ZEITGEIST, LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E i grillini ci credono. Infatti chi crede in Grillo e Casaleggio crede in tutto.

Ecco a voi in estrema sintesi la tipica auto-presentazione del tipico candidato grillino,

“Ciao raga,

non so fare nulla e non so nulla, neppure quanti sono i parlamentari e quanti sono i senatori, ma sono laureato e sono ggggiovane.

Voglio portare la mia simpatica e giovanile incompetenza nel governo.

Fatemi fare il presidente del consiglio”.
Ma non c’è mai fine al peggio. Ieri sera a Ballarò un ggggiovane grillino diceva che ZEITGEIST gli aveva aperto gli occhi, facendogli capire che i complottisti capitalisti mondiali ci stanno impiantando sotto pelle un microchip…. Sì, avete sentito bene. Comunque, io sospetto da tempo  che dietro il movimento di Grillo-Casaleggio ci sia  quel vasto movimento denomianto Zeitgeist, che fa capo a Jacque Fresco. Dal momento che il documentario omonimo diffuso su You-tube è un concentrato esilarante di cazzate, si ha la tentazione di guardare a quel movimento come ad una delle tante, deliranti sette che infestano il pianeta. Tuttavia, ho saputo che i membri di quel movimento cominciano ad avere un peso elettorale non indifferente  negli Usa: basti pensare che Ron Paul, candidato libertario alle ultime elezioni del partito repubblicano, appare nel documentario stesso in veste di simpatizzante del movimento.

Comunque, visto che ieri sera quel grillino ha fatto pubblicità a Zeitgeist, e stamattina in televisione  già si parlava con ironia del “microchip sotto pelle”, ho deciso di ripubblicare la serie di post su Zeitgeist apparsi per la prima volta sul vecchio blog nel lontano 2009. In effetti, WordPress rileva che da alcuni giorni sono aumentati i contatti di gente che cerca informazioni su Zeitgeist.  Quindi, per favorire i cercatori di notizie su Zeitgeist, ripubblico adesso in cima al blog i vecchi post su Zeitgeist che apparvero nel lontano 2009, e che attirarono più di duecento commenti pieni d’odio e di idiozia. Li ho copiati tutti e salvati nel mio computer. Li conservo come preziosi documenti di quel tipo speciale di umana stupidità che è pronta a convertirsi in violenza. Mai sottovalutare la stupidità, che è dotata di una devastante forza distruttrice.. Anche i nazisti erano sostanzialmente degli stupidi, e guardate che hanno fatto. Infatti, la mia tesi è che i seguaci di Zeitgeist potrebbero essere i nuovi nazisti. E sono sicura che i seguaci italiani di Zeitgeist adesso siano rifluiti nel Movimento Cinque stelle. Non a caso, ieri c’era già qualche grillina che lodava il duce.

lunedì, 24 agosto 2009

ZEITGEIST: LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E gli atei ci credono. Infatti chi non crede in Dio crede in tutto.

Alla fine della puntata precedente ho accennato al “documentario” Zeitgeist di tal Peter Joseph (http://www.youtube.com/watch?v=uezALzEN_3U ). Più che un “documentario”, è un libro di favole. Più che favole, superstizioni mascherate da scienza. Gli autori di Zeitgeist fondono assieme la superstizione anti-occidentale e la superstizione anti-cristiana, facendo un grosso regalo ad Osama Bin Laden e a tutti quelli che vogliono distruggere la civiltà. Perché solo l’Occidente cristiano è civiltà. Ma gli autori di Zeitgeist si sentono lo stesso degli eroici filantropi. Sul sito ufficiale, sta scritto che Zeitgeist è un documentario “nonprofit”…  ah, la parolina magica! Leggete:

“Zeitgeist, produced by Peter Joseph, was created as a nonprofit filmiac expression to inspire people to start looking at the world from a more critical perspective and to understand that very often things are not what the population at large think they are”.

Traduzione in parole povere: “Caro spettatore, il profitto non ci interessa, ci interessa soltanto fare del bene, vogliamo aprire gli occhi alla gente. Se non credi a tutto quello che ti diciamo, sei cieco come gli altri. Se invece credi a tutto quello che ti diciamo, allora sei intelligente, sei fico e piaci alle ragazze”. Ovviamente lo spettatore vuole sentirsi fico e quindi si beve a tutto quello che gli propinano gli autori di Zeitgeist. Poi mette il “documentario” che lo fa sentire tanto fico fra i “preferiti” su You-tube o su Facebook, oppure lo mostra sul suo blog, commentando: “Mi raccomando, fate circolare, imparate a ragionare con la vostra testa”. E così la superstizione di Zeitgeist si diffonde con la rapidità di una pestilenza. Ormai gli appestati sono già centinaia di migliaia. Noi immuni rischiamo di finire come Io sono leggenda nel giro di qualche anno. Gli appestati credono che “ragionare con la propria testa” significhi ragionare con la testa degli autori di Zeitgeist, credere ciecamente a tutto quello che dicono gli autori di Zeitgeist e non verificare mai quello che dicono gli autori di Zeitgeist. Anche perché per verificare quello che costoro dicono bisogna perdere un po’ meno tempo su Facebook studiare un poco. Troppo faticoso! Invece noi che non vogliamo sembrare fichi, verifichiamo una ad una tutte le affermazioni degli autori di Zeitgeist.

Riassunto di Zeitgeist  tipo riassunto dei film del giorno sul giornale: “Cristo non è mai esistito, le torri gemelle sono state abbattute dal cristiano Bush e dai suoi amici banchieri, Usa, 2007”.  Nella prima parte di Zeitgeist, intitolata “La più grande storia mai venduta”, i filantropici autori cercano di fare capire a noi poveri ciechi che la religione sarebbe solo “l’oppio dei popoli”. Da duemila anni, i governanti utilizzerebbero questo “oppio” per istupidire i popoli, distogliendoli dal proposito di fare la rivoluzione (questa l’ho già sentita). Ovviamente, la storia di Cristo sarebbe solo una favola e Cristo sarebbe  un personaggo immaginario, come le altre divinità pagane.  In effetti, Cristo sarebbe molto simile ad alcune divinità pagane legate al culto del sole: Seth, Horus, Mitra, Dioniso, Attis e Krishna. Ognuna di queste divinità festeggerebbe il compleanno proprio il giorno di Natale. Non è una coincidenza straordinaria?

Insomma gli autori di Zeitgeist suggeriscono un raffinato sillogismo, degno dell’intelligenza dei frequentatori assidui di Facebook: chi nasce il 25 dicembre è una divinità pagana, Cristo è nato il 25 dicembre, Cristo è una divinità pagana ossia non esiste. Uhm…  io conosco molte persone che sono nate il 25 dicembre. Non hanno proprio l’aspetto delle divinità pagane. Non hanno proprio l’aspetto di persone che non esistono. Comunque, per quanto riguarda la data del 25 dicembre, leggete la Errata corrige che ho pubblicato fra i commenti.   In ogni caso, se  anche un tizio mitologico di nome Horus fosse “nato” (in senso metaforico) proprio  il 25 dicembre, per Cristo non cambierebbe nulla. Ma come vedremo, pare che Horus non sia “nato” tre giorni dopo il solstizio d’inverno.

Ll’incertezza degli evangelisti circa la data di nascita di Cristo è una prova ulteriore del fatto che Cristo non è una invenzione degli evangelisti. Se Cristo se lo fossero inventato, si sarebbero inventati anche la data della sua nascita. Anzi, avrebbero legato la sua nascita a chissà quale fantasmagorico allineamento di stelle e pianeti. I popoli mediorientali erano fissati con l’astronomia. E invece niente. Gli evangelisti proprio non sanno dire il giorno esatto in cui è nato il loro maestro. Bisogna solo aggiungere che lo storico pagano Cornelio Tacito, che certamente non era cristiano, parla di un certo “Christus, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato all’estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato” (Tacito, Annali XV, 44). Anche altri storici pagani (Plinio il Giovane, Tertulliano, Giuseppe Flavio, Luciano eccetera) menzionano questo Christus. Ne parlano come di una persona realmente esistita, non come di un personaggio mitologico. Facevano parte del complotto anche loro?

Ma andiamo avanti. Gli autori di Zeitgeist ignorano l’obbligo di citare le fonti e falsificano i dati con disinvoltura. Le loro falsificazioni sfiorano il ridicolo. Ad esempio, sostengono che la parola anglosassone sunset (tramonto) alluda alla divinità egizia Seth. Molto divertente. Anche le espressioni set cinematografico e set di coltelli alludono al dio Seth?  Ora ho capito: Seth non era solo il dio del sole ma anche il dio delle scenografie cinematografiche e  delle televenditei di set di coltelli e di pentole! E i filologi di Oxford lo sanno, che gli antichi abitanti della Britannia erano al corrente delle divinità venerate nell’antico Egitto? Ahimè no. Si ostinano a pensate che sunset sia composta dal  sostantivo sun e dal sostantivo setting, che è legato sostantivo set e al verbo to set. Setting significa “messa in opera” ma anche “tramonto;” set significa “posizione”, “direzione”, “orientamento”; to set significa “collocare”, “porre”. In conclusione, sunset letteralmente significa: direzione del sole. E per inciso la parola orizzonte, anch’essa distorta dagli autori di Zeitgeist, proviene dal greco orizon, che significa “limite”, “confine”.

Andiamo avanti. Secondo gli autori di Zeitgeist,  la biografia del dio egizio Horus sarebbe molto simile anzi identica alla biografia di Cristo. Horus sarebbe nato da una vergine, avrebbe compiuto dei miracoli, avrebbe avuto dodici discepoli, sarebbe morto in croce e sarebbe risorto dopo tre giorni. Interessante. E gli egittologi lo sanno? No, non lo sanno. Per la cronaca, gli autori di Zeitgeist hanno tratto la teoria del parallelismo fra Cristo ed Horus dal libro The Christ Conspiracy della fantomatica Acharya, il cui vero nome è D. M. Murdock. A sua volta, Acharya-Murdock ha tratto la suddetta teoria dal libro The Historical Jesus and The Mythical Christ di Gerald Massey.  Nato nel 1828 e morto nel 1907, Massey era un massone che si dilettava di poesia e di egittologia. In effetti, gli addetti ai lavori non lo hanno mai considerato un vero egittologo. Copio da Wikipedia e incollo: “Le sue opere, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell’ Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato né in “Who Was Who in Egyptology” di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, né tanto meno nella più estesa bibliografia sull’antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi”.

Ovviamente Acharya giura e spergiura di non avere tratto la teoria del parallelismo Cristo-Horus da Massey. Dice di averla tratta dalle opere dell’egittologa e antropologa Margaret Murray. Di male in peggio. Questa Murray è considerata una specie di ciarlatana dagli studiosi qualificati. Ancora da Wikipedia: “Anche la storicità del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono oggi aspramente criticate in ambito accademico. accademico: tra gli storici che criticano la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo Ginzburg”.

Ma torniamo a Massey. Questo falso egittologo, che  di geroglifici se ne intendeva poco, si mise a studiare un rilievo rinvenuto a Luxor. In quel rilievo Massey lesse che Horus era nato da una vergine, che aveva compiuto dei miracoli, che aveva avuto dodici discepoli, che era morto in croce ed era risorto dopo tre giorni. I veri egittologi, che di geroglifici se ne intendono, hanno dato un bel tre alla traduzione di Massey. Volete sapere che cosa c’è veramente scritto nel suddetto rilievo di Luxor? Bé, insomma, ecco… i geroglifici descrivono l’incontro a  luci rosse fra una ragazza piuttosto maliziosa e un qualche dio parecchio su di giri (NOTA vietata ai minori). Insomma, Horus fu concepito in maniera tutt’altro che verginale. Per la precisione, il suddetto rilievo non riguarda la concezione Horus in persona ma la concezione del faraone, inteso come reincarnazione di Horus. Secondo i miti più antichi, Horus In persona sarebbe nato dalla dea-vacca Hathor. Normalmente, la parola vacca non la associamo alla parola vergine. Secondo miti più recenti, Horus sarebbe invece figlio del dio Osiride e della dea Iside. Quest’ultima avrebbe concepito Horus in maniera molto singolare. Secondo la leggenda, Osiride sarebbe stato annegato e fatto a pezzi da Seth, quello di sunset. Iside avrebbe rimesso insieme i pezzi del cadavere di Osiride e si sarebbe accoppiata con lui, concependo Horus. Esatto, la madre di Horus avrebbe avuto un rapporto sessuale col cadavere del marito. In ogni caso, la verginità l’aveva persa. Come se non bastasse, Iside non avrebbe partorito tre giorni dopo il solstizio d’inverno. Secondo la leggenda, Horus sarebbe nato fra luglio e agosto. Per il resto, Horus non avrebbe mai avuto dodici discepoli e non sarebbe morto in croce. Sarebbe morto, molto banalmente, in seguito al morso di uno scorpione. Ma grazie ai poteri magici di sua madre, sarebbe tornato quasi subito in vita.  Lo so che state pensando. Pensate che ci sia una qualche analogia fra il ritorno alla vita di Horus e la Resurrezione di Cristo. Bé, non c’è nessuna vera analogia. Iside non avrebbe fatto risorgere il figlio: avrebbe rianimato il suo cadavere. Gli egizi erano fissati con i cadaveri, se non ve ne siete accorti. C’è una differenza abissale fra la rianimazione di un cadavere e la resurrezione. Se ridessimo vita ad un cadavere (la mia è chiaramente una ipotesi paradossale) quel cadavere tornerebbe ad essere lo stesso corpo biologico e corruttibile che era prima. L’ex cadavere, prima o poi, tornerebbe ad essere un cadavere. Secondo la teologia cattolica, invece, i corpi risorti non avranno la stessa natura corruttibile dei corpi attuali. Saranno corpi soprannaturali, eterni e indistruttibili. Ma la cosa veramente importante è un’altra. Fra la morte di Horus e la morte di Cristo c’è una distanza infinita. Secondo la leggenda, la morte e la rianimazione di Horus non avrebbero avuto nessun significato particolare. Morendo e rianimandosi, Horus non avrebbe salvato proprio nessuno. Invece Cristo, morendo e risorgendo, ha salvato l’umanità intera. “Morendo, distrusse la morte”.  Mistero infinito.

Secondo Acharya-Murdock e  gli altri autori di Zeitgeist, anche il dio greco Attis e il dio indiano Krishna sarebbero molto simili a Cristo. Anche loro sarebbero nati  in maniera verginale, sarebbero morti in croce e sarebbero risorti. Vediamo se è così. Tanto per cominciare, Cristo si comportava da “eunuco per il regno dei cieli”. E il greco Attis? Béh, il mito greco ce lo descrive come un ragazzo non proprio casto. Secondo alcune leggende, avrebbe avuto anche un amante gay (dopotutto era greco). Per farla breve, questo Attis avrebbe abbandonato la sua attempata amante Cibele, convolando a giuste nozze con la giovane figlia del re Mida. L’amante abbandonata e infuriata lo avrebbe fatto impazzire, inducendolo al suicidio. Dunque, Attis non sarebbe morto in croce. E non sarebbe neppure risorto. L’infuriata Cibele avrebbe prelevato i genitali dal cadavere di Attis e li avrebbe sotterrati. Dai quei genitali sarebbero nate delle meravigliose piante. In effetti, Attis era adorato dai pagani come il dio della vegetazione. Qualcuno racconta che Attis sarebbe rinato sotto forma di pino sempreverde. Anche un bambino capisce che la rinascita vegetale di Attis ha ben poco a che fare con la resurrezione della carne.

E vediamo brevemente anche il celebre Krishna. Secondo i testi sacri indù, Krishna sarebbe stato l’ottavo figlio della principessa Devaki e del nobile Vasudeva. Dunque  Krishna non sarebbe nato da una vergine. Sarebbe stato il figlio di due coniugi regolarmente sposati che non si astenevano dai doveri coniugali. Comunque sia, la madre avrebbe nascosto il neonato Krishna al malvagio zio, che lo voleva uccidere. Se vogliamo, c’è una analogia fra lo zio di Krishna e il re Erode. Ma si tratta di una analogia vaga e poco significativa. Andiamo avanti. Secondo i testi sacri, Krishna non sarebbe morto in croce. Un cacciatore lo avrebbe scambiato per un cervo e lo avrebbe colpito a morte. Dopodiché Krishna sarebbe salito in cielo, raggiungendo gli altri numerosissimi déi dell’olimpo indiano. Fine della storia. Ma la Murdock insiste: “è una tradizione, anche se non si trova nelle scritture indù, che Krishna sia stato crocifisso, come Cristo..In effetti, si trovano in India alcune immagini di divinità crocifisse, uno dei quali è apparentemente Krishna, informazioni importanti che non si trovano nelle risorse tradizionali quali le odierne enciclopedie”. In realtà, è stato dimostrato che le leggende sulla “crocifissione” di Krishna sono recenti e direttamente influenzate dal Cristianesimo. La religione indù ha sempre avuto la tendenza ad assorbire le storie e i miti tratti dalle altre religioni. Quando entrarono in contatto con i missionari cristiani (presenti in India già nel settimo secolo dopo) gli indù inventarono alcune leggende sulla  crocifissione di Krishna. Ma appunto, si tratta di leggende marginali. Queste leggende stanno ai libri sacri indù come i Vangeli apocrifi stanno ai Vangeli.

