ZEITGEIST, LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E i grillini ci credono. Infatti chi crede in Grillo e Casaleggio crede in tutto.

Ecco a voi in estrema sintesi la tipica auto-presentazione del tipico candidato grillino,

“Ciao raga,

non so fare nulla e non so nulla, neppure quanti sono i parlamentari e quanti sono i senatori, ma sono laureato e sono ggggiovane.

Voglio portare la mia simpatica e giovanile incompetenza nel governo.

Fatemi fare il presidente del consiglio”.
Ma non c’è mai fine al peggio. Ieri sera a Ballarò un ggggiovane grillino diceva che ZEITGEIST gli aveva aperto gli occhi, facendogli capire che i complottisti capitalisti mondiali ci stanno impiantando sotto pelle un microchip…. Sì, avete sentito bene. Comunque, io sospetto da tempo  che dietro il movimento di Grillo-Casaleggio ci sia  quel vasto movimento denomianto Zeitgeist, che fa capo a Jacque Fresco. Dal momento che il documentario omonimo diffuso su You-tube è un concentrato esilarante di cazzate, si ha la tentazione di guardare a quel movimento come ad una delle tante, deliranti sette che infestano il pianeta. Tuttavia, ho saputo che i membri di quel movimento cominciano ad avere un peso elettorale non indifferente  negli Usa: basti pensare che Ron Paul, candidato libertario alle ultime elezioni del partito repubblicano, appare nel documentario stesso in veste di simpatizzante del movimento.

Comunque, visto che ieri sera quel grillino ha fatto pubblicità a Zeitgeist, e stamattina in televisione  già si parlava con ironia del “microchip sotto pelle”, ho deciso di ripubblicare la serie di post su Zeitgeist apparsi per la prima volta sul vecchio blog nel lontano 2009. In effetti, WordPress rileva che da alcuni giorni sono aumentati i contatti di gente che cerca informazioni su Zeitgeist.  Quindi, per favorire i cercatori di notizie su Zeitgeist, ripubblico adesso in cima al blog i vecchi post su Zeitgeist che apparvero nel lontano 2009, e che attirarono più di duecento commenti pieni d’odio e di idiozia. Li ho copiati tutti e salvati nel mio computer. Li conservo come preziosi documenti di quel tipo speciale di umana stupidità che è pronta a convertirsi in violenza. Mai sottovalutare la stupidità, che è dotata di una devastante forza distruttrice.. Anche i nazisti erano sostanzialmente degli stupidi, e guardate che hanno fatto. Infatti, la mia tesi è che i seguaci di Zeitgeist potrebbero essere i nuovi nazisti. E sono sicura che i seguaci italiani di Zeitgeist adesso siano rifluiti nel Movimento Cinque stelle. Non a caso, ieri c’era già qualche grillina che lodava il duce.

lunedì, 24 agosto 2009

ZEITGEIST: LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E gli atei ci credono. Infatti chi non crede in Dio crede in tutto.

Alla fine della puntata precedente ho accennato al “documentario” Zeitgeist di tal Peter Joseph (http://www.youtube.com/watch?v=uezALzEN_3U ). Più che un “documentario”, è un libro di favole. Più che favole, superstizioni mascherate da scienza. Gli autori di Zeitgeist fondono assieme la superstizione anti-occidentale e la superstizione anti-cristiana, facendo un grosso regalo ad Osama Bin Laden e a tutti quelli che vogliono distruggere la civiltà. Perché solo l’Occidente cristiano è civiltà. Ma gli autori di Zeitgeist si sentono lo stesso degli eroici filantropi. Sul sito ufficiale, sta scritto che Zeitgeist è un documentario “nonprofit”…  ah, la parolina magica! Leggete:

“Zeitgeist, produced by Peter Joseph, was created as a nonprofit filmiac expression to inspire people to start looking at the world from a more critical perspective and to understand that very often things are not what the population at large think they are”.

Traduzione in parole povere: “Caro spettatore, il profitto non ci interessa, ci interessa soltanto fare del bene, vogliamo aprire gli occhi alla gente. Se non credi a tutto quello che ti diciamo, sei cieco come gli altri. Se invece credi a tutto quello che ti diciamo, allora sei intelligente, sei fico e piaci alle ragazze”. Ovviamente lo spettatore vuole sentirsi fico e quindi si beve a tutto quello che gli propinano gli autori di Zeitgeist. Poi mette il “documentario” che lo fa sentire tanto fico fra i “preferiti” su You-tube o su Facebook, oppure lo mostra sul suo blog, commentando: “Mi raccomando, fate circolare, imparate a ragionare con la vostra testa”. E così la superstizione di Zeitgeist si diffonde con la rapidità di una pestilenza. Ormai gli appestati sono già centinaia di migliaia. Noi immuni rischiamo di finire come Io sono leggenda nel giro di qualche anno. Gli appestati credono che “ragionare con la propria testa” significhi ragionare con la testa degli autori di Zeitgeist, credere ciecamente a tutto quello che dicono gli autori di Zeitgeist e non verificare mai quello che dicono gli autori di Zeitgeist. Anche perché per verificare quello che costoro dicono bisogna perdere un po’ meno tempo su Facebook studiare un poco. Troppo faticoso! Invece noi che non vogliamo sembrare fichi, verifichiamo una ad una tutte le affermazioni degli autori di Zeitgeist.

Riassunto di Zeitgeist  tipo riassunto dei film del giorno sul giornale: “Cristo non è mai esistito, le torri gemelle sono state abbattute dal cristiano Bush e dai suoi amici banchieri, Usa, 2007”.  Nella prima parte di Zeitgeist, intitolata “La più grande storia mai venduta”, i filantropici autori cercano di fare capire a noi poveri ciechi che la religione sarebbe solo “l’oppio dei popoli”. Da duemila anni, i governanti utilizzerebbero questo “oppio” per istupidire i popoli, distogliendoli dal proposito di fare la rivoluzione (questa l’ho già sentita). Ovviamente, la storia di Cristo sarebbe solo una favola e Cristo sarebbe  un personaggo immaginario, come le altre divinità pagane.  In effetti, Cristo sarebbe molto simile ad alcune divinità pagane legate al culto del sole: Seth, Horus, Mitra, Dioniso, Attis e Krishna. Ognuna di queste divinità festeggerebbe il compleanno proprio il giorno di Natale. Non è una coincidenza straordinaria?

Insomma gli autori di Zeitgeist suggeriscono un raffinato sillogismo, degno dell’intelligenza dei frequentatori assidui di Facebook: chi nasce il 25 dicembre è una divinità pagana, Cristo è nato il 25 dicembre, Cristo è una divinità pagana ossia non esiste. Uhm…  io conosco molte persone che sono nate il 25 dicembre. Non hanno proprio l’aspetto delle divinità pagane. Non hanno proprio l’aspetto di persone che non esistono. Comunque, per quanto riguarda la data del 25 dicembre, leggete la Errata corrige che ho pubblicato fra i commenti.   In ogni caso, se  anche un tizio mitologico di nome Horus fosse “nato” (in senso metaforico) proprio  il 25 dicembre, per Cristo non cambierebbe nulla. Ma come vedremo, pare che Horus non sia “nato” tre giorni dopo il solstizio d’inverno.

Ll’incertezza degli evangelisti circa la data di nascita di Cristo è una prova ulteriore del fatto che Cristo non è una invenzione degli evangelisti. Se Cristo se lo fossero inventato, si sarebbero inventati anche la data della sua nascita. Anzi, avrebbero legato la sua nascita a chissà quale fantasmagorico allineamento di stelle e pianeti. I popoli mediorientali erano fissati con l’astronomia. E invece niente. Gli evangelisti proprio non sanno dire il giorno esatto in cui è nato il loro maestro. Bisogna solo aggiungere che lo storico pagano Cornelio Tacito, che certamente non era cristiano, parla di un certo “Christus, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato all’estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato” (Tacito, Annali XV, 44). Anche altri storici pagani (Plinio il Giovane, Tertulliano, Giuseppe Flavio, Luciano eccetera) menzionano questo Christus. Ne parlano come di una persona realmente esistita, non come di un personaggio mitologico. Facevano parte del complotto anche loro?

Ma andiamo avanti. Gli autori di Zeitgeist ignorano l’obbligo di citare le fonti e falsificano i dati con disinvoltura. Le loro falsificazioni sfiorano il ridicolo. Ad esempio, sostengono che la parola anglosassone sunset (tramonto) alluda alla divinità egizia Seth. Molto divertente. Anche le espressioni set cinematografico e set di coltelli alludono al dio Seth?  Ora ho capito: Seth non era solo il dio del sole ma anche il dio delle scenografie cinematografiche e  delle televenditei di set di coltelli e di pentole! E i filologi di Oxford lo sanno, che gli antichi abitanti della Britannia erano al corrente delle divinità venerate nell’antico Egitto? Ahimè no. Si ostinano a pensate che sunset sia composta dal  sostantivo sun e dal sostantivo setting, che è legato sostantivo set e al verbo to set. Setting significa “messa in opera” ma anche “tramonto;” set significa “posizione”, “direzione”, “orientamento”; to set significa “collocare”, “porre”. In conclusione, sunset letteralmente significa: direzione del sole. E per inciso la parola orizzonte, anch’essa distorta dagli autori di Zeitgeist, proviene dal greco orizon, che significa “limite”, “confine”.

Andiamo avanti. Secondo gli autori di Zeitgeist,  la biografia del dio egizio Horus sarebbe molto simile anzi identica alla biografia di Cristo. Horus sarebbe nato da una vergine, avrebbe compiuto dei miracoli, avrebbe avuto dodici discepoli, sarebbe morto in croce e sarebbe risorto dopo tre giorni. Interessante. E gli egittologi lo sanno? No, non lo sanno. Per la cronaca, gli autori di Zeitgeist hanno tratto la teoria del parallelismo fra Cristo ed Horus dal libro The Christ Conspiracy della fantomatica Acharya, il cui vero nome è D. M. Murdock. A sua volta, Acharya-Murdock ha tratto la suddetta teoria dal libro The Historical Jesus and The Mythical Christ di Gerald Massey.  Nato nel 1828 e morto nel 1907, Massey era un massone che si dilettava di poesia e di egittologia. In effetti, gli addetti ai lavori non lo hanno mai considerato un vero egittologo. Copio da Wikipedia e incollo: “Le sue opere, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell’ Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato né in “Who Was Who in Egyptology” di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, né tanto meno nella più estesa bibliografia sull’antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi”.

Ovviamente Acharya giura e spergiura di non avere tratto la teoria del parallelismo Cristo-Horus da Massey. Dice di averla tratta dalle opere dell’egittologa e antropologa Margaret Murray. Di male in peggio. Questa Murray è considerata una specie di ciarlatana dagli studiosi qualificati. Ancora da Wikipedia: “Anche la storicità del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono oggi aspramente criticate in ambito accademico. accademico: tra gli storici che criticano la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo Ginzburg”.

Ma torniamo a Massey. Questo falso egittologo, che  di geroglifici se ne intendeva poco, si mise a studiare un rilievo rinvenuto a Luxor. In quel rilievo Massey lesse che Horus era nato da una vergine, che aveva compiuto dei miracoli, che aveva avuto dodici discepoli, che era morto in croce ed era risorto dopo tre giorni. I veri egittologi, che di geroglifici se ne intendono, hanno dato un bel tre alla traduzione di Massey. Volete sapere che cosa c’è veramente scritto nel suddetto rilievo di Luxor? Bé, insomma, ecco… i geroglifici descrivono l’incontro a  luci rosse fra una ragazza piuttosto maliziosa e un qualche dio parecchio su di giri (NOTA vietata ai minori). Insomma, Horus fu concepito in maniera tutt’altro che verginale. Per la precisione, il suddetto rilievo non riguarda la concezione Horus in persona ma la concezione del faraone, inteso come reincarnazione di Horus. Secondo i miti più antichi, Horus In persona sarebbe nato dalla dea-vacca Hathor. Normalmente, la parola vacca non la associamo alla parola vergine. Secondo miti più recenti, Horus sarebbe invece figlio del dio Osiride e della dea Iside. Quest’ultima avrebbe concepito Horus in maniera molto singolare. Secondo la leggenda, Osiride sarebbe stato annegato e fatto a pezzi da Seth, quello di sunset. Iside avrebbe rimesso insieme i pezzi del cadavere di Osiride e si sarebbe accoppiata con lui, concependo Horus. Esatto, la madre di Horus avrebbe avuto un rapporto sessuale col cadavere del marito. In ogni caso, la verginità l’aveva persa. Come se non bastasse, Iside non avrebbe partorito tre giorni dopo il solstizio d’inverno. Secondo la leggenda, Horus sarebbe nato fra luglio e agosto. Per il resto, Horus non avrebbe mai avuto dodici discepoli e non sarebbe morto in croce. Sarebbe morto, molto banalmente, in seguito al morso di uno scorpione. Ma grazie ai poteri magici di sua madre, sarebbe tornato quasi subito in vita.  Lo so che state pensando. Pensate che ci sia una qualche analogia fra il ritorno alla vita di Horus e la Resurrezione di Cristo. Bé, non c’è nessuna vera analogia. Iside non avrebbe fatto risorgere il figlio: avrebbe rianimato il suo cadavere. Gli egizi erano fissati con i cadaveri, se non ve ne siete accorti. C’è una differenza abissale fra la rianimazione di un cadavere e la resurrezione. Se ridessimo vita ad un cadavere (la mia è chiaramente una ipotesi paradossale) quel cadavere tornerebbe ad essere lo stesso corpo biologico e corruttibile che era prima. L’ex cadavere, prima o poi, tornerebbe ad essere un cadavere. Secondo la teologia cattolica, invece, i corpi risorti non avranno la stessa natura corruttibile dei corpi attuali. Saranno corpi soprannaturali, eterni e indistruttibili. Ma la cosa veramente importante è un’altra. Fra la morte di Horus e la morte di Cristo c’è una distanza infinita. Secondo la leggenda, la morte e la rianimazione di Horus non avrebbero avuto nessun significato particolare. Morendo e rianimandosi, Horus non avrebbe salvato proprio nessuno. Invece Cristo, morendo e risorgendo, ha salvato l’umanità intera. “Morendo, distrusse la morte”.  Mistero infinito.

Secondo Acharya-Murdock e  gli altri autori di Zeitgeist, anche il dio greco Attis e il dio indiano Krishna sarebbero molto simili a Cristo. Anche loro sarebbero nati  in maniera verginale, sarebbero morti in croce e sarebbero risorti. Vediamo se è così. Tanto per cominciare, Cristo si comportava da “eunuco per il regno dei cieli”. E il greco Attis? Béh, il mito greco ce lo descrive come un ragazzo non proprio casto. Secondo alcune leggende, avrebbe avuto anche un amante gay (dopotutto era greco). Per farla breve, questo Attis avrebbe abbandonato la sua attempata amante Cibele, convolando a giuste nozze con la giovane figlia del re Mida. L’amante abbandonata e infuriata lo avrebbe fatto impazzire, inducendolo al suicidio. Dunque, Attis non sarebbe morto in croce. E non sarebbe neppure risorto. L’infuriata Cibele avrebbe prelevato i genitali dal cadavere di Attis e li avrebbe sotterrati. Dai quei genitali sarebbero nate delle meravigliose piante. In effetti, Attis era adorato dai pagani come il dio della vegetazione. Qualcuno racconta che Attis sarebbe rinato sotto forma di pino sempreverde. Anche un bambino capisce che la rinascita vegetale di Attis ha ben poco a che fare con la resurrezione della carne.

E vediamo brevemente anche il celebre Krishna. Secondo i testi sacri indù, Krishna sarebbe stato l’ottavo figlio della principessa Devaki e del nobile Vasudeva. Dunque  Krishna non sarebbe nato da una vergine. Sarebbe stato il figlio di due coniugi regolarmente sposati che non si astenevano dai doveri coniugali. Comunque sia, la madre avrebbe nascosto il neonato Krishna al malvagio zio, che lo voleva uccidere. Se vogliamo, c’è una analogia fra lo zio di Krishna e il re Erode. Ma si tratta di una analogia vaga e poco significativa. Andiamo avanti. Secondo i testi sacri, Krishna non sarebbe morto in croce. Un cacciatore lo avrebbe scambiato per un cervo e lo avrebbe colpito a morte. Dopodiché Krishna sarebbe salito in cielo, raggiungendo gli altri numerosissimi déi dell’olimpo indiano. Fine della storia. Ma la Murdock insiste: “è una tradizione, anche se non si trova nelle scritture indù, che Krishna sia stato crocifisso, come Cristo..In effetti, si trovano in India alcune immagini di divinità crocifisse, uno dei quali è apparentemente Krishna, informazioni importanti che non si trovano nelle risorse tradizionali quali le odierne enciclopedie”. In realtà, è stato dimostrato che le leggende sulla “crocifissione” di Krishna sono recenti e direttamente influenzate dal Cristianesimo. La religione indù ha sempre avuto la tendenza ad assorbire le storie e i miti tratti dalle altre religioni. Quando entrarono in contatto con i missionari cristiani (presenti in India già nel settimo secolo dopo) gli indù inventarono alcune leggende sulla  crocifissione di Krishna. Ma appunto, si tratta di leggende marginali. Queste leggende stanno ai libri sacri indù come i Vangeli apocrifi stanno ai Vangeli.

Abbiamo visto che fra Cristo e tutte le summenzionate, pittoresche divinità arcaiche non ci sono delle vere somiglianze. Facciamo prima a trovare delle somiglianze fra Cristo e Barak Obama, così tutti quelli che lo adorano come un nuovo messia sono contenti. Scherzi a parte, non si trovano divinità simili a Cristo neppure nell’Olimpo greco. Nessuna divinità greca o romana si è mai incarnata, è mai morta ed è mai  risorta.  Al massimo, le divinità d’Olimpo avrebbero assunto delle apparenze umane per immischiarsi negli affari degli uomini. Ma assumere le apparenze umane non significa incarnarsi: significa camuffarsi. Quanto a Dioniso, chiunque abbia fatto il liceo classico sa che Dioniso è agli antipodi di Cristo. I famosi riti dionisiaci, descritti da Euripide nelle Baccanti, erano del tutto incompatibili con la moralità cristiana. Somigliavano ai moderni rave-party. L’unico “link” fra Dioniso e Cristo si trova nei rilievi dei sarcofagi cristiani. Infattii primi cristiani usavano rappresentare Cristo con le fattezze di Dioniso. Forse che i cristiani identificavano Cristo con Dioniso? Niente affatto. Le fattezze di Dioniso servivano a nascondere Cristo agli occhi dei pagani. Fino al 313 dopo Cristo, quando Costantino promulgò il famoso Atto di tolleranza, la religione di Cristo era fuorilegge in tutti i territori dell’impero. Ma perché i cristiani scelsero di dare a Cristo le fattezze di Dioniso anziché le fattezze di Giove o di Apollo o di chiunque altro? Per la semplice ragione che nei primi secoli dopo Cristo i culti dionisiaci erano associati ai culti funerari. Il dio dell’ebbrezza era diventato anche il dio dell’oltretomba. Se andate in un museo archeologico romano, troverete la figura di Dioniso nella maggior parte dei sarcofagi pagani.

Ma tagliamo corto. Di recente la studiosa  Kimberly Stratton (http://www.carleton.ca/chum/religion/faculty/stratton.html ) ha dimostrato che i pagani antichi non riuscivano neppure a concepire l’idea che una divinità potesse incarnarsi, morire e risorgere. A tutti loro una simile idea sarebbe apparsa puramente e semplicemente blasfema. Infatti essi consideravano il corpo umano una cosa ignobile. Il greco Platone la chiamava “prigione dell’anima”. Una simile “prigione  non meritava certamente, secondo i greci, né di risorgere né di ospitare un dio. Quando san Paolo annunciò nell’areopago che il “Dio ignoto” si era incarnato, i greci lì presenti lo derisero e  se ne andarono.

Nella seconda parte di Zeitgeist, gli autori ci propinano la solita teoria del grande complotto israelo-americano-capitalista-finaziario. Ci raccontano la stessa favola che Michael Moore ci ha già raccontato in Fahrenheit 9\11: gli attentati dell’11 settembre sarebbero stati orchestrati dalla Cia eccetera. Forse dovrei dire qualcosa anche su questa favola…  No, non ce la faccio. Ormai, mi viene da sbadigliare tutte le volte che ne sento parlare. Che noia mortale. D’altra parte, l’impagabile Paolo Attivissimo l’ha già smontata pezzo a pezzo sul suo blog. Inutile aggiungere altro (http://undicisettembre.blogspot.com/ ).

Su Zeitgeist non c’è molto altro da dire. Gli autori asseriscono, fra le altre cose, che fra qualche anno i cattivi capitalisti-finanziari cercheranno di impiantare un microchip nel corpo di ciascuno di noi al fine di controllare il mondo intero… Ma dove siamo, in un romanzo di Gibson?!? Quante altre prove vi servono ancora, per capire che Zeitgeist è una boiata pazzesca? Tuttavia, è perfettamente inutile sbufalare una ad una le bufale nonprofit di Zeitgeist. Infatti gli argomenti razionali hanno poco successo con gli ignoranti superstiziosi. Quelli che non credono in Dio, sono degli ignoranti superstiziosi. Infatti credono a tutto. Soprattutto, credono a Zeitgeist.

L’nno scorso è uscito Zeitgeist addendum, sequel di Zeitgeist. Riassunto tipo guida tv di Zeitgeist addendum: “Un ciarlatano di nome Jacque Fresco cerca di affibbiarci un progetto utopico di sapore marxista e New Age, Usa, 2008”. Marxismo + New Age = droga pesante. Roba che ti manda in orbita nel giro di trenta secondi. Nel pieno del trip allucinogeno, il ciarlatano annuncia l’avvento di un’era di  fratellanza universale… Aquaaariiiuuuuus!… Aquaaariiiuuuuus!… in cui non ci saranno più né le religioni né le nazioni né il denaro né la proprietà privata e la tecnologia porterà il paradiso in terra… Uhm, questa mi sembra di averla già sentita… Ah sì, era il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Bleah!  Che schifo. Ne riparlerò.

(Continua)

NOTA vietata ai minori

“The inscription in Panel 4 (which is often cited on the web as the key frame) describes the god Amun jumping into bed with the human Queen on her wedding night (or at any rate before she consummates her marriage with the human King) disguised as her husband. But she recognizes the smell of a god, so he reveals himself, then ‘enters her’ (sic). The narrative then gets a bit risque–the god burning with lust, queen begging to be embraced, there’s kissing going on, Amun’s buddy Thoth stands by the bed to watch, and after Amun ‘does everything he wished with her’ she and Amun engage in some divine pillow talk, and so on. At one point the queen exclaims amazement at ‘how large’ Amun’s ‘organ of love’ is, and she is ‘jubilant’ when he thrusts it into her. Ah, I lament the death of pagan religion. It’s stories are so much more fun!” (Luxor Inscription by Richard C. Carrier, 2004, http://www.frontline-apologetics.com/Luxor_Inscription.html )

P. S. Ringrazio Il blogger Giona del blog Ultima epoca (http://ultimaepoca.blogspot.com/). Infatti la maggior parte delle informazioni di questo post le ho tratte dai suoi preziosi post su Zeitgeist:

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/01/zeitgeist-la-menzogna-parte-1.html (su Horus)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/02/zeitgeist-la-menzogna-parte-2.html (su Attis)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/05/zeitgeist-la-menzogna-parte-3.html (su Krishna).

ERRATA CORRIGE A PROPOSITO DELLA DATA DEL 25 DICEMBRE:

La festa del Natale precede quella pagana del Sole Invitto

di Michele Loconsole*

ROMA, mercoledì, 6 gennaio 2010 (ZENIT.org). – Fonti diverse confermano che la festa del Sole Invitto fu posta al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella del Natale cristiano. Non il contrario!

Sovente si sente affermare che la festa del Natale posta dalla Chiesa al 25 dicembre nel suo calendario liturgico soltanto agli inizi del IV secolo non è storicamente fondata. Ossia che non è possibile sapere con certezza in quale giorno sia nato, a Betlemme, Gesù di Nazaret.

Da qui l’ipotesi – oggi molto accreditata – che la scelta del 25 dicembre sarebbe il risultato del calcolo di un’operazione ideologica messa in atto dalla Chiesa antica per sovrapporsi e infine assorbire la festività pagana del dio Sole; la cerimonia cultuale-astronomic a che veniva officiata in diverse civiltà, e non solo dell’area mediterranea, ben prima della nascita di Gesù, in coincidenza col solstizio d’inverno.

Fenomeno, quello operato dalla Chiesa di Roma, altrettanto noto agli studiosi di fenomenologia delle religioni come d’inculturazione o di cristianizzazione dell’Impero romano.

Fin qui il pensiero dominate. Mentre, alla luce delle fonti, sembra sia andato esattamente al contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto che è stata posta – o ancora meglio spostata – al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella cristiana del Natale, le cui attestazioni documentali sono di gran lunga più antiche della prima. Solo per citarne una: Ippolito di Roma già nel 204 riferiva che la Chiesa festeggiava la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Ricorrenza liturgica nota a quella parte della Chiesa universale che era venuta in contatto con la primitiva tradizione giudeo-cristiana, che questa festa faceva dipendere da quella ancora più antica dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria, fissata nel calendario liturgico orientale al 23 settembre.

Sulle relazioni tra le due feste cristiane ho già riferito in un precedente articolo pubblicato da ZENIT il 21 dicembre scorso, dove ho riportato anche il fondamento storico-archeologic o della storicità della nascita di Gesù al 25 dicembre; evidenza possibile grazie alla scoperta del Libro dei Giubilei tradotto e commentato dal prof. Shemarjahu Talmon dell’Università di Gerusalemme, all’indomani del ritrovamento del 1947 dei Rotoli di Qumran.

E allora, tornando alla questione: quale delle due feste celebrate il 25 dicembre, del Sole Invitto o del Natale cristiano, è la più antica? Quale delle due ha tentato di prevalere sull’altra?

Sull’antichità del Natale ho già detto sopra. Passando invece ad analizzare le fonti che attestano le date della festività pagana, domando: a quando risalirebbe la prima fonte documentata che la festività del dio Sole veniva celebrata il 25 dicembre?

Riposta: l’unico documento che abbiamo oggi a disposizione è il Chronographus anni 354. Per farsene un’idea si confronti la parte VI, dal titolo Calendario con testi e illustrazioni per i dodici mesi.

La notizia, però, sembra piuttosto tardiva: siamo infatti oltre la metà del IV secolo d.C. e all’indomani del primo Concilio di Nicea. Ricordo, di contro, che la prima attestazione del Natale al 25 dicembre è del 204, esattamente 150 anni più antica.

Prima del 354, per ritornare alle fonti della festa del Sole Invitto, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25! (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128).

Si aggiunga, poi, che questa antica festa astronomica veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre (a tal proposito si veda M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221).

Il culto del dio Sole, solo per fare ulteriore chiarezza, era stato introdotto a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274, che il 25 dicembre dello stesso anno consacrava il Tempio del Sol Invictus. La festa prese il nome di “Giorno di nascita del Sole Invitto”. Una ricorrenza, quindi, che potrebbe aver visto le sue origini occidentali sul finire del III secolo d.C.

Si tenga anche conto che i romani, già ai tempi di Adriano (imperatore dal 117 al 138), ritenevano che i cristiani adorassero il sole. In realtà commentavano gli usi liturgici cristiani che si sarebbero consolidati grazie all’opera di Giustino (morto a Roma tra il 162 e il 168), che imposterà i capisaldi della teologia cristiana (domenica, Eucaristia, Risurrezione, Natale, etc) proprio sul simbolo del sole: siamo appena nella prima metà del II secolo.

In conclusione, alla luce di quanto abbiamo detto credo sia possibile affermare almeno due cose importanti. La prima, che la festività del Sole Invitto non veniva celebrata soltanto il 25 dicembre – e che questa data si è imposta sulle altre soltanto dopo la metà del IV secolo d.C.

La seconda, che in Occidente questa festa pagana ha attestazioni documentali ben più recenti rispetto a quella del Natale cristiano, che come abbiamo visto sono più antiche.

E allora: non nasce il legittimo dubbio che l’ingresso della festa del Sole Invitto nel calendario romano del III secolo d.C. potrebbe corrispondere alla volontà da parte dall’establishment imperiale di “oscurare” la festa cristiana, che era certamente celebrata a Roma il 25 dicembre da almeno settant’anni?

Del resto questa nuova ipotesi sarebbe probabilissima se pensiamo al clima persecutorio in cui la religione di Cristo ha dovuto esistere in quasi ogni regione dell’Impero romano dalle sue origini fino alla venuta di Costantino (imperatore dal 306 al 337 d.C.) e ancor più all’indizione del Concilio di Nicea (325 d.C.).

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*Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia Ecumenica, giornalista pubblicista e scrittore. Autore di una decina di volumi sulla storia del cristianesimo è attualmente presidente ENEC (Europe-Near East Centre).

lunedì, 31 agosto 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, I. Leggetevi il testo della boiata.

   Nel 2008 è uscito  Zeitgeist Addendum, sequel di Zeitgeist. Dopo averlo guardato per intero su You-tube, posso dire a ragion veduta che è Z. A. è una superlativa boiata. il problema è che questa superlativa boiata è stata vista da milioni di persone su You-tube e sta raccogliendio decine di migliaia di seguaci attraverso il web. Inoltre, ne hanno parlato i più importanti giornali al mondo e ha perfino vinto dei   premi. Quindi, è opportuno prendere sul serio Z. A. Non bisogna sottovalutare il potere distruttivo delle boiate. In fondo, anche il Mein Kampf era solo una boiata. Io personalmente non sottovaluto Zeitgeist Addendum. L’ho esaminato con attenzione. Tuttavia, non avevo voglia di trascriverne tutti i sottotitoli in italiano. Mi sono limitata a prendere degli appunti al volo, trascrivendo solo le frasi più importanti. Poco più sotto trovate la trascrizione dei miei appunti, in viola.  Fate un bel respiro e igoiate velocemente questo cocktail micidiale di marxismo putrefatto, demenzialità no-global e allucinazioni new Age:

 Le vecchie invocazioni allo sciovinismo razziale, sessuale e religioso, sino al rabbioso fervore nazionalistico stanno iniziando a non funzionare più… Questi decenni molto importanti hanno fatto emergere nella mente della gente l’idea delle rivoluzioni radicali… ma l’uomo è ancora com’era in passato. È ancora brutale. Violento. Aggressivo. Avido. Competitivo. E ha costruito una società basandosi su queste linee guida… La società di oggi è composta da istituzioni politiche, istituzioni giuridiche, istituzioni religiose, è caratterizzata da classi sociali, da valori familiari e dalla specializzazione professionale… È ovvia la profonda influenza che queste SOVRASTRUTTURE tradizionali oggi hanno nel dare forma ai nostri giudizi e alle nostre opinioni… La più potente delle istituzioni che ci condizionano da quando siamo nati è il SISTEMA MONETARIO… Nel nostro mondo l’80 per cento della popolazione mondiale possiede il 40 per cento della ricchezza mondiale… Il sangue che da vita a tutte le istituzioni riconosciute è il denaro (appare un dollaro insanguinato)… Nessuno può essere schiavizzato in modo più desolante di colui che crede falsamente di essere libero… Anni fa la Fed (Federal Reserve) ha elaborato un documento in cui spiega le basi del processo della creazione della moneta… In sintesi, il governo decide di avere bisogno di soldi e così stampa montagne di titoli del tesoro… I titoli del tesori sono per loro natura strumenti per creare il debito… Il sistema monetario crea debito, inflazione e povertà… La FMI e la banca mondiale schiavizzano il paesi sottosviluppati, facendoli indebitare… Per dare il petrolio iraniano alle compagnie americane, la Cia negli anni Cinquanta ha fatto fuori Mossadeq e ha mandato al potere lo Sha di Persia, che era filoamericano… In seguito la Cia ha fatto fuori il presidente del Guatemala Arbenz, che voleva restituire le terre al popolo… Poi ha fatto fuori il presidente del Panama Omar Torrijos, che voleva restituire al popolo panamense il canale di Panama… Per dare il petrolio irakeno ai petrolieri americani, Bush ha invaso l’Iraq… Dopo che tanti presidenti corrotti avevano distrutto l’economia del Venezuela, nel 1998 il popolo venezuelano ha eletto Hugo Chavez, … Egli voleva che i profitti del petrolio venezuelano fossero distribuiti al popolo venezuelano… E così la CIA nel 2002 sobillò le piazze (sic) contro Chavez… Ma il colpo di stato per fortuna è fallito… I killer dell’economia hanno schiavizzato mezzo mondo, creando un impero… A capo dell’impero c’è una CORPORATOCRAZIA ossia l’insieme degli individui che dirigono le corporation degli Usa… Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Cia promuove delle azioni eversive e dei colpi di stato in tutti i paesi che non accettano di essere sudditi degli Usa…  Il mondo è in mano alle corporazioni e alle multinazionali (IBM, Exxon ecc.)… Esse promuovono la globalizzazione dell’economia per espandere il loro potere… I finanzieri  di Wall Street vogliono governare il mondo intero… Tutti quelli che sfidano eroicamente l’establishment capitalista-finanziario degli Usa  (appaiono le immagini fotografiche di Osama Bin Laden e di altri terroristi)  vengono chiamati terroristi… I terroristi di Al Qaeda sono sul libro paga della Cia… Il governo americano li paga per fare paura alla gente… Così la gente impaurita appoggia la lucrosa guerra al terrorismo… Ma il terrorismo è solo una invenzione del governo… Muore più gente per la allergia da arachidi (sic!) che per mano dei presunti terroristi… I veri terroristi sono i finanzieri… I finanzieri hanno promosso l’invasione dell’Afghanistan… Hanno fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di oppio e di eroina… LA DEMOCRAZIA È UNA ILUSIONE… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati… Ma i finanzieri fanno di tutto per ostacolare gli scienziati… Infatti l’EFFICIENZA, la SOSTENIBILITA’ e l’ABBONDANZA delle risorse sono nemiche del profitto… La brama di profitto genera povertà e guerre… Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti… La Cina comunista  è capitalista come gli Usa… Adam Smith dice che la competizione crea sviluppo, in realtà la competizione crea ingiustizie sociali… Il sistema monetario è legato alla scarsità dei beni… L’aria è gratis perché è tanta, i diamanti invece sono costosi perché sono pochi… Se venissero estratti più diamanti, il prezzo dei diamanti crollerebbe e i capitalisti perderebbero profitti… Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse… Usciamo dall’inferno del capitalismo finanziario!…  Diciamo di sì al PROGETTO VENERE!!!!!!!… Il Progetto Venere prevede una economia fondata sulle risorse e sul progresso tecnologico… La tecnologia porterà prosperità per tutti… L’America sta diventando una nazione fascista… I capitalisti obbligano le persone a svolgere lavori alienanti… Ma l’automazione meccanica potrebbe liberare definitivamente gli uomini dai lavori alienanti… Il lavoro è nemico dello sviluppo tecnologico… L’economia monetaria promuove i lavori alienanti e frena lo sviluppo tecnologico… Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati al denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del mondo, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione… Basta col lavoro! Basta con la patria! Basta con lo Stato! Basta con le classi sociali! Unifichiamo tutto il mondo… Viva il progresso… Ma le istituzioni frenano il progresso, la gente ha paura dei cambiamenti… Acquista consapevolezza! La tendenza a credere ciecamente in un sistema è materialismo… IL SISTEMA MONETARIO PERPETUA IL MATERIALISMO… Siamo tutti schiavi…. È tempo di cambiare… All’inizio, l’umanità viveva di caccia e di raccolta, poi c’è stata la rivoluzione agricola, poi c’è stata la rivoluzione industriale… È tempo di fare una nuova rivoluzione, di instaurare un nuovo sistema sociale… LE RELIGIONI ESISTONO COME BARRIERE ALLA CRESCITA PERSONALE E SOCIALE… Cristo non è mai esistito, tutto quello che c’è sulla Bibbia è falso… Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni… Infatti le religioni creano solo divisioni e ci fanno rifiutare una VITA RELAZIONATA SIMBIOTICAMENTE CON GLI ALTRI… Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse… Sbarazziamoci del corrotto sistema monetario… Basta col culto del profitto… I politici sono inutili… I nostri problemi vitali sono problemi tecnici, non politici… Basta con le ideologie e le religioni che dividono la gente… Facciamo in modo che le religioni diventino delle innocue filosofie spirituali… Basta con gli armamenti… Alla bomba di Hiroshima lavorarono migliaia di scienziati… Pensa se questi scienziati avessero lavorato per il progresso invece che per la bomba… Basta armi di distruzione di massa, vogliamo ARMI DI CREAZIONE DI MASSA!… Il nostro dio è la nostra creatività. – Rovesciamo le forme di potere fondate sul sistema monetario (appare l’immagine della Casa Bianca)… Basta con l’inflazione, basta col debito, basta con la disoccupazione, basta col capitalismo e basta col libero mercato… Dietro ai partiti ci sono le solite lobby finanziarie (appaiono il simbolo del Partito repubblicano e il simbolo del partito democratico)… DOBBIAMO SMETTERE DI SOSTENERE IL SISTEMA… Se non avviamo al più presto il PROGETTO VENERE, gli Usa diventeranno una dittatura militare… Boicotta le banche che sostengono la Fed… Non credere all’informazione televisiva… Tutte le reti televisive (Cnn, Fox, Sky ecc.) sono asservite al governo… Cerca le informazioni su Internet… Stai alla larga dalle forze armate… Boicotta le compagnie energetiche, ricorri a fonti energetiche alternative ed ecosostenibili… Usa automobili elettriche… RIGETTA IL SISTEMA POLITICO… Infatti, in un sistema monetario non può esserci vera democrazia… Soprattutto UNISCITI A NOI!!!!!…www.thezeitgeistmouvement.com… Bisogna che le risorse mondiali siano dichiarate patrimonio comune dell’umanità… –  Dipende tutto da te… Puoi continuare ad essere schiavo del sistema monetario, puoi continuare a stordirti con inutili divertimenti… Oppure puoi focalizzare la tua energia sul cambiamento mondiale… La vera rivoluzione è la RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA… Basta divisioni, basta materialismo… Scopri la tua unicità empirica… Non ci sono insegnanti né allievi, né leader, né guru, né maestri né salvatori… Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto… Capire significa trasformare quello che c’è…

  Il documentario si conclude con una specie di spot della pubblicità-progresso: uno yuppy stressato con la ventiquattrore si ferma in mezzo alla strada, si inginocchia e comincia a pensare, una ragazza attaccata al telefonino spegne il telefonino e comincia a pensare, un ragazzo col crocifisso al collosi unisce allo yuppy pensoso e alla ragazza pensosa e cerca di togliersi il crocifisso dal collo, un ebreo con la kippa si unisce a loro e si toglie la kippa, un  islamico col cappello da islamico si unisce a loro e si toglie il cappello da islamico… e i loro volti si illuminano di immenso.

