Ogni commento è superfluo

Qualcuno si ricorda dello spettacolo di Castelluci?

Sembra che nel corso di quello spettacolo una riproduzione gigantesca del volto del Cristo di Antonello da Messina divenisse bersaglio di un lancio escrementi.

Le reazioni dei cattolici non furono unanimi. Alcuni dissero che in realtà  lo spettacolo nel suo complesso non era blasfemo. Altri  dissero che lo spettacolo non era blasfemo ma che comunque  offendeva gravemente la fede dei cattolici. Altri dissero che era blasfemo senza scusanti e ne invocarono la cancellazione. Oltre a queste tre principali posizioni, c’erano molte altre posizioni, molto più sfumate e composite. A dire il vero, in quei giorni era difficile trovare due cattolici che la pensassero alla stessa maniera. Ma la cosa importante è che anche i cattolici convinti di “blasfemia” non chiedevano nulla di più e nulla di meno che la rimozione della scena incriminata o al più la cancellazione  dello spettacolo. I cattolici più “arrabbiati” il massimo che fecero fu di protestare in piazza davanti al teatro in cui si svolgeva lo spettacolo.

Nessun cattolico ha chiesto la testa di Castellucci, nessun cattolico ha minacciato lui o gli attori, nessun cattolico ha assaltato ambasciate.

Nel corso degli ultimi anni, migliaia di cristiani son stati letteralmente trucidati dai fondamentalisti musulmani. Ormai nei paesi a maggioranza musulmana per un cristiano  andare a messa la domenica significa rischiare la vita. Ebbene, di fronte a questo genocidio i cattolici hanno protestato e invitato i governi occidentali a esigere dai governi dei paesi arabi il rispetto delle minoranze. Il papa ai cristiani dei paesi arabi non dice: “vendicatevi”. Dice; “diventate costruttori di pace”.

Di fronte alla campagna anti-cristiana portata avanti dai musulmani, nessun cattolico ha assaltato le ambasciate dei paesi arabi, nessun cattolico ha organizzato “rappresaglie” contro i musulmani.

Un mese fa appare su You-tube un film che senza ombra di dubbio offende gravemente la fede dei musulmani. Inoltre, il filmato descrive i musulmani come dei violenti sanguinari. Offesi a morte per essere stati descritti come dei violenti e sanguinari, i musulmani uccidono un ambasciatore e trascinano il suo cadavere in giro per le strade, assaltano le ambasciate americane in giro per il mondo, provocano morti e feriti, condannano a morte e cercano di uccidere non solo gli autori e gli attori del film ma anche tutti i dipendenti delle ambasciate americane nonché il principe Henry d’Inghilterra.

Torniamo indietro nel tempo: nel ventesimo secolo i regimi esplicitamente atei e anti-cristiani provocano due guerre mondiali con corredo di lager e gulag. Questi regimi hanno perseguitato i cristiani con una ferocia possibilmente maggiore rispetto a quella dei musulmani. Secondo calcoli accurati, all’interno dell’Occidente le guerre, le persecuzioni, le epurazioni eccetera promosse dai regimi atei del ventesimo secolo avrebbero provocato da sole più morti di quanti ne abbiano provocati tutte le guerre messe insieme dei secoli precedenti.

Torniamo ancora più indietro nel tempo: dal settimo secolo dopo Cristo all’undicesimo secolo, i pirati musulmani saccheggiano e devastano ininterrottamente l’Europa. Oltre a devastare e ammazzare, rubano.  Oltre a rubare le cose, rubano le persone.  Sul mercato degli schiavi del Nord Africa vanno a ruba specialmente le bambine e le ragazze bianche. Nel frattempo, l’Islam armato si è mangiato tutte le terre un tempo cristiane del Medio Oriente, e minaccia di mangiarsi l’Europa stessa. I cristiani decidono di reagire. Bisogna fermare l’Islam armato al di là del Mediterraneo, prima che si metta in mare. E così i cristiani, con immensi sacrifici economici, organizzano le spedizioni denominate “Crociate”. Dunque, le Crociate non furono guerre di conquista: furono guerre di difesa.