Abbiamo visto che fra Cristo e tutte le summenzionate, pittoresche divinità arcaiche non ci sono delle vere somiglianze. Facciamo prima a trovare delle somiglianze fra Cristo e Barak Obama, così tutti quelli che lo adorano come un nuovo messia sono contenti. Scherzi a parte, non si trovano divinità simili a Cristo neppure nell’Olimpo greco. Nessuna divinità greca o romana si è mai incarnata, è mai morta ed è mai  risorta.  Al massimo, le divinità d’Olimpo avrebbero assunto delle apparenze umane per immischiarsi negli affari degli uomini. Ma assumere le apparenze umane non significa incarnarsi: significa camuffarsi. Quanto a Dioniso, chiunque abbia fatto il liceo classico sa che Dioniso è agli antipodi di Cristo. I famosi riti dionisiaci, descritti da Euripide nelle Baccanti, erano del tutto incompatibili con la moralità cristiana. Somigliavano ai moderni rave-party. L’unico “link” fra Dioniso e Cristo si trova nei rilievi dei sarcofagi cristiani. Infattii primi cristiani usavano rappresentare Cristo con le fattezze di Dioniso. Forse che i cristiani identificavano Cristo con Dioniso? Niente affatto. Le fattezze di Dioniso servivano a nascondere Cristo agli occhi dei pagani. Fino al 313 dopo Cristo, quando Costantino promulgò il famoso Atto di tolleranza, la religione di Cristo era fuorilegge in tutti i territori dell’impero. Ma perché i cristiani scelsero di dare a Cristo le fattezze di Dioniso anziché le fattezze di Giove o di Apollo o di chiunque altro? Per la semplice ragione che nei primi secoli dopo Cristo i culti dionisiaci erano associati ai culti funerari. Il dio dell’ebbrezza era diventato anche il dio dell’oltretomba. Se andate in un museo archeologico romano, troverete la figura di Dioniso nella maggior parte dei sarcofagi pagani.

Ma tagliamo corto. Di recente la studiosa  Kimberly Stratton (http://www.carleton.ca/chum/religion/faculty/stratton.html ) ha dimostrato che i pagani antichi non riuscivano neppure a concepire l’idea che una divinità potesse incarnarsi, morire e risorgere. A tutti loro una simile idea sarebbe apparsa puramente e semplicemente blasfema. Infatti essi consideravano il corpo umano una cosa ignobile. Il greco Platone la chiamava “prigione dell’anima”. Una simile “prigione  non meritava certamente, secondo i greci, né di risorgere né di ospitare un dio. Quando san Paolo annunciò nell’areopago che il “Dio ignoto” si era incarnato, i greci lì presenti lo derisero e  se ne andarono.

Nella seconda parte di Zeitgeist, gli autori ci propinano la solita teoria del grande complotto israelo-americano-capitalista-finaziario. Ci raccontano la stessa favola che Michael Moore ci ha già raccontato in Fahrenheit 9\11: gli attentati dell’11 settembre sarebbero stati orchestrati dalla Cia eccetera. Forse dovrei dire qualcosa anche su questa favola…  No, non ce la faccio. Ormai, mi viene da sbadigliare tutte le volte che ne sento parlare. Che noia mortale. D’altra parte, l’impagabile Paolo Attivissimo l’ha già smontata pezzo a pezzo sul suo blog. Inutile aggiungere altro (http://undicisettembre.blogspot.com/ ).

Su Zeitgeist non c’è molto altro da dire. Gli autori asseriscono, fra le altre cose, che fra qualche anno i cattivi capitalisti-finanziari cercheranno di impiantare un microchip nel corpo di ciascuno di noi al fine di controllare il mondo intero… Ma dove siamo, in un romanzo di Gibson?!? Quante altre prove vi servono ancora, per capire che Zeitgeist è una boiata pazzesca? Tuttavia, è perfettamente inutile sbufalare una ad una le bufale nonprofit di Zeitgeist. Infatti gli argomenti razionali hanno poco successo con gli ignoranti superstiziosi. Quelli che non credono in Dio, sono degli ignoranti superstiziosi. Infatti credono a tutto. Soprattutto, credono a Zeitgeist.

L’nno scorso è uscito Zeitgeist addendum, sequel di Zeitgeist. Riassunto tipo guida tv di Zeitgeist addendum: “Un ciarlatano di nome Jacque Fresco cerca di affibbiarci un progetto utopico di sapore marxista e New Age, Usa, 2008”. Marxismo + New Age = droga pesante. Roba che ti manda in orbita nel giro di trenta secondi. Nel pieno del trip allucinogeno, il ciarlatano annuncia l’avvento di un’era di  fratellanza universale… Aquaaariiiuuuuus!… Aquaaariiiuuuuus!… in cui non ci saranno più né le religioni né le nazioni né il denaro né la proprietà privata e la tecnologia porterà il paradiso in terra… Uhm, questa mi sembra di averla già sentita… Ah sì, era il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Bleah!  Che schifo. Ne riparlerò.

(Continua)

NOTA vietata ai minori

“The inscription in Panel 4 (which is often cited on the web as the key frame) describes the god Amun jumping into bed with the human Queen on her wedding night (or at any rate before she consummates her marriage with the human King) disguised as her husband. But she recognizes the smell of a god, so he reveals himself, then ‘enters her’ (sic). The narrative then gets a bit risque–the god burning with lust, queen begging to be embraced, there’s kissing going on, Amun’s buddy Thoth stands by the bed to watch, and after Amun ‘does everything he wished with her’ she and Amun engage in some divine pillow talk, and so on. At one point the queen exclaims amazement at ‘how large’ Amun’s ‘organ of love’ is, and she is ‘jubilant’ when he thrusts it into her. Ah, I lament the death of pagan religion. It’s stories are so much more fun!” (Luxor Inscription by Richard C. Carrier, 2004, http://www.frontline-apologetics.com/Luxor_Inscription.html )

P. S. Ringrazio Il blogger Giona del blog Ultima epoca (http://ultimaepoca.blogspot.com/). Infatti la maggior parte delle informazioni di questo post le ho tratte dai suoi preziosi post su Zeitgeist:

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/01/zeitgeist-la-menzogna-parte-1.html (su Horus)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/02/zeitgeist-la-menzogna-parte-2.html (su Attis)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/05/zeitgeist-la-menzogna-parte-3.html (su Krishna).

ERRATA CORRIGE A PROPOSITO DELLA DATA DEL 25 DICEMBRE:

La festa del Natale precede quella pagana del Sole Invitto

di Michele Loconsole*

ROMA, mercoledì, 6 gennaio 2010 (ZENIT.org). – Fonti diverse confermano che la festa del Sole Invitto fu posta al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella del Natale cristiano. Non il contrario!

Sovente si sente affermare che la festa del Natale posta dalla Chiesa al 25 dicembre nel suo calendario liturgico soltanto agli inizi del IV secolo non è storicamente fondata. Ossia che non è possibile sapere con certezza in quale giorno sia nato, a Betlemme, Gesù di Nazaret.

Da qui l’ipotesi – oggi molto accreditata – che la scelta del 25 dicembre sarebbe il risultato del calcolo di un’operazione ideologica messa in atto dalla Chiesa antica per sovrapporsi e infine assorbire la festività pagana del dio Sole; la cerimonia cultuale-astronomic a che veniva officiata in diverse civiltà, e non solo dell’area mediterranea, ben prima della nascita di Gesù, in coincidenza col solstizio d’inverno.

Fenomeno, quello operato dalla Chiesa di Roma, altrettanto noto agli studiosi di fenomenologia delle religioni come d’inculturazione o di cristianizzazione dell’Impero romano.

Fin qui il pensiero dominate. Mentre, alla luce delle fonti, sembra sia andato esattamente al contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto che è stata posta – o ancora meglio spostata – al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella cristiana del Natale, le cui attestazioni documentali sono di gran lunga più antiche della prima. Solo per citarne una: Ippolito di Roma già nel 204 riferiva che la Chiesa festeggiava la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Ricorrenza liturgica nota a quella parte della Chiesa universale che era venuta in contatto con la primitiva tradizione giudeo-cristiana, che questa festa faceva dipendere da quella ancora più antica dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria, fissata nel calendario liturgico orientale al 23 settembre.

Sulle relazioni tra le due feste cristiane ho già riferito in un precedente articolo pubblicato da ZENIT il 21 dicembre scorso, dove ho riportato anche il fondamento storico-archeologic o della storicità della nascita di Gesù al 25 dicembre; evidenza possibile grazie alla scoperta del Libro dei Giubilei tradotto e commentato dal prof. Shemarjahu Talmon dell’Università di Gerusalemme, all’indomani del ritrovamento del 1947 dei Rotoli di Qumran.

E allora, tornando alla questione: quale delle due feste celebrate il 25 dicembre, del Sole Invitto o del Natale cristiano, è la più antica? Quale delle due ha tentato di prevalere sull’altra?

Sull’antichità del Natale ho già detto sopra. Passando invece ad analizzare le fonti che attestano le date della festività pagana, domando: a quando risalirebbe la prima fonte documentata che la festività del dio Sole veniva celebrata il 25 dicembre?

Riposta: l’unico documento che abbiamo oggi a disposizione è il Chronographus anni 354. Per farsene un’idea si confronti la parte VI, dal titolo Calendario con testi e illustrazioni per i dodici mesi.

La notizia, però, sembra piuttosto tardiva: siamo infatti oltre la metà del IV secolo d.C. e all’indomani del primo Concilio di Nicea. Ricordo, di contro, che la prima attestazione del Natale al 25 dicembre è del 204, esattamente 150 anni più antica.

Prima del 354, per ritornare alle fonti della festa del Sole Invitto, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25! (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128).

Si aggiunga, poi, che questa antica festa astronomica veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre (a tal proposito si veda M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221).

Il culto del dio Sole, solo per fare ulteriore chiarezza, era stato introdotto a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274, che il 25 dicembre dello stesso anno consacrava il Tempio del Sol Invictus. La festa prese il nome di “Giorno di nascita del Sole Invitto”. Una ricorrenza, quindi, che potrebbe aver visto le sue origini occidentali sul finire del III secolo d.C.

Si tenga anche conto che i romani, già ai tempi di Adriano (imperatore dal 117 al 138), ritenevano che i cristiani adorassero il sole. In realtà commentavano gli usi liturgici cristiani che si sarebbero consolidati grazie all’opera di Giustino (morto a Roma tra il 162 e il 168), che imposterà i capisaldi della teologia cristiana (domenica, Eucaristia, Risurrezione, Natale, etc) proprio sul simbolo del sole: siamo appena nella prima metà del II secolo.

In conclusione, alla luce di quanto abbiamo detto credo sia possibile affermare almeno due cose importanti. La prima, che la festività del Sole Invitto non veniva celebrata soltanto il 25 dicembre – e che questa data si è imposta sulle altre soltanto dopo la metà del IV secolo d.C.

La seconda, che in Occidente questa festa pagana ha attestazioni documentali ben più recenti rispetto a quella del Natale cristiano, che come abbiamo visto sono più antiche.

E allora: non nasce il legittimo dubbio che l’ingresso della festa del Sole Invitto nel calendario romano del III secolo d.C. potrebbe corrispondere alla volontà da parte dall’establishment imperiale di “oscurare” la festa cristiana, che era certamente celebrata a Roma il 25 dicembre da almeno settant’anni?

Del resto questa nuova ipotesi sarebbe probabilissima se pensiamo al clima persecutorio in cui la religione di Cristo ha dovuto esistere in quasi ogni regione dell’Impero romano dalle sue origini fino alla venuta di Costantino (imperatore dal 306 al 337 d.C.) e ancor più all’indizione del Concilio di Nicea (325 d.C.).

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*Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia Ecumenica, giornalista pubblicista e scrittore. Autore di una decina di volumi sulla storia del cristianesimo è attualmente presidente ENEC (Europe-Near East Centre).

lunedì, 31 agosto 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, I. Leggetevi il testo della boiata.

   Nel 2008 è uscito  Zeitgeist Addendum, sequel di Zeitgeist. Dopo averlo guardato per intero su You-tube, posso dire a ragion veduta che è Z. A. è una superlativa boiata. il problema è che questa superlativa boiata è stata vista da milioni di persone su You-tube e sta raccogliendio decine di migliaia di seguaci attraverso il web. Inoltre, ne hanno parlato i più importanti giornali al mondo e ha perfino vinto dei   premi. Quindi, è opportuno prendere sul serio Z. A. Non bisogna sottovalutare il potere distruttivo delle boiate. In fondo, anche il Mein Kampf era solo una boiata. Io personalmente non sottovaluto Zeitgeist Addendum. L’ho esaminato con attenzione. Tuttavia, non avevo voglia di trascriverne tutti i sottotitoli in italiano. Mi sono limitata a prendere degli appunti al volo, trascrivendo solo le frasi più importanti. Poco più sotto trovate la trascrizione dei miei appunti, in viola.  Fate un bel respiro e igoiate velocemente questo cocktail micidiale di marxismo putrefatto, demenzialità no-global e allucinazioni new Age:

 Le vecchie invocazioni allo sciovinismo razziale, sessuale e religioso, sino al rabbioso fervore nazionalistico stanno iniziando a non funzionare più… Questi decenni molto importanti hanno fatto emergere nella mente della gente l’idea delle rivoluzioni radicali… ma l’uomo è ancora com’era in passato. È ancora brutale. Violento. Aggressivo. Avido. Competitivo. E ha costruito una società basandosi su queste linee guida… La società di oggi è composta da istituzioni politiche, istituzioni giuridiche, istituzioni religiose, è caratterizzata da classi sociali, da valori familiari e dalla specializzazione professionale… È ovvia la profonda influenza che queste SOVRASTRUTTURE tradizionali oggi hanno nel dare forma ai nostri giudizi e alle nostre opinioni… La più potente delle istituzioni che ci condizionano da quando siamo nati è il SISTEMA MONETARIO… Nel nostro mondo l’80 per cento della popolazione mondiale possiede il 40 per cento della ricchezza mondiale… Il sangue che da vita a tutte le istituzioni riconosciute è il denaro (appare un dollaro insanguinato)… Nessuno può essere schiavizzato in modo più desolante di colui che crede falsamente di essere libero… Anni fa la Fed (Federal Reserve) ha elaborato un documento in cui spiega le basi del processo della creazione della moneta… In sintesi, il governo decide di avere bisogno di soldi e così stampa montagne di titoli del tesoro… I titoli del tesori sono per loro natura strumenti per creare il debito… Il sistema monetario crea debito, inflazione e povertà… La FMI e la banca mondiale schiavizzano il paesi sottosviluppati, facendoli indebitare… Per dare il petrolio iraniano alle compagnie americane, la Cia negli anni Cinquanta ha fatto fuori Mossadeq e ha mandato al potere lo Sha di Persia, che era filoamericano… In seguito la Cia ha fatto fuori il presidente del Guatemala Arbenz, che voleva restituire le terre al popolo… Poi ha fatto fuori il presidente del Panama Omar Torrijos, che voleva restituire al popolo panamense il canale di Panama… Per dare il petrolio irakeno ai petrolieri americani, Bush ha invaso l’Iraq… Dopo che tanti presidenti corrotti avevano distrutto l’economia del Venezuela, nel 1998 il popolo venezuelano ha eletto Hugo Chavez, … Egli voleva che i profitti del petrolio venezuelano fossero distribuiti al popolo venezuelano… E così la CIA nel 2002 sobillò le piazze (sic) contro Chavez… Ma il colpo di stato per fortuna è fallito… I killer dell’economia hanno schiavizzato mezzo mondo, creando un impero… A capo dell’impero c’è una CORPORATOCRAZIA ossia l’insieme degli individui che dirigono le corporation degli Usa… Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Cia promuove delle azioni eversive e dei colpi di stato in tutti i paesi che non accettano di essere sudditi degli Usa…  Il mondo è in mano alle corporazioni e alle multinazionali (IBM, Exxon ecc.)… Esse promuovono la globalizzazione dell’economia per espandere il loro potere… I finanzieri  di Wall Street vogliono governare il mondo intero… Tutti quelli che sfidano eroicamente l’establishment capitalista-finanziario degli Usa  (appaiono le immagini fotografiche di Osama Bin Laden e di altri terroristi)  vengono chiamati terroristi… I terroristi di Al Qaeda sono sul libro paga della Cia… Il governo americano li paga per fare paura alla gente… Così la gente impaurita appoggia la lucrosa guerra al terrorismo… Ma il terrorismo è solo una invenzione del governo… Muore più gente per la allergia da arachidi (sic!) che per mano dei presunti terroristi… I veri terroristi sono i finanzieri… I finanzieri hanno promosso l’invasione dell’Afghanistan… Hanno fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di oppio e di eroina… LA DEMOCRAZIA È UNA ILUSIONE… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati… Ma i finanzieri fanno di tutto per ostacolare gli scienziati… Infatti l’EFFICIENZA, la SOSTENIBILITA’ e l’ABBONDANZA delle risorse sono nemiche del profitto… La brama di profitto genera povertà e guerre… Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti… La Cina comunista  è capitalista come gli Usa… Adam Smith dice che la competizione crea sviluppo, in realtà la competizione crea ingiustizie sociali… Il sistema monetario è legato alla scarsità dei beni… L’aria è gratis perché è tanta, i diamanti invece sono costosi perché sono pochi… Se venissero estratti più diamanti, il prezzo dei diamanti crollerebbe e i capitalisti perderebbero profitti… Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse… Usciamo dall’inferno del capitalismo finanziario!…  Diciamo di sì al PROGETTO VENERE!!!!!!!… Il Progetto Venere prevede una economia fondata sulle risorse e sul progresso tecnologico… La tecnologia porterà prosperità per tutti… L’America sta diventando una nazione fascista… I capitalisti obbligano le persone a svolgere lavori alienanti… Ma l’automazione meccanica potrebbe liberare definitivamente gli uomini dai lavori alienanti… Il lavoro è nemico dello sviluppo tecnologico… L’economia monetaria promuove i lavori alienanti e frena lo sviluppo tecnologico… Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati al denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del mondo, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione… Basta col lavoro! Basta con la patria! Basta con lo Stato! Basta con le classi sociali! Unifichiamo tutto il mondo… Viva il progresso… Ma le istituzioni frenano il progresso, la gente ha paura dei cambiamenti… Acquista consapevolezza! La tendenza a credere ciecamente in un sistema è materialismo… IL SISTEMA MONETARIO PERPETUA IL MATERIALISMO… Siamo tutti schiavi…. È tempo di cambiare… All’inizio, l’umanità viveva di caccia e di raccolta, poi c’è stata la rivoluzione agricola, poi c’è stata la rivoluzione industriale… È tempo di fare una nuova rivoluzione, di instaurare un nuovo sistema sociale… LE RELIGIONI ESISTONO COME BARRIERE ALLA CRESCITA PERSONALE E SOCIALE… Cristo non è mai esistito, tutto quello che c’è sulla Bibbia è falso… Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni… Infatti le religioni creano solo divisioni e ci fanno rifiutare una VITA RELAZIONATA SIMBIOTICAMENTE CON GLI ALTRI… Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse… Sbarazziamoci del corrotto sistema monetario… Basta col culto del profitto… I politici sono inutili… I nostri problemi vitali sono problemi tecnici, non politici… Basta con le ideologie e le religioni che dividono la gente… Facciamo in modo che le religioni diventino delle innocue filosofie spirituali… Basta con gli armamenti… Alla bomba di Hiroshima lavorarono migliaia di scienziati… Pensa se questi scienziati avessero lavorato per il progresso invece che per la bomba… Basta armi di distruzione di massa, vogliamo ARMI DI CREAZIONE DI MASSA!… Il nostro dio è la nostra creatività. – Rovesciamo le forme di potere fondate sul sistema monetario (appare l’immagine della Casa Bianca)… Basta con l’inflazione, basta col debito, basta con la disoccupazione, basta col capitalismo e basta col libero mercato… Dietro ai partiti ci sono le solite lobby finanziarie (appaiono il simbolo del Partito repubblicano e il simbolo del partito democratico)… DOBBIAMO SMETTERE DI SOSTENERE IL SISTEMA… Se non avviamo al più presto il PROGETTO VENERE, gli Usa diventeranno una dittatura militare… Boicotta le banche che sostengono la Fed… Non credere all’informazione televisiva… Tutte le reti televisive (Cnn, Fox, Sky ecc.) sono asservite al governo… Cerca le informazioni su Internet… Stai alla larga dalle forze armate… Boicotta le compagnie energetiche, ricorri a fonti energetiche alternative ed ecosostenibili… Usa automobili elettriche… RIGETTA IL SISTEMA POLITICO… Infatti, in un sistema monetario non può esserci vera democrazia… Soprattutto UNISCITI A NOI!!!!!…www.thezeitgeistmouvement.com… Bisogna che le risorse mondiali siano dichiarate patrimonio comune dell’umanità… –  Dipende tutto da te… Puoi continuare ad essere schiavo del sistema monetario, puoi continuare a stordirti con inutili divertimenti… Oppure puoi focalizzare la tua energia sul cambiamento mondiale… La vera rivoluzione è la RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA… Basta divisioni, basta materialismo… Scopri la tua unicità empirica… Non ci sono insegnanti né allievi, né leader, né guru, né maestri né salvatori… Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto… Capire significa trasformare quello che c’è…

  Il documentario si conclude con una specie di spot della pubblicità-progresso: uno yuppy stressato con la ventiquattrore si ferma in mezzo alla strada, si inginocchia e comincia a pensare, una ragazza attaccata al telefonino spegne il telefonino e comincia a pensare, un ragazzo col crocifisso al collosi unisce allo yuppy pensoso e alla ragazza pensosa e cerca di togliersi il crocifisso dal collo, un ebreo con la kippa si unisce a loro e si toglie la kippa, un  islamico col cappello da islamico si unisce a loro e si toglie il cappello da islamico… e i loro volti si illuminano di immenso.

  Bleah! Che schifo. La negazione dell’esistenza storica di Cristo non insulta solo la fede. Insulta la storia, insulta la ragione. Gli insulti all’America non insultano solo l’America. Insultano l’Occidente e i suoi valori. Perché l’America è l’ultimo, fragile baluardo della civiltà occidentale. Ma di gente che insulta l’America ce n’è tanta, specialmente in casa nostra. Di gente che insulta la fede e la ragione ce n’è tanta. In casa nostra c’è gente che si arricchisce scrivendo libri contro Cristo  (ricordiamo solo Odifreddi ed Augias). Quindi passi la negazione dell’esistenza di Cristo. Passino gli insulti all’America. Passi la negazione dell’esistenza del terrorismo islamico. Passino pure i vergognosi elogi ai peggiori tiranni comunisti del Terzo Mondo, come Hugo Chavez.  Ma l’utopia no. L’utopia del Progetto Venere (http://www.thevenusproject.com/ ) mi fa veramente paura. La storia del Novecento ci ha insegnato che le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Le più potenti mai inventate. Promettono la libertà e portano la schiavitù, promettono l’uguaglianza e portano il dispotismo, promettono la fraternità e portano i campi di stermino. Promettono il paradiso in terra e invece portano l’inferno.

 Nei prossimi post, analizzerò separatamente tutti gli aspetti di questa nuova ideologia utopica.  In realtà, l’ideologia di Zeitgest-Venere (chiamiamola così) non è molto originale. È straordinariamente simile a tutte le altre ideologie utopiche della modernità. Più che post-moderna, l’ideologia di Zeitgest-Venere è moderna in ritardo.  Tutti sanno o dovrebbero sapere che la principale ideologia utopica della modernità è il comunismo. Invece non tutti sanno che anche il nazismo era una ideologia utopica. Piantatela di negarlo. Anche i nazisti volevano portare il paradiso in terra: un paradiso di uomini geneticamente perfetti. L’utopia nazista era straordinariamente seducente. I film di Leni Riefenstahl (http://www.youtube.com/watch?v=TnBs8KoHfkk&feature=PlayList&p=26D0E9D36CF50D71&index=9 ) lo testimoniano. I film della Riefenstahl sono seducenti Zeitgeist è seducente. Il diavolo è seducente.

 Come le altre utopie, l’utopia Zeitgest-Venere è figlia della grande apostasia illuminista. L’ingrediente principale di tutte le ideologie utopiche è la negazione del Cristianesimo.  L’utopia è la negazione del Cristianesimo in quanto il Cristianesimo è la negazione dell’utopia. Il Cristianesimo, infatti, è un fatto reale. Comunque sia, tutti gli utopisti perseguitano i cristiani. Non possono fare a meno di perseguitarli. Si calcola che nei gulag sovietici morirono decine di milioni di cristiani. Nel pieno dell’era staliniana, in tutta l’Unione Sovietica rimanevano poche centinaia di cristiani, che si riunivano di nascosto. Non tutti sanno che molti cristiani tedeschi morirono nei lager per la loro fede. Hitler e i suoi collaboratori avevano anche preparato un piano per la distruzione del Vaticano, che prevedeva l’eliminazione fisica di tutti i membri delle gerarchie ecclesiastiche. Se gli americani non avessero liberato Roma, le SS avrebbero messo in pratica quel piano entro qualche mese.

 Gli autori di Zeitgeist non hanno un  piano di distruzione della Chiesa. Ma non è detto che non ci stiano pensando. Certo, loro si dichiarano contrari a tutte le religioni, nessuna esclusa. Ma la prima parte di Zeitgeist è dedicata a Cristo, a Cristo soltanto. È un insulto sanguinoso a Cristo. Di tutte le altre religioni messe insieme, gli autori di Zeitgeist non ne parlano per più di cinque minuti. Comincio a sospettare che, se avvicini loro un crocifisso, gli autori di Zeitgeist cominciano a sentirsi poco bene…

(Continua)
lunedì, 07 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, II. Senza Cristianesimo, non ci sono né libertà né valori.

    Dicono gli autori di Zeitgeist: “Le religioni esistono come barriere alla crescita personale e sociale”. Le loro parole ricordano le parole di quel tizio definitivamente condannato dalla storia di nome Karl Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”. Come Marx, gli autori di Zeitgeist pensano che la religione faccia gli uomini schiavi e l’ateismo li faccia liberi. Il loro motto potrebbe essere: “Se seguite noi, conoscerete l’ateismo e l’ateismo vi farà liberi”. Ma davvero? Bé, in Unione Sovietica la religione era stata sostituita dall’ateismo di Stato. La gente era forse più libera? Non mi sembra. Avete presente Arcipelago gulag (http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Gulag)? Dove si chiudono le porte delle chiese, si aprono le porte dei gulag. Se muore Dio, l’imperatore diventa dio. Nell’ultimo secolo gli imperi e gli imperatori sono stati sostituiti dagli Stati totalitari e dai partiti. All’interno dello Stato totalitario, il capo del partito diventa dio. All’interno dello Stato totalitario, non c’è posto per i cristiani. Infatti i cristiani si rifiutano di obbedire al partito, al Grande timoniere e al Führer. Nei gulag sovietici e nei lager nazisti sono morti molti cristiani. I  ragazzi della Rosa Bianca, martiri della libertà nella Germania nazista (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca), erano cristiani. Quando si tratta di combattere contro la tirannia, i cristiani sono sempre in prima linea. Infatti i cristiani obbediscono prima di tutto a Dio. Sono disposti ad obbedire al governo solo se il governo rispetta la legge di Dio.In fondo, non c’è una vera differenza fra la teocrazia e il totalitarismo. La teocrazia è un totalitarismo religioso mentre il totalitarismo è una teocrazia atea. Nell’antico Egitto, il faraone era considerato la reincarnazione del dio Horus (come abbiamo visto nel  primo post su Zeitgeist). Molti templi, nell’antica Roma, erano dedicati all’imperatore. Poiché si rifiutavano di rendere culto all’imperatore, i cristiani finivano nella fossa dei leoni. Nell’Iran di oggi, gli ayatollah governano o, meglio, opprimono il popolo nel nome di Dio. E ovviamente perseguitano i cristiani. Allo stesso modo, il governo teocratico dei sacerdoti del tempio ha perseguitato e ucciso Cristo.L’unica alternativa al totalitarismo e alla teocrazia è la laicità ossia la separazione fra il potere temporale e il potere spirituale. La laicità è stata inventata da Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Secondo la dottrina cattolica, lo Stato può esercitare solo il potere temporale mentre il papa può esercitare solo il potere spirituale. Ma come lo spirito è superiore alla materia, così il potere spirituale è superiore al potere temporale. In altri termini, la legge di Dio, che coincide con la legge naturale, è superiore alla legge dello Stato. Il papa non può fare le leggi dello Stato: deve verificare che le leggi dello Stato rispettino la legge naturale. Deve costringere l’imperatore terreno ad obbedire all’imperatore dell’universo. Se l’imperatore disobbedisce la legge naturale ossia è un tiranno malvagio, il papa ha teoricamente il potere di deporlo (potere che purtroppo oggi non esercita più). Se le leggi dello stato sono contrarie alla legge naturale, il papa ha il dovere di condannarle. Oggi il papa ha il dovere di condannare le leggi a favore dell’aborto e dell’eutanasia, i quanto l’aborto e l’eutanasia violano la legge naturale.La libertà non è fare quello che ti ordina il potere. Ma non è neanche fare quel che pare e piace. La libertà non è la licenza di fare cose brutte. Il peccato è brutto. La libertà è la capacità di fare cose grandi e belle. La libertà è seguire la legge naturale, che coincide con la legge di Dio. Ma la libertà non è solo la capacità di fare delle cose grandi e belle. È la soddisfazione del desiderio di grandezza e di bellezza. Ma noi desideriamo una grandezza e una bellezza infinite. Una felicità infinita. Il desiderio infinito è l’indizio principale della nostra dignità infinita. Ciascuno di noi vale più dell’universo intero. Infatti l’universo non ha coscienza di noi, mentre noi abbiamo coscienza dell’universo. Possiamo pensarlo.  Non ci sono alternative: o vali più dell’universo o sei un animale come un altro. Una scimmia evoluta, anzi di meno. Un insetto. Un microbo su una pallina che rotola nello spazio. Una scimmia, un insetto, un microbo, non sono liberi: ogni loro atto è un riflesso condizionato determinato dall’istinto. Sono pezzi di materia animata in balia della materia che li circonda. Dunque per essere liberi, bisogna essere più che pezzi di materia. Bisogna avere una dignità infinita ossia un’anima. Ebbene, il Cristianesimo è l’unica religione che esalta la dignità infinita di ogni essere umano. Il Cristianesimo mette l’individuo al centro dell’universo, al di sopra dell’universo.Che cosa è, in conclusione, la libertà? È obbedire alla legge naturale, ossia alla legge di Dio. È soddisfazione del desiderio infinito di felicità. È avere una dignità infinita. In una parola, la libertà è rapporto con l’infinito.Ma andiamo avanti. Dicono gli autori di Zeitgeist:  “Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni”. Cari autori di Zeitgeist, tutte le religioni hanno gli stessi valori? Ma davvero? Anche nell’Islam c’è il valore della libertà? Anche nell’Islam c’è il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna? E no, studiate un po’ prima di aprire bocca, cialtroni. Gli studiosi sanno perfettamente che la libertà, l’uguaglianza, la fraternità e tutti agli altri valori occidentali sono prodotti di fabbricazione cristiana. Nelle altre religioni questi valori sono quasi del tutto assenti, fatevene una ragione. Gli studiosi sanno perfettamente che, se non ci fosse mai stato il Cristianesimo, non ci sarebbe mai stata neppure la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Sanno perfettamente che il culto occidentale della ragione è figlio della fede nel Dio-logos. Sanno perfettamente che la scienza è nata da una costola della teologia cattolica (vedi  libri consigliati in nota). Al di fuori della civiltà cristiana, non ci sono valori, non ci sono diritti e non c’è neppure la ragione. C’è solo la barbarie. Il movimento di Zeitgeist è barbaro.