  Bleah! Che schifo. La negazione dell’esistenza storica di Cristo non insulta solo la fede. Insulta la storia, insulta la ragione. Gli insulti all’America non insultano solo l’America. Insultano l’Occidente e i suoi valori. Perché l’America è l’ultimo, fragile baluardo della civiltà occidentale. Ma di gente che insulta l’America ce n’è tanta, specialmente in casa nostra. Di gente che insulta la fede e la ragione ce n’è tanta. In casa nostra c’è gente che si arricchisce scrivendo libri contro Cristo  (ricordiamo solo Odifreddi ed Augias). Quindi passi la negazione dell’esistenza di Cristo. Passino gli insulti all’America. Passi la negazione dell’esistenza del terrorismo islamico. Passino pure i vergognosi elogi ai peggiori tiranni comunisti del Terzo Mondo, come Hugo Chavez.  Ma l’utopia no. L’utopia del Progetto Venere (http://www.thevenusproject.com/ ) mi fa veramente paura. La storia del Novecento ci ha insegnato che le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Le più potenti mai inventate. Promettono la libertà e portano la schiavitù, promettono l’uguaglianza e portano il dispotismo, promettono la fraternità e portano i campi di stermino. Promettono il paradiso in terra e invece portano l’inferno.

 Nei prossimi post, analizzerò separatamente tutti gli aspetti di questa nuova ideologia utopica.  In realtà, l’ideologia di Zeitgest-Venere (chiamiamola così) non è molto originale. È straordinariamente simile a tutte le altre ideologie utopiche della modernità. Più che post-moderna, l’ideologia di Zeitgest-Venere è moderna in ritardo.  Tutti sanno o dovrebbero sapere che la principale ideologia utopica della modernità è il comunismo. Invece non tutti sanno che anche il nazismo era una ideologia utopica. Piantatela di negarlo. Anche i nazisti volevano portare il paradiso in terra: un paradiso di uomini geneticamente perfetti. L’utopia nazista era straordinariamente seducente. I film di Leni Riefenstahl (http://www.youtube.com/watch?v=TnBs8KoHfkk&feature=PlayList&p=26D0E9D36CF50D71&index=9 ) lo testimoniano. I film della Riefenstahl sono seducenti Zeitgeist è seducente. Il diavolo è seducente.

 Come le altre utopie, l’utopia Zeitgest-Venere è figlia della grande apostasia illuminista. L’ingrediente principale di tutte le ideologie utopiche è la negazione del Cristianesimo.  L’utopia è la negazione del Cristianesimo in quanto il Cristianesimo è la negazione dell’utopia. Il Cristianesimo, infatti, è un fatto reale. Comunque sia, tutti gli utopisti perseguitano i cristiani. Non possono fare a meno di perseguitarli. Si calcola che nei gulag sovietici morirono decine di milioni di cristiani. Nel pieno dell’era staliniana, in tutta l’Unione Sovietica rimanevano poche centinaia di cristiani, che si riunivano di nascosto. Non tutti sanno che molti cristiani tedeschi morirono nei lager per la loro fede. Hitler e i suoi collaboratori avevano anche preparato un piano per la distruzione del Vaticano, che prevedeva l’eliminazione fisica di tutti i membri delle gerarchie ecclesiastiche. Se gli americani non avessero liberato Roma, le SS avrebbero messo in pratica quel piano entro qualche mese.

 Gli autori di Zeitgeist non hanno un  piano di distruzione della Chiesa. Ma non è detto che non ci stiano pensando. Certo, loro si dichiarano contrari a tutte le religioni, nessuna esclusa. Ma la prima parte di Zeitgeist è dedicata a Cristo, a Cristo soltanto. È un insulto sanguinoso a Cristo. Di tutte le altre religioni messe insieme, gli autori di Zeitgeist non ne parlano per più di cinque minuti. Comincio a sospettare che, se avvicini loro un crocifisso, gli autori di Zeitgeist cominciano a sentirsi poco bene…

(Continua)
lunedì, 07 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, II. Senza Cristianesimo, non ci sono né libertà né valori.

    Dicono gli autori di Zeitgeist: “Le religioni esistono come barriere alla crescita personale e sociale”. Le loro parole ricordano le parole di quel tizio definitivamente condannato dalla storia di nome Karl Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”. Come Marx, gli autori di Zeitgeist pensano che la religione faccia gli uomini schiavi e l’ateismo li faccia liberi. Il loro motto potrebbe essere: “Se seguite noi, conoscerete l’ateismo e l’ateismo vi farà liberi”. Ma davvero? Bé, in Unione Sovietica la religione era stata sostituita dall’ateismo di Stato. La gente era forse più libera? Non mi sembra. Avete presente Arcipelago gulag (http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Gulag)? Dove si chiudono le porte delle chiese, si aprono le porte dei gulag. Se muore Dio, l’imperatore diventa dio. Nell’ultimo secolo gli imperi e gli imperatori sono stati sostituiti dagli Stati totalitari e dai partiti. All’interno dello Stato totalitario, il capo del partito diventa dio. All’interno dello Stato totalitario, non c’è posto per i cristiani. Infatti i cristiani si rifiutano di obbedire al partito, al Grande timoniere e al Führer. Nei gulag sovietici e nei lager nazisti sono morti molti cristiani. I  ragazzi della Rosa Bianca, martiri della libertà nella Germania nazista (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca), erano cristiani. Quando si tratta di combattere contro la tirannia, i cristiani sono sempre in prima linea. Infatti i cristiani obbediscono prima di tutto a Dio. Sono disposti ad obbedire al governo solo se il governo rispetta la legge di Dio.In fondo, non c’è una vera differenza fra la teocrazia e il totalitarismo. La teocrazia è un totalitarismo religioso mentre il totalitarismo è una teocrazia atea. Nell’antico Egitto, il faraone era considerato la reincarnazione del dio Horus (come abbiamo visto nel  primo post su Zeitgeist). Molti templi, nell’antica Roma, erano dedicati all’imperatore. Poiché si rifiutavano di rendere culto all’imperatore, i cristiani finivano nella fossa dei leoni. Nell’Iran di oggi, gli ayatollah governano o, meglio, opprimono il popolo nel nome di Dio. E ovviamente perseguitano i cristiani. Allo stesso modo, il governo teocratico dei sacerdoti del tempio ha perseguitato e ucciso Cristo.L’unica alternativa al totalitarismo e alla teocrazia è la laicità ossia la separazione fra il potere temporale e il potere spirituale. La laicità è stata inventata da Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Secondo la dottrina cattolica, lo Stato può esercitare solo il potere temporale mentre il papa può esercitare solo il potere spirituale. Ma come lo spirito è superiore alla materia, così il potere spirituale è superiore al potere temporale. In altri termini, la legge di Dio, che coincide con la legge naturale, è superiore alla legge dello Stato. Il papa non può fare le leggi dello Stato: deve verificare che le leggi dello Stato rispettino la legge naturale. Deve costringere l’imperatore terreno ad obbedire all’imperatore dell’universo. Se l’imperatore disobbedisce la legge naturale ossia è un tiranno malvagio, il papa ha teoricamente il potere di deporlo (potere che purtroppo oggi non esercita più). Se le leggi dello stato sono contrarie alla legge naturale, il papa ha il dovere di condannarle. Oggi il papa ha il dovere di condannare le leggi a favore dell’aborto e dell’eutanasia, i quanto l’aborto e l’eutanasia violano la legge naturale.La libertà non è fare quello che ti ordina il potere. Ma non è neanche fare quel che pare e piace. La libertà non è la licenza di fare cose brutte. Il peccato è brutto. La libertà è la capacità di fare cose grandi e belle. La libertà è seguire la legge naturale, che coincide con la legge di Dio. Ma la libertà non è solo la capacità di fare delle cose grandi e belle. È la soddisfazione del desiderio di grandezza e di bellezza. Ma noi desideriamo una grandezza e una bellezza infinite. Una felicità infinita. Il desiderio infinito è l’indizio principale della nostra dignità infinita. Ciascuno di noi vale più dell’universo intero. Infatti l’universo non ha coscienza di noi, mentre noi abbiamo coscienza dell’universo. Possiamo pensarlo.  Non ci sono alternative: o vali più dell’universo o sei un animale come un altro. Una scimmia evoluta, anzi di meno. Un insetto. Un microbo su una pallina che rotola nello spazio. Una scimmia, un insetto, un microbo, non sono liberi: ogni loro atto è un riflesso condizionato determinato dall’istinto. Sono pezzi di materia animata in balia della materia che li circonda. Dunque per essere liberi, bisogna essere più che pezzi di materia. Bisogna avere una dignità infinita ossia un’anima. Ebbene, il Cristianesimo è l’unica religione che esalta la dignità infinita di ogni essere umano. Il Cristianesimo mette l’individuo al centro dell’universo, al di sopra dell’universo.Che cosa è, in conclusione, la libertà? È obbedire alla legge naturale, ossia alla legge di Dio. È soddisfazione del desiderio infinito di felicità. È avere una dignità infinita. In una parola, la libertà è rapporto con l’infinito.Ma andiamo avanti. Dicono gli autori di Zeitgeist:  “Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni”. Cari autori di Zeitgeist, tutte le religioni hanno gli stessi valori? Ma davvero? Anche nell’Islam c’è il valore della libertà? Anche nell’Islam c’è il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna? E no, studiate un po’ prima di aprire bocca, cialtroni. Gli studiosi sanno perfettamente che la libertà, l’uguaglianza, la fraternità e tutti agli altri valori occidentali sono prodotti di fabbricazione cristiana. Nelle altre religioni questi valori sono quasi del tutto assenti, fatevene una ragione. Gli studiosi sanno perfettamente che, se non ci fosse mai stato il Cristianesimo, non ci sarebbe mai stata neppure la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Sanno perfettamente che il culto occidentale della ragione è figlio della fede nel Dio-logos. Sanno perfettamente che la scienza è nata da una costola della teologia cattolica (vedi  libri consigliati in nota). Al di fuori della civiltà cristiana, non ci sono valori, non ci sono diritti e non c’è neppure la ragione. C’è solo la barbarie. Il movimento di Zeitgeist è barbaro.

Ma perché i comunisti, i nazisti e i seguaci di Zeitgeist-Venere odiano così tanto il Cristianesimo? In primo luogo, perché il Cristianesimo afferma che il paradiso sta solo in cielo. Ebbene, gli utopisti vogliono il paradiso in terra. In secondo luogo, perché il Cristianesimo afferma che l’uomo è cattivo e non può salvarsi da solo. Solo Cristo può salvarlo. Ebbene, gli utopisti non vogliono che qualcuno li salvi. Credono di potersi salvare da soli: “Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto”.  E così, gli utopisti sostituiscono il dogma cattolico del peccato originale con il dogma illuminista della bontà originale dell’uomo. Jean Jacques Rousseu, padre spirituale di tutti gli utopisti, ha detto: “L’uomo è per natura buono ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). I suoi nipotini post-moderni ripetono in coro: “Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza” (Zeitgeist addendum). E quali sarebbero le “istituzioni” che renderebbero cattivo l’uomo? Quali sarebbero, in altri termini, le cause della povertà e dell’ignoranza? Gli autori di Zeitgeist rispondono in coro: il capitalismo e il sistema monetario! Leggiamo: “Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati allo sporco denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del paese, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione”. Uhm… queste scemenze mi sembra di averle già sentite. Ah, sì, ora ricordo: le ha dette quel tizio ottocentesco, condannato dalla storia, di nome Karl Marx.

(Continua)

Libri consigliati:

Stark R. La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau (http://www.lindau.it/schedalibro.asp?idLibro=1007 )

Woods Thomas E. jr. , Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli 2007 (http://www.ibs.it/code/9788882723040/woods-thomas-e-jr/come-chiesa-cattolica.html )

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, III. Il progetto Venere è la continuazione del comunismo con altri mezzi.

  Non bisognerebbe mai parlare di comunismo al singolare. Infatti dal marxismo discendono tante e diverse interpretazioni del marxismo medesimo, spesso in contrasto fra loro. Basti pensare al contrasto fra Stalin e Trotzkij o al contrasto fra il comunismo sovietico o il comunismo maoista. Il marxismo è uno, i comunismi sono tanti. Ma sebbene siano tanti, sebbene siano in contrasto fra loro, si somigliano come gocce d’acqua. Ebbene, gli autori di Zeitgeist  aggiungono un’altra goccia d’acqua avvelenata ossia propongono una loro personale interpretazione delle idee marxiste. L’interpretazione è in stile New Age ma le idee restano marxiste. In tutto Zeitgeist Addendum, troviamo una sola, piccola allusione al comunismo. “Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti. La Cina comunista è capitalista come gli Usa”. Evidentemente, gli autori di Zeitgeist non criticano il comunismo ma il comunismo “corrotto” dal capitalismo. Inoltre, cantano tutti i salmi della propaganda neo-comunista, no-global e anti-americana: gli  Usa farebbero le guerre del petrolio, gli agenti della Cia passerebbero il tempo ad organizzare colpi di Stato in giro per il Terzo Mondo,  i capi delle multinazionali e i finanzieri di Wall Street controllerebbero il mondo intero eccetera eccetera. Cosa ancora più importante, gli autori di Zeitgeist attaccano il capitalismo con la stessa violenza con cui attaccano il Cristianesimo. Anche Marx attacca allo stesso tempo il Cristianesimo e il capitalismo. E infatti Jacques Fresco, capo del progetto Venere  e coautore di Zeitgeist, è stato per molti anni un membro della Technocracy Incorporated, un gruppo di ispirazione anarco-comunista. Poiché lo spazio è poco, non ho intenzione di smontare una ad una tutte le ridicole accuse mosse da questi dementi alla Cia, agli Usa, alle multinazionali e ai finanzieri di Wall Street. Preferisco fare un discorso in difesa del capitalismo occidentale. Innanzitutto, voglio sottolineare che il capitalismo è odiato dagli adepti di tutte le ideologie utopiche, fascisti e nazisti compresi (Hitler aveva trascritto nel Mein Kampf molti brani del Capitale). Perché i comunisti, i nazisti, gli adepti del progetto Venere e in genere tutti gli utopisti odiano tanto il capitalismo? Ma è semplice: perché il capitalismo appartiene al mondo reale e non al mondo dei sogni. Come tutte le cose reali, il capitalismo non è perfetto. La perfezione appartiene solo all’eternità. Tuttavia, il capitalismo è il meno imperfetto di tutti i sistemi economici del passato e del presente.Secondo gli utopisti, il capitalismo sarebbe all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo. Che idioti. I cristiani, che non sono idioti, sanno bene che all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo c’è la cattiveria umana. C’è il peccato originale. E finché ci sarà il peccato originale, ossia finché esisterà questo mondo, ci sarà anche la povertà.  Ha detto Gesù: “I poveri saranno sempre con voi”. Non possiamo sperare di estirpare la povertà alla radice. Possiamo sperare di ridurla al minimo. Ebbene, il capitalismo riduce al minimo la povertà. Dove c’è il capitalismo c’è poca povertà, dove non c’è il capitalismo c’è molta povertà. I “proletari” di marxista memoria stanno infinitamente meglio nei paesi capitalisti che nei paesi comunisti. Chiedete ad un nostro operaio se vuole fare a cambio con un operaio della Corea del nord o della stessa Cina più o meno comunista. Contro la povertà endemica dei paesi del Terzo Mondo, c’è una sola cura efficace: capitalismo. E infatti, le famigerate multinazionali non sfruttano i poveri del Terzo Mondo: danno lavoro ai poveri del Terzo Mondo. Cari fighetti noglobal, provate a dire ad un nigeriano che volete “liberare” la Nigeria dalle multinazionali occidentali. Vi prenderà a bastonate. Infatti le multinazionali creano posti di lavoro, stimolando positivamente l’economia locale .Detto questo, è vero che l’economia capitalista si può e si deve migliorare. È vero che alcune multinazionali (non tutte) opprimono i loro dipendenti. È vero che alcuni finanzieri, con le loro speculazioni dissennate, determinano un innalzamento artificiale dei prezzi delle materia prime. È vero che i principali responsabili della attuale crisi economica mondiale sono i capi di alcune banche d’affari americane . Insieme a Gordon Gekko (protagonista del film “Wall Street” di Oliver stone), questi finanzieri e questi banchieri dicono: “Greed is good”, “L’avidità è una cosa buona”. No, l’avidità non è una cosa buona: è uno dei sette vizi capitali. Dal peccato non può nascere nulla di buono. Nel campo dell’economia, il peccato genera la crisi. Per combattere la crisi bisogna dunque combattere il peccato, combattere l’immoralità. Bisogna ricomporre la frattura, teorizzata da Adam Smith, fra capitalismo finanziario e morale (argomento da me trattato nella serie di post sul capitalismo, di cui  trovate l’indice qui:http://reginadistracci.splinder.com/post/20854172/Il+marxismo+%C3%A8+una+conseguenza  ). Insomma, bisogna moralizzare il capitalismo, non distruggerlo. Provate a distruggerlo e ci ritroveremo in Unione Sovietica o in Oceania, quella di 1984. Un accenno merita anche il sistema monetario. Anche i sassi sanno che le banche centrali, immettendo sul mercato un eccesso di carta moneta, causano l’inflazione. Insomma, l’attuale sistema monetario, basato sulla circolazione forzosa di carta moneta,  va aggiustato. Ma non va distrutto. Provate a distruggerlo e torneremo nella preistoria. Infatti l’invenzione della valuta segna il passaggio dalla preistoria alla storia. Jacque Fresco vuole farci tornare al baratto.In Zeitgeist Addendum, Fresco dice: “Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse”. Ha ha ha, che ridere!!!! Ma questo signore non si è mai fatto un giro in qualche shopping mall? Ha mai visto le montagne di merci ammassate negli scaffali degli ipermercati? Il profitto non è direttamente proporzionale alla penuria. Per moltiplicare il profitto, bisogna moltiplicare la produzione e il consumo dei beni. Nei paesi di antico capitalismo non c’è il problema della denutrizione ma, casomai, c’è il problema della sovralimentazione (con tutti i problemi sanitari annessi); non c’è il problema della sottoproduzione ma, casomai, il problema la sovrapproduzione dei beni. Nei paesi di antico capitalismo le persone non devono lottare fra di loro per spartirsi pochi beni ma, al contrario, sono indotte a consumare la maggior quantità possibile di beni. Avete mai sentito parlare di consumismo? Ed è inutile stare a distinguere surrettiziamente fra materie prime e beni prodotti. Infatti i beni vengono prodotti con le materie prime. Se aumenta il consumo dei beni, aumenta anche il consumo delle materie prime. E la penuria va a farsi benedire.Il legame penuria-profitto riguarda solo alcuni beni di prima necessità come l’acqua o il frumento. Dove c’è molta acqua, il prezzo dell’acqua è basso; dove c’è poca acqua, il prezzo dell’acqua è alto. Nel deserto l’acqua costa più che a Oslo. La siccità fa schizzare verso l’alto il prezzo dell’acqua, la carestia fa schizzare verso l’alto il prezzo del pane (ricordate la vicenda dell’assalto ai forni narrata dal Manzoni nei Promessi sposi?). Ma nei paesi civilizzati la siccità e le carestie sono un lontano ricordo. Nei paesi civilizzati tutti i beni di prima necessità sono abbondanti e a buon mercato. Anche i beni non di prima necessità, chiamiamoli secondari, sono abbondanti. Senza nessun senso del ridicolo, Fresco sostiene che i “capitalisti” cercano di tenere alto il prezzo dei diamanti facendo in modo che ne vengano estratti pochi.  Che scemenza. In primo luogo, negli ultimi quaranta anni è cresciuta costantemente la quantità, disponibile sul mercato, di tutte le materie prime e delle pietre preziose (ne riparlerò a proposito del maltusianismo). In secondo luogo, i diamanti non sono beni di prima necessità. I prezzi dei beni secondari non sono determinati dalla scarsità o dall’abbondanza ma… dal piacere soggettivo.  Oggi tutti gli economisti accettano la teoria del “valore soggettivo”, elaborata dagli scolastici alla fine del Medioevo (e sì, i cattolici sono sempre più avanti degli altri). Secondo la  teoria del “valore soggettivo”, sono gli acquirenti a decidere il prezzo di un bene secondario. Se un oggetto ti piace molto, sei disposto a pagare molto pure di averlo. Se un determinato oggetto piace molto alla maggior parte degli acquirenti, il venditore può permettersi di alzarne il prezzo; se invece quell’oggetto piace poco, il venditore è costretto ad abbassarne il prezzo. La fenomenologia del valore soggettivo si osserva molto bene nelle aste.

 E torniamo ai diamanti. Perché costano così tanto? Certamente, la scarsità relativa di diamanti influisce sul prezzo dei medesimi. Ma la scarsità da sola non fa preziosa nessuna merce. Se la segatura fosse una merce rara, rimarrebbe segatura. Nessuno sarebbe disposto a comprare un mucchietto di segatura allo stesso prezzo di un mucchietto di diamanti. Se un domani venissero trovate centinaia di nuove miniere di diamanti e se i costi di lavorazione dei diamanti venissero abbattuti, il prezzo dei diamanti non si abbasserebbe più di tanto. Tagliamo corto: i diamanti costano tanto perché piacciono tanto alla maggior parte delle persone. I ricchi sono disposti a pagare delle cifre spropositare per averne uno. Se un giorno i diamanti non dovessero piacere più a nessuno, allora si deprezzerebbero. In ogni caso, dobbiamo sempre distinguere fra beni di prima necessità e beni secondari. In una situazione di grave penuria dei beni di prima necessità, i beni secondari si deprezzano vertiginosamente. Se ci trovassimo in mezzo al deserto con un grosso diamante da un milione di dollari, daremmo via il diamante in cambio di un solo bicchiere d’acqua.
martedì, 22 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, IV. Fra materialismo e spiritualismo, fra progressismo e naturalismo.

Alla base di tutto il pensiero occidentale c’è il principio di non contraddizione. Ebbene, gli autori di Zeitgeist ignorano questo principio. Prima attaccano la fede nel nome del materialismo e poi attaccano il materialismo in nome della spiritualità. Nessun problema: i frequentatori assidui di Facebook e di You-tube non hanno il QI abbastanza alto per notare la contraddizione. Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse”. Queste parole rispecchiano l’ideologia dominante nel mondo post-moderno: un super-materialismo in cui si fondono il materialismo “dialettico” marxista e il materialismo freudiano. Secondo questo super-materialismo, l’essere umano sarebbe solo corpo e avrebbe solo bisogni fisici. Gli unici, veri interessi dell’uomo-corpo sarebbero il sesso e l’economia; tutti gli altri interessi sarebbero marxiane “sovrastrutture”. Più precisamente, tutti i bisogni spirituali più profondi (di verità, di bene, di bellezza, di amore, di infinito, di Dio) sarebbero soltanto sintomi patologici della mancata soddisfazione dei bisogni fisici primari, specialmente sessuali. Insomma, i credenti, i poeti e tutti coloro che si ostinano cercare il senso della vita sarebbero fondamentalmente degli individui sessualmente repressi. Se potessero realizzare le loro più segrete “fantasie sessuali” (così oggi si chiamano quelle che una volta richiamavano semplicemente “porcate”) la pianterebbero finalmente di desiderare cose impossibili.  Se Silvia fosse stata sessualmente disponibile con lui, Giacomo Leopardi non avrebbe perso tempo a scrivere A Silvia, L’infinito e altre quisquiglie. Se tutti gli esseri umani al mondo potessero mangiare a sufficienza e scop… ehm copulare in tutte le più svariate maniere, come De Sade comanda, la religione e l’arte sparirebbero finalmente dalla faccia della terra. A giudicare dalle ultime Biennali, siamo vicini alla meta per quanto riguarda l’arte.  Comunque, non perdete tempo a leggere La cura dei piaceri di Michel Onfray (Ponte alle Grazie, 2009) e tutti gli altri testi fondamentali  della post-modernità. Licenziamento ha condensato in un solo, elegantissimo periodo tutto il raffinatissimo pensiero post-moderno: “Il fatto è che non possiamo sorvolare sul sesso perché, vedi, sta tutto lì: di solito i cattolici integralisti maschi sono tali perché non gliela hanno data abbastanza, mentre le cattoliche integraliste femmine sono tali, perché non gliela hanno chiesta abbastanza.  Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (16 Settembre 2009 – 21:09:  http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422#comment ). Resta solo da capire quale sarebbe la differenza fra un uomo e un suino secondo i fini pensatori post-moderni.

Sebbene non si chiamino più col loro nome, sebbene si fingano morte, il marxismo e il freudismo sono oggi ideologie di massa. I supermaterialisti post-moderni ragionano come Marx e come Freud senza sapere chi sono Marx e Freud. Per effetto della ideologia freudiana, oggi quasi tutti i giovani maschi passano la maggior parte del loro tempo libero a scaricare le pulsioni dell’Es e ad infrangere i divieti del Super-io davanti ai siti pornografici (e poi finiscono come il povero Vincenzo Punzi: http://www.noallapornodipendenza.it/ ). E per effetto della cultura marxista, oggi “tutto è economia” ossia i valori economici prendono il posto di tutti i più sacri valori occidentali (che fra parentesi finiscono immolati sull’altare della religione relativista e multiculturale, chiusa parentesi). Questa sorta di idolatria dell’economia si chiama economicismo. Ebbene Jacque Fresco non attacca l’economicismo contemporaneo: semplicemente propone un nuovo tipo di economicismo. Egli non critica la moderna idolatria dell’economia: semplicemente, vuole sostituire l’economia monetaria con una non meglio precisata “economia fondata sulla condivisione delle risorse”. Vuole sostituire  il vecchio e banale materialismo consumistico con un nuovo tipo di materialismo. Questo nuovo materialismo si traveste da  spiritualità, ma resta materialismo. Se siamo figli delle stelle, se esiste solo la natura, se Dio non c’è, non si scappa dal materialismo. Non c’è nessuna “gioia spirituale”nella “simbiosi con la natura”. Per la semplice ragione che la natura non è lo Spirito. In fondo, tutti i falsi spiritualismi moderni identificano, in maniera illusoria, la materia con lo spirito. In fondo, il New Age è un panteismo arcaico.

Come ho detto, gli autori di Zeitgeist ignorano il principio di non contraddizione. Dopo essere caduti nella contraddizione fra spiritualismo e materialismo, cadono serenamente nella contraddizione fra progressismo e naturalismo. A dire il vero, la contraddizione fra progressismo e naturalismo attraversa tutto la cultura post-illuminista. L’Illuminismo mira a liberare l’uomo da Dio, per renderlo dio. Ma se l’uomo smette di essere figlio di Dio, di chi sarà figlio? Ma naturalmente della Natura. E qui cominciano le contraddizioni. Come dio, l’uomo è libero di violentare la natura con la tecno-scienza senza dover rendere conto di niente a nessuno; come figlio della Natura, l’uomo deve rinunciare alla tecno-scienza per diventare simile alle altre creature. E così nel mondo moderno si fronteggiano, senza mai trovare un accordo, un industrialismo esasperato e un ambientalismo esasperato. Mentre un industrialismo scriteriato rovina l’ambiente, un ambientalismo esasperato predica la fine della civiltà industriale. Mentre una scienza faustiana manipola e violenta i fondamenti stessi della vita umana (fivet e ingegneria genetica), un animalismo isterico vieta all’uomo di interferire nella vita degli animali. Evidentemente, per trovare un equilibrio fra il progresso e la natura, l’uomo deve tornare ad essere figlio di Dio. Ma i seguaci di Zeitgeist non vogliono essere figli di Dio, e così da una parte esaltano la creatività umana (“il nostro dio è la creatività”) e il progresso tecno-scientifico (“la tecnologia ci libererà dai lavori alienanti”), dall’altra esaltano “la gioia spirituale della simbiosi con la natura”. Ma leggiamo: “Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… – Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio…”.

E perché dovremmo relazionarci simbioticamente con gli animali e le piante? Noi siamo superiori agli animali e alle piante, siamo superori anche alle stelle, superiori a tutte le stelle e tutte le galassie, a tutti gli ammassi e i super ammassi di galassie, superiori all’universo intero. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio… Oh no, che sbadata: mi accorgo adesso di parlare come una arch-eretica cristiana. Infatti sulla Bibbia c’è scritto: “E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’” (Genesi, 26). Dimenticavo che gli illuministi, due secoli fa, hanno sostituito Dio con la dea Natura. E infatti gli autori di Zeitgeist,  nipotini post-moderni degli illuministi, ancora stanno lì a cantare salmi alla dea. Ma dubito che questa dea sia una buona madre. Giacomo Leopardi la chiamava, giustamente, “matrigna”. Agli occhi indifferenti di questa matrigna, noi non siamo più importanti degli animali e delle piante. Crepiamo come gli animali e le piante.

Dal culto illuminista della Natura nascono il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo. Riassunto del darwinismo: l’uomo discende dalla scimmia. Riassunto dell’ambientalismo: l’uomo non vale più della scimmia. Riassunto del maltusianismo: nel mondo c’è posto per poche scimmie umane, quindi bisogna ridurle di numero con le buone e con le cattive. In buona sostanza, gli ambientalisti-darwnisti-maltusiani auspicano che la razza umana si estingua al più presto per il bene dell’ecosistema. Il mese scorso ho visto una puntata ripugnante di La gaia scienza del noto ambientalista darwiniano Mario Tozzi. Senza contraddittorio alcuno, Tozzi asseriva che gli esseri umani non valgono più degli altri primati e che quindi è bene che la specie umana prima o poi si estingua. Alle sue deliranti affermazioni, seguiva un filmato agghiacciante su “la vita sulla terra dopo la scomparsa dell’uomo”. Ma torniamo al nostro argomento. Ebbene, io scommetto che i seguaci di Zeitgeist e del progetto Venere abbracciano tutte le tesi dell’ambientalismo darwinista e maltusiano. Scommetto che il progetto della “economia fondata sulla condivisione delle risorse” prevede la riduzione forzata (mediante l’aborto e l’omicidio) del numero di coloro che condividono le risorse. No, grazie: io mi tengo la Bibbia e butto nella discarica della storia il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo.

L’Illuminismo voleva liberare l’uomo da Dio per farne dio dell’universo. In realtà lo mette al di sotto di ogni creatura dell’universo. Ne fa un insetto sottomesso alle leggi della Natura. Per essere veramente al centro dell’universo, per dominare la natura senza distruggerla, bisogna essere figli di Dio. Il cristiano è lontano tanto dal disprezzo violento della natura quanto dall’idolatria della natura. Solo i cristiani sanno promuovere un vero progresso tecno-scientifico rispettoso della  natura. In effetti, la scienza e il progresso sono figli del Cristianesimo. Sarà per questo che molti di quelli che lavorarono al progetto Apollo, compresi alcuni astronauti, erano cristiani. Nel viaggio di ritorno dalla Luna alla Terra, Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla Luna, non citò il testo di qualche pensatore illuminista ma un salmo della Bibbia: “Quando io guardo i cieli, il lavoro della tue dita, la Luna e le stelle che tu hai ordinato, mi chiedo, o Signore, come tu abbia tempo per occuparti anche di noi” (citazione tratta da Oriana Fallaci, Quel giorno sulla Luna, Rizzoli Bur 2009).

Le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Promettono la libertà e invece portano la schiavitù, promettono la moltiplicazione della ricchezza e invece moltiplicano la povertà. Promettono il paradiso e invece portano l’inferno. Non c’è democrazia all’inferno. In effetti, i teorici delle ideologie attaccano apertamente la democrazia. Karl Marx ritiene che la democrazia parlamentare sia uno strumento nelle mani della classe borghese. Per mezzo del parlamento, la classe borghese difenderebbe i suoi sporchi interessi economici e opprimerebbe il proletariato. Disprezzando il parlamento con tutte le loro forze, i comunisti hanno sempre trattato la democrazia come un mezzo e il potere come il fine. E se al potere ci arrivano veramente, la prima cosa che fanno è sbarazzarsi del mezzo ossia sopprimere il parlamento (guardate che cosa fece il partito bolscevico della Duma all’indomani della Rivoluzione d’ottobre). Similmente, i teorici del fascismo ritengono che la democrazia sia espressione della decadenza borghese. Non a caso, essi chiamano “demoplutocrazie” le nazioni di antica democrazia e consolidato capitalismo, come l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Secondo la loro propaganda, i parlamenti sarebbero troppo litigiosi e i governi democratici sarebbero troppo corrotti per combinare qualcosa di buono; solo il partito forte dell’uomo forte potrebbe risolvere i problemi del popolo eccetera eccetera. Un certo Benito fece l’uomo forte e il popolo fu fregato.
Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “La democrazia è una illusione… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati”. Ma che bel discorsetto del menga. Avrebbe potuto farlo Lenin oppure Mussolini oppure Hitler. Sebbene i tre dittatori non invocassero un governo di “tecnici e scienziati”, facevano dei discorsi simili al succitato. Insomma, c’è una sorprendente, preoccupante, terrorizzante identità di vedute fra gli autori di Zeitgeist e i vecchi macellai nazi-comunisti. Prima ancora, c’è una sorprendente identità di vedute fra fascisti, nazisti e comunisti. Infatti, il fascismo è un comunismo di destra (non dimenticate che Benito proveniva dall’ala massimalista del partito socialista). Più in generale, comunismo e nazi-fascismo sono due rami sorti dal tronco della concezione egheliana dello Stato etico. Ora, il concetto di Stato etico è strettamente connesso ai concetti di utopia, totalitarismo e collettivismo. Il regno di Utopia è uno Stato etico totalitario e collettivista.
Ma torniamo a Zeitgeist. Se i comunisti vogliono il partito unico al governo e i nazi-fascisti vogliono l’uomo forte al governo, invece i seguaci di Zeitgeist vogliono un governo di tecnici e scienziati. Anche l’orribile mondo nuovo, nel romanzo di Huxley, è regolato da tecnici e scienziati. E in effetti, i progetti di Jacques Fresco andrebbero bene per le scenografie di una eventuale riduzione cinematografica del romanzo di Huxley (ho letto che Ridley Scott ci sta lavorando).
Perché gli utopisti odiano tanto la democrazia? Perché la democrazia appartiene alla realtà e non all’utopia. Infatti gli utopisti odiano con uguale intensità il capitalismo, la democrazia, l’America e la realtà. Ancora di più odiano Cristo. Lo ripeto ancora una volta: anti-cristianesimo, anti-capitalismo e anti-americanismo e, più in generale, anti-realismo ormai coincidono. La democrazia e il capitalismo hanno molto in comune: non sono sistemi perfetti, perché la perfezione non appartiene a questo mondo, e tuttavia sono i sistemi meno imperfetti del mondo. E a proposito: la democrazia è sorella dei Diritti universali dell’uomo, della scienza e del capitalismo. Il loro padre è il Cristianesimo, per la precisione il Cattolicesimo (cfr. Rodney Stark, La vittoria della ragione).
I teorici delle ideologie utopiche vogliono sostituire la democrazia reale con una democrazia immaginaria. Se la democrazia reale è espressione della mediazione fra tante diverse volontà, la democrazia dei loro sogni sarebbe espressione di un’unica “volontà generale” del popolo. Nota bene: il mito della “volontà generale”, inventato dal calvinista Jean-Jacques Rousseu, è la pietra angolare della concezione del collettivismo totalitario. Senza Rousseau e senza Hegel, non ci sarebbero mai stati né Marx né Hitler. Secondo i comunisti, la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo del partito unico; secondo i fascisti,  la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo dell’uomo unico. L’unico problema è che questa “volontà generale” non esiste. Infatti il popolo non è un individuo collettivo ma un insieme di individui, ognuno dei quali la pensa a modo suo. La democrazia parlamentare si basa appunto sul confronto fra i diversi punti di vista. Ebbene, i teorici dell’utopia odiano la democrazia parlamentare proprio perché non tollerano la pluralità dei punti di vista. Più che altro, non tollerano l’esistenza di persone che non la pensano come loro. E in effetti, quando prendono il potere, gli utopisti non riescono proprio a fare a meno di perseguitare quelli che non si adeguano alla “volontà generale” ossia si ostinano ad avere un pensiero individuale. I giacobini, discepoli di Jean-Jacques Rousseau, hanno inventato uno strumento efficace per lo smaltimento rapido dei dissidenti: la ghigliottina. Secondo i libri scolastici, tutte le persone che finirono sulla ghigliottina avevano dei titoli nobiliari. In realtà, solo il dodici per cento dei ghigliottinati proveniva dalla nobiltà. Gli altri erano puri e semplici “dissidenti” anti-giacobini, molti dei quali religiosi (dati riferiti da Donald Greer). Nella Germania nazista, i dissidenti finivano nei lager accanto agli ebrei. Non sappiamo esattamente quanti milioni di dissidenti hanno perso la vita nei gulag sovietici. E non sappiamo quanti dissidenti soffrono oggi nei lagogai della Cina comunista.
Oltre distruggere la democrazia, le ideologie utopiche distruggono la libertà. Certo, esse promettono la libertà perfetta. Nella perfetta società utopica, l’individuo dovrebbe sperimentare la perfetta libertà ed esprimere pienamente la sua creatività. Ma la libertà all’interno della società perfetta potrebbe esistere solo come “libertà generale”, chiamiamola così. All’interno della società utopica, l’unica libertà concessa all’individuo sarebbe la libertà di fare tutto quello che fanno tutti gli altri, come tanti soldatini. Insomma, la società perfetta non può che essere rigidamente collettivista, come la famosa isola di Utopia immaginata Thomas Moore. Ma l’isola di Utopia non è mai esistita. Invece è esistita l’Unione Sovietica ed esiste tuttora la Corea comunista e parecchi altri “paradisi dei lavoratori”. Ebbene nei “paradisi dei lavoratori” il collettivismo si dimostra essere uno stivale che calpesta il volto dell’uomo. La società collettivista è una macchina, gli uomini al suo interno non sono uomini ma ingranaggi, cose .
Bisogna sempre distinguere fra l’utopia teorica e l’utopia realizzata. Non bisogna confondere il Comunismo Ideale col Socialismo Reale. Nella teoria, l’utopia è sempre una cosa meravigliosa: una società perfetta in cui tutti sono felici. Bellissimo, ci metto la firma. L’unico problema è che la società perfetta è totalmente incompatibile con la realtà. È un sogno. Se tenti di realizzare il sogno utopico, realizzi solo un incubo. Se tenti di realizzare il comunismo, realizzi lo stalinismo.
Perché le utopie non sono realizzabili? Ci sono due ragioni principali. La prima ragione è  che il mondo è bello perché è vario. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a pensare le stesse cose e a vivere alla stessa maniera. La seconda ragione, più profonda, è che gli uomini sono imperfetti. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a essere perfette, a non fare mi errori, ad agire sempre in vista dell’interesse generale, a non essere mai egoiste. L’idea che la società perfetta possa rendere gli uomini perfetti, ossia che possa liberarli dal peccato originale, è una pura e semplice eresia. Una eresia che discende direttamente dall’eresia protestante (Hegel, padre di tutti i totalitarismi, si definiva “un teologo protestante”).
Dunque, se tenti di realizzare il paradiso in terra, realizzi l’inferno. Quale tipo di inferno realizzeranno i seguaci del progetto Venere? Io immagino un inferno molto simile all’inferno immaginato da Aldous Huxley nel romanzo Il mondo nuovo. Solo che nel mondo nuovo non c’erano gulag. In questo mondo nuovissimo, invece, ci saranno. Chi uccide Dio, uccide anche l’uomo.
Nei gulag del mondo nuovissimo di Zeitgeist finiranno tutti quelli che non la pensano come Fresco, in primo luogo i cristiani. Infatti, i cristiani sono i principali nemici di tutte le ideologie utopiche. Gionas, nel suo blog, ha riunito alcune citazioni inquietanti tratte dagli scritti dei pensatori di ispirazioni New Age, tutti legati direttamente o indirettamente al movimento di Zeitgeist:
«Il film, certo non parla in dettaglio di cosa verrà riservato a chi non vorrà aderire a tale “libertà”, a tale legge. Ma per capirlo, possiamo ritornare ai significati velati nelle parole di J.Fresco: “ questa conoscenza limitata che riconoscono è semplicemente impossibile in un nuovo universo.”
Lo stesso fine viene rivelato dalla New Ager Acharya s. (la “fonte” dei film Zeitgeist per le menzogne su Gesù) quando afferma nel suo libro the Christ conspiracy che “il cristianesimo non avrà alcun ruolo in questa età”.
Nelle parole del teosofo New Ager Benjamin Crème: “sarà questione di accettare o morire”.
Secondo Alice Bailey: “saranno mandati in un altro piano di esistenza… perderanno la possibilità di controllare o influenzare gli sviluppi sulla terra” ( David Spangler, Revelation, Birth of a New Age, pp.163-4)
La New Ager Barbara Marx Hubbard (futurista, scrittrice, oratore pubblico) a cui sta molto a cuore la tecnologia e il controllo della popolazione, afferma che chiunque si opporrà al loro “processo evolutivo” verrà ucciso. “chiunque si rifiuta di vedere sè stesso e gli altri come “dio” e “Cristo”, sarà rimosso tramite la “procedura di selezione”. Coloro che professano Gesù Cristo come loro Signore ed il Salvatore saranno soggetti a questo processo. Così come gli ebrei, i musulmani e tutti gli altri che rifiutino di vedere se stessi come una parte del “dio”.(Warren Smith, Reinventing Jesus, pag 29 – PDF)
Potremmo andare avanti a riempire varie pagine di identiche dichiarazioni da parte di moltissimi altri New Ager…»
(http://ultimaepoca.blogspot.com/search/label/ZEITGEIST%20ADDENDUM).Insomma, il movimento di Zeitgeist è potenzialmente pericoloso. Ma io non credo che diventerà mai realmente pericoloso. In parole povere, io non credo che il movimento di Zeitgeist riuscirà mai a realizzare qualcosa. Infatti, i seguaci di Zeitgeist sono troppo ignoranti anche solo per fare gli utili idioti . Basta leggere i commenti al primo post su Zeitgeist. Quindi, questa è l’ultima volta che ne parlo.Con questo post si chiude definitivamente la serie su Zeitgeist

UN DUE TRE…. CHE PALLE! Allo spettacolo della Guzzanti preferisco un bel barattolo di Nutella

Premetto che mi piace molto la satira. La satira di sinistra mi piace più della satira di destra primo perché la satira di destra contro la sinistra non esiste (se la conoscete, ditemi dov’è) e secondo perché la satira di sinistra è non soltanto molto divertente e ben fatta, ma… è una zappa sui piedi della sinistra. Per essere più precisi, la satira di sinistra dei Guzzanti brothers & company è molto buona sul piano comico e molto ingenua, per usare un eufemismo, sul piano dei contenuti politici, talmente ingenua che non può non strappare un sorriso anche allo spettatore di centro destra. Che oltre a ridere tira un sospiro di sollievo: “Se continuano a usare questi argomenti ingenui per usare un eufemismo, resteranno all’opposizione per altri cento anni”. Stimo talmente i Guzzanti brothers, che sono disposta a tollerare ogni scemenza di sinistra che esce dalla loro bocca senza smettere di divertirmi. Quindi, io personalmente ero molto ben disposta nei confronti e la Guzzanti, ero fiduciosa che il suo spettacolo “Un, due, tre… Stella!” mi avrebbe strappato almeno qualche sorriso. E invece… i commenti pubblicati in tempo reale su Twitter testimoniano impietosamente che lo spettacolo della Guz non ha divertito neppure quelli di sinistra. Il problema di quello spettacolo è che non è lo spettacolo comico che uno si aspetterebbe, ma è un rosario di pessime prediche bolsceviche intervallate da qualche non molto brillante siparietto comico. Non c’è più la Sabina di una volta.