Torniamo all’oggi: secondo tutte le indagini, dove c’è più ateismo c’è più Islam. Nello specifico: nei paesi occidentali in cui l’ateismo è maggiormante diffuso fra gli autoctoni, l’Islam fondamentalista è maggiormente diffuso fra gli immigrati. Vedi Inghilterra, Belgio, Olanda e paesi scandinavi. Evidentemente, la cultura atea-matarialista-edonista non funziona come argine alla diffusione del fondamentalismo islamico.

E i lacisti atei di casa nostra sulla loro stampa scrivono che cattolici e islamici sono uguali, che sia gli uni che gli altri sono violenti e intolleranti, che i crociati erano molto più violenti e criminali dei terroristi islamisti, che il terrorismo islamico è la risposta alle crociate fatte dai cristiani nel Medioevo, che siamo di fronte allo scontro fra “due opposti fondamentalismi”, che per conquistare la pace bisogna distruggere tutte le fedi, specialmente quella cristiana, e fare trionfare l’ateismo.

Ogni commento è superfluo.

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ALTROCHE’ POSSESSIONI. Il diavolo agisce attraverso il cinema, la televisione, le tasse e…

Dunque, ultimamente ho parlato  diavolo da due diversi punti di vista qui e qui. Rimaniamo in argomento. Padre Amorth ci informa che i casi di possessione diabolica sono molto rari, perché il diavolo preferisce lavorare nel nascondimento. In fondo, quando il diavolo mette in scena tutto quel repertorio a base di letti che traballano, levitazioni, oscenità verbali e lingue morte un po’ agisce contro i suoi interessi. E’ come se i membri dei servizi segreti di una potenza nemica infiltrati nei posti chiave di una nazione andassero a farsi intervistare nella televisione di quella stessa nazione.  Quando il diavolo allestisce dal vivo uno spettacolo tipo L’esorcista,  la gente si spaventa a morte e chiede aiuto a Dio. E in effetti, un film come L’esorcista e ancor più il libro omonimo da cui è tratto sono assolutamente meritori e unici nel loro genere. Quello che mi ha colpito del libro, che ho letto a quindici anni, è l’estrema precisione scientifica degli argomenti.  Si sente che l’autore, William Peter Blatty, ha studiato seriamente il fenomeno delle possessioni diaboliche. Fino quasi  alla metà del libro, che fra l’altro è molto voluminoso, sono descritte tutte le minuziose e invasive analisi mediche condotte sul corpo della piccola posseduta e tutti i fallimentari tentativi di interpretazione scientifica dei sintomi da parte di medici, psichiatri e scienziati. Alla fine, come dice più o meno Conand Doyle nel Mastino di Baskerville, scartate tutte le ipotesi plausibili, l’unica rimasta, per quanto improbabile, deve essere quella vera. Con la forza dell’amore materno e della disperazione, la madre della ragazzina, che fino a quel momento era rimasta arroccata nel suo agnosticismo, abbraccia l’ultima ipotesi e va a chiedere aiuto al prete.  Proprio in quanto l’autore esamina una ad una tutte le possibilità “naturali”, il libro è un pugno nello stomaco di tutti quelli che, appunto, si illudono di poter dare di questi fenomeni una spiegazione scientifica, scartando a priori l’esistenza del soprannaturale. D’altra parte, il soprannaturale non esclude il “naturale” ossia credere nel soprannaturale non significa disconoscere il “naturale” e la scienza, al contrario. I piccoli e ridicoli positivisti atei dipingono i cattolici come dei cretini che per credere in Dio e al diavolo non credono più nelle leggi della fisica e nella scienza in generale. In realtà, proprio la fede nel soprannaturale, positivo e negativo, ci rende anche più capaci di intendere la natura. In primo luogo, ho spesso ripetuto e ripeto ancora che senza fede non c’è scienza: per credere nella scienza bisogna credere in un Dio che ordina razionalmente l’universo. E ho già più volte ripetuto e qui ripeto che, fra tutti gli dei e le divinità di tutte le religioni del mondo, solo il Dio cristiano è un Dio razionale. E ho già più volte ripetuto e qui ripeto che quasi tutti i più grandi scienziati del passato erano cristiani , e che ancora oggi fra gli scienziati quelli che abbracciano le fede rappresentano una percentuale molto alta. In secondo luogo, per quanto riguarda le possessioni diaboliche, la Chiesa esige che siano scartate tutte le possibilità alla portata della scienza, mediante analisi scientifiche preliminari molto scrupolose, prima di riconoscere un caso di vera possessione e mandare un esorcista. Gli stessi esorcisti sono persone molto preparate dal punto di vista scientifico: sanno distinguere immediatamente fra un caso di semplice isteria o di malattia neurologica e un caso di vera possessione. Cosa ancora più importante, dire che la fede nel soprannaturale eclude la fede nella scienza è come dire che credere nell’esistenza di terre e mari posti oltre la linea dell’orizzonte significa non credere nell’esistenza del pezzo di mondo che rientra nell’orizzonte del nostro sguardo. Veramente irrazionale non è chi crede nell’esistenza del resto del mondo oltre l’orizzonte, ma chi non ci crede. Analogamente, negare a priori l’esistenza del soprannaturale è irrazionale, è un atto di fede cieca, un fideismo.  Il positivismo è un fideismo piuttosto cretino.

