microchip nel corpo di ciascuno di noi al fine di controllare il mondo intero… Ma dove siamo, in un romanzo di Gibson?!? Quante altre prove vi servono ancora, per capire che Zeitgeist è una boiata pazzesca? Tuttavia, è perfettamente inutile sbufalare una ad una le bufale nonprofit di Zeitgeist. Infatti gli argomenti razionali hanno poco successo con gli ignoranti superstiziosi. Quelli che non credono in Dio, sono degli ignoranti superstiziosi. Infatti credono a tutto. Soprattutto, credono a Zeitgeist.

L’nno scorso è uscito Zeitgeist addendum, sequel di Zeitgeist. Riassunto tipo guida tv di Zeitgeist addendum: “Un ciarlatano di nome Jacque Fresco cerca di affibbiarci un progetto utopico di sapore marxista e New Age, Usa, 2008”. Marxismo + New Age = droga pesante. Roba che ti manda in orbita nel giro di trenta secondi. Nel pieno del trip allucinogeno, il ciarlatano annuncia l’avvento di un’era di  fratellanza universale… Aquaaariiiuuuuus!… Aquaaariiiuuuuus!… in cui non ci saranno più né le religioni né le nazioni né il denaro né la proprietà privata e la tecnologia porterà il paradiso in terra… Uhm, questa mi sembra di averla già sentita… Ah sì, era il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Bleah!  Che schifo. Ne riparlerò.

(Continua)

NOTA vietata ai minori

“The inscription in Panel 4 (which is often cited on the web as the key frame) describes the god Amun jumping into bed with the human Queen on her wedding night (or at any rate before she consummates her marriage with the human King) disguised as her husband. But she recognizes the smell of a god, so he reveals himself, then ‘enters her’ (sic). The narrative then gets a bit risque–the god burning with lust, queen begging to be embraced, there’s kissing going on, Amun’s buddy Thoth stands by the bed to watch, and after Amun ‘does everything he wished with her’ she and Amun engage in some divine pillow talk, and so on. At one point the queen exclaims amazement at ‘how large’ Amun’s ‘organ of love’ is, and she is ‘jubilant’ when he thrusts it into her. Ah, I lament the death of pagan religion. It’s stories are so much more fun!” (Luxor Inscription by Richard C. Carrier, 2004, http://www.frontline-apologetics.com/Luxor_Inscription.html )

P. S. Ringrazio Il blogger Giona del blog Ultima epoca (http://ultimaepoca.blogspot.com/). Infatti la maggior parte delle informazioni di questo post le ho tratte dai suoi preziosi post su Zeitgeist:

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/01/zeitgeist-la-menzogna-parte-1.html (su Horus)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/02/zeitgeist-la-menzogna-parte-2.html (su Attis)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/05/zeitgeist-la-menzogna-parte-3.html (su Krishna).

ERRATA CORRIGE A PROPOSITO DELLA DATA DEL 25 DICEMBRE:

La festa del Natale precede quella pagana del Sole Invitto

di Michele Loconsole*

ROMA, mercoledì, 6 gennaio 2010 (ZENIT.org). – Fonti diverse confermano che la festa del Sole Invitto fu posta al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella del Natale cristiano. Non il contrario!

Sovente si sente affermare che la festa del Natale posta dalla Chiesa al 25 dicembre nel suo calendario liturgico soltanto agli inizi del IV secolo non è storicamente fondata. Ossia che non è possibile sapere con certezza in quale giorno sia nato, a Betlemme, Gesù di Nazaret.

Da qui l’ipotesi – oggi molto accreditata – che la scelta del 25 dicembre sarebbe il risultato del calcolo di un’operazione ideologica messa in atto dalla Chiesa antica per sovrapporsi e infine assorbire la festività pagana del dio Sole; la cerimonia cultuale-astronomic a che veniva officiata in diverse civiltà, e non solo dell’area mediterranea, ben prima della nascita di Gesù, in coincidenza col solstizio d’inverno.

Fenomeno, quello operato dalla Chiesa di Roma, altrettanto noto agli studiosi di fenomenologia delle religioni come d’inculturazione o di cristianizzazione dell’Impero romano.

Fin qui il pensiero dominate. Mentre, alla luce delle fonti, sembra sia andato esattamente al contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto che è stata posta – o ancora meglio spostata – al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella cristiana del Natale, le cui attestazioni documentali sono di gran lunga più antiche della prima. Solo per citarne una: Ippolito di Roma già nel 204 riferiva che la Chiesa festeggiava la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Ricorrenza liturgica nota a quella parte della Chiesa universale che era venuta in contatto con la primitiva tradizione giudeo-cristiana, che questa festa faceva dipendere da quella ancora più antica dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria, fissata nel calendario liturgico orientale al 23 settembre.

Sulle relazioni tra le due feste cristiane ho già riferito in un precedente articolo pubblicato da ZENIT il 21 dicembre scorso, dove ho riportato anche il fondamento storico-archeologic o della storicità della nascita di Gesù al 25 dicembre; evidenza possibile grazie alla scoperta del Libro dei Giubilei tradotto e commentato dal prof. Shemarjahu Talmon dell’Università di Gerusalemme, all’indomani del ritrovamento del 1947 dei Rotoli di Qumran.

E allora, tornando alla questione: quale delle due feste celebrate il 25 dicembre, del Sole Invitto o del Natale cristiano, è la più antica? Quale delle due ha tentato di prevalere sull’altra?

Sull’antichità del Natale ho già detto sopra. Passando invece ad analizzare le fonti che attestano le date della festività pagana, domando: a quando risalirebbe la prima fonte documentata che la festività del dio Sole veniva celebrata il 25 dicembre?

Riposta: l’unico documento che abbiamo oggi a disposizione è il Chronographus anni 354. Per farsene un’idea si confronti la parte VI, dal titolo Calendario con testi e illustrazioni per i dodici mesi.

La notizia, però, sembra piuttosto tardiva: siamo infatti oltre la metà del IV secolo d.C. e all’indomani del primo Concilio di Nicea. Ricordo, di contro, che la prima attestazione del Natale al 25 dicembre è del 204, esattamente 150 anni più antica.

Prima del 354, per ritornare alle fonti della festa del Sole Invitto, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25! (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128).

Si aggiunga, poi, che questa antica festa astronomica veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre (a tal proposito si veda M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221).

Il culto del dio Sole, solo per fare ulteriore chiarezza, era stato introdotto a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274, che il 25 dicembre dello stesso anno consacrava il Tempio del Sol Invictus. La festa prese il nome di “Giorno di nascita del Sole Invitto”. Una ricorrenza, quindi, che potrebbe aver visto le sue origini occidentali sul finire del III secolo d.C.

Si tenga anche conto che i romani, già ai tempi di Adriano (imperatore dal 117 al 138), ritenevano che i cristiani adorassero il sole. In realtà commentavano gli usi liturgici cristiani che si sarebbero consolidati grazie all’opera di Giustino (morto a Roma tra il 162 e il 168), che imposterà i capisaldi della teologia cristiana (domenica, Eucaristia, Risurrezione, Natale, etc) proprio sul simbolo del sole: siamo appena nella prima metà del II secolo.

In conclusione, alla luce di quanto abbiamo detto credo sia possibile affermare almeno due cose importanti. La prima, che la festività del Sole Invitto non veniva celebrata soltanto il 25 dicembre – e che questa data si è imposta sulle altre soltanto dopo la metà del IV secolo d.C.

La seconda, che in Occidente questa festa pagana ha attestazioni documentali ben più recenti rispetto a quella del Natale cristiano, che come abbiamo visto sono più antiche.

E allora: non nasce il legittimo dubbio che l’ingresso della festa del Sole Invitto nel calendario romano del III secolo d.C. potrebbe corrispondere alla volontà da parte dall’establishment imperiale di “oscurare” la festa cristiana, che era certamente celebrata a Roma il 25 dicembre da almeno settant’anni?

Del resto questa nuova ipotesi sarebbe probabilissima se pensiamo al clima persecutorio in cui la religione di Cristo ha dovuto esistere in quasi ogni regione dell’Impero romano dalle sue origini fino alla venuta di Costantino (imperatore dal 306 al 337 d.C.) e ancor più all’indizione del Concilio di Nicea (325 d.C.).

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*Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia Ecumenica, giornalista pubblicista e scrittore. Autore di una decina di volumi sulla storia del cristianesimo è attualmente presidente ENEC (Europe-Near East Centre).

lunedì, 31 agosto 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, I. Leggetevi il testo della boiata.

   Nel 2008 è uscito  Zeitgeist Addendum, sequel di Zeitgeist. Dopo averlo guardato per intero su You-tube, posso dire a ragion veduta che è Z. A. è una superlativa boiata. il problema è che questa superlativa boiata è stata vista da milioni di persone su You-tube e sta raccogliendio decine di migliaia di seguaci attraverso il web. Inoltre, ne hanno parlato i più importanti giornali al mondo e ha perfino vinto dei   premi. Quindi, è opportuno prendere sul serio Z. A. Non bisogna sottovalutare il potere distruttivo delle boiate. In fondo, anche il Mein Kampf era solo una boiata. Io personalmente non sottovaluto Zeitgeist Addendum. L’ho esaminato con attenzione. Tuttavia, non avevo voglia di trascriverne tutti i sottotitoli in italiano. Mi sono limitata a prendere degli appunti al volo, trascrivendo solo le frasi più importanti. Poco più sotto trovate la trascrizione dei miei appunti, in viola.  Fate un bel respiro e igoiate velocemente questo cocktail micidiale di marxismo putrefatto, demenzialità no-global e allucinazioni new Age:

 Le vecchie invocazioni allo sciovinismo razziale, sessuale e religioso, sino al rabbioso fervore nazionalistico stanno iniziando a non funzionare più… Questi decenni molto importanti hanno fatto emergere nella mente della gente l’idea delle rivoluzioni radicali… ma l’uomo è ancora com’era in passato. È ancora brutale. Violento. Aggressivo. Avido. Competitivo. E ha costruito una società basandosi su queste linee guida… La società di oggi è composta da istituzioni politiche, istituzioni giuridiche, istituzioni religiose, è caratterizzata da classi sociali, da valori familiari e dalla specializzazione professionale… È ovvia la profonda influenza che queste SOVRASTRUTTURE tradizionali oggi hanno nel dare forma ai nostri giudizi e alle nostre opinioni… La più potente delle istituzioni che ci condizionano da quando siamo nati è il SISTEMA MONETARIO… Nel nostro mondo l’80 per cento della popolazione mondiale possiede il 40 per cento della ricchezza mondiale… Il sangue che da vita a tutte le istituzioni riconosciute è il denaro (appare un dollaro insanguinato)… Nessuno può essere schiavizzato in modo più desolante di colui che crede falsamente di essere libero… Anni fa la Fed (Federal Reserve) ha elaborato un documento in cui spiega le basi del processo della creazione della moneta… In sintesi, il governo decide di avere bisogno di soldi e così stampa montagne di titoli del tesoro… I titoli del tesori sono per loro natura strumenti per creare il debito… Il sistema monetario crea debito, inflazione e povertà… La FMI e la banca mondiale schiavizzano il paesi sottosviluppati, facendoli indebitare… Per dare il petrolio iraniano alle compagnie americane, la Cia negli anni Cinquanta ha fatto fuori Mossadeq e ha mandato al potere lo Sha di Persia, che era filoamericano… In seguito la Cia ha fatto fuori il presidente del Guatemala Arbenz, che voleva restituire le terre al popolo… Poi ha fatto fuori il presidente del Panama Omar Torrijos, che voleva restituire al popolo panamense il canale di Panama… Per dare il petrolio irakeno ai petrolieri americani, Bush ha invaso l’Iraq… Dopo che tanti presidenti corrotti avevano distrutto l’economia del Venezuela, nel 1998 il popolo venezuelano ha eletto Hugo Chavez, … Egli voleva che i profitti del petrolio venezuelano fossero distribuiti al popolo venezuelano… E così la CIA nel 2002 sobillò le piazze (sic) contro Chavez… Ma il colpo di stato per fortuna è fallito… I killer dell’economia hanno schiavizzato mezzo mondo, creando un impero… A capo dell’impero c’è una CORPORATOCRAZIA ossia l’insieme degli individui che dirigono le corporation degli Usa… Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Cia promuove delle azioni eversive e dei colpi di stato in tutti i paesi che non accettano di essere sudditi degli Usa…  Il mondo è in mano alle corporazioni e alle multinazionali (IBM, Exxon ecc.)… Esse promuovono la globalizzazione dell’economia per espandere il loro potere… I finanzieri  di Wall Street vogliono governare il mondo intero… Tutti quelli che sfidano eroicamente l’establishment capitalista-finanziario degli Usa  (appaiono le immagini fotografiche di Osama Bin Laden e di altri terroristi)  vengono chiamati terroristi… I terroristi di Al Qaeda sono sul libro paga della Cia… Il governo americano li paga per fare paura alla gente… Così la gente impaurita appoggia la lucrosa guerra al terrorismo… Ma il terrorismo è solo una invenzione del governo… Muore più gente per la allergia da arachidi (sic!) che per mano dei presunti terroristi… I veri terroristi sono i finanzieri… I finanzieri hanno promosso l’invasione dell’Afghanistan… Hanno fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di oppio e di eroina… LA DEMOCRAZIA È UNA ILUSIONE… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati… Ma i finanzieri fanno di tutto per ostacolare gli scienziati… Infatti l’EFFICIENZA, la SOSTENIBILITA’ e l’ABBONDANZA delle risorse sono nemiche del profitto… La brama di profitto genera povertà e guerre… Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti… La Cina comunista  è capitalista come gli Usa… Adam Smith dice che la competizione crea sviluppo, in realtà la competizione crea ingiustizie sociali… Il sistema monetario è legato alla scarsità dei beni… L’aria è gratis perché è tanta, i diamanti invece sono costosi perché sono pochi… Se venissero estratti più diamanti, il prezzo dei diamanti crollerebbe e i capitalisti perderebbero profitti… Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse… Usciamo dall’inferno del capitalismo finanziario!…  Diciamo di sì al PROGETTO VENERE!!!!!!!… Il Progetto Venere prevede una economia fondata sulle risorse e sul progresso tecnologico… La tecnologia porterà prosperità per tutti… L’America sta diventando una nazione fascista… I capitalisti obbligano le persone a svolgere lavori alienanti… Ma l’automazione meccanica potrebbe liberare definitivamente gli uomini dai lavori alienanti… Il lavoro è nemico dello sviluppo tecnologico… L’economia monetaria promuove i lavori alienanti e frena lo sviluppo tecnologico… Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati al denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del mondo, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione… Basta col lavoro! Basta con la patria! Basta con lo Stato! Basta con le classi sociali! Unifichiamo tutto il mondo… Viva il progresso… Ma le istituzioni frenano il progresso, la gente ha paura dei cambiamenti… Acquista consapevolezza! La tendenza a credere ciecamente in un sistema è materialismo… IL SISTEMA MONETARIO PERPETUA IL MATERIALISMO… Siamo tutti schiavi…. È tempo di cambiare… All’inizio, l’umanità viveva di caccia e di raccolta, poi c’è stata la rivoluzione agricola, poi c’è stata la rivoluzione industriale… È tempo di fare una nuova rivoluzione, di instaurare un nuovo sistema sociale… LE RELIGIONI ESISTONO COME BARRIERE ALLA CRESCITA PERSONALE E SOCIALE… Cristo non è mai esistito, tutto quello che c’è sulla Bibbia è falso… Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni… Infatti le religioni creano solo divisioni e ci fanno rifiutare una VITA RELAZIONATA SIMBIOTICAMENTE CON GLI ALTRI… Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse… Sbarazziamoci del corrotto sistema monetario… Basta col culto del profitto… I politici sono inutili… I nostri problemi vitali sono problemi tecnici, non politici… Basta con le ideologie e le religioni che dividono la gente… Facciamo in modo che le religioni diventino delle innocue filosofie spirituali… Basta con gli armamenti… Alla bomba di Hiroshima lavorarono migliaia di scienziati… Pensa se questi scienziati avessero lavorato per il progresso invece che per la bomba… Basta armi di distruzione di massa, vogliamo ARMI DI CREAZIONE DI MASSA!… Il nostro dio è la nostra creatività. – Rovesciamo le forme di potere fondate sul sistema monetario (appare l’immagine della Casa Bianca)… Basta con l’inflazione, basta col debito, basta con la disoccupazione, basta col capitalismo e basta col libero mercato… Dietro ai partiti ci sono le solite lobby finanziarie (appaiono il simbolo del Partito repubblicano e il simbolo del partito democratico)… DOBBIAMO SMETTERE DI SOSTENERE IL SISTEMA… Se non avviamo al più presto il PROGETTO VENERE, gli Usa diventeranno una dittatura militare… Boicotta le banche che sostengono la Fed… Non credere all’informazione televisiva… Tutte le reti televisive (Cnn, Fox, Sky ecc.) sono asservite al governo… Cerca le informazioni su Internet… Stai alla larga dalle forze armate… Boicotta le compagnie energetiche, ricorri a fonti energetiche alternative ed ecosostenibili… Usa automobili elettriche… RIGETTA IL SISTEMA POLITICO… Infatti, in un sistema monetario non può esserci vera democrazia… Soprattutto UNISCITI A NOI!!!!!…www.thezeitgeistmouvement.com… Bisogna che le risorse mondiali siano dichiarate patrimonio comune dell’umanità… –  Dipende tutto da te… Puoi continuare ad essere schiavo del sistema monetario, puoi continuare a stordirti con inutili divertimenti… Oppure puoi focalizzare la tua energia sul cambiamento mondiale… La vera rivoluzione è la RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA… Basta divisioni, basta materialismo… Scopri la tua unicità empirica… Non ci sono insegnanti né allievi, né leader, né guru, né maestri né salvatori… Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto… Capire significa trasformare quello che c’è…

  Il documentario si conclude con una specie di spot della pubblicità-progresso: uno yuppy stressato con la ventiquattrore si ferma in mezzo alla strada, si inginocchia e comincia a pensare, una ragazza attaccata al telefonino spegne il telefonino e comincia a pensare, un ragazzo col crocifisso al collosi unisce allo yuppy pensoso e alla ragazza pensosa e cerca di togliersi il crocifisso dal collo, un ebreo con la kippa si unisce a loro e si toglie la kippa, un  islamico col cappello da islamico si unisce a loro e si toglie il cappello da islamico… e i loro volti si illuminano di immenso.

  Bleah! Che schifo. La negazione dell’esistenza storica di Cristo non insulta solo la fede. Insulta la storia, insulta la ragione. Gli insulti all’America non insultano solo l’America. Insultano l’Occidente e i suoi valori. Perché l’America è l’ultimo, fragile baluardo della civiltà occidentale. Ma di gente che insulta l’America ce n’è tanta, specialmente in casa nostra. Di gente che insulta la fede e la ragione ce n’è tanta. In casa nostra c’è gente che si arricchisce scrivendo libri contro Cristo  (ricordiamo solo Odifreddi ed Augias). Quindi passi la negazione dell’esistenza di Cristo. Passino gli insulti all’America. Passi la negazione dell’esistenza del terrorismo islamico. Passino pure i vergognosi elogi ai peggiori tiranni comunisti del Terzo Mondo, come Hugo Chavez.  Ma l’utopia no. L’utopia del Progetto Venere (http://www.thevenusproject.com/ ) mi fa veramente paura. La storia del Novecento ci ha insegnato che le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Le più potenti mai inventate. Promettono la libertà e portano la schiavitù, promettono l’uguaglianza e portano il dispotismo, promettono la fraternità e portano i campi di stermino. Promettono il paradiso in terra e invece portano l’inferno.

 Nei prossimi post, analizzerò separatamente tutti gli aspetti di questa nuova ideologia utopica.  In realtà, l’ideologia di Zeitgest-Venere (chiamiamola così) non è molto originale. È straordinariamente simile a tutte le altre ideologie utopiche della modernità. Più che post-moderna, l’ideologia di Zeitgest-Venere è moderna in ritardo.  Tutti sanno o dovrebbero sapere che la principale ideologia utopica della modernità è il comunismo. Invece non tutti sanno che anche il nazismo era una ideologia utopica. Piantatela di negarlo. Anche i nazisti volevano portare il paradiso in terra: un paradiso di uomini geneticamente perfetti. L’utopia nazista era straordinariamente seducente. I film di Leni Riefenstahl (http://www.youtube.com/watch?v=TnBs8KoHfkk&feature=PlayList&p=26D0E9D36CF50D71&index=9 ) lo testimoniano. I film della Riefenstahl sono seducenti Zeitgeist è seducente. Il diavolo è seducente.

 Come le altre utopie, l’utopia Zeitgest-Venere è figlia della grande apostasia illuminista. L’ingrediente principale di tutte le ideologie utopiche è la negazione del Cristianesimo.  L’utopia è la negazione del Cristianesimo in quanto il Cristianesimo è la negazione dell’utopia. Il Cristianesimo, infatti, è un fatto reale. Comunque sia, tutti gli utopisti perseguitano i cristiani. Non possono fare a meno di perseguitarli. Si calcola che nei gulag sovietici morirono decine di milioni di cristiani. Nel pieno dell’era staliniana, in tutta l’Unione Sovietica rimanevano poche centinaia di cristiani, che si riunivano di nascosto. Non tutti sanno che molti cristiani tedeschi morirono nei lager per la loro fede. Hitler e i suoi collaboratori avevano anche preparato un piano per la distruzione del Vaticano, che prevedeva l’eliminazione fisica di tutti i membri delle gerarchie ecclesiastiche. Se gli americani non avessero liberato Roma, le SS avrebbero messo in pratica quel piano entro qualche mese.

 Gli autori di Zeitgeist non hanno un  piano di distruzione della Chiesa. Ma non è detto che non ci stiano pensando. Certo, loro si dichiarano contrari a tutte le religioni, nessuna esclusa. Ma la prima parte di Zeitgeist è dedicata a Cristo, a Cristo soltanto. È un insulto sanguinoso a Cristo. Di tutte le altre religioni messe insieme, gli autori di Zeitgeist non ne parlano per più di cinque minuti. Comincio a sospettare che, se avvicini loro un crocifisso, gli autori di Zeitgeist cominciano a sentirsi poco bene…

(Continua)
lunedì, 07 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, II. Senza Cristianesimo, non ci sono né libertà né valori.

    Dicono gli autori di Zeitgeist: “Le religioni esistono come barriere alla crescita personale e sociale”. Le loro parole ricordano le parole di quel tizio definitivamente condannato dalla storia di nome Karl Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”. Come Marx, gli autori di Zeitgeist pensano che la religione faccia gli uomini schiavi e l’ateismo li faccia liberi. Il loro motto potrebbe essere: “Se seguite noi, conoscerete l’ateismo e l’ateismo vi farà liberi”. Ma davvero? Bé, in Unione Sovietica la religione era stata sostituita dall’ateismo di Stato. La gente era forse più libera? Non mi sembra. Avete presente Arcipelago gulag (http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Gulag)? Dove si chiudono le porte delle chiese, si aprono le porte dei gulag. Se muore Dio, l’imperatore diventa dio. Nell’ultimo secolo gli imperi e gli imperatori sono stati sostituiti dagli Stati totalitari e dai partiti. All’interno dello Stato totalitario, il capo del partito diventa dio. All’interno dello Stato totalitario, non c’è posto per i cristiani. Infatti i cristiani si rifiutano di obbedire al partito, al Grande timoniere e al Führer. Nei gulag sovietici e nei lager nazisti sono morti molti cristiani. I  ragazzi della Rosa Bianca, martiri della libertà nella Germania nazista (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca), erano cristiani. Quando si tratta di combattere contro la tirannia, i cristiani sono sempre in prima linea. Infatti i cristiani obbediscono prima di tutto a Dio. Sono disposti ad obbedire al governo solo se il governo rispetta la legge di Dio.In fondo, non c’è una vera differenza fra la teocrazia e il totalitarismo. La teocrazia è un totalitarismo religioso mentre il totalitarismo è una teocrazia atea. Nell’antico Egitto, il faraone era considerato la reincarnazione del dio Horus (come abbiamo visto nel  primo post su Zeitgeist). Molti templi, nell’antica Roma, erano dedicati all’imperatore. Poiché si rifiutavano di rendere culto all’imperatore, i cristiani finivano nella fossa dei leoni. Nell’Iran di oggi, gli ayatollah governano o, meglio, opprimono il popolo nel nome di Dio. E ovviamente perseguitano i cristiani. Allo stesso modo, il governo teocratico dei sacerdoti del tempio ha perseguitato e ucciso Cristo.L’unica alternativa al totalitarismo e alla teocrazia è la laicità ossia la separazione fra il potere temporale e il potere spirituale. La laicità è stata inventata da Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Secondo la dottrina cattolica, lo Stato può esercitare solo il potere temporale mentre il papa può esercitare solo il potere spirituale. Ma come lo spirito è superiore alla materia, così il potere spirituale è superiore al potere temporale. In altri termini, la legge di Dio, che coincide con la legge naturale, è superiore alla legge dello Stato. Il papa non può fare le leggi dello Stato: deve verificare che le leggi dello Stato rispettino la legge naturale. Deve costringere l’imperatore terreno ad obbedire all’imperatore dell’universo. Se l’imperatore disobbedisce la legge naturale ossia è un tiranno malvagio, il papa ha teoricamente il potere di deporlo (potere che purtroppo oggi non esercita più). Se le leggi dello stato sono contrarie alla legge naturale, il papa ha il dovere di condannarle. Oggi il papa ha il dovere di condannare le leggi a favore dell’aborto e dell’eutanasia, i quanto l’aborto e l’eutanasia violano la legge naturale.La libertà non è fare quello che ti ordina il potere. Ma non è neanche fare quel che pare e piace. La libertà non è la licenza di fare cose brutte. Il peccato è brutto. La libertà è la capacità di fare cose grandi e belle. La libertà è seguire la legge naturale, che coincide con la legge di Dio. Ma la libertà non è solo la capacità di fare delle cose grandi e belle. È la soddisfazione del desiderio di grandezza e di bellezza. Ma noi desideriamo una grandezza e una bellezza infinite. Una felicità infinita. Il desiderio infinito è l’indizio principale della nostra dignità infinita. Ciascuno di noi vale più dell’universo intero. Infatti l’universo non ha coscienza di noi, mentre noi abbiamo coscienza dell’universo. Possiamo pensarlo.  Non ci sono alternative: o vali più dell’universo o sei un animale come un altro. Una scimmia evoluta, anzi di meno. Un insetto. Un microbo su una pallina che rotola nello spazio. Una scimmia, un insetto, un microbo, non sono liberi: ogni loro atto è un riflesso condizionato determinato dall’istinto. Sono pezzi di materia animata in balia della materia che li circonda. Dunque per essere liberi, bisogna essere più che pezzi di materia. Bisogna avere una dignità infinita ossia un’anima. Ebbene, il Cristianesimo è l’unica religione che esalta la dignità infinita di ogni essere umano. Il Cristianesimo mette l’individuo al centro dell’universo, al di sopra dell’universo.Che cosa è, in conclusione, la libertà? È obbedire alla legge naturale, ossia alla legge di Dio. È soddisfazione del desiderio infinito di felicità. È avere una dignità infinita. In una parola, la libertà è rapporto con l’infinito.Ma andiamo avanti. Dicono gli autori di Zeitgeist:  “Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni”. Cari autori di Zeitgeist, tutte le religioni hanno gli stessi valori? Ma davvero? Anche nell’Islam c’è il valore della libertà? Anche nell’Islam c’è il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna? E no, studiate un po’ prima di aprire bocca, cialtroni. Gli studiosi sanno perfettamente che la libertà, l’uguaglianza, la fraternità e tutti agli altri valori occidentali sono prodotti di fabbricazione cristiana. Nelle altre religioni questi valori sono quasi del tutto assenti, fatevene una ragione. Gli studiosi sanno perfettamente che, se non ci fosse mai stato il Cristianesimo, non ci sarebbe mai stata neppure la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Sanno perfettamente che il culto occidentale della ragione è figlio della fede nel Dio-logos. Sanno perfettamente che la scienza è nata da una costola della teologia cattolica (vedi  libri consigliati in nota). Al di fuori della civiltà cristiana, non ci sono valori, non ci sono diritti e non c’è neppure la ragione. C’è solo la barbarie. Il movimento di Zeitgeist è barbaro.

Ma perché i comunisti, i nazisti e i seguaci di Zeitgeist-Venere odiano così tanto il Cristianesimo? In primo luogo, perché il Cristianesimo afferma che il paradiso sta solo in cielo. Ebbene, gli utopisti vogliono il paradiso in terra. In secondo luogo, perché il Cristianesimo afferma che l’uomo è cattivo e non può salvarsi da solo. Solo Cristo può salvarlo. Ebbene, gli utopisti non vogliono che qualcuno li salvi. Credono di potersi salvare da soli: “Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto”.  E così, gli utopisti sostituiscono il dogma cattolico del peccato originale con il dogma illuminista della bontà originale dell’uomo. Jean Jacques Rousseu, padre spirituale di tutti gli utopisti, ha detto: “L’uomo è per natura buono ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). I suoi nipotini post-moderni ripetono in coro: “Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza” (Zeitgeist addendum). E quali sarebbero le “istituzioni” che renderebbero cattivo l’uomo? Quali sarebbero, in altri termini, le cause della povertà e dell’ignoranza? Gli autori di Zeitgeist rispondono in coro: il capitalismo e il sistema monetario! Leggiamo: “Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati allo sporco denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del paese, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione”. Uhm… queste scemenze mi sembra di averle già sentite. Ah, sì, ora ricordo: le ha dette quel tizio ottocentesco, condannato dalla storia, di nome Karl Marx.

(Continua)

Libri consigliati:

Stark R. La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau (http://www.lindau.it/schedalibro.asp?idLibro=1007 )

Woods Thomas E. jr. , Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli 2007 (http://www.ibs.it/code/9788882723040/woods-thomas-e-jr/come-chiesa-cattolica.html )

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, III. Il progetto Venere è la continuazione del comunismo con altri mezzi.

  Non bisognerebbe mai parlare di comunismo al singolare. Infatti dal marxismo discendono tante e diverse interpretazioni del marxismo medesimo, spesso in contrasto fra loro. Basti pensare al contrasto fra Stalin e Trotzkij o al contrasto fra il comunismo sovietico o il comunismo maoista. Il marxismo è uno, i comunismi sono tanti. Ma sebbene siano tanti, sebbene siano in contrasto fra loro, si somigliano come gocce d’acqua. Ebbene, gli autori di Zeitgeist  aggiungono un’altra goccia d’acqua avvelenata ossia propongono una loro personale interpretazione delle idee marxiste. L’interpretazione è in stile New Age ma le idee restano marxiste. In tutto Zeitgeist Addendum, troviamo una sola, piccola allusione al comunismo. “Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti. La Cina comunista è capitalista come gli Usa”. Evidentemente, gli autori di Zeitgeist non criticano il comunismo ma il comunismo “corrotto” dal capitalismo. Inoltre, cantano tutti i salmi della propaganda neo-comunista, no-global e anti-americana: gli  Usa farebbero le guerre del petrolio, gli agenti della Cia passerebbero il tempo ad organizzare colpi di Stato in giro per il Terzo Mondo,  i capi delle multinazionali e i finanzieri di Wall Street controllerebbero il mondo intero eccetera eccetera. Cosa ancora più importante, gli autori di Zeitgeist attaccano il capitalismo con la stessa violenza con cui attaccano il Cristianesimo. Anche Marx attacca allo stesso tempo il Cristianesimo e il capitalismo. E infatti Jacques Fresco, capo del progetto Venere  e coautore di Zeitgeist, è stato per molti anni un membro della Technocracy Incorporated, un gruppo di ispirazione anarco-comunista. Poiché lo spazio è poco, non ho intenzione di smontare una ad una tutte le ridicole accuse mosse da questi dementi alla Cia, agli Usa, alle multinazionali e ai finanzieri di Wall Street. Preferisco fare un discorso in difesa del capitalismo occidentale. Innanzitutto, voglio sottolineare che il capitalismo è odiato dagli adepti di tutte le ideologie utopiche, fascisti e nazisti compresi (Hitler aveva trascritto nel Mein Kampf molti brani del Capitale). Perché i comunisti, i nazisti, gli adepti del progetto Venere e in genere tutti gli utopisti odiano tanto il capitalismo? Ma è semplice: perché il capitalismo appartiene al mondo reale e non al mondo dei sogni. Come tutte le cose reali, il capitalismo non è perfetto. La perfezione appartiene solo all’eternità. Tuttavia, il capitalismo è il meno imperfetto di tutti i sistemi economici del passato e del presente.Secondo gli utopisti, il capitalismo sarebbe all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo. Che idioti. I cristiani, che non sono idioti, sanno bene che all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo c’è la cattiveria umana. C’è il peccato originale. E finché ci sarà il peccato originale, ossia finché esisterà questo mondo, ci sarà anche la povertà.  Ha detto Gesù: “I poveri saranno sempre con voi”. Non possiamo sperare di estirpare la povertà alla radice. Possiamo sperare di ridurla al minimo. Ebbene, il capitalismo riduce al minimo la povertà. Dove c’è il capitalismo c’è poca povertà, dove non c’è il capitalismo c’è molta povertà. I “proletari” di marxista memoria stanno infinitamente meglio nei paesi capitalisti che nei paesi comunisti. Chiedete ad un nostro operaio se vuole fare a cambio con un operaio della Corea del nord o della stessa Cina più o meno comunista. Contro la povertà endemica dei paesi del Terzo Mondo, c’è una sola cura efficace: capitalismo. E infatti, le famigerate multinazionali non sfruttano i poveri del Terzo Mondo: danno lavoro ai poveri del Terzo Mondo. Cari fighetti noglobal, provate a dire ad un nigeriano che volete “liberare” la Nigeria dalle multinazionali occidentali. Vi prenderà a bastonate. Infatti le multinazionali creano posti di lavoro, stimolando positivamente l’economia locale .Detto questo, è vero che l’economia capitalista si può e si deve migliorare. È vero che alcune multinazionali (non tutte) opprimono i loro dipendenti. È vero che alcuni finanzieri, con le loro speculazioni dissennate, determinano un innalzamento artificiale dei prezzi delle materia prime. È vero che i principali responsabili della attuale crisi economica mondiale sono i capi di alcune banche d’affari americane . Insieme a Gordon Gekko (protagonista del film “Wall Street” di Oliver stone), questi finanzieri e questi banchieri dicono: “Greed is good”, “L’avidità è una cosa buona”. No, l’avidità non è una cosa buona: è uno dei sette vizi capitali. Dal peccato non può nascere nulla di buono. Nel campo dell’economia, il peccato genera la crisi. Per combattere la crisi bisogna dunque combattere il peccato, combattere l’immoralità. Bisogna ricomporre la frattura, teorizzata da Adam Smith, fra capitalismo finanziario e morale (argomento da me trattato nella serie di post sul capitalismo, di cui  trovate l’indice qui:http://reginadistracci.splinder.com/post/20854172/Il+marxismo+%C3%A8+una+conseguenza  ). Insomma, bisogna moralizzare il capitalismo, non distruggerlo. Provate a distruggerlo e ci ritroveremo in Unione Sovietica o in Oceania, quella di 1984. Un accenno merita anche il sistema monetario. Anche i sassi sanno che le banche centrali, immettendo sul mercato un eccesso di carta moneta, causano l’inflazione. Insomma, l’attuale sistema monetario, basato sulla circolazione forzosa di carta moneta,  va aggiustato. Ma non va distrutto. Provate a distruggerlo e torneremo nella preistoria. Infatti l’invenzione della valuta segna il passaggio dalla preistoria alla storia. Jacque Fresco vuole farci tornare al baratto.In Zeitgeist Addendum, Fresco dice: “Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse”. Ha ha ha, che ridere!!!! Ma questo signore non si è mai fatto un giro in qualche shopping mall? Ha mai visto le montagne di merci ammassate negli scaffali degli ipermercati? Il profitto non è direttamente proporzionale alla penuria. Per moltiplicare il profitto, bisogna moltiplicare la produzione e il consumo dei beni. Nei paesi di antico capitalismo non c’è il problema della denutrizione ma, casomai, c’è il problema della sovralimentazione (con tutti i problemi sanitari annessi); non c’è il problema della sottoproduzione ma, casomai, il problema la sovrapproduzione dei beni. Nei paesi di antico capitalismo le persone non devono lottare fra di loro per spartirsi pochi beni ma, al contrario, sono indotte a consumare la maggior quantità possibile di beni. Avete mai sentito parlare di consumismo? Ed è inutile stare a distinguere surrettiziamente fra materie prime e beni prodotti. Infatti i beni vengono prodotti con le materie prime. Se aumenta il consumo dei beni, aumenta anche il consumo delle materie prime. E la penuria va a farsi benedire.Il legame penuria-profitto riguarda solo alcuni beni di prima necessità come l’acqua o il frumento. Dove c’è molta acqua, il prezzo dell’acqua è basso; dove c’è poca acqua, il prezzo dell’acqua è alto. Nel deserto l’acqua costa più che a Oslo. La siccità fa schizzare verso l’alto il prezzo dell’acqua, la carestia fa schizzare verso l’alto il prezzo del pane (ricordate la vicenda dell’assalto ai forni narrata dal Manzoni nei Promessi sposi?). Ma nei paesi civilizzati la siccità e le carestie sono un lontano ricordo. Nei paesi civilizzati tutti i beni di prima necessità sono abbondanti e a buon mercato. Anche i beni non di prima necessità, chiamiamoli secondari, sono abbondanti. Senza nessun senso del ridicolo, Fresco sostiene che i “capitalisti” cercano di tenere alto il prezzo dei diamanti facendo in modo che ne vengano estratti pochi.  Che scemenza. In primo luogo, negli ultimi quaranta anni è cresciuta costantemente la quantità, disponibile sul mercato, di tutte le materie prime e delle pietre preziose (ne riparlerò a proposito del maltusianismo). In secondo luogo, i diamanti non sono beni di prima necessità. I prezzi dei beni secondari non sono determinati dalla scarsità o dall’abbondanza ma… dal piacere soggettivo.  Oggi tutti gli economisti accettano la teoria del “valore soggettivo”, elaborata dagli scolastici alla fine del Medioevo (e sì, i cattolici sono sempre più avanti degli altri). Secondo la  teoria del “valore soggettivo”, sono gli acquirenti a decidere il prezzo di un bene secondario. Se un oggetto ti piace molto, sei disposto a pagare molto pure di averlo. Se un determinato oggetto piace molto alla maggior parte degli acquirenti, il venditore può permettersi di alzarne il prezzo; se invece quell’oggetto piace poco, il venditore è costretto ad abbassarne il prezzo. La fenomenologia del valore soggettivo si osserva molto bene nelle aste.