Va bene dire qualche scemenza di sinistra, se quella scemenza serve a farci un bel pezzo comico. Ma la Guz di scemenze ne ha dette in quantità industriale senza saperle o volerle rendere divertenti. Anzi, le sue prediche avevano un che di funebre, cimiteriale. Ne ha dette talmente tante… Anzi direi che ha dispiegato l’intero arsenale delle scemenze post-marxiste: la crisi economica è stata causata da Wall Street e dagli evasori fiscali, gli imprenditori  godono a sbattere i lavoratori sulla strada  a chiedere l’elemosina, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri… Accidenti, erano troppe per confutarle tutte adesso. Tanto per rinfrescarvi la memoria, ripeto al volo quello che ho più volte detto: la principale anzi l’unica causa della attuale crisi internazionale è il debito pubblico accumulato da tutti gli stati occidentali, Giappone e Usa compresi. La finanza internazionale non c’entra un tubo, al massimo ne è una concausa molto secondaria. Stop.

Ma adesso vorrei concentrarmi soltanto sulla scemenza macabra che la Guzz ci ha propinato ieri sera. Mi ha disgustato a tal punto che, per consolarmi, ho dovuto addolcirmi la bocca con un po’ di nutella, giusto un cucchiaino che siamo ancora in quaresima.   Vado a memoria: “In Italia dieci ricchi possiedono quanto tre milioni di poveri, fra loro c’è Ferrero, quella della nutella. A lui vorrei dire: caro Ferrero, ma lei vuole veramente vivere in un mondo in cui voi ricchi sempre più ricchi sarete costretti a chiudervi in fortezze circondate dal filo spinato per tenere alla larga milioni di poveri sempre più poveri che allungano le mani versi di voi  chiedendo l’elemosina?”. No, questo è troppo. Tanto per cominciare, la storia dei dieci Paperoni che si tuffano in piscine piene di soldi mentre tre milioni di poveri rovistano nella spazzatura è una colossale panzana mediatica. Ma per capire che la storia dei ricchi sempre più ricchi che rubano pulsvalore ai poveri sempre più poveri nel mondo globale è una boiata pazzesca, non c’è bisogno neppure di spulciare dati Istat. Basta usare un po’ di logica elementare. Pensiamo proprio al signor nutella. Come si è arricchito: rapinando le banche? No: producendo e vendendo un prodotto dolciario che non ho ancora trovato qualcuno a cui non piaccia. Sono sicura che la maggior parte di voi che  leggete avete in casa almeno uno di quei magici barattoli pieni di dolcezza. Dunque, l’arricchimento di Ferrero dipende da almeno due fattori. Il primo è, appunto, la bontà del suo prodotto. Ma la bontà del suo prodotto, da sola, non basta. Non basta che il suo prodotto piaccia a tutti tranne che a qualche eccentrico: occorre che tutti quelli cui piace abbiano in tasca abbastanza soldi per comprarsela. Se fuori dalla casa di Ferrero ci fossero solo straccioni che rubano gli ossi ai cani, lui la sua nutella a chi la venderebbe? Agli altri nove ricchi? Ma se potesse vendere solo nove barattoli alla volta, come potrebbe rimanere ricco? Non sarebbe destinato ad unirsi anche lui all’esercito degli straccioni?

L”esempio del signor nutella insegna due semplici verità che le ottuse menti di sinistra non riescono ad intendere. La prima è che i Rockfeller non hanno nessun interesse a impoverire il prossimo, la seconda è che nell’economia di mercato più i Rockfeller si arricchiscono e più i poveri si arricchiscono a loro volta, seppure in proporzioni minori. D’accordo, è innegabile che impoverire il prossimo possa portare un vantaggio materiale sul breve periodo. Ma la stragrande maggioranza degli imprenditori guardano al lungo periodo. Per arricchirsi, un imprenditore può fare due cose: o abbassare lo stipendio dei suoi dipendenti al di sotto della soglia di povertà, dirottando sul suo conto svizzero tutti gli utili dell’azienda, oppure migliorare costantemente il suo prodotto per conquistare sempre nuovi mercati. Ebbene, non può fare entrambe le cose contemporaneamente. Se maltratta e affama i suoi dipendenti, questi non danno il meglio, non migliorano il prodotto, non migliorano le tecniche di produzione e di conseguenza il prodotto diventa presto obsoleto e l’azienda fallisce. Quindi, se vuole restare sul mercato sul lungo periodo, all’imprenditore conviene trattare bene i dipendenti, facendoli partecipare agli utili e premiando i più bravi. Tutti gli imprenditori hanno interesse non soltanto a non impoverire i loro dipendenti ma a non impoverire ed anzi ad diffondere ricchezza nella società intera. Se tutti gli imprenditori si  mettessero d’accordo, come nelle più grottesche fantasie marxiste, per dare ai loro dipendenti paghe da fame, la società nel suo complesso si impoverirebbe irrimediabilmente… e chi li comprerebbe più i loro bei prodotti? Chi se la spalmerebbe la nutella sul panino?

Certo, il discorso è molto più complesso. L’economia di mercato non è il migliore dei mondi possibili, è piena di difetti, si può e si deve  migliorare. Ma è sotto gli occhi di tutti che l’economia di mercato fa stare meglio tutti. Guardate l’India: da quando i ricchi e intraprendenti imprenditori indiani sono sempre più ricchi, i poveri sono sempre meno poveri. Infatti, gli imprenditori stanno creando una quantità tale di posti di lavoro che in India ormai è più difficile rimanere disoccupati che lavorare. Se un indiano povero per una qualche paradossale ragione volesse rimanere disoccupato, sarebbe costretto a passare la maggior parte del suo tempo ad allontanare quelli che vengono a proporgli un lavoro.  Ieri i poveri dormivano e marcivano per strada, oggi dormono ancora per strada ma guadagnano abbastanza per fare tre pasti al giorno, vestirsi e dormire su un materasso. E si sentono dei nababbi. Siamo sicuri che domani potranno addirittura dormire sotto un tetto, e si sentiranno super nababbi. Certo, sono piccoli passi. Ma un passo dopo l’altro si fanno le lunghe traversate. E leggete il Vangelo: Cristo non dice da nessuna parte che la ricchezza è una colpa e che il ricco ruba plusvalore al povero. Piuttosto, invita il ricco a soccorrere il povero e condanna alla gheenna quello che non lo fa. Inoltre, Cristo non condanna ma anzi esalta il modello economico dell’impresa proto-capitalista. Nel vangelo si parla spesso di padroni e dipendenti. Ricordate la parabola dei talenti: un “padrone” ossia un imprenditore consegna a ciascuno dei suoi “servi” ossia dipendenti una certa somma di denaro e poi va via. Al suo ritorno, condanna il servo che non ha fatto fruttare i denari e invece premia quello che li ha investiti e li ha fatti fruttare. Ebbene, quel servo buono che fra fruttare i suoi talenti è il primo capitalista della storia occidentale.

OSAMA BIN LADEN, PISAPIA, REFERENDUM DIPIETRISTI E ANDERS BREIVIK. Post dal 7 maggio al 24 luglio 2011

sabato, 11 giugno 2011

NO AI REFERENDUM OSCURANTISTI, SI AL PROGRESSO.

Vorrei dire tante cose sul redeferndum, ma non ho tempo.Quindi dirò una sola cosa: NON ANDATE A VOTARE.Voi che vorreste votare “no”, non fatevi fregare: non dovete votare “no”, semplicemente non dovete andare a votare.Non votate “no”, fate di più: dite NO AL REFERENDUM.

Questo referendum è una TRUFFA, un RAGGIRO, un IMBROGLIO.

Il “legitimo impedimento” è lecito e opportuno. Montesquieu ha teorizzato la necessità della separazione fra il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario. Quando scoppiò lo scandalo (pilotato) di “tangentopoli”, fu data ai giudici la possibilità di interferire col potere lesgislativo e il potere esecutivo. Da allora, i giudici possono colpire indiscriminatamente politici di ogni genere e grado. Sospendendo la separazione fra i poteri, è stata minata alla base la democrazia. Il “legitimo impedimento” è uno scudo sottilissimo, fragilissimo, a difesa di un rappresentante del popolo. Non togliamo questo ultimo scudo.

L’acqua è preziosa, talmente preziosa che non possiamo più permettere che delle tubature vecchie e danneggiate ne disperdano inutilmente più della metà. Per impedire questo spreco vergognoso, c’è una sola cosa da fare: togliere la gestione dell’acqua a politici corrotti e consegnarla a privati virtuosi, disposti ad investire i loro capitali nella riqualificazione delle tubature.

Sull’energia nucleare ho già detto tutto in LO TSNAMI, L’ENERGIA NUCLEARE, LA SCIENZA E CRISTO. In sintesi, l’energia nucleare è il futuro, è il progresso. Rinunciare all’energia nucleare significa rinunciare al progresso. L’eventuale, disgraziata vittoria dei sì, farà fare all’Italia un altro passo verso il Terzo Mondo. Non fatevi fregare dalle sirene antinucleariste. Dietro queste sirene, ci sono lobby avvelenate di ideologia malthusiana che vogliono il regresso, ribattenzandolo col nome di “sviluppo sostenibile”.

Dite sì al progresso.

I cristiani stanno con il progresso.

I costruttori di cattedrali diventano costruttori di astronavi.

venerdì, 27 maggio 2011

Cari cattolici che votate Pisapia…

MI HANNO DETTO CHE GRUPPI DI CATTOLICI PIUTTOSTO CONFUSI VANNO IN GIRO PER MILANO A FARE PROPAGANDA PER PISAPIA, DENIGRANDO LA MORATTI.ECCO UN BREVE RITRATTO DELL’UOMO CHE QUESTI CATTOLICI  VORREBBERO PORTARE A PALAZZO MARINOPISAPIA nel 1997 ha proposto la depenalizzazione dello spaccio di droga (proposta n. 4301) · nel 2001 ha proposto l’istituzione della “stanza del buco” (proposta n. 719) · nel 2002 ha proposto di legalizzare l’eutanasia (proposta n. 2974) · sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza (programma elettorale p. 20) · i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati (programma elettorale p. 28) · istituzione del registro comunale per le coppie gay (programma elettorale pp. 22-23) · Polizia Locale sgravata dai compiti di pubblica sicurezza (programma elettorale p. 27) · sostegno alle esperienze di autocostruzione dei rom (programma elettorale p. 27) · Viale Padova come modello di integrazione da esportare in tutta la città (programma elettorale pp. 26-27).
(sintesi fornita dal signor W.)
CARI CATTOLICI ANTI-MORATTI, AIUTATEMI A CAPIRE: COME PUO’ UN CATTOLICO VOTARE PER PISAPIA?

P.S. Mi ha fatto ridere specialmente “Via Padova come modello d’integrazione”. Andatelo a chiedere agli abitanti italiani di via Padova, che bella aria di integrazione respirano.

giovedì, 26 maggio 2011

ESSERE SOVIETICI E NON VERGOGNARSENE. La gaffe di Pisapia.

In Italia, le campagne elettorali somigliano alle vecchie commedie dell’arte. In esse, ogni maschera era sempre uguale a se stessa e diceva sempre le stesse cose. Nella commedia della politica, le maschere di Montecitorio recitano sempre  lo stesso canovaccio da quando è crollato il maledetto muro.  Gli arlecchini di centro destra urlano “comunisti!” “estremisti” ai pulcinella incazzati di sinistra e questi, che fino a venti anni fa stavano con l’Urss, ribattono, col nasone nero che intanto cresce irrimediabilmente: “Noi non siamo comunisti, non siamo mai stati comunisti, il comunismo non esiste più, il comunismo non è mai esistito, noi non siamo estremisti, non lo siamo mai stati, siamo MODERATI!”. Il pulcinella bauscia che vorrebbe regalare la città ai “proletari” di etnia rom e di religione islamica, senza nessun pudore dice: “Io sono un MODERATO,  il caffé non lo prendo con i giovani dei centri sociali ma con gli impreditori e con i professionisti del ceto medio produttivo”. Intanto, il pulcinella Gad Lerner nel suo Infedele sta lì a prendere per il culo gli arlecchini di destra: “Vogliono diffondere la paura, vogliono fare credere alla gente che esista ancora il pericolo sovietico!”. Caro Lerner, la pianti di fare il cretino. La pianti con questo trucchetto imbecille: “Se hai paura del comunismo soffri di allucinazioni perché il comunismo non esiste più buha ha ha ha haaaaaa!!!!!” Sul serio, la pianti. Le assicuro che nessuno di noi poveri arlecchini di destra è all’ignaro del fatto che l’Urss non esiste più, che il comunismo è ufficialmente finito. Ma lei sa meglio di me che, se il comunismo è finito, le singole idee comuniste sono ancora vive, e infettano, come il virus dell’ebola, i programmi della sinistra che si pretende MODERATA. Quali idee? Quali finalità? Questa soprattutto: uccidere lentamente i “borghesi” del ceto medio produttivo e i  “piccoli borghesi” (i lavoratori dipendenti a basso reddito), con una tassazione crescente e regalare i soldi delle tasse ai “proletari” che rubano, spacciano, delinquono e fanno i terroristi, in una parola ai rom e agli islamici di viale Jenner. A questa finalità, che ancora sa di “lotta di classe”, se ne aggiunge una nuova, presa direttamente dai falsi liberali e autentici segaioli del Partito radicale internazionale: uccidere lentamente l’istituzione “borghese” della famiglia  favorendo qualsiasi accoppiamento che non sia quello fra uomo e donna. Alle coppie di banali “eterosessuali” essi concedono al massimo i PACS e i DICO, per tenerli lontane dalla tentazione di giurarsi fedeltà finché morte non li separi e  mettere su famiglia. “Vuoi mettere su famiglia? Oddio, come sei borghese!” Ora i pulcinella mai-stati comunisti si battono per i matrimoni gay. A quando le battaglie per i matrimoni sorella-fratello e adulto-bambino?
Ma parliamo ancora di Pisapia. Ragazzi, mi sa che quello doveva darsi alla recitazione, è un attore fantastico. Quando recita la parte del moderato che prende il caffé con gli impreditori, quasi quasi ci casco anch’io. Quando dice che non è comunista, che non ha nessuna nostalgia dell’Unione Sovietica, quasi quasi gli credo. Dunque io ero lì che quasi gli credevo quando mi è capitato fra le mani una pubblicazione che i miei (irrimediabilmente sinistrorsi) hanno preso ad un comizio del nostro.  E che ti trovo in prima pagina? Non ci posso credere! Caro Pisapia, un consiglio disinteressato: cambi collaboratori. La prossima volta, controlli le immagini propagandistiche prodotte dai suoi collaboratori, prima di dare il via libera alla pubblicazione.

CARO PISAPIA, LEI SUDA SETTE CAMICIE PER FARCI CREDERE CHE E’ UN MODERATO, PER CONVINCERCI CHE NON HA NESSUNA NOSTALGIA DELL’URSS, E I SUOI COLLABORATORI CHE FANNO? .

COPIANO UN FAMOSO MANIFESTO DELLA PROPAGANDA SOVIETICA!!!!

LO SA QUESTO COME SI CHIAMA? LAPSUS FREUDIANO! IL SUO INCONSCIO CI STA MANDANDO DEI SEGNALI INEQUIVOCABILI SUL FATTO CHE TUTTO IL SUO MODERATISMO E’ SOLO UNA MASCHERA.

SovietPisapiaSopra: immagine tratta dal quindicinale “Milano si può”, 4 maggio 2011.
Sotto: manifesto di propaganda sovietica del 1925: Gozizd di Aleksandr Rodchenko.

Qualcuno mi ha fatto notare, giustamente, che da sempre i grafici e i pubblicitari prendono spunto dalla grafica sovietica, in particolare quella di Rodchenko. In effetti, chiari riferimenti allo “stile Rodchenko” sono apparsi, nel corso degli anni, in molte immagini pubblicitarie. Ma nella maggioranza di esse, lo “stile Rodchenko” non appare come “stile sovietico” bensì come “stile anni Venti”. In sostanza, perde ogni legame con i suoi contenuti propagandistici originari. In certi casi, invece, i creativi richiamano lo lo “stile Rodchenko” proprio per richiamare i contenuti della vecchia propaganda, al fine di ribaltarli ironicamente. In effetti il contrasto, che caratterizza felicemente certe immagini pubblicitarie, fra la grafica austera del vecchio comunismo e il messaggio apertamente edonistico-consumistico appare molto ironico, a tratti comico:
Pubblicità tipo Rodchenko
Perché dunque nel manifesto di Pisapia il riferimento scoperto, quasi plagiario, al famoso manifesto di Rodchenko non dovrebbe avere significati ironici? Mi si fa notare che probabilmente i creativi al seguito di Pisapia hanno voluto lanciare un messaggo sarcastico di questo tipo: “Siccome siete così cretini da non esservi accorti che l’Unione Sovietica non c’è più, siccome basate la vostra campagna elettorale sulla paura del comunismo,  allora noi faremo finta di essere comunisti per prendervi per il culo, perché in realtà noi siamo MODERATI! Quanto siete cretini voi che avete ancora paura dei comunisti che mangiano i bambini uhahahahahahaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!”
Ora, io non metto in dubbio che nel manifesto di Pisapia ci sia anche questo messaggio sarcastico. Come ho scritto nel post, infatti, la tattica collaudata dei post-comunisti è proprio questa: ridicolizzare ogni critica a alle idee di chiara ispirazione marxista che impregnano i discorsi e i programmi della sinistra (sia quella presunta moderata di Bersani sia quella apertamente estremista di Pisapia) ripetendo, come un mantra, che “il comunismo non c’è più”. Dunque, nel  manifesto di Pisapia questo messaggo sarcastico è sicuramente presente. Ma se  vai un po’ a fondo, scopri che l’immagine ha anche altri significati. Innanzitutto, questa non è una immagine pubblicitaria: è una immagine di propaganda politica. Se fosse la pubblicità, che so, di un aperitivo, il riferimento al Rodchenko non avrebbe significati politici. Quando una immagine pubblicitaria richiama una immagine di propaganda, fa ridere. Quando una immagine di propaganda richiama un’altra immagine di propaganda, c’è poco da ridere. Ad un livello superficiale, il manifesto di Pisapia richiama la propaganda sovietica in maniera ironica, al fine di ridicolizzare tutti quelli che osano denunciare il carattere ancora sostanzialmente marxista di molte idee della sinistra. Ad un livello più profondo, il manifesto d Pisapia richiama la propaganda sovietica… proprio per richiamare gli ideali sovietici. Guardiamo bene l’immagine: oltre che a Rodchenko, in questa immagine c’è un chiaro riferimento all’artista pop americano Roy Lichtenstein:
Lichtenstein Ora, la Pop Art americana celebra le icone della società dei consumi, esalta la democrazia del mercato. Diceva più o meno Andy Warhol: “La Coca Cola è democratica: la beve sia l’ultimo degli operai che il presidente”. Oggi le immagini della Pop Art diventano quasi simboli del capitalismo e della liberal-democrazia occidentali, che hanno sconfitto il gigante sovietico.
Il manifesto di Pisapia, attraverso la mescolanza inedita fra lo stile sovietico e lo stile della Pop Art, veicola un messaggio molto chiaro per chi lo sa leggere: “Noi MODERATI vi proponiamo un aggiornamento in chiave edonistica, consumistica, allegra, ‘pop’, di quei vecchi ideali di assoluta giustizia sociale che erano al cuore del comunismo, e che i sovietici, purtroppo, non sono riusciti a realizzare. Noi riusciremo dove i sovietici hanno fallito”. Mi sembra scontato che i pisapiani evitino ogni riferimento a Lenin. Ormai Lenin non fa una figura tanto migliore rispetto Stalin. Il loro nuovo astro viene dall’America della Pop Art: Obamaaa!!!!!!

P. S.

Se ancora non avete le idee chiare sugli orrori del comunismo, un piccolo ripasso non vi farà male. Un’occhiata  a questo post:

http://edio71.splinder.com/post/24566375/lurss-e-laffare-nazino

sabato, 07 maggio 2011

Osama è finito non per merito di Obama ma per merito di Bush.

L’ultimo articolo di Ann Coulter è pura dinamite. Non potevo non tradurlo per intero. Con il suo linguaggio tagliente e politicamente scorretto, la Coulter spiega che Obama non solo non ha nessun merito della cattura di Bin Laden (che è piuttosto effetto delle politiche di Bush), ma sta aggravando la situazione in Medio Oriente. Più in generale, la recrudescenza del terrorismo islamico è effetto della miopia delle passate amministrazioni democratiche, da quella di Carter a quella di Clinton. L’unico che in Medio Oriente ha fatto qualche cosa di buono, è il “cattivo” Bush. Viva Bush, viva l’America, viva l’Occidente.
N.B. Come leggerete nell’articolo, Osama apprezzava molto i film “Rendition”, “Nella valle di Elah”, “Fahrenheit 9 / 11”. Si tratta di film anti-americani prodotti ad Hollywood, non in Arabia Saudita. Chi è che ancora non ha capito che Hollywood è in mano alla più becera sinistra anti-americana, anti-occidentale e terzomondista? .

LA PROSSIMA VOLTA, USA FEDEX
di Ann Coulter
4, maggio 2011

La CIA ha intensificato la ricerca di Osama bin Laden la scorsa settimana dopo essersi  nauseata della copertura del matrimonio reale, come tutti noi.

Operazioni di intelligence americana hanno trovato Osama seguendo i suoi corrieri di fiducia, i cui nomi sono stati dati da alcuni membri di al-Qaida nel corso degli interrogatori duri nei “siti neri” della Cia sotto il presidente Bush.

Sì, quegli stessi interrogatori denunciati all’infinito da tutto il Partito Democratico (salvo Joe Lieberman), i media mainstream, e una particolarmente indignata Jane Mayer sul The New Yorker.

Il terrorista più ricercato del mondo viveva in una ammuffita dimora da un milione di dollari in una comunità protetta appena fuori da Islamabad. Alla CIA sono stati necessari cinque anni per capire il codice a quattro cifre necessario per entrare

Un indizio importante che mancava era che Osama viveva a Via Vergini 72. Egli potrebbe essere ancora vivo oggi, se solo non avesse preso in prestito del suo vicino di casa dei lanciarazzi montati spalla, mai restituiti.

Il nostro potente Navy SEALs  non solo ha piazzato una pallottola nella testa di Osama, ma ha portato via i suoi computer, dischi e dischi rigidi. Finora, quello che tutti hanno evidenziato è che Osama aveva più Affitti Netflix di “Rendition”, “Nella valle di Elah”, “Fahrenheit 9 / 11” e “Love Actually”.

Potete immaginare che cosa c’è in hard disk di Osama? Voglio dire, oltre la pornografia più becera. I pantaloni si stanno bagnando in tutti gli stabilimenti militari del Pakistan.

Il New York Times riferisce che il raid che ha ucciso Osama è aspramente denunciato nella televisione pakistana come una violazione della sovranità di quel paese. Osama, i nostri cari alleati dicono, non era un terrorista, né al-Qaida è mai stata ostile al Pakistan – a differenza degli Stati Uniti, che essi chiamano “un nemico del Pakistan e musulmani”.

(Inoltre, l’intera squadra  dei video (?) di bin Laden è oggi in fila all’ufficio disoccupazione di Islamabad. Grazie, Barack.)

L’unico paese islamico che ha apertamente applaudito la nostra  cattura di bin Laden è l’Iraq. Secondo i rapporti dall’interno del paese, le stazioni televisive stanno trattando il raid come una grande vittoria per l’Iraq – la battaglia finale in una guerra che fu combattuta per lo più da cittadini iracheni sul suolo iracheno. Essi vedono l’uccisione di bin Laden come il loro trionfo personale nella guerra contro il terrorismo islamico.

Analogamente, quando ci fu un’esplosione di violenza in tutto il mondo islamico in risposta ad alcune vignette danesi nel 2006, indovinate quale nazione islamica non era altro che placida contentezza? Ancora una volta: il nostro coraggioso Iraq. (a quanto pare i marines americani in mezzo a voi hanno una sorta di effetto tranquillizzante.)

E ‘ una grande cosa che abbiamo preso bin Laden, ma se l’ultima amministrazione democratica avesse fatto il suo lavoro, non ci sarebbe stato nessun Osama bin Laden e nessun attacco dell’11 settembre, tanto per cominciare.

I presidenti democratici sono sempre troppo febbrilmente impegnati nella ridistribuzione della ricchezza dentro casa per dedicare grande attenzione ai nostri interessi nazionali all’estero.

Obama arriva a raccogliere i frutti delle politiche di terrorismo dell’era Bush – politiche che lui, i suoi colleghi democratici e Jane Mayer hanno istericamente denunciato ai tempi – mentre Reagan e Bush hanno dovuto affrontare le conseguenze della politica iraniana di Carter e la politica su bin Laden di Clinton.

Secondo Michael Scheuer, che ha diretto l’unità di bin Laden alla CIA per molti anni, al presidente Clinton è stato dato da 8 a 10 possibilità di uccidere o catturare bin Laden, ma si rifiutò di agire, nonostante bin Laden avesse dichiarato pubblicamente guerra agli Stati Uniti e lanciato diversi attacchi contro di noi, uccidendo centinaia di americani.

(Se solo una di quelle occasioni si fosse presentata il giorno del previsto impeachment, invece di bombardare l’Iraq, Clinton avrebbe rimandato la soluzione dei suoi problemi in casa catturando finalmente bin Laden.)

Il direttore della CIA di Clinton, James Woolsey, non ha mai incontrato una sola volta Clinton in un incontro uno a uno. Questo è in contrasto con quello che è successo a Monica Lewinsky, che ha ottenuto circa una dozzina di incontri faccia a faccia – o faccia-a-qualcosa – con il presidente.

Questo è il motivo per cui Sandy Berger, consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, è stato sorpreso a rubare i documenti dagli archivi nazionali durante le udienze  della Commissione del 9 / 11. Questo è anche il motivo per cui Clinton ha fatto esplodere una guarnizione (?) e ha costretto ABC  a cancellare l’uscita del DVD del docudrama “The Path to 9 / 11” – basato sulla relazione della Commissione.

(Bush aveva a che fare con la bomba a orologeria di Osama bin Laden lasciata da Bill Clinton.

Tutti i presidenti hanno dovuto fare i conti con la bomba a orologeria innescata dalla passiva accettazione di Carter della rivoluzione iraniana del 1979, dando alla follia islamica la sua prima nazione-sponsor.

Quali le bombe a orologeria sono piazzate in tutto il mondo dal nostro attuale presidente democratico?

Seguendo il copione democratico, l’approccio generale di Obama per la sicurezza nazionale è quello di gettare inutilmente la nostra influenza e i nostri militari in tutto il mondo – in Libia, Egitto e Afghanistan – senza risultati evidenti per la sicurezza nazionale.

Grazie al nostro inetto presidente, la maggior parte del Medio Oriente si sta rapidamente degenerando in una pestilenziale palude terrorista.

I Fratelli Musulmani stanno emergendo come intermediari di potere in Egitto, Tunisia, Yemen e Libia. Nel frattempo, il movimento di “democrazia” in Siria sembra destinato a terminare con il presidente Bashar al-Assad che ottiene un miglior controllo sul potere, dopo aver ucciso gran parte del suo popolo, per ricordare loro perché è il loro presidente.

Tutti questi paesi stanno diventando peggio di quanto non fossero prima. (Sul lato positivo, Obama sta per annunciare che i SEALs  hanno appena trovato Joe Biden.)

Ma l’eredità di George Bush – l’Iraq – sarà in piedi, da sola, come l’unico punto di luce in un mare di oscurità islamica. E i media tuberanno su come è  rassicurante è che ora alla Casa Bianca abbiamo un presidente “riflessivo” invece di un cowboy.

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO IV, V, VI, VII. Post dal 14 novembre al 21 dicembe 2010

martedì, 21 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VII. Il culto della violenza dell’Internazionale Evoluzionista.

L’evoluzionismo non è una teoria scientifica. È una ideologia travestita da teoria scientifica. È l’ultima grande ideologia della modernità. Darwin ha fatto evolvere le idee filosofiche dell’illuminismo, trasformandole in idee pseudo-scientifiche. Prendete il capitolo Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani contenuto ne La filosofia nel budoir di Donatien-Alphonse François De Sade. Nel periodo del Terrore giacobino, il divino marchese consiglia al governo rivoluzionario di abolire le leggi contro il furto, l’omicidio, lo stupro, la frode e in generale tutte le forme di violenza fisica o morale verso il prossimo. De Sade crede fermamente che ladri e assassini siano fisicamente e intellettualmente superiori alle loro vittime. Portando a termine con efficienza un furto o un omicidio, un uomo dimostrerebbe di avere delle qualità fisiche e intellettuali superiori alla media; facendosi derubare o uccidere, un uomo dimostrerebbe di avere poco forza e poca intelligenza. Vi sembra logico, chiede De Sade, che lo Stato punisca il primo e protegga il secondo? Non sarebbe forse più logico e più naturale premiare il forte e punire il debole, regalando al primo l’impunità e togliendo al secondo ogni protezione? E poi, chi comanderebbe ai forti di opprimere deboli, se non Madre Natura in persona? Impedendo ai forti di compiere il loro dovere, lo Stato favorirebbe la sciagurata proliferazione dei deboli e quindi la decadenza della nazione. Se dunque lo Stato se la piantasse una buona volta di proteggere i deboli, la Francia potrebbe finalmente diventare una nazione di forti destinata a sottomettere le nazioni dei deboli eccetera eccetera. Nel post precedente ho detto che, se l’uomo non è più figlio di Dio, è figlio della scimmia e non ha più valore della scimmia. Adesso aggiungo che se togli la legge di Dio, rimane la legge del più forte. Noto per inciso che nella visione sadiana il naturalismo illuminista, che degrada l’uomo ad animale fra gli animali, si fonde con la concezione illuminista dell’illimitata libertà umana: lo Stato dovrebbe legalizzare ogni forma di violenza non solo perché il forte avrebbe il diritto di opprimere il debole ma perché, più in generale, l’uomo illuminista avrebbe il diritto di fare quello che vuole, la sua libertà non tollererebbe nessun divieto, neppure il divieto di rubare e uccidere. Se vuole rubare o uccidere, perché non dovrebbe farlo? Che cosa dovrebbe temere: l’inferno? Ma nell’ottica sadiana-illuminista non c’è Dio, non c’è paradiso e non c’è inferno.

Vi sarete subito accorti che i deliranti argomenti di De Sade sono molto simili agli argomenti rispettivamente di Spencer, di Nietzsche, di Galton e naturalmente di Darwin. De Sade ha molti difetti ma non quello dell’ipocrisia. Ai termini politicamente corretti di “adatti” e “inadatti”, preferisce i termini sinceri e brutali di “forti” e “deboli”. Ma anche se il suo linguaggio è diverso da quello Darwin, De Sade anticipa la concezione darwiniana della “lotta per la sopravvivenza” con annessa  “sopravvivenza del più adatto”. Non credo che Darwin sia stato in qualche maniera influenzato da De Sade. Non credo che nell’Inghilterra puritana della metà del secolo XIX fosse facile procurarsi degli scritti ad alto tasso di perversione come quelli del divino marchese. Quello che è certo, è che fra il secolo XVIII e il secolo XIX certe idee erano nell’aria e sia De Sade che Darwin le hanno respirate. Era nell’aria soprattutto l’idea che la violenza dell’uomo sull’uomo non fosse necessariamente un male. Prendete Georg Wilhelm Friedrich Hegel, senza dubbio il filosofo più importante degli ultimi duecento anni. Tagliando corto, la filosofia di Hegel non è altro che teologia protestante andata a male. Il filosofo tedesco mette uno Spirito Assoluto immanente al posto del Dio trascendente e mette la fede ateistica nella storia al posto della fede cristiana nella provvidenza. Il divenire della storia anzi Storia con la maiuscola, secondo Hegel, coinciderebbe il divenire stesso dello Spirito Assoluto, il quale tenderebbe verso la perfetta realizzazione dell’idea di libertà. Nell’ottica hegeliana, un atto umano può essere sbagliato rispetto alla morale umana ma può essere giusto, sommamente giusto, rispetto alla logica misteriosa della Storia. Fra un atto moralmente giusto ma storicamente insignificante e invece un atto moralmente ingiusto ma storicamente efficace, lo Spirito Assoluto, questo sostituto di Dio, si manifesterebbe maggiormente attraverso il secondo. Insomma, per Hegel i sacrifici eroici di un santo avrebbero molto meno “valore storico” delle crudeltà di un Robespierre o di un Napoleone, i quali avrebbero dato un contributo fondamentale al progresso dell’umanità verso la libertà. “Ho visto l’imperatore – quest’Anima del mondo…” scrisse Hegel a proposito di Napoleone. Considerando che l’Anima del mondo ossia lo Spirito Assoluto sarebbero concetti surrogati del concetto di Dio, ebbene Hegel vede Dio in uno che in realtà non è stato altro che un dittatore. Un dittatore molto bastardo, che ha gettato nel tritacarne delle sue inutili e narcisistiche guerre di conquista una intera generazione di giovani francesi. Insomma, secondo Hegel il progresso dell’umanità verso la “libertà assoluta” sarebbe stato accelerato da un dittatore guerrafondaio come Napoleone e da una banda di squallidi tagliateste come Robespierre e company. A questo punto, dovreste averlo capito da soli che al fondo dello storicismo egheliano c’è il culto della violenza.