Comincio a credere che sia stato necessario l’intervento diretto ed eccezionale di qualcuno lassù per rendere possibile la produzione e la distribuzione  un film unico e irripetibile come L’esorcista. Infatti, non si è mai più visto nella storia del cinema mondiale un film in cui non soltanto il diavolo è visto come una presenza reale, ma della Chiesa non si parla male, anzi nel complesso se ne parla bene. Ma appunto, quel film è un unicum. Nella stragrande maggioranza dei film, se si parla della Chiesa, se ne parla male.  E poiché si parla male della chiesa, bisogna parlare male anche degli scrittori che ne parlano bene, come Dante Alighieri. Infatti oggi gruppi di pressione laicisti chiedono che la Divina Commedia non figuri più fra i testi di studio nelle scuole dell’obbligo. Ma come dice Camillo Langone, se oggi censurano Dante domani censureranno la Bibbia. Altroché letti che traballano, levitazioni e lingue morte: la minaccia di censura della Divina Commedia più terrificante della più terrificante possessione! Dall’articolo di Langone sottolineo un passaggio:

Come si può reagire? Non con le parole. Bisogna togliere i fondi, affamare la bestia. Associazioni come Gherush92, dedite alla distruzione della nostra cultura, devono essere liquidate eliminando qualsiasi sostegno economico. Da dove vengono i soldi per le loro ricerche? Temo da noi contribuenti. Inizio a credere che l’evasore, se riesce ad affrontare e superare i meccanismi sovranazionali, sia un eroe.

E siamo all’ultimo punto: le tasse sono diaboliche. Noi siamo sudditi di un mostro che ci leva quasi il cinquanta dei frutti del nostro lavoro per nutrire i suoi clienti e i suoi parassiti e per mantenere luciferine associazioni onusiane che vogliono distruggere la nostra cultura. Esistono molte  maniere di compiere stermini di massa. Una è, ad esempio, schiantare due aerei di linea contro due grattacieli. Un altro è alzare le tasse oltre il livello di guardia, provocando il fallimento a catena delle imprese economiche e la distruzione di decine di migliaia di posti di lavoro. E se i posti di lavoro si distruggono, le famiglie muoiono di fame  o non si formano affatto. Le tasse impediscono ai bambini di nascere. Conosco donne in età fertile che rinunciano alla maternità perché non possono permettersi il lusso di rallentare il ritmo di lavoro. Mirano alla carriera? No: mirano soltanto a non finire su una strada a chiedere l’elemosina. Da quando il governo ha alzato l’aliquota fiscale, introducendo perfino l’imu, in tasca per vivere rimangono pochi soldi. Se una donna lavora di meno o smette di lavorare a causa di una maternità, rischia di non avere più i soldi per vivere, a meno che non sia sposata ad un uomo molto, molto ricco o a un evasore fiscale. Alle tasse  si unsce una cultura basata sul culto del divorzio, e l’inverno demografico è assicurato.