 E torniamo ai diamanti. Perché costano così tanto? Certamente, la scarsità relativa di diamanti influisce sul prezzo dei medesimi. Ma la scarsità da sola non fa preziosa nessuna merce. Se la segatura fosse una merce rara, rimarrebbe segatura. Nessuno sarebbe disposto a comprare un mucchietto di segatura allo stesso prezzo di un mucchietto di diamanti. Se un domani venissero trovate centinaia di nuove miniere di diamanti e se i costi di lavorazione dei diamanti venissero abbattuti, il prezzo dei diamanti non si abbasserebbe più di tanto. Tagliamo corto: i diamanti costano tanto perché piacciono tanto alla maggior parte delle persone. I ricchi sono disposti a pagare delle cifre spropositare per averne uno. Se un giorno i diamanti non dovessero piacere più a nessuno, allora si deprezzerebbero. In ogni caso, dobbiamo sempre distinguere fra beni di prima necessità e beni secondari. In una situazione di grave penuria dei beni di prima necessità, i beni secondari si deprezzano vertiginosamente. Se ci trovassimo in mezzo al deserto con un grosso diamante da un milione di dollari, daremmo via il diamante in cambio di un solo bicchiere d’acqua.
martedì, 22 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, IV. Fra materialismo e spiritualismo, fra progressismo e naturalismo.

Alla base di tutto il pensiero occidentale c’è il principio di non contraddizione. Ebbene, gli autori di Zeitgeist ignorano questo principio. Prima attaccano la fede nel nome del materialismo e poi attaccano il materialismo in nome della spiritualità. Nessun problema: i frequentatori assidui di Facebook e di You-tube non hanno il QI abbastanza alto per notare la contraddizione. Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse”. Queste parole rispecchiano l’ideologia dominante nel mondo post-moderno: un super-materialismo in cui si fondono il materialismo “dialettico” marxista e il materialismo freudiano. Secondo questo super-materialismo, l’essere umano sarebbe solo corpo e avrebbe solo bisogni fisici. Gli unici, veri interessi dell’uomo-corpo sarebbero il sesso e l’economia; tutti gli altri interessi sarebbero marxiane “sovrastrutture”. Più precisamente, tutti i bisogni spirituali più profondi (di verità, di bene, di bellezza, di amore, di infinito, di Dio) sarebbero soltanto sintomi patologici della mancata soddisfazione dei bisogni fisici primari, specialmente sessuali. Insomma, i credenti, i poeti e tutti coloro che si ostinano cercare il senso della vita sarebbero fondamentalmente degli individui sessualmente repressi. Se potessero realizzare le loro più segrete “fantasie sessuali” (così oggi si chiamano quelle che una volta richiamavano semplicemente “porcate”) la pianterebbero finalmente di desiderare cose impossibili.  Se Silvia fosse stata sessualmente disponibile con lui, Giacomo Leopardi non avrebbe perso tempo a scrivere A Silvia, L’infinito e altre quisquiglie. Se tutti gli esseri umani al mondo potessero mangiare a sufficienza e scop… ehm copulare in tutte le più svariate maniere, come De Sade comanda, la religione e l’arte sparirebbero finalmente dalla faccia della terra. A giudicare dalle ultime Biennali, siamo vicini alla meta per quanto riguarda l’arte.  Comunque, non perdete tempo a leggere La cura dei piaceri di Michel Onfray (Ponte alle Grazie, 2009) e tutti gli altri testi fondamentali  della post-modernità. Licenziamento ha condensato in un solo, elegantissimo periodo tutto il raffinatissimo pensiero post-moderno: “Il fatto è che non possiamo sorvolare sul sesso perché, vedi, sta tutto lì: di solito i cattolici integralisti maschi sono tali perché non gliela hanno data abbastanza, mentre le cattoliche integraliste femmine sono tali, perché non gliela hanno chiesta abbastanza.  Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (16 Settembre 2009 – 21:09:  http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422#comment ). Resta solo da capire quale sarebbe la differenza fra un uomo e un suino secondo i fini pensatori post-moderni.

Sebbene non si chiamino più col loro nome, sebbene si fingano morte, il marxismo e il freudismo sono oggi ideologie di massa. I supermaterialisti post-moderni ragionano come Marx e come Freud senza sapere chi sono Marx e Freud. Per effetto della ideologia freudiana, oggi quasi tutti i giovani maschi passano la maggior parte del loro tempo libero a scaricare le pulsioni dell’Es e ad infrangere i divieti del Super-io davanti ai siti pornografici (e poi finiscono come il povero Vincenzo Punzi: http://www.noallapornodipendenza.it/ ). E per effetto della cultura marxista, oggi “tutto è economia” ossia i valori economici prendono il posto di tutti i più sacri valori occidentali (che fra parentesi finiscono immolati sull’altare della religione relativista e multiculturale, chiusa parentesi). Questa sorta di idolatria dell’economia si chiama economicismo. Ebbene Jacque Fresco non attacca l’economicismo contemporaneo: semplicemente propone un nuovo tipo di economicismo. Egli non critica la moderna idolatria dell’economia: semplicemente, vuole sostituire l’economia monetaria con una non meglio precisata “economia fondata sulla condivisione delle risorse”. Vuole sostituire  il vecchio e banale materialismo consumistico con un nuovo tipo di materialismo. Questo nuovo materialismo si traveste da  spiritualità, ma resta materialismo. Se siamo figli delle stelle, se esiste solo la natura, se Dio non c’è, non si scappa dal materialismo. Non c’è nessuna “gioia spirituale”nella “simbiosi con la natura”. Per la semplice ragione che la natura non è lo Spirito. In fondo, tutti i falsi spiritualismi moderni identificano, in maniera illusoria, la materia con lo spirito. In fondo, il New Age è un panteismo arcaico.

Come ho detto, gli autori di Zeitgeist ignorano il principio di non contraddizione. Dopo essere caduti nella contraddizione fra spiritualismo e materialismo, cadono serenamente nella contraddizione fra progressismo e naturalismo. A dire il vero, la contraddizione fra progressismo e naturalismo attraversa tutto la cultura post-illuminista. L’Illuminismo mira a liberare l’uomo da Dio, per renderlo dio. Ma se l’uomo smette di essere figlio di Dio, di chi sarà figlio? Ma naturalmente della Natura. E qui cominciano le contraddizioni. Come dio, l’uomo è libero di violentare la natura con la tecno-scienza senza dover rendere conto di niente a nessuno; come figlio della Natura, l’uomo deve rinunciare alla tecno-scienza per diventare simile alle altre creature. E così nel mondo moderno si fronteggiano, senza mai trovare un accordo, un industrialismo esasperato e un ambientalismo esasperato. Mentre un industrialismo scriteriato rovina l’ambiente, un ambientalismo esasperato predica la fine della civiltà industriale. Mentre una scienza faustiana manipola e violenta i fondamenti stessi della vita umana (fivet e ingegneria genetica), un animalismo isterico vieta all’uomo di interferire nella vita degli animali. Evidentemente, per trovare un equilibrio fra il progresso e la natura, l’uomo deve tornare ad essere figlio di Dio. Ma i seguaci di Zeitgeist non vogliono essere figli di Dio, e così da una parte esaltano la creatività umana (“il nostro dio è la creatività”) e il progresso tecno-scientifico (“la tecnologia ci libererà dai lavori alienanti”), dall’altra esaltano “la gioia spirituale della simbiosi con la natura”. Ma leggiamo: “Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… – Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio…”.

E perché dovremmo relazionarci simbioticamente con gli animali e le piante? Noi siamo superiori agli animali e alle piante, siamo superori anche alle stelle, superiori a tutte le stelle e tutte le galassie, a tutti gli ammassi e i super ammassi di galassie, superiori all’universo intero. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio… Oh no, che sbadata: mi accorgo adesso di parlare come una arch-eretica cristiana. Infatti sulla Bibbia c’è scritto: “E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’” (Genesi, 26). Dimenticavo che gli illuministi, due secoli fa, hanno sostituito Dio con la dea Natura. E infatti gli autori di Zeitgeist,  nipotini post-moderni degli illuministi, ancora stanno lì a cantare salmi alla dea. Ma dubito che questa dea sia una buona madre. Giacomo Leopardi la chiamava, giustamente, “matrigna”. Agli occhi indifferenti di questa matrigna, noi non siamo più importanti degli animali e delle piante. Crepiamo come gli animali e le piante.

Dal culto illuminista della Natura nascono il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo. Riassunto del darwinismo: l’uomo discende dalla scimmia. Riassunto dell’ambientalismo: l’uomo non vale più della scimmia. Riassunto del maltusianismo: nel mondo c’è posto per poche scimmie umane, quindi bisogna ridurle di numero con le buone e con le cattive. In buona sostanza, gli ambientalisti-darwnisti-maltusiani auspicano che la razza umana si estingua al più presto per il bene dell’ecosistema. Il mese scorso ho visto una puntata ripugnante di La gaia scienza del noto ambientalista darwiniano Mario Tozzi. Senza contraddittorio alcuno, Tozzi asseriva che gli esseri umani non valgono più degli altri primati e che quindi è bene che la specie umana prima o poi si estingua. Alle sue deliranti affermazioni, seguiva un filmato agghiacciante su “la vita sulla terra dopo la scomparsa dell’uomo”. Ma torniamo al nostro argomento. Ebbene, io scommetto che i seguaci di Zeitgeist e del progetto Venere abbracciano tutte le tesi dell’ambientalismo darwinista e maltusiano. Scommetto che il progetto della “economia fondata sulla condivisione delle risorse” prevede la riduzione forzata (mediante l’aborto e l’omicidio) del numero di coloro che condividono le risorse. No, grazie: io mi tengo la Bibbia e butto nella discarica della storia il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo.

L’Illuminismo voleva liberare l’uomo da Dio per farne dio dell’universo. In realtà lo mette al di sotto di ogni creatura dell’universo. Ne fa un insetto sottomesso alle leggi della Natura. Per essere veramente al centro dell’universo, per dominare la natura senza distruggerla, bisogna essere figli di Dio. Il cristiano è lontano tanto dal disprezzo violento della natura quanto dall’idolatria della natura. Solo i cristiani sanno promuovere un vero progresso tecno-scientifico rispettoso della  natura. In effetti, la scienza e il progresso sono figli del Cristianesimo. Sarà per questo che molti di quelli che lavorarono al progetto Apollo, compresi alcuni astronauti, erano cristiani. Nel viaggio di ritorno dalla Luna alla Terra, Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla Luna, non citò il testo di qualche pensatore illuminista ma un salmo della Bibbia: “Quando io guardo i cieli, il lavoro della tue dita, la Luna e le stelle che tu hai ordinato, mi chiedo, o Signore, come tu abbia tempo per occuparti anche di noi” (citazione tratta da Oriana Fallaci, Quel giorno sulla Luna, Rizzoli Bur 2009).

Le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Promettono la libertà e invece portano la schiavitù, promettono la moltiplicazione della ricchezza e invece moltiplicano la povertà. Promettono il paradiso e invece portano l’inferno. Non c’è democrazia all’inferno. In effetti, i teorici delle ideologie attaccano apertamente la democrazia. Karl Marx ritiene che la democrazia parlamentare sia uno strumento nelle mani della classe borghese. Per mezzo del parlamento, la classe borghese difenderebbe i suoi sporchi interessi economici e opprimerebbe il proletariato. Disprezzando il parlamento con tutte le loro forze, i comunisti hanno sempre trattato la democrazia come un mezzo e il potere come il fine. E se al potere ci arrivano veramente, la prima cosa che fanno è sbarazzarsi del mezzo ossia sopprimere il parlamento (guardate che cosa fece il partito bolscevico della Duma all’indomani della Rivoluzione d’ottobre). Similmente, i teorici del fascismo ritengono che la democrazia sia espressione della decadenza borghese. Non a caso, essi chiamano “demoplutocrazie” le nazioni di antica democrazia e consolidato capitalismo, come l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Secondo la loro propaganda, i parlamenti sarebbero troppo litigiosi e i governi democratici sarebbero troppo corrotti per combinare qualcosa di buono; solo il partito forte dell’uomo forte potrebbe risolvere i problemi del popolo eccetera eccetera. Un certo Benito fece l’uomo forte e il popolo fu fregato.
Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “La democrazia è una illusione… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati”. Ma che bel discorsetto del menga. Avrebbe potuto farlo Lenin oppure Mussolini oppure Hitler. Sebbene i tre dittatori non invocassero un governo di “tecnici e scienziati”, facevano dei discorsi simili al succitato. Insomma, c’è una sorprendente, preoccupante, terrorizzante identità di vedute fra gli autori di Zeitgeist e i vecchi macellai nazi-comunisti. Prima ancora, c’è una sorprendente identità di vedute fra fascisti, nazisti e comunisti. Infatti, il fascismo è un comunismo di destra (non dimenticate che Benito proveniva dall’ala massimalista del partito socialista). Più in generale, comunismo e nazi-fascismo sono due rami sorti dal tronco della concezione egheliana dello Stato etico. Ora, il concetto di Stato etico è strettamente connesso ai concetti di utopia, totalitarismo e collettivismo. Il regno di Utopia è uno Stato etico totalitario e collettivista.
Ma torniamo a Zeitgeist. Se i comunisti vogliono il partito unico al governo e i nazi-fascisti vogliono l’uomo forte al governo, invece i seguaci di Zeitgeist vogliono un governo di tecnici e scienziati. Anche l’orribile mondo nuovo, nel romanzo di Huxley, è regolato da tecnici e scienziati. E in effetti, i progetti di Jacques Fresco andrebbero bene per le scenografie di una eventuale riduzione cinematografica del romanzo di Huxley (ho letto che Ridley Scott ci sta lavorando).
Perché gli utopisti odiano tanto la democrazia? Perché la democrazia appartiene alla realtà e non all’utopia. Infatti gli utopisti odiano con uguale intensità il capitalismo, la democrazia, l’America e la realtà. Ancora di più odiano Cristo. Lo ripeto ancora una volta: anti-cristianesimo, anti-capitalismo e anti-americanismo e, più in generale, anti-realismo ormai coincidono. La democrazia e il capitalismo hanno molto in comune: non sono sistemi perfetti, perché la perfezione non appartiene a questo mondo, e tuttavia sono i sistemi meno imperfetti del mondo. E a proposito: la democrazia è sorella dei Diritti universali dell’uomo, della scienza e del capitalismo. Il loro padre è il Cristianesimo, per la precisione il Cattolicesimo (cfr. Rodney Stark, La vittoria della ragione).
I teorici delle ideologie utopiche vogliono sostituire la democrazia reale con una democrazia immaginaria. Se la democrazia reale è espressione della mediazione fra tante diverse volontà, la democrazia dei loro sogni sarebbe espressione di un’unica “volontà generale” del popolo. Nota bene: il mito della “volontà generale”, inventato dal calvinista Jean-Jacques Rousseu, è la pietra angolare della concezione del collettivismo totalitario. Senza Rousseau e senza Hegel, non ci sarebbero mai stati né Marx né Hitler. Secondo i comunisti, la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo del partito unico; secondo i fascisti,  la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo dell’uomo unico. L’unico problema è che questa “volontà generale” non esiste. Infatti il popolo non è un individuo collettivo ma un insieme di individui, ognuno dei quali la pensa a modo suo. La democrazia parlamentare si basa appunto sul confronto fra i diversi punti di vista. Ebbene, i teorici dell’utopia odiano la democrazia parlamentare proprio perché non tollerano la pluralità dei punti di vista. Più che altro, non tollerano l’esistenza di persone che non la pensano come loro. E in effetti, quando prendono il potere, gli utopisti non riescono proprio a fare a meno di perseguitare quelli che non si adeguano alla “volontà generale” ossia si ostinano ad avere un pensiero individuale. I giacobini, discepoli di Jean-Jacques Rousseau, hanno inventato uno strumento efficace per lo smaltimento rapido dei dissidenti: la ghigliottina. Secondo i libri scolastici, tutte le persone che finirono sulla ghigliottina avevano dei titoli nobiliari. In realtà, solo il dodici per cento dei ghigliottinati proveniva dalla nobiltà. Gli altri erano puri e semplici “dissidenti” anti-giacobini, molti dei quali religiosi (dati riferiti da Donald Greer). Nella Germania nazista, i dissidenti finivano nei lager accanto agli ebrei. Non sappiamo esattamente quanti milioni di dissidenti hanno perso la vita nei gulag sovietici. E non sappiamo quanti dissidenti soffrono oggi nei lagogai della Cina comunista.
Oltre distruggere la democrazia, le ideologie utopiche distruggono la libertà. Certo, esse promettono la libertà perfetta. Nella perfetta società utopica, l’individuo dovrebbe sperimentare la perfetta libertà ed esprimere pienamente la sua creatività. Ma la libertà all’interno della società perfetta potrebbe esistere solo come “libertà generale”, chiamiamola così. All’interno della società utopica, l’unica libertà concessa all’individuo sarebbe la libertà di fare tutto quello che fanno tutti gli altri, come tanti soldatini. Insomma, la società perfetta non può che essere rigidamente collettivista, come la famosa isola di Utopia immaginata Thomas Moore. Ma l’isola di Utopia non è mai esistita. Invece è esistita l’Unione Sovietica ed esiste tuttora la Corea comunista e parecchi altri “paradisi dei lavoratori”. Ebbene nei “paradisi dei lavoratori” il collettivismo si dimostra essere uno stivale che calpesta il volto dell’uomo. La società collettivista è una macchina, gli uomini al suo interno non sono uomini ma ingranaggi, cose .
Bisogna sempre distinguere fra l’utopia teorica e l’utopia realizzata. Non bisogna confondere il Comunismo Ideale col Socialismo Reale. Nella teoria, l’utopia è sempre una cosa meravigliosa: una società perfetta in cui tutti sono felici. Bellissimo, ci metto la firma. L’unico problema è che la società perfetta è totalmente incompatibile con la realtà. È un sogno. Se tenti di realizzare il sogno utopico, realizzi solo un incubo. Se tenti di realizzare il comunismo, realizzi lo stalinismo.
Perché le utopie non sono realizzabili? Ci sono due ragioni principali. La prima ragione è  che il mondo è bello perché è vario. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a pensare le stesse cose e a vivere alla stessa maniera. La seconda ragione, più profonda, è che gli uomini sono imperfetti. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a essere perfette, a non fare mi errori, ad agire sempre in vista dell’interesse generale, a non essere mai egoiste. L’idea che la società perfetta possa rendere gli uomini perfetti, ossia che possa liberarli dal peccato originale, è una pura e semplice eresia. Una eresia che discende direttamente dall’eresia protestante (Hegel, padre di tutti i totalitarismi, si definiva “un teologo protestante”).
Dunque, se tenti di realizzare il paradiso in terra, realizzi l’inferno. Quale tipo di inferno realizzeranno i seguaci del progetto Venere? Io immagino un inferno molto simile all’inferno immaginato da Aldous Huxley nel romanzo Il mondo nuovo. Solo che nel mondo nuovo non c’erano gulag. In questo mondo nuovissimo, invece, ci saranno. Chi uccide Dio, uccide anche l’uomo.
Nei gulag del mondo nuovissimo di Zeitgeist finiranno tutti quelli che non la pensano come Fresco, in primo luogo i cristiani. Infatti, i cristiani sono i principali nemici di tutte le ideologie utopiche. Gionas, nel suo blog, ha riunito alcune citazioni inquietanti tratte dagli scritti dei pensatori di ispirazioni New Age, tutti legati direttamente o indirettamente al movimento di Zeitgeist:
«Il film, certo non parla in dettaglio di cosa verrà riservato a chi non vorrà aderire a tale “libertà”, a tale legge. Ma per capirlo, possiamo ritornare ai significati velati nelle parole di J.Fresco: “ questa conoscenza limitata che riconoscono è semplicemente impossibile in un nuovo universo.”
Lo stesso fine viene rivelato dalla New Ager Acharya s. (la “fonte” dei film Zeitgeist per le menzogne su Gesù) quando afferma nel suo libro the Christ conspiracy che “il cristianesimo non avrà alcun ruolo in questa età”.
Nelle parole del teosofo New Ager Benjamin Crème: “sarà questione di accettare o morire”.
Secondo Alice Bailey: “saranno mandati in un altro piano di esistenza… perderanno la possibilità di controllare o influenzare gli sviluppi sulla terra” ( David Spangler, Revelation, Birth of a New Age, pp.163-4)
La New Ager Barbara Marx Hubbard (futurista, scrittrice, oratore pubblico) a cui sta molto a cuore la tecnologia e il controllo della popolazione, afferma che chiunque si opporrà al loro “processo evolutivo” verrà ucciso. “chiunque si rifiuta di vedere sè stesso e gli altri come “dio” e “Cristo”, sarà rimosso tramite la “procedura di selezione”. Coloro che professano Gesù Cristo come loro Signore ed il Salvatore saranno soggetti a questo processo. Così come gli ebrei, i musulmani e tutti gli altri che rifiutino di vedere se stessi come una parte del “dio”.(Warren Smith, Reinventing Jesus, pag 29 – PDF)
Potremmo andare avanti a riempire varie pagine di identiche dichiarazioni da parte di moltissimi altri New Ager…»
(http://ultimaepoca.blogspot.com/search/label/ZEITGEIST%20ADDENDUM).Insomma, il movimento di Zeitgeist è potenzialmente pericoloso. Ma io non credo che diventerà mai realmente pericoloso. In parole povere, io non credo che il movimento di Zeitgeist riuscirà mai a realizzare qualcosa. Infatti, i seguaci di Zeitgeist sono troppo ignoranti anche solo per fare gli utili idioti . Basta leggere i commenti al primo post su Zeitgeist. Quindi, questa è l’ultima volta che ne parlo.Con questo post si chiude definitivamente la serie su Zeitgeist
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AUSMERZEN. Ecco perché continuo a combattere contro Darwin. 30 gennaio 2011

domenica, 30 gennaio 2011

AUSMERZEN. Perché continuo a combattere contro Darwin.

 Ormai è evidente che alla maggioranza dei cattolici non importa nulla del dibattito sulla teoria di Darwin. I miei post su Darwin non sono riusciti ad attirare l’attenzione dei cattolici che circolano abitualmente per la blogsfera. Intendiamoci, la stragrande maggioranza dei cattolici hanno tutto il diritto di disinteressarsi dello scontro in atto fra la teoria di Darwin e la teoria dell’Intelligent Design. Infatti, essi sanno bene che nessuna teoria scientifica potrà distruggere la fede. Quindi, perché sprecare energie a combattere contro una teoria che non può nulla contro Dio? Io credo che la risposta a questa domanda l’abbia data Marco Paolini nello straordinario spettacolo dal titolo Ausmerzen, che è andato in onda su La7 mercoledì 26 gennaio:

http://www.youtube.com/watch?v=SojB8fMAR7Y
http://www.youtube.com/watch?v=EXaNiurW3Qs&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=b6dxP4Jdx-E&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=QKx9bmki4LI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=vT0hhMKONRk&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=j5Ij2Bwe8UQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=95eqJ0NS0jE&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=T6OTr9LgaCg&feature=related

 Comunque, per capire l’atteggiamento della stragrande maggioranza dei cattolici nei confronti del dibattito su Darwin, leggete questo post di Berlicche e questo post di Claudio. Adesso vorrei soffermarmi su un piccolo scambio di battute avvenuto in calce al post THERE ARE MORE THINGS sul blog di Claudio:

PICCIC L’evoluzionismo per me non riveste interesse perché ai fini pratici non comunica niente sulla realtà dell’essere umano, e sulle questioni essenziali del vivere dell’uomo.

ANONIMO (io senza firma) – Per i disabili che sono stati liquidati nel nome della “selezione naturale” nel corso dellAktion T4 , invece, l’evoluzionismo ha rivestito il massimo interesse, almeno nel breve intervello di tempo fra l’essere catturati e l’essere liquidati.

CLAUDIO Osservazione pertinente, ma il problema era un altro, e cioè l’atteggiamento dogmatico con cui lo scientista moderno guarda all’evoluzionismo. Peraltro ritengo l’eugenetica contraddittoria con l’evoluzionismo stesso, ovvero, ammesso che ci sia stata l’evoluzione e che ci sia tuttora, nessuno può sapere con certezza quali siano le caratteristiche “vincenti” del futuro. Semplificando: se le scimmie avessero praticato l’eugenetica e avessero pietosamente ammazzato la scimmietta senza coda che non sapeva salire sugli alberi, avrebbero fatto una gran fesseria.

PICCIC Ha risposto molto bene Claudio. Non credo tu abbia capito il mio discorso, io sto parlando di un guardare ai fatti esteriori della natura che impedisce di vedere la realtà autentica, profonda, vera, dell’uomo. Il fatto che l’eugenetica si leghi all’evoluzionismo a me fa vedere solo come lavora bene il diavolo quando la gente rifiuta di vedere al di là del proprio naso. Mica penso di mancare di carità se dico che la teoria evoluzionistica ha poca utilità pratica. Ha poca utilità pratica, ma per chi ha voluto arrestarsi con la vista corta, è servita e serve come elemento di barbarie spirituale.

CLAUDIO Evoluzionismo. Non è che la teoria sia bella e buona, una teoria scientifica non deve essere “buona” o “cattiva”, semplicemente vera o falsa. Non è una morale, ma una spiegazione della “meccanica” del mondo. L’atteggiamento che mi sembra corretto verso l’evoluzionismo è quello che il cardinale Bellarmino aveva verso l’eliocentrismo di Galileo: potrebbe benissimo essere vero, ci crederò quando me lo proverete incontrovertibilmente (Galileo non poteva farlo perchè la sua dimostrazione basata sulle maree di fatto era sbagliata), ma questo cosa mi cambia per quanto concerne me come persona umana, Dio, la Chiesa (le questioni essenziali di cui parlava piccic)?
Purtroppo Bellarmino morì (santamente) e quei babbei dei giudici, fomentati dagli scientisti aristotelici, fecero il disastro.
Oggi si ripresenta circa la stessa problematica. Ferma restando ogni opposizione all’eugenetica e al razzismo fondate sull’evoluzionismo (e tu regina fai molto bene a documentare come questo legame sia stato presente fin dall’inizio), se fosse pure vera la teoria evolutiva, questo cosa cambia? Se Dio per creare Adamo ha usato, invece dell’argilla, generazioni e generazioni di organismi a complessità crescente, questo cosa vuol dire? Che la Genesi è stata scritta per essere comprensibile 3000 anni fa e non per esporre concetti scientifici, peraltro impossibili da capire per i nostri antenati? Ma questo lo sapeva già Sant’Agostino. E allora cosa?
Se la teoria evolutiva è falsa, allora prima o poi la scienza (quella vera) lo scoprirà e passerà avanti. Anche l’eliocentrismo si è rivelato “falso”, perchè il Sole non è il centro dell’universo, anzi è abbastanza in periferia rispetto alla Via Lattea, per cui le paure dei giudici di Galileo su un culto neopagano del sole si sono rivelate infondate.
Se invece la teoria evolutiva è vera, allora come può danneggiarci, se crediamo nella verità che rende liberi?

IO –  Vedi, Claudio, tu continui a tralasciare, in buona fede, alcuni fatti.

1) Le prove contro la teoria evolutiva ormai sono talmente numerose e talmente schiaccianti che i darwinisti non riusciranno a tenere in uno stato di vita apparente il cadavere della teoria di Darwin ancora a lungo. Non posso elencarti tutte le suddette prove perché sono troppe, ti consiglio di leggere Le balle di Darwin di Wells. Quindi, anche chi decide di ignorarne le conseguenze morali, è costretto a riconoscere che la teoria di Darwin non sta in piedi. Come ho scritto in un mio post, che evidentemente non ha letto nessuno o quasi, oggi la teoria di Darwin sembra godere di ottima salute solo perché  i darwinisti usano metodi degni della polizia sovietica per chiudere la bocca ai “dissidenti”. I darwinisti equiparano ogni critica alla teoria di Darwin allo “psicocrimine” di 1984.

2) Fra i “dissidenti” ci son molti atei. Quindi, è sbagliato continuare a spostare il dibattito sull’immaginario ring in cui la fede e l’ateismo eternamente si combattono. Anzi, è peggio che sbagliato. Spostare il dibattito su quel ring è uno dei tanti trucchi usati dai darwnisti per screditare gli avversari: “Quelli che combattono contro la teoria di Darwin sono come gli inquisitori che combattevano contro l’eliocentrismo”. A parte che anche la vicenda di Galileo bisognerebbe raccontarla bene. Tu la racconti benissimo ma in ogni caso, scusa se te lo dico, il parallelismo fra il dibattito cinquecentesco sull’eliocentrismo e il dibattito contemporaneo sull’evoluzione è sbagliato. Il tuo riferimento a Bellarmino nel commento su Darwin dimostra che anche tu cadi in buona fede nel tranello dei darwinisti, che intimidiscono i cattolici e li inducono a tirarsi indietro spostando la discussione sul famoso ring. Puntando il dito e deridendo, i darwinisti dicono ai cattolici: “Non crederete mica che la Bibbia contenga delle verità scientifiche”. E i cattolici mettono tutte e due le mani avanti: “No no no, noi siamo come Bellarmino, che separava la scienza dalla Bibbia, noi siamo certi che Dio c’è anche se Darwin ha ragione quindi non perderemo tempo a combattere contro Darwin”. Ma l’argomento secondo cui “Dio c’è anche se Darwin ha ragione” non basta. Se amiamo la scienza, non basta. Certo, Dio ci sarebbe anche se Darwin avesse ragione. L’ho ribadito centinaia di volte. Sono stata costretta a ribadirlo centinaia di migliaia di volte, perché i darwinisti, per azzerare la discussione, tirano fuori in continuazione il loro unico asso nella manica: “Ma tu sei contro Darwin perché credi in Dio”. No, la teoria di Darwin non può nulla contro Dio. Lo ripeto per l’ultima volta e quindi, per favore, basta tirare fuori la Genesi, Galileo e Bellarmino. Basta!!!!

3) Perché i darwinisti difendono con le unghie e con i denti una teoria indifendibile, a favore della quale non è stata trovata una prova che è una? Facendo qualche ricerchina, si scopre che quasi tutti gli scienziati darwinisti che contano sono attivamente impegnati – udite udite – in associazioni  americane e britanniche equivalenti alla italica UUAR. Nel corso degli anni Settanta, se non prima, la sintesi neodarwiniana si è legata indissolubilmente alla filosofia anti-teista. Atteggiandosi a papa anti-teista, un debole pensatore di nome Richard Dawkins ha creduto di trovare nella sintesi neodarwiniana le “prove filosofiche dell’inesistenza di Dio”. Lascio stare le argomentazioni di Dawkins, che sono ridicole. Il problema è che gli anti-teisti prendono molto sul serio delle argomentazioni tanto ridicole. Per merito del papa anti-teista di Oxford, ormai teoria di Darwin è diventata una sorta di Vangelo dell’anti-teismo. “Compagni anti-teisti del mondo, unitevi contro la fede!” Prova a dare una occhiata ai siti collegati alla UUAR, ad esempio al sito dei pastafariani. Scoprirai che gli anti-teisti passano la maggior parte del loro tempo a denigrare gli “psicocriminali” che non credono al Vangelo secondo Darwin.

4) Molti cattolici tradizionalisti, purtroppo, cominciano a pensare: “Se la teoria di Darwin è alla base dell’ateismo, allora basta distruggere la teoria di Darwin per consegnare il mondo intero alla fede”. Ma si tratta di un’illusione. La presenza di molti atei nella fazione anti-Darwin dimostra che combattere contro la teoria di Darwin non significa combattere contro l’ateismo. Meglio così, perché gli atei hanno tutto il diritto di essere atei. Quello che dobbiamo combattere non è l’ateismo ma l’ideologia anti-teista, che è cosa ben diversa. In ogni caso, i fatutori dell’Intelligent Design cadono con tutti i due piedi in questa illusione: “Come Dawkins ha fatto di Darwin la pietra angolare dell’ateismo, così noi faremo della teoria dell’Intelligen Design la pietra angolare della fede”. Di illusione si tratta, perché nessuna teoria potrà mai dimostrare l’esistenza di Dio come si dimostra un fenomeno fisico. Tuttavia, se la ripuliamo da certi equivoci sulla fede, la teoria dell’ID è un’ottima teoria. La teoria dell’ID è un formidabile caterpillar per distruggere la teoria di Darwin.

5) Perché dunque distruggere la teoria di Darwin? Primo perché è contraria alla scienza, secondo perché è contraria ai diritti dell’uomo. Se non vuoi ammettere che l’eugenetica e l’Aktion t4 sono CONSEGUENZE NECESSARIE di una teoria basata sul concetto di “sopravvivenza del più adatto”, meglio per me. In futuro potrò vantarmi di averlo sempre sostenuto da sola. Tu dici: “ammesso che ci sia stata l’evoluzione e che ci sia tuttora, nessuno può sapere con certezza quali siano le caratteristiche “vincenti” del futuro. Semplificando: se le scimmie avessero praticato l’eugenetica e avessero pietosamente ammazzato la scimmietta senza coda che non sapeva salire sugli alberi, avrebbero fatto una gran fesseria“. In realtà l’argomento della scimmietta senza coda non smentisce affatto l’eugenetica. Ammesso che l’evoluzione ci sia ed ammesso che le caratteristiche “vincenti” del futuro ci siano ignote, la distinzione fra “adatti” e “inadatti” non viene meno in ogni caso. E se non viene meno la distinzione fra “adatti” e “inadatti”, non viene meno neanche la necessità di impedire agli “inadatti” di proliferare. Si suppone che nello “stato di natura” la selezione naturale provveda pietosamente a fare fuori gi “inadatti”. Ma purtroppo non viviamo nello “stato di natura”. A causa della medicina e del benessere, nella società umana sopravvivono tutti, anche i presunti “inadatti”. Che fare? I nazisti fecero l’Aktion t4.
Negli anni trenta, i nazisti erano coinvinti, a  torto o a ragione, che gli ariani sani fossero “adatti” e che invece gli ariani malriusciti e i non ariani fossero “inadatti”. Dal momento che la selezione naturale non aveva nessuna giurisdizione nella società, i nazisti attivarono la selezione artificiale nelle cliniche dell’Aktion t4 e nei campi di sterminio. Anticipo la vostra obiezione: “Ma non è vero che i non ariani e gli ariani malati erano inadatti!”. Mi sembra giusto. Ma se gli inadatti non erano loro, allora erano altri. Decidete voi quali erano gli inadatti. Ma non potete negare l’esistenza stessa degli inadatti. E non potete negare la necessità di sbattere gli inadatti a fare la doccia, ci siamo capiti. Si potrebbe perfino ipotizzare che, in un futuro imprecisato, i minorati e i disabili risultino improvvisamnete “adatti” e invece
gli atleti e le top-model risultino “inadatti”. In quel caso, sarebbe opportuno che gli atleti e le top-model non si riproducano. Come in Svezia si sterilizzavano i portatori di malattie ereditarie, così in quel futuro ipotetico si sterilizzarenno gli atleti e  le top model. A quel punto nascerebbe un paradossale odio razzista verso i belli e i forti. Ma sempre di razzismo si tratterebbe. Anticipo la vostra obiezione: “Ma non è necessario impedire agli inadatti di riprodursi, perché in futuro le loro caratteristiche potrebbero risultare vincenti”. In realtà, in un’ottica neodarwiniana non c’è bisogno di fare sopravvivere gli inadatti in previsione del fatto che in futuro potrebbero diventare “adatti”. I darwiniani si affannano a  sostenere che le mutazioni genetiche “casuali” sono continue. Quindi, nella loro ottica, le caratteristiche che domani saranno “adatte” e che oggi sono “inadatte” in ogni caso si ripresenteranno casualmente in futuro più e più volte. Quindi, permettere agli “inadatti” di sopravvivere comporta più svantaggi che vantaggi. In vista di un ipotetico vantaggio futuro, si danneggia il presente della razza umana. Se deve portare sulle spalle il peso dei “mangiatori inutili”, la razza umana non può correre spedita sulla strada delle sorti magnifiche e progressive. Cosa ancora più importante, se da una parte si mantiene la distinzione fra adatti e inadattti e dall’altra si afferma la necessità di fare sopravvivere sia gli uni che gi altri, molto semplicemente si è costretti a negare l’esistenza dell’evoluzione darwiniana. Senza la “sopravvivenza del più adatto”, non c’è evoluzione. Al massimo, c’è un continuo rimescolamento genetico interno alla specie. Al massimo, c’è la genetica mendeliana. E infatti, lil monaco cattolico Mendel aveva visto giusto, l’agnostico Darwin no.

 Come vedi, la distinzione fra “adatti” e “inadatti” porta necessariamente al nazismo. Cosa ancora più importante, il concetto di “selezione naturale” fa a pugni con la caratteristica fondamentale dell’uomo: la capacità di piegare l’ambiente circostante ai suoi bisogni tramite l’intelligenza. Più la civiltà evolve (perché l’unica evoluzione è quella della civiltà) più la natura non può nulla sull’uomo. La selezione naturale non funziona sull’uomo. Anzi, secondo gli scienziati anti-Darwin, non funziona nemmeno sugli animali. Il più famoso genetista del mondo – ateo! – ha scritto “Evoluzione senza selezione”. Qualcuno ha definito la selezione naturale come “una provvidenza atea”. Di fatto, quel poco di selezione che si è potuto osservare (a esempio sui fringuelli delle Galapagos che trassero in inganno Darwin) non comporta cambiamenti sostanziali, ma solo piccoli cambiamenti interni alla specie, cambiamenti per nulla casuali ma già “programmati”, già contenuti in potenza nei geni di una specie.

In conclusione, io sostengo che la teoria di Darwin è falsa non soltanto perché è smentita dai fatti (troppi per nominarli adesso) ma anche perché contrasta con la legge naturale. Io credo che Dio esiste. Ma Dio è buono. Non posso credere che Dio abbia costruito l’uomo tramite il meccanismo evolutivo perché il meccanismo evolutivo implica l’eugenetica. Non posso neanche credere che esista una contrasto fra la morale e la biologia. Se la morale divina esige la carità verso i bisognosi, è inammissibile che la biologia esiga al contrario la soppressione dei bisognosi. Non credo che Dio-Logos possa ammettere l’esistenza di un conflitto sanguinoso fra le esigenze della morale e le esigenze della biologia. Se questo conflitto esistesse, i peggiori nemici del benessere genetico della razza umana sarebbero i santi e tutti coloro che si ostinano ad assistere i deboli e i bisognosi.