Il merito o, meglio, il demerito di Charles Darwin è di avere calato certe idee filosofiche nella biologia. Se per De Sade il forte ha il diritto di fare violenza al debole, per Darwin l’adatto ha il diritto di fare violenza all’inadatto. Se per Hegel la violenza è il motore della storia, per Darwin la violenza è il motore dell’evoluzione biologica. L’influsso de L’origine della specie sulla cultura ottocentesca e novecentesca è stato enorme. In primo luogo, L’origine della specie ha alimentato un vero e proprio culto della guerra. Fra la fine del secolo XIX e l’inizio del secolo XX, si diffondeva l’opinione che uno scontro generale fra tutte le nazioni europee sarebbe stato non solo inevitabile ma anche auspicabile. Si pensava infatti che le guerre, tutte le guerre, avessero dei benefici effetti eugenetici sulla popolazione umana. Chi potrebbe sopravvivere nella guerra di tutti contro tutti, se non i più “adatti”? Giovanni Papini andava ripetendo che “la guerra è l’unica igiene del mondo”, dove lo “sporco” da rimuovere sono gli esseri umani che non raggiungono certi standard di eccellenza. E a furia di sognare la guerra, la guerra arrivò veramente, ma non fu per nulla una “guerra lampo”. Fu un massacro di proporzioni colossali. Sto parlando di quella guerra darwinista di tutti contro tutti che va sotto il nome di Prima Guerra Mondiale.

Bisogna sottolineare che il culto darwinista della violenza rigeneratrice non ha attecchito solo nella cultura di “destra” ma anche e soprattutto nella cultura di “sinistra”. Non sfugga che il concetto marxista di “lotta di classe” deriva direttamente dal concetto darwinista di “lotta per la sopravvivenza”. E se Marx pensa ad una guerra fra le classi sociali, Hitler pensa ad una guerra fra le razze. Se per Marx la “specie dominante” destinata a vincere è la classe proletaria, per Hitler la “specie dominante” è la razza ariana. Se le ideologie nazionaliste hanno promosso il grande massacro della Grande Guerra, l’ideologia marxista ha promosso il lungo massacro inaugurato dalla Rivoluzione d’ottobre, mentre l’ideologia nazista ha promosso il gigantesco massacro della Seconda Guerra Mondiale. Insomma, chiuso un mattatoio, se ne apre subito un altro. Sempre nel nome della “selezione naturale”.

Abbiamo visto che c’è un legame molto stretto fra il darwinismo e le ideologie totalitarie di destra e di sinistra. E in effetti oggi i darwinisti usano gli stessi metodi di repressione del dissenso usati un tempo dai compagnucci della parrocchietta comunista. Fino a non molto tempo fa, i comunisti controllavano tutti gli ambienti intellettuali e artistici d’Italia. Se voleva fare carriera, un artista o un intellettuale doveva fare pubblica dichiarazione di fede nel marxismo. Oggi gli evoluzionisti controllano tutti gli ambienti scientifici del mondo. Se vuole fare carriera, uno scienziato deve fare pubblica dichiarazione di fede nell’evoluzionismo. A proposito di un articolo pubblicato su Nature nel maggio del 2003, Eric Anderson nota: «Gli autori cominciano col dichiarare la loro fede nell’evoluzione Darwiniana dicendo: “La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, inclusa l’ipotesi annessa della discendenza con modificazioni e adattamento per selezione naturale, è largamente considerata come una delle più grandi scoperte scientifiche di tutti i tempi”. Mentre tali apprezzamenti possono indurre l’osservatore attento a dubitare dell’imparzialità degli autori nel valutare i meriti della teoria di Darwin, non c’è dubbio che essi aiutino ad accelerare gli articoli nel processo di recensione di “Nature”. Date simili dichiarazioni della fede evoluzionaria, sono stupito della loro sorprendente somiglianza con i processi di recensione delle pubblicazioni nell’era dei Soviet. Uno dei trucchi per essere pubblicati nell’allora Unione Sovietica era di dedicare un posto nell’articolo ad omaggi verso Stalin o Lenin, oppure a dichiarazioni di fede nel regime comunista».

(http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=79). Certo, nessuna legge vieta ad uno scienziato di firmare la petizione contro Darwin preparata del Discovery Insitute. Ma se la firma, compromette irrimediabilmente la sua reputazione accademica. Rodney Stark nota: «Diversi colleghi mi hanno ammonito che criticare la teoria evoluzionista avrebbe rovinato la mia “carriera”. Questo ha solo reso più forte la mia determinazione di non sopportare più oltre questa arrogante forma di occultismo».

I darwinisti presidiano giorno e notte le mura delle riviste peer-reviewed,  tutte assediate dai dissidenti anti-darwinisti. Ogni volta che i presidianti si distraggono, qualche pericoloso articolo eretico riesce a conquistare qualche pagina delle riviste assediate. Nel 2004, ad esempio, un articolo di Michael Behe e David W. Snoke è riuscito a penetrare nella rivista peer-reviewed Protein Science, mentre un articolo di Stephen C. Meyer, Direttore del Discovery Institute (il tempio dell’Intelligent Design)  è riuscito a penetrare addirittura nella rivista peer-reviewed Proceedings of the Biological Society of Washington, collegata al prestigioso Smithsonian Institute (il tempio dei darwinisti). E ai darwinisti a momenti gli piglia un colpo. Per salvare il salvabile, il direttore della rivista avvallò una risoluzione contro l’Intelligent Design pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science, un’associazione che promuove un approccio ateistico alla scienza. Invece Richard Sternberg, il caporedattore della rivista, prese posizione a favore dell’articolo incriminato, riconoscendo che esso non era privo di validità scientifica. L’avesse mai fatto! Aceccati dalla rabbia, i  suoi colleghi darwinisti gli hanno reso la vita impossibile nell’ambiente di lavoro. Esasperato dalle molestie e dalla calunnie,  Sternberg ha dovuto chiedere aiuto al Congresso degli Stati Uniti. La commissione di inchiesta istituita dal Congresso non solo ha dato ragione a Sternberg ma ha costretto tutti i darwinisti che si erano dati da fare per distruggergli la carriera a chiedere scusa. Ma le scuse tardive e forzate non sono bastate a svelenire il clima e Sternberg è stato costretto a trovarsi un altro posto di lavoro (link). Bisogna sottolineare che, sebbene sia disponibile al dialogo con i creazionisti e i sostenitori dell’ID, Sternberg è un darwinista ortodosso. Sembrerebbe che oggi esista un vero e proprio Partito Evoluzionista Internazionale. I darwinisti riuniti di tutto il mondo guardano agli anti-darwinisti come i comunisti guardavano ai “nemici del popolo” e guardano ai loro compagni che osano dialogare con i “nemici del popolo darwinista” come a dei traditori da epurare.

Comunisti a nazisti usavano contro i loro avversari non solo ogni forma di violenza fisica ma anche ogni forma di violenza psicologica e morale. Prima di sbatterli nei lager, i nazisti ridicolizzavano i loro avversari politici. Prima di sbatterli in Siberia o direttamente al muro, i sovietici trattavano i dissidenti come dei pazzi.  Non potendo sbatterli in Siberia, i darwinisti si limitano a rovinare la reputazione e la carriera dei nemici del popolo darwinista a suon di calunnie e derisioni. Fino a non molto tempo fa, i comunisti chiamavano “fascista” chiunque non la pensasse come Marx. Perfino la liberale Oriana Fallaci, che contro fascisti e comunisti aveva fatto la resistenza, si sentì chiamare “fascista” in qualche occasione. Analogamente oggi i compagnucci darwinisti chiamano “creazionista” chiunque osi sollevare qualche dubbio sulla teoria di Darwin. Ma in realtà, non tutti gli anti-darwinisti sono creazionisti. Per essere più precisi, la stragrande maggioranza degli anti-darwinisti non sono creazionisti. Sono sostenitori dell’Intelligent Design. Per la cronaca, i sostenitori dell’ID sono da tempo ai ferri corti con i Creazionisti della Terra Giovane, i quali ritengono che la terra abbia seimila anni e che il Grand Canyon sia stato prodotto dal diluvio universale. E sempre per la cronaca, fra i sostenitori dell’ID ci sono anche alcuni atei. Ma ai darwinisti non fa comodo che la gente lo sappia. Il copione va in scena sempre identico: per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che i sostenitori dell’ID credono che la terra abbia seimila anni, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’Id sono costretti a ribadire che la Bibbia non deve essere interpretata alla lettera e che la terra non ha seimila anni; per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che la teoria dell’ID si basa su argomenti teologici, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’ID sono costretti a dimostrare che la teoria dell’ID si basa su argomenti scientifici. Fino allo sfinimento. Ha scritto ad esempio un povero pastafariano sul mio blog: “Voi volete sostituire la scienza con la Bibbia, certo che se invece di cercare la verità in un insieme di tradizioni riportate da un popolo di pastori nomadi del medioriente vi basaste sui FATTI, evitereste certe figure da ignoranti”. Purtroppo per i darwinisti, i sostenitori dell’ID non citano mai i salmi della Bibbia. Come Dracula rifugge dalla luce del sole e va a chiudersi nella sua bara, così gli evoluzionisti rifuggono dall’argomento dell’irriducibile complessità e vanno a nascondersi nella umida notte della ragione evoluzionista. Per distogliere l’attenzione della gente dall’irriducibile complessità delle strutture biologiche e dalla seconda legge della termodinamica, i darwinisti ridicolizzano coloro che ne parlano, “guardate che buffoni”. Ad esempio, Odifreddi scrive che Zichichi è “un povero iddiota” con due d, un “clown”, “un vero imbarazzo per la scienza”, “un uomo di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale”, un “teopiteco” nonché una sorta di “incarnazione di una barzelletta” eccetera (cfr. http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=140). Stefano Serafini curatore dell’edizione italiana del libro di Lima de Faria ha notato con amarezza: «Fra le varie contumelie ricevute per aver introdotto – per passione, praticamente a mie spese, e dopo quattro anni di lavoro assai poco grato – l’opera di Antonio Lima-de-Faria in Italia, sono stato accusato perfino di essere una sorta di agente intellettuale del Vaticano, senza peraltro tener conto del materialismo ateo e del determinismo di Lima-de-Faria (…) E’ difficile non sorridere di simili deliri isterici, che gridano all’eresia appena si prova a discutere l’ultima grande ideologia dei nostri tempi» (http://digilander.libero.it/culturaviva/evoluzio.htm). E per finire, si può dare un’occhiata alle cose vergognose che una Oca saputella ha detto del professor Catalano all’indomani di un dibattito fra quest’ultimo e i darwinisti dell’UAAR (link). Se volete conoscere altre storie e altri nomi di anti-darwinisti perseguitati dai darwinisti, leggete Le balle di Darwin di Johnatan Wells.

Secondo i sondaggi più aggiornati, solo il 12% degli Americani accetta la teoria di Darwin. Come gli intellettuali di sinistra insultano gli italiani che ieri votavano democrazia cristiana e oggi votano PDL, così i compagni darwinisti insultano le masse che osano disobbedire al Partito Evoluzionista Internazionale. Se per gli intellettuali di sinistra gli italiani che votano Berlusconi sono “ignoranti”, “imbroglioni”, “evasori fiscali”, per i darwinisti tutti quelli che non credono a Darwin non sono solo “ignoranti” ma anche “pazzi”. Richard Dawkins ad esempio scrive: “Si può dire con assoluta certezza che, se si incontra qualcuno che afferma di non credere nell’evoluzione, si tratta o di un ignorante o di uno stupido o di un pazzo”.

Per riportare le masse all’ordine, i compagni evoluzionisti chiedono aiuto a giudici e politici. Ad esempio, sono riusciti a convincere i governanti “illuminati” d’Europa a proteggere politicamente la loro morta teoria (cfr. http://www.creazionismo.org/articolo.asp?id=161). In America gli evoluzionisti portano i loro avversari in tribunale. Nel 2005 il giudice distrettuale John E. Jones III al termine del processo Kitzmiller v. Dover Area School District, ha sentenziato che l’insegnamento della teoria dell’Id da parte del distretto scolastico di Dover era in contrasto col principio della separazione fra lo Stato e Chiesa, sancito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Secondo il giudice, la teoria dell’Id sarebbe incostituzionale in quanto promuoverebbe una visione religiosa dell’esistenza. Ora, non è vero che la teoria dell’Id promuove una visione religiosa dell’esistenza. Infatti si basa su argomenti scientifici, non su argomenti teologici. Se pensiamo che la teoria dell’Id viola il primo emendamento, allora dobbiamo pensare che anche la teoria evolutiva lo viola. Infatti, secondo Dawkins la teoria evolutiva è la pietra angolare del materialismo anti-teista. Che cosa è l’anti-teismo, se non una sorta di visione religiosa, una religione all’incontrario?

Il regime sovietico perseguitava e uccideva i dissidenti. Ma più li perseguitava, più i dissidenti aumentavano. Fin quando la dissidenza è diventata uno tsunami. Nel 1980, nessuno credeva che il muro di Berlino potesse crollare. E invece è crollato. Oggi nessuno crede che il muro dell’evoluzionismo possa crollare. Ma crollerà, quando meno ce lo aspettiamo. Infatti i dissidenti continuano ad aumentare.  Che cosa chiedono? La libertà. «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente» (George Orwell, 1984). Come è vero che due più due fa quattro, così è vero che la teoria di Darwin è morta. Non è mai stata viva. È nata morta.

mercoledì, 08 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VI. Uomo: prima superuomo e poi insetto.

Secondo la teoria di Darwin, le specie “più complesse” discenderebbero da specie “più semplici”. Ebbene, il nazismo è senza dubbio il discendente più complesso della teoria di Darwin. Secondo la teoria di Darwin, da ogni specie primitiva discenderebbero più specie. Ebbene, dalla teoria di Darwin discendono il nazismo, il comunismo e l’ambientalismo. Secondo la teoria di Darwin, tutti le specie esistenti e mai esistite discenderebbero da un unico antenato comune o LUCA  (Last Universal Common Ancestor). Ebbene, l’Illuminismo è LUCA di tutte le correnti del pensiero moderno e post-moderno, non solo della corrente nazi-darwiniana. Nell’Illuminismo troviamo i germi di tutte le contraddizioni insanabili del pensiero moderno e post-moderno. Ebbene, la teoria di Darwin esprime alla perfezione una delle principali contraddizioni che lacerano la cultura contemporanea: quella fra progressismo e naturalismo.

Ha scritto ernestoA il 20 novembre 2009 (11:04) sul blog di Vincenzillo ( http://vincenzillo.splinder.com/post/21726241/guarda-un-po-il-riscaldamento-del-pianeta-non-e-colpa-nostra ):

«Regina, il tuo legame tra darwinismo e ambientalismo è una delle analisi più strampalate che abbia mai sentito, ed è evidentemente frutto della tua volontà di riportare tutto ciò che non ti piace alla malvagia pianta del darwiniana, a causa della quale “l’uomo si abbassa al livello degli altri animali”. E l’idea di progresso che, dall’800 in poi (guarda caso l’epoca di Darwin) ha improntato di sé tutta la civiltà occidentale dove la mettiamo? e il tenace, costante sforzo dell’occidente verso la costruzione di un mondo urbano e industriale? altro che ritorno alla natura, il paradigma culturale fino ad anni ancora relativamente recenti connotava la scienza e la tecnologia – e lo sforzo di migliorare, superare, sottomettere la natura – in modo fortemente positivo. io sono cresciuto con quel paradigma, secondo il quale – lungi dall’essere un animale che bramava di tornare alla natura – l’uomo era il signore del cosmo, nel senso che si riteneva che avrebbe potuto estendere all’infinito l’orizzonte delle sue conoscenze scientifiche. il capovolgimento del paradigma e il passaggio all’attuale, secondo il quale l’uomo è sostanzialmente la malattia della Terra, avvenne per gradi a cominciare dagli anni settanta (del ‘900), quando alcuni divulgatori “scientifici” cominciarono a prevedere l’esaurimento di questa o quella materia prima, e a segnalare il rischio dell’esplosione della “bomba demografica” che avrebbe portato all’ “esaurimento delle risorse del pianeta.”  negli anni ’80 il tema su cui il movimento in via di affermazione insisteva era il “buco dell’ozono”. a poco a poco questa idea dell’uomo come parassita sfruttatore del pianeta Terra ebbe la meglio, per poi dilagare senza più freni adesso che il global warming viene imputato alle emissioni di co2 di origine antropica. ora del paradigma “progressista” non resta più nulla, si tende a rappresentare l’uomo e il suo sviluppo come una iattura per il pianeta e si vagheggia della “natura” come di uno stato ideale che noi, umani rompiscatole saremmo venuti a turbare. ed esiste tutto un filone ecologista che sostiene che la cosa migliore sarebbe l’estinzione della razza umana: è l’ennesima incarnazione dell’odio occidentale di sè (i non occidentali non ci pensano minimamente a queste scemenze). insomma, è triste che l’uomo si consideri alla stregua di un parassita del pianeta, ma Darwin proprio non c’entra nulla. Darwin faceva parte di un altro mondo, un mondo che l’uomo ancora governava con la forza della sua volontà e del suo intelletto».

Ernesto dice, a ragione, che la teoria di Darwin si inserisce nel quadro di una cultura incentrata sull’idea del progresso. Che cosa è l’idea dell’evoluzione dal semplice al complesso, dalla scimmia al superuomo, se non la versione (pseudo) biologica dell’idea del progresso? Né bisogna dimenticare che dalla pseudo-scienza evolutiva di Darwin è nata la pseudo-scienza eugenetica di Galton, la quale mira a trasformare l’uomo in quello che il darwiniano Nietzsche avrebbe chiamato superuomo. Che cosa è questo superuomo, se non l’uomo libero da Dio e padrone di se stesso, come il wagneriano Sigfrido ribelle agli dei? Non fatevi ingannare dalle lodi alla fantasia del Creatore che Darwin intona ne L’origine della specie. Sono lodi fredde e convenzionali, buone soltanto per ingraziarsi i lettori vittoriani. In privato Darwin, che in gioventù era fuggito dalla facoltà di teologia, confessa di essere un agnostico parecchio disinteressato al problema dell’esistenza di Dio. Egli non vuole negare Dio ma renderlo superfluo, richiuderlo in un cielo lontano. E infatti, nelle intenzioni di Darwin la teoria evolutiva  dimostrerebbe non l’inesistenza bensì l’inutilità di Dio. Darwin, in sostanza,  mette il caso al posto di Dio. Nella sua ottica, l’universo sarebbe regolato dal caso, il quale avrebbe addirittura il potere di trarre l’uomo dalla materia inanimata. Facendo del caso una sorta di dio ateo, la putrefatta teoria di Darwin è diventata il dogma centrale della religione anti-teista, il cui sommo sacerdote e Richard Dawkins. (Tralascio qui il fatto che, in realtà, il caso non  solo non è  l’antagonista di Dio, ma non lo rende neppure superfluo: Dio, essendo anche Dio del caso, avrebbe potuto benissimo creare la vita mediante il caso: http://reginadistracci.splinder.com/post/21555116/evoluzionismo-e-fede-ii-i-miei-dubbi-sulla-teoria-dellintelligent-design). Liberatosi da Dio, l’uomo anti-teista, protagonista assoluto della modernità, crede di diventare egli stesso dio e di potere fare tutto quello che vuole, senza dovere rispettare una legge morale e senza rendere conto di niente a nessuno. Perché questo superuomo non dovrebbe violentare la natura e devastare l’ambiente per un fine qualunque? Chi glielo impedirebbe?

Tuttavia, paradossalmente, il superuomo è tanto indipendente da Dio quanto è sottomesso ad ogni atomo dell’universo. Negando Dio e negando l’anima, l’Illuminismo trasforma l’uomo in un essere puramente materiale, che deve obbedienza unicamente alle leggi della natura.

Il grande studioso dell’illuminismo Ernest Cassirer mette in evidenza che i Lumi, nel XVIII secolo, non solo imparentano la “Ragione” alla “Natura”, ma contrappongono entrambe  alla “Civiltà”, sempre intesa come civiltà cristiana-occidentale. Nel linguaggio illuminista, “naturale” e “ragionevole” sono sinonimi. Per gli illuministi, parafrasando Hegel, “ciò che è naturale e razionale, ciò che è razionale è naturale”. Il “buon selvaggio” di Jean-Jacques Rousseau non è altro che l’uomo libero dalle catene della civiltà, la quale sarebbe fondata su convenzioni irrazionali. Egli sarebbe molto più ragionevole di un occidentale per il solo fatto che vive a contatto con la Natura. A questo punto, dovrebbe essere chiaro a tutti da dove sbuca fuori l’anti-occidentalismo contemporaneo.

Ma adesso iniziano i guai. Se da una parte la dea Ragione fa l’uomo dio, consentendogli di esercitare un potere illimitato sul creato, dall’altra parte la dea Natura, sorella della de Ragione, lo abbassa al livello degli altri animali. Con ammirevole, perversa coerenza, De Sade porta alle estreme conseguenze il naturalismo di Rousseau: «cos’è l’uomo, e che differenza esiste tra lui e le altre piante, tra lui e gli altri animali della natura? Certamente nessuna! (…) sarà ugualmente un male uccidere sia un animale che un uomo, o un piccolo male in ambedue i casi» (La filosofia nel budoir). Alcuni decenni più tardi, Darwin equipara gli esseri umani agli animali da allevamento: «L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga…» (p. 269). Bisogna sottolineare che Darwin maturò le sue idee dopo avere meditato a lungo sugli scritti di Thomas Malthus. Dietro l’idea darwiniana della sopravvivenza del più adatto c’è l’idea maltusiana della limitatezza delle risorse. Malthus sostiene che le risorse sono limitate, Darwin aggiunge che gli individui sono costretti a competere fra di loro per accaparrarsele e vinca il migliore anzi il più adatto. Oltretutto, il maltusianismo ha ispirato non soltanto il darwinismo ma anche l’ambientalismo. E in effetti, darwinismo e ambientalismo sono molto vicini fra loro.

Gli ambientalisti attribuiscono agli animali la stessa dignità degli uomini. Ma se gli animali hanno la stessa dignità degli uomini, allora gli uomini non hanno più dignità degli animali. E infatti per gli ambientalisti gli uomini sono animali, anzi cavallette. Come le cavallette divorano i raccolti, così gli uomini, secondo gli ambientalisti, distruggerebbero le risorse del pianeta e il pianeta stesso. Dico subito che non è vero che le risorse sono limitate e che gli uomini stanno finendo di distruggerle (sia benedetto Julien Simon). Ma se anche gli ambientalisti maltusiani avessero ragione, se cioè le risorse si stessero realmente esaurendo, se il pianeta si stesse realmente avviando a diventare un deserto morto, il problema per noi non sarebbe quello di non fare nascere gli uomini ma di trovare la maniera di ricreare le risorse. Infatti, per noi cristiani gli uomini sono infinitamente più importanti del pianeta, il cui unico scopo è di essere la dimora della razza umana. Invece per gli ambientalisti gli uomini non valgono più degli animali. Quindi, per loro il problema è quello di ridurre drasticamente le nascite, provocare il “rientro dolce”  e, possibilmente, l’estinzione della razza umana. E Darwin che c’entra col “rientro dolce”? E Galton? C’entrano eccome. Quasi tutti quelli che propagandano il “rientro dolce” e “i diritti degli animali” (sic) sono anche dei ferventi sostenitori dell’eugenetica darwiniana. Vi faccio due soli nomi, senza approfondire: Paul Erlich e Peter Singer. Dovrebbe essere chiaro che maltusianismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia: se il mondo è un albergo con poche stanze, solo gli “adatti” hanno il diritto di prenotarle. Hitler pensava che solo gli ariani fossero “adatti” ad abitare il pianeta, da cui cercò di scacciare per mezzo dei forni crematori gli “inadatti”.

In conclusione, la cultura moderna è percorsa dal conflitto, mai sanato, fra due atteggiamenti contrari: l’idolatria della scienza, che si porta dietro la tensione prometeica all’illimitato progresso tecno-scientifico, e l’idolatria della natura primordiale. E l’uomo moderno è alternativamente padrone del pianeta e cancro del pianeta, superuomo e insetto. Ora, la modernità non può trovare un equilibrio fra questi due atteggiamenti ossia eccessi contrari. E così, il pendolo delle mode culturali ora pende verso un eccesso e ora verso l’altro. Nell’Ottocento positivista e nella prima metà del Novecento, il pendolo pendeva verso l’idolatria della scienza. Ma la scienza è solo un mezzo, che può essere usato sia per il bene che per il male. All’improvviso, alla fine della Seconda guerra mondiale, la scienza ha mostrato le sue enormi potenzialità distruttive. Insieme alla superbia dei giapponesi, il fungo nucleare di Hiroshima  ha dissolto l’ottimismo progressista degli occidentali. E così, nel 1945 il pendolo delle mode culturali ha cominciato a volgere dall’altra parte. Dalla metà del secolo scorso ad oggi, la galassia dei gruppi ambientalisti non ha mai smesso di espandersi. In maniera apparentemente paradossale, l’ideologia ambientalista assorbe umori tossici dalla dissolta ideologia marxista. Se per i marxisti e post-marxisti il capitalismo-occidentale è il responsabile unico di tutte le miserie del mondo, similmente per gli ambientalisti il capitalismo-occidentale starebbe finendo di distruggere le risorse e avvelenare il pianeta. Gli ambientalisti non si sono mai accorti che i paesi extra-occidentali inquinano molto più dei paesi occidentali, ma sorvoliamo. E di fatto oggi l’ambientalismo, l’anti-capitalismo e l’anti-occidentalismo coincidono.

Dunque, la cultura moderna è lacerata da due eccessi contrari. Questa lacerazione è la conseguenza logica del rifiuto di Dio. Io parlerei di eterogenesi dei fini. Né gli illuministi né i positivisti vogliono abbassare la l’uomo al livello degli animali. Al contrario, vogliono trasformare l’uomo in un dio senza Dio. Ma contro le loro stesse intenzioni (eterogenesi dei fini), ne fanno prima una scimmia e poi un insetto da sterminare. Se infatti l’uomo non ha un’anima spirituale, allora è solo un aggregato di atomi sottomesso a tutti gli atomi dell’universo; se l’uomo non è figlio di Dio, se non è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, allora è fatto ad immagine e somiglianza della scimmia. Non continuano forse a ripeterci, a sproposito, che il 94% del nostro patrimonio genetico è indistinguibile dal patrimonio genetico dello scimpanzé?. Siete ancora convinti che la teoria di Darwin non abbia dato un contributo fondamentale all’anti-umanesimo ambientalista? Allora non conoscete bene gli sproloqui filosofici dei darwinisti. Anche Stephen Jay Gould, il più grande paleontologo evoluzionista degli ultimi decenni, ogni tanto si atteggiava  a filosofo, e che filosofo: «Sigmund Freud faceva spesso notare come le grandi rivoluzioni nella storia della scienza abbiano un’unica caratteristica comune, carica d’ironia: demoliscono tutti quei piedistalli su cui l’umanità si è posta, convinta della propria importanza. Nei tre esempi che Freud riferiva, Copernico spostò la nostra collocazione dal centro dell’universo alla periferia; Darwin ci relegò poi a una “discendenza del mondo animale”; infine (in una delle affermazioni meno modeste della storia del pensiero), lo stesso Freud scoprì l’inconscio e distrusse il mito di una mente completamente razionale. (…) Il piedistallo non verrà infranto fino a quando non abbandoneremo, come principi fondamentali, lo sviluppo di una complessità sempre maggiore, e cominceremo a tenere in considerazione la possibilità tutt’altro che remota che Homo sapiens sia solamente un minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita» (S. Jay Gould, “L’evoluzione della vita sulla Terra”, Le scienze, n. 316, dicembre 1994, p. 72). No, grazie. Io mi tengo la Bibbia, che mi mette al sotto di Dio ma al di sopra dell’universo. Mi tengo la Bibbia, secondo cui ogni più piccola creatura umana vale più dell’universo intero. Mi tengo la Bibbia e butto la teoria di Darwin nella discarica della storia, accanto ai rottami della falce, del martello e della svastica.

venerdì, 19 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, V. Il trionfo del maschilismo anti-teista.

E siccome voglio infierire, beccatevi questi brani di Darwin sulla donna tratti da L’origine dell’uomo e la selezione sessuale  (trad. it. Newton Compton, Roma, 1977) pubblicato nel 1871:«è generalmente riconosciuto che nelle donne le facoltà di intuizione, percezione rapida e magari di imitazione, sono molto più evidenti che nell’uomo; ma, per lo meno, alcune di queste facoltà sono caratteristiche delle razze inferiori e quindi di uno stato di civilizzazione passato e inferiore». (p. 326)

«La distinzione chiave nelle facoltà intellettuali dei due sessi dimostra il raggiungimento di una superiorità da parte dell’uomo a qualsiasi cosa si dedichi rispetto a quanto in potere alle donne – sia che si tratti di pensieri profondi, ragionamento, immaginazione, o semplicemente l’uso dei sensi e delle mani. Se venissero redatte due liste degli uomini e delle donne più eminenti nella poesia, pittura, scultura, musica […] storia, scienza e filosofia […] la lista delle donne non reggerebbe il confronto. Potremmo anche inferire, dalla legge dello scarto delle medie, ben illustrata da Galton nel suo Hereditary Genius, che se gli uomini sono dotati di una netta superiorità sulle donne in molti campi, la media del potere mentale dell’uomo deve essere superiore a quella delle donne».

Ma Darwin dove trae l’idea dell’inferiorità della donna? La trae dalla sua teoria. Secondo la sua teoria, la “selezione naturale” sarebbe il motore dell’evoluzione. Ora, la “selezione naturale” agirebbe maggiormente sugli uomini che sulle donne, rendendo i primi più forti e intelligenti. La caccia e la guerra, tipiche attività maschili, sarebbero dei potenti fattori di selezione. Tenendosi lontane da queste attività, le donne non avrebbero la possibilità di essere selezionate. Carl Vogt, Paul Broca e Gustave Le Bon fecero degli studi approfonditi  sulla presunta inferiorità della donna. Le Bon disse, fra le altre cose: «Nelle razze più intelligenti […] vi sono un gran numero di donne la cui dimensione del cervello è più vicina a quello dei gorilla piuttosto che ai cervelli maschili più sviluppati». Alcuni evoluzionisti giunsero addirittura a classificare uomini e donne in due distinte specie: homo frontalis per gli uomini, homo parietalis per le donne (cfr. http://www.rae.org/women.html ).

Ma come ho detto, Darwin non è un pensatore originale. Infatti, negli scritti della maggior parte degli autori del XVIII e XIX secolo è possibile trovare brani violentemente misogini. Leggete bene Aspasia di Giacomo Leopardi. E leggete bene Friedrick Nietzsche, che si dice convinto che le donne siano totalmente prive di pensiero. E taccio su De Sade, che ha fondato la sua opera sul disprezzo pornografico della donna.  E per favore, non venite a dire che De Sade, Leopardi, Nietzsce e compagnia erano “eccezioni che confermano la regola”. E no, fra il secolo dei Lumi e il secolo delle “sorti magnifiche e progressive”, è di gran moda il maschilismo troglodita. Altroché dea Ragione: divino Cazzo! Prendete Sylvain Maréchal, protagonista di primo piano della rivoluzione francese. Costui propose un PROGETTO DI LEGGE PER VIETARE ALLE DONNE DI IMPARARE A LEGGERE: «CONSIDERANDO: Che l’intento della natura, buona e saggia, è che le donne dedite esclusivamente alle cure domestiche si sentano onorate di tenere tra le mani, non un libro o una penna, bensì la rocca e il fuso. (…) DI CONSEGUENZA: La Ragione vuole (anche a costo di sembrare incivile), che le donne (nubili, maritate o vedove) non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna» (Sylvain Maréchal, Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere, Archinto, Milano, 2007).

D’altra parte, poco è cambiato dai tempi di Maréchal. Alcuni mesi fa, la sociologa Michela Marzano – di cui per inciso non condivido il punto di vista vetero-femminista – ha scoperto che la sua casella di posta elettronica era intasata da centinaia di mail, molto simili fra di loro. In quelle mail si trovavano insulti maschilisti contro le donne, elogi ai mariti che ammazzano le mogli ribelli e infine accorati appelli a “rimettere le donne in cucina”. Che cosa aveva fatto la Marzano di tanto terribile? In un articolo pubblicato su Repubblica alcuni giorni prima, la Marzano aveva spiegato la ragione ultima della recrudescenza delle violenze contro le donne nei paesi occidentali negli ultimi anni. La ragione ultima è che gli uomini non riescono ad accettare la perdita del dominio assoluto sulle donne. Le mail ingiuriose da lei ricevute dimostrano che la Marzano aveva colto nel vero. È vero che in quest’epoca di anti-teismo trionfante, il maschilismo troglodita prospera. I frustrati maschi anti-teisti si rodono dall’invidia per i trionfanti maschi islamici, che “mettono le donne al loro posto”. Vedi questo commento, lasciato sul blog di Vincenzillo da un perfetto “progressista” laico e sinistrorso: “era ora che riconoscessi la superiorità dell’Islam! ma vuoi mettere? l’unica cosa che mi lascia perplesso sono i divieti alimentari, ma per il resto è una pacchia, soprattutto per noi uomini. nel rapporto co le donne, bisogna ammetterlo, i musulmani ci superano di gran lunga perché hanno saputo tenerle al loro posto, altro che Cosmopolitan e Sex and the city” (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23226400/62602436#cid-62602436).

Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza vergogna, che all’origine delle ingiustizie nei confronti delle donne ci sarebbe il Cristianesimo. Evidentemente, questi mentitori patologici, oltre ad essere mentitori patologici, sono pure ignoranti come capre. Non sanno nulla di storia medioevale, non sanno nulla delle grandi donne del Medioevo cristiano. Non sanno nulla di Hildegard von Bingen, Giovanna d’Arco, Isabella di Spagna, Bianca di Castiglia, Eloisa, Matilda di Canossa e tante altre. Anzi, gli adoratori del divino cazzo le insultano: “Fiche di legno” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59106488#cid-59106488). E alla proprietaria di questo blog, cui non perdonano lo sfacciato tentativo di confrontarsi intellettualmente con lorsignori maschioni, non hanno niente di meglio da dire che questo: “Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59079848#cid-59079848 ).

Essi non vogliono sapere e non vogliono che nessuno sappia che i guai per le donne sono iniziati fra Umanesimo e Rinascimento, quando gli umanisti riscoprivano la cultura greco-romana, caratterizzata da una virulenta misoginia. Questa cultura è come benzina sul fuoco del disprezzo nei confronti delle donne che il peccato originale accende nel cuore di ogni uomo. Ispirandosi al Diritto Romano, i giuristi umanisti introdussero una serie di leggi che discriminavano le donne. Queste discriminazioni si mantennero intatte fino alla fine del XIX secolo. Chi lo nega, mente sapendo di mentire.  Se volete sapere qualcosa sulle donne nel Medioevo, leggete La donna all’epoca delle cattedrali di Régine Pernoud (vedi anche Gli studi recenti di Sue Niebrzydowski (http://www.spazioforum.net/forum/index.php?showtopic=45885&pid=942331&start=0&#entry94233 ).

domenica, 14 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, IV. Oh, ma che tenere paroline dolci…

Quando sbatti loro in faccia i brani razzisti di Darwin, i darwinisti fedeli alla linea arretrano sull’ultima linea di difesa: “In questi brani Darwin non esprime la sua visione scientifica bensì la visione reazionaria, profondamente razzista, del suo ambiente sociale. Bisogna sempre distinguere fra la teoria di Darwin e i pregiudizi sociali dell’uomo Darwin”. Ma fatemi il piacere. Il disprezzo di Darwin nei confronti dei non bianchi, dei deboli e anche e delle donne (del maschilismo troglodita di Darwin parlerò nel prossimo post) è ben fondato sulla solida roccia della teoria evolutiva. Nei suoi insulti sanguinosi a tutti coloro che non sono dei sani maschi bianchi c’è la scienza o, meglio, la pseudo-scienza evolutiva. Dal punto di vista della pseudo-scienza evolutiva, gli esseri umani non sarebbero tutti uguali: alcuni sarebbero “adatti” e altri “inadatti”. Nella lotta per la sopravvivenza, solo gli “adatti” avrebbero la possibilità di sopravvivere e riprodursi. Ora, l’evoluzione non dovrebbe fermarsi mai: nel momento in cui si fermasse, inizierebbe l’involuzione. Se il processo naturale di selezione degli “adatti” si fermasse, la razza umana comincerebbe a degenerare. Per tenere in piedi la sua teoria, Darwin è quasi costretto a distinguere fra “adatti” e “inadatti”. E così, utilizzando dei criteri del tutto fantasiosi e arbitrari, decide che i non bianchi sono inferiori ai bianchi, che le donne sono inferiori agli uomini e che i deboli sono inferiori ai forti. I darwinisti fedeli alla linea possono rifiutare i criteri arbitrari con cui Darwin distingue fra sani-maschi-bianchi “adatti” e non-sani non-bianchi non-maschi “inadatti”. Ma se vogliono tenere in piedi la teoria evolutiva, non possono rifiutare la distinzione stessa fra “adatti” e “inadatti”. Se venisse meno questa distinzione, verrebbe meno il concetto di “selezione naturale” e, con esso, verrebbe meno la teoria evolutiva, anche nella sua versione neo-darwinista.

Quindi, i darwinisti di buona volontà possono certamente condannare con parole di fuoco (come ha fatto Cavalli Sforza su Repubblica) l’idea che i non bianchi siano intellettualmente inferiori ai bianchi, puntualizzando – a ragione – che dietro le differenze intellettive tra popolazione nera e popolazione bianca all’interno degli Usa ci sono unicamente delle cause sociali; possono perfino dimostrare – a ragione – che la sopravvivenza delle persone affette da tare genetiche non comporta nessuno svantaggio per la razza umana (e fra parentesi, queste affermazioni giuste si fondano unicamente sulla componente mendeliana della sintesi no-darwiniana). Ma se credono veramente nella fantasie di Darwin e di Dawkins, anche i darwinisti di buona volontà sono costretti a mantenere la distinzione fra “adatti” e “inadatti”. Quindi, sono costretti a sostituire i criteri arbitrari di Darwin con altri criteri altrettanto arbitrari. Se Darwin con i suoi criteri arbitrari metteva i sani-maschi-bianchi al culmine della piramide evolutiva, invece i darwinisti di buona volontà al culmine della piramide evolutiva metteranno chiunque altro passi loro per la testa. Visto che siamo in era di correttezza politica ed di apologia delle “minoranze sfruttate dall’Occidente”, magari si inventeranno che al vertice della piramide evolutiva stanno i mulatti tipo Obama, meglio se gay.