Oltre che calunnie contro la fede, il diavolo dissemina i prodotti cinematografici e televisivi di messaggi contro la famiglia. Usa anche mamma Rai. Alcuni giorni fa, sono andati in onda gli spot di Provaci ancora prof con la Pivetti. Premesso che non avrei visto quella scemenza per nessuna ragione al mondo, a parte una consistente riduzione fiscale, mi ha colpito la ragazzina che nello spot incitava la mamma divorziata a coinvolgersi di più col nuovo fidanzato… Il messaggio è che basta un simpatico divorzio dal solito noioso marito, qualche colpo di botox e la gioventù rifiorisce. Il messaggio è che a molto più cinquant’anni, con le labbra che cadono irrimediabilmente verso il mento e i capelli consumati da tinte sgargianti tipo segnaletica nella nebbia, puoi giocare a fare la ragazzina innamorata piena di rossori mentre tua figlia adolescente ti fa da confidente amica del cuore. Che orrore!!!!!! E io dovrei pagare ancora il canone?

Perché lo spettacolo di Castellucci non mi scandalizza, mentre le manifestazioni contro Castellucci sì.

I pochi che seguono da tempo il mio blog sanno bene che io sono tutto fuorché accondiscendente nei confronti di quella che in termini evangelici si chiama “la mentalità di questo mondo”. Sanno bene che sul mio blog porto avanti in proprio una piccola, piccolissima battaglia culturale contro tutto il marcio della cultura contemporanea, figlia dei Lumi. Sanno bene che non mi tiro mai indietro quando c’è da prendere di petto gli anti-teisti, che accortamente distinguo dagli atei. A causa della mia intransigenza, sono stata spesso insultata col termine “trinariciuta” non dagli anti-teisti ma dai cattolici cosiddetti “adulti”, ossia da quei cattolici che credono che essere caritatevoli significhi non criticare mai gli anti-teisti e anzi, se possibile, abbracciarne le posizioni. La piaga del catto-comunismo non si chiude mai. Se c’è una sola cosa di cui posso vantarmi, è di non essere mai stata acriticamente “tollerante” nei confronti del “mondo”. Tuttavia, non sono neanche o, meglio, cerco di non essere neppure acriticamente intollerante. Ho detto più volte che non si combatte un errore con l’errore opposto. Se l’eccesso di tolleranza acritica tipica del catto-comunismo è sbagliata, è altrettanto sbagliata l’intolleranza cieca tipica del tradizionalismo cattolico.  Infatti, Cristo non ci ordina di essere intolleranti verso quelli che non Lo conoscono, ma casomai di farLo loro conoscere. “Andate e predicate il mio nome” e non “Andate e combattete contro quelli che non conoscono il mio nome”. E San Paolo non ci ha detto di buttare a mare tutto ciò che non è cattolico bensì di giudicarlo, separando il buono dal cattivo: “Vagliate tutto e trattenete ciò che vale”.