P. S. Paolini ha menzionato Galton, Lorentz ed altri famosi eugenisti. Per correttezza politica, ha evitato accuratamente di includere Darwin nella lista degli eugenisti della prima ora. Pazienza, ci ho già pensato io. Cosa ancora più importante, Paolini e Lerner si sono dimenticati, chissà perché, di mettere in evidenza le straordinarie somiglianze fra l’eutanasia nazista in Germania e l’eutanasia “progressista” in Italia. Pazienza, anche a questo ho già pensato io. Sia i nazisti che i progressiti danno all’eutanasia un significato umanitario: “Vogliamo porre fine alle sofferenze delle persone sfortunate”. Ieri i nazisti riuscirono a donare l’eutanasia pietosa a decine di migliaia di persone, oggi in Italia i “progressiti” illuminati vorrebbero donare l’eutanasia pietosa a decine di migliaia di persone ma la legge ancora lo impedisce. Per il momento, sono riusciti a fare questo grande dono solo ad Eluana Englaro, che neppure lo aveva chiesto. Infatti, i progressiti sono convinti che i malati desiderano l’eutanasia anche quando non lo dicono. Fra un po’ si convinceranno che i malati che rifiutano apertamente l’eutanasia si sbagliano. Quindi li uccideranno per il loro bene.

11 luglio 2011

EVOLUZIONISMO E TESTICOLI

Dunque, da almeno due anni parlo di teoria di Darwin e di Intelligent Design.
In un primo gruppo di post, ho spiegato la mia posizione, che è tanto distante dal darwinismo quanto dalla teoria dell’Intelligent Design, che a mio parere distingue poco fra tomistiche cause prime e cause seconde.
http://reginadistracci.splinder.com/post/21548411/evoluzionismo-e-fede-i

http://reginadistracci.splinder.com/post/21555116/evoluzionismo-e-fede-ii-i-miei-dubbi-sulla-teoria-dellintelligent-design

http://reginadistracci.splinder.com/post/21579859/evoluzionismo-e-fede-iii-la-validita-del-concetto-di-causa-intelligente

In un secondo gruppo di post, ho messo a fuoco il legame storico fra la teoria di Darwin e le ideologie totalitarie di derivazione egheliana:
http://reginadistracci.splinder.com/post/23467335/darwinismo-fa-rima-con-nazicomunismo-i-ecco-a-voi-gli-eugenisti

http://reginadistracci.splinder.com/post/23496586/darwinismo-fa-rima-con-nazismo-ii

http://reginadistracci.splinder.com/post/23558926/darwinismo-fa-rima-con-nazismo-iii-i-rapporti-fra-darwin-e-galton

http://reginadistracci.splinder.com/post/23599556/darwinismo-fa-rima-con-nazicomunismo-iv-oh-ma-che-tenere-paroline-dolci

http://reginadistracci.splinder.com/post/23624661/darwinismo-fa-rima-con-nazicomunismo-v-il-trionfo-del-maschilismo-antiteista

http://reginadistracci.splinder.com/post/23711398/darwinismo-fa-rima-con-nazicomunismo-vi-uomo-prima-superuomo-e-poi-insetto

http://reginadistracci.splinder.com/post/23769609/darwinismo-fa-rima-con-nazicomunismo-vii-il-culto-della-violenza-dellinternazionale-evoluzionista
http://reginadistracci.splinder.com/post/23964921/ausmerzen-perche-continuo-a-combattere-contro-darwin

In un terzo gruppo di post, ho ribattuto punto su punto i commenti dei darwinisti:
http://reginadistracci.splinder.com/post/22608067/menzogne-e-volgarita-a-proposito-di-aborto-eugenetica-e-darwinismo

http://reginadistracci.splinder.com/post/24196029/reginadistracci-uncut-and-uncensored-su-spaghetti-volanti-maschilismo-e-rockn-roll

Insomma, mi sono data molto da fare. Per scrivere questi post, ho dovuto leggere e documentarmi. Inoltre, in tutti questi post emerge chiaramente la mia idea di fondo: la teoria di Darwin è in contraddizione non con la fede ma con la legge naturale. Infatti, la teoria di Darwin prospetta un universo violento in cui i forti opprimono i deboli. E’ indubitabile che l’eugenetica, che tanto ha insanguinato il secolo scorso, affonda le sue radici nel concetto di “sopravvivenza del più adatto. Ed è altrettanto indubitabile che è possibile conciliare la fede in un Dio creatore con l’evoluzione tramite mutazione casuale e selezione naturale. Mutazione e selezione potrebbero essere quelle che, in termini tomisti, si chiamano “cause seconde”.
Ora, queste cose io ho detto, ridetto e ribadito.
Poi arriva Claudio: “Dall’alto della mia autorevolezza, finalmente ho capito tutto, arrivando laddove tu non eri arrivata: Darwin era credente, la sua teoria si inserisce in una visione creazionista!!! E ho pure scoperto che Darwin era aperto all’eugenetica!!!”. Con il tono esaltato di chi ha fatto una scoperta fondamentale, Claudio non fa altro che presentarci in pompa magna la scoperta dell’acqua calda. Lo sanno tutti che Darwin, che si era formato alla facoltà di teologia, trovava opportuno e vantaggioso inserire la sua teoria in una visione teistica. Infatti, Charles darwin era una persona divorata dall’ambizione. Più che alla ricerca della verità scientifica, Darwin si era votato alla ricerca del successo personale. Chi voleva piacere ai lettori dell’Inghilterra vittoriana, doveva prendere le distanze dall’emergente positivismo ateistico. Il positivismo ateistico, con i suoi cascami socialistici, aveva successo fra le élite intellettuali ma non fra la gran massa della gente comune, che rimaneva saldamente ancorata ad una visione tradizionale. Oggi sia i sostenitori atei sia i critici cattolici ammettono tranquillamente che le lodi alla fantasia del Creatore contenute nella Origine della Specie non sono molto sincere.   Infatti, Darwin aveva abbandonato la facoltà di teologia, e aveva scelto di imbarcarsi sul Beagle, proprio perché la sua fede vacillava un po’ troppo. Anche la celebrazione del Cristianesimo appare poco sentita. Elogiando il valore sociale del Cristianesimo, Darwin paga il dazio alla filosofia morale dominante nell’Inghilterra vittoriana: l’utilitariso di Benthan e Mills.Ma a parte tutto, a me personalmente delle convinzioni personali dell’uomo Darwin non me ne importa nulla. Anche nel caso in cui Darwin fosse animato da una fede ardente e sincera, anche nel caso in cui i suoi elogi alla fantasia del Creatore e al valore sociale del Cristianesimo non fossero meramente opportunisti, restano quattro fatti fondamentali. Primo: la sua teoria fu subito fatta propria dalla élite intellettuale positivista, che ne fece la base di una visione materialista e anti-teista. Secondo: la sua teoria di per sé si può tranquillamente conciliare con la fede, tanto è vero che fu accolta con entusiasmo pura da alcuni uomini di Chiesa, primo fra tutti Teilhard De Chardin. Terzo: dalla sua teoria deriva l’eugenetica. Quarto: la sua teoria è stata assorbita dalla visione del totalitarismo politico di derivazione egheliana. A me personalmente, i primi due punti interessano poco, il terzo e il quarto invece interessano molto. Lascio ad altri di discutere se la teoria di Darwin e contro o a favore della fede. Io discuto di eugeneteica e nazi-comunismo. Tuttavia, nei miei post, specialmente nei post sull’Inteligent Design, non ho mancato di discutere approfonditamente di caso, di necessità, di cause prime e cause seconde. E la mia conclusione è che la teoria di Darwin non è direttamente opposta alla fede ma lo è indirettamente. Non lo è dirtettamente, in quanto, come dicevo, mutazioni casuali e selezione naturale possono essere considerate “cause seconde”. Lo è indirettamente, perché contraddice la legge naturale, la quale coincide la legge divina. La fede cristiana è legata alla legge naturale-divina, la teoria di Darwin contraddice la legge naturale-divina. Quindi, completando il sillogismo, la teoria di Darwin è incomaptibile con la fede. L’evoluzionismo teistico alla Chardin è un ibrido mostruoso, al limite dell’eresia.
Come si vede, ho già esaminato approfonditamente tutto quello di cui adesso si discute da Claudio come se io non avessi detto nulla. Evidentemente, i miei post non sono stati minimamente letti dai soliti blogger cattolici che bazzicano nella blogsfera.
In effetti, si decide di leggere un testo qualunque, lungo o corto, solo se si è convinti che quel testo possa essere interessante, e che quindi valga la pena fare la fatica di leggerlo.
Evidentemente, C. & company non pensavano che i miei post potessero essere interessanti.
Li capisco: i fondo sono solo una donna.
Lo stesso Darwin ammoniva che la selezione naturale non agisce sulle donne, che pertanto sono meno evolute degli uomini, si, insomma, sono stupide, buone al massimo per farsi scopare.

Ah, se avessi i coglioni…

REGINADISTRACCI UNCUT AND UNCENSORED su Spaghetti Volanti, maschilismo e… rock’n roll

sabato, 26 febbraio 2011

REGINADISTRACCI UNCUT AND UNCENSORED su Spaghetti Volanti, maschilismo e… rock’n roll.

Finalmente ho tempo di scrivere. Sento il bisogno di sottopormi, di tanto in tanto, a dure esercitazioni militari di scrittura in questa piccola “palestra” privata che è il mio blog. Se di lettori ne ho pochi o nessuno, pazienza. Sono consapevole del fatto che la maggior parte della gente non ha voglia di leggere dei post lunghi e tuttavia non sono disposta a scrivere post brevi. La lunghezza e la profondità dei post esercitano una sorta di darwiniana “pressione selettiva” sui lettori: solo i più adatti resistono. Oggi ho deciso di battere tutti i record di lunghezza, scrivendo il post più lungo della storia della blogsfera italiana e mondiale. Oggi ho deciso di scrivere tutto quello che mi passa per la mente, con vertiginosi voli pindarici da un argomento all’altro. A differenza delle menti deboli, le menti robuste riescono a trovare e creare connessioni fra argomenti apparentemente eterogenei, scoprendo il disegno unitario che lega tutti i pezzi di realtà.
Innanzitutto, diamo una occhiata ai commenti in moderazione. Già che ci sono, rispondo a tre commenti e poi traggo le debite conclusioni. Dunque, uno dei soliti anonimi patafariani ha scritto in calce al post IMPETUS:
Per l’ennesima volta cerchi di dimostrare la razionalità intrinseca del cristianesimo mediante la tesi dell’origine cristiana della scienza. Peccato, perché, come ti ho già spiegato, la categoria dell’universo come logos razionale è di origine greca. L’ho già scritto più volte, ma tu fai finta di niente e continui per la tua strada.
Senti, adesso mi hai proprio rotto le palle anche se non le ho (vi ho avvertito: uncut and uncensored). Infatti io non ho mai negato anzi ho più volte ripetuto che la filosofia greca ha scoperto la categoria del Logos. Per dirla tutta, Ratzinger in Fede, verità e tolleranza riconosce che sono stati i filosofi greci a consegnare ai santi e pensatori cristiani della tarda antichità il concetto fondamentale di Logos. Tuttavia, i maggiori filosofi greci (la trinità Socrate, Platone ed Aristotele) distinguono ancora nettamente fra divinità e cosmo, attribuendo alla prima il Logos e al secondo una psiche (panpsichismo). E come distinguono fra divinità e cosmo, così distinguono fra ragionamento ed esperienza. Secondo loro, il ragionamento astratto avvicina alla verità ultramondana del Logos, mentre l’esperienza mondana è incerta e ingannevole. Ma senza applicare il ragionamento all’esperienza diretta della realtà, ossia senza osservazione senza sperimentazione, non c’è scienza. D’altra parte, il pensiero filosofico greco si distacca dal paganesimo greco. Se il primo attribuisce alla divinità un Logos, che in quanto Logos non può mai essere in contrasto con se stesso, il secondo che concepisce una molteplicità di déi e semidei le cui rispettive volontà non sono sempre in sintonia fra di loro. Nell’Olimpo si litiga spesso. Inoltre, sebbene siano tutti divinamente intelligenti, gli inquilini dell’Olimpo si lasciano dominare spesso e volentieri da passioni cieche e violente. Il sommo Omero ci parla di déi capricciosi e annoiati che, comodamente adagiati sui loro sofà nel salotto dell’Olimpo, reggendo in mano dei calici d’oro che la venerabile Ebe passa a riempire di nettare – sembra un party nell’attico di un grattacielo di New York –  si divertono a guardare gli uomini che si scannano a Troia come fosse una partita in televisione, gli uni tifando per gli achei e gli altri tifando peri troiani. Oh, dolci ricordi di liceo…

Omero

Fammi capire: l’adesione dei non-cristiani al panpsichismo dimostra la loro lontananza dalla scienza contemporanea (cioè, all’interno del tuo discorso apologetico, la loro inferiore ragionevolezza).  Viceversa, l’adesione del pensiero tomista alla dottrina delle intelligenze motrici (che pure tu riconosci essere “sbagliata”) non può essere usata nella stessa direzione argomentativa. Spero che tu ti renda conto che tra il panpsichismo e le intelligenze angeliche non c’è una grande differenza (almeno dal punto di vista del pensiero scientifico e dei suoi presupposti)…
Dal punto di vista del pensiero scientifico e dei suoi presupposti, le intelligenze motrici sono il contrario del panpsichismo. Fra i pianeti dotati di psiche e i pianeti mossi dalle intelligenze motrici c’è la stessa differenza che c’è fra una palla che “decide” di volare a mezz’aria seguendo una rotta circolare e una palla in braccio ad un bambino che corre in cerchio. Nel secondo caso la palla non ha nessuna volontà e nessuna anima, è solo un pezzo di plastica che può muoversi solo se è mosso. Ebbene, nell’ottica di san Tommaso le “intelligenze motrici” stanno agli astri come il bambino del mio esempio sta alla palla. Oltretutto, Tommaso aveva molti dubbi su queste “intelligenze motrici”, non escludeva che gli astri potessero muoversi solo in virtù dello “impetus”. Egli non rinunciò alle “intelligenze motrici” solo perché non riusciva a spiegarsi il moto circolare (in realtà ellittico) dei pianeti. Infatti, il nostro braccio può imprimere ad un oggetto un moto rettilineo uniforme – naturalmente deformato e rallentato dall’attrito dell’aria e dalla forza di gravità – ma non un moto circolare o ellittico. Bisognerà aspettare Galileo, Keplero e Newton per cominciare a capire come diavolo fanno i pianeti a girare attorno al sole.

“Se infatti si pensa che ogni oggetto del cosmo abbia una sua propria volontà, si deve anche pensare che non obbedisca a nessuna legge esterna”. E per quale motivo? Voi cristiani accettate l’idea che l’uomo abbia una propria volontà autonoma; non per questo, tuttavia, egli vi risulta impermeabile alle leggi esterne (volute da Dio), né il suo comportamento appare irriducibile a descrizioni capaci di produrre previsioni scientifiche.
Mi sembra un rilievo ozioso. Ti posso anche concedere che, a livello teorico, la presunta “psiche” degli astri possa sottomettersi a delle leggi, ma non è questo il problema. Il problema è quello che pensavano i panpsichisti. Nella visione panpsichista, il movimento degli astri è determinato dalla “psiche” degli astri e basta.  Sotto un certo aspetto, è vero che la visione panpsichista è una visione indeterministica, dal momento che non riferisce i fenomeni ad una serie di cause causate, connesse fra loro da leggi precise (in primo luogo leggi fisiche), ma all’arbitraria volontà degli astri, che è gratuita quantoil caso. Invece, la scienza cristiana-occidentale rifiuta sia il determinismo assoluto sia l’indeterminismo assoluto, riconoscendo che nel cosmo non agiscono solo cause ma anche il caso (anche se, a mio parere, il concetto di caso aspetto ancora di essere definito con precisione: vedi oltre).
Dalla visione cristiana del cosmo discende una concezione della libertà molto diversa dalla concezione antica. Per gli antichi gli astri erano più liberi degli uomini. Nell’universo panspichista, infatti, la volontà imperscrutabile degli astri e degli déi determina ogni fenomeno: anche il destino individuale. Nella tragedia greca, ad esempio, i protagonisti non riescono mai a contrastare i piani del fato (Τυχη) e a determinare liberamente il proprio destino. Se il fato decide che Edipo deve finire a letto con sua madre, Edipo non può fare nulla per impedirlo. Per quanto riguarda il problema del libero arbitrio, in sostanza, l’indeterminismo assoluto finisce per coincidere col determinismo assoluto: l’uomo secondo gli antichi sarebbe interamente determinato da forze che non può controllare. Invece, il cristianesimo esalta il libero arbitrio individuale senza tuttavia attribuirgli una autonomia assoluta  rispetto alle cause esterne. L’uomo è allo stesso tempo soggetto a cause esterne e libero di determinare il suo destino. Le cause esterne delimitano il campo d’azione della sua volontà ma non la determinano. Il cristiano si sente artefice del proprio destino. Colpisce il fatto che, per quanto riguarda il problema del libero arbitrio, la cultura occidentale post-cristiana da una parte attribuisce alla libertà un valore assoluto, allargando il più possibile i confini del lecito, dall’altra nega il libero arbitrio, ritornando su posizioni molto vicine a quelle greche. Nella prospettiva occidentale post-cristiana, l’uomo da una parte può fare quello che vuole (“vietato vietare”, “faccio quello che cazzo mi pare”) dall’altra è interamente determinato dall’ambiente sociale, dai geni e da tante altre cose. E così per i seguaci della sociologia marxista, ossia per tutti i giornalisti di sinistra, i criminali sarebbero sempre e per definizione “vittime della società”, mentre per i biologi molecolari ogni comportamento umano avrebbe una origine genetica.

 In generale, seguendo la tua logica, il massimo di ordine si ottiene col minimo di arbitrio: da questo punto di vista, il determinismo panteista stoico appare molto più adatto a generare il pensiero scientifico di quanto non lo sia il teismo cristiano.
No, vedi, tu imposti male la questione. Il problema non è se col minimo di arbitrio\caso e il massimo di cause si possa ottenersi il massimo d’ordine. Non lo so, può darsi, ma non è questo il problema. Il problema è quale di queste tre opzioni è vera: nell’universo agiscono solo cause, nell’universo agisce solo il caso (e\o l’arbitrio imperscrutabile degli dei o degli astri), nell’universo agiscono sia cause che caso. Quale delle tre è vera?  Naturalmente la terza. Quindi, si può fare scienza solo se si abbraccia la terza opzione. Chi ha abbracciato la terza opzione? I cristiani. Fra i credenti nelle altre religioni, prevale l’opinione che nell’universo agisce solo il caso anzi non il caso (dal momento che il caso è un concetto poco chiaro ai non occidentali) ma l’arbitrio imperscrutabile degli dei o degli astri. E come ho detto, questo indeterminismo assoluto diventa determinismo assoluto per quanto riguarda il problema del libero arbitrio individuale.
Ma a parte tutto, le chiacchiere stanno a zero. Qui non si tratta di quello che penso io ma dei nudi fatti storici. Che la scienza sia nata nell’Europa cristiana e non nella Grecia pagana è un fatto. Che la scienza affondi le sue radici nella teologia è un fatto. Che né i pagani greci né i filosofi greci né gli stoici panteisti né i monoteisti musulmani ed ebrei né i confuciani cinesi né gli induisti né i buddisti né tutti gli altri non cristiani abbiano mai inventato qualcosa di simile alla scienza è un fatto. Che di conseguenza i non cristiani siano meno ragionevoli dei cristiani non è una opinione. E’ la verità. E la verità vi fa male, lo so, poveri anti-teisti. Mi sa che fra un po’ dovrete stendervi sul lettino dello psicanalista per elaborare il lutto della vostra sconfitta. Ci avete messo due secoli a costruire pazientemente un castello di leggende nere contro la Chiesa, e oggi basta qualche studio storico approfondito per farlo crollare. Come un castello di carte crolla al primo soffio di vento. La più tenace di tutte le leggende nere, sui cui oltretutto si basa la demenziale  setta dello Spaghetto Volante, è la leggenda secondo cui la Chiesa avrebbe sempre combattuto contro la scienza. Secondo questa leggenda, il cristianissimo Medioevo sarebbe stato un intervallo oscurantista fra la luminosa antichità classica, che avrebbe inventato le prime forme di scienza, e l’età moderna, che avrebbe riscoperto la scienza liberandosi dalla pastoie cristiane. Ma fatela finita una buona volta.

Da un articolo di Massimo Introvigne su La vittoria della ragione di Rodney Stark:
«La scoperta progressiva di leggi secondo cui funziona l’universo è quanto siamo abituati a chiamare scienza. La mera invenzione di strumenti utili, senza teoria, non è scienza. La teoria non verificata attraverso l’osservazione sistematica della natura, a sua volta, non è scienza, ma filosofia. In questo senso, Stark sostiene che «la vera scienza è nata una volta sola: in Europa»: e nell’Europa cristiana, non in Grecia o a Roma. I greci antichi erano perfettamente in grado di costruire strumenti slegati dalla teoria, o di elaborare teorie sottratte alla verifica empirica: ma non si trattava ancora di scienza. Aristotele (384-322 a.C.), per esempio, insegnava che la velocità di caduta di un solido è direttamente proporzionale al suo peso, così che una pietra pesante il doppio di un’altra avrebbe dovuto cadere dallo stesso punto a una velocità doppia della seconda. “Una gita alla più vicina collina gli avrebbe consentito di convincersi che la sua idea era falsa»: ma il punto è proprio che Aristotele, che pure talora compiva esperimenti, non lasciava che questi interferissero con le sue teorie”».

Da un articolo di Massimo Introvigne su For the glory of God di Rodney Stark:
«La seconda parte del volume è dedicata alla nascita della scienza moderna. La scienza nasce, nota Stark, per una serie di concause, in parte legate a fattori economici e allo sviluppo tecnologico. Queste ultime cause tuttavia, secondo il sociologo americano, sono necessarie ma non sono sufficienti. La scienza nel senso moderno del termine può nascere solo in determinate condizioni religiose: solo una cultura persuasa che il mondo sia stato creato da un Dio personale benevolo, e non capriccioso, le cui leggi sono immutabili, sarà spinta a cercare di scoprire queste leggi. Così, nonostante un’avanzata tecnologia, la scienza non nasce in Cina, dove manca la nozione di un Dio personale, e si spegne nel mondo islamico quando la teologia prevalente comincia a insegnare che Dio è imprevedibile e non opera tramite leggi costanti, così che “(…) condanna tutti i tentativi di formulare leggi della natura come bestemmie che negano la libertà di azione di Allah”: “Se Dio fa quel che gli piace, e quel che gli piace è sempre variabile, l’universo non opera secondo leggi regolari”.
Naturalmente, l’idea secondo cui il cristianesimo ha generato la scienza moderna appare agli antipodi della vulgatasecondo cui questa sarebbe emersa da una lunga lotta contro le pastoie religiose che cercavano di soffocarla. Questa idea è però, secondo Stark, interamente mitologica e deriva dai già citati pregiudizi anti-cattolici: in effetti già nelle cosiddette “età oscure” dell’Alto Medioevo “la tecnologia dell’Europa era avanzata ben al di là di quanto si conosceva dell’antichità”, come il sociologo documenta facendo riferimento a numerosi storici della scienza contemporanei. Smentendo a uno a uno i miti di una “leggenda nera” sulla presunta lotta del cristianesimo contro la scienza, questi storici hanno tra l’altro dimostrato che la maggioranza dei filosofi cristiani medioevali sostenevano che la terra era rotonda, non piatta; che l’anatomia avanzava tramite la dissezione di cadaveri che, con alcune cautele e limitazioni, era permessa dalla Chiesa; che l’ipotesi eliocentrica era stata pacificamente formulata ben prima di Niccolò Copernico (1473-1543); e che semmai Galileo Galilei (1564-1642), ben lungi dall’essere “(…) solo una vittima innocente(…)” di abusi di potere, che pure ci furono, “(…) mise a rischio sconsideratamente l’intera impresa scientifica (…)” presentando le sue teorie scientifiche come certe anziché come ipotetiche e deducendone conseguenze teologiche: “(…) i suoi guai derivarono dalla sua arroganza e non solo dalle sue idee scientifiche”.
Ugualmente falsa è l’idea secondo cui i grandi scienziati dell’epoca formativa della scienza moderna erano principalmente liberi pensatori scettici, o almeno protestanti anti-cattolici. Stark costruisce una tabella sulla base di 52 scienziati le cui biografie appaiono in diverse enciclopedie della scienza e che sono stati attivi tra il 1543 e il 1680 (l’epoca d’oro della scienza moderna nascente secondo gli storici specializzati): conta 25 cattolici, 25 protestanti e solo due liberi pensatori. All’obiezione secondo cui gli scienziati dovevano fingersi religiosi per evitare persecuzioni, Stark risponde che lo studio della vita privata dei 52 scienziati mostra che il 61,7% di essi erano “devoti”, nel senso che documenti personali quali lettere e diari ne provano una religiosità che andava al di là della semplice pratica “convenzionale”. Questo rimane vero anche nel Settecento e nell’Ottocento».

“Per mettermi a fare scienza, devo prima avere fede. Devo credere che il cosmo non si basi sul caos ma sull’ordine, e devo credere che la mia ragione sia in grado di comprendere quell’ordine”. Una parte dell’epistemologia contemporanea concepisce l’impresa scientifica come “strumento” per effettuare previsioni, eludendo la necessità di intendere le leggi “scoperte” dall’uomo alla stregua di descrizioni della realtà “in sè e per sè”. Al di là di ciò, la vita quotidiana di ogni individuo impone al medesimo di credere nell’esistenza del mondo esterno alla sua coscienza, così come in quella di agenti indipendenti da quest’ultima. La dimostrazione incontrovertibile di tale verità anti-solipsista è tuttavia assai problematica. Ciò nonostante, essa risulta incontestabile. Una certa dose di “fede” è dunque necessaria, anche a chi non fa di mestiere lo scienziato. Proprio per questo, però, non tutte le credenze non strettamente dimostrate sono sensate. Proprio per questo, non basta appellarsi alla “fede” per rientrare ipso facto nell’ambito del “ragionevole”.
Provo a fare un riassunto del tuo discorso: per fare scienza e per vivere bisogna essere certi dell’esistenza del mondo esterno, per credere nell’esistenza del mondo esterno bisogna avere una certa dose di fede e tuttavia la fede non basta per credere ragionevolmente nel mondo esterno. Allora siamo fritti. Quando ci saremo finalmente liberati dai nefasti influssi del kantismo? Kantiana, non cristiana, è infatti l’idea che per credere nel mondo esterno ci sia bisogno di fede. Kantiana, non cristiana, è anche l’idea che le leggi scoperte dall’uomo non appartengano alla “cosa in sé”, meglio nota come “noumeno”, ma al “fenomeno” ossia all’insieme dei dati che i sensi forniscono alla mente. I neo-tomisti cattolici hanno criticato a fondo Kant e il kantismo. Io credo nell’esistenza della realtà esterna non perché “ho fede” ma perché la vedo, la tocco, la odo e ci sbatto la testa. D’altronde, è irragionevole pensare che ciò che io percepisco attraverso i sensi sia diverso dalla cosa in sé o noumeno, dal momento che i dati veicolati dai sensi non sono prodotti dai sensi stessi ma dal noumeno in persona. Contraddicendosi, Kant prima dice che nel mondo noumenico non sarebbero possibili relazioni di causa-effetto poi dice  che il nuomeno è “causa” della percezione. Contraddicendosi ulteriormente, Kant da una parte dice che la percezione causata dal nuomeno, dall’altra dice che la percezione è difforme dal noumeno. Evidentemente, per Kant i sensi sono dei mentitori patologici.  Esagerando il punto di vita di Kant in senso scettico, se io vedo un “noumeno” a forma di mela rossa e me lo mangio, in realtà non posso sapere se quel noumeno è veramente rosso, è veramente una mela e quindi è veramente commestibile, sicché ogni volta che credo di mangiare una mela rischio di avvelenarmi. Roba da matti. Comunque, io ho detto che per fare scienza bisogna essere convinti che la ragione sia in grado di esaminare la realtà. Ma appunto, Kant non ne è convinto La ragione kantiana non esamina infatti la realtà, che rimane “noumeno” inconoscibile, ma solo il “fenomeno”che si presenta ai sensi, questi mentitori. Ma se la ragione non può conoscerlo direttamente, significa che il mondo noumenico è privo di un ordine razionale. È puro caos. Quindi, trovo preoccupante che l’epistemologia contemporanea ritorni su posizioni kantiane. Nel corso di una conferenza cui ho assistito, un astrofisico cattolico ha denunciato che la scienza post-moderna comincia ad assorbire, qui e lì, qualche suggestione irrazionalista. Evidentemente, quanto più ci si allontana dalla fede cristiana, tanto più ci si allontana anche dalla fede nella razionalità del cosmo. E se la fede nella razionalità del cosmo viene meno, viene meno anche la scienza. Il mondo post-cristiano sarà anche un mondo post-scientifico. Qualcuno ha trovato una connessione fra la lenta fine dell’avventura spaziale americana e l’avanzare del relativismo post-moderno.

Ma andiamo avanti. In calce al post IL DIVINO GIUSTO MEZZO, donferrante Wallace ha scritto:

Regina, non sapevo che mi avessi citato (ovviamente a sproposito), ma siccome lo hai fatto, per ringraziarti ti regalo un’informazione: il fungo-anatra, dillo anche alla tua amichetta ignorantella, esiste davvero, oggi lo si chiama Lepas anatifera ed è un crostaceo della sottoclasse dei Cirripedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Lepas). Ironia della sorte, il grandissimo Charles Darwin studiò a fondo l’anatomia dei cirripedi. Per la serie: perdonali perché non sanno di cosa parlano! Bye
Senti, ma chi vuoi (uncut and uncensored) prendere per il culo? La Lepas anatifera è un mollusco che non ha nessuna intenzione di diventare un’anatra. Invece, nel testo dell’erbario cinquecentesco che Lucyette ha gentilmente portato alla nostra attenzione non si parla di un mollusco che fa il mollusco ma di qualcosa di simile ad un  fungo (“alcuni come fonghi”) che diventa uccello e “se ne vola”.

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Se guardiamo bene il disegno dell’erbario ci accorgiamo che il presunto “Arbor Anitre” coincide con la Lepas anatifera. Quello che agli antichi appariva come un fungo-anatra è in realtà un mollusco.

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Ma appunto, a noi non interessa  sapere che cosa è esattamente quel mollusco; a noi interessa sapere che cosa ne pensavano gli “auttori degni” del secolo XVI.  Per l’appunto, questi ultimi credevano che la Lepas anatifera fosse in realtà un “fongo” e che quel “fongo” si sviluppasse in forma di uccello. E come gli “auttori degni” di allora credevano al fungo-anatra, così gli “auttori degni” che oggi scrivono su Science e su Nature credono nell’uomo-scimmia, nella mucca-balena e altre cose che faranno molto ridere i posteri. Questi ultimi guarderanno ai membri della setta neo-darwinista (perché di setta si tratta) come noi oggi guardiamo agli “auttori degni” del Cinquecento e del Seicento.

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Ma andiamo avanti. In calce al post AUSMERZEN, Rex ha scritto:
“Per il resto, secondo la dottrina cattolica tutti coloro che non hanno conosciuto Cristo saranno giudicati meno duramente di quelli che lo hanno conosciuto. Già ne parla Dante nella Divina Commedia.” Dici? Sarà, ma io ricordo che Dante scrisse che l’ anima di una persona, per quanto buona, vissuta prima di Cristo o di un’altra fede, finisse direttamente all’ inferno, nel migliore dei casi nel limbo, dove egli colloca Virgilio, Aristotele, Salāh al-Dīn e altri. E la stessa chiesa cattolica credeva, fino a qualche tempo fa, che i bambini nati senza aver ricevuto il battesimo e morti prematuramente, pur non avendo commesso alcun peccato, sarebbero stati destinati alla stessa condizione, e questo è il motivo per il quale molti di noi sono stati battezzati senza aver potuto scegliere in maniera autonoma. Quantomeno dalla una rilettura alla Divina Commedia prima di citarla a sproposito la prossima volta. Rex
Mi sa che un robusto ripasso dell’opera più importante della letteratura mondiale dovresti proprio farlo tu. Tutti i lettori attenti della Divina Commedia, fra i quali evidentemente non figuri tu, hanno notato che Dante, quasi a volersi deliberatamente contraddire, nell’Inferno segue la dottrina tradizionale relativa al Limbo e poi nel Paradiso ne prende implicitamente le distanze. Alla fine, a sorpresa, mette due virtuosi pagani nel cielo di  Giove (canto XX, vv. 79-148). Tutti gli esegeti hanno notato che la presenza di Adriano e Rifeo in paradiso dimostra che Dante, in realtà, non credeva nel Limbo. E in effetti, la credenza nel Limbo, non trovando dei solidi punti di appoggio in nessuno dei due testamenti, è stata presto abbandonata. Nel canto XIX del Paradiso (vv. 103-111) Dante mette in bocca all’aquila del paradiso delle parole sibilline:

esso ricominciò: «A questo regno
non salì mai chi non credette ‘n Cristo,
né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
che saranno in giudicio assai men prope
a lui, che tal che non conosce Cristo;
e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
quando si partiranno i due collegi,
l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.»