Ma perché i comunisti, i nazisti e i seguaci di Zeitgeist-Venere odiano così tanto il Cristianesimo? In primo luogo, perché il Cristianesimo afferma che il paradiso sta solo in cielo. Ebbene, gli utopisti vogliono il paradiso in terra. In secondo luogo, perché il Cristianesimo afferma che l’uomo è cattivo e non può salvarsi da solo. Solo Cristo può salvarlo. Ebbene, gli utopisti non vogliono che qualcuno li salvi. Credono di potersi salvare da soli: “Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto”.  E così, gli utopisti sostituiscono il dogma cattolico del peccato originale con il dogma illuminista della bontà originale dell’uomo. Jean Jacques Rousseu, padre spirituale di tutti gli utopisti, ha detto: “L’uomo è per natura buono ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). I suoi nipotini post-moderni ripetono in coro: “Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza” (Zeitgeist addendum). E quali sarebbero le “istituzioni” che renderebbero cattivo l’uomo? Quali sarebbero, in altri termini, le cause della povertà e dell’ignoranza? Gli autori di Zeitgeist rispondono in coro: il capitalismo e il sistema monetario! Leggiamo: “Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati allo sporco denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del paese, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione”. Uhm… queste scemenze mi sembra di averle già sentite. Ah, sì, ora ricordo: le ha dette quel tizio ottocentesco, condannato dalla storia, di nome Karl Marx.

(Continua)

Libri consigliati:

Stark R. La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau (http://www.lindau.it/schedalibro.asp?idLibro=1007 )

Woods Thomas E. jr. , Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli 2007 (http://www.ibs.it/code/9788882723040/woods-thomas-e-jr/come-chiesa-cattolica.html )

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, III. Il progetto Venere è la continuazione del comunismo con altri mezzi.

  Non bisognerebbe mai parlare di comunismo al singolare. Infatti dal marxismo discendono tante e diverse interpretazioni del marxismo medesimo, spesso in contrasto fra loro. Basti pensare al contrasto fra Stalin e Trotzkij o al contrasto fra il comunismo sovietico o il comunismo maoista. Il marxismo è uno, i comunismi sono tanti. Ma sebbene siano tanti, sebbene siano in contrasto fra loro, si somigliano come gocce d’acqua. Ebbene, gli autori di Zeitgeist  aggiungono un’altra goccia d’acqua avvelenata ossia propongono una loro personale interpretazione delle idee marxiste. L’interpretazione è in stile New Age ma le idee restano marxiste. In tutto Zeitgeist Addendum, troviamo una sola, piccola allusione al comunismo. “Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti. La Cina comunista è capitalista come gli Usa”. Evidentemente, gli autori di Zeitgeist non criticano il comunismo ma il comunismo “corrotto” dal capitalismo. Inoltre, cantano tutti i salmi della propaganda neo-comunista, no-global e anti-americana: gli  Usa farebbero le guerre del petrolio, gli agenti della Cia passerebbero il tempo ad organizzare colpi di Stato in giro per il Terzo Mondo,  i capi delle multinazionali e i finanzieri di Wall Street controllerebbero il mondo intero eccetera eccetera. Cosa ancora più importante, gli autori di Zeitgeist attaccano il capitalismo con la stessa violenza con cui attaccano il Cristianesimo. Anche Marx attacca allo stesso tempo il Cristianesimo e il capitalismo. E infatti Jacques Fresco, capo del progetto Venere  e coautore di Zeitgeist, è stato per molti anni un membro della Technocracy Incorporated, un gruppo di ispirazione anarco-comunista. Poiché lo spazio è poco, non ho intenzione di smontare una ad una tutte le ridicole accuse mosse da questi dementi alla Cia, agli Usa, alle multinazionali e ai finanzieri di Wall Street. Preferisco fare un discorso in difesa del capitalismo occidentale. Innanzitutto, voglio sottolineare che il capitalismo è odiato dagli adepti di tutte le ideologie utopiche, fascisti e nazisti compresi (Hitler aveva trascritto nel Mein Kampf molti brani del Capitale). Perché i comunisti, i nazisti, gli adepti del progetto Venere e in genere tutti gli utopisti odiano tanto il capitalismo? Ma è semplice: perché il capitalismo appartiene al mondo reale e non al mondo dei sogni. Come tutte le cose reali, il capitalismo non è perfetto. La perfezione appartiene solo all’eternità. Tuttavia, il capitalismo è il meno imperfetto di tutti i sistemi economici del passato e del presente.Secondo gli utopisti, il capitalismo sarebbe all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo. Che idioti. I cristiani, che non sono idioti, sanno bene che all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo c’è la cattiveria umana. C’è il peccato originale. E finché ci sarà il peccato originale, ossia finché esisterà questo mondo, ci sarà anche la povertà.  Ha detto Gesù: “I poveri saranno sempre con voi”. Non possiamo sperare di estirpare la povertà alla radice. Possiamo sperare di ridurla al minimo. Ebbene, il capitalismo riduce al minimo la povertà. Dove c’è il capitalismo c’è poca povertà, dove non c’è il capitalismo c’è molta povertà. I “proletari” di marxista memoria stanno infinitamente meglio nei paesi capitalisti che nei paesi comunisti. Chiedete ad un nostro operaio se vuole fare a cambio con un operaio della Corea del nord o della stessa Cina più o meno comunista. Contro la povertà endemica dei paesi del Terzo Mondo, c’è una sola cura efficace: capitalismo. E infatti, le famigerate multinazionali non sfruttano i poveri del Terzo Mondo: danno lavoro ai poveri del Terzo Mondo. Cari fighetti noglobal, provate a dire ad un nigeriano che volete “liberare” la Nigeria dalle multinazionali occidentali. Vi prenderà a bastonate. Infatti le multinazionali creano posti di lavoro, stimolando positivamente l’economia locale .Detto questo, è vero che l’economia capitalista si può e si deve migliorare. È vero che alcune multinazionali (non tutte) opprimono i loro dipendenti. È vero che alcuni finanzieri, con le loro speculazioni dissennate, determinano un innalzamento artificiale dei prezzi delle materia prime. È vero che i principali responsabili della attuale crisi economica mondiale sono i capi di alcune banche d’affari americane . Insieme a Gordon Gekko (protagonista del film “Wall Street” di Oliver stone), questi finanzieri e questi banchieri dicono: “Greed is good”, “L’avidità è una cosa buona”. No, l’avidità non è una cosa buona: è uno dei sette vizi capitali. Dal peccato non può nascere nulla di buono. Nel campo dell’economia, il peccato genera la crisi. Per combattere la crisi bisogna dunque combattere il peccato, combattere l’immoralità. Bisogna ricomporre la frattura, teorizzata da Adam Smith, fra capitalismo finanziario e morale (argomento da me trattato nella serie di post sul capitalismo, di cui  trovate l’indice qui:http://reginadistracci.splinder.com/post/20854172/Il+marxismo+%C3%A8+una+conseguenza  ). Insomma, bisogna moralizzare il capitalismo, non distruggerlo. Provate a distruggerlo e ci ritroveremo in Unione Sovietica o in Oceania, quella di 1984. Un accenno merita anche il sistema monetario. Anche i sassi sanno che le banche centrali, immettendo sul mercato un eccesso di carta moneta, causano l’inflazione. Insomma, l’attuale sistema monetario, basato sulla circolazione forzosa di carta moneta,  va aggiustato. Ma non va distrutto. Provate a distruggerlo e torneremo nella preistoria. Infatti l’invenzione della valuta segna il passaggio dalla preistoria alla storia. Jacque Fresco vuole farci tornare al baratto.In Zeitgeist Addendum, Fresco dice: “Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse”. Ha ha ha, che ridere!!!! Ma questo signore non si è mai fatto un giro in qualche shopping mall? Ha mai visto le montagne di merci ammassate negli scaffali degli ipermercati? Il profitto non è direttamente proporzionale alla penuria. Per moltiplicare il profitto, bisogna moltiplicare la produzione e il consumo dei beni. Nei paesi di antico capitalismo non c’è il problema della denutrizione ma, casomai, c’è il problema della sovralimentazione (con tutti i problemi sanitari annessi); non c’è il problema della sottoproduzione ma, casomai, il problema la sovrapproduzione dei beni. Nei paesi di antico capitalismo le persone non devono lottare fra di loro per spartirsi pochi beni ma, al contrario, sono indotte a consumare la maggior quantità possibile di beni. Avete mai sentito parlare di consumismo? Ed è inutile stare a distinguere surrettiziamente fra materie prime e beni prodotti. Infatti i beni vengono prodotti con le materie prime. Se aumenta il consumo dei beni, aumenta anche il consumo delle materie prime. E la penuria va a farsi benedire.Il legame penuria-profitto riguarda solo alcuni beni di prima necessità come l’acqua o il frumento. Dove c’è molta acqua, il prezzo dell’acqua è basso; dove c’è poca acqua, il prezzo dell’acqua è alto. Nel deserto l’acqua costa più che a Oslo. La siccità fa schizzare verso l’alto il prezzo dell’acqua, la carestia fa schizzare verso l’alto il prezzo del pane (ricordate la vicenda dell’assalto ai forni narrata dal Manzoni nei Promessi sposi?). Ma nei paesi civilizzati la siccità e le carestie sono un lontano ricordo. Nei paesi civilizzati tutti i beni di prima necessità sono abbondanti e a buon mercato. Anche i beni non di prima necessità, chiamiamoli secondari, sono abbondanti. Senza nessun senso del ridicolo, Fresco sostiene che i “capitalisti” cercano di tenere alto il prezzo dei diamanti facendo in modo che ne vengano estratti pochi.  Che scemenza. In primo luogo, negli ultimi quaranta anni è cresciuta costantemente la quantità, disponibile sul mercato, di tutte le materie prime e delle pietre preziose (ne riparlerò a proposito del maltusianismo). In secondo luogo, i diamanti non sono beni di prima necessità. I prezzi dei beni secondari non sono determinati dalla scarsità o dall’abbondanza ma… dal piacere soggettivo.  Oggi tutti gli economisti accettano la teoria del “valore soggettivo”, elaborata dagli scolastici alla fine del Medioevo (e sì, i cattolici sono sempre più avanti degli altri). Secondo la  teoria del “valore soggettivo”, sono gli acquirenti a decidere il prezzo di un bene secondario. Se un oggetto ti piace molto, sei disposto a pagare molto pure di averlo. Se un determinato oggetto piace molto alla maggior parte degli acquirenti, il venditore può permettersi di alzarne il prezzo; se invece quell’oggetto piace poco, il venditore è costretto ad abbassarne il prezzo. La fenomenologia del valore soggettivo si osserva molto bene nelle aste.

 E torniamo ai diamanti. Perché costano così tanto? Certamente, la scarsità relativa di diamanti influisce sul prezzo dei medesimi. Ma la scarsità da sola non fa preziosa nessuna merce. Se la segatura fosse una merce rara, rimarrebbe segatura. Nessuno sarebbe disposto a comprare un mucchietto di segatura allo stesso prezzo di un mucchietto di diamanti. Se un domani venissero trovate centinaia di nuove miniere di diamanti e se i costi di lavorazione dei diamanti venissero abbattuti, il prezzo dei diamanti non si abbasserebbe più di tanto. Tagliamo corto: i diamanti costano tanto perché piacciono tanto alla maggior parte delle persone. I ricchi sono disposti a pagare delle cifre spropositare per averne uno. Se un giorno i diamanti non dovessero piacere più a nessuno, allora si deprezzerebbero. In ogni caso, dobbiamo sempre distinguere fra beni di prima necessità e beni secondari. In una situazione di grave penuria dei beni di prima necessità, i beni secondari si deprezzano vertiginosamente. Se ci trovassimo in mezzo al deserto con un grosso diamante da un milione di dollari, daremmo via il diamante in cambio di un solo bicchiere d’acqua.
martedì, 22 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, IV. Fra materialismo e spiritualismo, fra progressismo e naturalismo.

Alla base di tutto il pensiero occidentale c’è il principio di non contraddizione. Ebbene, gli autori di Zeitgeist ignorano questo principio. Prima attaccano la fede nel nome del materialismo e poi attaccano il materialismo in nome della spiritualità. Nessun problema: i frequentatori assidui di Facebook e di You-tube non hanno il QI abbastanza alto per notare la contraddizione. Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse”. Queste parole rispecchiano l’ideologia dominante nel mondo post-moderno: un super-materialismo in cui si fondono il materialismo “dialettico” marxista e il materialismo freudiano. Secondo questo super-materialismo, l’essere umano sarebbe solo corpo e avrebbe solo bisogni fisici. Gli unici, veri interessi dell’uomo-corpo sarebbero il sesso e l’economia; tutti gli altri interessi sarebbero marxiane “sovrastrutture”. Più precisamente, tutti i bisogni spirituali più profondi (di verità, di bene, di bellezza, di amore, di infinito, di Dio) sarebbero soltanto sintomi patologici della mancata soddisfazione dei bisogni fisici primari, specialmente sessuali. Insomma, i credenti, i poeti e tutti coloro che si ostinano cercare il senso della vita sarebbero fondamentalmente degli individui sessualmente repressi. Se potessero realizzare le loro più segrete “fantasie sessuali” (così oggi si chiamano quelle che una volta richiamavano semplicemente “porcate”) la pianterebbero finalmente di desiderare cose impossibili.  Se Silvia fosse stata sessualmente disponibile con lui, Giacomo Leopardi non avrebbe perso tempo a scrivere A Silvia, L’infinito e altre quisquiglie. Se tutti gli esseri umani al mondo potessero mangiare a sufficienza e scop… ehm copulare in tutte le più svariate maniere, come De Sade comanda, la religione e l’arte sparirebbero finalmente dalla faccia della terra. A giudicare dalle ultime Biennali, siamo vicini alla meta per quanto riguarda l’arte.  Comunque, non perdete tempo a leggere La cura dei piaceri di Michel Onfray (Ponte alle Grazie, 2009) e tutti gli altri testi fondamentali  della post-modernità. Licenziamento ha condensato in un solo, elegantissimo periodo tutto il raffinatissimo pensiero post-moderno: “Il fatto è che non possiamo sorvolare sul sesso perché, vedi, sta tutto lì: di solito i cattolici integralisti maschi sono tali perché non gliela hanno data abbastanza, mentre le cattoliche integraliste femmine sono tali, perché non gliela hanno chiesta abbastanza.  Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (16 Settembre 2009 – 21:09:  http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422#comment ). Resta solo da capire quale sarebbe la differenza fra un uomo e un suino secondo i fini pensatori post-moderni.

Sebbene non si chiamino più col loro nome, sebbene si fingano morte, il marxismo e il freudismo sono oggi ideologie di massa. I supermaterialisti post-moderni ragionano come Marx e come Freud senza sapere chi sono Marx e Freud. Per effetto della ideologia freudiana, oggi quasi tutti i giovani maschi passano la maggior parte del loro tempo libero a scaricare le pulsioni dell’Es e ad infrangere i divieti del Super-io davanti ai siti pornografici (e poi finiscono come il povero Vincenzo Punzi: http://www.noallapornodipendenza.it/ ). E per effetto della cultura marxista, oggi “tutto è economia” ossia i valori economici prendono il posto di tutti i più sacri valori occidentali (che fra parentesi finiscono immolati sull’altare della religione relativista e multiculturale, chiusa parentesi). Questa sorta di idolatria dell’economia si chiama economicismo. Ebbene Jacque Fresco non attacca l’economicismo contemporaneo: semplicemente propone un nuovo tipo di economicismo. Egli non critica la moderna idolatria dell’economia: semplicemente, vuole sostituire l’economia monetaria con una non meglio precisata “economia fondata sulla condivisione delle risorse”. Vuole sostituire  il vecchio e banale materialismo consumistico con un nuovo tipo di materialismo. Questo nuovo materialismo si traveste da  spiritualità, ma resta materialismo. Se siamo figli delle stelle, se esiste solo la natura, se Dio non c’è, non si scappa dal materialismo. Non c’è nessuna “gioia spirituale”nella “simbiosi con la natura”. Per la semplice ragione che la natura non è lo Spirito. In fondo, tutti i falsi spiritualismi moderni identificano, in maniera illusoria, la materia con lo spirito. In fondo, il New Age è un panteismo arcaico.