Prendiamo il caso Castelucci. Premetto che il contenuto più o meno artistico dello spettacolo di Castellucci mi interessa molto poco. Piuttosto, mi interessa discutere dell’atteggiamento che noi poveri catttolici dobbiamo avere nei confronti di uno spettacolo come quello.  E’ noto che, per tutta la durata dello spettacolo di Castellucci,  il palcoscenico è sovrastato da una gigantografia dello splendido volto di Cristo dipinto da Antonello da Messina. Ora, all’inizio era circolata la notizia che, nel corso dell spettacolo, quella gigantografia fosse fatta oggetto di un lancio di escrementi.  In seguito si è detto che no, non erano escrementi ma “inchiostro delle Sacre scritture”. Quancuno ha parlato anche di “sassi”. Ora, può benissimo darsi che Castellucci, dopo le contestazioni subite in Francia, abbia modificato di nascosto lo spettacolo, mettendo nottetempo  l’inchiostro al posto liquame. Ma io personalmente ritengo che, se egli avesse cambiato dall’oggi al domani gli “accessori di scena”, sarebbe stato sgamato subito. Quello che credo più probabile, è che egli abbia sempre usato un qualcosa, non so cosa esattamente, inducendo però gli spettatori a vedere in quel qualcosa tutto quello che ci volevano vedere. E così in Francia ci hanno visto liquame, mentre in Italia ci hanno visto l’inchiostro delle Sacre Scritture.  E poi io ho il vizio di fidarmi delle persone di cui mi fido. Ebbene, ben quattro persone fidate (Amicone, Socci, Corradi e Rondoni) mi assicurano che in quello spettacolo di liquame ce n’è molto, fino alla nausea, e tuttavia la gigantografia del volto di Cristo non ne viene toccata. A me personalmente la loro testimonianza basterebbe per chiudere la faccenda e parlare d’altro. Ma continuiamo a parlarne lo stesso.

Dal punto di vista culturale e simbolico, fra l’inchiostro e gli escrementi c’è una differenza abissale, che credo superfluo spiegare. Quindi, se nel suddetto spettacolo volassero realmente degli escrementi, i cattolici avrebbero il diritto e il dovere di protestare. Ma c’è modo e modo di protestare.  Guardate che non è una questione di buone maniere, di galateo del buon manifestante. Non è una questione di forma: è una questione di contenuto. Qui è in gioco il contenuto della fede cattolica. In che cosa crediamo noi: in un Dio che si incarna per salvare tutti i peccatori, ossia tutti gli uomini, incaricando i credenti di predicare il suo nome ai non credenti, oppure in un Dio che manda i suoi credenti a distruggere i non credenti? In altre parole, crediamo in Dio uno e trino oppure crediamo in Allah? Anche a me, come  a Socci, è sembrato di vedere delle preoccupanti somiglianze fra le isteriche e rancorose manifestazioni anti-Castellucci che alcuni tradizionalisti cattolici hanno inscenato in  Francia ed analoghe manifestazioni di fondamentalisti islamici. Il sospetto doloroso è che nella società multiculturale i cattolici abbiano assorbito dalle comunità musulmane, “per osmosi” direbbe Giussani, almeno un po’ del veleno del fanatismo e dell’intolleranza. C’è da dire che questo fanatismo e questa intolleranza già ce le avevamo in casa prima dell’arrivo delle comunità straniere. Per farla breve, ci sono delle sorprendenti analogie fra la teocrazia islamica e i totalitarismi ideologici partoriti dalla cultura occidentale apostata. Il fanatismo e l’intolleranza nascono da uno schema di pensiero che è tipico di tutte le ideologie moderniste, da quella giacobina a quella marxista:  uno schema binario secondo cui gli adepti delle ideologie medesime sarebbero i massimi rappresentanti del bene mentre tutti quelli che avversano o si limitano a non aderire a quelle ideologie sarebbero i massimi rappresentanti del male e meriterebbero dunque di morire. E così i giacobini mandavano i “nemici del popolo” sulla ghigliottina, mentre i comunisti li mandavano nei gulag.
I cattolici tradizionalisti francesi più o meno vicini alla tradizione dell’Action Francaise (che per inciso fu fondata da un ateo) assumono lo stesso schema binario di pensiero: noi cattolici tradizionalisti siamo il bene e tutti quelli che non sono cattolici e tutti i cattolici non tradizionalisti  sono servi del demonio (vedi questo commento apparso sul sito di Claudio: http://deliberoarbitrio.wordpress.com/2012/01/13/holy-shit/comment-page-1/#comment-14821). E così questi cattolici sono all’eterna ricerca del nemico eretico\massone\ebreo\demopluto che, dal loro malato punto di vista, sarebbe il responsabile di tutto il male del mondo. Adesso nella mitologica categoria degli eretici\massoni\ebrei\demopluto che tramerebbero incessantemente contro la Chiesa da dietro le quinte del mondo i tradizionalisti vorrebbero fare rientrare anche Castellucci. Ma per farla breve, chi assume la visione binaria secondo cui noi-cattolici saremmo il bene e i non-cattolici sarebbero il male PECCA DI SUPERBIA. La Chiesa infatti ci educa ogi giorno a prendere conscienza del fatto che noi non siamo meno cattivi degli altri.