Era esattamente a questi versi che pensavo, quando ho scritto che “secondo la dottrina cattolica tutti coloro che non hanno conosciuto Cristo saranno giudicati meno duramente di quelli che lo hanno conosciuto”.
Ma adesso basta. Negli ultimi mesi il mio blog non ha raccolto molti commenti. Ha raccolto pochissimi commenti e tutti impegnativi. Ebbene, non posso permettere che dei commenti tanto impegnativi quanto aggressivi facciano bella mostra sul mio blog senza contraddittorio. Per questo non li pubblico mai senza i miei commenti di risposta. Nell’attesa di trovare il tempo per rispondere, li devo lasciare in moderazione. E i giorni passano. Ultimamente, ci ho molto riflettuto. Sono giunta alla conclusione che almeno la metà di quei pochi commenti non meritano né pubblicazione né risposta. Il mio tempo è troppo prezioso per farmelo rubare da commenti ripetitivi e disonesti. Nelle mezzore libere, preferisco di gran lunga divertirmi su You-tube o fare addominali o qualunque altra cosa piuttosto che ripetere per la centesima volta ai soliti rompiballe pastafariani le medesime cose che ho già ripetuto novantanove volte di seguito. Anche perché, se ripeto la medesima cosa per la centesima volta, i pastafariani la negheranno perla centesima volta, e allora la dovrò ripetere per la centunesima volta ed essi a loro volta la negheranno per la centunesima volta e via di seguito, in una spirale senza fine. Quindi, l’unica soluzione è cancellare il commento pastafariano per bloccare la discussione. Anche perché non posso permettere ai miei avversari di usare la “tecnica dell’ultimo commento”.
Sebbene coperta di stracci, io sono regina, Rottami e diamanti è il mio regno. Qui non c’è democrazia, i miei poteri sono assoluti. Gli ospiti o, direi, sudditi non possono dire parolacce, io si. L’ultima parola in ogni discussione riservata a me. Inoltre, ho diritto di vita e di morte sui commenti. Se non vi sta bene, andate da un’altra parte. Ma un paio di pastafariani non ne vogliono sapere di andare da un’altra parte. Sono ossessionati dal mio blog e io francamente non capisco perché. Su Wikipedia leggo che la pseudo-religione dello Spaghetti flying monster è una parodia della teoria del Progetto Intelligente. In effetti, i pastafariani si sono dati una missione: ridicolizzare i creazionisti, gli ideisti e più in generale tutti i credenti. Si dedicano a questa missione con uno zelo quasi religioso, di una religione all’incontrario. Avete presente i crocifissi rovesciati?  Va bene, ognuno spreca il suo tempo come vuole. Ma io che c’entro? Non sono certamente una creazionista e d’altra parte non sono propriamente una ideista. Se respingo senza appello il Creazionismo della terra giovane, che mi sembra una buffonata protestante, invece accetto con molte riserve la teoria dell’Intelligent Design (qui). Di essa per il momento prendo solo quello che mi serve per fare fuori la teoria di Darwin. Infatti, io non combatto a favore di qualcosa ma contro qualcosa. Non combatto a favore della teoria dell’ID ma combatto contro la teoria di Darwin. La mia personalissima convinzione è che la teoria di Darwin sia una ideologia travestita da teoria scientifica, sorella delle peggiori ideologie della modernità (nazionalismo, comunismo, nazismo, ambientalismo).
Di più, io non voglio che si costringa la scienza a diventare una sorta di ancella della fede. Se è vero che la scienza discende storicamente dalla fede, tuttavia la scienza ha il compito non di dimostrare l’esistenza del Creatore (se non indirettamente) ma di esaminare il creato. Di per sé, la scienza non può dire nulla su Dio. Nella misura in cui la teoria dell’Id è una teoria sul “Progettista”, non mi interessa; nella misura in cui è una analisi del progetto, mi interessa, sebbene con riserve. Infatti, io credo che il progetto vero e proprio del divino Progettista sia celato al di sotto di una spessa rete di casualità e cause in cui la scienza rimarrà sempre, provvidenzialmente, impigliata. È molto importante che a ciascun uomo sia lasciata intatta la libertà di scegliere fra la fede e mancanza di fede. Se l’uomo fosse obbligato a credere, la fede non sarebbe più fede ma un obbligo. Se è vero che la scienza non potrà mai trovare la prova scientifica dell’esistenza di Dio, è altrettanto vero che, se potesse trovarla, danneggerebbe la libertà di non credere e, di conseguenza, danneggerebbe la fede. Senza la mancanza di fede non potrebbe esserci neanche la fede, dal momento che la seconda si definisce in opposizione alla prima. Se un giorno gli scienziati annunciassero di avere scoperto la prova scientifica definitiva dell’esistenza di Dio uno trino, tutti gli uomini sarebbero obbligati a credere e quindi la fede smetterebbe di essere una virtù. Tutti sarebbero obbligati a rendere culto a Dio, anche quelli che non lo amano. L’obbligo di credere, per questi ultimi, diventerebbe una sorta di schiavitù. Ma Dio non vuole una devozione da schiavi. Vuole un amore da figli.
Ma io mi spingo ancora oltre. Non solo prendo le distanze da ogni speculazione sul “Progettista”, ma ritengo che la teoria di Darwin possa tranquillamente conciliarsi con la teologia. Anche il gesuita Theilard De Chardin lo pensava. Dio può tutto: anche fare evolvere la vita tramite mutazione casuale e selezione naturale. A sorpresa, scopro che Xodroont la pensa esattamente come me. Sul blog di Claudio (qui), ha scritto:
«Ok io sono ateo, e quello che sto dicendo va contro di me, ma: perché il fatto che la vita sia stata creata da processi biologici “casuali”  o meglio, a processi biologici dovuti alle condizioni della terra primordiale e non all’ intervento vero e proprio di un creatore dovrebbe smentire l’ esistenza di un Dio? Persino Dawkins non ha mai affermato una cosa del genere. Certo io sono ateo per alcuni dei motivi dettati da questo scienziato, ma anche per altri motivi quali esperienze personali e effettiva incredulità personale, dovuta anche a quello che studio. Però tecnicamente dio ha benissimo potuto creare un universo così elegante che ha fatto tutto da solo senza la necessita di intervenire secondariamente, un enorme gioco fatto con le tessere per il domino, per intenderci, senza ricorrere a degli interventi per correggere il proprio errore. PS: i pastafariani prendono in giro i religiosi fanatici, che vogliono imporre le loro idee (ID o creazionismo) ed il loro Dio, i credenti moderati, come per esempio Kennet Miller, F. Collins, ed altri, quest’ ultimo del resto “impone” la sua idea alla stregua di Dawkins, sono più che ben accetti.»
[Fra parentesi, anche ammettendo che Dio possa avere creato la vita tramite “mutazione casuale”, tuttavia il concetto di CASO aspetta ancora di essere definito con precisione. Da come la vedo io, dentro quello che chiamiamo genericamente caso c’è sicuramente una porzione di caso vero e proprio ma anche un insieme di cause che ancora non sappiamo riconoscere e quantificare. Spesso, dietro il caos apparente si cela una armonia nascosta (avete in mente i frattali?). Perfino la pallina sulla roulette, a mio parere, non si muove propriamente “a caso”. Una quantità estrema di micro-fattori (la velocità della ruota, la velocità con cui la pallina è stata gettata sulla ruota all’inizio del gioco, il punto esatto in cui la pallina ha toccato la ruota, l’eventuale presenza di micro-imperfezioni sulla ruota, il movimento dell’aria attorno, le vibrazioni del tavolo eccetera) contribuiscono a portare la pallina in una casella piuttosto che in un’altra. Dal momento che ci è praticamente impossibile classificare e quantificare tutti questi fattori, noi preferiamo parlare di “caso”. Mettendo fra parentesi questi fattori inquantificabili, esiste un caso vero e proprio, un caso allo stato puro? Io credo di sì. E qui si impone una riflessione sul caso allo stato puro. A grandi linee, Dawkins mette il caso al posto di Dio, contro Dio. Al fondo delle sue argomentazioni, io trovo una specie di postulato o dogma di fede: L’ESISTENZA DEL CASO DIMOSTRA L’INESISTENZA DI DIO. L’opera di Dawkins può essere riassunta così: la vita non è stata creata da Dio ma dal caso e quindi Dio “è estremamente improbabile”.  Ora, che la vita sia opera del caso è tutto da dimostrare (per inciso, l’ID afferma che al “caso” non basterebbe nemmeno l’eternità per creare la vita, ma sorvoliamo). Ma anche ammettendo che il caso abbia giocato un ruolo fondamentale nelle formazione e nell’evoluzione della vita sulla terra, ci sarebbe ancora bisogno di cercare la “causa prima non causata” non solo della materia inanimata ma anche del caso stesso. E sì, l’esistenza del caso non dimostra l’inesistenza di Dio, non solo perché il concetto di “caso” comprende tante cause a noi ancora ignote ma perché una certa quantità di caso allo stato puro può esistere solo nel contesto di un universo ordinato. Se non ci fosse un ordine non esisterebbe neppure il caso, così come se non esistesse la luce noi non esisterebbe neppure il buio, dal momento che il buio si definisce come assenza di luce. Ma non è tutto. Esaminando la questione dal punto di vista della fede, il caso puro è indipendente dalla volontà di Dio oppure Dio è il segreto regista di ogni fatto che ci sembra casuale? Potrei sbagliarmi, ma io personalmente ritengo che Dio permetta l’esistenza di una piccola quantità di caso puro, del tutto indipendente dalla sua Volontà, esattamente come permette l’esistenza della libertà umana. Come non controlla il libero arbitrio umano, così non controlla una piccola porzione di caso. Ma se non li controlla, tuttavia li prevede. E qui andatevi a rileggere il brano di Dante sullo sguardo che segue la nave senza tuttavia determinarne il movimento. Chiusa parentesi].
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Ritornando ai pastafariani, Xoodront teme, giustamente, che la teoria dell’ID possa essere usata come un’arma impropria contro l’ateismo. Anch’io lo temo. Come ho detto, io condanno a priori ogni tentativo di usare la scienza come uno strumento per imporre la fede a chi non la vuole. In conclusione, io e i pastariani abbiamo due idee fondamentali in comune: la prima  è che la scienza non deve mai confondersi con la teologia, la seconda è che la teoria di Darwin di per sé non è incompatibile con la teologia. Considerando che la missione dei pastafariani è di attaccare quanti vogliono imporre agli atei la fede tramite la scienza, perché quei due o tre pastafariani attaccano una blogger che si è sempre sforzata di distinguere fra scienza e fede? Ma è semplice: perché io, pure distinguendo fra scienza e fede, e pure ammettendo che la teoria di Darwin non è contro la fede, attacco lo stesso  la teoria di Darwin. Questo li manda in bestia. Li lascia disarmati.
Di cattolici che attaccano la teoria di Darwin ce ne sono tanti, pure troppi. Ma nessuno di loro, dico nessuno, ha la mia stessa posizione. I cattolici si dividono in due categorie: quelli che accettano passivamente la teoria di Darwin, o più che altro se ne disinteressano, e quelli che attaccano la teoria di Darwin nel nome della fede. I primi si accontentano di pensare che l’evoluzione tramite mutazione causale e selezione naturale non escluda l’intervento iniziale di Dio, i secondi attaccano la teoria di Darwin per attaccare l’ateismo. Essi coltivano l’illusione che basti seppellire definitivamente la teoria di Darwin per ricondurre tutto l’Occidente alla fede.
Ebbene, io non appartengo né alla prima né alla seconda categoria. La mia posizione è assolutamente isolata all’interno della Chiesa. Io attacco la teoria di Darwin ma allo stesso tempo distinguo fra scienza e fede, riconosco che la teoria di Darwin non è contro la fede e infine non faccio della guerra al darwinismo una guerra all’ateismo. Casomai, io faccio della guerra al darwinismo una guerra alle peggiori ideologie della modernità. Io attacco la teoria di Darwin perché credo che non sia una teoria scientifica ma una ideologia travestita da teoria scientifica. Questa ideologia da una parte ha nutrito le peggiori ideologie della modernità (nazionalismo, comunismo, nazismo, ambientalismo) e dall’altra ha partorito due pseudo-scienze omicide: eugenetica e razzismo. I darwinisti ripetono ossessivamente che l’eugenetica e il razzismo non derivano dalla teoria di Darwin ma da cattive interpretazioni della teoria di Darwin. Dal loro punto di vista, se fosse correttamente interpretata, la teoria di Darwin potrebbe addirittura minare alla base l’eugenetica e il razzismo. Io non credo. La mia opinione, assolutamente isolata, è che l’eugenetica e il razzismo siano conseguenze necessarie di una teoria che ruota attorno al concetto di “sopravvivenza del più adatto”. Va da sé che, se qualcuno è adatto, qualcun’altro non lo è e quindi deve levare il disturbo.
La mia polemica contro il darwinismo è un corollario della mia polemica contro le ideologie totalitarie della modernità apostata, che hanno riempito di morte il ventesimo secolo. Oltretutto, per me lottare contro il darwinismo e il maltusianismo – due facce della stessa medaglia – è una questione personale. Infatti, in passato io ho creduto ad entrambe queste ideologie. Sotto la pressione della propaganda di certi organismi dell’Onu, ho creduto fermamente in  primo luogo che le risorse del pianeta fossero limitate e che quindi fosse necessario limitare le nascite, in secondo luogo che l’aumento del benessere all’interno della società industriale stesse guastando la razza umana, favorendo la proliferazione dei “geni negativi”. Di conseguenza, mi sono sentita interiormente lacerata fra le ragioni della fede, che mi spingeva alla carità, e le ragioni della scienza, che sconsigliava la carità e consigliava tutto quello che la Chiesa condanna  (in primo luogo l’aborto degli umani “difettosi” e “di troppo”). In seguito, Julian Simon mi ha fatto capire che il maltusianismo è falso mentre Behe e Dembsky mi hanno fatto capire che il darwinismo è falso. E mi sono sentita liberata. Finalmente, le ragioni della scienza non erano più in contrasto con le ragioni della fede. Mi torna in mente quello che diceva san Tommaso: se un ragionamento è in contrasto con la fede, la ragione è giunta a delle false conclusioni e quindi bisogna rifare il ragionamento da capo. La ragione darwinista e maltusiana è giunta a delle false conclusioni. E oggi avrei una gran voglia di andare nelle sedi di certe agenzie onusiane, come la Planned Parenthood, alla maniera di Uma Thurman in Kill Bill, in senso metaforico.
Dunque, secondo me la teoria di Darwin non è incompatibile con la fede ma con le conseguenze morali della fede; non è contraria al dogma della creazione ma al decalogo ossia alla legge naturale; non è contraria alla Fede ma alla Carità. Come ho detto, per me la teoria di Darwin è una ideologia. Avendo una formazione umanistica e filosofica, non scientifica, faccio una analisi filosofica, non scientifica, della teoria o, meglio, ideologia di Darwin. Nei miei post non trovate argomenti scientifici ma solo ed esclusivamente argomenti filosofici e storici. Io non parlo di equilibri punteggiati, Ambulocetus natans, Basilosaurus, Pakicetus, omologie, analogie e tanti altri peraltro interessantissimi argomenti di paleontologia, biologia molecolare e geologia. Io parlo di Donatien-Alphonse François De Sade, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Herbert Spencer, Friedrick Nietzsche, Karl Marx, Adolf Hitler e altri filosofi, pensatori e politici. A me interessa svelare il substrato filosofico della teoria evolutiva. Dal momento che i miei post hanno carattere storico e filosofico, devono essere giudicati dal punto di vista storico e filosofico, non dal punto di vista scientifico. I pastafariani, non sapendo come attaccarmi, cercano di portare la discussione sul piano scientifico, accusandomi di ignoranza scientifica. Ė vero, non ho una preparazione scientifica ma una preparazione umanistica. Ma la mia (relativa) ignoranza scientifica non può essere usata come un argomento contro di me, dal momento che io non faccio discorsi scientifici ma solo ed esclusivamente discorsi storico-filosofici. Se ci fate caso, io tiro fuori argomenti scientifici solo nei commenti, quando ci sono costretta.  E ovviamente, mi limito a riferire in maniera pedissequa gli argomenti elaborati da altri, copia-incollando interi brani pescati nei siti ideisti o trascrivendo interi brani dal libro di Wells, che ho letto e riletto più volte. Ma il fatto che io non abbia né una laurea in biologia né una laurea in paleontologia, non sminuisce di una virgola il valore scientifico degli argomenti che altri (Wells, Behe e Dembsky) mi hanno fornito, e che io mi limito a riferire pedissequamente. A parte che poi non è vero che sono “ignorante” tout court. Senza contare che la biologia figurava fra le materie di studio al liceo, di recente ho imparato molto sulla biologia e sulla paleontologia, sebbene a livello amatoriale a forza di leggere testi ideisti. Ma anche se io fossi “ignorante” tout court, Wells, Behe, Dembsky e tanti altri non lo sono affatto. Sono scienziati di altissimo livello, molto superiori a tutti voi, fatevene una ragione. I loro argomenti restano solidissimi anche nel momento in cui li riferisco io. Analogamente, la teoria del Big Bang resta vera anche nel momento in cui ne parla qualcuno che non ha la laurea in fisica. Se dico: “l’universo ha avuto inizio da una esplosione primordiale”, la mia affermazione è vera anche se io non ho mai lavorato al Cern di Ginevra. Analogamente, se io dico: “Elizabeth Pennisi ha scritto su Science che è tempo di tagliare l’albero della vita”, la mia affermazione è vera anche se non sono andata di persona in laboratorio a confrontare fra di loro le proteine e gli Rna delle diverse specie.
Ma a parte tutto, l’idea di trasformare un cibo inanimato in un essere animato non è male. Lo Spaghetti Monster è efficace come icona pop di anti-teismo, Andy Warhol ne sarebbe stato entusiasta. Si potrebbe parlare di “anti-teismo pop”. Insomma,i pastafariani sono tutto sommato divertenti. Ma anche ingenui. Il sarcasmo rabbioso con cui difendono la teoria di Darwin dalle prove che la smentiscono equivale ad una confessione in pubblico. Essi confessano di guardare alla teoria di Darwin non come ad una teoria scientifica ma ad una teologia, una a-teologia (Michel Onfray docet). I pastafariani dicono che gli ideisti vogliono sottomettere la scienza alla fede. In realtà, sono i pastafariani a sottomettere la scienza alla fede: la cieca fede anti-teista. Se è vero che alcuni ideisti  (non tutti) concepiscono ingenuamente la teoria dell’Id come la prova scientifica dell’esistenza di Dio, è altrettanto vero che i pastafariani concepiscono la teoria di Darwin come la prova scientifica dell’inesistenza di Dio. E come sbagliano i primi, così sbagliano i secondi. Quando lo capiranno finalmente sia i primi che i secondi che bisogna tenere sia la fede che l’ateismo fuori dalle discussioni scientifiche? Quando capiranno i pastafariani che si può benissimo abbandonare il darwinismo senza abbandonare l’ateismo? Si può benissimo rifiutare sia la teoria di Darwin che la fede, come fa Antonio Lima de Faria. Ma questo ai pastafariani non basta. Ai pastafariani non basta essere atei o, meglio, anti-teisti. Essi vogliono imporre l’anti-teismo al mondo intero. Essi brandiscono la teoria di Darwin in salsa Dawkins come un’arma per spazzare via la  fede dalla faccia della terra. Per questo, essi detestano quanti attaccano la teoria di Darwin nel nome della fede, ma ancor più destano quanti attaccano la teoria di Darwin non nel nome della fede. Una come me li manda in bestia proprio perché di fronte a me sono disarmati. Infatti, non possono attaccarmi dicendo che io confondo la scienza con la fede o che voglio imporre la fede al prossimo tramite la scienza. Ancora di più sono disarmati di fronte a Lima de Faria, che è ateo. Quindi io li invito a ravvedersi. Ravvedetevi, smettetela di guardare a quel debole pensatore di Dawkins come ad una sorta di papa ateo, smettetela di guardare a The origin of the species come al Vangelo dell’ateismo. Ad esaminare i testi anti-darwinisti, in primo luogo quelli di Lima de Faria, non perderete di certo del tempo. Se non vi convincono, potrete rafforzare le vostre convinzioni evoluzioniste. Se vi convincono, potrebbero aprirvi nuovi orizzonti, spingendovi ad iniziare delle nuove avventure scientifiche. Se invece preferite credere ciecamente a quello che vi dicono gli “auttori degni” che scrivono sulle riviste peer-reviewed, senza esaminare criticamente le loro affermazioni, significa che siete privi di grandezza e di genio.

P. S. Quando non riescono a prevalere sulle donne intelligenti con gli argomenti razionali, i poveri maschietti selvaggi (mi senti, Risé?) ricorrono agli insulti personali a sfondo sessuale. Sul mio blog è stato scritto di tutto: “fica di legno”, “racchia che non scopa”, “vecchia zitella”. A questo proposito, lascio la parola a Lidia Ravera: “Oggi la donna, qualsiasi ruolo ricopra, viene giudicata sempre e solo secondo gli stessi parametri: la bellezza, l’età, la scopabilità” (Il Venerdì Repubblica, 25 febbraio 2011). Il maschilismo è una piaga profonda, aperta dal peccato originale e allargata dal Principe di questo mondo. L’Occidente è l’unico posto al mondo in cui le donne possono essere persone e non cose. Ma l’Occidente è un’ isola sempre più piccola, assediata dall’oceano in tempesta della barbarie, che è innanzitutto barbarie maschilista. E i nostri maschietti selvaggi invidiano i barbari. L’altro giorno un bastardello durante una trasmissione ha detto: “Care donne, fate pure quello che volete, tanto fra poco arriveranno dalla Libia milioni di arabi che vi metteranno al vostro posto”. E d’altra parte un bastardello di sinistra aveva scritto: “era ora che riconoscessi la superiorità dell’Islam! ma vuoi mettere? l’unica cosa che mi lascia perplesso sono i divieti alimentari, ma per il resto è una pacchia, soprattutto per noi uomini. nel rapporto co le donne, bisogna ammetterlo, i musulmani ci superano di gran lunga perché hanno saputo tenerle al loro posto, altro che Cosmopolitan e Sex and the city” (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23226400/62602436#cid-62602436).
Ma state attenti, poveri maschietti che osate comparire al mio cospetto. I vostri insulti mi lusingano. Quando gli avversari ti crivellano di insulti, significa che hanno paura di te. Anche le mie muse ispiratrici, le donne cui vorrei somigliare – la bionda valkiria Ann Coulter e la splendida afroamericana Condoleeza Rice – sono crivellate di insulti dagli avversari politici. Cari avversari, io mi nutro del vostro odio. Più mi attaccate, più mi insultate, più aumenta la mia determinazione a combattere contro la teoria di un lurido porco ottocentesco secondo cui le donne non valgono più dei gorilla (qui).

killspaghettimonster

P. P. S. E consoliamoci col rock’n roll. La voce di Janis Joplin è come un deserto bruciato dal sole in cui irrompe all’improvviso da una tempesta percorsa da lampi e tuoni (Half moon, Ball and chain). Disperavo di trovare un’altra voce femminile alla sua altezza. Poi all’improvviso, poco più di un anno fa, ho visto in televisione, nel cuore della notte, un vecchio video degli anni Ottanta, che per me è stato una rivelazione. Finalmente avevo trovato una voce all’altezza di quella della Joplin, sebbene molto diversa. Nel canto di una sconosciuta vestita e truccata in maniera surreale si mescolavano il rap caraibico, gorgheggi da opera lirica, jodel tirolesi e recitativi alla Brecht, il tutto condito con le amabili durezze della lingua tedesca (African raggae). La sconosciuta era Nina Hagen, di cui purtroppo nei negozi non trovo che misere compilation. Quello della Hagen è il rock che piace a me, il vero grande art-rock come non se ne fa più, tanto violento quanto ricercato: Future is now. La voce potentissima e sarcastica della Hagen mi piace sempre, anche quando pronuncia la frase più inaccettabile:“Dio è morto”. Sentite con quale tono trionfale urla  “Got ist tod” alla fine di questa canzone dal titolo impronunciabile. Non mi stancherei mai di ascoltarla, non solo perché è accattivante dal punto di vista musicale, ma perché quelle parole terribili si sono rovesciate nel loro contrario. La ragazza che urlava “Dio è morto” oggi ha incontrato Dio. E sì, ho scoperto che di recente Nina si è convertita e canta nel coro della sua parrocchia (qui). Queste sono le storie che mi piacciono.

NINAHAGEN

P. P. P. S.: Credo di essere riuscita a battere il record.

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO IV, V, VI, VII. Post dal 14 novembre al 21 dicembe 2010

martedì, 21 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VII. Il culto della violenza dell’Internazionale Evoluzionista.

L’evoluzionismo non è una teoria scientifica. È una ideologia travestita da teoria scientifica. È l’ultima grande ideologia della modernità. Darwin ha fatto evolvere le idee filosofiche dell’illuminismo, trasformandole in idee pseudo-scientifiche. Prendete il capitolo Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani contenuto ne La filosofia nel budoir di Donatien-Alphonse François De Sade. Nel periodo del Terrore giacobino, il divino marchese consiglia al governo rivoluzionario di abolire le leggi contro il furto, l’omicidio, lo stupro, la frode e in generale tutte le forme di violenza fisica o morale verso il prossimo. De Sade crede fermamente che ladri e assassini siano fisicamente e intellettualmente superiori alle loro vittime. Portando a termine con efficienza un furto o un omicidio, un uomo dimostrerebbe di avere delle qualità fisiche e intellettuali superiori alla media; facendosi derubare o uccidere, un uomo dimostrerebbe di avere poco forza e poca intelligenza. Vi sembra logico, chiede De Sade, che lo Stato punisca il primo e protegga il secondo? Non sarebbe forse più logico e più naturale premiare il forte e punire il debole, regalando al primo l’impunità e togliendo al secondo ogni protezione? E poi, chi comanderebbe ai forti di opprimere deboli, se non Madre Natura in persona? Impedendo ai forti di compiere il loro dovere, lo Stato favorirebbe la sciagurata proliferazione dei deboli e quindi la decadenza della nazione. Se dunque lo Stato se la piantasse una buona volta di proteggere i deboli, la Francia potrebbe finalmente diventare una nazione di forti destinata a sottomettere le nazioni dei deboli eccetera eccetera. Nel post precedente ho detto che, se l’uomo non è più figlio di Dio, è figlio della scimmia e non ha più valore della scimmia. Adesso aggiungo che se togli la legge di Dio, rimane la legge del più forte. Noto per inciso che nella visione sadiana il naturalismo illuminista, che degrada l’uomo ad animale fra gli animali, si fonde con la concezione illuminista dell’illimitata libertà umana: lo Stato dovrebbe legalizzare ogni forma di violenza non solo perché il forte avrebbe il diritto di opprimere il debole ma perché, più in generale, l’uomo illuminista avrebbe il diritto di fare quello che vuole, la sua libertà non tollererebbe nessun divieto, neppure il divieto di rubare e uccidere. Se vuole rubare o uccidere, perché non dovrebbe farlo? Che cosa dovrebbe temere: l’inferno? Ma nell’ottica sadiana-illuminista non c’è Dio, non c’è paradiso e non c’è inferno.

Vi sarete subito accorti che i deliranti argomenti di De Sade sono molto simili agli argomenti rispettivamente di Spencer, di Nietzsche, di Galton e naturalmente di Darwin. De Sade ha molti difetti ma non quello dell’ipocrisia. Ai termini politicamente corretti di “adatti” e “inadatti”, preferisce i termini sinceri e brutali di “forti” e “deboli”. Ma anche se il suo linguaggio è diverso da quello Darwin, De Sade anticipa la concezione darwiniana della “lotta per la sopravvivenza” con annessa  “sopravvivenza del più adatto”. Non credo che Darwin sia stato in qualche maniera influenzato da De Sade. Non credo che nell’Inghilterra puritana della metà del secolo XIX fosse facile procurarsi degli scritti ad alto tasso di perversione come quelli del divino marchese. Quello che è certo, è che fra il secolo XVIII e il secolo XIX certe idee erano nell’aria e sia De Sade che Darwin le hanno respirate. Era nell’aria soprattutto l’idea che la violenza dell’uomo sull’uomo non fosse necessariamente un male. Prendete Georg Wilhelm Friedrich Hegel, senza dubbio il filosofo più importante degli ultimi duecento anni. Tagliando corto, la filosofia di Hegel non è altro che teologia protestante andata a male. Il filosofo tedesco mette uno Spirito Assoluto immanente al posto del Dio trascendente e mette la fede ateistica nella storia al posto della fede cristiana nella provvidenza. Il divenire della storia anzi Storia con la maiuscola, secondo Hegel, coinciderebbe il divenire stesso dello Spirito Assoluto, il quale tenderebbe verso la perfetta realizzazione dell’idea di libertà. Nell’ottica hegeliana, un atto umano può essere sbagliato rispetto alla morale umana ma può essere giusto, sommamente giusto, rispetto alla logica misteriosa della Storia. Fra un atto moralmente giusto ma storicamente insignificante e invece un atto moralmente ingiusto ma storicamente efficace, lo Spirito Assoluto, questo sostituto di Dio, si manifesterebbe maggiormente attraverso il secondo. Insomma, per Hegel i sacrifici eroici di un santo avrebbero molto meno “valore storico” delle crudeltà di un Robespierre o di un Napoleone, i quali avrebbero dato un contributo fondamentale al progresso dell’umanità verso la libertà. “Ho visto l’imperatore – quest’Anima del mondo…” scrisse Hegel a proposito di Napoleone. Considerando che l’Anima del mondo ossia lo Spirito Assoluto sarebbero concetti surrogati del concetto di Dio, ebbene Hegel vede Dio in uno che in realtà non è stato altro che un dittatore. Un dittatore molto bastardo, che ha gettato nel tritacarne delle sue inutili e narcisistiche guerre di conquista una intera generazione di giovani francesi. Insomma, secondo Hegel il progresso dell’umanità verso la “libertà assoluta” sarebbe stato accelerato da un dittatore guerrafondaio come Napoleone e da una banda di squallidi tagliateste come Robespierre e company. A questo punto, dovreste averlo capito da soli che al fondo dello storicismo egheliano c’è il culto della violenza.

Il merito o, meglio, il demerito di Charles Darwin è di avere calato certe idee filosofiche nella biologia. Se per De Sade il forte ha il diritto di fare violenza al debole, per Darwin l’adatto ha il diritto di fare violenza all’inadatto. Se per Hegel la violenza è il motore della storia, per Darwin la violenza è il motore dell’evoluzione biologica. L’influsso de L’origine della specie sulla cultura ottocentesca e novecentesca è stato enorme. In primo luogo, L’origine della specie ha alimentato un vero e proprio culto della guerra. Fra la fine del secolo XIX e l’inizio del secolo XX, si diffondeva l’opinione che uno scontro generale fra tutte le nazioni europee sarebbe stato non solo inevitabile ma anche auspicabile. Si pensava infatti che le guerre, tutte le guerre, avessero dei benefici effetti eugenetici sulla popolazione umana. Chi potrebbe sopravvivere nella guerra di tutti contro tutti, se non i più “adatti”? Giovanni Papini andava ripetendo che “la guerra è l’unica igiene del mondo”, dove lo “sporco” da rimuovere sono gli esseri umani che non raggiungono certi standard di eccellenza. E a furia di sognare la guerra, la guerra arrivò veramente, ma non fu per nulla una “guerra lampo”. Fu un massacro di proporzioni colossali. Sto parlando di quella guerra darwinista di tutti contro tutti che va sotto il nome di Prima Guerra Mondiale.

Bisogna sottolineare che il culto darwinista della violenza rigeneratrice non ha attecchito solo nella cultura di “destra” ma anche e soprattutto nella cultura di “sinistra”. Non sfugga che il concetto marxista di “lotta di classe” deriva direttamente dal concetto darwinista di “lotta per la sopravvivenza”. E se Marx pensa ad una guerra fra le classi sociali, Hitler pensa ad una guerra fra le razze. Se per Marx la “specie dominante” destinata a vincere è la classe proletaria, per Hitler la “specie dominante” è la razza ariana. Se le ideologie nazionaliste hanno promosso il grande massacro della Grande Guerra, l’ideologia marxista ha promosso il lungo massacro inaugurato dalla Rivoluzione d’ottobre, mentre l’ideologia nazista ha promosso il gigantesco massacro della Seconda Guerra Mondiale. Insomma, chiuso un mattatoio, se ne apre subito un altro. Sempre nel nome della “selezione naturale”.

Abbiamo visto che c’è un legame molto stretto fra il darwinismo e le ideologie totalitarie di destra e di sinistra. E in effetti oggi i darwinisti usano gli stessi metodi di repressione del dissenso usati un tempo dai compagnucci della parrocchietta comunista. Fino a non molto tempo fa, i comunisti controllavano tutti gli ambienti intellettuali e artistici d’Italia. Se voleva fare carriera, un artista o un intellettuale doveva fare pubblica dichiarazione di fede nel marxismo. Oggi gli evoluzionisti controllano tutti gli ambienti scientifici del mondo. Se vuole fare carriera, uno scienziato deve fare pubblica dichiarazione di fede nell’evoluzionismo. A proposito di un articolo pubblicato su Nature nel maggio del 2003, Eric Anderson nota: «Gli autori cominciano col dichiarare la loro fede nell’evoluzione Darwiniana dicendo: “La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, inclusa l’ipotesi annessa della discendenza con modificazioni e adattamento per selezione naturale, è largamente considerata come una delle più grandi scoperte scientifiche di tutti i tempi”. Mentre tali apprezzamenti possono indurre l’osservatore attento a dubitare dell’imparzialità degli autori nel valutare i meriti della teoria di Darwin, non c’è dubbio che essi aiutino ad accelerare gli articoli nel processo di recensione di “Nature”. Date simili dichiarazioni della fede evoluzionaria, sono stupito della loro sorprendente somiglianza con i processi di recensione delle pubblicazioni nell’era dei Soviet. Uno dei trucchi per essere pubblicati nell’allora Unione Sovietica era di dedicare un posto nell’articolo ad omaggi verso Stalin o Lenin, oppure a dichiarazioni di fede nel regime comunista».

(http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=79). Certo, nessuna legge vieta ad uno scienziato di firmare la petizione contro Darwin preparata del Discovery Insitute. Ma se la firma, compromette irrimediabilmente la sua reputazione accademica. Rodney Stark nota: «Diversi colleghi mi hanno ammonito che criticare la teoria evoluzionista avrebbe rovinato la mia “carriera”. Questo ha solo reso più forte la mia determinazione di non sopportare più oltre questa arrogante forma di occultismo».

I darwinisti presidiano giorno e notte le mura delle riviste peer-reviewed,  tutte assediate dai dissidenti anti-darwinisti. Ogni volta che i presidianti si distraggono, qualche pericoloso articolo eretico riesce a conquistare qualche pagina delle riviste assediate. Nel 2004, ad esempio, un articolo di Michael Behe e David W. Snoke è riuscito a penetrare nella rivista peer-reviewed Protein Science, mentre un articolo di Stephen C. Meyer, Direttore del Discovery Institute (il tempio dell’Intelligent Design)  è riuscito a penetrare addirittura nella rivista peer-reviewed Proceedings of the Biological Society of Washington, collegata al prestigioso Smithsonian Institute (il tempio dei darwinisti). E ai darwinisti a momenti gli piglia un colpo. Per salvare il salvabile, il direttore della rivista avvallò una risoluzione contro l’Intelligent Design pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science, un’associazione che promuove un approccio ateistico alla scienza. Invece Richard Sternberg, il caporedattore della rivista, prese posizione a favore dell’articolo incriminato, riconoscendo che esso non era privo di validità scientifica. L’avesse mai fatto! Aceccati dalla rabbia, i  suoi colleghi darwinisti gli hanno reso la vita impossibile nell’ambiente di lavoro. Esasperato dalle molestie e dalla calunnie,  Sternberg ha dovuto chiedere aiuto al Congresso degli Stati Uniti. La commissione di inchiesta istituita dal Congresso non solo ha dato ragione a Sternberg ma ha costretto tutti i darwinisti che si erano dati da fare per distruggergli la carriera a chiedere scusa. Ma le scuse tardive e forzate non sono bastate a svelenire il clima e Sternberg è stato costretto a trovarsi un altro posto di lavoro (link). Bisogna sottolineare che, sebbene sia disponibile al dialogo con i creazionisti e i sostenitori dell’ID, Sternberg è un darwinista ortodosso. Sembrerebbe che oggi esista un vero e proprio Partito Evoluzionista Internazionale. I darwinisti riuniti di tutto il mondo guardano agli anti-darwinisti come i comunisti guardavano ai “nemici del popolo” e guardano ai loro compagni che osano dialogare con i “nemici del popolo darwinista” come a dei traditori da epurare.

Comunisti a nazisti usavano contro i loro avversari non solo ogni forma di violenza fisica ma anche ogni forma di violenza psicologica e morale. Prima di sbatterli nei lager, i nazisti ridicolizzavano i loro avversari politici. Prima di sbatterli in Siberia o direttamente al muro, i sovietici trattavano i dissidenti come dei pazzi.  Non potendo sbatterli in Siberia, i darwinisti si limitano a rovinare la reputazione e la carriera dei nemici del popolo darwinista a suon di calunnie e derisioni. Fino a non molto tempo fa, i comunisti chiamavano “fascista” chiunque non la pensasse come Marx. Perfino la liberale Oriana Fallaci, che contro fascisti e comunisti aveva fatto la resistenza, si sentì chiamare “fascista” in qualche occasione. Analogamente oggi i compagnucci darwinisti chiamano “creazionista” chiunque osi sollevare qualche dubbio sulla teoria di Darwin. Ma in realtà, non tutti gli anti-darwinisti sono creazionisti. Per essere più precisi, la stragrande maggioranza degli anti-darwinisti non sono creazionisti. Sono sostenitori dell’Intelligent Design. Per la cronaca, i sostenitori dell’ID sono da tempo ai ferri corti con i Creazionisti della Terra Giovane, i quali ritengono che la terra abbia seimila anni e che il Grand Canyon sia stato prodotto dal diluvio universale. E sempre per la cronaca, fra i sostenitori dell’ID ci sono anche alcuni atei. Ma ai darwinisti non fa comodo che la gente lo sappia. Il copione va in scena sempre identico: per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che i sostenitori dell’ID credono che la terra abbia seimila anni, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’Id sono costretti a ribadire che la Bibbia non deve essere interpretata alla lettera e che la terra non ha seimila anni; per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che la teoria dell’ID si basa su argomenti teologici, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’ID sono costretti a dimostrare che la teoria dell’ID si basa su argomenti scientifici. Fino allo sfinimento. Ha scritto ad esempio un povero pastafariano sul mio blog: “Voi volete sostituire la scienza con la Bibbia, certo che se invece di cercare la verità in un insieme di tradizioni riportate da un popolo di pastori nomadi del medioriente vi basaste sui FATTI, evitereste certe figure da ignoranti”. Purtroppo per i darwinisti, i sostenitori dell’ID non citano mai i salmi della Bibbia. Come Dracula rifugge dalla luce del sole e va a chiudersi nella sua bara, così gli evoluzionisti rifuggono dall’argomento dell’irriducibile complessità e vanno a nascondersi nella umida notte della ragione evoluzionista. Per distogliere l’attenzione della gente dall’irriducibile complessità delle strutture biologiche e dalla seconda legge della termodinamica, i darwinisti ridicolizzano coloro che ne parlano, “guardate che buffoni”. Ad esempio, Odifreddi scrive che Zichichi è “un povero iddiota” con due d, un “clown”, “un vero imbarazzo per la scienza”, “un uomo di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale”, un “teopiteco” nonché una sorta di “incarnazione di una barzelletta” eccetera (cfr. http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=140). Stefano Serafini curatore dell’edizione italiana del libro di Lima de Faria ha notato con amarezza: «Fra le varie contumelie ricevute per aver introdotto – per passione, praticamente a mie spese, e dopo quattro anni di lavoro assai poco grato – l’opera di Antonio Lima-de-Faria in Italia, sono stato accusato perfino di essere una sorta di agente intellettuale del Vaticano, senza peraltro tener conto del materialismo ateo e del determinismo di Lima-de-Faria (…) E’ difficile non sorridere di simili deliri isterici, che gridano all’eresia appena si prova a discutere l’ultima grande ideologia dei nostri tempi» (http://digilander.libero.it/culturaviva/evoluzio.htm). E per finire, si può dare un’occhiata alle cose vergognose che una Oca saputella ha detto del professor Catalano all’indomani di un dibattito fra quest’ultimo e i darwinisti dell’UAAR (link). Se volete conoscere altre storie e altri nomi di anti-darwinisti perseguitati dai darwinisti, leggete Le balle di Darwin di Johnatan Wells.

Secondo i sondaggi più aggiornati, solo il 12% degli Americani accetta la teoria di Darwin. Come gli intellettuali di sinistra insultano gli italiani che ieri votavano democrazia cristiana e oggi votano PDL, così i compagni darwinisti insultano le masse che osano disobbedire al Partito Evoluzionista Internazionale. Se per gli intellettuali di sinistra gli italiani che votano Berlusconi sono “ignoranti”, “imbroglioni”, “evasori fiscali”, per i darwinisti tutti quelli che non credono a Darwin non sono solo “ignoranti” ma anche “pazzi”. Richard Dawkins ad esempio scrive: “Si può dire con assoluta certezza che, se si incontra qualcuno che afferma di non credere nell’evoluzione, si tratta o di un ignorante o di uno stupido o di un pazzo”.

Per riportare le masse all’ordine, i compagni evoluzionisti chiedono aiuto a giudici e politici. Ad esempio, sono riusciti a convincere i governanti “illuminati” d’Europa a proteggere politicamente la loro morta teoria (cfr. http://www.creazionismo.org/articolo.asp?id=161). In America gli evoluzionisti portano i loro avversari in tribunale. Nel 2005 il giudice distrettuale John E. Jones III al termine del processo Kitzmiller v. Dover Area School District, ha sentenziato che l’insegnamento della teoria dell’Id da parte del distretto scolastico di Dover era in contrasto col principio della separazione fra lo Stato e Chiesa, sancito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Secondo il giudice, la teoria dell’Id sarebbe incostituzionale in quanto promuoverebbe una visione religiosa dell’esistenza. Ora, non è vero che la teoria dell’Id promuove una visione religiosa dell’esistenza. Infatti si basa su argomenti scientifici, non su argomenti teologici. Se pensiamo che la teoria dell’Id viola il primo emendamento, allora dobbiamo pensare che anche la teoria evolutiva lo viola. Infatti, secondo Dawkins la teoria evolutiva è la pietra angolare del materialismo anti-teista. Che cosa è l’anti-teismo, se non una sorta di visione religiosa, una religione all’incontrario?

Il regime sovietico perseguitava e uccideva i dissidenti. Ma più li perseguitava, più i dissidenti aumentavano. Fin quando la dissidenza è diventata uno tsunami. Nel 1980, nessuno credeva che il muro di Berlino potesse crollare. E invece è crollato. Oggi nessuno crede che il muro dell’evoluzionismo possa crollare. Ma crollerà, quando meno ce lo aspettiamo. Infatti i dissidenti continuano ad aumentare.  Che cosa chiedono? La libertà. «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente» (George Orwell, 1984). Come è vero che due più due fa quattro, così è vero che la teoria di Darwin è morta. Non è mai stata viva. È nata morta.

mercoledì, 08 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VI. Uomo: prima superuomo e poi insetto.