Come ho detto, gli autori di Zeitgeist ignorano il principio di non contraddizione. Dopo essere caduti nella contraddizione fra spiritualismo e materialismo, cadono serenamente nella contraddizione fra progressismo e naturalismo. A dire il vero, la contraddizione fra progressismo e naturalismo attraversa tutto la cultura post-illuminista. L’Illuminismo mira a liberare l’uomo da Dio, per renderlo dio. Ma se l’uomo smette di essere figlio di Dio, di chi sarà figlio? Ma naturalmente della Natura. E qui cominciano le contraddizioni. Come dio, l’uomo è libero di violentare la natura con la tecno-scienza senza dover rendere conto di niente a nessuno; come figlio della Natura, l’uomo deve rinunciare alla tecno-scienza per diventare simile alle altre creature. E così nel mondo moderno si fronteggiano, senza mai trovare un accordo, un industrialismo esasperato e un ambientalismo esasperato. Mentre un industrialismo scriteriato rovina l’ambiente, un ambientalismo esasperato predica la fine della civiltà industriale. Mentre una scienza faustiana manipola e violenta i fondamenti stessi della vita umana (fivet e ingegneria genetica), un animalismo isterico vieta all’uomo di interferire nella vita degli animali. Evidentemente, per trovare un equilibrio fra il progresso e la natura, l’uomo deve tornare ad essere figlio di Dio. Ma i seguaci di Zeitgeist non vogliono essere figli di Dio, e così da una parte esaltano la creatività umana (“il nostro dio è la creatività”) e il progresso tecno-scientifico (“la tecnologia ci libererà dai lavori alienanti”), dall’altra esaltano “la gioia spirituale della simbiosi con la natura”. Ma leggiamo: “Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… – Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio…”.

E perché dovremmo relazionarci simbioticamente con gli animali e le piante? Noi siamo superiori agli animali e alle piante, siamo superori anche alle stelle, superiori a tutte le stelle e tutte le galassie, a tutti gli ammassi e i super ammassi di galassie, superiori all’universo intero. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio… Oh no, che sbadata: mi accorgo adesso di parlare come una arch-eretica cristiana. Infatti sulla Bibbia c’è scritto: “E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’” (Genesi, 26). Dimenticavo che gli illuministi, due secoli fa, hanno sostituito Dio con la dea Natura. E infatti gli autori di Zeitgeist,  nipotini post-moderni degli illuministi, ancora stanno lì a cantare salmi alla dea. Ma dubito che questa dea sia una buona madre. Giacomo Leopardi la chiamava, giustamente, “matrigna”. Agli occhi indifferenti di questa matrigna, noi non siamo più importanti degli animali e delle piante. Crepiamo come gli animali e le piante.

Dal culto illuminista della Natura nascono il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo. Riassunto del darwinismo: l’uomo discende dalla scimmia. Riassunto dell’ambientalismo: l’uomo non vale più della scimmia. Riassunto del maltusianismo: nel mondo c’è posto per poche scimmie umane, quindi bisogna ridurle di numero con le buone e con le cattive. In buona sostanza, gli ambientalisti-darwnisti-maltusiani auspicano che la razza umana si estingua al più presto per il bene dell’ecosistema. Il mese scorso ho visto una puntata ripugnante di La gaia scienza del noto ambientalista darwiniano Mario Tozzi. Senza contraddittorio alcuno, Tozzi asseriva che gli esseri umani non valgono più degli altri primati e che quindi è bene che la specie umana prima o poi si estingua. Alle sue deliranti affermazioni, seguiva un filmato agghiacciante su “la vita sulla terra dopo la scomparsa dell’uomo”. Ma torniamo al nostro argomento. Ebbene, io scommetto che i seguaci di Zeitgeist e del progetto Venere abbracciano tutte le tesi dell’ambientalismo darwinista e maltusiano. Scommetto che il progetto della “economia fondata sulla condivisione delle risorse” prevede la riduzione forzata (mediante l’aborto e l’omicidio) del numero di coloro che condividono le risorse. No, grazie: io mi tengo la Bibbia e butto nella discarica della storia il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo.

L’Illuminismo voleva liberare l’uomo da Dio per farne dio dell’universo. In realtà lo mette al di sotto di ogni creatura dell’universo. Ne fa un insetto sottomesso alle leggi della Natura. Per essere veramente al centro dell’universo, per dominare la natura senza distruggerla, bisogna essere figli di Dio. Il cristiano è lontano tanto dal disprezzo violento della natura quanto dall’idolatria della natura. Solo i cristiani sanno promuovere un vero progresso tecno-scientifico rispettoso della  natura. In effetti, la scienza e il progresso sono figli del Cristianesimo. Sarà per questo che molti di quelli che lavorarono al progetto Apollo, compresi alcuni astronauti, erano cristiani. Nel viaggio di ritorno dalla Luna alla Terra, Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla Luna, non citò il testo di qualche pensatore illuminista ma un salmo della Bibbia: “Quando io guardo i cieli, il lavoro della tue dita, la Luna e le stelle che tu hai ordinato, mi chiedo, o Signore, come tu abbia tempo per occuparti anche di noi” (citazione tratta da Oriana Fallaci, Quel giorno sulla Luna, Rizzoli Bur 2009).

Le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Promettono la libertà e invece portano la schiavitù, promettono la moltiplicazione della ricchezza e invece moltiplicano la povertà. Promettono il paradiso e invece portano l’inferno. Non c’è democrazia all’inferno. In effetti, i teorici delle ideologie attaccano apertamente la democrazia. Karl Marx ritiene che la democrazia parlamentare sia uno strumento nelle mani della classe borghese. Per mezzo del parlamento, la classe borghese difenderebbe i suoi sporchi interessi economici e opprimerebbe il proletariato. Disprezzando il parlamento con tutte le loro forze, i comunisti hanno sempre trattato la democrazia come un mezzo e il potere come il fine. E se al potere ci arrivano veramente, la prima cosa che fanno è sbarazzarsi del mezzo ossia sopprimere il parlamento (guardate che cosa fece il partito bolscevico della Duma all’indomani della Rivoluzione d’ottobre). Similmente, i teorici del fascismo ritengono che la democrazia sia espressione della decadenza borghese. Non a caso, essi chiamano “demoplutocrazie” le nazioni di antica democrazia e consolidato capitalismo, come l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Secondo la loro propaganda, i parlamenti sarebbero troppo litigiosi e i governi democratici sarebbero troppo corrotti per combinare qualcosa di buono; solo il partito forte dell’uomo forte potrebbe risolvere i problemi del popolo eccetera eccetera. Un certo Benito fece l’uomo forte e il popolo fu fregato.
Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “La democrazia è una illusione… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati”. Ma che bel discorsetto del menga. Avrebbe potuto farlo Lenin oppure Mussolini oppure Hitler. Sebbene i tre dittatori non invocassero un governo di “tecnici e scienziati”, facevano dei discorsi simili al succitato. Insomma, c’è una sorprendente, preoccupante, terrorizzante identità di vedute fra gli autori di Zeitgeist e i vecchi macellai nazi-comunisti. Prima ancora, c’è una sorprendente identità di vedute fra fascisti, nazisti e comunisti. Infatti, il fascismo è un comunismo di destra (non dimenticate che Benito proveniva dall’ala massimalista del partito socialista). Più in generale, comunismo e nazi-fascismo sono due rami sorti dal tronco della concezione egheliana dello Stato etico. Ora, il concetto di Stato etico è strettamente connesso ai concetti di utopia, totalitarismo e collettivismo. Il regno di Utopia è uno Stato etico totalitario e collettivista.
Ma torniamo a Zeitgeist. Se i comunisti vogliono il partito unico al governo e i nazi-fascisti vogliono l’uomo forte al governo, invece i seguaci di Zeitgeist vogliono un governo di tecnici e scienziati. Anche l’orribile mondo nuovo, nel romanzo di Huxley, è regolato da tecnici e scienziati. E in effetti, i progetti di Jacques Fresco andrebbero bene per le scenografie di una eventuale riduzione cinematografica del romanzo di Huxley (ho letto che Ridley Scott ci sta lavorando).
Perché gli utopisti odiano tanto la democrazia? Perché la democrazia appartiene alla realtà e non all’utopia. Infatti gli utopisti odiano con uguale intensità il capitalismo, la democrazia, l’America e la realtà. Ancora di più odiano Cristo. Lo ripeto ancora una volta: anti-cristianesimo, anti-capitalismo e anti-americanismo e, più in generale, anti-realismo ormai coincidono. La democrazia e il capitalismo hanno molto in comune: non sono sistemi perfetti, perché la perfezione non appartiene a questo mondo, e tuttavia sono i sistemi meno imperfetti del mondo. E a proposito: la democrazia è sorella dei Diritti universali dell’uomo, della scienza e del capitalismo. Il loro padre è il Cristianesimo, per la precisione il Cattolicesimo (cfr. Rodney Stark, La vittoria della ragione).
I teorici delle ideologie utopiche vogliono sostituire la democrazia reale con una democrazia immaginaria. Se la democrazia reale è espressione della mediazione fra tante diverse volontà, la democrazia dei loro sogni sarebbe espressione di un’unica “volontà generale” del popolo. Nota bene: il mito della “volontà generale”, inventato dal calvinista Jean-Jacques Rousseu, è la pietra angolare della concezione del collettivismo totalitario. Senza Rousseau e senza Hegel, non ci sarebbero mai stati né Marx né Hitler. Secondo i comunisti, la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo del partito unico; secondo i fascisti,  la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo dell’uomo unico. L’unico problema è che questa “volontà generale” non esiste. Infatti il popolo non è un individuo collettivo ma un insieme di individui, ognuno dei quali la pensa a modo suo. La democrazia parlamentare si basa appunto sul confronto fra i diversi punti di vista. Ebbene, i teorici dell’utopia odiano la democrazia parlamentare proprio perché non tollerano la pluralità dei punti di vista. Più che altro, non tollerano l’esistenza di persone che non la pensano come loro. E in effetti, quando prendono il potere, gli utopisti non riescono proprio a fare a meno di perseguitare quelli che non si adeguano alla “volontà generale” ossia si ostinano ad avere un pensiero individuale. I giacobini, discepoli di Jean-Jacques Rousseau, hanno inventato uno strumento efficace per lo smaltimento rapido dei dissidenti: la ghigliottina. Secondo i libri scolastici, tutte le persone che finirono sulla ghigliottina avevano dei titoli nobiliari. In realtà, solo il dodici per cento dei ghigliottinati proveniva dalla nobiltà. Gli altri erano puri e semplici “dissidenti” anti-giacobini, molti dei quali religiosi (dati riferiti da Donald Greer). Nella Germania nazista, i dissidenti finivano nei lager accanto agli ebrei. Non sappiamo esattamente quanti milioni di dissidenti hanno perso la vita nei gulag sovietici. E non sappiamo quanti dissidenti soffrono oggi nei lagogai della Cina comunista.
Oltre distruggere la democrazia, le ideologie utopiche distruggono la libertà. Certo, esse promettono la libertà perfetta. Nella perfetta società utopica, l’individuo dovrebbe sperimentare la perfetta libertà ed esprimere pienamente la sua creatività. Ma la libertà all’interno della società perfetta potrebbe esistere solo come “libertà generale”, chiamiamola così. All’interno della società utopica, l’unica libertà concessa all’individuo sarebbe la libertà di fare tutto quello che fanno tutti gli altri, come tanti soldatini. Insomma, la società perfetta non può che essere rigidamente collettivista, come la famosa isola di Utopia immaginata Thomas Moore. Ma l’isola di Utopia non è mai esistita. Invece è esistita l’Unione Sovietica ed esiste tuttora la Corea comunista e parecchi altri “paradisi dei lavoratori”. Ebbene nei “paradisi dei lavoratori” il collettivismo si dimostra essere uno stivale che calpesta il volto dell’uomo. La società collettivista è una macchina, gli uomini al suo interno non sono uomini ma ingranaggi, cose .
Bisogna sempre distinguere fra l’utopia teorica e l’utopia realizzata. Non bisogna confondere il Comunismo Ideale col Socialismo Reale. Nella teoria, l’utopia è sempre una cosa meravigliosa: una società perfetta in cui tutti sono felici. Bellissimo, ci metto la firma. L’unico problema è che la società perfetta è totalmente incompatibile con la realtà. È un sogno. Se tenti di realizzare il sogno utopico, realizzi solo un incubo. Se tenti di realizzare il comunismo, realizzi lo stalinismo.
Perché le utopie non sono realizzabili? Ci sono due ragioni principali. La prima ragione è  che il mondo è bello perché è vario. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a pensare le stesse cose e a vivere alla stessa maniera. La seconda ragione, più profonda, è che gli uomini sono imperfetti. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a essere perfette, a non fare mi errori, ad agire sempre in vista dell’interesse generale, a non essere mai egoiste. L’idea che la società perfetta possa rendere gli uomini perfetti, ossia che possa liberarli dal peccato originale, è una pura e semplice eresia. Una eresia che discende direttamente dall’eresia protestante (Hegel, padre di tutti i totalitarismi, si definiva “un teologo protestante”).
Dunque, se tenti di realizzare il paradiso in terra, realizzi l’inferno. Quale tipo di inferno realizzeranno i seguaci del progetto Venere? Io immagino un inferno molto simile all’inferno immaginato da Aldous Huxley nel romanzo Il mondo nuovo. Solo che nel mondo nuovo non c’erano gulag. In questo mondo nuovissimo, invece, ci saranno. Chi uccide Dio, uccide anche l’uomo.
Nei gulag del mondo nuovissimo di Zeitgeist finiranno tutti quelli che non la pensano come Fresco, in primo luogo i cristiani. Infatti, i cristiani sono i principali nemici di tutte le ideologie utopiche. Gionas, nel suo blog, ha riunito alcune citazioni inquietanti tratte dagli scritti dei pensatori di ispirazioni New Age, tutti legati direttamente o indirettamente al movimento di Zeitgeist:
«Il film, certo non parla in dettaglio di cosa verrà riservato a chi non vorrà aderire a tale “libertà”, a tale legge. Ma per capirlo, possiamo ritornare ai significati velati nelle parole di J.Fresco: “ questa conoscenza limitata che riconoscono è semplicemente impossibile in un nuovo universo.”
Lo stesso fine viene rivelato dalla New Ager Acharya s. (la “fonte” dei film Zeitgeist per le menzogne su Gesù) quando afferma nel suo libro the Christ conspiracy che “il cristianesimo non avrà alcun ruolo in questa età”.
Nelle parole del teosofo New Ager Benjamin Crème: “sarà questione di accettare o morire”.
Secondo Alice Bailey: “saranno mandati in un altro piano di esistenza… perderanno la possibilità di controllare o influenzare gli sviluppi sulla terra” ( David Spangler, Revelation, Birth of a New Age, pp.163-4)
La New Ager Barbara Marx Hubbard (futurista, scrittrice, oratore pubblico) a cui sta molto a cuore la tecnologia e il controllo della popolazione, afferma che chiunque si opporrà al loro “processo evolutivo” verrà ucciso. “chiunque si rifiuta di vedere sè stesso e gli altri come “dio” e “Cristo”, sarà rimosso tramite la “procedura di selezione”. Coloro che professano Gesù Cristo come loro Signore ed il Salvatore saranno soggetti a questo processo. Così come gli ebrei, i musulmani e tutti gli altri che rifiutino di vedere se stessi come una parte del “dio”.(Warren Smith, Reinventing Jesus, pag 29 – PDF)
Potremmo andare avanti a riempire varie pagine di identiche dichiarazioni da parte di moltissimi altri New Ager…»
(http://ultimaepoca.blogspot.com/search/label/ZEITGEIST%20ADDENDUM).Insomma, il movimento di Zeitgeist è potenzialmente pericoloso. Ma io non credo che diventerà mai realmente pericoloso. In parole povere, io non credo che il movimento di Zeitgeist riuscirà mai a realizzare qualcosa. Infatti, i seguaci di Zeitgeist sono troppo ignoranti anche solo per fare gli utili idioti . Basta leggere i commenti al primo post su Zeitgeist. Quindi, questa è l’ultima volta che ne parlo.Con questo post si chiude definitivamente la serie su Zeitgeist

COME LA DEMOCRAZIA DIRETTA DEL MERCATO STA FINENDO DI DISTRUGGERE LA CULTURA OCCIDENTALE, I, II. Post del 4 e del 14 aprile 2011

giovedì, 14 aprile 2011

Come la democrazia diretta del mercato sta finendo di distruggere la cultura occidentale, II.