Ma io non ne ho ancora abbastanza. Voglio finire di affondare il coltello nella piaga e poi cospargere la piaga di sale. Abbiamo visto che Darwin è eugenista, razzista, sessista. Abbiamo visto che non è possibile separare chirurgicamente l’eugenetica, il razzismo e il sessismo dalla teoria di Darwin. Senza perdersi d’animo, fingendosi vittoriosi, i darwinisti fedeli alla linea tirano fuori l’unico asso nella manica: un brano in cui Darwin elogia la bontà. Ecco qui: «The aid which we feel impelled to give to the helpless is mainly an incidental result of the instinct of sympathy, which was originally acquired as part of the social instincts, but subsequently rendered, in the manner previously indicated, more tender and more widely diffused. Nor could we check our sympathy, if so urged by hard reason, without deterioration in the noblest part of our nature. The surgeon may harden himself whilst performing an operation, for he knows that he is acting for the good of his patient; but if we were intentionally to neglect the weak and helpless, it could only be for a contingent benefit, with a certain and great present evil». Che si può tradurre così: «L’aiuto che ci sentiamo spinti a dare all’impotente è principalmente un risultato accidentale dell’istinto di simpatia, che è stato originariamente acquisito come parte degli istinti sociali, ma successivamente è divenuto, secondo le modalità precedentemente indicate, più tenero e più ampiamente diffuso. Né potremmo ostacolare la nostra simpatia, anche se sollecitata da dure motivazioni, senza deteriorare la parte più nobile della nostra natura. Il chirurgo può indurire se stesso, mentre esegue un’operazione, perché sa che egli agisce per il bene del suo paziente, ma se dovessimo intenzionalmente trascurare i deboli e gli indifesi, potrebbe essere soltanto per un beneficio contingente, con un certo e grande danno immediato» (L’origine dell’uomo, cit., pp. 175-176).

Uh, ma che tenere paroline dolci, mi sta per venire il diabete! Ma  l’iperglicemia mi passa in fretta. Prendete tutta l’opera di Darwin e separate i brani umanitari dai brani di carattere eugenetico-razzista-sessista. Se mettete i primi su un piatto e i secondi sull’altro piatto della bilancia, l’asse della bilancia inclinerà quasi in verticale verso il secondo piatto. Ma che volete che siano due paroline profumate e lacrimose in confronto a tonnellate di parole genuinamente naziste? Quelle due paroline profumate e lacrimose sono il dazio, molto modesto, che Darwin paga alla mentalità dominante nella società inglese dei suoi tempi. L’espressione instinct of sympathy è tratta di peso dagli scritti di Benthan e di Mills, la cui morale utilitarista andava per la maggiore ai tempi di Darwin. E poi a me quelle paroline profumate, lacrimose e stucchevoli, mi fanno più che altro ridere. Darwin che fa l’apologia della bontà è credibile tanto quanto Hitler che fa l’apologia del genio ebraico o a Eva Henger che fa l’apologia della castità mentre si intrattiene in maniera impropria con svariati camionisti in un set porno.

Ma poi, rileggiamo bene le parole sibilline di Darwin. All’affermazione secondo cui non possiamo trascurare i deboli e gli indifesi senza venire meno alla parte più nobile di noi stessi si sovrappone l’immagine del un chirurgo che, per il bene del paziente, indurisce se stesso. Ecco a voi il senso nascosto delle parole di Darwin: lasciare morire gli “inadatti” contrasta con la parte nobile di noi stessi (i sentimenti di simpatia) e quindi comporta un “grande danno immediato”; ma se noi riusciamo ad “indurire noi stessi”, ossia a metter a tacere i sentimenti di simpatia, possiamo fare il bene dell’umanità, così come il chirurgo deve “indurire se stesso” per fare il bene del paziente, portando a termine correttamente una operazione.

(continua)

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO I, II, III. Post dal 18 ottobre al 5 novembre 2010

venerdì, 05 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO III. I rapporti fra Darwin e Galton.

Come abbiamo visto, i darwniani fedeli alla linea non fanno che ripetere, come un mantra, che “La teoria di Darwin non ha niente a che fare con il darwinismo, con l’eugenetica e con il razzismo”. In effetti, per essere precisi, il darwinismo sociale è nato prima della teoria di Darwin. E non è nato da Darwin ma da Herbert Spencer. Nel 1859 Darwin pubblicò Origin of Species. Nel 1851 Spencer pubblicò Social Statistic, manifesto dal darwinismo sociale. Che cosa dice, in sostanza, Spencer? Che la natura non farebbe gli uomini uguali: alcuni li farebbe per comandare, altri li farebbe per obbedire. E la più rigorosa educazione, le migliori circostanze sociali, non potrebbero trasformare un uomo inferiore, destinato a servire, in un uomo superiore, destinato ad essere servito. Anticipando il “dogma centrale” della biologia molecolare, Spencer afferma che l’uomo non è determinato dalle sue scelte bensì dai suoi caratteri ereditari. Questo rigido determinismo genetico distrugge il concetto di libertà. Ecco, la libertà da Dio prepara la strada alla negazione della libertà… E Darwin che c’entra? C’entra eccome. Darwin dichiarò di essere stato profondamente influenzato da Herbert Spencer e da Thomas Malthus, il quale d’altra parte aveva influenzato anche Spencer. Insomma, per ammissione di Darwin, le idee di Spencer e di Malthus sono alla radice della teoria evolutiva. Inoltre, Spencer in persona suggerì a Darwin di cambiare l’espressione “sopravvivenza del più forte” con “sopravvivenza del più adatto” (“Survival of the fittest”). Insomma, non sembra proprio che Darwin abbia preso le distanze dalle idee classiste ed eugenetiche di Spencer. E non prese neppure le distanze da tal Greg, autore di The Enigmas of Life, pubblicato nel 1872. Infatti cita un brano di Greg: «Nell’eterna ‘lotta per l’esistenza’, sarebbe stata la razza inferiore e meno favorita a prevalere, e sarebbe prevalsa in virtù non delle sue buone qualità, ma dei suoi difetti» (Greg citato da Darwin).
Un celebre nazista disse: “Una menzogna ripetuta sette volte diventa verità”. Per essere sicuri, i darwiniani fedeli alla linea ripetono settanta volte sette: “Francis Galton coniò il termine eugenetica nel 1883, un anno dopo la morte di Charles Darwin, il quale non ebbe nessun rapporto né con Francis Galton né con Charles Galton Darwin”. Ma fatemi il piacere. Tanto per cominciare, Charles Galton Darwin non portava per caso il cognome Darwin. Infatti suo padre era George Howard Darwin, figlio di Charles Darwin. Ma il bello è che George, sua moglie e un assortimento di fratelli e cognati erano membri della Eugenics Society. Come poteva il vecchio Charles non accorgersi che la sua famiglia era piena di tifosi dell’eugenetica? Se davvero non se ne era mai accorto, allora era davvero un cretino. Ma in realtà non era del tutto cretino, almeno non fino al punto di non accorgersi di quello che avveniva in casa sua e di quello che scriveva un suo lontano cugino.
Per andare al sodo, Darwin conosceva benissimo Francis Galton. Infatti, Galton era suo cugino. E non è vero che non lo sentisse mai: lo sentiva regolarmente per posta. Cominciò a sentirlo più di sei anni prima della pubblicazione di Origin of Species. E non è vero che con lui parlasse del più e del meno: con lui parlava di razze inferiori e razze superiori. E non è vero che fu Galton a chiedere l’amicizia di Darwin: fu Darwin a chiedere l’amicizia di Galton. Nel 1853 Darwin lesse Narrative of an Explorer in Tropical South Africa di Galton e ne restò folgorato. Quindi decise di scrivere a questo cugino, che conosceva alla lontana, per fargli i complimenti. Da quel momento, Galton e Darwin iniziarono a scriversi regolarmente, influenzandosi a vicenda.
Nell’articolo “Hereditary Improvement”, pubblicato nel gennaio del 1873 sul Fraser’s Magazine, Francis Galton scriveva:«My object is to build up, by the mere process of extensive enquiry and publication of results, a sentiment of caste among those who are naturally gifted, and to procure for them, before the system has fairly taken root, such moderate social favours and preference, no more no less, as would seem reasonable to those who were justly informed of the precise measure of their importance to the nation (…) Some society should undertake three scientific services: the first, by means of a moderate number of influential local agencies, to institute continuous enquiries into the facts of human heredity; the second to be a centre of information on heredity for breeders of animals and plants; and the third to discuss and classify the facts that were collected (…) The life of the individual is treated as of absolutely no importance, while the race is as everything; Nature being wholly careless of the former except as a contributor to the maintenance and evolution of the latter. Myriads of inchoate (incomplete) lives are produced in what, to our best judgment, seems a wasteful and reckless (noncurante) manner, in order that a few selected specimens (esemplari) may survive, and be the parents of the next generation. It is as though  individual lives were of no more consideration than are the senseless chips (schegge) which fall from the chisel (scalpello) of the artist who is elaborating some ideal form from a rude block». Dunque, questo gentiluomo inglese, che getta nuova luce sull’origine della curiosa espressione “Perfida Albione”, dice che “miriadi di vite incomplete” (da che punto di vista?), paragonabili a schegge di nessun valore che cadono per terra mentre uno scultore trae la sua forma ideale dal rude blocco, sarebbero prodotte solo al fine di consentire a pochi “esemplari selezionati” (secondo quali criteri?) di sopravvivere e di riprodursi, quindi sarebbe opportuno che questi ultimi maturassero la consapevolezza di appartenere ad una vera e propria “casta” di eletti… Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza nessun pudore, che all’origine di tutte le disuguaglianze sociali del mondo ci sarebbe il Cristianesimo. Se si prendessero il disturbo di studiare un poco di storia, apprenderebbero che nel Medioevo cristiano c’era molta più mobilità sociale di quanta ce ne sarebbe stata in seguito (sia i Medici che i Visconti – i primi che mi vengono in mente – erano di origine borghese). All’origine dell’immobilismo sociale c’è l’umanesimo prima e l’illuminismo poi. Tutti a cantare le lodi del positivismo, senza sapere che Spencer e Galton parlano addirittura di “caste”, manco fossimo in India!
Ma veniamo a Darwin. Scommetto che i mentitori patologici sono pronti a giurare e spergiurare che Darwin avrebbe condannato con vigore i deliri del cugino. E invece Darwin non solo non condannò ma lodò. In una lettera del gennaio 1873, Darwin dice di apprezzare la proposta, avanzata da Galton, di affidare a delle agenzie locali il compito di individuare gli “adatti”, ma si dice convinto che tali agenzie si troverebbero di fronte a delle difficoltà insormontabili. «I have been greatly interested by your article. The idea of castes being spontaneously formed and leading to intermarriage is quite new to me, and I should suppose to others. I am not, however, so hopeful as you. Your proposed Society would have awfully laborious work, and I doubt whether you could ever get efficient workers. As it is, there is much concealment (occultamento) of insanity and wickedness in families; and there would be more if there was a register. But the greatest difficulty, I think, would be in deciding who deserved to be on the register. How few are above mediocrity in health, strength, morals and intellect; and how difficult to judge on these latter heads. As far as I see, within the same large superior family, only a few of the children would deserve (essere degni) to be on the register; and these would naturally stick to their own families, so that the superior children of distinct families would have no good chance of associating much and forming a caste. Though I see so much difficulty, the object seems a grand one; and you have pointed out the sole feasible (il solo fattibile), yet I fear utopian, plan of procedure in improving (migliorare) the human race. I should be inclined to trust more (and this is part of your plan) to disseminating and insisting on the importance of the all-important principle of inheritance. I will make one or two minor criticisms. Is it not possible that the inhabitants of malarious countries owe their degraded and miserable appearance to the bad atmosphere, though this does not kill them, rather than to “economy of structure”? I do not see that an orthognathous face would cost more than a prognathous face; or a good morale than a bad one. That is a fine simile (page 119) about the chip of a statue; but surely Nature does not more carefully regard races than individuals, as (I believe I have misunderstood what you mean) evidenced by the multitude of races and species which have become extinct. Would it not be truer to say that Nature cares only for the superior individuals and then makes her new and better races? But we ought both to shudder (brivido) in using so freely the word “Nature” after what De Candolle has said. Again let me thank you for the interest received in reading your essay». Avete capito o ve lo devo tradurre?
Se non ne avete ancora abbastanza, se non siete ancora sazi di aberrazioni, rifocillatevi con questi brani succulenti tratti da L’origine dell’uomo (ed. Studio Tesi, 1991), pubblicato nel 1871:
«In un tempo avvenire, non molto lontano se misurato in secoli, le razze umane civili stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge. Nello stesso tempo le scimmie antropomorfe saranno senza dubbio sterminate. La lacuna tra l’uomo e i suoi più prossimi affini sarà allora più larga, perché invece di essere interposta tra il negro dell’Australia e il gorilla, sarà tra l’uomo in uno stato, speriamo, ancor più civile degli europei, e le scimmie inferiori come il babbuino» (p. 207).
«Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E’ sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori … Dobbiamo perciò sopportare gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe» (pp. 175-176).
«Se i vari ostacoli di cui abbiamo parlato … impediscono agli irrequieti, ai viziosi e agli altri elementi inferiori della società di accrescersi più rapidamente del gruppo di uomini migliori, la nazione regredirà, come è accaduto spesso nella storia del mondo» (p. 184).
«L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga … Eppure l’uomo potrebbe mediante la selezione fare qualcosa non solo per la costituzione somatica dei suoi figli, ma anche per le loro qualità intellettuali e morali … D’altra parte, se i prudenti si astengono dal matrimonio, mentre gli avventati si sposano, i membri inferiori della società tenderanno a soppiantare i migliori. (…) I due sessi dovrebbero star lontani dal matrimonio, quando sono deboli di mente e di corpo; ma queste speranze sono utopie, e non si realizzeranno mai, neppure in parte, finché le leggi dell’ereditarietà non saranno completamente conosciute. Chiunque coopererà a questo intento, renderà un buon servigio all’umanità» (p. 269).
«Deve rimanere aperta la competizione per tutti gli uomini; e le leggi e i costumi non debbono impedire ai più capaci di riuscire meglio e di allevare un numero più grande di figli» (pp. 269-270).
«Anche a Sparta veniva seguita una forma di selezione, poiché per legge si esaminavano tutti i bambini appena nati; quelli sani e ben formati venivano allevati, mentre si lasciavano morire gli altri».

domenica, 24 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO II

E adesso viene il bello. Nel XIX secolo nessuno distingueva fra la teoria di Darwin e l’eugenetica e nessuno distingueva fra eugenetica e razzismo. Tutti allora avevano chiaro che la teoria eugenetica di Galton era il completamento logico necessario della teoria evolutiva di Darwin. Materialisti e spiritualisti, destrorsi o sinistrorsi, tutti si fanno influenzare dalla dottrina eugenetica-darwiniania. Madame Blavatsky, fondatrice del movimento teosofico (cui farà riferimento pure Vassilj Kandinskij), distingue fra razze umane inferiori e razze umane superiori. Nella sua visione, i neri sarebbero meno evoluti di aztechi, cinesi, fenici e semiti; questi ultimi sarebbero meno evoluti di egizi, indù, greci, romani e teutoni; questi ultimi, infine, sarebbero destinati ad essere superati sul piano evolutivo da una futura super razza statunitense.

Bisogna sottolineare che la dottrina eugenetica-darwiniania assume fin da subito una connotazione marcatamente anti-cristiana. Ad esempio Friedrick Nietzsche, nazista prima di Hitler, voleva sostituire la “morale da schiavi” di Cristo con la morale dei superuomini dei suoi sogni. Mediante una morale che predica la carità e l’umiltà, i deboli terrebbero i forti al guinzaglio. Se si liberassero del guinzaglio, i forti avrebbero il diritto e anzi il dovere di opprimere i deboli. Lo aveva detto, prima di Nietzsche, l’illuminista Donatien-Alphonse François De Sade: «non le rappresaglie del debole contro il forte sono realmente nella natura… ciò che è veramente nelle leggi di questa saggia madre è l’ingiuria che al debole fa il forte, poiché, per comportarsi così, egli deve solo impiegare i doni che ha avuto… e se egli fa uso di tutti i suoi diritti per opprimere e spogliare il debole, fa solo la cosa più naturale del mondo» (Juliette). Dal canto suo, Nietzsche accolse con entusiasmo la teoria di Darwin, mettendola alla base della sua visione superoministica. Nei suoi scritti, il nome di Darwin nonché i concetti di “evoluzione” e “selezione” ricorrono più volte. Scrive ad esempio in La volontà di potenza: «Ciò che più mi sorprende quando getto uno sguardo sui grandi destini è l’avere sempre davanti agli occhi il contrario di ciò che vedono Darwin e la sua scuola, o piuttosto vogliono vedere. La selezione naturale a favore dei più forti, dei meglio riusciti, il progresso della specie. Si tocca con mano precisamente l’opposto: la soppressione dei casi felici, l’inutilità dei casi meglio riusciti, l’inevitabile dominio dei tipi medi, e persino dei tipi inferiori alla media» (p. 373). Ne L’Anticristo afferma: «La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione. Essa conserva ciò che è maturo per la fine, oppone resistenza a vantaggio dei diseredati e dei condannati dalla vita, essa conferisce alla vita stessa, attraverso l’abbondanza dei malriusciti di ogni specie che conserva in vita, un aspetto grigio e precario». E infine nei Frammenti postumi arriva alla logica conclusione: «I deboli e i malriusciti debbono perire: primo principio della nostra carità».

L’opera di Nietzsche andava forte negli ambienti eugenisti. Ad esempio, Claude Mullins, membro della Eugenics Society, scriveva nel 1913 sulla Eugenics Review: «Una carità miope, da parte dei privati e dello Stato, sta producendo grandi danni incoraggiando la riproduzione del debole … Non desta sorprese, perciò, trovare moltissimi eugenisti che si dissociano da questo codice morale, che credono ispirato alla religione cristiana. Consciamente o inconsciamente sono spinti sulle posizioni di Nietzsche, a cui il cristianesimo sembrava una glorificazione e un incoraggiamento del debole nella razza umana… mentre l’ideale affermato da Nietzsche era senza dubbio un ideale eugenetico».

Insomma, una mole impressionante di documenti prova che darwinismo, eugenetica, razzismo, e anti-cristianesimo coincidono. Questa coincidenza è un duro colpo per i laicisti. Non hanno sempre detto che l’eugenetica non avrebbe nulla a che fare con la teoria di Darwin? E non ci hanno sempre detto che il Cristianesimo sarebbe fonte di fanatismo, violenza e razzismo anti-semita? Per salvarsi la faccia, non resta loro che mentire. E così, senza nessun pudore, ci dicono che Hitler e Mussolini non solo non avevano capito nulla di Darwin ma credevano in Dio. Adolf non diceva forse “Gott mit uns”? E Benito non aveva forse firmato il Concordato con la Chiesa cattolica? Già. E a nessuno viene in mente che il duce possa avere firmato il Concordato per pura, machiavellica convenienza. E se qualcuno ancora si beve la storia di Mussolini cattolico, legga un po’ che cosa scriveva: «La morale cristiana insegna a rinunciare; il superuomo nietzschiano vuole invece conquistare… il cristianesimo grida: Amatevi come fratelli! Proteggete i deboli, rialzate i caduti, consolate i dolenti! Nietzsche insegna: a quel che sta per cadere bisogna dare un urto». Sul “Gott mit uns”, dirò  seguito. E per completare il quadro, Eugene G. Windchy aggiunge: «Although born to a Catholic family Hitler become a hard-eyed Darwinist who saw life as a constant struggle between the strong and the weak. His Darwinism was so extreme that he thought it would have been better for the world if the Muslims had won the eighth century battle of Tours, which stopped the Arabs’ advance into France. Had the Christians lost, (Hitler) reasoned, Germanic people would have acquired a more warlike creed and, because of their natural superiority, would have become the leaders of an Islamic empire» (brano tratto da  The End of Darwinism: And How a Flawed and Disastrous Theory Was Stolen and Sold, pubblicato nel 2009 negli Usa).

Insomma, Hitler dimostra che fra darwinismo e islamismo ci sono molte affinità. Anche Nietzsche, d’altra parte, tanto disprezzava il Cristianesimo quanto apprezzava l’Islam: “L’Islam ha per presupposto dei maschi”. Nel 1960 Sigrid Hunke, una nazista scampata a Norimberga, scrisse un libro dal titolo eloquente: Il sole di Allah brilla sull’Occidente. Se fossero vivi oggi, Nietzsche, Hitler e la Hunke sarebbero felici di vedere che oggi in Europa la mezzaluna dell’avvenire sta sorgendo. Avanti popolo.

Nel caso ve ne siate dimenticati, nel caso facciate finta di esservene dimenticati, vi rinfresco la memoria per l’ennesima volta: la teoria di Darwin ha ispirato l’Aktion t4 e la “soluzione finale” del problema ebraico:

«Un altro esempio è tratto da una pubblicazione orientativa intitolata Du und dein Volk (“Tu ed il tuo popolo”) che veniva distribuita agli studenti al termine del ciclo scolastico obbligatorio – al raggiungimento del quattordicesimo anno d’età. Significativamente, anche in questo caso, il paragrafo riportato che tratta della legge sulla sterilizzazione si trova nel capitolo relativo ai rapporti tra individuo e Stato ed è inserito subito dopo “Il problema ebraico” e seguito da “La grande importanza del tasso di natalità”. Si ripete anche qui lo schema classico nazionalsocialista di “eliminazione” dei “geni negativi” (ebrei, disabili, ammalati, asociali) e la “riproduzione” di quelli “positivi” (e vincenti nel processo di selezione naturale).

 “Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l’esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e ‘procreano’ [solo] quelle creature con i geni voluti. La ‘procreazione’ è selezione artificiale.

Nel caso degli esseri umani il completo rifiuto della selezione ha condotto a risultati indesiderati ed inaspettati. Un esempio particolarmente chiaro è l’incremento delle malattie genetiche. In Germania nel 1930 esistevano circa 150.000 persone [internate] in istituti psichiatrici e 70.000 criminali [rinchiusi] in prigioni e carceri. Essi rappresentavano comunque solo una piccola parte del numero reale degli handicappati. Il loro numero totale è stimato in oltre mezzo milione. Questo richiede enormi spese da parte della società: 4 RM [ndt: Reichsmark] giornalieri per un malato di mente, 3,50 RM per un criminale, 5-6 RM per un invalido oppure un sordo. Di contro un lavoratore non qualificato guadagna 2,50 RM al giorno, un impiegato 3,50 RM ed un impiegato statale di basso livello 4 RM (il Ministro [ndt: degli Interni] del Reich Dr. Frick ha fornito queste stime nel 1933)”.». (http://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4).

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana abbia fatto proseliti solo a destra. Karl Marx mise la teoria evolutiva alla base del suo “materialismo dialettico”. Scrive Windchy: «Karl Marx loved Darwinism. To him, survival of the fittest as the source of progress justified violence in bringing about social and political change, in other words, the revolution» (E. G. Windchy, op. cit.). Anche Josif Stalin stravedeva per la teoria evolutiva. Convinto che solo i veri comunisti fossero “adatti” alla sopravvivenza, mandò milioni di dissidenti “inadatti” nei gulag.

Cfr. J. Wells, Le balle di Darwin pp. 238-242:

«Secondo il filosofo Robert T. Pennock, “nell’ex Unione Sovietica l’evoluzione darwiniana venne respinta su basi ideologiche. Poiché il Partito Comunista deninciò la visione darwinista in favore del lysenkismo, una variante del lamarkismo che era più in linea con l’’deologia del partito, la ricerca biologica venne ritardata di una generazione. Gli ideologi del disegno intelligente potrebbero riprodurre lo stesso effetto in questo paese, se i loro sforzi lobbistici avranno successo”. (…) Le affermazioni di Robert Pennock e Christopher Scott secodo cui Stalin respinse il darwinismo sono false. (…) Lysenko aveva una scarsa preparazione in biologia, e ancora meno nella genetica mendeliana. All’inizio negò perfino una parentela fra le sue idee e il lamarkismo, ma dopo che Isaac Prezent, presidente della società dei biologi marxisti, gli presentò la teoria evoluzionista, abbracciò entusiatsicamente il darwinismo, copresi i suoi elementi lamarkiani. Negli anni Trenta Lysenko stava fondendo il processo fisiologico della vernalizzazione con l’ereditarietà lamarkiana. Quando i biologi mendeliani lo criticarono, egli evase semplicemente i loro argomenti e dichiarò che la genetica mendeliana era inaccettabile, peché contraddiceva l’evoluzione darwiniana (cfr. N. Roll-Hansen, The lysenko Effect, 1994). A quel tempo molti biologi occidentali stavano accettando la “moderna sintesi”  dell’evoluzione darwiniana con la genetica mendeliana, ma ma il ministro sovietico dell’agricoltura Jakov Jakovlev sostenne Lysenko dichiarando il mendelismo incompatibile col darwinismo. Nel 1937 Prezent elogiò Lysenko per “aver marciato (…) sotto la bandiera della ricostruzione della scienza biologica sulle basi del darwinismo elevato al livello del marxismo”, mentre demonizzò i mendeliani come “potenze delle tenebre”. (…) Quindi, contrariamente a quanto affermano Pennock, Futuyama e Critopher Scott, il conflitto scientifico implicito al lysenkysmo non era tra lamarkismo e darwinismo, ma tra darwinismo classico (che aveva innegabilmente degli elementi lamarkiani) e nuova genetica mendeliana. L’attuale conflitto tra neo-darwinismo e  disegno intelligente ricorda il lysenkismo nel senso che i darwinisti si stanno ancora opponendo alle nuove idee».

Come abbiamo visto, dal concetto darwiniano di “lotta per la sopravvivenza” derivano il concetto marxista di “lotta di classe” e il concetto nazista di “lotta per la supremazia della razza ariana”. Oggi l’eugenista australiano Peter Singer invita la sinistra a sostituire Marx con Darwin, l’utopia sociale con l’utopia eugenetica (cfr. Peter Singer, Una Sinistra Darwiniana, Ed. di Comunità, 2000). Nel concreto, Singer propone di migliorare le condizioni della classe lavoratrice permettendo solo ai lavoratori sani e forti di sopravvivere. Gli inadatti, a suo parere, andrebbero liquidati quando sono ancora nella culla. Non è uno scherzo: Peter Singer si batte apertamente per la legalizzazione dell’infanticidio.

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana non abbia infettato anche il liberalismo. E no, purtroppo. Prima di Adam Smith, il liberalismo economico si basava sulla dottrina della legge naturale. Adam Smith separa il liberalismo economico dai valori della legge naturale, trasformandolo in un materialistico liberismo basato sull’utopia dell’equilibrio degli egoismi (come se gli egoismi non fossero per loro natura destinati al conflitto:) Quando il liberismo smithiano incontrerà il darwinismo sociale, l’utopia dell’equilibrio degli egoismi lascerà il posto alla legge del più forte. E così nasce quel capitalismo immorale che ci ha portato al settembre nero del 2008. Dal 1929 ad oggi, è la solita storia.

venerdì, 22 ottobre 2010

NUOVA AVVERTENZA

Scusate, adesso vado di fretta, forse dopo cena troverò il tempo di leggere con calma tutti i commenti, sbloccando quelli in moderazione. Adesso voglio lasciare un messaggio a INFOEVO, che probabilmente (diciamo il 50% di probabilità) coincide con il caro vecchio INFORMATICO EVOLUZIONISTA. Ora, io ho cancellato i suoi commenti per una ragione semplicissima: perché questo individuo ha perso definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Per difedersi, questo individuo ha scritto “cancelli i miei commenti perché non sai rispondere” eccetera eccetera. No, i mediocri contenuti dei suoi commenti possono essere confutati con una facilità estrema. Il fatto è che informatico non merita neppure che io li confuti. La quantità sterminata di insulti e volgarità che ha scritto su questo blog gli ha fatto perdere definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Io gli ho teso la mano decine di volte, chiedendogli di esprimersi in maniera civile. E lui, per rabbia, ha aumentato le dosi di volgarità patologica. Come mi ha fatto notare qualcuno, questo individuo mostra di avere una personalità molto fragile. Egli è talmente ossessionato da me, che ieri è stato capace di passare l’intera serata a ripostare lo stesso commento. Vada a farsi aiutare da qualcuno. Gli faccio i miei migliori auguri.
P. S. Anche nel caso in cui non coincida con il vecchio Informatico Evoluzionista, INFOEVO non è meno volgare, disonesto e baro di Informatico. Quindi in ogni caso ha perso anche lui il diritto di postare su questo blog. Anche quando tenterà di insinuarsi qui con altri nomi.

giovedì, 21 ottobre 2010

AVVERTENZA

Dal momento che non riesco a stare dietro a tutti i commenti dei pastafariani, sono costretta a mettere temporaneamente i commenti in moderazione. Se i commenti sono educati e privi di offese, saranno presi in considerazione. A me non disturbano le contestazioni, ma le volgarità, le offese e soprattutto le menzogne ripetute.
Mi raccomando: non smettete di commentare, soprattutto se siete mie amici reali e virtuali. Gli amici splideriani hanno accesso libero.

lunedì, 18 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, I. Ecco a voi gli eugenisti.

Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, è quasi impossibile distinguere fra dottrina eugenetica e teoria di Darwin. Tutti gli eugenisti, nessuno escluso, usano il linguaggio di Darwin. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, gli eugenisti non affatto travisato la teoria di Darwin. Gli eugenisti non hanno “tradito” Darwin esattamente come Stalin non ha “tradito” Marx. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, Darwin era un eugenista convinto. Ma andiamo con ordine.
Nel 1883 Francis Galton (1822-1911) pubblicò il manifesto ufficiale della dottrina eugenetica: Human Faculty and its Development. La “Eugenics” è descritta da Galton come “la scienza per il miglioramento della specie umana dando alle razze e ceppi di miglior sangue una maggior probabilità di prevalere sopra i meno dotati”. Galton invita i governi a migliorare la qualità della razza umana, impedendo agli “inadatti” di fare figli (eugenetica negativa) e invece incoraggiando gli “adatti” a farne molti (eugenetica positiva). Attraverso siffatte politiche eugenetiche, mirate a  frenare il contagio dei caratteri “disgenici” e a favorire la diffusione dei caratteri “eugenici”, i governi potrebbero accelerare l’evoluzione della razza umana. In Hereditary Genius, pubblicato nel 1869, Galton sostiene addirittura, senza nessun senso del ridicolo, che il genio intellettuale è ereditario. Se avesse fatto qualche ricerchina, Galton avrebbe scoperto che nessuno dei grandi geni della storia (Dante, Bach, Mozart, Goethe o chiunque altro vi venga in mente) ha mai avuto un solo figlio genio.
La fiaccola della dottrina eugenetica fu raccolta nel Novecento da Charles Galton Darwin (occhio al doppio cognome), Julian Sorell Huxley, Margaret Higgins Sanger, James Dewey Watson,Peter Singer e molti altri. Sembra che nel febbraio del 2009 una radio di Boston abbia trasmesso la registrazione di un discorso pronunciato negli anni Cinquanta da Charles Galton Darwin (occhio ai due cognomi), dirigente del  Director of Britain’s National Physical Laboratory prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale nonché presidente della Eugenics Society dal 1953 al 1959. I radioascoltatori allibiti hanno potuto apprendere che «the policy of paying most attention to the inferior types is the most inefficient way possible of achieving perfectibility of the human race… this preoccupation with the weaker members is part of the present menacing trend of political thought which insists on absolute equality. (…) the well-to-do are rather more likely than others to possess hereditary ability … but the more prosperous members of the community are not producing their share of the next generation … The whole thing is a catastrophe which it is now almost too late to prevent»
(per saperne di più e ascoltare la registrazione del discorso:
http://www.kevinalfredstrom.com/2009/02/charles-galton-darwin-eugenics-advocate).
Nel 1932 tale Ernst Ruedin fu elettopresidente della Società Eugenetica Britannica, collegata alla International Federation of Eugenics Organizations, fra i cui fondatori spiccava Julian Sorell Huxley, fratello del più famoso Aldous. Ora, questo Ernst Ruedin era il genetista ufficiale del Terzo Reich: ma guarda un po’ che coincidenza. Dal canto suo, Julien deprecava i matrimoni misti fra bianchi e neri: «Mettendo un poco della mente dell’uomo bianco nel mulatto, non solo lo si rende più capace e ambizioso (non ci sono casi accertati di negri puri saliti a qualche eminenza), ma si accresce il suo scontento e si crea un’ovvia ingiustizia continuando a trattarlo come un africano purosangue. Il nero americano è turbolento a causa del sangue bianco americano che è in lui» (Julian Huxley, “America Revisited – The Negro Problem”, sullo Spectator del 29 novembre 1924). Nel 1956 questo razzista ha vinto la Medaglia Darwin: ma guarda un po’ che coincidenza. Suo fratello Aldous non era da meno. In Ritorno al mondo nuovo scriveva: «Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore».
Nessuno sa che dietro la dolce espressione “salute riproduttiva” si celano l’eugenetica e il maltusianismo (come avrò modo di spiegare, queste due ideologie sono due facce della stessa medaglia). Nella neolingua orwelliana dell’Onu, “salute riproduttiva” e “autodeterminazione della donna”  significano aborti forzati e sterilizzazioni forzate. Per dirne solo una, dalla metà degli anni ’70 ad oggi, 25 milioni di donne brasiliane fra i 15 e i 54 anni sono state sterilizzate a loro insaputa nell’ambito di una vasta operazione promossa dall’UNFPA, agenzia dell’ONU per la popolazione(Famiglia Cristiana N. 38/1991 e L’Adige del 4.8.1991).Dopo lo tsunami  del 26 dicembre 2004, l’UNFPA ha promosso una raccolta pubblica di fondi (con obiettivo 28 milioni di dollari) a favore delle popolazioni colpite. Quei fondi non si sono tradotti in cibo e beni di prima necessità, ma in anti-concezionali e in kit per l’aborto. Ecco come l’Onu aiuta le persone che soffrono.
L’UNPFA e le altre agenzie legate all’Onu fanno in modo che gli scaffali degli ospedali del Terzo Mondo siano sempre vuoti di medicinali e pieni di anticoncezionali. L’agenzia che più si è data da fare per diffondere l’aborto in tutto il mondo è la luciferina  Planned Parenthood. Di recente, lo storico Edwin Black nel testo War against the weak. Eugenics and America’s campaign to create a master race (edizioni Four walls eight windows, New York), ha illuminato a giorno i rapporti fra Margaret Higgins Sanger (1883-1966), fondatrice della Planned Parenthood, e gli ambienti eugenetici. Convinta che le risorse del pianeta fossero limitate, questa strega riteneva che solo gli “adatti” avessero il diritto di consumarle; gli “inadatti” e i poveri, invece, avrebbero dovuto essere attivamente aiutati a “sparire” e a “morire di fame” al fine di non togliere risorse agli “adatti”. Sì, esatto: la strega usa i termini darwiniani “unfit” (inadatto) e “fittest” (il più adatto). Ma guarda un po’ che coincidenza (cfr. Mario A. Iannaccone L’eugenetica, da Darwin all’America Minacce alla vita,:  http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50&mode=thread&order=0&thold=0  ).
Su Avvenire del 19 ottobre 2008, Jürgen Moltmann rievocava una agghiacciante conferenza di eugenetica cui partecipò nel 1962 a Londra: «Riassumo la discutibile idea che fu sostenuta alla Ciba-Conference circa un “futuro eugenetico” dell’umanità. 1) La selezione naturale mette in pericolo il futuro dell’umanità: gli stupidi si moltiplicano, gli intelligenti si reprimono. In tal modo presso le nazioni civilizzate il patrimonio genetico dell’umanità peggiora e nella società industriale la fertilità diminuisce. Pertanto nelle nazioni progredite abbiamo bisogno di un miglioramento (enhancement) della costituzione genetica degli esseri umani. Non basta – come avviene oggi in Germania – spingere mediante incentivi fiscali le persone capaci e istruite ad avere più figli e distogliere le persone incapaci e ignoranti dal concepimento di bambini. Occorre passare alla fecondazione artificiale mediante una selezione dei migliori. Dal punto di vista eugenetico l’Aid – artificial insemination from a donor (inseminazione artificiale mediante donatore) – è necessaria da un lato per eliminare malattie ereditarie e dall’altro per rendere fecondo il patrimonio genetico migliore. 2) Occorre perciò ideare banche del seme con materiale pregiato, dotato cioè di “eccellenti doti di cuore, spirito e corpo”. Occorre perciò immagazzinare ovuli umani analogamente “eccellenti”. Grazie alle nano-tecnologie sono possibili manipolazioni del materiale genetico dell’umanità. “L’avanguardia idealistica dell’umanità e i suoi discendenti daranno inizio per generale accordo a un sano progresso genetico verso gli eccellenti valori della salute, dell’intelligenza e dell’umanità”: questa è la prospettiva con cui Hermann Müller concluse la sua relazione alla Ciba-Conference» (Jurgen Moltmann, Darwin, cattivo maestro:
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=23&Itemid=48
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=22&Itemid=56). Molto bene, adesso sappiamo quale piano ideologico si cela dietro le ignobili Banche del Seme, specialmente quelle Banche dei semi dei nobel di cui ci ha parlato, con viva approvazione, l’eugenista evolutivo Piero Angela.
Fino agli anni Settanta, gli eugenisti propagandavano le loro orrende idee alla luce del sole. In seguito, per non destare scandalo, hanno imparato nascondere le loro orrende idee sotto un velo di parole politicamente corrette. Ma queste idee sono ben vive ancora oggi. Ad esempio, il professor Peter Singer dell’università di Princeton promuove apertamente l’infanticidio a scopo eugenetico (non è uno scherzo). Oltre a Peter Singer, meritano un posto d’onore fra le file dei “nazisti dell’Illinois” anche tal Lynn e il vecchio James Dewey Watson, scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick.
Purtroppo la gente in Italia è tenuta all’oscuro del fatto che, ancora oggi, gli  anglosassoni nutrono il loro disprezzo per gli italiani con argomenti eugenetici e darwinisti. Sia i vecchi razzisti galtoniani sia i nuovi razzisti neodarwiniani  si riferiscono al concetto farlocco di “deriva genetica”, secondo cui i cambiamenti genetici che preluderebbero alla speciazione (sia evolutiva che involutiva) si verificherebbero in piccoli gruppi isolati geograficamente. Nel libro Perché non possiamo non dirci darwinisti, il biologo Boncinelli sostiene che oggi una determinata specie di pipistrelli del sudest asiatico si stia dividendo in due diverse specie, che eviterebbero di incrociarsi. Analogamente, il razzista Lynn sostiene che i diversi popoli umani, separati fra loro da enormi distanze geografiche nel corso di lunghi millenni, si sarebbero evoluti geneticamente in maniera diversa, col risultato che alcuni popoli sarebbero più “evoluti” di altri. Di recente su una nota rivista scientifica peer-reviewed, Lynn ha sostenuto che i nordici sono più intelligenti e  più belli dei “terroni” d’Italia, brutti e stupidi come i “Sopranos”. Come nota Salvatore Settis, la teoria di Lynn è stata anticipata nel 1951 da un tedesco di nome Freidrich Vochting,  il quale sosteneva che l’arretratezza economica e culturale del sud  Italia avrebbe avuto unicamente cause razziali. Il sud, infatti, sarebbe ancora dominato dal tipo umano mediterraneo “un tipo pre-ariano di piccola statura… la cui funzione storica è in ogni tempo quella di chi è dominato e mai di chi domina, di chi riceve e mai riesce a dare” (Leggi tutto qui: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/13/quelle-teorie-su-nord-sud.html ). Ovviamente, non è afffatto vero che i  meridionali sono meno intelligenti dei nordici. Lynn ha confrontato i risultati scolastici degli studenti del sud Italia con quelli del nord Italia, che sono tradizionalmente più alti.  Ebbene i risultati scolastici sono direttamente proporzionali non al QI degli studenti ma piuttosto alla qualità dell’insegnamento, che è tradizionalmente migliore nelle scuole del nord.
 Nota bene: queste teorie razziste di marca anglosassone appaiono nelle riviste peer-reviewed, le stesse che respingono al mittente tutti gli articoli contro Darwin. Che schifo.