Secondo la teoria di Darwin, le specie “più complesse” discenderebbero da specie “più semplici”. Ebbene, il nazismo è senza dubbio il discendente più complesso della teoria di Darwin. Secondo la teoria di Darwin, da ogni specie primitiva discenderebbero più specie. Ebbene, dalla teoria di Darwin discendono il nazismo, il comunismo e l’ambientalismo. Secondo la teoria di Darwin, tutti le specie esistenti e mai esistite discenderebbero da un unico antenato comune o LUCA  (Last Universal Common Ancestor). Ebbene, l’Illuminismo è LUCA di tutte le correnti del pensiero moderno e post-moderno, non solo della corrente nazi-darwiniana. Nell’Illuminismo troviamo i germi di tutte le contraddizioni insanabili del pensiero moderno e post-moderno. Ebbene, la teoria di Darwin esprime alla perfezione una delle principali contraddizioni che lacerano la cultura contemporanea: quella fra progressismo e naturalismo.

Ha scritto ernestoA il 20 novembre 2009 (11:04) sul blog di Vincenzillo ( http://vincenzillo.splinder.com/post/21726241/guarda-un-po-il-riscaldamento-del-pianeta-non-e-colpa-nostra ):

«Regina, il tuo legame tra darwinismo e ambientalismo è una delle analisi più strampalate che abbia mai sentito, ed è evidentemente frutto della tua volontà di riportare tutto ciò che non ti piace alla malvagia pianta del darwiniana, a causa della quale “l’uomo si abbassa al livello degli altri animali”. E l’idea di progresso che, dall’800 in poi (guarda caso l’epoca di Darwin) ha improntato di sé tutta la civiltà occidentale dove la mettiamo? e il tenace, costante sforzo dell’occidente verso la costruzione di un mondo urbano e industriale? altro che ritorno alla natura, il paradigma culturale fino ad anni ancora relativamente recenti connotava la scienza e la tecnologia – e lo sforzo di migliorare, superare, sottomettere la natura – in modo fortemente positivo. io sono cresciuto con quel paradigma, secondo il quale – lungi dall’essere un animale che bramava di tornare alla natura – l’uomo era il signore del cosmo, nel senso che si riteneva che avrebbe potuto estendere all’infinito l’orizzonte delle sue conoscenze scientifiche. il capovolgimento del paradigma e il passaggio all’attuale, secondo il quale l’uomo è sostanzialmente la malattia della Terra, avvenne per gradi a cominciare dagli anni settanta (del ‘900), quando alcuni divulgatori “scientifici” cominciarono a prevedere l’esaurimento di questa o quella materia prima, e a segnalare il rischio dell’esplosione della “bomba demografica” che avrebbe portato all’ “esaurimento delle risorse del pianeta.”  negli anni ’80 il tema su cui il movimento in via di affermazione insisteva era il “buco dell’ozono”. a poco a poco questa idea dell’uomo come parassita sfruttatore del pianeta Terra ebbe la meglio, per poi dilagare senza più freni adesso che il global warming viene imputato alle emissioni di co2 di origine antropica. ora del paradigma “progressista” non resta più nulla, si tende a rappresentare l’uomo e il suo sviluppo come una iattura per il pianeta e si vagheggia della “natura” come di uno stato ideale che noi, umani rompiscatole saremmo venuti a turbare. ed esiste tutto un filone ecologista che sostiene che la cosa migliore sarebbe l’estinzione della razza umana: è l’ennesima incarnazione dell’odio occidentale di sè (i non occidentali non ci pensano minimamente a queste scemenze). insomma, è triste che l’uomo si consideri alla stregua di un parassita del pianeta, ma Darwin proprio non c’entra nulla. Darwin faceva parte di un altro mondo, un mondo che l’uomo ancora governava con la forza della sua volontà e del suo intelletto».

Ernesto dice, a ragione, che la teoria di Darwin si inserisce nel quadro di una cultura incentrata sull’idea del progresso. Che cosa è l’idea dell’evoluzione dal semplice al complesso, dalla scimmia al superuomo, se non la versione (pseudo) biologica dell’idea del progresso? Né bisogna dimenticare che dalla pseudo-scienza evolutiva di Darwin è nata la pseudo-scienza eugenetica di Galton, la quale mira a trasformare l’uomo in quello che il darwiniano Nietzsche avrebbe chiamato superuomo. Che cosa è questo superuomo, se non l’uomo libero da Dio e padrone di se stesso, come il wagneriano Sigfrido ribelle agli dei? Non fatevi ingannare dalle lodi alla fantasia del Creatore che Darwin intona ne L’origine della specie. Sono lodi fredde e convenzionali, buone soltanto per ingraziarsi i lettori vittoriani. In privato Darwin, che in gioventù era fuggito dalla facoltà di teologia, confessa di essere un agnostico parecchio disinteressato al problema dell’esistenza di Dio. Egli non vuole negare Dio ma renderlo superfluo, richiuderlo in un cielo lontano. E infatti, nelle intenzioni di Darwin la teoria evolutiva  dimostrerebbe non l’inesistenza bensì l’inutilità di Dio. Darwin, in sostanza,  mette il caso al posto di Dio. Nella sua ottica, l’universo sarebbe regolato dal caso, il quale avrebbe addirittura il potere di trarre l’uomo dalla materia inanimata. Facendo del caso una sorta di dio ateo, la putrefatta teoria di Darwin è diventata il dogma centrale della religione anti-teista, il cui sommo sacerdote e Richard Dawkins. (Tralascio qui il fatto che, in realtà, il caso non  solo non è  l’antagonista di Dio, ma non lo rende neppure superfluo: Dio, essendo anche Dio del caso, avrebbe potuto benissimo creare la vita mediante il caso: http://reginadistracci.splinder.com/post/21555116/evoluzionismo-e-fede-ii-i-miei-dubbi-sulla-teoria-dellintelligent-design). Liberatosi da Dio, l’uomo anti-teista, protagonista assoluto della modernità, crede di diventare egli stesso dio e di potere fare tutto quello che vuole, senza dovere rispettare una legge morale e senza rendere conto di niente a nessuno. Perché questo superuomo non dovrebbe violentare la natura e devastare l’ambiente per un fine qualunque? Chi glielo impedirebbe?

Tuttavia, paradossalmente, il superuomo è tanto indipendente da Dio quanto è sottomesso ad ogni atomo dell’universo. Negando Dio e negando l’anima, l’Illuminismo trasforma l’uomo in un essere puramente materiale, che deve obbedienza unicamente alle leggi della natura.

Il grande studioso dell’illuminismo Ernest Cassirer mette in evidenza che i Lumi, nel XVIII secolo, non solo imparentano la “Ragione” alla “Natura”, ma contrappongono entrambe  alla “Civiltà”, sempre intesa come civiltà cristiana-occidentale. Nel linguaggio illuminista, “naturale” e “ragionevole” sono sinonimi. Per gli illuministi, parafrasando Hegel, “ciò che è naturale e razionale, ciò che è razionale è naturale”. Il “buon selvaggio” di Jean-Jacques Rousseau non è altro che l’uomo libero dalle catene della civiltà, la quale sarebbe fondata su convenzioni irrazionali. Egli sarebbe molto più ragionevole di un occidentale per il solo fatto che vive a contatto con la Natura. A questo punto, dovrebbe essere chiaro a tutti da dove sbuca fuori l’anti-occidentalismo contemporaneo.

Ma adesso iniziano i guai. Se da una parte la dea Ragione fa l’uomo dio, consentendogli di esercitare un potere illimitato sul creato, dall’altra parte la dea Natura, sorella della de Ragione, lo abbassa al livello degli altri animali. Con ammirevole, perversa coerenza, De Sade porta alle estreme conseguenze il naturalismo di Rousseau: «cos’è l’uomo, e che differenza esiste tra lui e le altre piante, tra lui e gli altri animali della natura? Certamente nessuna! (…) sarà ugualmente un male uccidere sia un animale che un uomo, o un piccolo male in ambedue i casi» (La filosofia nel budoir). Alcuni decenni più tardi, Darwin equipara gli esseri umani agli animali da allevamento: «L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga…» (p. 269). Bisogna sottolineare che Darwin maturò le sue idee dopo avere meditato a lungo sugli scritti di Thomas Malthus. Dietro l’idea darwiniana della sopravvivenza del più adatto c’è l’idea maltusiana della limitatezza delle risorse. Malthus sostiene che le risorse sono limitate, Darwin aggiunge che gli individui sono costretti a competere fra di loro per accaparrarsele e vinca il migliore anzi il più adatto. Oltretutto, il maltusianismo ha ispirato non soltanto il darwinismo ma anche l’ambientalismo. E in effetti, darwinismo e ambientalismo sono molto vicini fra loro.

Gli ambientalisti attribuiscono agli animali la stessa dignità degli uomini. Ma se gli animali hanno la stessa dignità degli uomini, allora gli uomini non hanno più dignità degli animali. E infatti per gli ambientalisti gli uomini sono animali, anzi cavallette. Come le cavallette divorano i raccolti, così gli uomini, secondo gli ambientalisti, distruggerebbero le risorse del pianeta e il pianeta stesso. Dico subito che non è vero che le risorse sono limitate e che gli uomini stanno finendo di distruggerle (sia benedetto Julien Simon). Ma se anche gli ambientalisti maltusiani avessero ragione, se cioè le risorse si stessero realmente esaurendo, se il pianeta si stesse realmente avviando a diventare un deserto morto, il problema per noi non sarebbe quello di non fare nascere gli uomini ma di trovare la maniera di ricreare le risorse. Infatti, per noi cristiani gli uomini sono infinitamente più importanti del pianeta, il cui unico scopo è di essere la dimora della razza umana. Invece per gli ambientalisti gli uomini non valgono più degli animali. Quindi, per loro il problema è quello di ridurre drasticamente le nascite, provocare il “rientro dolce”  e, possibilmente, l’estinzione della razza umana. E Darwin che c’entra col “rientro dolce”? E Galton? C’entrano eccome. Quasi tutti quelli che propagandano il “rientro dolce” e “i diritti degli animali” (sic) sono anche dei ferventi sostenitori dell’eugenetica darwiniana. Vi faccio due soli nomi, senza approfondire: Paul Erlich e Peter Singer. Dovrebbe essere chiaro che maltusianismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia: se il mondo è un albergo con poche stanze, solo gli “adatti” hanno il diritto di prenotarle. Hitler pensava che solo gli ariani fossero “adatti” ad abitare il pianeta, da cui cercò di scacciare per mezzo dei forni crematori gli “inadatti”.

In conclusione, la cultura moderna è percorsa dal conflitto, mai sanato, fra due atteggiamenti contrari: l’idolatria della scienza, che si porta dietro la tensione prometeica all’illimitato progresso tecno-scientifico, e l’idolatria della natura primordiale. E l’uomo moderno è alternativamente padrone del pianeta e cancro del pianeta, superuomo e insetto. Ora, la modernità non può trovare un equilibrio fra questi due atteggiamenti ossia eccessi contrari. E così, il pendolo delle mode culturali ora pende verso un eccesso e ora verso l’altro. Nell’Ottocento positivista e nella prima metà del Novecento, il pendolo pendeva verso l’idolatria della scienza. Ma la scienza è solo un mezzo, che può essere usato sia per il bene che per il male. All’improvviso, alla fine della Seconda guerra mondiale, la scienza ha mostrato le sue enormi potenzialità distruttive. Insieme alla superbia dei giapponesi, il fungo nucleare di Hiroshima  ha dissolto l’ottimismo progressista degli occidentali. E così, nel 1945 il pendolo delle mode culturali ha cominciato a volgere dall’altra parte. Dalla metà del secolo scorso ad oggi, la galassia dei gruppi ambientalisti non ha mai smesso di espandersi. In maniera apparentemente paradossale, l’ideologia ambientalista assorbe umori tossici dalla dissolta ideologia marxista. Se per i marxisti e post-marxisti il capitalismo-occidentale è il responsabile unico di tutte le miserie del mondo, similmente per gli ambientalisti il capitalismo-occidentale starebbe finendo di distruggere le risorse e avvelenare il pianeta. Gli ambientalisti non si sono mai accorti che i paesi extra-occidentali inquinano molto più dei paesi occidentali, ma sorvoliamo. E di fatto oggi l’ambientalismo, l’anti-capitalismo e l’anti-occidentalismo coincidono.

Dunque, la cultura moderna è lacerata da due eccessi contrari. Questa lacerazione è la conseguenza logica del rifiuto di Dio. Io parlerei di eterogenesi dei fini. Né gli illuministi né i positivisti vogliono abbassare la l’uomo al livello degli animali. Al contrario, vogliono trasformare l’uomo in un dio senza Dio. Ma contro le loro stesse intenzioni (eterogenesi dei fini), ne fanno prima una scimmia e poi un insetto da sterminare. Se infatti l’uomo non ha un’anima spirituale, allora è solo un aggregato di atomi sottomesso a tutti gli atomi dell’universo; se l’uomo non è figlio di Dio, se non è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, allora è fatto ad immagine e somiglianza della scimmia. Non continuano forse a ripeterci, a sproposito, che il 94% del nostro patrimonio genetico è indistinguibile dal patrimonio genetico dello scimpanzé?. Siete ancora convinti che la teoria di Darwin non abbia dato un contributo fondamentale all’anti-umanesimo ambientalista? Allora non conoscete bene gli sproloqui filosofici dei darwinisti. Anche Stephen Jay Gould, il più grande paleontologo evoluzionista degli ultimi decenni, ogni tanto si atteggiava  a filosofo, e che filosofo: «Sigmund Freud faceva spesso notare come le grandi rivoluzioni nella storia della scienza abbiano un’unica caratteristica comune, carica d’ironia: demoliscono tutti quei piedistalli su cui l’umanità si è posta, convinta della propria importanza. Nei tre esempi che Freud riferiva, Copernico spostò la nostra collocazione dal centro dell’universo alla periferia; Darwin ci relegò poi a una “discendenza del mondo animale”; infine (in una delle affermazioni meno modeste della storia del pensiero), lo stesso Freud scoprì l’inconscio e distrusse il mito di una mente completamente razionale. (…) Il piedistallo non verrà infranto fino a quando non abbandoneremo, come principi fondamentali, lo sviluppo di una complessità sempre maggiore, e cominceremo a tenere in considerazione la possibilità tutt’altro che remota che Homo sapiens sia solamente un minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita» (S. Jay Gould, “L’evoluzione della vita sulla Terra”, Le scienze, n. 316, dicembre 1994, p. 72). No, grazie. Io mi tengo la Bibbia, che mi mette al sotto di Dio ma al di sopra dell’universo. Mi tengo la Bibbia, secondo cui ogni più piccola creatura umana vale più dell’universo intero. Mi tengo la Bibbia e butto la teoria di Darwin nella discarica della storia, accanto ai rottami della falce, del martello e della svastica.

venerdì, 19 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, V. Il trionfo del maschilismo anti-teista.

E siccome voglio infierire, beccatevi questi brani di Darwin sulla donna tratti da L’origine dell’uomo e la selezione sessuale  (trad. it. Newton Compton, Roma, 1977) pubblicato nel 1871:«è generalmente riconosciuto che nelle donne le facoltà di intuizione, percezione rapida e magari di imitazione, sono molto più evidenti che nell’uomo; ma, per lo meno, alcune di queste facoltà sono caratteristiche delle razze inferiori e quindi di uno stato di civilizzazione passato e inferiore». (p. 326)

«La distinzione chiave nelle facoltà intellettuali dei due sessi dimostra il raggiungimento di una superiorità da parte dell’uomo a qualsiasi cosa si dedichi rispetto a quanto in potere alle donne – sia che si tratti di pensieri profondi, ragionamento, immaginazione, o semplicemente l’uso dei sensi e delle mani. Se venissero redatte due liste degli uomini e delle donne più eminenti nella poesia, pittura, scultura, musica […] storia, scienza e filosofia […] la lista delle donne non reggerebbe il confronto. Potremmo anche inferire, dalla legge dello scarto delle medie, ben illustrata da Galton nel suo Hereditary Genius, che se gli uomini sono dotati di una netta superiorità sulle donne in molti campi, la media del potere mentale dell’uomo deve essere superiore a quella delle donne».

Ma Darwin dove trae l’idea dell’inferiorità della donna? La trae dalla sua teoria. Secondo la sua teoria, la “selezione naturale” sarebbe il motore dell’evoluzione. Ora, la “selezione naturale” agirebbe maggiormente sugli uomini che sulle donne, rendendo i primi più forti e intelligenti. La caccia e la guerra, tipiche attività maschili, sarebbero dei potenti fattori di selezione. Tenendosi lontane da queste attività, le donne non avrebbero la possibilità di essere selezionate. Carl Vogt, Paul Broca e Gustave Le Bon fecero degli studi approfonditi  sulla presunta inferiorità della donna. Le Bon disse, fra le altre cose: «Nelle razze più intelligenti […] vi sono un gran numero di donne la cui dimensione del cervello è più vicina a quello dei gorilla piuttosto che ai cervelli maschili più sviluppati». Alcuni evoluzionisti giunsero addirittura a classificare uomini e donne in due distinte specie: homo frontalis per gli uomini, homo parietalis per le donne (cfr. http://www.rae.org/women.html ).

Ma come ho detto, Darwin non è un pensatore originale. Infatti, negli scritti della maggior parte degli autori del XVIII e XIX secolo è possibile trovare brani violentemente misogini. Leggete bene Aspasia di Giacomo Leopardi. E leggete bene Friedrick Nietzsche, che si dice convinto che le donne siano totalmente prive di pensiero. E taccio su De Sade, che ha fondato la sua opera sul disprezzo pornografico della donna.  E per favore, non venite a dire che De Sade, Leopardi, Nietzsce e compagnia erano “eccezioni che confermano la regola”. E no, fra il secolo dei Lumi e il secolo delle “sorti magnifiche e progressive”, è di gran moda il maschilismo troglodita. Altroché dea Ragione: divino Cazzo! Prendete Sylvain Maréchal, protagonista di primo piano della rivoluzione francese. Costui propose un PROGETTO DI LEGGE PER VIETARE ALLE DONNE DI IMPARARE A LEGGERE: «CONSIDERANDO: Che l’intento della natura, buona e saggia, è che le donne dedite esclusivamente alle cure domestiche si sentano onorate di tenere tra le mani, non un libro o una penna, bensì la rocca e il fuso. (…) DI CONSEGUENZA: La Ragione vuole (anche a costo di sembrare incivile), che le donne (nubili, maritate o vedove) non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna» (Sylvain Maréchal, Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere, Archinto, Milano, 2007).

D’altra parte, poco è cambiato dai tempi di Maréchal. Alcuni mesi fa, la sociologa Michela Marzano – di cui per inciso non condivido il punto di vista vetero-femminista – ha scoperto che la sua casella di posta elettronica era intasata da centinaia di mail, molto simili fra di loro. In quelle mail si trovavano insulti maschilisti contro le donne, elogi ai mariti che ammazzano le mogli ribelli e infine accorati appelli a “rimettere le donne in cucina”. Che cosa aveva fatto la Marzano di tanto terribile? In un articolo pubblicato su Repubblica alcuni giorni prima, la Marzano aveva spiegato la ragione ultima della recrudescenza delle violenze contro le donne nei paesi occidentali negli ultimi anni. La ragione ultima è che gli uomini non riescono ad accettare la perdita del dominio assoluto sulle donne. Le mail ingiuriose da lei ricevute dimostrano che la Marzano aveva colto nel vero. È vero che in quest’epoca di anti-teismo trionfante, il maschilismo troglodita prospera. I frustrati maschi anti-teisti si rodono dall’invidia per i trionfanti maschi islamici, che “mettono le donne al loro posto”. Vedi questo commento, lasciato sul blog di Vincenzillo da un perfetto “progressista” laico e sinistrorso: “era ora che riconoscessi la superiorità dell’Islam! ma vuoi mettere? l’unica cosa che mi lascia perplesso sono i divieti alimentari, ma per il resto è una pacchia, soprattutto per noi uomini. nel rapporto co le donne, bisogna ammetterlo, i musulmani ci superano di gran lunga perché hanno saputo tenerle al loro posto, altro che Cosmopolitan e Sex and the city” (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23226400/62602436#cid-62602436).

Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza vergogna, che all’origine delle ingiustizie nei confronti delle donne ci sarebbe il Cristianesimo. Evidentemente, questi mentitori patologici, oltre ad essere mentitori patologici, sono pure ignoranti come capre. Non sanno nulla di storia medioevale, non sanno nulla delle grandi donne del Medioevo cristiano. Non sanno nulla di Hildegard von Bingen, Giovanna d’Arco, Isabella di Spagna, Bianca di Castiglia, Eloisa, Matilda di Canossa e tante altre. Anzi, gli adoratori del divino cazzo le insultano: “Fiche di legno” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59106488#cid-59106488). E alla proprietaria di questo blog, cui non perdonano lo sfacciato tentativo di confrontarsi intellettualmente con lorsignori maschioni, non hanno niente di meglio da dire che questo: “Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59079848#cid-59079848 ).

Essi non vogliono sapere e non vogliono che nessuno sappia che i guai per le donne sono iniziati fra Umanesimo e Rinascimento, quando gli umanisti riscoprivano la cultura greco-romana, caratterizzata da una virulenta misoginia. Questa cultura è come benzina sul fuoco del disprezzo nei confronti delle donne che il peccato originale accende nel cuore di ogni uomo. Ispirandosi al Diritto Romano, i giuristi umanisti introdussero una serie di leggi che discriminavano le donne. Queste discriminazioni si mantennero intatte fino alla fine del XIX secolo. Chi lo nega, mente sapendo di mentire.  Se volete sapere qualcosa sulle donne nel Medioevo, leggete La donna all’epoca delle cattedrali di Régine Pernoud (vedi anche Gli studi recenti di Sue Niebrzydowski (http://www.spazioforum.net/forum/index.php?showtopic=45885&pid=942331&start=0&#entry94233 ).

domenica, 14 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, IV. Oh, ma che tenere paroline dolci…

Quando sbatti loro in faccia i brani razzisti di Darwin, i darwinisti fedeli alla linea arretrano sull’ultima linea di difesa: “In questi brani Darwin non esprime la sua visione scientifica bensì la visione reazionaria, profondamente razzista, del suo ambiente sociale. Bisogna sempre distinguere fra la teoria di Darwin e i pregiudizi sociali dell’uomo Darwin”. Ma fatemi il piacere. Il disprezzo di Darwin nei confronti dei non bianchi, dei deboli e anche e delle donne (del maschilismo troglodita di Darwin parlerò nel prossimo post) è ben fondato sulla solida roccia della teoria evolutiva. Nei suoi insulti sanguinosi a tutti coloro che non sono dei sani maschi bianchi c’è la scienza o, meglio, la pseudo-scienza evolutiva. Dal punto di vista della pseudo-scienza evolutiva, gli esseri umani non sarebbero tutti uguali: alcuni sarebbero “adatti” e altri “inadatti”. Nella lotta per la sopravvivenza, solo gli “adatti” avrebbero la possibilità di sopravvivere e riprodursi. Ora, l’evoluzione non dovrebbe fermarsi mai: nel momento in cui si fermasse, inizierebbe l’involuzione. Se il processo naturale di selezione degli “adatti” si fermasse, la razza umana comincerebbe a degenerare. Per tenere in piedi la sua teoria, Darwin è quasi costretto a distinguere fra “adatti” e “inadatti”. E così, utilizzando dei criteri del tutto fantasiosi e arbitrari, decide che i non bianchi sono inferiori ai bianchi, che le donne sono inferiori agli uomini e che i deboli sono inferiori ai forti. I darwinisti fedeli alla linea possono rifiutare i criteri arbitrari con cui Darwin distingue fra sani-maschi-bianchi “adatti” e non-sani non-bianchi non-maschi “inadatti”. Ma se vogliono tenere in piedi la teoria evolutiva, non possono rifiutare la distinzione stessa fra “adatti” e “inadatti”. Se venisse meno questa distinzione, verrebbe meno il concetto di “selezione naturale” e, con esso, verrebbe meno la teoria evolutiva, anche nella sua versione neo-darwinista.

Quindi, i darwinisti di buona volontà possono certamente condannare con parole di fuoco (come ha fatto Cavalli Sforza su Repubblica) l’idea che i non bianchi siano intellettualmente inferiori ai bianchi, puntualizzando – a ragione – che dietro le differenze intellettive tra popolazione nera e popolazione bianca all’interno degli Usa ci sono unicamente delle cause sociali; possono perfino dimostrare – a ragione – che la sopravvivenza delle persone affette da tare genetiche non comporta nessuno svantaggio per la razza umana (e fra parentesi, queste affermazioni giuste si fondano unicamente sulla componente mendeliana della sintesi no-darwiniana). Ma se credono veramente nella fantasie di Darwin e di Dawkins, anche i darwinisti di buona volontà sono costretti a mantenere la distinzione fra “adatti” e “inadatti”. Quindi, sono costretti a sostituire i criteri arbitrari di Darwin con altri criteri altrettanto arbitrari. Se Darwin con i suoi criteri arbitrari metteva i sani-maschi-bianchi al culmine della piramide evolutiva, invece i darwinisti di buona volontà al culmine della piramide evolutiva metteranno chiunque altro passi loro per la testa. Visto che siamo in era di correttezza politica ed di apologia delle “minoranze sfruttate dall’Occidente”, magari si inventeranno che al vertice della piramide evolutiva stanno i mulatti tipo Obama, meglio se gay.

Ma io non ne ho ancora abbastanza. Voglio finire di affondare il coltello nella piaga e poi cospargere la piaga di sale. Abbiamo visto che Darwin è eugenista, razzista, sessista. Abbiamo visto che non è possibile separare chirurgicamente l’eugenetica, il razzismo e il sessismo dalla teoria di Darwin. Senza perdersi d’animo, fingendosi vittoriosi, i darwinisti fedeli alla linea tirano fuori l’unico asso nella manica: un brano in cui Darwin elogia la bontà. Ecco qui: «The aid which we feel impelled to give to the helpless is mainly an incidental result of the instinct of sympathy, which was originally acquired as part of the social instincts, but subsequently rendered, in the manner previously indicated, more tender and more widely diffused. Nor could we check our sympathy, if so urged by hard reason, without deterioration in the noblest part of our nature. The surgeon may harden himself whilst performing an operation, for he knows that he is acting for the good of his patient; but if we were intentionally to neglect the weak and helpless, it could only be for a contingent benefit, with a certain and great present evil». Che si può tradurre così: «L’aiuto che ci sentiamo spinti a dare all’impotente è principalmente un risultato accidentale dell’istinto di simpatia, che è stato originariamente acquisito come parte degli istinti sociali, ma successivamente è divenuto, secondo le modalità precedentemente indicate, più tenero e più ampiamente diffuso. Né potremmo ostacolare la nostra simpatia, anche se sollecitata da dure motivazioni, senza deteriorare la parte più nobile della nostra natura. Il chirurgo può indurire se stesso, mentre esegue un’operazione, perché sa che egli agisce per il bene del suo paziente, ma se dovessimo intenzionalmente trascurare i deboli e gli indifesi, potrebbe essere soltanto per un beneficio contingente, con un certo e grande danno immediato» (L’origine dell’uomo, cit., pp. 175-176).

Uh, ma che tenere paroline dolci, mi sta per venire il diabete! Ma  l’iperglicemia mi passa in fretta. Prendete tutta l’opera di Darwin e separate i brani umanitari dai brani di carattere eugenetico-razzista-sessista. Se mettete i primi su un piatto e i secondi sull’altro piatto della bilancia, l’asse della bilancia inclinerà quasi in verticale verso il secondo piatto. Ma che volete che siano due paroline profumate e lacrimose in confronto a tonnellate di parole genuinamente naziste? Quelle due paroline profumate e lacrimose sono il dazio, molto modesto, che Darwin paga alla mentalità dominante nella società inglese dei suoi tempi. L’espressione instinct of sympathy è tratta di peso dagli scritti di Benthan e di Mills, la cui morale utilitarista andava per la maggiore ai tempi di Darwin. E poi a me quelle paroline profumate, lacrimose e stucchevoli, mi fanno più che altro ridere. Darwin che fa l’apologia della bontà è credibile tanto quanto Hitler che fa l’apologia del genio ebraico o a Eva Henger che fa l’apologia della castità mentre si intrattiene in maniera impropria con svariati camionisti in un set porno.

Ma poi, rileggiamo bene le parole sibilline di Darwin. All’affermazione secondo cui non possiamo trascurare i deboli e gli indifesi senza venire meno alla parte più nobile di noi stessi si sovrappone l’immagine del un chirurgo che, per il bene del paziente, indurisce se stesso. Ecco a voi il senso nascosto delle parole di Darwin: lasciare morire gli “inadatti” contrasta con la parte nobile di noi stessi (i sentimenti di simpatia) e quindi comporta un “grande danno immediato”; ma se noi riusciamo ad “indurire noi stessi”, ossia a metter a tacere i sentimenti di simpatia, possiamo fare il bene dell’umanità, così come il chirurgo deve “indurire se stesso” per fare il bene del paziente, portando a termine correttamente una operazione.

(continua)

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO I, II, III. Post dal 18 ottobre al 5 novembre 2010

venerdì, 05 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO III. I rapporti fra Darwin e Galton.

Come abbiamo visto, i darwniani fedeli alla linea non fanno che ripetere, come un mantra, che “La teoria di Darwin non ha niente a che fare con il darwinismo, con l’eugenetica e con il razzismo”. In effetti, per essere precisi, il darwinismo sociale è nato prima della teoria di Darwin. E non è nato da Darwin ma da Herbert Spencer. Nel 1859 Darwin pubblicò Origin of Species. Nel 1851 Spencer pubblicò Social Statistic, manifesto dal darwinismo sociale. Che cosa dice, in sostanza, Spencer? Che la natura non farebbe gli uomini uguali: alcuni li farebbe per comandare, altri li farebbe per obbedire. E la più rigorosa educazione, le migliori circostanze sociali, non potrebbero trasformare un uomo inferiore, destinato a servire, in un uomo superiore, destinato ad essere servito. Anticipando il “dogma centrale” della biologia molecolare, Spencer afferma che l’uomo non è determinato dalle sue scelte bensì dai suoi caratteri ereditari. Questo rigido determinismo genetico distrugge il concetto di libertà. Ecco, la libertà da Dio prepara la strada alla negazione della libertà… E Darwin che c’entra? C’entra eccome. Darwin dichiarò di essere stato profondamente influenzato da Herbert Spencer e da Thomas Malthus, il quale d’altra parte aveva influenzato anche Spencer. Insomma, per ammissione di Darwin, le idee di Spencer e di Malthus sono alla radice della teoria evolutiva. Inoltre, Spencer in persona suggerì a Darwin di cambiare l’espressione “sopravvivenza del più forte” con “sopravvivenza del più adatto” (“Survival of the fittest”). Insomma, non sembra proprio che Darwin abbia preso le distanze dalle idee classiste ed eugenetiche di Spencer. E non prese neppure le distanze da tal Greg, autore di The Enigmas of Life, pubblicato nel 1872. Infatti cita un brano di Greg: «Nell’eterna ‘lotta per l’esistenza’, sarebbe stata la razza inferiore e meno favorita a prevalere, e sarebbe prevalsa in virtù non delle sue buone qualità, ma dei suoi difetti» (Greg citato da Darwin).
Un celebre nazista disse: “Una menzogna ripetuta sette volte diventa verità”. Per essere sicuri, i darwiniani fedeli alla linea ripetono settanta volte sette: “Francis Galton coniò il termine eugenetica nel 1883, un anno dopo la morte di Charles Darwin, il quale non ebbe nessun rapporto né con Francis Galton né con Charles Galton Darwin”. Ma fatemi il piacere. Tanto per cominciare, Charles Galton Darwin non portava per caso il cognome Darwin. Infatti suo padre era George Howard Darwin, figlio di Charles Darwin. Ma il bello è che George, sua moglie e un assortimento di fratelli e cognati erano membri della Eugenics Society. Come poteva il vecchio Charles non accorgersi che la sua famiglia era piena di tifosi dell’eugenetica? Se davvero non se ne era mai accorto, allora era davvero un cretino. Ma in realtà non era del tutto cretino, almeno non fino al punto di non accorgersi di quello che avveniva in casa sua e di quello che scriveva un suo lontano cugino.
Per andare al sodo, Darwin conosceva benissimo Francis Galton. Infatti, Galton era suo cugino. E non è vero che non lo sentisse mai: lo sentiva regolarmente per posta. Cominciò a sentirlo più di sei anni prima della pubblicazione di Origin of Species. E non è vero che con lui parlasse del più e del meno: con lui parlava di razze inferiori e razze superiori. E non è vero che fu Galton a chiedere l’amicizia di Darwin: fu Darwin a chiedere l’amicizia di Galton. Nel 1853 Darwin lesse Narrative of an Explorer in Tropical South Africa di Galton e ne restò folgorato. Quindi decise di scrivere a questo cugino, che conosceva alla lontana, per fargli i complimenti. Da quel momento, Galton e Darwin iniziarono a scriversi regolarmente, influenzandosi a vicenda.
Nell’articolo “Hereditary Improvement”, pubblicato nel gennaio del 1873 sul Fraser’s Magazine, Francis Galton scriveva:«My object is to build up, by the mere process of extensive enquiry and publication of results, a sentiment of caste among those who are naturally gifted, and to procure for them, before the system has fairly taken root, such moderate social favours and preference, no more no less, as would seem reasonable to those who were justly informed of the precise measure of their importance to the nation (…) Some society should undertake three scientific services: the first, by means of a moderate number of influential local agencies, to institute continuous enquiries into the facts of human heredity; the second to be a centre of information on heredity for breeders of animals and plants; and the third to discuss and classify the facts that were collected (…) The life of the individual is treated as of absolutely no importance, while the race is as everything; Nature being wholly careless of the former except as a contributor to the maintenance and evolution of the latter. Myriads of inchoate (incomplete) lives are produced in what, to our best judgment, seems a wasteful and reckless (noncurante) manner, in order that a few selected specimens (esemplari) may survive, and be the parents of the next generation. It is as though  individual lives were of no more consideration than are the senseless chips (schegge) which fall from the chisel (scalpello) of the artist who is elaborating some ideal form from a rude block». Dunque, questo gentiluomo inglese, che getta nuova luce sull’origine della curiosa espressione “Perfida Albione”, dice che “miriadi di vite incomplete” (da che punto di vista?), paragonabili a schegge di nessun valore che cadono per terra mentre uno scultore trae la sua forma ideale dal rude blocco, sarebbero prodotte solo al fine di consentire a pochi “esemplari selezionati” (secondo quali criteri?) di sopravvivere e di riprodursi, quindi sarebbe opportuno che questi ultimi maturassero la consapevolezza di appartenere ad una vera e propria “casta” di eletti… Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza nessun pudore, che all’origine di tutte le disuguaglianze sociali del mondo ci sarebbe il Cristianesimo. Se si prendessero il disturbo di studiare un poco di storia, apprenderebbero che nel Medioevo cristiano c’era molta più mobilità sociale di quanta ce ne sarebbe stata in seguito (sia i Medici che i Visconti – i primi che mi vengono in mente – erano di origine borghese). All’origine dell’immobilismo sociale c’è l’umanesimo prima e l’illuminismo poi. Tutti a cantare le lodi del positivismo, senza sapere che Spencer e Galton parlano addirittura di “caste”, manco fossimo in India!
Ma veniamo a Darwin. Scommetto che i mentitori patologici sono pronti a giurare e spergiurare che Darwin avrebbe condannato con vigore i deliri del cugino. E invece Darwin non solo non condannò ma lodò. In una lettera del gennaio 1873, Darwin dice di apprezzare la proposta, avanzata da Galton, di affidare a delle agenzie locali il compito di individuare gli “adatti”, ma si dice convinto che tali agenzie si troverebbero di fronte a delle difficoltà insormontabili. «I have been greatly interested by your article. The idea of castes being spontaneously formed and leading to intermarriage is quite new to me, and I should suppose to others. I am not, however, so hopeful as you. Your proposed Society would have awfully laborious work, and I doubt whether you could ever get efficient workers. As it is, there is much concealment (occultamento) of insanity and wickedness in families; and there would be more if there was a register. But the greatest difficulty, I think, would be in deciding who deserved to be on the register. How few are above mediocrity in health, strength, morals and intellect; and how difficult to judge on these latter heads. As far as I see, within the same large superior family, only a few of the children would deserve (essere degni) to be on the register; and these would naturally stick to their own families, so that the superior children of distinct families would have no good chance of associating much and forming a caste. Though I see so much difficulty, the object seems a grand one; and you have pointed out the sole feasible (il solo fattibile), yet I fear utopian, plan of procedure in improving (migliorare) the human race. I should be inclined to trust more (and this is part of your plan) to disseminating and insisting on the importance of the all-important principle of inheritance. I will make one or two minor criticisms. Is it not possible that the inhabitants of malarious countries owe their degraded and miserable appearance to the bad atmosphere, though this does not kill them, rather than to “economy of structure”? I do not see that an orthognathous face would cost more than a prognathous face; or a good morale than a bad one. That is a fine simile (page 119) about the chip of a statue; but surely Nature does not more carefully regard races than individuals, as (I believe I have misunderstood what you mean) evidenced by the multitude of races and species which have become extinct. Would it not be truer to say that Nature cares only for the superior individuals and then makes her new and better races? But we ought both to shudder (brivido) in using so freely the word “Nature” after what De Candolle has said. Again let me thank you for the interest received in reading your essay». Avete capito o ve lo devo tradurre?
Se non ne avete ancora abbastanza, se non siete ancora sazi di aberrazioni, rifocillatevi con questi brani succulenti tratti da L’origine dell’uomo (ed. Studio Tesi, 1991), pubblicato nel 1871:
«In un tempo avvenire, non molto lontano se misurato in secoli, le razze umane civili stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge. Nello stesso tempo le scimmie antropomorfe saranno senza dubbio sterminate. La lacuna tra l’uomo e i suoi più prossimi affini sarà allora più larga, perché invece di essere interposta tra il negro dell’Australia e il gorilla, sarà tra l’uomo in uno stato, speriamo, ancor più civile degli europei, e le scimmie inferiori come il babbuino» (p. 207).
«Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E’ sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori … Dobbiamo perciò sopportare gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe» (pp. 175-176).
«Se i vari ostacoli di cui abbiamo parlato … impediscono agli irrequieti, ai viziosi e agli altri elementi inferiori della società di accrescersi più rapidamente del gruppo di uomini migliori, la nazione regredirà, come è accaduto spesso nella storia del mondo» (p. 184).
«L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga … Eppure l’uomo potrebbe mediante la selezione fare qualcosa non solo per la costituzione somatica dei suoi figli, ma anche per le loro qualità intellettuali e morali … D’altra parte, se i prudenti si astengono dal matrimonio, mentre gli avventati si sposano, i membri inferiori della società tenderanno a soppiantare i migliori. (…) I due sessi dovrebbero star lontani dal matrimonio, quando sono deboli di mente e di corpo; ma queste speranze sono utopie, e non si realizzeranno mai, neppure in parte, finché le leggi dell’ereditarietà non saranno completamente conosciute. Chiunque coopererà a questo intento, renderà un buon servigio all’umanità» (p. 269).
«Deve rimanere aperta la competizione per tutti gli uomini; e le leggi e i costumi non debbono impedire ai più capaci di riuscire meglio e di allevare un numero più grande di figli» (pp. 269-270).
«Anche a Sparta veniva seguita una forma di selezione, poiché per legge si esaminavano tutti i bambini appena nati; quelli sani e ben formati venivano allevati, mentre si lasciavano morire gli altri».

domenica, 24 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO II

E adesso viene il bello. Nel XIX secolo nessuno distingueva fra la teoria di Darwin e l’eugenetica e nessuno distingueva fra eugenetica e razzismo. Tutti allora avevano chiaro che la teoria eugenetica di Galton era il completamento logico necessario della teoria evolutiva di Darwin. Materialisti e spiritualisti, destrorsi o sinistrorsi, tutti si fanno influenzare dalla dottrina eugenetica-darwiniania. Madame Blavatsky, fondatrice del movimento teosofico (cui farà riferimento pure Vassilj Kandinskij), distingue fra razze umane inferiori e razze umane superiori. Nella sua visione, i neri sarebbero meno evoluti di aztechi, cinesi, fenici e semiti; questi ultimi sarebbero meno evoluti di egizi, indù, greci, romani e teutoni; questi ultimi, infine, sarebbero destinati ad essere superati sul piano evolutivo da una futura super razza statunitense.