(Noto inoltre, fra parentesi, che le manifestazioni di piazza sono di per sé seducenti. Scendere in piazza con quelli che la pensano come te a urlare slogan contro quelli che non la pensano come te è terribilmente eccitante. Ti fa sentire parte di un corpo collettivo, illusoriamente indistruttibile, illusoriamente eterno. Non c’è una grande differenza fra le manifestazioni di piazza e le partite di calcio. Impossibile descrivere l’ebbrezza violenta che prova un tifoso quando sta in mezzo agli altri tifosi a urlare slogan a favore della sua squadra durante le partite. E per prolungare l’eccitazione della partita, molti tifosi cercano fuori dagli stadi lo scontro con i tifosi della squadra avversaria. E’ avvilente vedere dei cattolici  che si approcciano ai non cattolici come i tifosi di una squadra si approcciano ai tifosi di un’altra squadra).

In conclusione, se scopriremo che nello spettacolo di Castellucci volano realmente dei liquami immondi contro il volto di Cristo, avremo il diritto di protestare, ma avremo anche il dovere di farlo in maniera civile. La nostra superiorità di cattolici si dimostra proprio in questo, che noi sappiamo protestare con una civiltà, una dignità e un rispetto pieno di carità che gli altri neppure riescono a concepire. Una civiltà, una dignità e un rispetto che, di per sé, potrebbero essere una importante testimonianza di fede. Gli altri distruggono, minacciano e uccidono se appena gli tocchi il fondatore (vedi la vicenda delle vignette danesi), noi invece, se qualcuno offende la nostra fede, usiamo l’arma de dialogo e al limite, se la situazione è molto grave, chiediamo aiuto alla legge. Il reato di vilipendio della religione cattolica è tuttora in vigore, mi pare.

Ma rimane ancora un’ultima possibilità. Qualcuno ha detto più o meno: “D’accordo, è inchiostro. Ma che sia inchiostro o che siano liquami non fa una grande differenza: è blasfemo il gesto stesso di gettare qualcosa, non importa che cosa, contro il volto di Cristo “.  Ebbene, qui non sono d’accordo. In primo luogo, l’inchiostro non è lontanamente paragonabile ai liquami dal punto di vista simbolico e culturale. Invece il gesto in sé, come spiegherò più oltre, non è niente più che un  “colpo di teatro”.  Quindi, se si scopre che in quello spettacolo volano  escrementi, protestiamo pure, ma facciamolo con civiltà, dignità, rispetto e carità.  Se invece si appura definitivamente che vola solo dell’inchiostro, è più che sufficiente dialogare e criticare. Se poi lo spettacolo è talmente nichilista da fare schifo, scriviamo qualche robusta critica ben argomentata e magari qualche solenne stroncatura (io non lo farò perché, come ho accennato, per criticare dovrei vedere, e piuttosto che vedere quella roba intellettual-scatologica preferisco la Corazzata Potionkin durante la finale dei mondiali).