E nota bene: i razzisti vecchi e nuovi della corente eugenetica fanno esplicito riferimento alla teoria di Darwin. Il vecchio genetista, darwiniano convinto, James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) un paio di anni fa ha affermato candidamente che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale”  (http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml  ; http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/james-watson/james-watson/james-watson.html  ). Lo stesso Lynn fa esplicitamente riferimento a DARWIN e a GALTON. Non mi stupirei se avesse firmato il progetto Steve. cfr.
The Fall of Man: Richard Lynn’s Dysgenics
Richard Hoste
Dysgenics: Genetic Deterioration in Modern Populations
by Richard Lynn
Westport, Conn.: Praeger Publishers, 1996
Richard Lynn
When it comes to population, quality matters more than quantity.  While educated Westerners never tire of sprinkling their conversations with the word “overpopulation,” voicing concern about population worth is taboo.  Put it this way: you have to spend the rest of your life in a city filled with Nigerians or Japanese.  You can either pick the ethnic makeup or the amount of people in the city.  Which would you choose?  As it’s settled that genes influence character and intelligence, could these traits be declining in some or all populations?  Has it to some extent?  Anecdotes exist about single educated women and fertile welfare queens, but hard data is needed.
 While support for eugenics has been around since the time of Plato, the first person to worry about genetic deterioration was French physician Benedict August Morel.  He’s an obscure figure today and much better known is the more important Sir Francis Galton, who coined the term eugenics in 1883.  He thought that more genes for lower intelligence and poor character were concentrated in the lower classes, whose higher fertility would lead to a decline in genetic quality.  Galton spent his life working to reverse the trend.  He eventually convinced Darwin himself of the danger.  Biologist Alfred Russell Wallace wrote:
 In one of my last conversations with Darwin he expressed himself very gloomily on the future of humanity, on the ground that in our modern civilisation natural selection had no play and the fittest did not survive.
 It wasn’t until 1974 that Nobel prize winning physicist William Shockley called the process dysgenics.  Darwin went on to despair over the excessive breeding of “the scum.”  Data has always been needed on  whether his fears had been justified.  Richard Lynn brings together studies and data from the last 200 years dealing with the connection between fertility and intelligence/socioeconomic status from all over the world.  How afraid should we be? …………..
(continua a leggere: http://www.toqonline.com/2009/06/the-fall-of-man )
Ma il bello deve ancora venire.
(Continua)

P. S.
Mini bibliografia sull’eugenetica:  Piero S. Colla, Per la nazione e per la razza. Cittadini ed esclusi nel modello svedese (Carocci, Roma 2005); Luca Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese, 1934-1975 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2004); Edwin Black, The War Against the Weak: Eugenics and America’s Campaign to Create a Master Race (Four Walls Eight Windows, New York 2003); Richard Weikart, From Darwin to Hitler: Evolutionary Ethics, Eugenics, and Racism in Germany (Palgrave MacMillan, New York 2004).

IL MARXISMO E’ UNA CONSEGUENZA DELLA CORRUZIONE MATERIALISTICA DEL CAPITALISMO. Post dal 8 giugno al 28 giugno 2009

domenica, 28 giugno 2009

Il marxismo è una conseguenza della corruzione materialistica del capitalismo, IV. Documenti

Il presente post chiude la serie dei post dedicati al capitalismo.

Più che un post, questo è una raccolta di documenti a sostegno delle mie affermazioni sul liberalismo. Li pubblico per averli sempre comodamente a disposizione ogni volta che mi è necessario citarli.

Nel primo post della serie ho chiarito che bisogna distinguere fra liberalismo economico e liberalismo politico. In seguito, mi sono soffermata sul liberalismo economico. In ogni caso, io penso che non ci sia liberalismo economico senza liberalismo politico, ossia non ci sia capitalismo senza liberalismo. E penso anche che non ci sia liberalismo senza Cristianesimo. Staccandosi dal Cristianesimo, da cui è nato, il liberalismo si corrompe, divenendo materialismo pre-marxista. Gli “ingredienti” del liberalismo cristiano sono: etica capitalista e libertà economica in economia, legge naturale e teoria dello Stato minimo in politica. Nel primo articolo, ( “Catholicism, Protestantism, and Capitalism” ) il grande pensatore americano Murray Rothbard mette in evidenza come il liberalismo economico affondi le sue radici nella dottrina cattolica della legge naturale e nel razionalismo cattolico.

Molti pensano che la mia apologia del capitalismo sia in contraddizione con la dottrina sociale della Chiesa. In realtà, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI la pensano esattamente come me. Vedi: 2)  Dario Antiseri, “Novak. La nuova frontiera del capitalismo”, 3) Antonio Socci, “2009 crollo del capitalismo? Leggere Ratzinger e capire”  (da Libero, 4 gennaio 2009).

Molti si ostinano a credere che lo stato sociale scandinavo sia un modello all’avanguardia, che andrebbe adottato in tutti i paesi occidentali. Gli scandinavi, invece, si stanno sbarazzando di questo modello. Hanno avuto cinquant’anni per capire che lo stato sociale (ossia socialista) rovina gli esseri umani sia dal punto di vista economico che dal punto di vista morale. Vedi:4) IL FALLIMENTO DEL WELFARE NEI PAESI NORDICI (dati tratti da: Chresten Anderson, Dag Ekelberg, Hjörtur Gudmundsson, Johnny Munkhammar, Martti Nyberg, “Nordic Stars”, The Wall Street Journal, 16 marzo 2006 + Conferenza di Johnny Munkhammar all’hotel Duomo, 28 aprile 2006); 5) Per Bylund, “How the Welfare State Corrupted Sweden”.

Ho affermato che la povertà materiale dei popoli del Terzo mondo è effetto della povertà morale dei popoli del Terzo mondo, la quale a sua volta è effetto della mancata cristianizzazione. Ho affermato che l’Occidente non sfrutta il Terzo mondo ma anzi lo inonda di montagne di soldi e di aiuti. Ho affermato che queste montagne di soldi non fanno diminuire la povertà ma la fanno aumentare, alimentando corruzione e lassismo. Per avere affermato queste cose, sono diventata bersaglio di accuse di “razzismo”. Per fortuna, ho trovato almeno una africana che la pensa esattamente come me: Dambisa Moyo, autrice di “Dead Aid” (titolo che si riferisce provocatoriamente alla famosa manifestazione di Bob Geldof “Live Aid”). Sarà razzista anche lei? Vedi: 6) E. Occorsio, “Dambisa Moyo denuncia: Gli aiuti salvano i dittatori e condannano l’Africa”, Affari & Finanza, 18 maggio 2009. Infine, pubblico un interessante articoletto di Rino Cammillerisu Cina e Cristianesimo.

DOCUMENTI:

1) MURRAY N: ROTHBARD, “Catholicism, Protestantism, and Capitalism”, This memo, sent in May 1960 to the Volker Fund, was entitled “Readings on Ethics and Capitalism, Part I: Catholicism.”  (tradotto da me)

Secondo l’interpretazione standard (Weber, Protestant Ethic) il capitalismo nascerebbe col venire meno degli ostacoli medievali cattolici. Lo spirito dell’inchiesta scientifica avrebbe indebolito il dogmatismo scolastico e reso possibile il sorgere di un generale spirito individualistico e razionalistico; l’indebolimento dell’autorità della Chiesa avrebbe portato ad un generale individualismo in ogni campo; lo spirito e l’etica calviniste, enfatizzando il valore positivo del lavoro pesante e del guadagno, avrebbe portato ad una fioritura del capitalismo; la politica economica del lassez-faire sarebbe cresciuta nell’atmosfera protestante della Gran Bretagna (Adam Smith ecc.).

Così non la pensano Joseph A. Schumpeter (History of Economic Analysis, New York 1954), Marjorie Grice-Hutchinson (The School of Salamanca, Oxford 1952), Emil Kauder (“Genesis of the marginal Utility Theory”, Economic journal, settembre 1953; “Retarded Acceptance of the Marginal Utility Theory”, Quarterly Journal of Economics, novembre 1953; “Comment”, \\, agosto 1955), Raymond de Roover (“scholastic Economics: Survival and Lasting Influence  from the 16th Century to Adam Smith”, Quarterly Journal of Economics, maggio 1955). Rimarchevole la critica a Weber di H. M. Robertson, Aspect of Economic Individualism (London 1933). Robertson e gli altri puntualizzano che il capitalismo iniziò a fiorire non in Gran Bretagna, ma nei comuni italiani del XIV secolo, ovvero in aree decisamente cattoliche. La tesi è che il capitalismo, il liberalismo, il razionalismo e il pensiero economico iniziarono molto prima di Smith, e sotto auspici cattolici. E che gli ultimi sviluppi derivano, o in certi casi retrocedono rispetto alle prime idee cattoliche. Kauder attacca Smith e Ricardo per essere stati influenzati dal protestantesimo nello sviluppare la “teoria del valore del lavoro”, che ha comportato una battuta d’arresto rispetto agli scolastici italiani e francesi, metodologicamente individualisti. La “labor theory of value” ha avuto molte cattive conseguenze. Innanzitutto spianò la strada a Marx. In secondo luogo, la sua enfasi sui “costi che determinano i prezzi” ha incoraggiato l’idea che gli uomini d’affari innalzino i prezzi o le unioni tirino su i prezzi, piuttosto che l’inflazione governativa dell’offerta di denaro. Terzo, la sua enfasi sul “valore obiettivo e inerente” nei beni portò al tentativo “scientista” di misurare i valori, di stabilizzarli per mezzo della manipolazione governativa. (…) L’enfasi sui valori soggettivi dei singoli e l’utilità fu portata avanti dai grandi protestanti Grotius e Pufendorf, che erano direttamente influenzati dagli scolastici spagnoli (anche, come abbiamo visto, nel campo della legge naturale), e dagli economisti italiani De Volterra (metà del XVI  secolo), Davanzatti (fine del XVI secolo), Montanari (fine del XVII secolo), e specialmente Galiani (circa 1750). La teoria fu in seguito sviluppata da Turgot e Condillac, cattolici francesi (metà XVIII secolo). (…) Ora, Kauder puntualizza che il valore soggettivo italo-francese, i teorici dell’utilità erano cattolici, mentre i teorici del valore-lavoro: Petty, Locke, e Smith erano britannici protestanti. Kauder attribuisce questo precisamente all’enfasi calvinista sulla divinità del lavoro, all’opposto del pensiero cattolico, che solo considera il lavoro come un mezzo per sopravvivere. Gli scolastici, allora erano liberi di arrivare alla conclusione che il “giusto prezzo” era essenzialmente il prezzo liberamente competitivo stabilito sul mercato, laddove i britannici influenzati dal protestantesimo dovevano dire che il prezzo equo è il prezzo “naturale” dove “l’ammontare del lavoro scambiato in ciascun bene è lo stesso”. (…)  Vorrei aggiungere un ultimo commento, tuttavia. I più “dogmatici” laissez-fairists nel XIX secolo non erano gli inglesi, ma gli economisti francesi (cattolici). Bastiat, Molinari ecc. erano molto più rigorosi che i pragmatici liberali inglesi. Per ultimo, la teoria del laissez-faire fu fatta sbocciare in un bel fiore dai fisiocrati cattolici, che erano direttamente influenzati dal pensiero della legge naturale- diritti naturali.  Questo mi porta alla seconda grande influenza degli scolastici cattolici – la legge naturale, teoria dei diritti naturali. Certamente la legge naturale era un grande intralcio all’assolutismo di stato, e iniziò nel pensiero cattolico. Quindi: “La società era trattata (dall’aquinate) come un affare unicamente umano, e inoltre, come un mero agglomerato di individui portati insieme dai loro bisogni mondani… l’autorità derivava dal popolo… per delega. Il popolo è sovrano e un governante indegno può essere deposto. Duns Scoto arrivò più volte ad adottare una teoria del contratto sociale dello stato. Questo… argomento è profondamente individualista, utilitarista e razionalista…” (J. A. Schumpeter, History of Economic Analysis). Schumpeter mette anche in rilievo la difesa che l’aquinate fa della proprietà privata, Schumpeter menziona particolarmente lo spirito anti-statista dello scolastico Juan de Mariana, 1599. (…) Mentre la teoria dei diritti naturali del XVIII secolo era molto più individualistica e libertaria della versione scolastica, c’è una precisa continuità, qui. Lo stesso è vero per il razionalismo, essendo la ragione lo strumento principale usato dall’aquinate, e la ragione essendo stata combattuta dai protestanti, che pongono la loro teologia – e la loro etica – su basi più emozionali, o sulla diretta rivelazione.  Possiamo riassumere “come segue: 1) il laissez-faire di Smith e le visioni del diritto naturale discendevano dai tardi scolastici e dai fisiocrati cattolici; 2) i cattolici hanno sviluppato l’utilità marginale, le teorie economiche del valore soggettivo, e l’idea che il prezzo giusto è il prezzo di mercato, mentre i protestanti britannici innestarono una pericolosa e altamente statale teoria del valore-lavoro, influenzati dal calvinismo; 3) alcuni dei più “dogmatici” teorici del laissez-faire sono stati cattolici: dai fisiocrati a Bastiat; 4) il capitalismo iniziò nelle città italiane del XIV secolo; 5) i diritti naturali e altre visioni razionaliste discendono dagli scolastici.(…)  Sebbene tangenziale in questo particolare promemoria, vorrei anche caldamente raccomandare Erik von Kuehnelt-Leddihn, Liberty or Equality (Caldwell, Id., 1952), il nocciolo fondamentale della tesi secondo cui il cattolicesimo opera per uno spirito libertario mentre il protestantesimo lavora per il socialismo, e per uno spirito collettivista.

2)  Dario Antiseri, “Novak. La nuova frontiera del capitalismo”.

Michael Novak” ha dedicato una parte notevole della propria vita a spiegare con entusiasmo il fondamentale ruolo dell’iniziativa privata nella vita pubblica, il suo servizio a difesa della libertà viene ora doverosamente riconosciuto. Novak, infatti, ha raggiunto il pantheon dei vincitori del Templeton Prize for Progress in Religion, una lista che include Madre Teresa di Calcutta, Alexander Solgenitsin, Billy Graham e Charles Colson. Nel 1991, allorché apparve l’enciclica pontificia Centesimus annus, fu chiaro che l’opera di Novak aveva catturato l’attenzione di papa Giovanni Paolo II. Nel 1984 Lo Spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo venne tradotto e pubblicato illegalmente in Polonia, allora ancora comunista. Quando l’editore chiese a Novak come egli volesse essere remunerato, la sua risposta fu molto semplice: “Desidero una copia del libro per la mia biblioteca, e vorrei che una seconda copia venisse messa nelle mani del Papa polacco”. Questo scrive di Novak – in occasione del conferimento, nel 1994, del PremioTempleton – padre Robert Sirico, direttore dell’Action Institute for the Study of Religion and Liberty (Grand Rapids, Michigan). Michael Novak è nato nel 1933 in Pennsylvania. Ha studiato presso l’università Gregoriana di Roma e alla Catholic University of America di Washington. (…) “Tra tutti i sistemi di economia politica che si sono susseguiti nel corso della storia, nessuno ha tanto rivoluzionato la prospettiva della vita umana – prolungandone la durata, rendendo possibile l’eliminazione della povertà e della carestia,. ampliando in ogni campo le possibilità di scegliere e di affermarsi – quanto il capitalismo democratico”. Così Novak inizia Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo. E per “capitalismo democratico” intende tre sistemi in uno: “Un’economia prevalentemente di mercato; una forma di governo rispettosa dei diritti della persona alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità, e un sistema di istituzioni animate da ideali di libertà e giustizia per tutti”. Si tratta, dunque, di tre sistemi che funzionano come un tutt’uno; e questo tutt’uno è il capitalismo democratico. Per essere ancora più chiari, questi tre sistemi sono: “Una forma di governo democratica, un’economia basata su mercati e opportunità, e un sistema etico-culturale che è pluralistico e, nel senso più ampio del termine, liberale”. Il capitalismo democratico, dice Novak, è il sistema sociale di Stati Uniti, Giappone, Germania Occidentale (Novak scriveva prima della caduta del muro di Berlino dell’unificazione delle due Germanie) e di un’altra ventina di nazioni nel mondo. Questo legame “non è fortuito: la democrazia politica in pratica è compatibile solo con un’economia di mercato”. E “questi due sistemi aumentano e sono al meglio alimentati da una cultura liberale pluralistica”. Ora, però, di fronte alla nascita, al consolidarsi e all’azione dell’economia di mercato, le chiese – asserisce Novak – non capirono la novità. Accusarono l’economia di mercato di materialismo e individualismo. Papa Pio XI aveva detto che la tragedia del XX secolo era rappresentata dal fatto che la Chiesa aveva perduto la classe operaia. Senonché, sottolinea Novak, “una tragedia ancor più grave per essa fu quella di non aver capito le radici etico-culturali della nuova economia”. Il sentimento della solidarietà, il soccorso da prestare all’indigente e all’affamato sono ideali cristiani (e umani) fuori discussione. Ma, di fronte ai bisogni del povero, dell’affamato e dell’oppresso qual’è il sistema socio-economico in grado di liberare dalla schiavitù, dalla miseria e dall’oppressione dei potenti? All’interrogativo, afferma Novak, dobbiamo onestamente rispondere che il migliore sistema oggi a disposizione, per quanto ne sappiamo, è il capitalismo democratico.

3) Antonio Socci, “2009 crollo del capitalismo? Leggere Ratzinger e capire”  (da Libero, 4 gennaio 2009).

(…) Il crollo del comunismo del 1989 ebbe un’interpretazione ufficiale, tanto sbandierata quanto sbagliata. Fu il testo di Francis Fukuyama, “La fine della storia e l’ultimo uomo” (1992). Vi si proclamava l’Occidente democratico e capitalistico come universale approdo della storia del mondo. Il “trionfo dell’Occidente” – che pretendeva di concludere idealmente la storia – fu tradotto dagli Usa di Clinton con il “pensiero unico” del mercato e dell’uomo consumatore (il primato assoluto dell’economia ebbe la sua traduzione tecnocratica anche nell’Europa della moneta unica). (…) Finché è esplosa definitivamente la crisi del sistema americano. Ma perché siamo arrivati a questo? Dove abbiamo sbagliato? E’ inverosimile che ad accendere una luce siano coloro che hanno provocato la notte. Ma dov’è un intellettuale, un libro, un pensiero che può accendere una luce diversa nella notte? Consiglio un profetico saggio di Joseph Ratzinger del 1985 che annunciava (con anni di anticipo) sia il crollo del comunismo che del capitalismo liberista. E li prevedeva provocati da uno stesso errore filosofico. Da una stessa ideologia. Il saggio sarà ripubblicato su “Communio” di gennaio 2009 e probabilmente rappresenta una premessa dell’annunciata enciclica a cui si dice abbia collaborato pure Giulio Tremonti (che ha citato questo testo di Ratzinger nella sua recente prolusione alla Cattolica di Milano). In sintesi Ratzinger punta il dito sull’idea “risalente a Adam Smith” che sta alla base del pensiero liberista e della rapacità e degli errori che hanno portato gli Usa al collasso. Per questa idea “il mercato è incompatibile con l’etica, giacché i componenti volontaristicamente ‘morali’ sono contrari alle regole del mercato e non farebbero altro che tagliar fuori dal mercato gli imprenditori ‘moraleggianti’. Per questo l’etica economica è stata considerata per molto tempo come un ‘ferro di legno’, perché nell’economia si deve guardare solo all’efficienza e non alla moralità. La logica interna del mercato ci dispenserebbe dalla necessità di dover fare affidamento sulla moralità più o meno grande del singolo soggetto economico, in quanto il corretto gioco delle regole del mercato garantirebbe al massimo il progresso e pure l’equità della distribuzione”. Sebbene si definisca “liberista”, obietta Ratzinger, questa filosofia, nella sua essenza, è “deterministica” perché presuppone che “il libero gioco delle forze di mercato spinga verso una sola direzione, cioè verso l’equilibrio fra offerta e domanda, verso l’efficienza economica e il progresso”, con lo “sconcertante presupposto” che “le leggi naturali del mercato sono essenzialmente buone e conducono necessariamente al bene, senza dipendere dalla moralità della singola persona”.(…). Il marxismo, spiega Ratzinger, è un “determinismo” ancora più spinto, perciò più violento e fallimentare (“promette la totale liberazione come frutto di un determinismo”). Entrambi i casi si basano sull’utopia ideologica di un meccanismo così perfetto – come diceva Eliot – da rendere inutile all’uomo essere buono. Invece, spiega Peter Koslowski, “l’economia non è retta solo dalle leggi economiche, ma è guidata dagli uomini”. L’eliminazione del “fattore uomo” nel marxismo è stata radicale. Nel liberismo più sfumata, ma simile e alla fine il profitto come regola a se stesso ha prodotto il disastro. Occorre qualcosa che stia sopra al profitto e sopra al meccanismo della produzione. Ma qua la crisi planetaria si intreccia con la scelta individuale, con ciò che rende personalmente “buono” l’essere umano. Quindi con Dio. Tremonti nel suo libro “La paura e la speranza” ha il merito di averlo intuito. E di aderire all’appello della Chiesa – davanti a questa grande crisi di civiltà – di un radicale ripensamento delle nostre scelte individuali e collettive, di un’autocritica e di una grande conversione.

4) IL FALLIMENTO DEL WELFARE NEI PAESI NORDICI (dati tratti da: Chresten Anderson, Dag Ekelberg, Hjörtur Gudmundsson, Johnny Munkhammar, Martti Nyberg, “Nordic Stars”, The Wall Street Journal, 16 marzo 2006 + Conferenza di Johnny Munkhammar all’hotel Duomo, 28 aprile 2006).

Il modello nordico è una versione estremizzata del modello di stato assistenziale adottato da tutta l’Europa occidentale. In realtà il rilancio economico dei paesi nordici negli ultimi anni non è dovuto alle protezioni dello Stato assistenziale, ma alle recenti liberalizzazioni introdotta dai governi in questi paesi.  Svezia. Fra il 1890 e il 1950 la Svezia aveva il più alto tasso di crescita economica del pianeta. Il carico fiscale raggiungeva il 10-20% del reddito pro capite. Delle cinquanta più grandi compagnie svedesi tuttora esistenti, solo una nasce dopo il 1970. Dopo il mercato del lavoro viene rigidamente regolamentato e il carico fiscale sale fino a raggiungere il 50% del reddito pro capite nel 1980. La Svezia scende dal quarto posto nel 1970 al tredicesimo posto oggi per prodotto interno lordo. Ufficialmente il tasso di disoccupazione è del 6%, ma includendo anche le persone in età lavorativa che si fanno mantenere dallo stato, ad esempio i malati, il tasso di disoccupazione sale al 20%. Il tasso di disoccupazione giovanile è del 22%.  Ma qualcosa è cambiato. Dal 1990, il governo liberalizza il mercato delle telecomunicazioni e taglia la tassazione indiretta dall’87% (nel 1979) al 65 %. La concorrenza favorisce un abbassamento dei prezzi. Il sistema pensionistico viene regolamentato e nasce un sistema di assicurazioni private. Dal 1995 al 2004 la crescita della ricchezza è del 2,6%, contro lo 0,8% fra il 1985 e il 1994.  Norvegia. Il generosissimo welfare norvegese è finanziato con gli enormi ricavi del gas e del petrolio. Dal 1981 una coalizione di partiti non socialisti ha liberalizzato i mercati finanziari, abolito il monopolio statale sulle emittenti e introdotto ospedali privati. Quando il partito laburista è tornato al potere, ha scelto di non abbandonare queste conquiste. La coalizione di centrodestra, tornata al potere nel 2001, ha promosso la concorrenza fra scuole pubbliche e private. Ma un lavoratore norvegese su tre lavora ancora nel settore pubblico, la popolazione invecchia e intanto I Socialisti hanno di nuovo vinto le elezioni, nel 2005, promettendo meno mercato e più governo. Islanda. Alla fine degli anni Ottanta quest’isola era in preda al socialismo, molte imprese erano in mano allo stato, il carico fiscale era elevatissimo e il governo interferiva troppo nell’economia. Nei primi anni Novanta l’Islanda ha liberalizzato e le tasse alle imprese sono state tagliate dal 45% al 18%, mentre le tasse sui redditi sono passate dal 32,8% al 23,75%. Molte industrie di stato sono state privatizzate. Il prodotto interno lordo (GDP: gross domestic product) dell’Islanda è cresciuto del 4,3% annuo fra il 1995 e il 2005. Il potere d’acquisto (purchasing power) è aumentato dal 1995 e il tasso di disoccupazione è dell’1,6%.  “So please don’t use the Nordic countries to try to validate the big-state model. It’s just the opposite”.  Il modello migliore è misto: flessibilità del mercato unita ad un efficiente sistema di assicurazioni (anche per sostituire i sussidi di disoccupazione nei periodi in cui si rimane senza lavoro). Bisogna pure liberalizzare l’età della pensione. Lo Stato si occupi al massimo di un 20% dei poveri, non del 100% della popolazione. Bisogna fare le riforme e tapparsi le orecchie di fronte alle proteste. La Tatcher ha fatto così ed è stata eletta tre volte.

5) Per Bylund, “How the Welfare State Corrupted Sweden”. 

Posted on 5/31/2006  [Subscribe at email services, tell others, or Digg this story.]

(…) The political change as the children of the welfare state grew up and started taking part in politics was massive. The rather communist student revolts of 1968 were probably the peak of this radical generation demanding more for themselves through state redistribution; they claimed no personal responsibility for their lives, nor ever thought of having to pitch in themselves. “I’m in need,” they argued, and from that claim they directly inferred a right to satisfy that need — be it food, shelter, or a new car. (…) This change in perception was, as we have seen, preceded by a change in values. The societal change also changed the conditions for philosophy, and new strange and destructive theories emerged. The children of this generation, born in the 1970s, ’80s, and ’90s commonly had a “free” upbringing (based on the ideals of 1968), essentially meaning a childhood “free from rules” and “free of responsibility.” For this generation there is no causality whatsoever in social life; whatever you do is not your responsibility — even having children. These are the current younger adults in Swedish society. I am myself part of this second generation of people raised with and by the welfare state. A significant difference between my generation and the preceding one is that most of us were not raised by our parents at all. We were raised by the authorities in state daycare centers from the time of infancy; then pushed on to public schools, public high schools, and public universities; and later to employment in the public sector and more education via the powerful labor unions and their educational associations. The state is ever-present and is to many the only means of survival — and its welfare benefits the only possible way to gain independence.  This degenerated morality and lack of understanding for the real and natural order of things is also evident in areas requiring personal responsibility and respect for fellow men and women. The elderly are now treated as ballast rather than human beings and relatives. The younger generations feel they have a “right” to not take responsibility for their parents and grandparents, and therefore demand the state relieve them of this burden. Consequently, most elderly in Sweden either live depressed and alone in their homes, waiting for death to come their way, or they have been institutionalized in public elderly collective living facilities with 24/7 surveillance so as to alleviate the burden on the younger working generations. Some of them get to see their grandchildren and relatives only for an hour or two at Christmas, when the families make an effort to visit their “problems.” But the elderly aren’t the only one’s finding themselves in the periphery of welfare society while the state is looking after its working population. The same goes for the youngest who are also delivered to the state for public care rather than being brought up and educated by their parents. My mother, a middle school teacher, has had to face her pupils’ parents demanding she do “something” about their stressful family situation. They demand “society” take responsibility for their children’s upbringing since they have already spent “too many years” caring for them. (“Caring” usually means dropping them off at the public daycare center at 7 am and picking them up again at 6 pm.). They loudly stress their “right” to be relieved from this burden. The problems caused at home by disobedient, out-of-control children are to be solved in the classrooms by school personnel and at daycare centers by kindergarten staff. Children should be seen but not heard, and they should absolutely not intrude on their parents’ right to a career, long holidays abroad, and attending social events. In order to have the adult generation working and creating wealth that can be taxed (current tax rates for low income earners are at approximately 65% of earnings), the Swedish welfare state continuously launches progressive programs to protect them from incidents and problems. Welfarist freedom is a trouble-free, responsibility-free, and benefits-rich existence created by the welfare state. What we are now seeing in Sweden is the perfectly logical consequence of the welfare state: when handing out benefits and thereby taking away the individual’s responsibility for his or her own life, a new kind of individual is created — the immature, irresponsible, and dependent. In effect, what the welfare state has created is a population of psychological and moral children — just as parents who never let their children face problems, take responsibility, and come up with solutions themselves, make their offspring needy, spoiled, and utterly demanding. The spoiled-children analogy is proving true in the everyday lives of people working in the public sector, facing the populations’ demands. I’ve learned it is not uncommon for young parents to reprimand teachers because homework is an “unnecessary” pressure on the young. The children have a right to knowledge, but apparently they should not be exposed to education since it requires study and effort. The role of teachers is obviously to supply children with knowledge they can consume without having to reflect on it or think about it (or even study). Having to do something yourself is “oppressive.” A “must,” even if an effect of the laws of nature, is utterly unfair and a violation to one’s right to a trouble-free life. Nature itself, along with its laws, becomes a “burden.”

Per Bylund works as a business consultant in Sweden, in preparation for PhD studies. He is the founder of Anarchism.net. Send him mail. Visit his website. Comment on the blog.
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6) E. Occorsio, “Dambisa Moyo denuncia: Gli aiuti salvano i dittatori e condannano l’Africa”, Affari & Finanza, 18 maggio 2009

“Negli ultimi 60 anni sono stati erogati sussidi per oltre mille miliardi di dollari. Le sembra che questi siano serviti a migliorare le condizioni di vita del continente? La situazione non solo è peggiorata ma è affondata oltre ogni ragionevole limite. (…) – Quale è il meccanismo che per cui gli aiuti si trasformano in un danno? – Il primo e il più conosciuto è che finiscono nelle tasche di dittatori spregiudicati e sanguinari anziché essere distribuiti alla popolazione, (…) Anche astraendoci da questi casi perversi, gli aiuti determinano un meccanismo che chiamerei di welfare. I governi sono demotivati dall’assumere iniziative di vero sviluppo, di vera crescita del tessuto industriale, agricolo e dei servizi, perché sanno che comunque verranno rifinanziati presto dal generoso occidente. Pensano piuttosto a creare intanto degli eserciti forti perché fanno sempre comodo a chi è al potere, e poi delle strutture burocratiche ameboidi che hanno il solo scopo di conservare lo status quo, perché la condizione attuale è quella che più conviene: restare sottosviluppati perché così arriveranno presto altri aiuti, e poi altri e poi altri. (…) Pensi all’India: nel 2004 il governo chiese all’occidente di smettere di inviare aiuti. Da quel momento il paese si è trasformato in uno dei più straordinari esempi di sviluppo del pianeta”.

7) Rino Cammilleri su Cina e Cristianesimo.

“Pare che in Cina, al di là delle notizie addomesticate che le autorità comuniste hanno interesse a far trapelare, le conversioni al cristianesimo si moltiplicano a ritmo inaudito. Malgrado la repressione. E’ vero, dunque, che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani, come anticamente si diceva? Anche. Ma è possibile che ci sia anche una ragione sociologica. Infatti, i popoli che dall’Occidente hanno importato sistemi politici ed economici, tecnologie e metodi produttivi non possono a lungo reggere la schizofrenia di filosofie non compatibili con (o diametralmente opposte a) quella occidentale” (R. Cammilleri, Il giornale, 22 giugno 2006).

mercoledì, 24 giugno 2009

Il marxismo è una conseguenza della corruzione materialistica del capitalismo, III

Nel post precedente abbiamo visto che lo Stato assistenziale è figlio del divorzio fra l’economia  e la morale. Lo Stato assistenziale, in sostanza, libera i cittadini alle catene della morale. Mentre i cittadini si abbandonano al loro egoismo, lo Stato assistenziale si impegna a fare la carità al loro posto.

Oggi la separazione dell’economia dalla morale si approfondisce, divenendo antagonismo. La conseguenza di questo antagonismo è l’ipertrofia dello Stato. Nel concreto, oggi gli interessi delle aziende (che rispecchiano le leggi meramente materiali dell’economia) sono perennemente in conflitto con le esigenze dei lavoratori (che grosso modo rispecchiano le esigenze della morale). Fra i due litiganti il terzo, cioè lo Stato, gode. È infatti lo Stato che si incarica di trovare un compromesso fra le esigenze dell’economia e le esigenze della morale, supervisionando “l’accordo fra le parti” e spostando i soldi da una parte all’altra mediante i canali fiscali.

Licenziamento del poeta (http://licenziamentodelpoeta.splinder.com/ ) testimonia che oggi i manager che non uscirebbero mai di casa senza l’Economist nella ventiquattrore escludono a priori che lavoratori e aziende possano andare d’accordo: “Le aziende non nascono come distributori di ricchezza, ma come collettori. La redistribuzione è compito di altre parti: in particolar modo, dello Stato sociale (…) E’ lo Stato che deve intervenire. Sono i cittadini che devono lottare, sul fronte sociale e sindacale, affinché lo Stato cominci a mungere lo sceicco e ridistribuire la ricchezza ai cittadini.(…) Oggi le aziende pensano a ridurre i costi e massimizzare i profitti, punto. Né si possono biasimare i manager per questo atteggiamento: proteggere i diritti dei lavoratori non è compito dei manager, ma dei sindacati. Un buon manager è rispettoso delle parti sociali ma non si identifica con esse: l’azienda sta da una parte, i lavoratori da un’altra. E gli interessi delle due categorie non coincidono. Sono stato sindacalista per anni, 1prima di diventare manager, e ti assicuro che anzi, gli interessi non potrebbero essere più divergenti”. Scusa, Licenziamento, se cito ancora le tue parole occasionali, ma sono troppo significative per lasciarle cadere.

Jacques Maritain trova le radici di questa assoluta divergenza fra gli interessi dei lavoratori e gli interessi delle aziende nello spirito cartesiano: “Per Cartesio, come si sa, l’essere umano è sdoppiato in due sostanze ciascuna delle quali è completa: spirito puro ed estensione geometrica. Un angelo che guida una macchina. Trasferite questa concezione nell’ordine delle relazioni politiche ed economiche. (…) Si concepirà allora un meccanismo politico ed economico analogo alla macchina del corpo nella filosofia cartesiana, meccanismo nel quale non regneranno che leggi naturali dello stesso tipo di quelle della meccanica o della chimica. (…) Comunque, ciò che interessa è che, in una simile concezione, la politica e l’economia hanno fini propri specificatori, che non sono fini umani, ma fini perfettamente materiali. La politica ha per fine la prosperità, la potenza e il successo materiali dello Stato, e tutto ciò che porta al conseguimento di questo fine, – perfidia e ingiustizia incluse – è politicamente buono. L’economia ha per fine l’acquisizione e l’aumento illimitato delle ricchezze, la ricchezza materiale come tale. E tutto ciò che porta al conseguimento di questo fine – perfino l’ingiustizia, perfino condizioni di vita oppressive e inumane, – è economicamente buono. La giustizia, l’amicizia e tutti i valori veramente umani diventano di conseguenza estranei alla struttura della vita politica ed economica come tali, e se la moralità interviene con le sue specifiche esigenze, sarà soltanto entrando in conflitto con la realtà politica ed economica” (J. Maritain, Religione e cultura, Morcelliana, Brescia, pp. 29-30, titolo originale: Religion et culture, Paris 1946).

L’uomo post-moderno è allo stesso tempo un homo oeconomicus e un edonista. Egli è talmente impegnato a fare i suoi interessi, che non ha il tempo di aiutare i bisognosi. Egli è talmente impegnato a godersi la vita, che non ha tempo di provvedere nemmeno ai suoi propri bisogni. Così affida allo Stato il compito di provvedere ai suoi propri bisogni e ai bisogni degli altri con i soldi delle tasse. Pure di essere lasciato al suo egoismo, l’uomo post-moderno accetta di consegnare allo Stato gran parte del suo stipendio. In cambio, lo Stato gli garantisce la pensione, la sanità, l’istruzione e tutto il resto.

Dunque il cittadino appalta tutte le responsabilità allo Stato. Ma lo Stato non è una persona responsabile. I cittadini che lavorano all’interno degli apparati statali non sono infatti meno egoisti degli altri cittadini. Le scuole e gli ospedali di Stato, per dirne solo due, sono necessariamente dispendiosi ed inefficienti. Dal momento che il loro posto di lavoro è fisso e il loro stipendio è svincolato dal merito, quasi tutti i dipendenti dello Stato tendono a diventare dei “fannulloni”. Non illudetevi: quando i controlli di Brunetta si allenteranno, i fannulloni torneranno a prosperare negli uffici pubblici. Mentre gli impiegati statali battono la fiacca, i burocrati di più alto livello e i politici passano il tempo a giocare a monopoli, pardon, tangentopoli. Non illudetevi: negli ambienti pubblici la corruzione non è l’eccezione ma la regola. Per estirpare la corruzione dalla faccia della terra, bisognerebbe estirpare il peccato originale dal cuore dell’uomo. Ma nessun uomo può estirpare il peccato originale dal cuore dell’uomo. A causa del peccato originale, gli uomini sono capaci di resistere a tutto fuorché alle tentazioni (parafrasando Oscar Wilde). La tentazione della corruzione ha la stessa potenza delle tentazioni della carne. Chiunque troverebbe difficile resistere a lungo alle tentazioni della carne, se venisse tentato tutti i giorni da uno stuolo di tentatrici. Analogamente, chiunque troverebbe difficile resistere alla tentazione di infilarsi in tasca, di nascosto, un po’ di denaro pubblico, se il denaro pubblico lo avesse sempre sotto il naso. Chiunque troverebbe difficile non farsi corrompere, se tutti i giorni ci fosse qualcuno che tenta di corromperlo. Tutti gli uomini sono corruttibili, i burocrati e i funzionari di Stato sono uomini e quindi sono corruttibili. Di fatto, solo pochi di loro non hanno mai sgarrato in vita loro. La cronaca di questi giorni ci informa che non molti parlamentari inglesi sono capaci di resistere alla tentazione di farsi rimborsare illecitamente le spese pazze dai contribuenti.