Bisogna sottolineare che la dottrina eugenetica-darwiniania assume fin da subito una connotazione marcatamente anti-cristiana. Ad esempio Friedrick Nietzsche, nazista prima di Hitler, voleva sostituire la “morale da schiavi” di Cristo con la morale dei superuomini dei suoi sogni. Mediante una morale che predica la carità e l’umiltà, i deboli terrebbero i forti al guinzaglio. Se si liberassero del guinzaglio, i forti avrebbero il diritto e anzi il dovere di opprimere i deboli. Lo aveva detto, prima di Nietzsche, l’illuminista Donatien-Alphonse François De Sade: «non le rappresaglie del debole contro il forte sono realmente nella natura… ciò che è veramente nelle leggi di questa saggia madre è l’ingiuria che al debole fa il forte, poiché, per comportarsi così, egli deve solo impiegare i doni che ha avuto… e se egli fa uso di tutti i suoi diritti per opprimere e spogliare il debole, fa solo la cosa più naturale del mondo» (Juliette). Dal canto suo, Nietzsche accolse con entusiasmo la teoria di Darwin, mettendola alla base della sua visione superoministica. Nei suoi scritti, il nome di Darwin nonché i concetti di “evoluzione” e “selezione” ricorrono più volte. Scrive ad esempio in La volontà di potenza: «Ciò che più mi sorprende quando getto uno sguardo sui grandi destini è l’avere sempre davanti agli occhi il contrario di ciò che vedono Darwin e la sua scuola, o piuttosto vogliono vedere. La selezione naturale a favore dei più forti, dei meglio riusciti, il progresso della specie. Si tocca con mano precisamente l’opposto: la soppressione dei casi felici, l’inutilità dei casi meglio riusciti, l’inevitabile dominio dei tipi medi, e persino dei tipi inferiori alla media» (p. 373). Ne L’Anticristo afferma: «La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione. Essa conserva ciò che è maturo per la fine, oppone resistenza a vantaggio dei diseredati e dei condannati dalla vita, essa conferisce alla vita stessa, attraverso l’abbondanza dei malriusciti di ogni specie che conserva in vita, un aspetto grigio e precario». E infine nei Frammenti postumi arriva alla logica conclusione: «I deboli e i malriusciti debbono perire: primo principio della nostra carità».

L’opera di Nietzsche andava forte negli ambienti eugenisti. Ad esempio, Claude Mullins, membro della Eugenics Society, scriveva nel 1913 sulla Eugenics Review: «Una carità miope, da parte dei privati e dello Stato, sta producendo grandi danni incoraggiando la riproduzione del debole … Non desta sorprese, perciò, trovare moltissimi eugenisti che si dissociano da questo codice morale, che credono ispirato alla religione cristiana. Consciamente o inconsciamente sono spinti sulle posizioni di Nietzsche, a cui il cristianesimo sembrava una glorificazione e un incoraggiamento del debole nella razza umana… mentre l’ideale affermato da Nietzsche era senza dubbio un ideale eugenetico».

Insomma, una mole impressionante di documenti prova che darwinismo, eugenetica, razzismo, e anti-cristianesimo coincidono. Questa coincidenza è un duro colpo per i laicisti. Non hanno sempre detto che l’eugenetica non avrebbe nulla a che fare con la teoria di Darwin? E non ci hanno sempre detto che il Cristianesimo sarebbe fonte di fanatismo, violenza e razzismo anti-semita? Per salvarsi la faccia, non resta loro che mentire. E così, senza nessun pudore, ci dicono che Hitler e Mussolini non solo non avevano capito nulla di Darwin ma credevano in Dio. Adolf non diceva forse “Gott mit uns”? E Benito non aveva forse firmato il Concordato con la Chiesa cattolica? Già. E a nessuno viene in mente che il duce possa avere firmato il Concordato per pura, machiavellica convenienza. E se qualcuno ancora si beve la storia di Mussolini cattolico, legga un po’ che cosa scriveva: «La morale cristiana insegna a rinunciare; il superuomo nietzschiano vuole invece conquistare… il cristianesimo grida: Amatevi come fratelli! Proteggete i deboli, rialzate i caduti, consolate i dolenti! Nietzsche insegna: a quel che sta per cadere bisogna dare un urto». Sul “Gott mit uns”, dirò  seguito. E per completare il quadro, Eugene G. Windchy aggiunge: «Although born to a Catholic family Hitler become a hard-eyed Darwinist who saw life as a constant struggle between the strong and the weak. His Darwinism was so extreme that he thought it would have been better for the world if the Muslims had won the eighth century battle of Tours, which stopped the Arabs’ advance into France. Had the Christians lost, (Hitler) reasoned, Germanic people would have acquired a more warlike creed and, because of their natural superiority, would have become the leaders of an Islamic empire» (brano tratto da  The End of Darwinism: And How a Flawed and Disastrous Theory Was Stolen and Sold, pubblicato nel 2009 negli Usa).

Insomma, Hitler dimostra che fra darwinismo e islamismo ci sono molte affinità. Anche Nietzsche, d’altra parte, tanto disprezzava il Cristianesimo quanto apprezzava l’Islam: “L’Islam ha per presupposto dei maschi”. Nel 1960 Sigrid Hunke, una nazista scampata a Norimberga, scrisse un libro dal titolo eloquente: Il sole di Allah brilla sull’Occidente. Se fossero vivi oggi, Nietzsche, Hitler e la Hunke sarebbero felici di vedere che oggi in Europa la mezzaluna dell’avvenire sta sorgendo. Avanti popolo.

Nel caso ve ne siate dimenticati, nel caso facciate finta di esservene dimenticati, vi rinfresco la memoria per l’ennesima volta: la teoria di Darwin ha ispirato l’Aktion t4 e la “soluzione finale” del problema ebraico:

«Un altro esempio è tratto da una pubblicazione orientativa intitolata Du und dein Volk (“Tu ed il tuo popolo”) che veniva distribuita agli studenti al termine del ciclo scolastico obbligatorio – al raggiungimento del quattordicesimo anno d’età. Significativamente, anche in questo caso, il paragrafo riportato che tratta della legge sulla sterilizzazione si trova nel capitolo relativo ai rapporti tra individuo e Stato ed è inserito subito dopo “Il problema ebraico” e seguito da “La grande importanza del tasso di natalità”. Si ripete anche qui lo schema classico nazionalsocialista di “eliminazione” dei “geni negativi” (ebrei, disabili, ammalati, asociali) e la “riproduzione” di quelli “positivi” (e vincenti nel processo di selezione naturale).

 “Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l’esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e ‘procreano’ [solo] quelle creature con i geni voluti. La ‘procreazione’ è selezione artificiale.

Nel caso degli esseri umani il completo rifiuto della selezione ha condotto a risultati indesiderati ed inaspettati. Un esempio particolarmente chiaro è l’incremento delle malattie genetiche. In Germania nel 1930 esistevano circa 150.000 persone [internate] in istituti psichiatrici e 70.000 criminali [rinchiusi] in prigioni e carceri. Essi rappresentavano comunque solo una piccola parte del numero reale degli handicappati. Il loro numero totale è stimato in oltre mezzo milione. Questo richiede enormi spese da parte della società: 4 RM [ndt: Reichsmark] giornalieri per un malato di mente, 3,50 RM per un criminale, 5-6 RM per un invalido oppure un sordo. Di contro un lavoratore non qualificato guadagna 2,50 RM al giorno, un impiegato 3,50 RM ed un impiegato statale di basso livello 4 RM (il Ministro [ndt: degli Interni] del Reich Dr. Frick ha fornito queste stime nel 1933)”.». (http://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4).

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana abbia fatto proseliti solo a destra. Karl Marx mise la teoria evolutiva alla base del suo “materialismo dialettico”. Scrive Windchy: «Karl Marx loved Darwinism. To him, survival of the fittest as the source of progress justified violence in bringing about social and political change, in other words, the revolution» (E. G. Windchy, op. cit.). Anche Josif Stalin stravedeva per la teoria evolutiva. Convinto che solo i veri comunisti fossero “adatti” alla sopravvivenza, mandò milioni di dissidenti “inadatti” nei gulag.

Cfr. J. Wells, Le balle di Darwin pp. 238-242:

«Secondo il filosofo Robert T. Pennock, “nell’ex Unione Sovietica l’evoluzione darwiniana venne respinta su basi ideologiche. Poiché il Partito Comunista deninciò la visione darwinista in favore del lysenkismo, una variante del lamarkismo che era più in linea con l’’deologia del partito, la ricerca biologica venne ritardata di una generazione. Gli ideologi del disegno intelligente potrebbero riprodurre lo stesso effetto in questo paese, se i loro sforzi lobbistici avranno successo”. (…) Le affermazioni di Robert Pennock e Christopher Scott secodo cui Stalin respinse il darwinismo sono false. (…) Lysenko aveva una scarsa preparazione in biologia, e ancora meno nella genetica mendeliana. All’inizio negò perfino una parentela fra le sue idee e il lamarkismo, ma dopo che Isaac Prezent, presidente della società dei biologi marxisti, gli presentò la teoria evoluzionista, abbracciò entusiatsicamente il darwinismo, copresi i suoi elementi lamarkiani. Negli anni Trenta Lysenko stava fondendo il processo fisiologico della vernalizzazione con l’ereditarietà lamarkiana. Quando i biologi mendeliani lo criticarono, egli evase semplicemente i loro argomenti e dichiarò che la genetica mendeliana era inaccettabile, peché contraddiceva l’evoluzione darwiniana (cfr. N. Roll-Hansen, The lysenko Effect, 1994). A quel tempo molti biologi occidentali stavano accettando la “moderna sintesi”  dell’evoluzione darwiniana con la genetica mendeliana, ma ma il ministro sovietico dell’agricoltura Jakov Jakovlev sostenne Lysenko dichiarando il mendelismo incompatibile col darwinismo. Nel 1937 Prezent elogiò Lysenko per “aver marciato (…) sotto la bandiera della ricostruzione della scienza biologica sulle basi del darwinismo elevato al livello del marxismo”, mentre demonizzò i mendeliani come “potenze delle tenebre”. (…) Quindi, contrariamente a quanto affermano Pennock, Futuyama e Critopher Scott, il conflitto scientifico implicito al lysenkysmo non era tra lamarkismo e darwinismo, ma tra darwinismo classico (che aveva innegabilmente degli elementi lamarkiani) e nuova genetica mendeliana. L’attuale conflitto tra neo-darwinismo e  disegno intelligente ricorda il lysenkismo nel senso che i darwinisti si stanno ancora opponendo alle nuove idee».

Come abbiamo visto, dal concetto darwiniano di “lotta per la sopravvivenza” derivano il concetto marxista di “lotta di classe” e il concetto nazista di “lotta per la supremazia della razza ariana”. Oggi l’eugenista australiano Peter Singer invita la sinistra a sostituire Marx con Darwin, l’utopia sociale con l’utopia eugenetica (cfr. Peter Singer, Una Sinistra Darwiniana, Ed. di Comunità, 2000). Nel concreto, Singer propone di migliorare le condizioni della classe lavoratrice permettendo solo ai lavoratori sani e forti di sopravvivere. Gli inadatti, a suo parere, andrebbero liquidati quando sono ancora nella culla. Non è uno scherzo: Peter Singer si batte apertamente per la legalizzazione dell’infanticidio.

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana non abbia infettato anche il liberalismo. E no, purtroppo. Prima di Adam Smith, il liberalismo economico si basava sulla dottrina della legge naturale. Adam Smith separa il liberalismo economico dai valori della legge naturale, trasformandolo in un materialistico liberismo basato sull’utopia dell’equilibrio degli egoismi (come se gli egoismi non fossero per loro natura destinati al conflitto:) Quando il liberismo smithiano incontrerà il darwinismo sociale, l’utopia dell’equilibrio degli egoismi lascerà il posto alla legge del più forte. E così nasce quel capitalismo immorale che ci ha portato al settembre nero del 2008. Dal 1929 ad oggi, è la solita storia.

venerdì, 22 ottobre 2010

NUOVA AVVERTENZA

Scusate, adesso vado di fretta, forse dopo cena troverò il tempo di leggere con calma tutti i commenti, sbloccando quelli in moderazione. Adesso voglio lasciare un messaggio a INFOEVO, che probabilmente (diciamo il 50% di probabilità) coincide con il caro vecchio INFORMATICO EVOLUZIONISTA. Ora, io ho cancellato i suoi commenti per una ragione semplicissima: perché questo individuo ha perso definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Per difedersi, questo individuo ha scritto “cancelli i miei commenti perché non sai rispondere” eccetera eccetera. No, i mediocri contenuti dei suoi commenti possono essere confutati con una facilità estrema. Il fatto è che informatico non merita neppure che io li confuti. La quantità sterminata di insulti e volgarità che ha scritto su questo blog gli ha fatto perdere definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Io gli ho teso la mano decine di volte, chiedendogli di esprimersi in maniera civile. E lui, per rabbia, ha aumentato le dosi di volgarità patologica. Come mi ha fatto notare qualcuno, questo individuo mostra di avere una personalità molto fragile. Egli è talmente ossessionato da me, che ieri è stato capace di passare l’intera serata a ripostare lo stesso commento. Vada a farsi aiutare da qualcuno. Gli faccio i miei migliori auguri.
P. S. Anche nel caso in cui non coincida con il vecchio Informatico Evoluzionista, INFOEVO non è meno volgare, disonesto e baro di Informatico. Quindi in ogni caso ha perso anche lui il diritto di postare su questo blog. Anche quando tenterà di insinuarsi qui con altri nomi.

giovedì, 21 ottobre 2010

AVVERTENZA

Dal momento che non riesco a stare dietro a tutti i commenti dei pastafariani, sono costretta a mettere temporaneamente i commenti in moderazione. Se i commenti sono educati e privi di offese, saranno presi in considerazione. A me non disturbano le contestazioni, ma le volgarità, le offese e soprattutto le menzogne ripetute.
Mi raccomando: non smettete di commentare, soprattutto se siete mie amici reali e virtuali. Gli amici splideriani hanno accesso libero.

lunedì, 18 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, I. Ecco a voi gli eugenisti.

Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, è quasi impossibile distinguere fra dottrina eugenetica e teoria di Darwin. Tutti gli eugenisti, nessuno escluso, usano il linguaggio di Darwin. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, gli eugenisti non affatto travisato la teoria di Darwin. Gli eugenisti non hanno “tradito” Darwin esattamente come Stalin non ha “tradito” Marx. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, Darwin era un eugenista convinto. Ma andiamo con ordine.
Nel 1883 Francis Galton (1822-1911) pubblicò il manifesto ufficiale della dottrina eugenetica: Human Faculty and its Development. La “Eugenics” è descritta da Galton come “la scienza per il miglioramento della specie umana dando alle razze e ceppi di miglior sangue una maggior probabilità di prevalere sopra i meno dotati”. Galton invita i governi a migliorare la qualità della razza umana, impedendo agli “inadatti” di fare figli (eugenetica negativa) e invece incoraggiando gli “adatti” a farne molti (eugenetica positiva). Attraverso siffatte politiche eugenetiche, mirate a  frenare il contagio dei caratteri “disgenici” e a favorire la diffusione dei caratteri “eugenici”, i governi potrebbero accelerare l’evoluzione della razza umana. In Hereditary Genius, pubblicato nel 1869, Galton sostiene addirittura, senza nessun senso del ridicolo, che il genio intellettuale è ereditario. Se avesse fatto qualche ricerchina, Galton avrebbe scoperto che nessuno dei grandi geni della storia (Dante, Bach, Mozart, Goethe o chiunque altro vi venga in mente) ha mai avuto un solo figlio genio.
La fiaccola della dottrina eugenetica fu raccolta nel Novecento da Charles Galton Darwin (occhio al doppio cognome), Julian Sorell Huxley, Margaret Higgins Sanger, James Dewey Watson,Peter Singer e molti altri. Sembra che nel febbraio del 2009 una radio di Boston abbia trasmesso la registrazione di un discorso pronunciato negli anni Cinquanta da Charles Galton Darwin (occhio ai due cognomi), dirigente del  Director of Britain’s National Physical Laboratory prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale nonché presidente della Eugenics Society dal 1953 al 1959. I radioascoltatori allibiti hanno potuto apprendere che «the policy of paying most attention to the inferior types is the most inefficient way possible of achieving perfectibility of the human race… this preoccupation with the weaker members is part of the present menacing trend of political thought which insists on absolute equality. (…) the well-to-do are rather more likely than others to possess hereditary ability … but the more prosperous members of the community are not producing their share of the next generation … The whole thing is a catastrophe which it is now almost too late to prevent»
(per saperne di più e ascoltare la registrazione del discorso:
http://www.kevinalfredstrom.com/2009/02/charles-galton-darwin-eugenics-advocate).
Nel 1932 tale Ernst Ruedin fu elettopresidente della Società Eugenetica Britannica, collegata alla International Federation of Eugenics Organizations, fra i cui fondatori spiccava Julian Sorell Huxley, fratello del più famoso Aldous. Ora, questo Ernst Ruedin era il genetista ufficiale del Terzo Reich: ma guarda un po’ che coincidenza. Dal canto suo, Julien deprecava i matrimoni misti fra bianchi e neri: «Mettendo un poco della mente dell’uomo bianco nel mulatto, non solo lo si rende più capace e ambizioso (non ci sono casi accertati di negri puri saliti a qualche eminenza), ma si accresce il suo scontento e si crea un’ovvia ingiustizia continuando a trattarlo come un africano purosangue. Il nero americano è turbolento a causa del sangue bianco americano che è in lui» (Julian Huxley, “America Revisited – The Negro Problem”, sullo Spectator del 29 novembre 1924). Nel 1956 questo razzista ha vinto la Medaglia Darwin: ma guarda un po’ che coincidenza. Suo fratello Aldous non era da meno. In Ritorno al mondo nuovo scriveva: «Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore».
Nessuno sa che dietro la dolce espressione “salute riproduttiva” si celano l’eugenetica e il maltusianismo (come avrò modo di spiegare, queste due ideologie sono due facce della stessa medaglia). Nella neolingua orwelliana dell’Onu, “salute riproduttiva” e “autodeterminazione della donna”  significano aborti forzati e sterilizzazioni forzate. Per dirne solo una, dalla metà degli anni ’70 ad oggi, 25 milioni di donne brasiliane fra i 15 e i 54 anni sono state sterilizzate a loro insaputa nell’ambito di una vasta operazione promossa dall’UNFPA, agenzia dell’ONU per la popolazione(Famiglia Cristiana N. 38/1991 e L’Adige del 4.8.1991).Dopo lo tsunami  del 26 dicembre 2004, l’UNFPA ha promosso una raccolta pubblica di fondi (con obiettivo 28 milioni di dollari) a favore delle popolazioni colpite. Quei fondi non si sono tradotti in cibo e beni di prima necessità, ma in anti-concezionali e in kit per l’aborto. Ecco come l’Onu aiuta le persone che soffrono.
L’UNPFA e le altre agenzie legate all’Onu fanno in modo che gli scaffali degli ospedali del Terzo Mondo siano sempre vuoti di medicinali e pieni di anticoncezionali. L’agenzia che più si è data da fare per diffondere l’aborto in tutto il mondo è la luciferina  Planned Parenthood. Di recente, lo storico Edwin Black nel testo War against the weak. Eugenics and America’s campaign to create a master race (edizioni Four walls eight windows, New York), ha illuminato a giorno i rapporti fra Margaret Higgins Sanger (1883-1966), fondatrice della Planned Parenthood, e gli ambienti eugenetici. Convinta che le risorse del pianeta fossero limitate, questa strega riteneva che solo gli “adatti” avessero il diritto di consumarle; gli “inadatti” e i poveri, invece, avrebbero dovuto essere attivamente aiutati a “sparire” e a “morire di fame” al fine di non togliere risorse agli “adatti”. Sì, esatto: la strega usa i termini darwiniani “unfit” (inadatto) e “fittest” (il più adatto). Ma guarda un po’ che coincidenza (cfr. Mario A. Iannaccone L’eugenetica, da Darwin all’America Minacce alla vita,:  http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50&mode=thread&order=0&thold=0  ).
Su Avvenire del 19 ottobre 2008, Jürgen Moltmann rievocava una agghiacciante conferenza di eugenetica cui partecipò nel 1962 a Londra: «Riassumo la discutibile idea che fu sostenuta alla Ciba-Conference circa un “futuro eugenetico” dell’umanità. 1) La selezione naturale mette in pericolo il futuro dell’umanità: gli stupidi si moltiplicano, gli intelligenti si reprimono. In tal modo presso le nazioni civilizzate il patrimonio genetico dell’umanità peggiora e nella società industriale la fertilità diminuisce. Pertanto nelle nazioni progredite abbiamo bisogno di un miglioramento (enhancement) della costituzione genetica degli esseri umani. Non basta – come avviene oggi in Germania – spingere mediante incentivi fiscali le persone capaci e istruite ad avere più figli e distogliere le persone incapaci e ignoranti dal concepimento di bambini. Occorre passare alla fecondazione artificiale mediante una selezione dei migliori. Dal punto di vista eugenetico l’Aid – artificial insemination from a donor (inseminazione artificiale mediante donatore) – è necessaria da un lato per eliminare malattie ereditarie e dall’altro per rendere fecondo il patrimonio genetico migliore. 2) Occorre perciò ideare banche del seme con materiale pregiato, dotato cioè di “eccellenti doti di cuore, spirito e corpo”. Occorre perciò immagazzinare ovuli umani analogamente “eccellenti”. Grazie alle nano-tecnologie sono possibili manipolazioni del materiale genetico dell’umanità. “L’avanguardia idealistica dell’umanità e i suoi discendenti daranno inizio per generale accordo a un sano progresso genetico verso gli eccellenti valori della salute, dell’intelligenza e dell’umanità”: questa è la prospettiva con cui Hermann Müller concluse la sua relazione alla Ciba-Conference» (Jurgen Moltmann, Darwin, cattivo maestro:
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=23&Itemid=48
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=22&Itemid=56). Molto bene, adesso sappiamo quale piano ideologico si cela dietro le ignobili Banche del Seme, specialmente quelle Banche dei semi dei nobel di cui ci ha parlato, con viva approvazione, l’eugenista evolutivo Piero Angela.
Fino agli anni Settanta, gli eugenisti propagandavano le loro orrende idee alla luce del sole. In seguito, per non destare scandalo, hanno imparato nascondere le loro orrende idee sotto un velo di parole politicamente corrette. Ma queste idee sono ben vive ancora oggi. Ad esempio, il professor Peter Singer dell’università di Princeton promuove apertamente l’infanticidio a scopo eugenetico (non è uno scherzo). Oltre a Peter Singer, meritano un posto d’onore fra le file dei “nazisti dell’Illinois” anche tal Lynn e il vecchio James Dewey Watson, scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick.
Purtroppo la gente in Italia è tenuta all’oscuro del fatto che, ancora oggi, gli  anglosassoni nutrono il loro disprezzo per gli italiani con argomenti eugenetici e darwinisti. Sia i vecchi razzisti galtoniani sia i nuovi razzisti neodarwiniani  si riferiscono al concetto farlocco di “deriva genetica”, secondo cui i cambiamenti genetici che preluderebbero alla speciazione (sia evolutiva che involutiva) si verificherebbero in piccoli gruppi isolati geograficamente. Nel libro Perché non possiamo non dirci darwinisti, il biologo Boncinelli sostiene che oggi una determinata specie di pipistrelli del sudest asiatico si stia dividendo in due diverse specie, che eviterebbero di incrociarsi. Analogamente, il razzista Lynn sostiene che i diversi popoli umani, separati fra loro da enormi distanze geografiche nel corso di lunghi millenni, si sarebbero evoluti geneticamente in maniera diversa, col risultato che alcuni popoli sarebbero più “evoluti” di altri. Di recente su una nota rivista scientifica peer-reviewed, Lynn ha sostenuto che i nordici sono più intelligenti e  più belli dei “terroni” d’Italia, brutti e stupidi come i “Sopranos”. Come nota Salvatore Settis, la teoria di Lynn è stata anticipata nel 1951 da un tedesco di nome Freidrich Vochting,  il quale sosteneva che l’arretratezza economica e culturale del sud  Italia avrebbe avuto unicamente cause razziali. Il sud, infatti, sarebbe ancora dominato dal tipo umano mediterraneo “un tipo pre-ariano di piccola statura… la cui funzione storica è in ogni tempo quella di chi è dominato e mai di chi domina, di chi riceve e mai riesce a dare” (Leggi tutto qui: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/13/quelle-teorie-su-nord-sud.html ). Ovviamente, non è afffatto vero che i  meridionali sono meno intelligenti dei nordici. Lynn ha confrontato i risultati scolastici degli studenti del sud Italia con quelli del nord Italia, che sono tradizionalmente più alti.  Ebbene i risultati scolastici sono direttamente proporzionali non al QI degli studenti ma piuttosto alla qualità dell’insegnamento, che è tradizionalmente migliore nelle scuole del nord.
 Nota bene: queste teorie razziste di marca anglosassone appaiono nelle riviste peer-reviewed, le stesse che respingono al mittente tutti gli articoli contro Darwin. Che schifo.

E nota bene: i razzisti vecchi e nuovi della corente eugenetica fanno esplicito riferimento alla teoria di Darwin. Il vecchio genetista, darwiniano convinto, James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) un paio di anni fa ha affermato candidamente che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale”  (http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml  ; http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/james-watson/james-watson/james-watson.html  ). Lo stesso Lynn fa esplicitamente riferimento a DARWIN e a GALTON. Non mi stupirei se avesse firmato il progetto Steve. cfr.
The Fall of Man: Richard Lynn’s Dysgenics
Richard Hoste
Dysgenics: Genetic Deterioration in Modern Populations
by Richard Lynn
Westport, Conn.: Praeger Publishers, 1996
Richard Lynn
When it comes to population, quality matters more than quantity.  While educated Westerners never tire of sprinkling their conversations with the word “overpopulation,” voicing concern about population worth is taboo.  Put it this way: you have to spend the rest of your life in a city filled with Nigerians or Japanese.  You can either pick the ethnic makeup or the amount of people in the city.  Which would you choose?  As it’s settled that genes influence character and intelligence, could these traits be declining in some or all populations?  Has it to some extent?  Anecdotes exist about single educated women and fertile welfare queens, but hard data is needed.
 While support for eugenics has been around since the time of Plato, the first person to worry about genetic deterioration was French physician Benedict August Morel.  He’s an obscure figure today and much better known is the more important Sir Francis Galton, who coined the term eugenics in 1883.  He thought that more genes for lower intelligence and poor character were concentrated in the lower classes, whose higher fertility would lead to a decline in genetic quality.  Galton spent his life working to reverse the trend.  He eventually convinced Darwin himself of the danger.  Biologist Alfred Russell Wallace wrote:
 In one of my last conversations with Darwin he expressed himself very gloomily on the future of humanity, on the ground that in our modern civilisation natural selection had no play and the fittest did not survive.
 It wasn’t until 1974 that Nobel prize winning physicist William Shockley called the process dysgenics.  Darwin went on to despair over the excessive breeding of “the scum.”  Data has always been needed on  whether his fears had been justified.  Richard Lynn brings together studies and data from the last 200 years dealing with the connection between fertility and intelligence/socioeconomic status from all over the world.  How afraid should we be? …………..
(continua a leggere: http://www.toqonline.com/2009/06/the-fall-of-man )
Ma il bello deve ancora venire.
(Continua)

P. S.
Mini bibliografia sull’eugenetica:  Piero S. Colla, Per la nazione e per la razza. Cittadini ed esclusi nel modello svedese (Carocci, Roma 2005); Luca Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese, 1934-1975 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2004); Edwin Black, The War Against the Weak: Eugenics and America’s Campaign to Create a Master Race (Four Walls Eight Windows, New York 2003); Richard Weikart, From Darwin to Hitler: Evolutionary Ethics, Eugenics, and Racism in Germany (Palgrave MacMillan, New York 2004).

MENZOGNE E VOLGARITA’ A PROPOSITO DI ABORTO, EUGENETICA E DAWINISMO (post dal 15 aprile al 23 aprile 2010)

venerdì, 23 aprile 2010

P. S. a proposito dell’aborto

  Cari tre lettori,
nel post precedente ho accennato al tema dell’aborto. Un cattomoderato ossia post cattocomunista e sedicente catechista mi ha calunniato, asserendo che io avrei insultato le donne che abortiscono, aggiungendo più o meno (vado a memoria): l’aborto è sempre una scelta dolorosa che nasce da gravi problemi e quindi tu dovresti avere più comprensione per le donne che compiono questo percorso doloroso. Ora, premsso che io non ho mai insultato le donne che abortiscono (e vi sfido a provare il contrario), vorrei fare notare che la retorica della “scelta dolorosa”, sventolata da gente come la Bonino e la Turco, è soltanto un diversivo, uno specchietto per le allodole, un paravento dietro cui si nasconde la religione della libertà assoluta. Assoluta, ossia al di sopra del bene e del male. Non nego affatto che abortire significa soffrire. Da studi accurati, risulta che le donne che hanno abortito si portano le conseguenze psicologiche negative dell’aborto per tutta la vita. Quello che nego, è che l’aborto sia una “scelta dolorosa” imposta dalla povertà o dal destino cinico e baro. Da tutti gli studi, risulta che solo una parte degli aborti è riconducibile a gravi problemi di natura economica o d’altra natura.  Ad esempio, è assodato che ricorrono all’aborto molte immigrate povere. Ma scusate, invece di lasciare le donne in difficoltà in balia dell’aborto, non è meglio aiutarle a non abortire? Oltretutto, risulta che ormai dietro la maggioranza degli aborti non ci sono dei reali problemi di natura economica o d’altra natura ma c’è una  culturea edonistica ed antinatalistica, secondo cui i bambini sono un peso; c’è la cultura dela libertà sessuale, che degrada il rapporto fra le persone a mero scambio di piacere sessuale. Infine, c’è la propaganda malthusiana, promossa dall’Onu, secondo cui bisogna a tutti i costi ridurre le nascite perché “le risorse del pianeta si stanno esaurendo” (ovviamente non è vero). L’aborto non è una “scelta dolorosa”: è una scelta e basta. Sbagliata.
Concludo trascrivendo una interessantissima lettera di un lettore inglese ad Augias apparsa oggi su Repubblica, a pag 36:
 Gentile Augias, dissento dal suo commento si distributori di preservativi a scuola. Non dubito della sua buona fede, ma questa esperienza iniziò anni fa nel mio Paese d’origine (Inghilterra) con risultati disastrosi. Sono aumentate le gravidanze, gli aborti di minorenni e le malattie. Ultimamente, come un serpente che si morde la coda, nelle scuole inglesi si è pensato bene di distribuire anche le pillole del giorno dopo, ma non è questo il rimedio. Il vero rimedio sarebbe quello di di una educazione alla affettività e sessualità responsaile e alla educazione familiare. Purtroppo nel mio Paese la famiglia non esiste quai più. L’Italia finora è stata un’isola felice, la famiglia segue ancora i figli e la società è sostanzialmente sana. Per certi “progressisiti” tutto questo significa arreratezza e non essere alla pari degli altri paesi più evoluti. E’ una vera pazzia e mi dispiace che anche lei abbia ceduto a questo andazzo. Queste sono anche le conseguenze della libertà sessuale, contro tutti i tabù compreso quello della pedofilia.
Simone HegartDedico questa lettera a tutti gli italiani secondo i quali l’Italia è “un paese arretrato, oppresso dall’oscurantismo cattolico” e “bisogna guardare ai paesi più progrediti, come l’Inghilterra e la Svezia”. In effetti, noto che i paesi in cui la cultura edonistica sposata alla cultura della morte è più avanzata, sono anche i paesi più islamizzati. Fatevi un giretto per i sobborghi della Svezia , dell’Ighilterra e dell’Olanda, sempre che riusciate ad uscirne vivi.

giovedì, 22 aprile 2010

MENZOGNE E VOLGARITA’ a proposito di aborto, eugenetica e darwinismo.

  Cari tre lettori,ultimamente non ho avuto tempo di scrivere nuovi post. Tuttavia, il contatore segnala in maniere inequivocabile che qualcuno ancora entra in questo piccolo e marginale blog. Ebbene, oggi mi ricavo un piccolo spazio di tempo per ricavare un post dalla lunga polemica svoltasi nell’ultimo mese in calce al post Chiesa ed ebrei III. Voglio dire due cose sulla menzogna. Non sopporto la menzogna e la volgarità. Mi fanno soffrire. La menzogna è un attacco diretto al cuore della verità, la volgarità è un attacco diretto al cuore della bellezza. Verità e bellezza sono attributi di Dio. Ebbene, si direbbe che io sia diventata bersaglio di menzogne e volgarità. Non faccio in tempo a cancellare un commento volgare e menzognero che esso riappare immediatamente. Purtroppo, non posso monitorare il blog in continuazione. Quindi, cari due lettori onesti e amanti della verità, sono costretta a spiegare la situazione.Tutto è cominciato con una calunnia.

Mentendo, un catechista cattolico “moderato” ha asserito che io avrei insultato le donne che abortiscono, facendogli “gelare il sangue”.

Il catechista adesso deve indicarmi il punto esatto in cui io avrei insultato le donne che abortiscono. In realtà, non ho mai dato giudizi sulle donne che abortiscono. Mi sono limitata a condannare l’aborto e l’eutanasia, collegandoli ad una cultura edonistica sposata ad una cultura di morte. Ma parliamo di aborto. Secondo le statistiche ministeriali in Italia vengono interrotte 20 GRAVIDANZE SU CENTO!!!! Ebbene, di quei venti aborti, solo una piccola parte si collegano a seri problemi economici. Il povero Giuliano Ferrara, quando presentò la sua lista contro l’aborto, proponeva un vasto piano finalizzato ad aiutare le donne in difficoltà a non abortire, sostenendole economicamente.

Ma purtroppo non possiamo nasconderci dietro un dito, i numeri parlano chiaro: dietro una maggioranza crescente di aborti non ci sono dei reali problemi economici ma piuttosto delle scelte “ideologiche” e stili di vita poco prudenti. Basti pensare che quasi tutte le “pillole del giorno dopo” sono consumate alla domenica o al lunedì da minorenni che ammettono di essersi “lasciate andare” al sabato sera con coetanei che magari non conoscono neppure. Da studi seri, risulta inoltre che la contraccezione non previene affatto l’aborto. Infatti, risulta che circa un aborto su quattro c’è il fallimento della contraccezione. L’aborto, insomma, è diventato a tutti gli effetti il contaccettivo d’emergenza. Inoltre, ricorrono spesso e volentieri all’aborto donne benestanti e affermate che non vogliono rallentare la loro corsa al successo nel campo del lavoro. Lo sanno bene persone come Olimpia Tarzia e Carlo Casini. Dunque, all’origine della strage abortista non ci sono tanto delle ragioni economiche quanto delle ragioni ideologiche. C’è una cultura relativistica ed edonistica che promuove una sessualità superficiale e irresponsabile e che alimenta una sorta di razzismo nei confronti dei bambini. Come dice il papa, nel mondo moderno i bambini non sono più considerati una ricchezza ma piuttosto come un peso da tenere alla larga, se necessario con l’aborto.

Il catechista ha detto inoltre che sono “intollerante”.

Che onore. Tutti i cattolici che stimo e ammiro sono definiti “intolleranti” dal mondo. Un cattolico non ha la certezza di essere un vero cattolico, che non ha paura di dire le cose con franchezza, finché i laicisti e i cattolici tiepidi non lo accusano di “intolleranza”. Tanto per dire, il nostro Santo Padre è definito “intollerante” un giorno sì e pure l’altro dalla stampa giacobina. Ovviamente, il cattolico che viene definito intollerante non è per niente intollerante. Mentendo, i laici i i cattolici tiepidi chiamano “intoleranza” quella che è semplicemente il coraggio di esprimere un pensiero compiutamente cattolico, senza compromessi con la mentalità di questo mondo. I cattolici “moderati” ossia tiepidi ossia post-cattocomunisti mettono il “dialogo” al di sopra di tutto, perfino della verità. Secondo iloro, “dialogare” significa inchinarsi alle opinioni del mondo, dare sempre ragione al mondo e vergognarsi di essere cattolici, chiedendo continuamente scusa di esserlo. Nota bene: la fede non è una opzione obbligatoria. Ho sempre difeso la libertà degli atei di essere atei . Quello che contesto no è dunque l’ateismo, ma le menzogne contro la Chiesa.