E veniamo al “gesto in sé”. Fra le tante idee inovative e rivoluzionarie portate dal Cristianesimo nel mondo, c’è l’idea della storia e del progresso (leggersi Stark). A differenza dei musulmani, dei confuciani e di tutti gli altri, i cristiani hanno sempre avuto coscienza di quello che si chiama “contesto storico”. Ogni genere di gesto e atteggiamento deve essere giudicato all’interno del suo contesto, sennò non lo capisci. Ora, all’interno di una società come quella medievale, in cui bene o male tutti condividevano la fede cristiana, il gesto di gettare una cosa qualunque su un dipinto o una statua raffigurante Cristo  poteva apparire di  estrema gravità. Infatti, tale gesto assume indubitabilmente la connotazione blasfema  se a compierlo è un cristiano, dal momento che per bestemmiare bisogna credere. I bestemmiatori nell’inferno di Dante fanno gestacci contro il cielo perché sanno che il cielo non è vuoto.  Ebbene, la nostra società è ben diversa da quella medievale. Oggi i credenti-praticanti  sono molti ma non rappresentano la maggioranza assoluta. Quindi, i gesti che in un contesto socio-culturale cristiano potevano apparire intollerabilmente blasfemi, in un contesto  socio-culturale largamente – anche se non interamente – impregnato di ateismo perdono ogni connotazione blasfema. Come può bestemmiare contro Dio chi non crede in Dio? Come può imbrattare il volto di Cristo chi non crede che Cristo esista e abbia un volto? Dunque, se è compiuto da un ateo come Castellucci, quael gesto può essere tutto fuorché blasfemo. E’ un “colpo di teatro” che può significare tutto e niente: non escludo  che nelle intenzioni dell’autore debba significare una invocazione disperata ad un Dio cui non si crede ma cui si vorrebbe tanto credere.  Al limite, possiamo decidere che quel gesto è una offesa alla nostra sensibilità di credenti: ma questa offesa, se ci fosse, non sarebbe “blasfemia” (e  non credo esistano leggi contro la blasfemia)  bensì soltanto “vilipendio della religione cattolica”, che significa appunto offesa a quanti credono.

Riepilogando, se in scena volassero liquami, Catellucci non peccherebbe di “blasfemia” bensì al massimo di “vilipendio della religione cattolica”. Se  invece volasse solo inchiostro, mi sembrerebbe eccessivo accusare Castellucci di “vilipendio”. Ma c’è dell’altro. Mi sono tenuta per ultima la considerazione più importante: per scandalizzarsi di fronte a un po’ di liquido non meglio identificato gettato  su una gigantografia del volto di Cristo bisogna davvero essere all’oscuro di quello che bolle nelle pentole delle esposizioni della cosidetta arte contemporanea. Come dicevo, bisogna tenere sempre presente il contesto storico. Ebbene, in questo contesto storico gesti che fino a ieri potevano sembrare, se non blasfemi, almeno scandalosi, adesso sono soltanto ridicoli. Pensate alla cosa più orrenda e disgustosa possibile. L’avete pensata? Vi assicuro che, se cercate bene, in qualche museo di arte contemporanea troverete qualcosa che assomiglia ad essa. Ormai i cosiddetti artisti hanno esaurito le scorte degli scandali e stanno finendo di raschiare il fondo del barile. E vi assicuro che la basfemia e il nichilismo, quelli veri, c’entrano ben poco. Non è che artisti e galleristi non credano in nulla: credono solo nel denaro. Ci credono troppo. Ci credono talmente tanto che, pure di farlo aumentare a dismisura, sono disposti ad uccidere la vera arte, come ha confessato in un sofferto mea culpa apparso su Repubblica un gallerista pentito di New York (se lo trovo ve lo linko). Il meccanismo è semplice: oggi l’artista  e il gallerista per guadagnare devono attirare l’attenzione della gente danarosa e frivola che non capisce nulla di arte, per attirare l’attenzione della gente danarosa e frivola eccetera devono usare l’arma dello scandalo, per scandalizzare devono mostrare le cose che da che mondo e mondo scandalizzano:  genitali, escrementi e sacrilegi assortiti. Ma in questa fiera dello scandalo a scopo di profitto, il sacrilegio stesso si svuota di contenuto, divenendo un volgare espediente pubblicitario (non vi dico che cosa è stato esposto a New York anni addietro, perché non riesco neppure a pronunciarlo). Dietro questi sacrilegi da luna park non c’è tanto il peccato di bestemmia, quanto il vizio capitale dell’avidità. L’unico problema è che l’arma dello scandalo si usura in fretta. A furia di scandali, non ti scandalizza più niente. Chi dunque è informato, come me, di quello che oggi circola per i musei, non ce la fa proprio a sentirsi scandalizzato da uno spettacolino che gioca sull’equivoco fra escatologia e scatologia (parole di Castellucci). Se invece a voi l’opera di Castellucci vi scandalizza ancora, allora l’ultima cosa che dovete fare è parlarne, protestare e organizzare picchetti fuori dal teatro. Ancora non avete capito che, così facendo, gli fate un favore? Nessuno  vi ha informato del fatto che oggi nel campo dell’arte vale il principio: “che se ne parli male, purché se ne parli”? Non avete capito che gli state  facendo tanta buona pubbblicità gratis? A questo punto, chiedetegli almeno una percentuale sugli incassi…