Insomma, la corruzione è legata Stato assistenziale come il peccato originale è legato all’uomo. E la corruzione ha ovviamente delle ricadute negative sull’economia. Ma più che dalla corruzione, l’economia è danneggiata dall’eccessiva invadenza dello Stato. Anche se la corruzione non esistesse, anche se tutti i burocrati e i funzionari statali fossero santi, l’ipertrofia dello Stato assistenziale avrebbe ugualmente effetti negativi a lungo termine sull’economia. Tutte le volte che lo Stato cerca di guidarla, l’economia va a sbattere. Come accennavo, è opinione comune che il New Deal abbia risanato l’economia americana, ponendo fine alla crisi iniziata nel 1929. In realtà, il New Deal trasformò la crisi del 1929 in una Grande Depressione. Infatti, come accennavo, curare una economia malata con l’aumento della spesa pubblica e delle tasse è un po’ come curare un anemico con i prelievi di sangue.

Scrive  Patrick J. Buchanan: “La Depressione durò fin quando gli ordinativi dagli Alleati riportarono in vita l’industria americana. Prima del 1940, la disoccupazione non andò una sola volta al di sotto del 14 per cento. Nel maggio del 1939, il segretario del tesoro Henry Morgenthau testimoniò: ‘Stiamo spendendo più denaro di quanto ne abbiamo mai speso, e non funziona… Io vorrei che questa nazione fosse prospera. Vorrei che la gente trovasse lavoro. Vorrei che la gente avesse abbastanza da mangiare. Non abbiamo mai tenuto fede alle nostre promesse… Io dico che dopo otto anni di questa amministrazione abbiamo tanta disoccupazione quanta ne avevamo quando iniziammo… e in più un debito enorme’. Politicamente, il New Deal fu un successo schiacciante (…) Tuttavia, dal punto di vista economico il New Deal fu un disastro, mancando completamente l’obiettivo di restaurare la prosperità. Malgrado l’indottrinamento di generazioni di scolari da parte della propaganda del New Deal, questa è la dura verità” (“Obama’s Choice: FDR or Reagan”, 01/09/2009 http://www.humanevents.com/article.php?id=30214 ).

Quando lo Stato si ingrandisce troppo, schiaccia la società. In primo luogo, l’enorme e ingovernabile massa di denaro proveniente dalle tasche dei cittadini alimenta la corruzione. In secondo luogo, i servizi forniti dallo Stato sono per definizione dispendiosi e inefficienti. In terzo luogo, i piani di intervento dello Stato nell’economia non fanno mai bene all’economia. Se vuole fare il bene della società, lo Stato deve cominciare a ridurre le sue dimensioni (finché diventa “Stato minimo”) e abbassare l’aliquota fiscale al minimo indispensabile. Se vogliono pagare meno tasse, i cittadini devono sforzarsi di essere meno egoisti ed irresponsabili. Devono aiutare in prima persona i meno fortunati e risparmiare per provvedere a se stessi e alle loro famiglie.

Prima che le tenebre illuministe scacciassero la luce della fede, in Occidente non esisteva uno stato assistenziale. Era la carità a spostare i soldi dalle tasche dei più ricchi a quelle dei più poveri. Per guadagnare la salvezza eterna, i più fortunati donavano spontaneamente parte delle loro sostanze agli ordini religiosi che si occupavano dei poveri. A volte donavano tutto e prendevano i voti. Inoltre, i cristiani erano educati a risparmiare per provvedere a se stessi e alle loro famiglie. In effetti, la famiglia era una sorta di Stato assistenziale in miniatura.

Abbiamo visto che lo Stato assistenziale è chiamato a pagare il conto dei disastri provocati dai comportamenti irresponsabili degli attori economici. Ebbene, è necessario che tutti gli attori economici imparino a comportarsi in maniera morale e responsabile. Più precisamente, è necessario ricongiungere l’economia alla morale. Leggiamo ancora Maritain: “Le leggi politiche ed economiche non sono leggi puramente fisiche, come quelle della meccanica o della chimica, sono leggi dell’azione umana, che investono i valori morali. La giustizia, la bontà, il retto amore del prossimo sono parti essenziali della stessa struttura della realtà politica ed economica. Una perfidia non è soltanto una cosa proibita dalla morale individuale, è cosa politicamente cattiva, che tende a distruggere l’integrità politica del corpo sociale. L’oppressione dei poveri e la ricchezza presa come fine a se stessa non sono soltanto proibite dalla morale individuale, sono cose economicamente cattive, che cozzano contro il fine stesso dell’economia, perché questo fine è un fine umano” (J. Maritain, op. cit., p. 31).

Dunque, oggi è più che mai urgente riunire l’economia alla morale. Ma non basta. È necessario che l’economia di mercato riscopra le sue radici cristiane. Infatti il capitalismo è figlio del Cristianesimo. Cinquanta anni fa Max Weber sosteneva che il capitalismo era figlio dell’etica protestante. Ebbene, Weber aveva torto marcio. Infatti il capitalismo è nato molto prima del protestantesimo. È nato nel Medioevo. Ha visto la luce nei conventi benedettini ed è cresciuto nei comuni italiani (verità ribadita di recente da quasi tutti gli studiosi americani, in primo luogo Rodney Stark e Thomas Woods).  Gli scolastici esaltavano il ruolo dell’iniziativa privata e del libero mercato, gettando così le basi della moderna dottrina liberale cristiana-conservatrice. Insomma, non c’è liberalismo senza valori di Cristo, ossia senza i valori della ragione.

venerdì, 19 giugno 2009

Il marxismo è una conseguenza della corruzione materialistica del capitalismo, II

 Nel post precedente abbiamo visto che il liberalismo materialistico apre la strada al materialismo dialettico marxista. Impregnati di materialismo dialettico, ovviamente senza saperlo, gli uomini post-moderni concepiscono l’economia come la fonte di tutti i valori morali. Oltre che al materialismo dialettico, il liberalismo materialistico apre la strada alla concezione moderna dello Stato assistenziale. Ora, lo Stato assistenziale non è altro che uno Stato totalitario “moderato”.

 Torniamo un attimo ad Adam Smith (1723–1790). L’economista inglese teorizza l’indipendenza dell’economia dalla morale. L’economia, secondo Smith, non dovrebbe essere regolata da altro che dalla ”mano invisibile”, ossia dall’insieme delle sue proprie leggi materiali, le quali avrebbero lo stesso carattere delle leggi della fisica. Infatti l’economia sarebbe regolata da “forze” analoghe alle forze che regolano l’universo fisico. La prima delle “forze” dell’economia sarebbe l’ egoismo individuale temperato da vaghi “sentimenti di simpatia” per il prossimo. La “mano invisibile” in primo luogo avrebbe il potere di comporre gli interessi dei  “lupi”  e gli interessi degli “agnelli”; in secondo luogo, renderebbe più ricchi sia i “lupi” che gli “agnelli”. Fuor di metafora, la “mano invisibile” da una parte incrementerebbe la produzione della ricchezza all’interno di una società, dall’altra “ridistribuirebbe” equamente la ricchezza prodotta (o diremmo prodotto interno lordo) fra tutti i membri della società. In sostanza, la “mano invisibile”, pur basandosi  sull’egoismo, avrebbe anche delle virtù “altruistiche”.

 Haimé, non è così. Laddove nessuna legge frena i loro appetiti (che sia la legge interiore della morale o la legge dello Stato o entrambe le cose), i “lupi” si mangiano tranquillamente gli agnelli. E così, all’interno di un’economia di mercato basata sui principi del liberalismo materialistico “la libertà per i lupi è la morte degli agnelli” (Isaiah Berlin). E in effetti fra la fine del diciottesimo secolo e la seconda metà del secolo successivo, quando il liberalismo materialistico era l’ideologia dominante in Europa, i “proletari” non stavano affatto bene. Le disuguaglianze sociali si approfondivano sia nell’Inghilterra di Charles Dickens che nella Francia di Victor Hugo. Certo, la voracità fiscale degli Stati nazionalistici era una causa non secondaria della miseria delle masse proletarie. Ma certamente i capitalisti non si sforzavano di alleviare questa miseria.

 Impoverite dal fisco e dalla “mano invisibile”, le masse proletarie si lasciavano incantare da tutte le sirene socialiste che incontravano: Saint-Simon, Fourier e il solito Karl Marx. Tutti pensano che il marxismo sia il “contrario” del liberalismo materialistico. In realtà, ne è il figlio (e non a caso, Marx aveva studiato attentamente i testi dei liberali Adam Smith e di David Ricardo). Come ho detto, Smith teorizza la separazione fra l’economia e la morale. Ebbene, Marx non solo non critica questa separazione ma la approfondisce, sostituendo la micro-utopia della “mano invisibile” con la macro-utopia della “società perfetta”. Come  tutti gli illuministi, Marx pensa che l’uomo sia fondamentalmente buono. Sintetizzando mirabilmente tutto il pensiero illuminista, J.J. Rousseau Rousseau scrisse:  “l’uomo è buono ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). Ebbene, Marx ha una idea geniale: per cambiare l’uomo bisogna cambiare le istituzioni. All’interno della perfetta società comunista, secondo Marx, l’uomo riacquisterebbe automaticamente la sua bontà originaria. Tuttavia, paradossalmente, quest’uomo ridiventato buono non avrebbe bisogno alcuno di fare il bene. Infatti la perfetta macchina sociale in cui è inserito eliminerebbe alla radice ogni genere di bisogno e di povertà. Non essendoci più poveri e bisognosi, l’uomo nuovo non saprebbe a chi fare la carità.

 Il comunismo si è rivelato essere una medicina infinitamente peggiore del male che doveva curare. A dire il vero, il comunismo non si è mai realizzato perché è irrealizzabile. Invece del comunismo, i sovietici hanno realizzato il socialismo reale. Quando funziona a pieno regime, la macchina socialista moltiplica e ridistribuisce la povertà con estrema efficienza. A parte questo, bisogna sottolineare che Marx, come Smith, libera l’uomo dal peso della morale. Sia il mercato immaginato da Smith sia la società immaginata da Marx farebbero il bene al posto dell’uomo. Sulla strada della separazione fra l’economia e la morale si incammina anche l’utilitarista inglese John Stuart Mill (1806 1873). In maniera molto brillante, egli fonde il liberismo economico di Smith con la concezione egheliana e marxista dello Stato etico, gettando le basi del moderno welfare.

 Mill ritiene, non a torto, che la “mano invisibile” (la cui componente principale, ricordiamolo, è l’egoismo) incrementi la produzione della ricchezza all’interno della società ma non possa in alcuna maniera ridistribuire la ricchezza prodotta fra i membri della società. Con spirito pragmatico, Mill affida il compito di ridistribuire le ricchezze allo Stato. Mill immagina uno Stato ideale e lo paragona al mulino. Come un mulino trasforma in energia, utile all’uomo, la forza cieca, potenzialmente distruttiva, di una massa  d’acqua, così lo Stato ideale utilizza in maniera “altruistica” l’enorme massa delle ricchezze prodotte dalla forza cieca degli egoismi individuali. Nel concreto, Mill vuole che lo Stato sposti soldi dalle tasche dei più ricchi alle tasche dei più poveri attraverso il canale fiscale, garantendo così “la felicità per il maggior numero di persone” (concetto caro agli utilitaristi inglesi).

 Il più importante e influente discepolo di Mill è stato il britannico John Maynard Keynes (1883 –1946), il cui nome è spesso citato in questi giorni di crisi. Come è noto,

la crisi scoppiò in America nel 1929 e si estese rapidamente, come un virus, in tutti i paesi occidentali. Ebbene, Keynes sosteneva lo Stato avrebbe potuto dare un impulso fondamentale all’economia stagnante aumentando la spesa pubblica. Roosevelt diede retta a Keynes e varò il New Deal, che prevedeva la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro più o meno utili nel settore delle opere pubbliche.  L’unico piccolo problema è che  l’aumento inconsulto della spesa pubblica implicava l’aumento inconsulto delle tasse. Oggi è opinione comune che il New Deal abbia curato efficacemente l’economia americana, ponendo fine alla crisi. Chissà. Sta di fatto che la crisi è iniziata nel 1929 ed è finita solo dopo la guerra. In effetti, curare una economia malata con la spesa pubblica, ossia con le tasse, è un po’ come curare un anemico togliendogli il sangue.

Se quello di Hegel e  Marx è lo “Stato etico”, invece quello di Mill si potrebbe definire lo “Stato altruista”. Ma lo “Stato altruista”, paradossalmente, è espressione di una società sommamente egoista. Lo “Stato altruista” dice ai cittadini: “Continuate pure ad essere egoisti, non sforzatevi di fare del bene al prossimo che tanto al prossimo ci penso io”. Non a caso, oggi sono proprio gli ultra-liberisti ortodossi come Francesco Giavazzi a difendere concetto di Stato “altruista” o assistenziale. Ancora ricordo quello che Giavazzi disse nel corso di una trasmissione all’indomani della crisi finanziaria del settembre 2008. Gratta gratta, in fondo ai suoi discorsi politicamente corretti c’è l’idea che i banchieri e i finanzieri abbiano tutto il diritto di essere egoisti e irresponsabili, e che ci debba pensare lo Stato “ammortizzare i costi sociali” ossia a pagare il conto delle loro azioni irresponsabili. Le banche e le aziende falliscono a causa delle imprudenze dei banchieri e dei finanzieri? Niente paura, ai disoccupati ci pensa lo Stato, ossia i contribuenti.  In altre parole, i contribuenti poveri oggi pagano il conto delle malefatte dei banchieri e dei finanzieri ricchi.


(continua)

lunedì, 15 giugno 2009

Il marxismo è una conseguenza della corruzione materialistica del capitalismo, I

 La parola “ideologia” richiama subito alla mente la parola “marxismo”. In realtà non esiste solo il marxismo. Esistono centinaia o migliaia di diverse ideologie. Si potrebbe dire che ognuno di noi si fabbrica la sua propria ideologia personale. Tutte le ideologie si basano su una medesima idea di fondo: tutto il male del mondo in tutte le sue forme (violenza, povertà ecc.) è una conseguenza delle malefatte di una sola categoria di individui, quindi per eliminare il male in tutte le sue forme è necessario eliminare questa categoria di individui.

 Secondo i nazisti, i responsabili di tutto il male del mondo sarebbero gli ebrei; secondo i marxisti, i responsabili di tutto il male del mondo sarebbero i borghesi capitalisti. Secondo i neo-giacobini dell’Italia dei Valori, un certo numero di “corrotti” infiltrati nelle istituzioni sarebbero responsabili di tutto il male d’Italia (i neo-giacobini fingono di ignorare che i giudici non sono meno corrotti dei “corrotti” che pretendono di giudicare). Con estrema coerenza, i nazisti hanno cercato di eliminare fisicamente tutti gli ebrei, mentre i bolscevichi hanno cercato di eliminare fisicamente tutti i borghesi e i “kulaki”. Di Pietro si accontenterà, forse di eliminare i “corrotti” solo moralmente, condannandoli alla morte civile.  A parte questo, tutti sanno che i nazisti hanno massacrato “scientificamente” qualche milione di ebrei (adesso non ho i dati precisi sottomano). Pochi, invece, sanno o ricordano che i comunisti hanno massacrato “scientificamente” un numero nettamente superiore di “nemici del popolo”. Se osi parlare in pubblico degli orrori del comunismo, ti arrivano addosso raffiche di insulti, offese e talora minacce. Da quando ha pubblicato uno studio sulle stragi dei partigiani rossi, Giampaolo Pansa deve guardarsi alle spalle. I giovani fumatori d’oppio marxista con i capelli rasta lo hanno più volte aggredito verbalmente e pure velatamente minacciato.

  Ma andiamo oltre. Prima del comunismo e del nazismo, la cultura illuminista ed apostata ha prodotto l’ideologia liberal-materialistica. Sebbene sia più piccola e meno devastante, questa ideologia ha comunque preparato la strada al marxismo. Premetto che io sono liberale, fieramente liberale. Dal mio punto di vista, liberalismo significa libertà da tutte le ideologie, anche dall’ideologia liberal-materialistica. Dal mio punto di vista, non c’è liberalismo senza Cristianesimo. Quando si stacca dal Cristianesimo, il liberalismo si corrompe.
  Ora, esistono tanti liberalismi quanti sono i pensatori liberali. Inoltre, bisogna distinguere fra liberalismo politico e il liberalismo economico o “liberismo”. Se il liberalismo politico si incentra sulla teoria dello “Stato minimo” (di cui non parlo in questa sede), invece il liberalismo economico si incentra sulla teoria della “mano invisibile”. Come tutti i cattolici liberali, io personalmente accolgo la teoria dello “Stato minimo” mentre respingo la teoria della “mano invisibile”. Elaborata da Adam Smith, questa teoria è stata più volte riveduta e modificata, ma mai respinta, dai pensatori liberali successivi. Ebbene, la teoria della “mano invisibile” è al cuore di quello che chiamo liberalismo ideologico o materialistico.
  Adam Smith usa l’immagine della “mano invisibile” per indicare l’insieme delle leggi puramente economiche che regolano l’economia di mercato, in primo luogo la legge della domanda e dell’offerta. All’interno dell’economia di mercato, ogni individuo dovrebbe limitarsi a fare i suoi interessi egoistici, liberandosi da ogni preoccupazione “altruistica”. Limitandosi a fare i suoi interessi egoistici, egli non danneggerebbe in nessuna maniera gli interessi degli altri individui, anzi li favorirebbe. La “mano invisibile” avrebbe infatti il potere di comporre fra loro gli interessi degli uni e gli interessi degli altri, producendo un vantaggio generale per tutti.  Dunque, l’economia di mercato non dovrebbe essere regolato da altro che dalla “mano invisibile”, ossia dalle sue proprie leggi economiche. Lo Stato non dovrebbe fare altro che “lasciare fare”  (“laissez faire”)  agli individui.
  Dunque Smith non vuole che lo Stato controlli l’economia. Ora, lo Stato può “controllare” l’economia in diverse maniere. Può esercitare un controllo totale, nazionalizzando tutte le imprese e sopprimendo l’iniziativa privata. Dove l’economia è sotto il controllo totale dello Stato (ad esempio, nei paesi del blocco sovietico ieri e in molti paesi del Terzo Mondo oggi), la povertà aumenta senza controllo. Una economia di Stato è, sostanzialmente, una economia distrutta. Quindi, siamo tutti d’accordo che lo Stato non dovrebbe mai e poi mai esercitare un controllo totale sull’economia. Ma lo Stato (e qui penso allo “Stato minimo”) può anche esercitare sull’economia un controllo minimo, ossia limitarsi ad imporre agli attori economici il rispetto di determinate regole morali di giustizia. Ad esempio, può imporre il rispetto di certe regole prudenziali all’interno dei mercati finanziari (per rimanere nell’attualità). In termini metaforici, lo Stato minimo dovrebbe limitarsi a punire i “lupi” che opprimono economicamente gli “agnelli”. Ebbene, Smith non ammette neppure questo tipo di controllo minimale.  Dal suo punto di vista, lo Stato non dovrebbe preoccuparsi di punire i “lupi”, in quanto la “mano invisibile” metterebbe sempre infallibilmente d’accordo l’ingordigia del lupi con l’incolumità degli agnelli. In termini più generali, Smith ritiene che sia deleterio sovrapporre delle regole di ordine morale alle regole puramente economiche dell’economia medesima.
  Come abbiamo visto, Smith vieta allo Stato di esercitare ogni tipo di controllo sull’economia. Esasperando le idee di Smith, gli anarco-capitalisti del ventesimo secolo (il cui movimento è in ogni caso molto marginale) vieteranno allo Stato di esistere. Se il nazicomunismo addossa la responsabilità di tutto il male del mondo ad una sola categoria di individui, invece l’anarco-capitalismo la addossa ad una istituzione: lo Stato. Secondo gli anarco-capitalisti, basterebbe eliminare lo Stato per trasformare la terra in un paradiso o in qualcosa che gli somiglia. Secondo loro, la “mano invisibile” basterebbe da sola a garantire la giustizia terrena, mandando sempre e infallibilmente “fuori mercato”i lupi, i criminali e perfino i dittatori. Dunque l’anarco-capitalismo si basa ancora sulla teoria genuinamente materialistica della “mano invisibile”. E non basterà rivestire questa teoria di nobili intenzioni cristiane, o addirittura di dotte riflessioni teologiche basate sul Vangelo (come fa l’americano Rockwell), per renderla meno materialistica e meno utopica. Perché in effetti la “mano invisibile” ha qualche sfumatura utopica, che fa pensare subito al marxismo.

Come è noto, la perfetta società comunista immaginata da Karl Marx non si è mai realizzata. A dire il vero, non si  mai realizzata perché non è realizzabile, non su questa terra (i sovietici hanno realizzato soltanto il “socialismo reale”).  In ogni caso Marx prometteva che la società perfetta, una volta realizzata, avrebbe avuto il potere di rendere perfetti gli uomini. Ancora oggi, i marxisti pensano di liberare l’umanità dal peccato originale mediante l’ingegneria sociale. All’interno della perfetta società comunista, gli uomini sarebbero potuti diventare buoni automaticamente, senza fare il benché minimo sforzo per diventare buoni. Similmente, all’interno del mercato immaginario di Smith, l’uomo farebbe del bene al prossimo automaticamente, senza bisogno di limitare il suo egoismo e la sua avidità.  Insomma, il mercato secondo Smith è simile alla società utopica, che Thomas S. Eliot descrive più o meno così: un sistema talmente perfetto in cui nessuno abbia bisogno di essere buono.

  Oltre ad avere qualche vaga somiglianza col marxismo, il liberalismo materialistico è l’antecedente necessario del marxismo. Come abbiamo visto, Smith vuole che l’economia obbedisca solo alle leggi puramente materiali dell’economia, liberandosi sia dalle leggi dello Stato sia dalla leggi della morale. Paragonando l’economia al corpo, ebbene nell’ottica di Smith il corpo dovrebbe obbedire solo alle leggi del corpo, svincolandosi dal controllo della mente. Come si vede, fra il liberalismo materialista e il materialismo dialettico di Marx c’è di mezzo un filo d’acqua. Secondo Marx, l’economia non sarebbe soltanto indipendente dai valori morali ma li creerebbe. Paragonando di nuovo l’economia al corpo, nell’ottica di Marx il corpo non solo sarebbe indipendente dalla mente ma la “muoverebbe”. Secondo Marx e i suoi discepoli ritardatari e ritardati, tutte le espressioni umane che in senso largo definiamo “spirituali (morale, cultura e religione) sarebbero “sovrastrutture” dell’economia. Ogni cultura sarebbe specchio di determinati “rapporti di produzione”. Ad esempio, sui libri di critica letteraria marxista si legge che il dolcestilnuovo di Dante è “sovrastruttura” dei “rapporti di produzione” tipici della Firenze borghese e mercantile del tredicesimo secolo, o qualcosa di simile.
  Il materialismo dialettico rovescia la realtà come un guanto (segno evidente della sua origine diabolica). Nella realtà esiste una precisa gerarchia delle “sostanze”, fondata sul trascendente: lo spirito (Dio) crea la materia, la mente muove il corpo, la cultura e la morale formano e muovono l’economia.
  Nel mondo post-moderno il progetto sociale marxista ha perso ma il materialismo dialettico marxista ha stravinto. Oggi sia i top manager che le casalinghe ragionano come Marx. Sia i primi che le seconde si ostinano a pensare che le tare culturali e morali dei popoli del Terzo Mondo (che sono all’origine di guerre tribali infinite, terrorismo religioso, violenza sulle donne, sfruttamento sistematico dei minori e altre aberrazioni) siano una conseguenza della povertà, e che la povertà del Terzo Mondo sia una conseguenza di un non meglio precisato “sfruttamento” da parte dell’Occidente. In sintesi, sia i primi che le seconde si ostinano ad interpretare il sottosviluppo culturale e morale dei popoli del Terzo Mondo come “sovrastruttura” del sottosviluppo economico ossia della miseria. Ma la realtà è diversa. Nella realtà, l’Occidente non sfrutta il Terzo Mondo. Nella realtà, il sottosviluppo culturale e morale dei popoli del Terzo Mondo non è effetto (“sovrastruttura”) ma è causa del sottosviluppo economico. Nella realtà, le tare culturali e morali di un popolo determinano sempre, in varia misura, delle tare economiche. La miseria morale crea miseria materiale.
  Ad esempio, in molti paesi la gente trova del tutto lecito mandare a lavorare i figli maschi e vendere ai bordelli le figlie femmine (cfr. http://www.tempi.it/esteri/005942-somaly-mam  ). Finché quella gente penserà che è giusto sfruttare i figli e vivere nell’ozio, finché non capirà il valore del lavoro e dello studio, in quei paesi non ci sarà sviluppo economico.
   Martellati fin da bambini da una implacabile propaganda anti-occidentale, gli occidentali si sentono responsabili di tutta la povertà del Terzo Mondo. Torturati dai sensi d colpa, versano ogni anno, tramite le agenzie internazionali e le associazioni no-profit, miliardi su miliardi ai paesi poveri. Un missionario come Piero Gheddo, che ha dedicato tutta la sua vita ai paesi poveri, ripete da anni, senza essere ascoltato, che i miliardi a pioggia non risolvono il problema della povertà ma lo cronicizzano. Se i popoli del Terzo Mondo non imparano ad investire il denaro in imprese produttive, i soldi che arrivano a pioggia dall’Occidente finiscono direttamente nei conti privati dei dittatori. Invece gli aiuti materiali spesso danneggiano le già precarie economie locali. Elargendo cibo e vestiti gratis alle popolazioni locali, le agenzie occidentali tolgono clienti ai produttori locali di cibo e vestiti, facendoli fallire.
  Lascio la parola a Piero Gheddo: “Il fatto è che noi viviamo in una civiltà materialista, nella quale non riusciamo più a capire il collegamento che c’è fra religione e sviluppo, fra cultura e sviluppo, fra educazione e sviluppo. (…) Un missionario trentino in Tanzania, Padre Camillo Calliari, mi diceva: “io ho fatto molto per questa gente, ho portato l’acquedotto, ho costruito il caseificio, l’ospedale, ma qui hanno bisogno della rivoluzione del Vangelo, occorre cambiare la mentalità delle persone. (…) Quando si parla di popoli poveri sia gli otto Grandi del mondo sia i no-global si riferiscono ai soldi. Ma i soldi, da soli, non producono sviluppo. Ci vogliono, certo, ma quando c’è una educazione a produrre. Altrimenti generano corruzione” (Antonio Girardi, «Abbiamo qualcosa da comunicare» Se prima c’è l’educazione, poi arriva il progresso, intervista a Padre Piero Gheddo, missionario e scrittore del Pime,  http://www.educazionesviluppo.org/stampa/gheddo.htm ).
  Per concludere, accenno di sfuggita ad un’altra conseguenza culturale del materialismo dialettico, su cui si potrebbe scrivere un libro: l’idea che l’economia possa rendere gli uomini fratelli. Dal punto di vista marxista, come abbiamo visto, l’economia sarebbe “struttura” e invece la cultura, la morale e la religione sarebbero “sovrastrutture”.  Ebbene, la “struttura” renderebbe gli uomini fratelli, mentre le “sovrastrutture” (specialmente quelle religiose) li dividerebbero. Imbevuti di materialismo marxista, oggi sia i top manager che le casalinghe pensano che i comuni interessi economici renderanno gli islamici fratelli degli occidentali. “Facciamo buoni affari insieme a loro, e vedrete che non faranno gli attentati terroristici in metropolitana”.  E su questo non dico altro.

 (Continua)

mercoledì, 10 giugno 2009

SENZA CAPITALISMO NON C’E’ PROGRESSO, II

   Licenziamento del poeta ha scritto:”Da manager di una grande impresa (Elsag Datamat) che esporta tecnologia in tutto il mondo e ogni giorno si confronta con i trend in corso e quelli di là da venire, ti dico che hai delle idee veramente sballate in fatto di economia globale. Negli ultimi trent’anni, è cresciuto immensamente il divario tra ricchi e poveri del pianeta, e a dirlo non sono ideologi marxisti bensì il “The Economist” e il Fondo Monetario Internazionale. Anche in Occidente il divario, in termini di reddito, tra ricchi e poveri si è allargato in modo considerevole. Si fanno progressi in alcuni Paesi in via di sviluppo, come Cina e India, dove ogni anno milioni di persone escono da una condizione di povertà per infoltire i ranghi della piccola borghesia. Ma in Occidente la perdita di potere d’acquisto dei salari è netta, e ha reso l’indebitamento delle famiglie, in alcuni Paesi, pressoché insostenibile. Mentre in Africa il trend di impoverimento si è addirittura cronicizzato. Questi sono dati di fatto che non possono essere minimizzati, se si ha del buon senso.In Italia, solo la tassazione dei redditi più elevati e una dura e spietata lotta all’evasione fiscale (per cui devono essere previste, come negli USA, pene detentive con l’introduzione del carcere duro per gli evasori) consentirà di riequilibrare la situazione, riassorbendo la passività previdenziale creata da milioni di precari e creando reali ammortizzatori sociali, che non siano la solita cassa integrazione.Tra l’altro, la cronicizzazione dell’impoverimento in Africa, in special modo nelle aree subsahariane e mediterranee (Libia esclusa) ha prodotto quei flussi migratori verso l’Europa che tutti conosciamo bene, e che hanno raggiunto volumi ormai preoccupanti (sebbene essi siano in certa misura desiderabili dal punto di vista strettamente economico, poiché gli immigrati africani sono prolifici e dunque riequilibrano i bassissimi tassi di natalità europei: riequilibrio necessario ad evitare il collasso del mercato interno)”.

Licenziamento non dice nulla di nuovo.  Sono anni che ascolto discorsi come questi, sono anni che li confuto. Sono abbastanza stufa. Quindi adesso butto giù velocemente le idee che ho dovuto ripetere già molte volte, sperando di non doverle ripetere altre infinite volte. Meno male che c’è il copia-incolla.

Innanzitutto, due piccole precisazioni. L’Economist non fa testo,  è molto screditato, non è più il giornale di riferimento dei liberali duri e puri.  Il Fondo monetario internazionale non fa testo, è una istituzione invisa ai migliori liberali.

Ciò detto, è vero che nel mondo c’è la POVERTA’, è vero che nel mondo c’è la CRISI, è vero che gli stipendi e i salari in tutto l’Occidente si stanno indebolendo.  Andiamo per ordine:

1) I tossico marx-dipendenti ripetono a memoria, come tanti scolaretti: “Nei paesi occidentali risiede solo il venti per cento della popolazione mondiale. Ebbene, questo venti per cento si mangia l’ottanta per cento delle ricchezze mondiali, condannando ogni essere umano che nasce nel Terzo Mondo a vivere con meno di un dollaro al giorno”. Ebbene, lo ripeto forte e chiaro per la centesima volta, sturatevi bene le orecchie: LA POPOLAZIONE OCCIDENTALE PRODUCE L’OTTANTA PER CENTO DELLE RICCHEZZE MONDIALI. Per farla breve, gli occidentali si mangiano ciò che producono, nulla più. Non rubano nulla al Terzo Mondo. La POVERTA’ cronica dei paesi poveri ha delle cause politiche e delle cause culturali. In primo luogo, quasi tutti i paesi del Terzo Mondo sono oppressi da dittatori corrotti che derubano il popolo (dirottando sui loro conti svizzeri gli aiuti internazionali per lo sviluppo) e distruggono l’economia, scoraggiando l’iniziativa privata. In secondo luogo, gli uomini del Terzo Mondo non hanno le stesse capacità produttive degli occidentali. Il sottosviluppo economico è una conseguenza del sottosviluppo culturale e morale (vedi studi di Anna Bono, studiosa del Terzo Mondo). In molti paesi c’è un vergognoso degrado morale e una assoluta mancanza di etica del lavoro. Per vivere nell’ozio, i genitori fanno lavorare i figli maschi (e così prolifera  il lavoro minorile) e prostituiscono le figlie femmine (e così prolifera la prostituzione minorile nei paesi più amati dai pedofili di casa nostra). Quei bambini e quelle bambine diventeranno degli adulti analfabeti, che a loro volta sfrutteranno i loro figli, impedendo loro di andare a scuola. E così l’analfabetismo e l’arretratezza morale si trasmettono da una generazione all’altra. Una nazione composta di analfabeti o gente poco scolarizzata non può crescere. Come dicono i missionari, i popoli del Terzo Mondo hanno più bisogno di educazione che di pane. Bisogna insegnare loro a farsi il pane da soli, a costruire imprese economiche e a sfruttare le immense risorse naturale dei loro paesi.

L’inferiorità culturale-morale dei popoli del Terzo Mondo non ha cause genetiche-razziali (come pensa il genetista Watson e altri razzisti) ma è una conseguenza della mancanza di quel fattore che sta all’origine dello straordinario sviluppo dell’Occidente: il Cristianesimo (vedi ancora gli studi di Stark e Woods). In Africa il Cristianesimo è entrato di recente ed è insidiato dall’animismo e dall’Islam. Invece, in “Cindia” e nelle “tigri asiatiche”  il Cristianesimo è più radicato e protetto (almeno in parte) dagli assalti dell’Islam. Che il Cristianesimo sia fattore di sviluppo, lo hanno scoperto per primi i dirigenti cinesi. Inoltre, i popoli asiatici (per primi i giapponesi) hanno scelto molto presto di modernizzare i loro paesi, mandando i loro giovani migliori a studiare in Europa. La classe dirigente indiana si forma ad Oxford e a Cambridge. E infatti oggi, nonostante le persistenti contraddizoni, nonostante i retaggi di una cultura arcaica e selvaggia (che prevede anche il rogo delle vedove), l’India si appresta diventare una superpotenza economica e pure militare.

2) Il divario fra ricchi e poveri aumenta perché sia i ricchi che i poveri diventano più ricchi. Se raddoppia sia il reddito di Belusconi che il reddito di un africano, il divario fra i due redditi aumenta, ma l’africano è lo stesso più ricco di prima (l’ho già scritto nel precedente post). Negli ultimi venti anni, le economie della “Cindia” e delle “tigri asiatiche” sono cresciute in maniera esponenziale. Ma sono cresciute anche, sebbene in misura minore, le economie di alcuni paesi africani. Le persone che conoscono bene l’Africa, riferiscono che quaranta anni fa in paesi come la Nigeria e la Costa d’Avorio si stava stava molto, molto peggio di oggi. Certo, oggi non si sta ancora benissimo, ma di passi avanti se ne sono fatti parecchi.

Paradossalmente, l’aumento dell’immigrazione dall’Africa prova che i paesi africani sono un po’ meno poveri di un tempo. I veri poveri non hanno mezzi per muoversi dal posto in cui muoiono di fame. Per intraprendere un viaggio lungo e rischioso da un paese povero a un paese ricco, occorrono molti soldi (i trafficanti di carne umana chiedono migliaia di euro). In termini vetero-marxisti, molti degli immigrati che entrano ogni anno nei paesi occidentali sono “borghesi”. Sono figli della piccola borghesia nordafricana, asiatica o sudamericana. Sono giovani ambiziosi, desiderosi di fare fortuna in un paese ricco (o di portarvi la jihad). Molti di questi presunti “poveri”, non appena mettono piede in Italia, aprono un negozietto “etnico”. I soldi per aprire il negozietto ce li hanno, quindi non sono proprio poveri in canna. Vi siete mai accorti che nelle nostre un tempo belle città i negozi italiani chiudono uno dopo l’altro, mentre i call center, i minimarket etnici, i ristoanti cinesi, i locali kebab si moltiplicano come funghi?

3) La CRISI economica in Occidente, con annesso aumento della disoccupazione, non è una conseguenza della globalizzazione. Non è neppure una conseguenza delle intemperanze della finanza (sebbene  i finanzieri abbiano le loro rgrosse esponsabilità). La crisi economica è la logica conseguenza della crisi demografica. I migliori economisti liberali hanno sempre detto che senza crescita demografica non c’è crescita economica. Ma non sono stati ascoltati. Le agenzie internazionali, dominate dalle lobby ecologista e malthusiana (il cui principale rappresentante è il mefistofelico Paul Ehrlich), hanno continuato a promuovere in tutto l’Occidente una politica di riduzione delle nascite. Negli anni Ottanta e Novanta, gli economisti fighetti hanno creduto che fosse possibile coniugare la crescita economica con la decrescita demografica per mezzo una politica dell’indebitamento. I risultati li vediamo oggi. A proposito: la tragica crisi demografica non si risolve con l’immigrazione. Come spiegherò in futuro, gli immigrati non possono prendere il posto dei non-nati occidentali. Inoltre, l’immigrazione porta con sé, fra le altre cose, anche criminalità e terrorismo. Non negatelo. Se continuate a negarlo, regalate voti alla Lega.

4) Il drammatico indebolimento degli STIPENDI e dei SALARI in tutto l’Occidente non è effetto della globalizzazione economica. Non è neppure effetto della voracita della “classe borghese capitalista” (e basta con ‘sta “lotta di classe”, che avete rotto…).  L’indebolimento degli stipendi e dei salari è la logica conseguenza della crescita incontrollabile della aliquota  fiscale in tutti i paesi occidentali. Oggi i salari percepiti si abbassano mentre il costo del  lavoro aumenta a causa delle tasse dirette e indirette. Se non arriva alla fine del mese, la gente non deve prendersela con i “capitalisti” ma con i burocrati ingordi e dello Stato-Leviatano (lasciatemi usare questa espressione di Hobbes). Ogni cittadino occidentale getta nelle fauci ingorde del Leviatano  circa la metà del suo stipendio. Noi lavoriamo dal primo gennaio al 30 giungno per nutrire le mandrie bovine degli impiegati statali fancazzisti, dei burocrati liberticidi e dei politici. Oggi i politici (compreso l’incorruttibile giacobino Di Pietro) godono degli stessi privilegi dei nobili dell’ancient régime. Oggi molti imprenditori sono costretti ad evadere solo per non fare morire dissanguate le loro aziende. Dunque la crisi non si batte con la dipietresca “lotta all’evasione fiscale” ma con la riduzione fiscale. Non ci sono altre vie. Quando il governo irlandese ha abbassato l’aliquota fiscale, l’economia irlandese è fiorita, come per magia. E adesso la ex povera Irlanda è un paese benestante.