Ma non è finita. Il catechista ritiene che io, chiamando “puffi” i trolls  – ocn chiara allusione alla loro “bassa statura intellettuale” -,  mi sono resa meritevole dei loro ignobili insulti.
Insomma, il catechista ritiene che l’espressione “puffo” abbia lo stesso grado di volgarità e violenza delle espressioni: mentecatta-pazza-patetica e fascista-repressa violenta-poveraccia con una una “dialettica da tredicenne in sindrome premestruale”, ignorante affetta da “demenza, una allucinazione autoindotta, un vero e proprio problema psichiatrico”.

Ovviamente io non conosco le persone che “dialogano” con me in questo blog, così come loro non conoscono me. Non posso escludere che nella vita siano delle persone molto intelligenti e molto colte, dei professionisti stimati e affermati. Sicuramente più affermati di me. Dunque, l’espressione “puffi” non si riferisce alle persone, che non conosco, ma alla loro identità virtuale, al loro avatar. La loro identità virtuale ha un profilo bassissimo, una statura intellettuale miserrima. Non sapendo controbattere alle mie argomentazioni, cercano di sfogare la loro frustrazione infilando in questo blog insulti e volgarità e getto continuo. Non fanno mancare neppure insulti a sfondo sessuale.

Sempre distinguendo fra le persone reali e la loro immagine virtuale o avatar, che statura intellettuale può avere un avatar che non usa argomenti razionali ma spara questo genere di insulti? Evidentemente, lo scherzoso aggettivo “puffo” è quello che più gli si confà.

Infine, il catechista mi ha definito “saccente”.

Ne sono onorata. Infatti, i post-cattocomunisti ossia moderati ossia tiepidi definiscono “saccenti” tutti i loro correligionari con una qualche attitudine al ragionamento. Nel mio piccolo, mi batto da anni contro quel tipo di cattolicesimo “moderato”  che ha totalmente ripudiato la cultura cattolica  in nome di un concetto distorto di carità e di umiltà.. Più precisamente, io ritengo che vasti settori della Chiesa siano stati invasi dalla mentalità protestante,  che separa nettamente la fede dall’intelligenza, relegando la fede nel dominio del sentimento.  Rifiutando ogni impegno nel campo della cultura, questi cattolici non solo hanno consegnato la cultura ai laicisti, ma hanno essi stessi assorbito la cultura dei laicisti. Hanno assorbito il modernismo (partorendo il cattolicesimo modernista), hanno assorbito il comunismo (partorendo il cattocomunismo), hanno assorbito il darwinsimo (patorendo l’evoluzionismo teistico), hanno assorbito il laicismo libertino (collaborando così attivamente alla distruzione dei valori tradizionali, specialmente quelli della famiglia, nel nome della “tolleranza”). Ma senza cultura non c’è carità. Senza intelligenza non c’è amore. Lo stesso lavoro dell’intelligenza è amore, è carità.  Sant’Agostino e san Tommaso hanno passato la vita a scrivere.

Ma adesso basta parlare del catechista. Parliamo delle menzogne dei pastafariani. Fatevi un rapido giro nel sito dello “Spaghetti flying monster” e capirete che i pastafariani non sono neppure degni di dirsi atei. I veri grandi pensatori atei dovrebbero vergognarsi di avere a che fare con loro. L’unica cosa che sanno fare, è maneggiare l’arma  affilata della menzogna. Litigando con loro fino al commento 100 del post Chiesa ed ebrei III, ho potuto completare una sorta di studio scientifico sulla fenomenologia della menzogna. Ecco i risultati.

1) Chi mente sa di mentire, e quindi cerca di nascondere tutti i dati e i documenti che distruggono le sue menzogne. Se non è in grado di nasconderli, accusa gli studiosi che espongono questi dati e questi documenti di “autoreferenzialità” e “mancanza di obiettività”. Ha scritto un anonimo pastafraiano al commento 27: “i tuoi dati storici sono inconfutabili quanto sono irrilevanti. la serieta degli studi e’ inficiata dalla mancanza di obiettivita e dall’autoreferenzialita degli autori”. In realtà, le convinzioni personali di uno studioso non sono in grado di sminuire di una virgola il valore oggettivo dei dati e i documenti che egli esibisce. Lo studio di Stark (The victory of reason, cui io faccio costantemente riferimento) è inattaccabile perché si basa su una bibliografia sterminata. Lo studio di Bloch sulla servitù nel Medioevo (da me spesso citato) è assolutamente definitivo, perché si basa su una mole sterminata di documenti di prima mano. Per il resto, Stark ci ha tenuto a ribadire più volte che, quando ha scritto The victory of reason, non era per nulla cristiano. Si è convertito solo in seguito.

Più spesso, il mentitore cercherà di distruggere a suon di insulti la reputazione di coloro che smentiscono la sua menzogna. Ad esempio, il mediocre Odifreddi ha lanciato degli insulti vergognosi e pesantissimi a Zichichi:

Per esempio, ecco alcuni giudizi, fra i più benevoli, di Odifreddi nei confronti di Zichichi: “un povero iddiota (con due “d”, come i suoi lettori)”, “letteralmente ridicolo”, “clown”, “un vero imbarazzo per la scienza”, “un uomo di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale”, “teopiteco”, “incarnazione di una barzelletta”. Dopo averne sottolineato “le castronerie e le assurdità […] i madornali strafalcioni [e] inarrivabili stupidaggini” egli si chiede “che dietro il Professore si celi una Bestia?”. Egli propone anche rimedi alla inettitudine di Zichichi: “sarebbe conveniente rispedire il Professore [alla scuola elementare] perchè imparasse a parlare e scrivere”. Non che nei confronti di altri sia più caritatevole: per esempio definisce John von Neumann (uno dei più grandi matematici del XX secolo) “una vera e propria prostituta della scienza”. Non risparmia certo i cardinali e il Papa stesso: “Ma se invece l’uomo religioso, che si situa a metà tra l’animale bruto e l’animale razionale, non fosse altro che quell’anello mancante di cui il cardinale Schönborn a Rimini lamentava l’assenza di vestigia negli strati geologici? In fondo, gli basterebbe ricordare che sia lui che il papa sono due primati, l’uno d’Austria e l’altro di Roma, per sapere dove cercarne e trovarne due.” En passant ha elegantemente qualificato in un sol colpo tutti gli uomini religiosi (sono alcuni miliardi sul nostro pianeta) come non razionali e quindi in fondo non uomini (essendo la  razionalità fino a prova contraria una caratteristica definiente dell’uomo, “una differenza specifica” come direbbero gli Scolastici). (http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=140 )

Analogamente, un anonimo presumibilmente pastafariano ha detto che i dissidenti antiarwiniani sono dei “noti imbecilli seriali come blondet, gente incapace perfino di aprire il libro di fisica di quarta superiore e copiare correttamente l’enunciato del secondo principio della termodinamica”. Infine, ha onorato anche me di copiosi insulti: “un caso irrecuperabile di demenza autoindotta, una persona che preferisce vivere deliberatamente nella menzogna e nella follia pur di non fare i conti con la realta”. Insultandomi, i reputa degna di stare accanto agli altri insultati: professori con credenziali accademiche stellari come Behe, Dembsky, Wells eccetera. Egli ha inoltre aggiunto: “…non si tratta solo di ignoranza quindi, la tua e’ una forma di demenza, una allucinazione autoindotta, un vero e proprio problema psichiatrico. se suona come un insulto pazienza, le cose stanno cosi”. Insomma, secondo il troll io sarei matta. Faccio notare che altre persone prima di me sono state accusate di pazzia per avere detto la verità: i dissidenti in Unione Sovietica. Insomma, io ho l’onore di ricevere gli stessi insulti ricevuti a suo tempo da giganti come i samizdat.

Ragazzi, quando i pastafariani darwinisti vi insultano, sentitevi fieri di voi stessi. Nota Jonathan Wells:

“Poiché i darwinisti stanno perdendo terreno sul piano delle prove, ricorrono sempre più spesso alla censura. (…) E chiunque studi la storia americana sa  che dire alla gente che non è permesso parlare di un cerrto argomento è la tattica che ha meno probabilità di avere successo nella terra dei liberi e dei coraggiosi. (…) Secondo lo scrittore di best seller Orson Scott, Card, le loro reazioni alle critiche sono sempre più ‘illogiche, personali e non scientifiche’. Tra le altre cose, ricorrono alle ‘credenziali’ e agli ‘esperti’. Ma ‘la vera scienza non ha mai fatto ricorso alle credenziali. Se qualcuno privo di credenziali solleva una questione legittima, non si risponde facendo notare quanto costui sia poco istruito o qualificato. Ciò equivale infatti ad ammettere di non avere risposta, e che desideri far sparire chi fa domande’. (…) Conclude Kern: ‘E’ così che si comportano i perdenti prima prima di perdere: arroganti, autocompicaiuti, troppo importanti per preoccuparsi di una confutazione sostanziale, sdegnosi dei propri difetti (…). L’unica questione che rimane  è se il darwinismo uscirà di scena con eleganza, o se si inabisserà mordendo, strillando, censurando e denunciando fino alla sua triste fine”. (Le balle di Darwin, Rubettino 2009)

E l’amico Stark nota pure: “Diversi colleghi mi hanno ammonito che criticare la teoria evoluzionista avrebbe rovinato la mia ‘carriera’. Questo ha solo reso più forte la mia determinazione di non sopportare più oltre questa arrogante forma di occultismo”[24]”.

Il curatore dell’edizione italiana del libro di Lima-deFaria ha notato con amarezza:

“Fra le varie contumelie ricevute per aver introdotto – per passione, praticamente a mie spese, e dopo quattro anni di lavoro assai poco grato – l’opera di Antonio Lima-de-Faria in Italia, sono stato accusato perfino di essere una sorta di agente intellettuale del Vaticano, senza peraltro tener conto del materialismo ateo e del determinismo di Lima-de-Faria, né del fatto che la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti della teoria della selezione naturale è ormai possibilista. A mio parere, in ciò la Chiesa Cattolica ha dimostrato ancora una volta un grave ritardo epistemologico e scientifico, come per il caso Galileo: arriva oggi a dire ciò che avrebbe dovuto dire ieri, e lo fa quando ormai la scienza seria (ma non la vulgata televisiva) è già andata oltre. E’ difficile non sorridere di simili deliri isterici, che gridano all’eresia appena si prova a discutere l’ultima grande ideologia dei nostri tempi. C’è tuttavia meno da sorridere se si pensa che tale atteggiamento rivela un aspetto riprovevole della pratica scientifico-accademica, basata su un crivello ideologico neanche velato. Più che la diatriba evoluzionismo/anti-evoluzionismo, la possibilità stessa di intavolare un dibattito fra le due correnti è esclusa a priori con argomentazioni degne di un sacrestano di provincia o di un agit-prop; fra queste la falsa dicotomia urlata e ripetuta ad nauseam che vorrebbe opporre come unica alternativa all’evoluzionismo un mistico e antiscientifico creazionismo di stampo americano”.

I darwiniani non insultano e non censurano solo gli antidarwinaini: insultano e censurano anche i darwiniani che osano mettere in discussione alcuni aspetti singoli della sintesi neodarwiniana di Dawkins e Gould. Ad esempio, il biologo Piattelli-Palmarini ha osato mettere in discussione la validità dello schema mutazioni casuali- selezione naturale, senza tuttavia ripudiare la teoria di Darwin, cui anzi tributa molti elogi. Invece di discutere e magari confutare le tesi di Piattelli-Palmarini, il darwinaino Bertorelle ha promosso una raccolta di firme contro di lui.  Che schifo.

“Restando su Lewontin, com’è stato che qualcuno abbia avuto l’idea di fare una “petizione” contro di lei? Lewontin, come lei ha detto, l’ha informata di questa curiosa iniziativa.Sì, è partita dal genetista Giorgio Bertorelle, il quale si vide rispondere da Lewontin “I urge you to desist” (La invito caldamente a desistere). Ma lui ha insistito e, pur senza la firma di Lewontin, ha fatto circolare la petizione e  sostiene che i più prestigiosi evoluzionisti hanno firmato un manifesto contro di me. Un manifesto di condanna contro le mie idee, mi sembra una cosa da inquisizione”.(http://bioneuroblog.wordpress.com/2010/04/10/gli-errori-di-darwin-secondo-massimo-piattelli-palmarini/)

Ma state attenti. Reprimendo il dissendo con la violenza, l’Unione Sovietica è riuscita a rimanere in piedi ottant’anni, ma non più di ottantanni. Ad un certo punto, il muro è crollato. Allo stesso modo, mandando in disgrazia i dissidenti anti-darwiniani, coprendoli di sputi e insulti (come gli sputi e gli insulti di Oca sapiens a Catalano), la lobby  neo-darwiniana riuscirà a spadroneggiare ancora per qualche tempo, ma non a lungo. Il muro darwiniano sta per crollare.

Ma andiamo avanti ad analizzare la fenomenologia della menzogna.

2) Il menzognero ricorre alla tecnica del “gioco di parole”. Non sapendo smentire le affermazioni veritiere del nemico, il troll attacca le singole parole, estrapolandole dal contesto. Ad esempio io ho scritto:

“E in effetti, il diprezzo eugenetico per gli italiani da parte di tedeschi e inglesi sopravvive ancora oggi. Di recente, su una rivista scientifica perr reviewed è apparso un articolo in cui un lurido porco sostiene appunto che gli italiani del sud sono meno intelligenti dei popoli del nord per ragioni genetiche.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2010/02/17/AMBcYBOD-intelligenti_inglese_italiani.shtml

E il pastafariano ha ribattuto:

“confondi genetica con evoluzione, visto che il lurido porco a cui fai riferimento per la ricerca sulle persone del sud italia si basa su ragioni genetiche non evolutive. e la genetica cara povera regina ignorante è li a prescindere dall’evoluzione o meno. la genetica ci starebbe anche se ci fosse il progettista, tanto che proprio i sostenitori dell’id, povera mentecatta, usano la genetica per “mettere in imbarazzo” la teoria neo darwiniana o più che altro loro stessi.”

Chiaramente, il pastafariano conduce un un gioco di parole arrampicandosi sugli specchi. E già si sente il rumore delle mani che scivolano: hiiiiiiiii…… Io infatti non ho detto che genetica ed evoluzionismo darwiniano sono la stessa cosa. Ho detto che i neodarwiniani interpretano in maniera distorta i risultati degli studi sulla genetica. Ad esempio, gli studi sulla genetica ci dicono che il il 90 o 94% del dna umano è praticamente identico al dna dello scimpanzé. Ebbene, i darwiniani spacciano quel 94% come la prova definitiva del fatto che l’uomo discende dalla scimmia. Invece non prova assolutamente niente, dal momento che ci sono delle somigliaze sorprendenti non solo fra uomo e scimmia, ma anche fra uomo e verme e fra uomo e mosca!!!!  Infatti, il 60% del dna umano è simile al il dna della mosca. La verità l’ha detta Lima de Faria: il dna è “hardware”, il “software” sta da un’altra parte che dobbiamo meglio studiare. Quello che distingue l’uomo dalla scimmia non è dunque lo “hardware” ma il “software”. Il fatto che gli “hardware” di tutte le specie viventi siano relativamente simili non prova che tutte discendono da un medesimo antenato, ma più semplicemente prova che tutte sono state “progettate” per vivere nell’ambiente terrestre, respirando ossigeno e consumando alimenti terrestri. Oltretutto, le somiglianze fra le proteine e i geni delle diverse specie sono talmente ingarbugliate, che contraddicono tutte le classificazioni basate sul darwiniano “albero della vita”, trasformando quest’albero in una inservibile e inspiegabile “rete”.

Riepilogando: assodato che la genetica è distinta dall’evoluzionismo, gli evoluzionisti fanno appello alla genetica. In particolare, sia i vecchi razzisti galtoniani sia i nuovi razzisti neodarwiniani (come Lynn) si riferiscono al concetto farlocco di “deriva genetica”, secondo cui i cambiamenti genetici che preluderebbero alla speciazione (sia evolutiva che involutiva) si verificherebbero in piccoli gruppi isolati geograficamente. Nel libro Perché non possiamo non dirci darwinisti, il biologo Boncinelli sostiene che oggi una determinata specie di pipistrelli del sudest asiatico si stia dividendo in due diverse specie, che evitano di incrociarsi. Analogamente, il razzista Lynn sostiene che i diversi popoli umani, separati fra loro da enormi distanze geografiche nel corso di lunghi millenni, si sarebbero evoluti geneticamente in maniera diversa ossia alcuni popoli sarebbero più “evoluti” di altri. Di recente su una nota rivista scientifica peer-reviewed, Lynn ha sostenuto che i nordici sono più intelligenti e  più belli dei “terroni” d’Italia, brutti e stupidi come i “Sopranos”. Ovviamente, non è afffatto vero che i  meridionali sono meno intelligenti dei nordici. Lynn ha confrontato i risultati scolastici degli studenti del sud Italia con quelli del nord Italia, che sono tradizionalmente più alti.  In realtà, i risultati scolastici sono direttamente proporzionali non al QI degli studenti ma piuttosto alla qualità dell’insegnamento, che è tradizionalmente migliore nelle scuole del nord.
Nota bene: queste teorie razziste di marca anglosassone appaiono nelle riviste peer-reviewed, le stesse che respingono al mittente tutti gli articoli contro Darwin. Che schifo.

E nota bene:i razzisti vecchi e nuovi della corente eugenetica fanno esplicito riferimento alla teoria di Darwin. Il vecchio genetista, darwiniano convinto, James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) un paio di anni fa ha affermato candidamente che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale”  (http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml  ; http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/james-watson/james-watson/james-watson.html  ). Lo stesso Lynn fa esplicitamente riferimento a DARWIN e a GALTON. Non mi stupirei se avesse firmato il progetto Steve. cfr.

The Fall of Man: Richard Lynn’s Dysgenics

Richard Hoste

Dysgenics: Genetic Deterioration in Modern Populations

by Richard Lynn

Westport, Conn.: Praeger Publishers, 1996

Richard Lynn

When it comes to population, quality matters more than quantity.  While educated Westerners never tire of sprinkling their conversations with the word “overpopulation,” voicing concern about population worth is taboo.  Put it this way: you have to spend the rest of your life in a city filled with Nigerians or Japanese.  You can either pick the ethnic makeup or the amount of people in the city.  Which would you choose?  As it’s settled that genes influence character and intelligence, could these traits be declining in some or all populations?  Has it to some extent?  Anecdotes exist about single educated women and fertile welfare queens, but hard data is needed.

 While support for eugenics has been around since the time of Plato, the first person to worry about genetic deterioration was French physician Benedict August Morel.  He’s an obscure figure today and much better known is the more important Sir Francis Galton, who coined the term eugenics in 1883.  He thought that more genes for lower intelligence and poor character were concentrated in the lower classes, whose higher fertility would lead to a decline in genetic quality.  Galton spent his life working to reverse the trend.  He eventually convinced Darwin himself of the danger.  Biologist Alfred Russell Wallace wrote:

 In one of my last conversations with Darwin he expressed himself very gloomily on the future of humanity, on the ground that in our modern civilisation natural selection had no play and the fittest did not survive.

 It wasn’t until 1974 that Nobel prize winning physicist William Shockley called the process dysgenics.  Darwin went on to despair over the excessive breeding of “the scum.”  Data has always been needed on  whether his fears had been justified.  Richard Lynn brings together studies and data from the last 200 years dealing with the connection between fertility and intelligence/socioeconomic status from all over the world.  How afraid should we be? …………..

(continua a leggere: http://www.toqonline.com/2009/06/the-fall-of-man )

Infine, lo stesso Charles Darwin scrive che la “pressione selettiva” determina delle differenze sostanziali fra popoli superiori e popoli inferiori:

“In un tempo avvenire, non molto lontano se misurato in secoli, le razze umane civili stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge. Nello stesso tempo le scimmie antropomorfe saranno senza dubbio sterminate. La lacuna tra l’uomo ed i suoi più prossimi affini sarà allora più larga, perché invece di essere interposta tra il negro dell’Australia e il gorilla, sarà tra l’uomo in uno stato, speriamo, ancora più civile degli europei, e le scimmie inferiori come il babbuino” (L’Origine dell’uomo, p. 207).

Nota bene: Darwin rimase in corrispondenza per tutta la vita con Galton, e quest’ultimo dichiarò ufficialmente di avere tratto la sua teoria eugenetica dalla teoria del più illustre cugino.

Alla fine del diciannovesimo secolo, i darwiniani chiusero in una gabbia, accanto alle gabbie degli altri animali dello zoo, un pigmeo , classificandolo come “anello di passaggio fra la scimmia e l’uomo”. Liberato per le insistenze dei pastori battisti, questo povero uomo in seguito si suicidò.

Ma andiamo avanti ad analizzare la fenomenologia della menzogna.

3) La menzogna cerca sempre di installarsi nella “ultima parola”. Le discussioni su internet si basano su una sequenza di commenti disposti uno sopra l’altro. I commenti aggiunti per ultimi hanno maggiore visibilità dei commenti pubblicati per primi. Quando in un post ci sono decine di commenti, normalmente il lettore si limita a leggere l’ultimo, senza approfondire i commenti precedenti, e senza di conseguenza sapere se l’ultimo commento risponde in maniera adeguata ai commenti precedenti. Quindi, si può mentire sperando di farla franca, contando sulla prigrizia dei lettori, che non vanno a leggere i commenti precedenti. L’ultima paro,ladiventa un trucco per rovesciare le sorti di una discussione. Se ad esempio alla fine di una lunga discussione si è arrivati alla conclusione che 1) la teoria di Darwin è priva di prove, 2) la teoria di Darwin (anche nella sua versione neodarwiniana) porta inevitabilmente al razzismo, il troll può scrivere nell’ultimo commento (facendo sempre in modo che sia rigorosamnete l’ultimo) che 1) la teoria di Darwin è scienza, 2) chi nega la teoria di Darwin è un mentecatto idiota,  3) il razzismo e la pedofilia nascono dal cattolicesimo.

Esempio: sfruttando la tecnica dell’ultimo commento, l’anonimo pastafariano distorce i miei lunghi commenti precedenti, asserendo:

la padrona di casa non ha ancora imparato la lezione ed e’ convinta che la legge di gravita di newton sia un FATTO, mentre la teoria della relativita generale di einstein sia solo una IPOTESI”.

In queste due righe ha falsato consapevolmente  tutto quello che avevo detto scritto in due lunghissimi commenti. In essi, ho spiegato che mesi prima avevo asserito che la FORZA DI GRAVITA’ – NON LA LEGGE DI GRAVITA’ DI NEWTON MA LA FORZA DI GRAVITA’ – è un FATTO mentre la SPECIAZIONE non lo è. Infatti tutti vedono che gli oggetti cadono per terra, mentre nessuno ha mai visto la speciazione. Ho anche chiarito che la legge di gravità di Newton è la descrizione matematica approssimativa (perché sembra che abbia qualche margine di imprecisone) di questo fatto. Ma ho sottolineato più e più volte la differenza fra FORZA-FATTO, LEGGE che descrive il fatto e TEORIA (Wikipedia: “UNA TEORIA E’ DIFFERENTE DA UNA LEGGE FISICA NEL SENSO CHE LA PRIMA E’UN MODELLO DELLA REALTA’ MENTRE LA SECONDA E’ UNA DESCRIZIONE DI CIò CHE SI OSSERVA” ). In oltre, ho riferito le parole del grande fisico Hawking: “TUTTE LE TEORIE FISICHE SONO PROVVISORIE, NEL SENSO CHE SONO SOLO IPOTESI NON POSSONO ESSERE MAI COMPLETAMENTE PROVATE”. Qualcuno mi ha perfino fatto notare che la teoria della relatività di Einstein potrebbe essere superata definitivamente (ma il condizionale è d’obbligo) dalla teoria dei quanti. Tuttavia, io no ho mai nominato la teoria della relatività. Infatti detta teoria non mi interessa, come no mi interessa la teoria dei quanti. Io mi sono limitata a riferire gli argomenti di gente competente contro la teoria di Darwin.

Ma andiamo avanti ad analizzare la fenomenologia della menzogna.

4) La menzogna si fonda sulla falsa logica del riflettore. La tecnica del riflettore “consiste in ciò, che di tutto un ampio discorso si illumina una piccola parte, ma tutto il resto, che ervirebbe a spiegarloe  a dare a ciascuna cosa il suo posto… viene lasciato nel buio. In questa maniera vne detta apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia tutto è falsato, esseno che la verità è composta di tutta la verità e del giusto rapposrto fra le singole parti” (Erich Auerbach, Mimesis).  Ebbene, un anonimo pastafariano ha detto apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia ha falsato il tutto, nascondendo il contesto in cui si situa quella verità.

Io ho detto:

si può facilmente documentare che TUTTI i promotori della pseudo-scienza razzista-eugenetica si rifacevano apertamente alla teoria evolutiva”

Egli ha scritto:

a me sembra invece piu facile dimostrare che NON TUTTI i razzisti pseudoscientifici si rifacevano alla teoria evolutiva. infatti basta citare anche un solo controesempio: “We must, of course, acknowledge that Adam is the ancestor of the white race. The scriptures are evidently meant to be so understood, for the generations deriving from him are certainly white. This being admitted there is nothing to show that, in the view of the first compilers of the Adamite genealogies, those outside the white race were counted as part of the species at all.” (Arthur de Gobineau; An Essay on the Inequality of the Human Races, 1853)

Poi ha aggiunto:

hai scritto che tutti i razzisti sono darwiniani convinti, ma de gobineau e poi chamberlain erano CONTRARI all’evoluzionismo. hai scritto che galton era piu influente, ma questo succedeva in inghilterra, mentre in germania wagner aveva fondato addirittura un “circolo gobineau”, il suo genero era guarda caso proprio chamberlain che era adorato dal kaiser e da rosenberg, hitler e goebbels incontrarono piu volte chamberlain e hitler ando pure al suo funerale. il mein kampf cita de gobineau, non galton, nel suo secondo libro hitler cita gli spartani, non galton. sei talmente ottenebrata dall’ideologia che ti rifiuti di riconoscere un intero filone di razzismo ottocentesco e novecentesco, dannoso almeno quanto l’altro, ma che ignorava o rifiutava la teoria dell’evoluzione. non c’e niente nella teoria dell’evoluzione ad esempio che giustifichi l’antisemitismo, e infatti c’erano un sacco di eugenetisti inglesi che odiavano gli antisemiti tedeschi”.

In realtà, io non ho detto che tutti i razzisti sono darwiniani. Ho detto e  ripetuto che 1) il razzismo nasce prima di Darwin, in epoca illuminista; 2) il darwinismo è alla base del razzismo-eugenetico, che è la versione scientifica vincente del razzismo.

Ma in definitiva, l’anonimo usa come “asso nella manica” il  De Gobineau, che era razzista ma non era darwinista, anzi era cattolico!

Con questo “controesempio”, l’anonomo credeva di avere dimostrato in maniera defintiva tre cose:

1) siccome Gobineau era cattolico allora il cattolicesimo è una religione razzista.

2) siccome Gobineau non era darwinista allora il darwinismo non ha nullala che fare col razzismo.

3) Il fatto che Hitler citò Gobineau nel Mein Kampf dimostra che i nazisti non si ispiravano a Darwin.

L’argomento 1 è simile a questo argomento: siccome in Italia ci sono molti assassini, allora l’Italia è una nazione favorevole all’assassinio. Ma anche un bambino di tre anni capisce che 1) la stragrandissima maggioranza degli italiani non sono sono assassini, 2) gli assassini agiscono contro le leggi italiane, che vietano l’assassino. Quello che conta, e che fa testo, non è il numero dei trasgressori delle leggi, ma le leggi.  Per quanto riguarda Gobineau,  primo bisogna vedere se era veramente cattolico (ne dubito) e secondo i papi si sono sempre espressi contro “l’idoltaria della razza e del sangue”. Quindi, divenendo razzista, Gobineau di fatto rinnega l’insegnamento della Chiesa, ponendosi fuori da essa.

L’argomento 2, invece, è semplicemente smentito da una massa sterminata di fonti, documenti e testimonianze, che dimostrano in maniera inequivocabile che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo la teoria di Darwin ispirò il razzismo nella sua versione eugenetica, successivamente applicata in Germania.

Cfr. Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Razzismo):

“Razzismo scientifico è l’espressione utilizzata per indicare una particolare forma storica di razzismo organizzato, fondata a partire dal XIX secolo in Europa e nelle Americhe, che nasce in ambito universitario tra le scienze naturali e sociali dell’epoca, prendendo inizio dalla biologia, dalla antropologia, dalla genetica, dalla medicina, dalla criminologia e dalla sociologia, rifacendosi alla teoria evoluzionista di Charles Darwin e al positivismo. Premessa oggi ritenuta infondata di questa teoria pseudoscientifica fu quella di ritenere che gli esseri umani fossero costituiti da razze diverse, ognuna ad un grado diverso di evoluzione rispetto alle altre, e che i metodi di classificazione della zoologia potevano essere utilizzati per indagare le caratteristiche delle stesse. In questa classificazione si ammisero graduatorie che presupponevano alcune “razze” come superiori per livello evolutivo e intellettivo rispetto alle altre. In particolare essa credette di documentare che la cosiddetta “razza bianca” (e all’interno della razza bianca di una razza particolare, la razza ariana) fosse il livello massimo raggiunto dall’evoluzione naturale della specie umana.(…)  L’accettazione già nel 1876 della teoria dell’esistenza di almeno due razze in Italia, la eurasica (padana e «ariana») e la eurafricana  (centro-meridionale e afro-semita), contribuì in modo determinante alla nascita di un diffuso razzismo anti-meridionale nel nord Italia e in tutto il mondo. »[17].”

Inoltre, non c’è nessuna contraddizione fra il pensiero di Gobineau e il darwinismo. Il darwinismo eugenetico di Galton (cugino di Darwin) non contraddice ma “completa” il razzismo di Gobineau e degli illuministi. Inoltre, i nazisti giustificavano lo sterminio di massa dei disabili e degli ebrei con argomenti tratti da Darwin. In buona sostanza, i nazisti concepirono i campi di steminio come strumenti per riattivare la “selezione naturale”, che il progresso del benessere avrebbe ostacolato.

Su una pubblicazione nazista intitolata Du und dein Volk («Tu ed il tuo popolo») che veniva distribuita agli studenti al termine del ciclo scolastico obbligatorio, si leggeva: « Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l’esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e “procreano” [solo] quelle creature con i geni voluti. La “procreazione” è selezione artificiale. Nel caso degli esseri umani il completo rifiuto della selezione ha condotto a risultati indesiderati ed inaspettati. Un esempio particolarmente chiaro è l’incremento delle malattie genetiche. In Germania nel 1930 esistevano circa 150.000 persone [internate] in istituti psichiatrici e 70.000 criminali [rinchiusi] in prigioni e carceri. Essi rappresentavano comunque solo una piccola parte del numero reale degli handicappati. Il loro numero totale è stimato in oltre mezzo milione. Questo richiede enormi spese da parte della società: 4 RM [ndt: Reichsmark] giornalieri per un malato di mente, 3,50 RM per un criminale, 5-6 RM per un invalido oppure un sordo. Di contro un lavoratore non qualificato guadagna 2,50 RM al giorno, un impiegato 3,50 RM ed un impiegato statale di basso livello 4 RM (il Ministro [ndt: degli Interni] del Reich Dr. Frick ha fornito queste stime nel 1933).

Infine, il razzismo, come ho detto fin dall’inizio, è figlio dei Lumi:

cfr.  LA CENA DEI CRETINI di Marco Respinti:

“Già da qualche anno in Francia lo storico Jean de Viguerie (cfr. il Domenicale 16 ottobre 2004 – qui di seguito) e oggi in Italia Marco Marsilio con il volume Razzismo, un’origine illuminista (prefazione di Gianni Scipione Rossi, Vallecchi, Firenze 2006) documentano il contrario. Il razzismo fece parte a pieno titolo del pensiero illuminista, non ne contraddice affatto i canoni e anzi fu un perno centrale di quel “pensiero nuovo” che mirò a travolgere duemila anni di riflessione culturale.

Fu infatti la philosophie che, tra sensismo, meccanicismo e materialismo incipienti, ridusse l’essere umano a specie tra le specie, inserendone la vicenda temporale nell’ambito della mera storia naturale e quindi sottoponendolo a classificazioni e tassonomie quasi fosse una pianta o una bestia qualsiasi. A ciò si accompagnò una critica sempre più serrata della narrazione biblica. E così l’idea di una comune origine dell’umanità lasciò presto il posto ad arzigogolate e aberranti teorie eziologiche che hanno finito per ridurre le “specie” umane a miceti spuntati qua e là per caso, belli o brutti, intelligenti o deficienti, così come i funghi sono eduli o velenosi.

Fu questa la vera rivoluzione, quella che incoronò l’uomo-materia detronizzando l’antico essere umano imago Dei. A essa contribuirono un po’ tutti i padri nobili dell’illuminismo, da Voltaire al conte di Buffon, da Jean-Baptiste-Claude Delisle de Sales a Guillaume-Thomas-François Raynal, da Denis Diderot a Baptiste-Henri Grégoire. Il resto fu conseguenza pratica.

La riduzione dell’essere umano alla semplice dimensione materiale e naturalistica venne poi rielaborata “scientificamente” nell’Ottocento, che dotò il razzismo di basi “oggettive” e biologiche. La strada per Auschwitz era aperta.

Evoluzionismo ed eugenetica

Ma non solo. Da quel pensiero discende anche l’“eugenetica democratica”, e su questo si possono leggere con profitto Piero S. Colla, Per la nazione e per la razza. Cittadini ed esclusi nel modello svedese (Carocci, Roma 2005), Luca Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese, 1934-1975 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2004) ed Edwin Black, The War Against the Weak: Eugenics and America’s Campaign to Create a Master Race (Four Walls Eight Windows, New York 2003).

In più, sempre da quel pensiero, derivò l’idea secondo cui si può fare qualsiasi cosa dell’uomo, se ciò serve, sin dal suo stadio embrionale. Per esempio, «rigenerarlo» come l’abbé Grégoire, prete giacobino, prospettava per gli ebrei «degenerati».

L’eugenetica, del resto fu inventata, termine e idea, dallo psicologo Francis Galton, il quale introdusse l’evoluzionismo del proprio cugino Charles Darwin nel biologismo “scientifico” con cui poi auspicò la manipolazione umana (tutto da leggere è Richard Weikart, From Darwin to Hitler: Evolutionary Ethics, Eugenics, and Racism in Germany [Palgrave MacMillan, New York 2004]).”

Ma andiamo avanti ad analizzare la fenomenologia della menzogna.

5) La mezogna vive soprattutto nella ripetizione. Come diceva un nazista, una menzogna ripetuta sette volte diventa verità. E così chi mente non si limita a mentire una volta: ogni volta che la menzogna viene smentita, lui la ripete senza neppure preoccuparsi di aggiornarla. E così nel corso di 88 commenti io sono stata costretta a smentire la stessa menzogna, ripetendo la stessa verità, più e più volte.

Ecco la verità più volte attaccata e più volte ripetuta: la Chiesa ha promosso l’estinzione dell’istituto della schiavitù antica in Europa e ha combattuto contro l’istituto della schiavitù moderna nelle Americhe. Nota bene: furono gli umanisti del Cinquecento, amanti della cultura greco-romana, a risuscitare la schiavitù. Secondo gli umanisti, tutto quello che era previsto dal Diritto Romano era giusto, il Diritto Romano prevedeva la schiavitù e la schiavitù dunque era giusta. Ma i gesuiti si misero di mezzo, negando che gli spagnoli avessero il diritto di sottomettere gli indios. Anche gli studiosi del diritto naturale (distinto dal diritto romano) si misero di mezzo. Nel 1539 il teorico dei diritti naturali Francisco de Vitoria tenne una lezione in difesa degli Indios all’università di Salamanca. Dopo avere stabilito che gli indios appartengono di diritto alla razza umana (come già Paolo III aveva affermato nella bolla pontificia Sublimis Deus del 1537), sentenzia: “ogni essere umano, in quanto immagine di Dio, a Lui somigliante, è portatore per natura, prima di ogni positiva aggiunzione, di diritti naturali soggettivi”, soprattutto il diritto alla vita, il diritto alla libertà e il diritto alla sicurezza. Colpisce questo passaggio della sua lezione: “per solidarietà umana e a tutela di quegli indios che, innocenti o indifesi, sono ancora sacrificati agli idoli, o sono assassinati per mangiarne le carni, gli Spagnoli non possono abbandonare le Indie finché non abbiano realizzato scambi politici e commerciali necessari a far terminare quel regime di terrore e repressione” (F. De Vitoria, Relectio de indis, la questione degli indios, ed. Levante, Bari, 1996).

E già che ci sono, ti cito la bolla Veritas Ipsa, nota anche come Sublimis Deus, emessa da Paolo III nel 2 giugno 1537:

« Noi, sebbene indegni, … consideriamo tuttavia che gli stessi indios, in quanto uomini veri quali sono, non solo sono capaci di ricevere la fede cristiana, ma, come ci hanno informato, anelano sommamente la stessa; e, desiderando di rimediare a questi mali con metodi opportuni, facendo ricorso all’autorità apostolica determiniamo e dichiariamo con la presente lettera che detti indios e tutte le genti che in futuro giungeranno alla conoscenza dei cristiani, anche se vivono al di fuori della fede cristiana, possono usare in modo libero e lecito della propria libertà e del dominio delle proprie proprietà; che non devono essere ridotti in servitù e che tutto quello che si è fatto e detto in senso …….e che tutto quello che si è fatto e detto in senso contrario è senza valore; che i detti indios ed altre genti debbono essere invitati ad abbracciare la fede in Cristo a mezzo della predicazione della parola di Dio e con l’esempio di una vita edificante, senza che alcunché possa essere di ostacolo »

Nota bene: “anche se vivono al di fuori della fede cristiana”. Questo dimostra definitivamente che la Chiesa non condannava soltanto la schiavitù dei battezzati, ma la schiavitù di ogni uomo di ogni credo.