Churchill diceva, più o meno, che la democrazia è la peggiore forma di governo ad esclusione di tutte le altre. Di certo, la democrazia è la migliore o la meno peggiore delle forme di governo nella società civile ma è la peggiore in assoluto nel regno della cultura e dell’arte. La democrazia sta all’arte come la peggiore delle dittature sta alla società civile.  I greci lo sapevano bene, i moderni fingono di non saperlo. La mente di questi ultimi, infatti, è ottenebrata dall’ideologia egualitaria di matrice illuminista. L’illuminismo prende il valore dell’uguaglianza dal Cristianesimo e lo deforma, svuotandolo di ogni contenuto spirituale. Se l’uguaglianza cristiana è in primo luogo l’uguaglianza degli uomini davanti a Dio e in secondo luogo l’uguaglianza degli uomini fra di loro (essendo la seconda una conseguenza della prima), invece l’uguaglianza illuminista è solo l’uguaglianza degli uomini fra di loro. Se il Cristianesimo attribuisce ad ogni uomo un valore infinito, invece l’Illuminismo attribuisce a tutti gli uomini lo stesso valore, che può essere alto o altissimo ma non più  infinito, essendo stato negato l’Infinito ossia Dio. Se in un’ottica cristiana il valore dell’uguaglianza non è in contraddizione con e le disparità fisiche e intellettuali fra gli uomini, invece illuministi e post-illuministi tendono a negarle più o meno implicitamente proprio nel nome dell’uguaglianza. I giacobini e i loro nipotini marxisti dichiarano di volere combattere contro  le ingiustizie sociali ma in realtà  combattono contro le differenze sociali, interpretando ogni differenza come una ingiustizia. I liberali, invece, sanno distinguere fra differenza e ingiustizia, fra  meritocrazia e aristocrazia. Se è ingiusto che una persona senza merito goda di determinati privilegi solo per diritto di nascita, invece è giusto che una persona meritevole sia premiata. Se gli antichi aristocratici parassitavano l’organismo della società, invece le persone talentuose apportano un vantaggio non solo a sé stesse ma alla società intera nella misura in cui fanno fruttare i loro talenti. Secondo la concezione meritocratica chi lavora di più e meglio deve guadagnare di più. Ora, questa concezione è accettata con riserve dai giacobini e con riluttanza dai marxisti, in quanto non si accorda con l’ideale astratto, da loro mai rinnegato, dell’assoluto egualitarismo economico. Se infatti si accetta l’idea che all’interno della società esista una gerarchia dei meriti bisogna anche accettare l’idea che esista una gerarchia economica (che, beninteso, non significa ingiustizia economica o oppressione economica dei deboli). Bisogna sottolineare che il merito non si basa soltanto sull’impegno e sulla dedizione al lavoro ma anche su delle capacità che non possono che essere innate. Per prendere il Nobel, non basta dedicarsi alla scienza venti ore al giorno: bisogna anche avere del genio. Dal momento che mal sopportano le differenze economiche, giacobini e marxisti mal sopportano anche le disparità intellettuali fra gli uomini. Non a caso la rivoluzione del Sessantotto, che rappresenta l’ultima rivoluzione della modernità, non si limita ad aprire le università a tutti: chiede anche la laurea per tutti. Che cosa era il diciotto politico, se non un attacco simbolico alla secolare tradizione meritocratica delle università occidentali? Comunque bisogna distinguere fra l’università aperta a tutti e la laurea per tutti. Aprire l’università a tutti, anche alle persone socialmente svantaggiate, era non soltanto giusto ma perfino in linea con la concezione meritocratica. Perché infatti la meritocrazia funzioni a pieno regime, bisogna dare la possibilità di coltivare i propri talenti a tutte le persone meritevoli, non solo a quelle abbienti. Al contrario, la laurea per tutti mette il merito e il demerito sullo stesso piano, distruggendo il primo. Ma sebbene l’episodio del diciotto politico sia passato in fretta, dopo il Sessantotto la meritocrazia non ha più goduto di buona salute. La conseguenza principale dell’indebolimento della cultura meritocratica causato dal Sessantotto è stata l’estinzione progressiva delle élite intellettuali e il progressivo declino intellettuale delle nazioni occidentali.

I giacobini predicano l’ideale della democrazia assoluta basata sull’egualitarismo assoluto, che Rousseau lega al concetto di Volontà Generale. Quest’ultima non è semplicemente la volontà della maggioranza ma la volontà di tutti, anche di coloro che la pensano diversamente dalla maggioranza. Se non riuscite a capire non preoccupatevi: infatti si tratta di un concetto talmente astratto da rasentare l’assurdità. E difatti, quando tenta di entrare abusivamente nella realtà,  il concetto astratto di Volontà Generale diventa dittatura della maggioranza che schiaccia e perseguita la minoranza.  Al contrario, la vera democrazia, ossia la democrazia liberale, non è o non dovrebbe essere la dittatura della maggioranza bensì il rapporto dialettico, basato sul reciproco rispetto, fra maggioranza  e minoranza o fra tante minoranze. In ogni caso, come ho detto, il concetto astratto di democrazia assoluta nella realtà prende la forma concreta di dittatura assoluta: dittatura giacobina prima e dittatura di Napoleone poi, dittatura del partito bolscevico prima e dittatura di Stalin poi. Aggiungendo contraddizione a contraddizione, i giacobini da una parte inseguono l’ideale della democrazia assoluta, dall’altra predicano il controllo statale sull’economia. Se i giacobini si accontentano di mettere le redini al libero mercato, non credendo che la società possa farne a meno, i marxisti invece vogliono spazzarlo via dalla faccia della terra, condannandolo senza appello. Secondo la loro propaganda il mercato e il capitale sarebbero all’origine di ogni ingiustizia sociale. Per il resto, i marxisti condannano la democrazia liberale – che secondo loro sarebbe asservita agli “interessi della classe borghese” – ma conservano l’ideale giacobino della democrazia assoluta, intendendo la società comunista come una società perfettamente, infinitamente democratica. Ma come la democrazia giacobina, così la democrazia in salsa comunista non è altro che  dittatura della maggioranza. Marx non parlava forse di ”dittatura del proletariato”? Ebbene, condannando senza appello il mercato, i marxisti sotto un certo aspetto cadono in contraddizione. Infatti il mercato si basa proprio sulla dittatura della maggioranza. Una dittatura positiva e benevola, certo, ma pur sempre una dittatura. È la maggioranza dei consumatori a decretare il successo o l’insuccesso di un prodotto. Se un prodotto piace alla maggioranza, il suo prezzo si alza; se non piace, il suo prezzo si abbassa e, se si abbassa troppo, il prodotto va fuori mercato.

Poiché dunque la “democrazia” del mercato si accorda in qualche misura con l’ideale giacobino della democrazia assoluta, era naturale che, proprio a partire dall’età dei Lumi, si sviluppasse anche un mercato dei prodotti culturali. Mentre i mercanti d’arte e i galleristi subentravano agli antichi mecenati, gli editori cercavano di assecondare il gusto del grosso pubblico. Il problema è che il grosso pubblico ha un pessimo gusto. La maggioranza dei consumatori ha la capacità di giudicare con un sufficiente grado di obiettività il valore di un prodotto materiale ma non il valore di un prodotto culturale (artistico, letterario, filosofico eccetera). Non a caso, proprio nel secolo XIX inizia il problema dell’emarginazione sociale degli artisti degni di questo nome. Oggi l’espressione “genio incompreso” ha assunto una connotazione sarcastica. Dare a qualcuno del “genio incompreso” è come dargli del cretino, perché si pensa che nessun genio possa essere veramente incompreso e che quindi chiunque pensi di essere un genio incompreso non potrebbe esserlo per il solo fatto di pensarlo. Eppure, negli ultimi due secoli e mezzo di geni “compresi” se ne trovano ben pochi. Fra i geni universalmente riconosciuti, quelli che hanno avuto una situazione economica non dico agiata ma almeno serena si contano sulle dita di due mani, forse di una sola. Nel XIX secolo, mentre Arthur Rimbaud celebrava in versi la sua fame e gli impressionisti vivevano alla giornata, nelle librerie trionfavano degli scrittori che giustamente ci siamo dimenticati e nei salons parigini trionfavano i più stucchevoli pittori “pompier”. Similmente oggi, come ho detto, il vero cinema, la vera letteratura, la vera musica e la vera arte sopravvivono a stento ai margini del mercato. Quando andranno definitivamente fuori mercato, moriranno di stenti.

La verità è che il mercato punisce sempre la grande arte. Per inciso, il mercato punisce anche il grande pensiero (evito di sciorinare i dati deprimenti sulle vendite dei saggi di pensiero in tutto l’Occidente). Accecati dall’idolo dell’egualitarismo assoluto, astratto, i nipoti postmoderni dei Lumi faticano ad ammettere questa semplice verità. Peggio ancora, pensano che il pubblico abbia sempre ragione ossia che la maggioranza faccia bene a snobbare la grande arte. Dietro l’idea che il pubblico abbia sempre ragione non c’è soltanto una mentalità capitalista da produttori di Hollywood, avidi di profitto, ma anche, paradossalmente, la cultura marxista, la quale interpreta l’arte come “sovrastruttura” dell’economia. In termini marxisti l’arte sarebbe un mero “linguaggio” basato su segni astratti, come le cifre della matematica, che esprimerebbero i valori della classe sociale dominante. Prima della Rivoluzione francese l’arte avrebbe espresso i valori dell’aristocrazia, dopo la Rivoluzione francese i valori delle borghesia capitalista o, meglio, della élite intellettuale della classe borghese. Essendo prodotta dalla élite intellettuale per la élite intellettuale, l’arte “borghese” userebbe un linguaggio criptico, totalmente incomprensibile per la gran massa dei “lavoratori” ossia delle persone normali. Dal momento che i “lavoratori” non saprebbero che farsene, l’arte “borghese” ossia l’arte “colta” di tutte le avanguardie dei secoli XIX e XX non meriterebbe altro che di essere spazzata via dalla faccia della terra insieme al capitalismo. Non tutti sanno che Stalin trattava gli artisti d’avanguardia non meglio di come li trattava Hitler, con le sue “mostre di arte degenerata”. Dal momento che era incapace di allietare il dopolavoro degli operai, l’arte astratta e informale non poteva incontrare il favore di Togliatti, che non risparmiava critiche neppure agli astrattisti e agli informali iscritti al partito comunista. Fedele alla linea di Togliatti, un criticone sinistrese diceva a Nanni Moretti in Sogni d’oro: “Ma secondo lei il bracciante lucano, il pastore sardo, la casalinga di Voghera hanno voglia di vedersi questo suo bel film?”. Per farla breve, i marxisti vagheggiavano un’arte immediatamente accessibile a tutti, specialmente ai lavoratori poco istruiti. Un’arte facile, insomma. Quale sarà questa arte per tutti? I marxisti non si accorgevano di avere tutti i giorni davanti agli occhi, anche dentro casa,  un’arte più facile e più popolare del Realismo Socialista: il cinema, i fumetti, la musica e tutte le altre espressioni della cultura di massa dell’ovest capitalista. In ogni caso, il Realismo Socialista non è mai riuscito ad espugnare le gallerie d’arte dell’ovest, dove l’Astrattismo e l’Informale sono sopravvissuti a lungo. Tuttavia, questi ultimi avevano il torto di rivolgersi  ad un pubblico troppo ristretto di specialisti. Dopo la fine delle esperienze astratte e informali, i galleristi hanno cominciato a fare più attenzione al portafoglio. Occorreva un’arte capace di attirare l’attenzione di quella borghesia arricchita che è disposta ad investire molti soldi in arte non per amore dell’arte ma per amore di soldi (i giornali economici informano i risparmiatori che è più sicuro investire in opere d’arte, nella speranza che crescano di valore nel tempo, piuttosto che in immobili).  Scivolando lentamente sul piano inclinato del commercio, l’arte è diventata quell’arte-spettacolo grottesca e sensazionalista, fondamentalmente vuota, che attira masse svagate ed edoniste nelle sale dei musei. E meno male che Maurizio Cattelan si accorto di non avere più nulla da dire, ammesso che ne abbia mai avuto.

La cultura illuminista voleva portare la cultura a tutti. In realtà, ha abbassato la cultura al livello di tutti. Invece di innalzare il pubblico al livello dell’arte, ha abbassato l’arte al livello del pubblico. La dittatura del mercato nuoce gravemente all’arte e alla cultura. Alla dittatura del mercato aggiungi il materialismo assoluto, ed il declino della cultura occidentale è assicurato. Se assumiamo tutti i presupposti della mentalità materialista, oggi imperante, dobbiamo pensare che l’uomo sia solo corpo, che abbia solo bisogni fisici e che quindi l’economia sia tutto. Insomma , il materialismo azzera tutti i più alti valori spirituali assolutizzando il valore economico. In quest’ottica, il supremo se non l’unico scopo di ogni attività umana sarebbe l’immediato ritorno economico. Dal momento che sul mercato i prodotti culturali e artistici di alta qualità fruttano molto meno dei prodotti di bassa qualità, nessuno investe nei prodotti di alta qualità, a parte lo Stato. Ma lo Stato è un pessimo mecenate, incapace di distinguere i veri talenti dai parassiti. Per questo, i “tagli alla cultura” del ministro Bondi erano del tutto opportuni. Si dice che il ministro Tremonti abbia detto: “Con la cultura non si mangia”. In ogni caso, queste parole esprimo alla perfezione il punto di vista materialista sulla cultura. L’unico problema è che, paradossalmente, l’ideologia materialista danneggia pure la scienza, che dovrebbe essere l’attività materialista per eccellenza. Infatti, la ricerca scientifica “pura” non garantisce un ritorno economico immediato. Se con la cultura non si mangia, con la scienza non si mangia subito. Ho letto che oggi la ricerca scientifica “pura” è in ribasso in tutti i paesi occidentali in quanto i privati non investono se non in ricerche finalizzate alla produzione industriale. Per quanto tempo ancora potremo illuderci di essere all’avanguardia del progresso, prima di accorgerci che le potenze emergenti ci stanno superando anche nel campo scientifico?

L’Occidente sta male. Già oggi fatica a reggere la concorrenza economica dei paesi emergenti. Fra poco non riuscirà a reggere nemmeno la loro concorrenza scientifica e culturale. Il declino economico dell’Occidente è effetto del declino scientifico e culturale. Come infatti la mente muove il corpo, così la cultura umanistica e scientifica “muovono” l’economia. L’unica cosa da fare per arrestare il declino dell’Occidente è rimuovere le cause del declino, che sono: l’egualitarismo intellettuale anti-meritocratico, la dittatura del mercato e il materialismo. Occorre ricostituire una aristocrazia intellettuale umanistica, il cui compito sarà quello di proteggere i prodotti artistici e culturali di alta qualità dalla furia distruttrice del mercato. Infatti, la maggioranza democratica, che si esprime attraverso il mercato, disprezza tutto quello che è bello, nobile, degno di essere tramandato ai posteri. In primo luogo, è nemica del genio artistico. A dire il vero, il genio ha sempre pochi amici. Solo i contemporanei più sensibili, più intelligenti, più colti, più preparati – in una parola solo i membri di una aristocrazia intellettuale – riconoscono il suo valore. Infatti, l’opera del genio è, per definizione, troppo nuova, troppo difficile per la maggioranza democratica. La maggioranza non può riconoscere l’opera del genio. E tuttavia, ha bisogno dell’opera del genio più di ogni altra cosa. “Si privi l’uomo dei diletti spirituali: passerà a quelli carnali”, diceva san Tommaso. Che cosa dona l’opera del genio, se non diletti spirituali? «Infine, l’uomo detesta di superarsi. E l’arte vera non ha altro scopo che di fargli guadagnare qualche altezza su se stesso, da dove, stando sulla punta dei piedi, l’uomo avrà modo di scorgere la sua immagine purificata. L’arte acquista ancor più valore facendoci salire di un gradino. Certo non le è permesso di essere noiosa, perché uscirebbe dalla linea d’amore, ma le è permesso di essere difficile, le è d’obbligo di esigere da noi qualche tensione, perché la corda vibri. (…) Come la santità, non lusinga l’uomo e non lo invita a rilassarsi. Ma lo stimola a dominarsi e ad alzare la natura della sua sensibilità. Quest’arte non si volge verso il popolo per vedere se è seguita o no. Non si attiene che alla luce accecante del suo oggetto, che allo spirito e alla somiglianza con Dio. E’ nella somiglianza con Dio che l’arte trova la somiglianza con l’uomo». Compito dell’aristocrazia intellettuale non sarà soltanto quello di proteggere l’opera del genio, ma anche di educare la maggioranza democratica ad apprezzare l’opera del genio, a riconoscere e gustare la bellezza. «C’è nel popolo, c’è in tutto il pubblico, una inclinazione spontanea per la stupidità. Ci vuole una lunga educazione per insegnargli non a riconoscere, ma a gustare il bello. Allora il pubblico diviene ammirevole… Il pubblico che è trepidante quando le ultime note della IX Sinfonia sono cadute dalla bacchetta del maestro di cappella è il popolo che si impegnava per le crociate; è questa folla di bambini ispirati che acclamavano a Gerusalemme , al grido di Osanna!, la venuta del Figlio di Davide sul piccolo d’asina e gettavano rami di palme religiosamente davanti ai piedi del loro Messia.”» (Stanislas Fumet, Processo all’arte, Jaka Book 2002, pp. 97-101).

lunedì, 04 aprile 2011

Come la democrazia diretta del mercato sta finendo di distruggere la cultura occidentale, I.