5)  Infine, vorrei fare una considerazione politicamente molto scorretta. Tutti i giorni, migliaia di persone scappano dai paesi poveri e cercano di entrare illegalmente nei paesi ricchi. In Gran Bretagna entrano prevalentemente gli abitanti delle ex colonie britanniche (soprattutto pakistani), in Francia entrano prevalentemente gli abitanti delle ex colonie francesi (soprattutto algerini). Domanda: ma non era meglio se gli inglesi, i francesi e gli altri coloni europei restavano nelle loro  colonie? Non è che in quei paesi si stava meglio quando c’erano i coloni europei a costruire infrastrutture e a gestire fabbriche e piantagioni? Leggete un po’ qui, tanto per gradire: http://www.rinocammilleri.com/2008/04/decolonizzazione/

E non dico altro, perché sia gli uomini della strada che i raffinati poeti (tutti marxisti passivi senza saperlo) queste cose non le vogliono sentire. Peggio per loro.

lunedì, 08 giugno 2009

SENZA CAPITALISMO NON C’E’ PROGRESSO

“È il capitalismo, il modello che bisogna proporre ai paesi che cercano la via del progresso economico e civile? Se sotto il nome di capitalismo si intende un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata  e della conseguente libertà per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia, la risposta è certamente positiva”. (Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus)

Di recente, il francese Hervé Kempf ha pubblicato un compendio del pensiero post-marxista in salsa no-global: Perchè i ricchi distruggono il pianeta (Garzanti 2008). La tesi di Kempf è che  i “ricchissimi” dei paesi ricchi (fra essi Sarkozy e l’immancabile Berlusconi) siano responsabili di tutta la povertà dei paesi poveri. Più che una tesi, sembra una barzelletta. Purtroppo, la maggior parte della gente scambia questa barzelletta per la verità rivelata. Infatti la maggior parte della gente ha il cervello annebbiato dal fumo d’oppio marxista, diffuso nell’aria da quasi tutti i professori e da quasi tutti i giornalisti d’Italia. Come esiste il fumo passivo, così esiste il marxismo passivo.

Ebbene, mi tocca confutare una barzelletta. Tanto per cominciare, nella mente dei consumatori (attivi e passivi) d’oppio marxista e di oppiacei post-marxisti “ricco” è sinonimo di “capitalista” e “povero” è sinonimo di “proletario” o “lavoratore”.  Ebbene, mi tocca dire che i capitalisti non derubano i lavoratori e i paesi ricchi non derubano i paesi poveri. I capitalisti danno pane e lavoro ai proletari, mentre i paesi ricchi versano ogni anno miliardi alle agenzie caritatevoli che aiutano i paesi poveri.

I tossico-marx-dipendenti attivi e passivi, come tanti bravi scolaretti, ripetono a memoria: “Nel mondo globalizzato aumenta il divario fra ricchi e poveri: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri”. In realtà, nel mondo globalizzato i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre meno poveri. Tuttavia è vero che “aumenta il divario fra ricchi e poveri”. Se infatti raddoppiano sia il reddito di Berlusconi sia il reddito di un africano, il divario fra i due redditi aumenta, ma l’africano è comunque più ricco di prima.

La globalizzazione economica fa bene all’Africa. Oggi i paesi africani sono meno poveri di quanto lo erano venti anni fa. Fra venti anni potrebbero essere ancora meno poveri, addirittura benestanti. L’intensificazione degli scambi commerciali con il ricco Occidente fa bene all’economia africana.

Certo, nei paesi del Terzo mondo alcune multinazionali occidentali giocano sporco: sfruttano manodopera infantile, non rispettano l’ambiente eccetera. Ma non tutte le multinazionali giocano sporco. La maggior parte di esse stimolano le economie del Terzo mondo. Certo, i salari medi dei dipendenti delle multinazionali nei paesi del Terzo mondo sono più bassi dei salari medi degli operai europei e americani. Ma nel Terzo mondo la vita costa meno. Inoltre, per un uomo del Terzo mondo è molto meglio guadagnare un salario dimezzato rispetto ad un salario europeo  piuttosto che non lavorare e non guadagnare affatto.

Nel suo recente viaggio in Africa, Benedetto XVI ha puntato il dito contro le grandi compagnie straniere che rubano terre ai contadini africani, condannandoli alla miseria. Ebbene, le terre agli africani non le rubano le compagnie dell’Occidente capitalista bensì le compagnie della Cina comunista. Parola di Padre Giulio Albanese, missionario comboniano in Angola: “I cinesi vincono un appalto dopo l’altro corrompendo i governanti, offrendo infrastrutture in cambio di materie prime e realizzando i lavori con grandi risparmi grazie al fatto che utilizzano manodopera cinese in condizioni di semischiavitù: spesso sono detenuti politici mandati qui ai lavori forzati” (R. Casadei, “Voi discutevate di condom. Lui commuoveva l’Africa”, Tempi, 2 aprile 2009).

Non essendo abbonata ad Effedieffe, non ho potuto leggere gli articoli di Blondet sulla crisi. Tuttavia mi immagino le sue gag sui finanzieri ebrei di Wall Street che affossano l’economia dei gentili per diventarne i padroni, seguendo i piani dei Protocolli dei savi di Sion. In realtà, non tutti i finanzieri di Wall Street sono ebrei. Tuttavia, è vero che questi squali, sia ebrei che gentili, hanno molte colpe. In un sistema economico equilibrato, la finanza è sottomessa al capitalismo produttivo. Invece negli ultimi venti anni le parti si sono invertite. La finanza ha sottomesso il capitalismo produttivo, fino a soffocarlo.  Tuttavia, dobbiamo distinguere fra crisi finanziaria e crisi economica. La crisi finanziaria non è la causa unica ma piuttosto è la miccia, il detonatore della crisi economica. Quest’ultima ha cause più profonde. Anzi, ha una causa unica: la crisi demografica dei paesi occidentali (tesi sostenuta con vigore, fra gli altri, da Ettore Gotti Tedeschi, banchiere ed editorialista dell’Osservatore Romano). La crisi economica mondiale è effetto della crisi economica dell’Occidente; la crisi economica dell’Occidente è effetto della crisi demografica dell’Occidente. Completate da soli il sillogismo. Ma della crisi demografica ne parlerò in un’altra occasione.

Secondo i tossico-marx-dipendenti, la crisi mondiale sarebbe effetto, in buona sostanza, di un enorme trasferimento di ricchezze dalle tasche dei poveri alle tasche di pochi ricchi ingordi che “distruggono il pianeta”. Quindi, i tossico-marx-dipendenti invitano lo Stato, a “colpire i redditi alti” (ossia costringere tutti quelli che non sono poveri a pagare delle tasse esorbitanti) e “ridistribuire le ricchezze”. Ora, se i tossico-marx-dipendenti avessero ragione, se cioè la crisi fosse causata dall’ingordigia dei ricchi, oggi i ricchi dovrebbero essere ancora più ricchi di prima. In realtà, la crisi impoverisce (relativamente) anche loro. Il crollo verticale dei consumi dei beni e dei servizi di lusso (compresi voli in prima classe e pernottamenti negli hotel a cinque stelle) dimostra che oggi anche i ricchi stringono la cinghia. Non sono diventati poveri ma comunque sono meno ricchi di prima.

Se il fisco si accanisse sui ricchi, non danneggerebbe i ricchi ma proprio i “poveri” ossia la gente normale. Alcuni mesi fa, un tecnico specializzato nell’installazione degli impianti elettrici mi ha confidato: “La maggior parte dei nostri clienti sono ricchi danarosi. Se il governo colpirà i redditi più alti, i nostri clienti avranno meno soldi da spendere e quindi rinunceranno a rifarsi l’impianto nuovo. E noi perderemo il lavoro”. Insomma, se i ricchi diventano meno ricchi, i poveri diventano più poveri. Se i ricchi smettono di comprare i prodotti di lusso, gli operai delle fabbriche di prodotti di lusso vanno su una strada. Se i paesi ricchi smettono di comprare le materie prime dai paesi poveri, questi ultimi diventano ancora più poveri.

Secondo la dottrina liberale, lo stato non deve “togliere ai ricchi per donare ai poveri” bensì deve permettere a tutti di diventare ricchi. In effetti, nelle società capitaliste la povertà tende a scomparire gradualmente (lo straordinario miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari in Occidente nell’ultimo secolo è sotto gli occhi di tutti). Invece nelle società comuniste o socialiste reali che dir si voglia, la povertà è uguale per tutti.

In una società liberal-capitalista equilibrata, se il reddito di un ricco aumenta del 50%, anche il reddito del povero aumenta del 50%. Inoltre, in questa società la ricchezza è legata, almeno in  parte, al merito. Lo stipendio di un manager è molto più alto dello stipendio del dipendente perché il lavoro del manager è molto è più difficile e rischioso del lavoro del dipendente. Se il manager lavora bene, il suo dipendente dorme sonni tranquilli.

In ogni caso, il compenso di un manager deve essere direttamente proporzionale al suo merito. Se un manager fa crescere il capitale della sua azienda e lo stipendio dei suoi dipendenti, è giusto che cresca in proporzione anche lo stipendio del manager. Ma se il manager fa fallire la sua azienda e fa finire i suoi dipendenti su una strada, egli deve pagarne le conseguenze.

Purtroppo, in questi giorni molte aziende chiudono per colpa della crisi. I manager di queste aziende non sono certamente responsabili della crisi, tuttavia non si dimostrano all’altezza della situazione. Dal momento che non sono capaci di evitare il peggio, non meritano una ricompensa. E purtroppo, vengono ricompensati. Mentre i loro dipendenti finiscono su una strada, questi manager incassano delle liquidazioni di svariati milioni di euro. Da convinta liberale, confesso che queste liquidazioni mi fanno pensare agli ignobili privilegi dei nobili dell’ancient régime. Io personalmente trovo del tutto comprensibile la rabbia di certi lavoratori sull’orlo del licenziamento nei confronti dei loro strapagati manager (però in Francia hanno esagerato con i sequestri di manager…). Ma da convinta liberale, sostengo anche che sarebbe ingiusto e controproducente fissare per legge un limite ai compensi dei manager. Se il governo italiano fissasse questo limite, i manager italiani più bravi andrebbero a lavorare all’estero. Nessuno rimane a lavorare in un posto, sapendo che in un altro posto può guadagnare il doppio o il triplo.

Come ho detto, in una società liberal-capitalista equilibrata la ricchezza è legata al merito. Chi lavora di più e meglio degli altri, guadagna più degli altri. Se lo stipendio del manager fosse identico per legge allo stipendio del dipendente, chi avrebbe voglia di assumersi la responsabilità di fare il manager? Se lo stipendio del chirurgo fosse identico per legge allo stipendio dell’infermiere, chi avrebbe voglia di fare la fatica di studiare da chirurgo? L’uguaglianza forzata degli stipendi ha un nome: socialismo reale. In questi giorni di crisi, molte persone si fanno tentare dalla vecchia sirena socialista. Essi non hanno capito la lezione della storia. Le crisi periodiche del capitalismo sono brutte, ma durano poco. Invece l’incubo del socialismo reale non finisce mai. È molto meglio perdere il lavoro nell’Occidente capitalista che avere un posto di lavoro assicurato nella Corea del nord. Sui cartelli dei no-global che a Londra assaltavano la banca d’Inghilterra si leggeva “Smash capitalism”. Certo, oggi il capitalismo è malato. Ma se è malato, bisogna curarlo, non abbatterlo. Se il capitalismo non guarisce, se i no-global riescono ad abbatterlo, la crisi non finirà più. Torneremo nelle caverne.

CONTRO L’ANTIBERLUSCONISMO. Post dal 1 giugno al 5 giugno 2009

venerdì, 05 giugno 2009

L’anti-berlusconismo è l’oppio dei conformisti

Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli. In realtà, il vero oppio dei popoli è il marxismo. Nel secolo scorso, folle oceaniche di utili idioti si riunivano in piazza a “fumarsi” i discorsi stupefacenti dei capi partito (vado sostenendo da tempo che le riunioni in piazza sono dei potenti eccitanti mentali). Ma dopo il crollo del muro di Berlino, certi discorsi contro il liberal-capitalismo hanno perso ogni proprietà stupefacente. Assuefatte all’oppio marxista, oggi le masse hanno bisogno di una nuova droga.  Come dall’oppio si ricavano gli oppiacei, così oggi dal marxismo si ricavano l’ideologia no-global, l’anti-americanismo e l’anti-berlusconismo. Miscelati insieme, questi tre oppiacei post-marxisti ti mandano in orbita.L’anti-berlusconismo è l’oppiaceo dei conformisti. Quando è sotto l’effetto di questo oppiaceo, il grigio conformista crede addirittura di essere un eroico anticonformista. Nella realtà, i veri anticonformisti sono i berlusconiani. Oggi è impossibile pronunciare una sola parola a favore di Berlusconi senza essere crivellati di insulti dai conformisti italiani e stranieri. Su Oknotizie, gli articoli contro Berlusconi ottengono sempre i punteggi più alti, stravincendo la “gara” con gli altri articoli. Più i suddetti articoli anti-berlusconiani sono volgari, più alti sono i punteggi.  Per pubblicare un post a favore di Berlusconi ci vuole del coraggio. Io ho avuto ed ho questo coraggio. In tutto, ho pubblicato sei post a favore di Berlusconi(…) e infine il post che state leggendo. Questi post hanno attirato l’attenzione di un certo numero di deboli menti conformiste, abituate a nascondere il vuoto pneumatico di idee sotto una spessa cortina fumogena di insulti ed offese. Ma le offese conformiste dei conformisti non offendono. Annoiano e basta.In ogni caso, io non sono “berlusconiana” ma liberale. Come tutti i liberali, non sono pienamente soddisfatta dell’operato del governo  Berlusconi. Quest’ultimo, infatti, non ha ancora attuato delle vere riforme liberali (vedi “Le due sinistre” dell’Oggettivista: http://oggettivista.ilcannocchiale.it/post/2185083.html). A ragione o a torto, molti intellettuali liberali degni di questo nome sono fuoriusciti dal Pdl sbattendo la porta (Guzzanti, Adornato ecc.). Per farla breve, non stravedo per Berlusconi come presidente del consiglio. Tuttavia, ammiro profondamente Berlusconi come capitalista di successo. Berlusconi fa parte di quel popolo laborioso e creativo che edifica fabbriche e fabbrichette nella campagna milanese e brianzola.Per gli anti-berlusconiani, la colpa suprema di Berlusconi è proprio di essere un capitalista di successo. Infatti l’anti-berlusconismo è un derivato dell’anti-capitalismo marxista. Secondo il marxismo, ogni capitalista è sempre e per definizione uno sfruttatore del proletariato, un ladro di plus-valore e, tanto per gradire, un imbroglione. E in effetti, secondo la travagliata propaganda anti-berlusconiana (ossia diretta da Marco Travaglio), Berlusconi  avrebbe costruito il suo impero capitalista per mezzo di truffe e imbrogli d’ogni genere. I razzisti inglesi, francesi e tedeschi leggono con attenzione tutto quello che scrive Marco Travaglio ed annuiscono soddisfatti: “Lo dicevamo noi, che gli italiani sono tutti imbroglioni! Lo dicevamo noi, che la potenza economica dell’Italia, che tanto ci umilia, si basa sulle truffe e gli imbrogli!”

Da più di quindici anni, i travagliati magistrati rossi processano ininterrottamente e indefessamente Berlusconi, accusandolo di truffe e imbrogli d’ogni genere. Purtroppo per loro, non sono mai riusciti ad “incastrare” Berlusconi. Sono sicura che anche il farsesco caso Mills si scioglierà in fretta come neve al sole. E in effetti oggi a Marco Travaglio e a tutti gli antiberlusconiani travagliati non resta che attaccarsi al book di Noemi e ai voli di stato. Cari magistrati, quand’è che ve la piantate con queste scemenze e cominciate a fare qualche bella inchiestina fatta bene sul caso Telecom Serbia e sul caso coop-unipol?

Ma adesso voglio proprio scandalizzarvi. Come ho detto, i magistrati rossi non sono mai riusciti ad “incastrare” Berlusconi.  In effetti, io non credo che Berlusconi sia colpevole di tutto quello di cui lo accusano i magistrati rossi. Tuttavia, non escludo che Berlusconi, nella sua lunga carriera di imprenditore, abbia compiuto qualche manovra “sporca”. In una città piena di sensi unici a trabocchetto (ad esempio Milano), un automobilista è costretto a fare una “sporca” di tanto in tanto. Analogamente, in una nazione oppressa da un fisco insaziabile e da una burocrazia onnipotente, un imprenditore è costretto ad evadere il fisco e ad “oliare” i burocrati di tanto in tanto. Per fare sopravvivere la sua impresa produttiva, cerca di pagare meno tasse. Per indurre i burocrati nullafacenti a rilasciargli tutti i permessi necessari in tempi ragionevoli, cerca di farseli amici. A me non fa schifo questo imprenditore. Mi fanno schifo i burocrati fannulloni e parassiti che taglieggiano gli imprenditori: ”Se non ci dai le mazzette, non ti diamo tutti i permessi necessari”. Mi fa schifo lo Stato-leviatano, sovietizzante e mafioso, che dissangua le imprese produttive e ruba ad ogni cittadino più del cinquanta per cento del suo reddito.

Lo Stato-leviatano ruba ai poveri lavoratori per donare ai ricchi parassiti che oziano nei ministeri e negli uffici pubblici. I burocrati parassiti si mangiano la ricchezza di una nazione. I veri capitalisti, invece, la creano. I veri capitalisti non creano ricchezza solo per se stessi ma anche per i loro dipendenti e per la società intera. Ebbene, l’impero economico creato da Berlusconi dà pane e lavoro a migliaia di famiglie. Inoltre, ha dato un contributo fondamentale al “miracolo economico” italiano degli anni Ottanta. Da allora, l’economia italiana tiene testa all’economia britannica (ecco perché gli inglesi odiano tanto Berlusconi). Negli ultimi mesi, molte grandi imprese europee hanno sbattuto sulla strada gran parte dei loro dipendenti. Mediaset, invece, non ha ancora licenziato nessuno. Se permettete, non è poco.

venerdì, 05 giugno 2009

UNA LETTERA AL TIMES

Cari venti lettori,
il mio precedente post non è stato preso molto sul serio. Qualcuno mi ha accusato di farneticare. Ebbene, scopro adesso di non essere l’unica persona, in Italia, a non poterne più degli insulti vergognosi della stampa anglosassone a Berlusconi e all’Italia. Vi copio-incollo un post che ho trovato nel blog di Graciete. Io ho gà aderito a questa iniziativa. Fatelo anche voi, numerosi.

Una mail al Times

Profondamente offesa, come italiana, dal modo con cui il Times si è permesso di criticare il Presidente del Consiglio che la maggioranza degli italiani ha eletto, con alcuni amici bloggers il 2 giugno abbiamo inviato una e-mail di protesta di cui trascrivo il testo:

We are a group of Italian bloggers. Not all of us support Berlusconi’s politics.
We are surprised and hurt by your article on our Premier.
You offend our Premier with crude insults, on the basis of unproven gossip, which you promoted to factual data.
We think that this is not the journalistic style that brought Times to be the most prestigious English newspaper.
With all due respect.

Traduzione italiana
Siamo un gruppo di bloggers italiani, e non necessariamente pro-Berlusconi.
Siamo sorpresi e feriti dal Vostro articolo sul nostro Premier.
Sulla base di pettegolezzi in nessun modo provati, e che voi avete promosso a dati di fatto, siete passati a offendere il nostro Premier con insulti grossolani.
Non è certamente così, noi crediamo, che Times è diventato il quotidiano più prestigioso in lingua inglese. Con tutto il rispetto.

Alle prime sedici firme di bloggers, se ne sono aggiunte altre, oggi verrà inviato un nuovo messaggio al Times, se qualcuno si vuole aggiungere è ancora in tempo non ha che da comunicarlo in pvt o in un commento.

Aggiornerò succesivamente il totale delle adesioni.

Attualmente hanno aderito 30 blogger
e il Coordinamento cittadino per Londra – PdL

Articoli correlati:

http://puntopdllondra.wordpress.com/2009/06/01/berlusconi-e-il-financial-times-la-smarrita-influenza-dei-giornalisti-da-articoli-senza-contesto/

http://loccidentale.it/articolo/neppure+il+times+pu%C3%B2+permettersi+di+dare+del+buffone+a+un+premier.0072535

E infine, vi trascrivo per intero questa lettera di cittadini italiani residenti in Inghiltera all’ambasciatore italiano in Gran Bretagna:

http://puntopdllondra.wordpress.com/2009/06/04/lettera-a-s-e-giancarlo-aragona-ambasciatore-ditalia-presso-il-regno-unito/

Lettera a S.E. Giancarlo Aragona, Ambasciatore d’Italia presso il Regno Unito

By omnologos

(inviata il 3 giugno 2009. L’Ambasciatore ha risposto prontamente. Notare che ogni azione istituzionale sara’ naturalmente azione del Governo italiano)

Alla Cortese Attenzione di:
S.E. Giancarlo ARAGONA
Ambasciatore d’Italia presso il Regno Unito

Eccellenza,

Siamo un gruppo di preoccupati cittadini italiani residenti in Gran Bretagna: preoccupati per i parossistici commenti su gran parte della stampa britannica contro il Primo Ministro italiano, on. Silvio Berlusconi. Le chiediamo dunque cortesemente (e possibilmente!) un intervento ufficiale chiarificatore nei loro confronti, che possa dall’alto della Sua autorevolezza riportare a un livello di sobrieta’ e civilta’ adeguato la discussione politica fra le due grandi Nazioni fra cui dividiamo la casa, il lavoro, gli affetti.

Siamo certi che Lei comprendera’ come quanto sta accadendo possa mettere in grave disagio noi cittadini italiani residenti in Gran Bretagna. Ci ritroviamo adesso subissati di articoli scritti oltre ogni esagerazione, e “costretti” ad interagire con una opinione pubblica in tutta evidenza sobillata nel ritenere che l’Italia sia governata dall’imbroglio e dalla corruzione (”sleaze”) e quindi tutti gli italiani, compresi noi ed ovviamente anche tutti i rappresentanti del Governo italiano all’estero, sono/siamo/siete degli imbroglioni, degli imbelli o (quel che sarebbe anche peggio) degli ignavi indegni di partecipare al consesso delle democrazie liberali.

Siamo convinti che Lei sara’ d’accordo con noi che questa situazione meriti un intervento delle Istituzioni Italiane da Lei cosi’ egregiamente rappresentate.

Attendiamo dunque rispettosamente un Suo cordiale riscontro, e restiamo naturalmente a disposizione nel caso volesse incontrarci perche’ possiamo testimoniarLe tutto il nostro malessere come cittadini italiani e residenti britannici.

Maurizio Morabito

Responsabile Stampa e Comunicazione
Coordinamento Cittadino PdL Londra

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Questo post è stato pubblicato il 04/06/2009 alle 06:44 ed è archiviato in PdL, PdL Londra. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.

P. S.

Il mio commento su opendemocracy è stato pubblicato, ma ovviamente nessuno lo ha letto (per trovarlo, dovete cercare reginadistracci nella pagina):

http://www.opendemocracy.net/article/silvio-berlusconi-ten-more-questions

mercoledì, 03 giugno 2009

E chissene frega di quello che i giornalisti stranieri dicono di Berlusconi. Sono nemici dell’Italia.

I pennivendoli inglesi, francesi e tedeschi scrivono che in Italia Berlusconi controlla tutti i media e mette il bavaglio ai giornalisti dell’opposizione, impedendo loro di parlare del caso Noemi e del caso Mills. Mi chiedo se questi pennivendoli abbiano mai messo piede in Italia, se abbiano mai acceso la televisione italiana o se abbiano mai dato un’occhiata alla stampa italiana. Tutte le reti televisive, comprese quelle di Berlusconi, sono infestate da giornalisti e comici della sinistrata sinistra anti-berlusconiana (fa accezione solo Rai uno, da sempre blandamente e freddamente neutrale). Dal 1994, i principali giornali e settimanali italiani conducono una violenta battaglia propagandistica contro Berlusconi. In Italia in questi giorni non si parla d’altro che di Mills e di Noemi. Prendete il numero di Repubblica di giovedì 28 maggio 2009: vi troverete ben undici (11!) articoli sul caso Noemi e un solo (1!) articolo sulle minacce a sfondo nucleare della Corea del nord alla Corea del sud. Gli articoli su Noemi occupano le prime sette pagine, l’articolo sulla Corea del nord si deve accontentare della tredicesima pagina. E già, che vuoi che siano delle bombe nucleari in confronto alle piccanti rivelazioni di un ex rapinatore napoletano?

I pennivendoli inglesi, francesi e tedeschi scrivono che Berlusconi è un “imbroglione”. I sinistresi sinistrati gongolano: “Visto? Anche gli stranieri dicono che Berlusconi è un imbroglione!”. Non si sono mai accorti che per i pennivendoli stranieri tutti gli italiani sono imbroglioni, Berlusconi è italiano e quindi Berlusconi è imbroglione. Sputando su Berlusconi, i pennivendoli stranieri sputano sulla nazione di cui Berlusconi è premier. E io sputo su questi pennivendoli e su tutti i loro connazionali (pochi, spero) che provano un disprezzo quasi razzistico per gli italiani.

Circa cinquanta anni fa, la piccola e disprezzata Italia è entrata nel club delle nazioni più industrializzate del pianeta. Alla metà degli anni Ottanta, il pil (prodotto interno lordo) italiano ha raggiunto e superato il pil britannico. Gli inglesi si stanno ancora mangiando il fegato. L’ascesa dell’Italia ha ferito l’orgoglio di quelli che si credono superiori agli italiani per ragioni genetiche. In preda alle convulsioni della rabbia, calunniano gli italiani. I pennivendoli inglesi, francesi e tedeschi scrivono che l’economia e la politica d’Italia sono in mano alla mafia. Roberto Saviano non si è reso conto di avere fornito, col suo Gomorra, nuovi argomenti a questa menzognera propaganda anti-italiana.

Certo, non si può negare che in Italia ci siano la mafia, la camorra, la  ndrangheta e la sacra corona unita. Ma non si può neppure negare che in Giappone ci sia la yakuza. Non si può negare che la mafia, la camorra, la  ndrangheta e la sacra corona unita controllino vasti territori nel sud Italia. Ma non si può neppure negare che la yakuza controlli le principali città giapponesi (ho sentito che in Giappone quasi tutte le imprese edili sono nelle mani dei padrini). Tuttavia non esiste un pregiudizio anti-giapponese. Nessuno pensa che l’economia e il governo del Giappone siano in mano alla yakuza. Nessuno pensa che tutti i giapponesi siano collusi con la yakuza. Nessuno lo pensa perché evidentemente non è vero. Invece all’estero è opinione comune che gli italiani siano tutti collusi con la mafia. Attorno a questa opinione (o luogo) comune, in America ci hanno costruito un telefilm di grande successo: “The Sopranos”.

Secondo la propaganda anti-italiana, il nord America sarebbe stato un paradiso di legalità prima che gli immigrati italiani portassero la mafia. È ora di dire una volta per tutte che la mafia italiana (ma sarebbe meglio dire siciliana) non è né la più antica né la più grande delle organizzazioni criminali presenti sul territorio americano. “Arnold Rothstein, e non Al Capone, è considerato da molti esperti – ma non da Hollywood – il vero padre del crimine organizzato americano. Lo stesso dicasi di altri personaggi storici della mafia: Charles «King» Solomon, che regnò a Boston, o Morris Kleinmann, che capitanò la malavita di Cleveland: nessuno li conosce e i loro nomi sembrano evocare personaggi da premio Nobel. I nomi Lucky Luciano, Carlo Gambino, Vito Genovese evocano la violenza dei bassifondi americani. «Legs» Diamond, «Bugsy» Moran, Dutch Schultz, e gli altri mafiosi eccellenti di un’epopea  che Hollywood non ha creduto opportuno celebrare, non hanno invece demonizzato i cognomi «Diamond», «Moran» o «Schultz». Tutt’altro” (C. Antonelli, EFFEDIEFFE, 07/10/2006).

I pennivendoli inglesi, francesi e tedeschi scrivono che tutti i politici italiani sono corrotti e (tanto per cambiare) collusi con la mafia. Ovviamente, non è vero che tutti i politici italiani sono corrotti. In Italia non c’è più corruzione di quanta ce ne sia negli altri paesi occidentali. Per una sorta di necessità metafisica, la corruzione è legata alla politica in tutte le nazioni. Noi credenti nel peccato originale sappiamo bene che la corruzione sarà sempre su questa terra, come la povertà. Invece gli inglesi, i francesi e i tedeschi fanno finta di non saperlo. Anzi, essi si nutrono dell’illusione della loro superiorità morale. Purtroppo, nelle scorse settimane è successa una cosa molto spiacevole, che deve avere parecchio ferito l’orgoglio già ferito dei britannici: lo scandalo delle note spese d’oro dei deputati di Westminster. Per fare un solo esempio, un deputato ha acquistato una villa con piscina con i soldi dei contribuenti. Alcuni mesi fa, sempre da quelle parti, è scoppiato lo scandalo degli stipendi d’oro (ossia di milioni di euro) che i contribuenti britannici pagavano, senza saperlo, ai capi di stato maggiore dell’esercito di Sua Maestà. Sulla corruzione a Washington ci sarebbe fin troppo a dire. E troppo da dire ci sarebbe pure sulle truffe finanziarie ordite negli ultimi anni dalle grandi banche americane e inglesi (Leheman Brothers e Merryl Linch). Fra le vittime eccellenti di queste truffe, ci sono alcune regioni italiane.

È vero che in Italia ci sono dei mafiosi e dei camorristi. Ma ci sono anche grandi e piccoli imprenditori di genio che vendono i loro prodotti in tutto il mondo (vedi solo le Ferrari e l’alta moda). Questi imprenditori hanno dato un contributo fondamentale alla progresso dell’Italia, rendendo verdi di rabbia quelli che disprezzano l’Italia. Fra questi imprenditori c’è anche Silvio Berlusconi. Egli è riuscito ad impiegare le sue eccezionali doti di imprenditore anche in politica.  I verdi di rabbia attaccano Berlusconi perché Berlusconi fa bene alla nazione che essi disprezzano. Se i pennivendoli del Times di Londra scrivono che Berlusconi è “un clown” e un “buffone sciovinista”, state sicuri che Berlusconi è un politico molto serio. Se i pennivendoli dell’Economist scrivono che Berlusconi è inadeguato (“unfit”) a governare l’Italia, state sicuri che attualmente Berlusconi è la persona più adatta a governare l’Italia che ci sia in circolazione. Almeno fin quando non apparirà qualcuno migliore di lui.

P. S.

Io detesto il parlamento europeo, detesto la burocrazia di Bruxelles. Il parlamento europeo è un covo di estremisti della sinistra nichilista che fanno di tutto per accelerare la dissoluzione della civiltà occidentale e l’islamizzazione dell’Europa. Purtroppo quel maledetto parlamento lavora  a pieno regime, a nostra insaputa. Ormai più del settanta per cento delle leggi promulgate in Italia sono attuazione di norme decise dall’Unione Europea. Quindi i casi sono due: o sopprimiamo il parlamento europeo (cosa impossibile) o mandiamo in quel parlamento gente come Mario Mauro. Presente a Strasburgo da più di dieci anni,  Mauro si è sempre battuto per la difesa della famiglia tradizionale, per la difesa della vita dal concepimento alla sua fine naturale e per il riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa. Ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa, Mauro cerca di promuovere un sistema di welfare non statalista, che garantisca a tutti le condizioni per intraprendere opere sociali ed economiche, secondo il principio di sussidiarietà.

Sulla scheda grigia, mettete la croce sul Popolo della libertà e scrivete accanto BERLUSCONI (prima riga), MAURO (seconda riga).

 

lunedì, 01 giugno 2009

E chissene frega dei vizi privati di Berlusconi. Sono fatti suoi. E del suo confessore.

Strano, siamo in campagna elettorale. Non me ne ero accorta. Infatti sui giornali e sulle televisioni non si parla di politica ma di gossip. Invece di esporre i loro programmi e le loro idee, i candidati della sinistra sinistrata spettegolano su di una moglie arrabbiata, un marito adultero, una diciottenne, l’ex fidanzato rapinatore della diciottenne e infine il body-guard della moglie arrabbiata. Ma i sinitresi sinistrati hanno qualche idea? Hanno un qualche programma? O il loro unico programma è fare fuori Berlusconia colpi di gossip?Ezio Mauro, in missione per conto del Grande Architetto, dilapida una quantità sterminata di energie e di carta per convincere gli italiani che il presidente del consiglio ha avuto rapporti tutt’altro che spirituali con una o più minorenni. Ora, Berlusconi ha molti difetti ma certamente non è uno stupido. Se un uomo ha una relazione extraconiugale imbarazzante e illecita (anzi illegale) con una minorenne, fa di tutto per nascondere questa relazione. A meno che non sia uno stupido, cerca di non farsi vedere insieme alla suddetta minorenne in pubblico. Ebbene, centinaia di persone hanno visto Berlusconi alla festa di Noemi. Io credo che Berlusconi non sarebbe mai andato a quella festa se Noemi fosse stata davvero la sua amante. Tuttavia, non escludo nulla. Non escludo che Berlusconi ami circondarsi di belle ragazze tanto ambiziose quanto “facili”. E allora? A me personalmente non interessano i vizi del premier e di quelle ragazze. Invece ad Ezio Mauro i vizi del premier interessano molto più dei test nucleari della Corea del nord. Come un moderno Savonarola, il direttore di Repubblica  punta il dito accusatore sul grande peccatore di Arcore.Veronica Lario ha detto che suo marito “non sta bene”. In realtà, non stanno bene i sinitresi post-sessantottini: manifestano i sintomi inequivocabili della schizofrenia. Prima si dedicano con zelo quasi gesuitico alla distruzione della famiglia tradizionale, mandando fuori corso i valori della temperanza sessuale e della fedeltà coniugale, e poi si stracciano le vesti per le intemperanze extraconiugali del premier. Prima fanno le crociate contro tutti  i “tabù sessuali” e perfino contro il “pudore” e poi si lamentano dell’inarrestabile avanzata dei culi e delle tette in televisione e in parlamento. Prima divulgano l’ideologia del liberoscambismo sessuale e poi si scandalizzano del fatto che il premier cerchi di mettere in pratica questa ideologia.

Con fronte aggrottata e occhi di fuoco , Mauro-Savonarola ammonisce i cattolici: “Care pecorelle smarrite, non potete votare per un peccatore che non mette in pratica la vostra morale”. Il bello è che molti cattolici “adulti” lo stanno a sentire e gli danno ragione. Evidentemente questi cattolici “adulti”, oltre a dimenticare che “se non tornerete come bambini…”, dimenticano che tutti gli uomini sono peccatori. Tutti gli uomini, perfino i cattolici, sono incoerenti con la morale. Alcuni sono molto incoerenti, altri lo sono poco, altri pochissimo. Ma solo i santi sono perfettamente coerenti con la morale. I cattolici “adulti” dimenticano quello che al cattolico Tolkien era molto chiaro: il potere corrompe. Il potere è come benzina sul fuoco dei vizi capitali, specialmente della lussuria (non mi stupisco affatto dei vizietti del premier). Il potere politico è simile all’anello de Il signore degli anelli. Solo i santi possono maneggiare tale “anello” senza divenirne schiavi. Ma quanti sono i politici santi? In tutto l’Occidente cristiano, dall’inizio del Medioevo ad oggi, ci sono stati in tutto una dozzina fra re, regine e imperatori santi (l’ultimo è stato Francesco Giuseppe d’Austria). Se pretendessimo di votare solo per i candidati santi, noi cattolici dovremmo astenerci sempre dal voto. Se decidessimo di astenerci definitivamente dal voto, la città terrena finirebbe in mano ai nemici della Chiesa e della legge naturale (perché la legge divina e la legge naturale coincidono). Se ci astenessimo definitivamente dal voto, i gulag e i lager riaprirebbero in breve tempo. Insomma, per i cristiani non votare è molto peggio che votare per un peccatore qualunque. Per i cristiani è molto meglio cercare di ingraziarsi i re e gli imperatori piuttosto che mettersi contro di essi (d’altra parte Cristo ci ha ammonito di dare a Cesare quel che è di Cesare). Fin dal Medioevo, i cristiani hanno sostenuto, con molto realismo, dei personaggi politici dalla dubbia moralità. Credete forse che Costantino e Carlo Magno fossero degli stinchi di santi? I cristiani non pretendono che gli imperatori, i re, le regine, i feudatari, i duchi, i conti e infine i deputati e i ministri siano santi: pretendono soltanto che governino bene o, almeno, che non governino troppo male. I cristiani sanno che, a volte, bisogna accontentarsi del meno peggio. Come ha detto Claudio LXXXI: “Esatto, il costantinismo. Ma votare Costantino non vuol dire chiudere un occhio sul fatto che l’imperatore è, diciamo, un figlio di buona donna. Semplicemente si prende il meno peggio che c’è e si verifica giorno per giorno se da qualche altra parte non c’è di meglio” (segnalo questo post di Claudio LXXXI sullo stesso argomento: Ciarpame ).

Un politico può benissimo fare cose immorali a casa sua e fare cose morali in parlamento. Un politico può benissimo avere una famiglia “allargata” (ossia devastata da molteplici divorzi) col contorno di amanti e concubine, e poi votare delle leggi a favore della famiglia tradizionale. Un politico può benissimo prendere e dare mazzette, e poi votare delle leggi contro la fecondazione assistita, contro l’eutanasia e contro altre aberrazioni. A noi non interessa sapere quanti divorzi, quante amanti, quante concubine abbia collezionato quel politico. Non ci interessa sapere quante mazzette abbia preso e dato in vita sua (e ci stupiremmo se non ne avesse mai presa o data nessuna). Insomma, a noi non interessa sapere quante cattive azioni debba confessare al suo confessore. A noi interessa soltanto sapere quante buone azioni abbia compiuto in parlamento.

Fuor di metafora, io personalmente preferisco un presidente puttaniere che fa cose giuste ad un presidente tutto casa e san Petronio che fa puttanate (ogni riferimento a Romano Prodi è deliberato).

P. S. Per i teologi “adulti” e i laicisti d’ogni genere e grado, “costantinismo” è sinonimo di “teocrazia”. In realtà, il costantinismo è l’esatto contrario della teocrazia. La teocrazia è la fusione fra il potere temporale e il potere spirituale, invece il costantinismo è l’alleanza fra i due poteri. Qualunque alleanza presuppone la distinzione fra i due elementi che si alleano. Il papato può allearsi col sacro romano impero proprio in quanto il sacro romano impero è distinto dal papato ossia l’imperatore e il papa sono due persone diverse. Nell’Europa medievale non è mai successo che un solo uomo fosse allo stesso tempo papa e imperatore.