Nel disperato tentativo di dimostrare che i cristiani sono schiavisti, i laicisti citano un famoso brano in cui san Paolo invita un padrone ad accogliere con benevolenza uno schiavo fuggito. “Avete visto?”, dicono i laicisti, “San Paolo non era contro la schiavitù”. Ma questi laicisti si dimenticano di citare tutto il brano: san Paolo invita il padrone ad accogliere lo schiavo come un “fratello”, aggiungendo: “non c’è più ne’ schiavo ne’ libero, né giudeo né  greco, ma tutti siete uno in Cristo…” In questa sola frase, Paolo pone le basi della critica allo schiavismo a al razzismo.

Tuttavia, è vero che alcuni teologi prima del sesto secolo cercarono di giustificare la schiavitù con argomenti teologici. Ma i loro argomenti furono respinti dai teologi successivi e dai papi. Stark lo ha spiegato che la religione cattolica si basa sulla ragione e quindi presuppone il “progresso teologico”. I cattolici pensano che ci sia un progresso anche nella comprensione della volontà di Dio circa la schiavitù. Esaminando la storia, si scopre che la schiavitù non finì dall’oggi al domani: si estinse gradualmente dal quinto secolo (caduta dell’impero romano) al nono secolo (età carolingia). In questo lasso di tempo c’è stato un progresso teologico, che ha portato dalla posizione ambigua di sant’Agostino (che sostanzialmente rimaneva la posizione di san Paolo, che  invitava il padrone a trattare lo schiavo come un fratello) alla condanna della schiavitù dei soli “battezzati” per finire poi con la condanna totale di ogni forma di schiavitù tout court. Trascrivo qualche frase da La vittoria della ragione di Rodney Stark, alla pp. 54-61:

“Platone era contrario a porre in schiavitù i suoi compagni elleni, ma nella sua repubblica ideale gli schiavi barbari avevano un ruolo essenziale, cioè compivano tutto il lavoro produttivo. Le regole stilate da Platone a proposito dell’adeguato trattamento degli schiavi erano di fatto insolitamente brutali (…) All’inizio la chiesa sostenne la legittimità della schiavitù, ma lo fece con una certa ambiguità (…) Quando gli schiavi vennero riconosciuti appieno come uomini e cristiani, i sacerdoti cominciatrono a spronare i proprietari a liberarli come “atto infinitamente raccomandabile” che li avrebbe aiutati a garantirsi la salvezza. (…) Nonostante fosse contrario alla legge in in quasi tutta Europa, nel VII secolo si registrarono numerosi casi di unioni miste, che di solito coinvolgevano uomini liberi e donne schiave. La più famosa di queste unioni avvenne nel 649, quando Clodoveo II, re dei Franchi, sposò la schiava britanna Batilde. Nel 657 Clodoveo morì, e Batilde divenne reggente fino a quando il loro figlio maggiore raggiunse l’età per governare. Batilde sfruttò la sua posizione per organizzare una campagna che ponesse fine alla tratta degli schiavi e per riscattare coloro che si trovavano in schiavitù. Alla sua morte, la Chiesa la proclamò santa. Alla fine dell’VIII secolo, Carlo Magno si oppose alla schiavitù e il papa e molte altre potenti voci ecclesiastiche fecero eco a santa Batilde. (…) Presto, nessuno dubitava che la schiavitù fosse contaria alla legge divina. (…) La conclusione teologica secondo cui la schiavitù è peccato è presente unicamente nel Cristianesimo (per quanto anche diverse sette ebraiche rifiutassero la schiavitù). Anche in questo si può vedere all’opera il principio del progresso teologico, che permette ai teologi di proporre nuove interpretazioni senza essere accusati di eresia. (…) Mentre i teologi cristiani potevano plausibilmente correggere la conoscenza di san Paolo sul volere di Dio a proposito della schiavitù, negli altri credi religiosi, tranne che nelle eresie, tali interventi erano (e sono) fondamentalmente impossibili. (…) Per quanto riguarda il mondo islamico poi, è presente una barriera invalicabile alla condanna teologica della schiavitù: il profeta comprava, vendeva, catturava e possedeva schiavi”. (Rodney Stark, La vittoria della ragione, pp. 54-61)

E per concludere, Bloch ne La servitù nel Medioevo dimostra che il “servus” medievale, sebbene fosse vincolato al feudatario, non era uno schiavo ma è piuttosto un dipendente. D’altra parte molti i servi nel Medioevo avevano il diritto di proprietà su piccoli appezzamenti all’interno del feudo.

P. S.

VI INVITO CALDAMENTE A GUARDARE IL DOCUMENTARIO DARWIN’ DEADLY LEGACY SU YOU-TUBE (link nel post sottostante). Finalmente vi sarà chiaro che la teoria di Darwin è alla base non soltanto dell’anti-teismo più intollerante, ma anche del nazismo e dello stalinismo. Infatti non solo Hitler, ma anche Staline ranon entusiasti della teoria di Darwin. Cfr. J. Wells, Le balle di Darwin pp. 238-242:

Secondo il filosofo Robert T. Pennock, “nell’ex Unione Sovietica l’evoluzione darwiniana venne respinta su basi ideologiche. Poiché il Partito Comunista deninciò la visione darwinista in favore del lysenkismo, una variante del lamarkismo che era più in linea con l’’deologia del partito, la ricerca biologica venne ritardata di una generazione. Gli ideologi del disegno intelligente potrebbero riprodurre lo stesso effetto in questo paese, se i loro sforzi lobbistici avranno successo”. (…) Le affermazioni di Robert Pennock e Christopher Scott secodo cui Stalin respinse il darwinismo sono false. (…) Lysenko aveva una scarsa preparazione in biologia, e ancora meno nella genetica mendeliana. All’inizio negò perfino una parentela fra le sue idee e il lamarkismo, ma dopo che Isaac Prezent, presidente della società dei biologi marxisti, gli presentò la teoria evoluzionista, abbracciò entusiatsicamente l darwinismo, copresi i suoi elementi lamarkiani. Negli anni Trenta Lysenko stava fondendo il processo fisiologico della vernalizzazione con l’ereditarietà lamarkiana. Quando i biologi mendeliani lo criticarono, egli evase semplicemente i loro argomenti e dichiarò che la genetica mendeliana era inaccettabile, peché contraddiceva l’evoluzione darwiniana (cfr. N. Roll-Hansen, The lysenko Effect, 1994). A quel tempo molti biologi occidentali stavano accettando la “moderna sintesi”  dell’evoluzione darwiniana con la genetica mendeliana, ma ma il ministro sovietico dell’agricoltura Jakov Jakovlev sostenne Lysenko dichiarando il mendelismo incompatibile col darwinismo. Nel 1937 Prezent elogiò Lysenko per “aver marciato (…) sotto la bandiera della ricostruzione della scienza biologica sulle basi del darwinismo elevato al livello del marxismo”, mentre demonizzò i mendeliani come “potenze delle tenebre”. (…) Quindi, contrariamente a quanto affermano Pennock, Futuyama e Critopher Scott, il conflitto scientifico implicito al lysenkysmo non era tra lamarkismo e darwinismo, ma tra darwinismo classico (che aveva innegabilmente degli elementi lamarkiani) e nuova genetica mendeliana. L’attuale conflitto tra neo-darwinismo e  disegno intelligente ricorda il lysenkismo nel senso che i darwiisti si stanno ancora opponendo alle nuove idee”.

MI SCUSO IN ANTICIPO  CON I DUE LETTORI ONESTI PER LE MENZOGNE E LE VOLGARITA’ CHE IL PASTAFARIANO CONTINUERA’ A POSTARE, E CHE IO ADESSO NON HO IL TEMPO DI CANCELLARE.

giovedì, 15 aprile 2010

DARWIN’S DEADLY LEGACY

http://www.youtube.com/watch?v=4mxXICZ9mXo

http://www.youtube.com/watch?v=qMWGgY6wT30&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=UFKbgIr6ngE&feature=related


http://www.youtube.com/watch?v=haDsxjsGP0A&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=cmlLjs2rHpI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=CCqRcMXVC5o&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=gWdA6-m4ZxQ&feature=related

CHIESA ED EBREI (post dal 27 gennaio al 23 febbraio 2010)

martedì, 23 febbraio 2010

CHIESA ED EBREI III. Le menzogne su Pio XII.

Non si può negare che, fino a non molto tempo fa, quasi tutti i cattolici guardavano agli ebrei con avversione, in altri termini erano antigiudaici. Tuttavia, bisogna distinguere fra un antigiudaismo popolare e un antigiudaismo colto. Mentre il primo si nutriva di dicerie e leggende prive di fondamento (fra cui la detestabile leggenda del sangue), il secondo si incentrava sulla condanna della “eresia” talmudica. In ogni caso, l’antigiudaismo si distingue nettamente dall’antisemitismo. L’antigiudaismo è scusabile, l’antisemitismo no. L’antigiudaico odia la religione e la cultura degli ebrei ma non gli ebrei stessi, che anzi considera suoi fratelli. L’antisemita invece odia gli ebrei, non la loro religione (più che altro, è disinteressato alle questioni religiose). Odia gli ebrei non per ragioni religiose ma per ragioni razziali. Egli pensa che gli ebrei siano biologicamente “inferiori” agli ariani e che quindi gli ariani abbiano il diritto e il dovere di sterminare gli ebrei. Tagliando corto, l’antisemitismo è un vero e proprio razzismo biologico che discende direttamente dalla pseudo-scienza eugenetica, che a sua volta discende direttamente dalla moribonda scienza darwinista (si può facilmente documentare che TUTTI i promotori della pseudo-scienza razzista-eugenetica si rifacevano apertamente alla teoria evolutiva). Ebbene, il razzismo biologico è del tutto incompatibile con la religione cattolica, che teorizza l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio. I primi ad accorgersi che i cattolici non ne volevano sapere di razzismo ed antisemitismo, furono i nazisti. Con l’intento di offenderlo, definivano Pio XII “il Rabbino Capo di tutti i cristiani”. Una ignobile poesia nazista dall’omonimo titolo denigrava Pio XII, criticandone la convinzione che i neri e i bianchi fossero “figli dagli uguali diritti” e che tutti i cristiani “di qualsivoglia colore” fossero “spiritualmente giudei” (cfr. M. Burleigh, In nome di Dio, Rizzoli, 2007, p.214-215). In occasione della visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, si è molto parlato di Pio XII. Sappiate che tutto quello che su Pio XII avete letto su Repubblica e sugli altri giornali della sinistra giacobina non è vero. Non è vero che Pio XII tacque per connivenza con i nazisti, non è vero che diede ai religiosi l’ordine di soccorrere non tutti gli ebrei ma solo gli ebrei convertiti al Cristianesimo. La verità è che Pio XII non tacque e ordinò ai religiosi di soccorrere tutti gli ebrei, non solo quelli che erano passati al Cristianesimo. Come se non bastasse, si impegnò in prima persona, correndo dei grossi rischi, a soccorrere il maggior numero di ebrei. La leggenda della presunta connivenza di Pio XII con i nazisti è stata partorita dalla mente di un mediocre commediografo (Rolf Hochhuth) ed è stata alimentata dai comunisti, che non perdonavano a Pio XII la vigorosa condanna del comunismo con tanto di scomunica (cfr. “Il complotto del Kgb contro Pio XII” di Andrea Tornielli: http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1753 ). Questa leggenda o, meglio, questa menzogna è stata incenerita più volte ed è risorta più volte dalle sue ceneri. E pensare che ad incenerirla più volte ci hanno pensato proprio degli ebrei. Qui (http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=314 ) troverete numerose testimonianze a favore di Pio XII rese da importanti personalità ebraiche. Nel 1958 Golda Meir ha detto: «Quando il terribile martirio si abbatté¨ sul nostro popolo, la voce dei Papa si elevò per le sue vittime. La vita dei nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò circa le grandi verità morali. ( … ) Piangiamo un grande servitore della pace». Nel 1963  il gran Rabbino di Danimarca, dott. Marcus Melchior, ha affermato: «Il mio parere è che il pensare che Pio XII potesse esercitare un influsso su un minorato psichico qual era Hitler poggi sulla base di un malinteso. Se il Papa avesse solo aperto bocca, probabilmente Hitler avrebbe trucidato molti di più dei sei milioni di ebrei che eliminò, e forse avrebbe assassinato centinaia di milioni di cattolici, solo se si fosse convinto di aver bisogno di un tale numero di vittime. Siamo prossimi al 9 novembre, giorno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della Notte dei Cristalli; in tal giorno noi ricorderemo la protesta fiammeggiante che Pio XII elevò a suo tempo. Egli divenne intercessore contro gli orrori che a quel tempo commossero il mondo intero».

 Ma vediamo i fatti. Tanto per cominciare, Pio XII non ha taciuto. Prima della guerra, condannò più volte, in forma ufficiale, la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti. Dopo l’inizio della guerra, scelse di tacere. Alcuni ebrei  scappati da Berlino gli fecero capire che i suoi discorsi a favore degli ebrei, diffusi tramite radio e stampa, erano controproducenti. Ogni volta che Pio XII pronunciava le sue vigorose condanne, i nazisti si vendicavano intensificavando gli arresti e le deportazioni degli ebrei. Inoltre, minacciavano seriamente di perseguitare anche i cattolici. Ma in precedenza, Pio XII era stato molto loquace. Ha scritto di recente il rabbino David G. Dalin: «Una imparziale e completa analisi dei fatti, dimostra che Pio XII fu un ostinato critico del nazismo. Considerate solo alcuni punti salienti della sua opposizione prima della guerra: su 44 discorsi che Pacelli pronunciò in Germania come nunzio papale tra il 1917 ed il 1929, quaranta denunciano alcuni aspetti dell’emergente ideologia nazista. Nel marzo del 1935 scrisse una lettera aperta al Vescovo di Colonia chiamando i nazisti “falsi profeti con la superbia di Lucifero”. Nello stesso anno denunciò le ideologie “possedute dalla superstizione della razza e sangue” davanti ad una folla enorme di pellegrini riunita a Lourdes. (…) La sua prima enciclica Summi Pontificatus, uscita precipitosamente nel 1939 per implorare la pace, era in parte una dichiarazione che il ruolo proprio del papato era di fare appello ad entrambe le parti in guerra, piuttosto che biasimare una delle due. Ma egli in maniera molto appropriata cita San Paolo: “Non c’è più gentile o giudeo”, usando la parola “giudeo” specificatamente nel contesto del rifiuto dell’ideologia razzista. Il New York Times salutò l’enciclica con un titolo in prima pagina: nel 28 ottobre del 1939: “Il papa condanna i dittatori, quelli che non rispettano i trattati e il razzismo”. Gli aerei alleati ne lanciarono migliaia di copie in Germania nello sforzo di sollevare i sentimenti anti-nazisti. Fra il 1939 e il 1940, il papa agì come segreto intermediario fra i cospiratori tedeschi contro Hitler e i britannici. (…) Seguendo le istruzioni di Pio XII, preti italiani, monaci, suore, cardinali e vescovi si diedero da fare per salvare migliaia di vite ebree. Il cardinale Boetto di Genova da solo ne salvò almeno ottocento. Il Vescovo di Assisi nascose circa trecento ebrei per circa due anni. Il Vescovo della Campania e due suoi parenti ne salvarono altri novecentosessantuno a Fiume. Il Cardinal Pietro Palazzini, allora assistente vice rettore del Seminario Romano, nascose Michael Tagliacozzo e altri ebrei italiani al Seminario (che era proprietà del Vaticano) per diversi mesi  fra il 1943 e il 1944. Nel 1985 Yad Vashem, il Memoriale dell’Olocausto in Israele, dichiarò il cardinale come giusto fra i gentili e, accettando l’onore, Palazzini dichiarò che “il merito fu interamente di Pio XII, che ci ordinò di fare ogni cosa nelle nostre possibilità  per salvare gli ebrei dalla persecuzione”. Anche alcuni laici aiutarono gli ebrei e, secondo la loro testimonianza posteriore, erano stati ispirati dal papa. Ancora, la testimonianza più eloquente appartiene ai nazisti. Un documento fascista pubblicato nel 1988 (e riportato nello studio di Marchione su Papa Pio XII) parla di un piano tedesco, soprannominato “Rabat-Fohn”, da eseguire nel gennaio del 1944. Il piano prevedeva che i membri dell’ottava divisione della cavalleria delle SS, travestiti da italiani, prendessero possesso di san Pietro e “massacrassero Pio XII e l’intero Vaticano”, e nomina esplicitamente “la protesta papale in favore degli ebrei” come la causa» (David G. Dalin, “Pius XII and the Jews”, The Weekly Standard, 26/2/2001). Non ho altro da aggiungere.
giovedì, 04 febbraio 2010

CHIESA ED EBREI, II. Talmud e ghetti.

   Per esaminare in maniera obiettiva la storia della presenza ebraica in Europa, bisogna sempre distinguere fra l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche e l’atteggiamento del popolo cristiano. Se le autorità ecclesiastiche hanno sempre imposto al popolo l’obbligo di rispettare gli ebrei, il popolo non sempre ha rispettato questo obbligo. Se tutti i Papi (a partire da Gregorio I, autore della bolla Sicut Iudaeis non)  hanno invitato i sovrani a rispettare la “libertà religiosa” degli ebrei, non tutti i sovrani la hanno rispettata. Molti di loro misero gli ebrei di fronte all’alternativa di convertirsi o di andarsene. L’Inghilterra espulse tutti gli ebrei nel 1290; la Francia nel 629 e poi nel 1306; la Spagna nel 1492. Ma appunto, le autorità ecclesiastiche non benedirono mai queste espulsioni. Più precisamente, le autorità ecclesiastiche condannarono sempre gli episodi di persecuzione degli ebrei ma, allo stesso tempo, raccomandarono sempre  caldamente alle autorità civili di ergere un muro di separazione fra gli ebrei e i cristiani. In realtà, già in epoca tardo antica in tutti i territori dell’impero romano erano in vigore delle leggi che “separavano” gli ebrei dai non ebrei. Nel corso del Medioevo, queste leggi passarono direttamente, senza sostanziali modificazioni, dal diritto romano al diritto canonico e da questo alle varie legislazioni dei paesi europei. Rimaste in vigore fino al XIX secolo, queste leggi imponevano agli ebrei una serie di divieti, fra cui: il divieto di risiedere al di fuori dei ghetti, il divieto di intrecciare rapporti d’affari o d’amicizia con i cristiani, il divieto di accedere alle cariche pubbliche. Ai cristiani moderni questi divieti paiono esecrabili, del tutto incompatibili col comandamento dell’amore. Ma ai cristiani dei secoli passati non sembravano affatto contrari all’amore. Infatti, essi sapevano bene di non essere amati dagli ebrei. Agli occhi degli ebrei il Cristianesimo era una religione blasfema e i cristiani erano degli impostori da castigare. Fin dall’alto Medioevo nelle comunità ebraiche circolavano dei testi violentemente anticristiani. Fra essi spiccava il Toledot Ye­shu, che descriveva Cristo come un mago in combutta con Satana, Maria come una prostituta e gli apostoli come dei criminali. Nel XIII secolo, un ex ebreo convertito al Cristianesimo rivelò a papa Gregorio IX il contenuto anticristiano del Talmud, che èuno dei testi fondamentali dell’ebraismo. Per vederci chiaro, Gregorio IX ordinò ad alcuni studiosi competenti di esaminarlo. Questi giunsero alla conclusione che la dottrina del Talmud era non soltanto violentemente anticristiana ma anche “eretica” rispetto alla religione ebraica tradizionale, fondata sulla Torah (il Vecchio Testamento). In effetti, la dottrina talmudica discende direttamente dalla dottrina di quei farisei che Cristo, nel Vangelo, condanna senza appello, definendoli addirittura “sepolcri imbiancati”. A causa del Talmud, che ha quasi completamente eclissato la Torah, la religione ebraica ortodossa non è più la religione di Mosé ma la religione dei sacerdoti del tempio. Fra il XIX e il XX secolo, gli studiosi gesuiti di Civiltà cattolica hanno reso noti molti brani inquietanti del Talmud, che sostanzialmente preconizzano il dominio del popolo ebraico su tutte le razze in un futuro indefinito. Cosa ancora più importante, secondo il Talmud lo strozzinaggio, il furto e la frode sono immorali solo se danneggiano altri ebrei (http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=27; http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=273). Dunque, il Talmud insegna agli ebrei a non rispettare i non ebrei, specialmente i cristiani. E non si pensi che gli insegnamenti del Talmud non abbiano mai prodotto degli effetti pratici. Già in epoca tardo antica, il risentimento anticristiano degli ebrei si era trasformato in violenza aperta. Nel 414, ad Alessandria, una folla inferocita di ebrei attaccò la comunità cristiana, lasciando sul terreno un gran numero di morti. Poco tempo dopo, in una città della Siria, gli ebrei festeggiarono la festa del Purim legando ad una croce, seviziando e uccidendo un ragazzo cristiano. Fu dopo questi episodi che comparvero le leggi anti-ebraiche nel diritto romano. Ma la più grave crisi nei rapporti fra ebrei e cristiani si verificò mille anni dopo. Nel XV secolo, in Spagna, molti ebrei finsero di convertirsi al Cristianesimo al fine di aggirare le leggi che li discriminavano e occupare gradualmente tutti i posti di potere. Purtroppo, o per fortuna, i falsi convertiti non erano abbastanza bravi a nascondere il loro disprezzo per Cristo e per la Chiesa. Sospettando che questi falsi conversos volessero scacciare i re cattolici e trasformare la Spagna in una nazione giudaica, la gente del popolo protestava e insorgeva un po’ ovunque. Jean Dumont sostiene che, se la regina Isabella non li avesse espulsi prontamente dalla Spagna, gli ebrei sarebbero stati decimati da pogrom di vaste proporzioni (cfr. Jean Dumont, La regina diffamata). Bisogna sottolineare che negli anni successivi, quando si era spenta ogni eco della crisi, molti ebrei spagnoli poterono fare tranquillamente rientro in Spagna. Un’altra grave crisi si verificò nel XIX secolo, quando i ghetti furono aperti un po’ in tutta Europa. Allora i cristiani non potevano non notare che la presenza ebraica all’interno della massoneria, che mirava esplicitamente alla distruzione della Chiesa, era notevole. Inoltre, osservavano con preoccupazione il progressivo, inarrestabile incremento delle ricchezze dei banchieri e dei finanzieri ebrei, che allora dominavano le piazze finanziarie. In effetti, le ricchezze degli ebrei hanno sempre suscitato sospetti e diffidenze fra i cristiani. Certo, gli ebrei si sono sempre dimostrati molto abili nel commercio e negli affari. Ma il popolo sospettava che non tutte le (enormi) entrate degli ebrei fossero di provenienza lecita. Quello che sappiamo con certezza è che gli ebrei avevano l’abitudine di prestare il denaro a interesse (ma sarebbe meglio dire “a strozzo”) ai “gentili” in difficoltà. E sappiamo pure che nel Medioevo, mentre l’istituto romano della schiavitù era abolito in tutta Europa, i grandi mercanti ebrei continuavano ad arricchirsi col commercio degli schiavi, indignando profondamente i cristiani. Nel 612 Sisebut, il sovrano della Spagna visigota, cercò di stroncare questo commercio, imponendo agli ebrei di liberare gli schiavi senza condizioni e di accettare il battesimo.Se consideriamo quanti problemi portava la presenza ebraica in Europa, le leggi che discriminavano gli ebrei non ci appaiono del tutto inopportune. Mettendo una sorta di “distanza di sicurezza” fra ebrei e cristiani, queste leggi impedivano agli uni di fare dei soprusi agli altri e viceversa. Comunque, non sembra che oggi ci sia ancora bisogno di questa “distanza di sicurezza”. Infatti, la maggior parte degli ebrei si è integrata perfettamente nella società occidentale, assorbendone la cultura e i valori. Se poi è vero che, nei secoli passati, molti (cattivi) cristiani hanno maltrattato gli ebrei, è altrettanto vero che molti ebrei non hanno trattato bene i cristiani. Pare che ancora oggi, in Israele, i religiosi cristiani non siano trattati col dovuto rispetto dagli ebrei ortodossi (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=296&ID_sezione=396&sezione), i quali tuttavia rappresentano una piccola minoranza all’interno della popolazione israeliana (pare anzi che la maggioranza degli israeliani, ormai lontani dall’ortodossia talmudica, guardi con sospetto alla minoranza ortodossa). Se vogliamo che il dialogo fra ebrei e cattolici sia proficuo, i cattolici devono certamente chiedere scusa di tante cose agli ebrei. Ma forse anche gli ebrei dovrebbero chiedere scusa di qualcosa. È significativo che, mentre il Vangelo non insegna ai cristiani a disprezzare gli ebrei, invece il Talmud insegna agli ebrei a disprezzare i cristiani.

Ma adesso basta scuse. Mettendo da parte reciproche incomprensioni e reciproci dispetti, il saldo del rapporto fra ebrei e cristiani in Europa dalla caduta dell’impero romano ad oggi è nettamente positivo. Le leggi discriminatorie non hanno impedito alle comunità ebraiche di prosperare. Non lo dico io: lo dice l’ebreo Jonathan Elukin nel libro Living Together, Living Apart: Rethinking Jewish-Christian Relations in the Middle Ages. E se in Europa gli ebrei stavano bene, a Roma stavano meglio. I fratelli Lémann, convertiti al Cristianesimo, hanno testimoniato: «I papi hanno sempre permesso con benevolenza agli ebrei il soggiorno nella Città loro. Questo popolo errabondo aveva libertà di non andarvi, ma sempre vi è andato e, per gratitudine, chiamava Roma “il paradiso degli ebrei”». Il fatto che proprio la città del Papa fosse “il paradiso degli ebrei” prova in maniera definitiva che i cattolici non sono nemici degli ebrei. Anzi, sono stati i loro migliori amici. Non lo dico io: lo dice il rabbino americano David G. Dalin nel libro La leggenda nera del papa di Hitler (Piemme). Senza negare o sminuire i problemi che gli ebrei hanno avuto nell’Europa cristiana nel corso dei secoli, Dalin sostiene che nel campo dei rapporti fra ebrei e cattolici le luci sopravanzano nettamente le ombre. Egli si spinge oltre, sostenendo che il cattolicesimo è il migliore alleato dell’ebraismo e che è necessario rafforzare l’amicizia fra ebrei e cattolici in un periodo storico come questo, segnato dalla minaccia islamista. Infine, egli invita i suoi correligionari a combattere contro l’anticattolicesimo, che a suo parere rappresenta una nuova forma di anti-semitismo. Che altro dire? Grazie, Dalin.

mercoledì, 27 gennaio 2010

CHIESA ED EBREI, I

Chi giura il falso senza sapere che è il falso, si sbaglia. Chi giura il falso sapendo che è falso, mente. In sostanza, chi mente sa sempre di mentire. Anche se lo sbugiarderai in pubblico, egli non ammetterà mai la verità. Continuerà a ripetere la sua menzogna fino alla sfinimento, brandendola come un’arma. Egli usa consapevolmente la menzogna per distruggere la verità e coloro che la sostengono. E così questi ultimi saranno costretti a smentire migliaia di volte la stessa menzogna, che risorgerà uguale a se stessa migliaia di volte. I cattolici sono costretti a smentire migliaia o milioni di volte le stesse menzogne che risorgono sempre più forti migliaia o milioni di volte di seguito. Non è affatto casuale che, da più di duecento anni, gli anti-teisti usino proprio l’arma della menzogna per distruggere la Chiesa. Infatti la menzogna ha una origine soprannaturale: “Egli è mentitore e padre di menzogna”.

I capitoli di un ideale, grande libro delle menzogne contro la Chiesa portano questi titoli: la Crociate, l’Inquisizione, la caccia alle streghe, la strage di San Bartolomeo, il rogo di Giordano Bruno, il processo a Tommaso Campanella, l’abiura di Galileo, il massacro degli Indios, la persecuzione degli ebrei e… i silenzi di Pio XII. Giuro che in futuro affronterò ognuno di questi capitoli. Ma oggi, giorno della Memoria dell’Olocausto, inizio ad esaminare gli ultimi due.

Secondo la propaganda laicista, l’antisemitismo nazista discenderebbe dal vecchio antigiudaismo cattolico. Tutti i Papi succedutisi dai tempi di Costantino ai tempi di Hitler, secondo questa propaganda, avrebbero ispirato e benedetto numerose campagne di violenza contro gli ebrei “deicidi”. Falso. È vero che nell’Europa cristiana gli ebrei hanno avuto molti problemi, ma le vere e proprie campagne di violenza contro gli ebrei furono nel complesso sporadiche e, soprattutto, non furono mai benedette dalla Chiesa. Di più, i grandi Papi e i grandi santi erano concordi nel ritenere che il popolo ebreo rimaneva fino alla fine dei tempi il “popolo eletto”. San Paolo lo aveva detto una volta per tutte: «Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio». Tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, S. Agostino sottolineava che gli ebrei, nella misura in cui obbedivano alla legge dei profeti, non erano lontani dalla salvezza. Nel XIII secolo, San Tommaso d’Aquino allontanava definitivamente dagli ebrei l’accusa di eresia, chiarendo che la religione ebraica era incompleta ma non falsa. Dal momento che accettava la rivelazione dei profeti del Vecchio testamento, la religione ebraica non poteva essere infatti considerata una falsa religione; ma dal momento che rifiutava la rivelazione di Cristo, la religione ebraica doveva essere considerata una religione incompleta. In ogni caso, nessun Papa ha mai pensato che fosse gradito a Dio obbligare gli ebrei a convertirsi al Cristianesimo. Col decreto Sicut Iudaeis Non, che rappresenta il primo documento pontificio ufficiale in materia di rapporti fra cristiani ed ebrei, papa Gregorio I (590-604) invitava i cristiani a rispettare le credenze e i riti degli ebrei. In un certo senso, Gregorio affermò il principio moderno della “libertà di religione”.

Secondo la propaganda laicista, i tribunali dell’inquisizione avrebbero processato e condannato al rogo un numero incalcolabile di imputati ebrei. Nulla di più falso. Come vedremo, l’inquisizione combatteva contro le eresie cristiane, non contro le religioni diverse dal Cristianesimo. La religione ebraica è tutto fuorché una eresia cristiana. Se si permetteva di infastidire un ebreo, un inquisitore era prontamente ammonito o rimosso dalle autorità ecclesiastiche. Tralasciando alcuni processi legati alla “accusa del sangue” (che vedremo), nel complesso gli ebrei ebbero dei seri problemi con la giustizia ecclesiastica solo in Spagna nel XV secolo, quando scoppiò la crisi dei falsi “conversos” (che vedremo). Ma bisogna sottolineare che l’inquisizione spagnola non inquisiva gli ebrei professi ma solo gli ebrei che si fingevano cristiani (cfr. Jean Dumont, La regina diffamata, ed. Sei).

Tutti i grandi santi e i grandi Papi hanno invitato i cristiani a rispettare gli ebrei. Tuttavia, è vero che non tutti i cristiani accolsero questo invito. Nel campo dei rapporti fra cristiani ed ebrei osserviamo una dicotomia fra l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche e l’atteggiamento del popolo cristiano. Ma sui piatti della bilancia della storia della Chiesa, le parole e le opere dei Papi e dei santi hanno un peso infinitamente superiore alle parole e le opere del popolo cattolico. Infatti il popolo spesso sbaglia, i Papi e i santi no; il popolo spesso è infedele al Vangelo e alla Chiesa, i Papi e i santi non lo sono mai.

Gli antropologi sanno che gli ambienti popolari sono sempre stati, in tutte le epoche e in tutte le latitudini, una fucina quelle che oggi si chiamano “leggende metropolitane”. Nei primi secoli dopo Cristo, all’interno degli ambienti popolari europei erano maturate delle leggende anti-ebraiche che avevano il carattere di vere e proprie superstizioni. Secondo queste leggende, gli ebrei avrebbero avuto il vizio di bere il sangue dei bambini cristiani e di complottare contro i “gentili”. Il fatto veramente notevole, di cui oggi gli ebrei dovrebbero tenere conto, è che i grandi Papi e i grandi santi non solo non hanno mai creduto a queste leggende ma le hanno sempre strenuamente combattute. Ad esempio, tutti sanno che nel XIX secolo un falso documento dal titolo I protocolli dei Savi di Sion, poi ripreso dai nazisti, alimentò la leggenda del “complotto universale” degli ebrei. Non tutti sanno che al concilio di Lione del 1274 Ulberto da Romans, priore generale dei domenicani, proclamò solennemente che gli ebrei non erano dei cospiratori. Il fatto che la leggenda del complotto ebraico sia sopravvissuta fino ad oggi, non sminuisce il fatto che il papato la combattè fin dal Medioevo.

Ma i veri problemi per gli ebrei cominciarono ai tempi delle Crociate. Diciamo subito che le Crociate non furono guerre di conquista ma guerre di autodifesa. Dal VII all’XI secolo, i pirati saraceni portarono distruzione e morte lungo tutte le coste europee, mentre gli eserciti musulmani tentarono più volte di penetrare in Europa dalla Sicilia e dall’Andalusia. Nell’XI secolo, gli europei decisero che era arrivato il momento di reagire (cfr: http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/islam_e_cristianita/crociate/articolo.php?id=214&titolo=La%20vera%20storia%20delle%20Crociate). Per difendere i cristiani orientali e fermare l’inarrestabile avanzata dell’Islam in direzione dell’Europa, molti fedeli cristiani vendevano tutti i loro averi e partivano per la Terra Santa, sapendo di andare incontro a morte sicura. Ignorando la reale natura dei rapporti fra musulmani ed ebrei (caratterizzati dal disprezzo quasi razzistico dei primi verso i secondi), molti “pellegrini in armi” si erano convinti che le comunità ebraiche presenti in Europa e in Medio Oriente fossero solidali con i nemici musulmani per odio verso il Cristianesimo. Fra l’XI e il XV secolo, numerose comunità ebraiche subirono dei sanguinosi attacchi da parte di bande disorganizzate di “pellegrini in armi”. Ma anche in questo caso, i Papi e i santi presero sempre le difese degli ebrei, condannando senza appello gli attacchi alle loro comunità. Ad esempio, papa Alessandro II scriveva: «La questione degli ebrei è affatto differente da quella dei musulmani: gli ultimi si impegnano attivamente nella guerra contro i cristiani; i primi ovunque sono disposti a rimanere in pace». S. Bernardo di Chiaravalle, autore della regola dell’Ordine dei cavalieri Templari, ammonì i soldati di Cristo: «Gli ebrei non devono essere perseguitati, uccisi o anche solo messi in fuga (…) É bene che voi andiate contro gli ismaeliti [i musulmani]. Ma chiunque colpisca un ebreo per prendere la sua vita, è come uno che danneggia Cristo stesso… ».

Nell’immaginario popolare, gli ebrei erano anche untori e avvelenatori. Nel 1348, mentre infuriava la grande peste, in ogni angolo d’Europa si era sparsa la voce che gli ebrei avessero avvelenato i pozzi. A smentire questa voce ci pensò il Papa in persona. In una bolla emanata nel 1348, Clemente VI chiariva che gli ebrei non erano degli avvelenatori e ammoniva i cristiani a rispettare le proprietà e le vite degli ebrei. La Chiesa ha sempre difeso gli ebrei anche dalla raccapricciante “accusa del sangue”. Secondo una leggenda che circolava negli ambienti popolari fin dai primi secoli, gli ebrei avrebbero avuto l’abitudine di uccidere i bambini cristiani e di utilizzarne il sangue nell’ambito di riti propiziatori. Gli ebrei, secondo la leggenda, avrebbero creduto che il sangue dei cristiani avesse il potere di redimerli. Che i cristiani siano redenti dal battesimo, è vero dal punto di vista della teologia cristiana. Che invece il sangue dei battezzati abbia delle proprietà redentrici, è abbastanza fantasioso. Ma in ogni caso, per credere che il sangue dei battezzati abbia una efficacia redentrice bisogna anche credere che Cristo è veramente il divino Redentore. Quindi, la leggenda del sangue presupponeva, assurdamente, che gli ebrei da una parte odiassero Cristo fino al punto di uccidere i bambini cristiani e dall’altra credessero nella divinità di Cristo! Se di recente l’ebreo Ariel Toaff ha imprudentemente ripolverato una leggenda tanto contraddittoria nel famigerato libro Le pasque di sangue, prontamente ritirato dal commercio, invece le autorità ecclesiastiche la hanno sempre condannata. Il primo di una lunga serie di documenti pontifici contro la leggenda del sangue risale al XIII secolo, quando si ebbe il primo caso di accusa del sangue. Tramite una bolla emanata nel 1247, Innocenzo IV vietava ai cristiani di accusare gli ebrei “di utilizzare sangue umano nei loro riti”. Il divieto fu ribadito in seguito da Gregorio X, Martino V, Nicola V e Paolo III. Nel XVII secolo la leggenda del sangue sembrava estinta, nel XVIII secolo risorse improvvisamente in Polonia. Per frenarne la diffusione, nel 1759 il Sant’Uffizio approvò ufficialmente uno studio dettagliato contro il mito dell’omicidio rituale redatto dal vescovo francescano Lorenzo Ganganelli, poi divenuto papa Clemente XIV. Con un acume degno di un moderno antropologo, il Ganganelli fa rientrare la leggenda del sangue nell’ambito dei fenomeni di suggestione collettiva. Ma per quanto le autorità ecclesiastiche si siano sforzate di estinguerla, questa suggestione è durata a lungo. Fino a non molto tempo fa, la gente del popolo era incline a pensare che dietro ogni caso irrisolto di sparizione o di omicidio di bambini ci fosse lo zampino degli ebrei. Nel XIX secolo, furono pubblicati centinaia di libri e articoli sull’omicidio rituale. Per soddisfare le pressanti richieste popolari, la Chiesa nel corso dei secoli aveva dedicato delle Messe e degli Uffici ai bambini presunti martiri di omicidi rituali ebraici, come Simonino di Trento. Ma con un decreto del 4 maggio 1965, la Sacra Congregazione dei Riti ha vietato ogni culto al “beato Simonino”, chiarendo che nei secoli passati “l’istituto della beatificazione non esisteva. Si aveva la sola canonizzazione e, in taluni casi, in attesa di questa – senza punto pregiudicarla – si soleva concedere, per una chiesa o un territorio ristretto, la Messa o l’Ufficio. Qualora si fosse voluto procedere poi alla canonizzazione, era sempre necessario un esame approfondito sulla vita e le virtù, o martirio. Al piccolo Simone fu concessa soltanto la Messa e l’Ufficio: la S. Congregazione dei Riti non si è mai pronunciata sul suo presunto martirio”. Dopo la pubblicazione di questo decreto, furono gradualmente soppressi tutti i culti di presunte vittime di omicidio rituale.

(Continua)