La rete mondiale di Internet è una sorta di gigantesca megalopoli virtuale. I link sono le sue strade, i motorini ricerca sono le sue autostrade, i siti e i blog sono i suoi locali pubblici, le caselle di posta elettronica sono le sue abitazioni private.  Facebook ha piazzato nella maggior parte dei locali pubblici della megalopoli internettiana delle trappole per attirare a sé nuove prede.  Se clicchiamo su quel pollice celestino girato verso l’alto con annesso invito “condividi su Facebook”, sotto di noi si apre, in senso metaforico, una botola che ci fa precipitare in un mare di ozio, noia, lussuria e solitudine, dove rischiamo di annegare. Su You-Tube, al di sotto della finestra  di ogni video, troviamo dei pollici,  uno girato verso l’alto e uno girato verso il basso, quasi identici a quelli di Facebook, mentre nella maggior parte giornali on line, accanto ad ogni articolo, troviamo delle stelline o delle palline con annesso invito a votare. Per farla breve, ormai sono pochi i siti ancora privi di un qualche dispositivo di votazione. I gestori di ogni locale virtuale, metaforicamente parlando, ci chiedono di dare i voti ai loro “prodotti” (articoli, video, fotografie eccetera). Più ancora dei dispositivi di votazione diretta, contano – si perdoni il gioco di parole – i contatori. Il cosiddetto “indice di popolarità” di un sito o di un blog è direttamente proporzionale al numero di contatti (giornalieri e complessivi) registrati dal contatore. Se l’indice di popolarità è sufficientemente alto, il “locale” virtuale riesce ad attirare la pubblicità. Quindi, l’indice di popolarità è per un sito quello che l’auditel è per la televisione. Più è alto,  maggiori sono gli introiti pubblicitari per i gestori di un locale virtuale.

Si potrebbe dunque dire che la megalopoli internettiana sia fondata sulla democrazia diretta. C’è forse qualcosa di male in questa democrazia diretta, con i contatori al posto delle aule parlamentari e i pollici al posto delle cabine elettorali? A dire il vero, di bene ce n’è poco. Sarò breve e brutale: la stragrande maggioranza degli internauti, che coincide con la stragrande maggioranza delle persone, tende inevitabilmente a dare la preferenza ai “prodotti” di qualità inferiore. Lo so, è una verità scomoda e chi la dice si rende antipatico, ma bisogna dirla. Fra un lungo editoriale sulla situazione politica internazionale firmato da un giornalista autorevole e un articoletto di gossip a base di veline e tronisti, il secondo tende ad attirare più contatti rispetto al primo (con buona pace del grande capo…). Fra un corto d’autore pubblicato sul sito Babelgum di Spike Lee e un porno amatoriale pubblicato su You-porn, il secondo attira senz’altro svariate migliaia di contatti in più. Fra il filmato di un concerto di Bach e un video di Lady Gaga, il secondo attira giusto giusto qualche milione di contatti in più. Lady Gaga è molto simpatica e divertente ma voglio vedere se qualcuno oserebbe affermare che la musica di Lady Gaga sia anche solo lontanamente paragonabile a quella di Bach. Di esempi se ne potrebbero fare fin troppi.

Il rapporto fra la qualità e il successo di un “prodotto” esposto sulla vetrina di Internet forse non è inversamente proporzionale ma sicuramente non è direttamente proporzionale. Tuttavia, il problema del pessimo rapporto fra qualità e successo dei prodotti culturali è molto più vecchio di Internet. Ogni anno, in cima alla classifica degli incassi cinematografici troviamo i cinepanettoni e non i film che meritano di essere ricordati; in cima alla classifica delle vendite troviamo dei libri alla Moccia e non… Volevo paragonare i libri di Moccia a un capolavoro letterario contemporaneo ma non me ne è venuto in mente nessuno, mi sa che non c’è proprio. Siamo al capolinea. E per tornare a Bach, la musica classica antica e moderna riguarda solo il 5% del mercato dei cd in tutti i paesi occidentali. La musica dei più  grandi geni musicali di tutti i tempi è sopraffatta dalla concorrenza delle canzonette.

E veniamo alla stampa. Chi non sa che nessun giornale italiano, neppure il Corriere della sera, potrebbe sopravvivere senza i soldi dei contribuenti? Già prima dell’avvento di Internet in Italia si vendevano pochissime copie di giornali e di settimanali. Da quando c’è Internet se ne vendono sempre meno non solo in Italia ma in tutti i paesi occidentali. Per sopravvivere ai cambiamenti, molti giornali si stanno trasferendo gradualmente dalla carta al web. Entro un paio di anni il New York Times sarà disponibile unicamente in versione digitale. Ma un giornale digitale incassa molto meno, per definizione, di quanto incassava un giornale cartaceo nell’era pre- Internet. Non a caso, nelle redazioni dei maggiori quotidiani del mondo, in prima linea quella del New York Times, i posti di lavoro si dimezzano. Inoltre, un giornale digitale non può permettersi il lusso di mantenere un alto livello di qualità intellettuale. Infatti, per un giornale digitale l’unica fonte di guadagno è la pubblicità. Per incrementare gli introiti derivanti dalla pubblicità deve incrementare il numero dei contatti, per incrementare il numero dei contatti deve… abbassare il più possibile il livello della qualità intellettuale.

Ragazzi, date retta a uno che di mezzi di comunicazione se ne intende. Alcuni anni fa, durante una conferenza stampa, Silvio Berlusconi ha detto testualmente ai giornalisti presenti in sala: “Il futuro è digitale; i giornali hanno fatto il loro tempo. Le vostre battaglie sembrano quelle dei costruttori di carrozze che volevano impedire la diffusione delle auto. Non potete fermare il progresso. Non so indicarvi io la soluzione, ma quando ci sono dei prodotti che diventano obsoleti bisogna prendere altre strade”. Subito dopo ha puntualizzato che, per quanto riguarda la stampa on line, “gli sponsor investono quasi esclusivamente nella cronaca nera e nel gossip perché alle casalinghe interessa solo questo mentre gli articoli di politica e di cultura se li leggono solo i giornalisti fra di loro”.

Negli ultimi mesi, tutti i mass media d’Italia hanno concesso molto spazio ai fatti di Avetrana e Brembate. E si capisce. I servizi e le discussioni su Sara e Yara fanno impennare l’audience delle trasmissioni televisive, gli articoli su Sara e Yara incrementano le vendite dei giornali. Evidentemente, alla maggioranza degli italiani la cronaca nera interessa molto più della politica e della cultura. I soliti quattro benpensanti che contano interpretano l’interesse spropositato degli italiani per la cronaca nera come un sintomo, tanto per cambiare, di una profonda decadenza morale e intellettuale di cui Berlusconi sarebbe, tanto per cambiare, il responsabile unico. “È stato il caimano con le sue televisioni commerciali ad istupidire gli italiani”, dicono. Se si prendessero il disturbo di dare un’occhiata ai giornali italiani e stranieri di cinquanta o cento o più di cento anni fa, scoprirebbero che cinquanta o cento anni o più di cento anni fa i giornali davano più spazio del necessario a fatti simili a quelli di Avetrana e Brembate. Per la semplice ragione che anche cinquanta o cento anni o più di cento anni fa alla stragrande maggioranza delle persone interessava quasi esclusivamente la cronaca nera, la cronaca rosa e poco altro (molto istruttivo, a questo proposito, un film dei primi anni Cinquanta: Gardenia blu di Fritz Lang). Il famigerato Minzolini una volta ha spiegato che, se non riempisse il Tg1 di notizie pronte per la pattumiera sul clima o sulle diete, gli ascolti cadrebbero a picco e addio Tg1. Comunque, nell’era pre-Internet, il supporto cartaceo permetteva al giornale di rimanere nel mercato senza sacrificare la qualità intellettuale. In una stessa copia di giornale, infatti, erano affiancati i prodotti giornalistici di alta qualità, dedicati alla politica e alla cultura, e i prodotti di bassa qualità, dedicati alla cronaca nera e rosa. Se i primi non interessavano che ad una sparuta minoranza di lettori paganti, i secondi invece interessavano alla maggioranza e quindi garantivano la sopravvivenza economica del giornale.

Nell’era pre-Internet, le cose andavano, se non bene, poco male anche per i prodotti intellettuali di alta qualità. I saggi e i romanzi di alto livello non potevano competere con i bestselleroni all’americana, così come la musica classica antica e moderna non poteva competere con la musica pop. Se tuttavia di copie di saggi e romanzi di alta qualità nonché di vinili e cd di musica classica non se ne vendevano molti, se ne vendevano comunque abbastanza da garantire qualche guadagno ai loro autori. Oggi il computer e Internet hanno più che dimezzato le vendite di libri, cd e dvd. In pochi preferiscono acquistare legalmente un libro o un cd piuttosto che scaricarlo gratuitamente e illegalmente da Internet. Il flagello del “download” illegale danneggia molto più la produzione intellettuale di alta qualità che la produzione commerciale. Se nell’era pre-Internet di prodotti commerciali se ne vendevano molti, oggi se ne vendono la metà di molti, che non è poco. Invece, di prodotti di alta qualità se ne vendono la metà di pochi ossia quasi zero.

Quando avranno perso definitivamente il supporto cartaceo, i giornali faticheranno a rimanere sul mercato senza sacrificare la qualità intellettuale. Già oggi, come ho detto, i contatori di Internet rivelano impietosamente  che la domanda di prodotti giornalistici di bassa qualità è molto più grande della domanda di prodotti giornalistici di alta qualità. Pressati dalla necessità di sopravvivere economicamente, i giornali on line da una parte daranno sempre più spazio agli articoli sul gossip e sulla cronaca nera, dall’altra… cercheranno di abbassare la qualità degli articoli sulla politica e sulla cultura. A nessuna nuova Oriana Fallaci sarà concesso di pubblicare un pezzo lungo come La rabbia e l’orgoglio, perché gli articoli lunghi ed approfonditi non si addicono allo schermo dei computer e all’intelligenza media della stragrande maggioranza di quelli che vi stanno davanti. Nel disperato tentativo di competere con la nera e il gossip, gli articoli sulla politica e sulla cultura si ammaleranno di anoressia intellettuale, facendosi sempre più brevi e superficiali. E questo è male. Come è male che il vero cinema, la vera letteratura, la vera musica e la vera arte sopravvivano a stento ai margini del mercato. Poco ci manca che vadano fuori mercato ossia muoiano.
(Continua)

POST SULL’ARTE del 21 settembre, 26 settembre e 2 ottobre 2010

sabato, 02 ottobre 2010

PROCESSO AL PUBBLICO DELL’ARTE

Questo non è un blog popolare. Riceve pochissimi commenti di amicizia e moltissimi commenti pieni di insulti. E si capisce. La missione di questo blog è di ribaltare i luoghi comuni, distruggere i dogmi della correttezza politica e smascherare le falsità travestite da verità evangeliche. Ultimamente, ho osato alzare la mia mano iconoclasta contro un idolo del pensiero modernista che i cattolici sinceri scambiano per verità evangelica: l’idolo dell’egualitarismo intellettuale. Ho avuto modo di testare la solidità granitica di questo idolo discutendo con diversi amici cattolici. Nessuno di loro, dico nessuno, è disposto a staccarsi da questo idolo. Il gelo che è sceso sui miei ultimi post testimonia che ho messo in imbarazzo molti. Infatti, sia l’ateo moderno che il cattolico moderno non riescono ad accettare il fatto che ci siano delle disparità intellettive fra gli esseri umani, che alcuni siano più intelligenti di altri, che alcuni siano più colti degli altri, che alcuni abbiano più talento degli altri. Come nota Maritain, alla radice del rifiuto delle disparità intellettuali c’è il rifiuto della logica misteriosa della Grazia, che distribuisce i doni dello spirito ad alcuni e non ad altri. Comunque, se dici  che solo i più intelligenti, i più colti e i più sensibili sanno riconoscere ed aprezzare la vera arte, l’ateo moderno e il cattolico moderno si stracciano le loro democraticistiche vesti. Seguendo la moda post-sessantottina, sparano sugli “intellettuali” ossia tutti coloro che hanno intelligenza, cultura e sensibilità estetica. Il cattolico Charles Péguy ha dato un contributo fondamentale, nefasto, alla mitologia degli intellettuali cattivi contrapposti al popolo buono. Secondo questa mitologia (che peraltro convive paradossalmente con la mitologia opposta della superiorità antropologica degli intellettuali in lotta contro la stupidità delle “masse”), gli intellettuali, fra le altre nefandezze, fingerebbero di apprezzare film e libri noiosi solo per sentirsi superiori agli altri ed imporebbero al popolo, per puro sadismo, la visione di “boiate pazzesche” coma la Corazzata Potemkin. Certo, Péguy se la prendeva con gli intellettuali perché identificava gli intellettuali con gli atei positivisti dei suoi tempi, ma la sua invettiva ha trasceso i limiti, divenendo condanna delle attività intellettuali stesse. Come se un intellettuale cattolico non potesse essere un buon cattolico per il fatto di essere intellettuale; come se san Tommaso fosse un po’ meno santo il fatto di avere scritto la Summa.
Nell’inconscio del cattolico moderno c’è ancora il mito del “buon selvaggio”, secondo cui l’uomo potrebbe riconquistare la sua bontà originaria solo liberandosi dalla cultura e dall’intelligenza. La versione cristiana del “buon selvaggio” di Rousseau è “l’idiota” di Dostoevskij. Certo, gli “idioti” patologici sono pochissimi. La maggioranza degli umani non è “idiota”. Ma non è nemmeno “intellettuale”. Nelle questioni di arte, il culto modernista della maggioranza anti-intellettuale alimenta l’idea secondo cui “il pubblico ha sempre ragione”. Non ho tempo di dilungarmi sugli effetti devastanti di questa idea sul cinema e sulle arti maggiori, che oggi sono sottomesse alla logica materialistica del commercio.
Sottolineo soltanto la conseguenza più rilevante di questa idea: la rinuncia ad educare il grande pubblico alla bellezza. Una volta alla maggioranza erano elargiti cibi artistici sopraffini. Anche il più povero aveva la possibilità di pregare davanti alla bellezza dei dipinti di Caravaggio, per dirne solo uno. (Guardate la Madonna dei pellegrini in Sant’Agostino a Roma: i due poveri vecchi pellegrini con i piedi sporchi davanti ad una madonna popolana simbolizzano anche, se vogliamo, gli ultimi chiamati a gustare la bellezza dell’arte). Le strade erano adornate dalla bellezza architettonica degli edifici di Borromini e di Bernini, per dirne solo due. Oggi invece alla maggioranza sono offerti cibi grossolani per massimizzare i profitti. Infatti, educare il gusto della maggioranza costa tempo e fatica. Più facile e più redditizio accontentarne il cattivo gusto  oppure provocarne il disgusto. Il disgusto, infatti, nasconde un oscuro piacere. Gli automobilisti rallentano per guardare un gatto spiaccicato sulla strada, meravigliosamente disgustoso. Certe esposizioni di arte contemporanea sono l’equivalente di un gatto spiaccicato sulla strada. La maggioranza pagante va a vederle per disgustarsi piacevolmente.
In ogni caso, non è vero che “il pubblico ha sempre ragione”. Il pubblico non ha mai ragione. Non ha ragione il pubblico popolare ma in fondo non ha ragione neppure il pubblico d’élite, sebbene quest’ultimo dia qualche sostegno all’artista. Se non credete a me, di cui fate bene a diffidare, credete ad un importante scrittore cattolico del secolo scorso. In Processo all’arte (pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1929), Stanislas Fumet scrive:

“L’élite, non meno degli strati più volgari del pubblico, è un’idra, di cui l’arte ha per vocazione in nome dell’unità, il compito di tranciare molte teste. (…) L’élite è del pubblico e questo basta a  separarla dall’arte; il ruolo del pubblico, la sua funzione, consiste in uno stato di difesa nei confronti dell’arte, nell’opporsi all’artista. La psicologia del pubblico – di tutto il pubblico, alto e basso – consiste in una parola: il pubblico ama essere lusingato Vuole essere lusingato sulle sue virtù e sui suoi vizi. (…) Ecco perché l’arte che gli si arrende, voglio dire l’arte che si preoccupa di un pubblico qulunque, è una forma di tradimento. La vediamo inchinarsi verso il pubblico: è un ciarlatano spregevole e invece di glorificare la natura le cade al di sotto, è una decadenza della mediocrità. La cattiva poesia, la cattiva pittura, la cattiva statuaria, la cattiva architettura sono un avvilimento dell’essere. (…) La vera arte gira le spalle al pubblico; è il solo modo per essa di essere il cavallo che tira la vettura. Come lo spirito, da cui la bellezza procede, gli uomini non la guardano negli occhi. Ciò che noi contempliamo di lei è una groppa, una schiena meravigliosa che se ne va. Infine, l’uomo detesta di superarsi. E l’arte vera non ha altro scopo che di fargli guadagnare qualche altezza su se stesso, da dove, stando sulla punta dei piedi, l’uomo avrà modo di scorgere la sua immagine purificata. L’arte acquista ancor più valore facendoci salire di un gradino. Certo non le è permesso di essere noiosa, perché uscirebbe dalla linea d’amore, ma le è permesso di essere difficile, le è d’obbligo di esigere da noi qualche tensione, perché la corda vibri. (…) Come la santità, non lusinga l’uomo e non lo invita a rilassarsi. Ma lo stimola a dominarsi e ad alzare la natura della sua sensibilità. Quest’arte non si volge verso il popolo epr vedere se è seguita o no. Non si attiene che alla luce accecante del suo oggetto, che allo spirito e alla somiglianza con Dio. E’ nella somiglianza con Dio che l’arte trova la somiglianza con l’uomo. (…) C’è nel popolo, c’è in tutto il pubblico, una inclinazione spontanea per la stupidità. Ci vuole una lunga educazione per insegnargli non a riconoscere, ma a gustare il bello. Allora il pubblico diviene ammirevole… Il pubblico che è trepidante quando le ultime note della IX Sinfonia sono cadute dalla bacchetta del maestro di cappella è il popolo che si impegnava per le crociate; è questa folla di bambini ispirati che acclamavano a Gerusalemme , al grido di Osanna!, la venuta del Figlio di Davide sul piccolo d’asina e gettavano rami di palme religiosamnete davanti ai piedi del loro Messia.”
(Stanislas Fumet, Processo all’arte, Jaka Book 2002, pp. 97-101)

domenica, 26 settembre 2010

Tutto quello che penso dell’arte di Cattelan

FuckCattelan
Sullo sfondo, l’edificio della borsa di Milano. In secondo piano, l’ultima, immensa opera dell’immenso Cattelan. In primo piano, il mio approfondito e sofferto commento critico all’immensa opera dell’immenso Cattelan.
Nel post precedente ho cercato di spiegare che cosa è l’arte, che cosa è la poesia. L’arte è difficile, la poesia è difficile. Difficilissima. Invece, l’opera di Cattelan è facilissima. Il “messaggio” del ditone alzato è chiaro, chiarissimo, telefonato: vaffanculo al capitalismo, il cui tempio è la borsa sullo sfondo. Paradossalmente, mandando affanculo il capitalismo l’artistissimo alla moda accresce il suo capitale in banca. Da qualche tempo, l’arte è sottomessa alle logiche meramente materiali del mercato. Mercato, in arte, significa dittatura della maggioranza incolta e insensibile. All’interno del mercato dell’arte, non vincono mai o quasi mai i veri geni  Nel XIX secolo, non vinceva Monet, non vinceva  Cézanne, non vinceva Rimbaud, non vinceva Baudelaire e non vincevano tutti gli altri grandi. Vincevano i mediocri che lusingavano il cattivo gusto della maggioranza incolta e insensibile. Da cinquant’anni a questa parte, vincono i furboni che riescono ad attirare l’attenzione della maggioranza incolta e insensibile usando le armi della provocazione, della trasgressione, della volgarità e del disgusto. L’unico problema è che, a furia di usarle, queste armi si usurano. Il ditone di Cattelan non è trasgressivo: è ridicolo. Attorno al ditone, ho visto gente fare fotografie e ridere. Anche io, d’altronde, ero lì a ridere e fare fotografie. Cattelan, “facce ride”. E ridendo di gusto, penseremo al fatto che oggi tutti sanno chi sono Monet, Cézanne, Baudelaire e Rimbaud. Invece, solo gli addetti ai lavori oggi si ricordano dei nomi dei mediocri che la maggioranza applaudiva nel XIX secolo. Nel XXI  secolo, quanti si ricorderanno dei nomi dei “trasgressivi” degli ultimi cinquant’anni?

martedì, 21 settembre 2010

FINE DELLA POESIA, FINE DELLA CIVILTA’

Cari due lettori,
l’altro giorno ho letto un post molto divertente:
http://www.malvestite.net/2010/09/14/rossella-rasulo-ti-voglio-vivere-essere-cretini/
Credo che su questa signorina Rasulo non ci sia altro da aggiungere. Invece, c’è da aggiungere qualcosa sulla cultura che ha prodotto la signorina Rasulo. Di sfuggita, l’autrice del post nota una profonda verità: i prodotti “cretini” sono molto redditizi perché i “cretini” sono molti. No…  non è proprio una profonda verità. Sarebbe una profonda verità se al posto del generico (e offensivo) “cretini” ci fosse “persone prive di una adeguata formazione culturale e di una sensibilità estetica sufficientemente sviluppata”, ma capisco che è una perifrasi troppo lunga.  In ogni caso, tra “formazione culturale” e “sensibilità estetica” c’è un rapporto molto stretto. La formazione culturale non è causa efficiente del buon gusto ma lo favorisce. Analogamente, la ginnastica non è causa efficiente della forza fisica ma è condizione per lo sviluppo della forza fisica. Se frequentiano  regolarmente una  palestra, poco o tanto il nostro corpo si rassoda e si rafforza. Se abbiamo frequentato delle buone scuole e se al presente “frequentiamo” i buoni libri e la buona musica, poco o tanto la nostra sensibilità estetica si raffina. La sgradevole verità con cui dobbiamo convivere, è che le persone con una adeguata formazione culturale e una sensibilità estetica sufficientemente sviluppata sono sempre state e saranno sempre in minoranza. Dietro questa sgradevole verità non ci sono delle cause contingenti ma una causa sostanziale, e scusate se è sempre quella: il peccato originale. Se questo mondo fosse perfetto, tutte le persone avrebbero la possibilità di sviluppare pienamente le loro facoltà fisiche e intellettuali, tutte sarebbero campioni dello sport, dell’arte e del pensiero. Ma questo non è un mondo perfetto ossia l’Eden perduto.
Forse pensate che io stia dicendo delle ovvietà. Forse per voi sono delle ovvietà, ma per i benpensanti contemporanei non lo sono affatto. Nel “benpensiero”, chiamiamolo così, dei benpensanti sono ancora presenti idee, miti ed ideali dell’illuminismo. Riguardano da vicino il presente argomento il mito del “buon selvaggio” e l’ideale dell’egualitarismo giacobino. Il tempo stringe e quindi sarò (brutalmente) breve. Dal mito del “buon selvaggio” deriva una certa concezione estetica, secondo cui in arte non conterebbero  né la capacità tecnica né il “genio” ma conterebbero unicamente la spontaneità, la sincerità e l’ingenuità. Più precisamente,  il “genio” coinciderebbe con la capacità di esprimere con la spontaneità, la sincerità e l’ingenuità di un primitivo o di un bambino i propri sentimenti e i propri impulsi, specialmente sessuali; ovviamente la capacità tecnica e la cultura ostacolerebbero l’espressione di un siffatto “genio”, quindi sarebbe opportuno che l’artista si sforzasse di non sapere nulla e di non sapere fare nulla.  Dall’egualitarismo giacobino deriva l’idea che l’arte debba essere direttamente accessibile a tutti, anche “alla casalinga di Treviso, al bracciante lucano e al pastore sardo” (http://www.youtube.com/watch?v=1eni_owsw_M ).  (Tralascio qui il fatto che questa concezione egualitaria convive il suo contrario, ossia lo snobismo e il disprezzo delle “masse” da parte di artisti ed intellettuali. Quella fra egualitarismo e snobismo è una delle tante contraddizioni della modernità). Per essere accessibile a tutti, o almeno alla maggioranza, l’arte deve essere il più possibile facile e comprensibile. Non avendo tempo, posso portare un solo esempio fresco fresco di arte facile e comprensibile: il romanzo di Rossella Rasulo. Da quanto ho capito, la Rasulo narra in maniera abbastanza sciatta delle storie semplici di ambientazione liceale, condite di spontaneismo sessuale da tempo delle mele. In sostanza, la Rasulo è la perfetta artista “buona selvaggia” ossia selvaggia tout court  la cui scrittura semplice ossia sempliciona non può non piacere alle persone semplici ossia prive di formazione e di sensibilità.
Per farla breve, la facilità sta all’arte come la polmonite sta ai polmoni. L’arte è per sua natura “difficile”; se è “facile” non è arte.   Corollario I: dal momento che le persone prive di una adeguata formazione culturale e di una sensibilità estetica sufficientemete sviluppata sono in maggioranza, l’arte “semplice” ha sempre più successo commerciale dell’arte “difficile”. Corollario II: da quando si sono legate al mercato, la cultura “alta” e l’arte “difficile” – ossia la vera cultura e la vera arte –  sono sopravvissute a stento. Oggi rischiano di soccombere definitivamente (gli esempi li farò un’altra volta). Stiamo attenti: quando soccombe la cultura “umanistica”, presto o tardi soccombe anche la cultura scientifica. E quando la cultura umanistica e la cultura scientifica soccombono, soccombe anche la civiltà. Ho letto degli articoli allarmanti sul declino della cultura scientifica negli Usa. Colpisce il fatto che oggi in Cina si consuma molta musica classica occidentale e si sfornano molti giovani talenti destinati alle grandi orchestre. E’ come se la Cina, potenza emergente, stesse succhiando gli umori culturali vitali dall’Occidente morente.
Ho detto che la vera arte e la vera cultura, che sono  l’arte e la cultura difficili, possono essere apprezzate pienamente solo dalle persone dotate di una adeguata formazione culturale e di una sensibilità estetica sufficientemente sviluppata. Ma questo non vuol dire che l’arte sia “per pochi”. Assolutamente no. L’arte è per tutti, dal primo all’ultimo. La Divina Commedia, la Nona di Beethoven, i film di Tarkovskij  e tutti gli altri frutti del genio appartengono ad ogni essere umano presente sulla faccia della terra. Tuttavia, gli appartengono “in potenza” e non “in atto”. Il compito delle persone dotate di una adeguata formazione culturale e di una sensibilità estetica sufficientemente sviluppata è proprio quello di avvicinare le persone prive di fomazione e sensibilità ai frutti squisiti del genio. Ma si tratta di un lavoro lungo. Lasciate a loro stesse, le persone prive di fomazione e sensibilità si getteranno spontaneamente fra le braccia dei Moccia e delle Rasulo, rimpinguando le casse delle case editrici.
Vorrei concludere questo post necessariamente incompleto portando un esempio concreto di arte o, meglio, di poesia. Ora, la poesia non è solo quella determinata arte che usa le parole,  ma è l’anima segreta di tutte le arti. Per semplicità, consideriamo la poesia fatta di parole. Voglio mostrarvi che la vera poesia non dice cose semplici in maniera semplice, ma  dice cose semplici  e cose difficili in maniera difficilissima. Sembrerebbe che i poeti si sforzino di rendere difficili le cose semplici. Infatti, solo esprimendosi in maniera difficile essi riescono ad esprimere l’inesprimibile che si cela anche nelle cose più banali. In effetti, la differenza fra l’arte “difficile” ossia la vera arte e l’arte “semplice” ossia la non arte è che la seconda rimane in superficie, limitandosi a descrivere l’apparenza materiale delle cose, mentre la prima scende nel profondo, fino alla radice delle cose.
Prendiamo una esperienza semplice e universale come un amore infelice. A milioni di uomini deve essere capitato di innamorarsi di una donna, passare con lei dei momenti meravigliosi, perderla all’improvviso e  soffrirne terribilmente. A colei che tanto la fa soffrire, un uomo semplice potrebbe dire: Amore mio, accanto a te ho passato i momenti più belli della mia vita, quando te ne sei andata ho sofferto come un cane, oggi ho perso la speranza di rivederti ma continuo a pensare a te giorno e notte. Invece un poeta come Edgar Allan Poe rivolge alla sua donna delle parole incredibilmente complicate:

Thou wast all that to me, love,
For which my soul did pine-
A green isle in the sea, love,
A fountain and a shrine,
All wreathed with fairy fruits and flowers,
And all the flowers were mine.

Ah, dream too bright to last!
Ah, starry Hope! that didst arise
But to be overcast!

A voice from out the Future cries,
“On! on!”- but o’er the Past
(Dim gulf!) my spirit hovering lies
Mute, motionless, aghast!

For, alas! alas! me
The light of Life is o’er!
“No more- no more- no more-”
(Such language holds the solemn sea
To the sands upon the shore)
Shall bloom the thunder-blasted tree
Or the stricken eagle soar!

And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy grey eye glances,
And where thy footstep gleams-
In what ethereal dances,
By what eternal streams.

Non ho tempo di trascrivere l’intera traduzione di questa poesia, il cui titolo è To One in Paradise. Mi limiterò ad analizzare solo i passaggi che mi hanno colpito di più, proponendo la mia molto opinabile interpretazione (non ho ancora letto nessun commento critico alle poesie di Poe). “Amore mio, tu, una verde isola \ nell’oceano, un tempio ed una fonte\ adornati con fiori e frutti magici, \ ed erano miei quei fiori, tutti quanti (…) Ah, stellata speranza che sorgesti \ solamente per essere oscurata! (…) Perché per me la luce della vita \ si è spenta, ahimè!, ahimé!, non brilla più! \ Non più, non più, non più! \ (così ripete alla sabbia del lido \ l’oceano solenne)  (…) Passo tutti i miei giorni nel delirio, \ e i miei sogni notturni mi conducono \ davanti agli occhi tuoi grigi che brillano, \ là dove i passi tuoi lievi risplendono, \ nei loro moti eterei di danza, \lungo rivi che scorrono in eterno”. Quel “no more, no more, no more” che il mare dice alla sabbia allude alle onde che scivolano su e giù sulla riva. E subito pensi al poeta che rimugina  sul suo perduto amore osservando le onde dell’oceano, quello stesso oceano che avvolge in una lontananza irragiungibile la “verde isola”. E la donna non è solo una donna, ma addirittura una “verde isola”, “un tempio” e una “fonte”. La “verde isola” fra le insidie dell’oceano ti fa pensare ad un’oasi di pace, il “tempio” evoca immediatamente il divino, la fonte fa pensare a qualcosa di sacro, forse un’allusione al fonte battesimale e all’acqua della grazia, e quei fiori e frutti magici fanno pensare alle magie dei sensi, alla sensualità. Qui abbiamo un accostamento singolare fra la sensualità e la sacralità, fra voluttà ed eternità. Questo singolare accostamente è tipico… della mistica dei santi. La famosa Estasi di Santa Teresa scolpita dal Bernini (conservata in Santa Maria della Vittoria a Roma) dice più di molte parole. Jacques Maritain segnala delle sorprendenti analogie fra le immagini usate dai mistici e le immagini usate dai poeti. Quando il mistico cerca di descrivere le sue ineffabili visioni, usa quasi sempre delle immagini poetiche. Viceversa il “delirio” totalmente mondano, sensuale, del poeta ha spesso qualcosa di mistico. Nel nostro caso, l’ultima strofa inizia col “delirio” e finisce con “eternità”. Insomma, il poeta capisce che l’amore terreno, effimero, ferito dall’abbandono (“no more, non more, no more”) esige l’eternità. Intuisce oscuramente che l’estasi terrena dell’amore, quando non è deformata dalla lussuria, è allusione ed anticipo di un’estasi ben più profonda, vasta, infinita. Beatitudine eterna. Di quale donna si possono dire le cose che Poe dice della sua donna? Quale donna è tanto divina? Nessuna, ovviamente. Gli anni sfigurano anche il viso più angelico. Quindi, il poeta arriva quasi ad intuire che  la donna amata non è solo quella determinata donna. Per mezzo del’amore-eros, l’uomo non vede soltanto una donna, quella donna, ma anche un raggio divino che brilla su di lei per qualche istante. Attraverso di lei, in trasparenza, intravede l’eterno femminino. E la donna vede qualcosa di divino attraverso l’uomo. Ma per andare a fondo di questa intuizione, Poe avrebbe dovuto leggere Il significato dell’amore di Vladimir Soloviev. Solo nella fede è il vero compimento dell’esperienza amorosa così come dell’esperienza poetica. Come dice Maritain, tutta la vera grande arte è “cristiana in speranza”.