IL CASO CASTELLUCCI. Non abbiamo bisogno di un nemico da abbattere

Desidero segnalare due articoli sullo spettacolo presunto blasfemo di Castellucci:

Rodolfo Casadei

Antonio Socci

La mia risposta sul “caso Castellucci” (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)

Rodolfo Casadei sostiene che, in linea di principio, lo stato avrebbe il diritto e il dovere di vietare spettacoli che esaltano la dissoluzione di tutti i valori che stanno alla base della civile convivenza democratica.  Dal suo punto di vista, attaccare i valori non negoziabili significa anche incitare la gente, in maniera implicita o implicita, ad assumere comportamenti anti-sociali.   Sono abbastanza d’accordo con Casadei. Da sempre sostengo che la censura sia uno strumento indispensabile per proteggere la civiltà e da sempre invoco una ferrea politica anti-porno.   Quando si decideranno gli stati occidentali a difendere i loro cittadini da un bombardamento più insidioso e distruttivo di quello delle bombe: il bombardamento degli stimoli pornografici? Se le bombe distruggono il corpo, invece la pornografia distrugge l’anima. Più precisamente, distrugge delicati equilibri interiori, impedendo così a chi ne è vittima di sviluppare la capacità di stabilire un rapporto equilibrato con le persone dell’altro sesso e creando sovente una devastante “addiction”. Ma adesso non voglio parlare di pornografia.

Tanto per mettere i puntini sulle i, la censura non la hanno inventata i cristiani. Molto prima di Cristo, i virtuosi e valorosi romani dell’era repubblicana non riuscivano neppure a concepire che in una società si potesse fare a meno dello strumento della censura. Non è vero che ogni pensiero abbia il diritto di manifestarsi. Non a caso, la moderna cultura giuridica riconosce l’opportuinità di vietare tutte le forme di “apologia di reato” e “incitamento alla violenza”, compreso l’incitamento al suicidio. (Peccato che non riconosca ancora, o non del tutto, la necessità di vietare le forme di “incitamento alla masturbazione, alla fornicazione, alla peversione e alla violenza carnale”, ma questo è un altro discorso). Col senno di poi, riconosciamo che  sarebbe stato opportuno vietare ad Hitler di esprimere le sue idee. Il Mein Kampf non avrebbe mai dovuto arrivare nelle librerie. A questo proposito, gli americani devono urgentemente rivedere il loro famoso Quarto Emendamento, che di fatto ormai è diventato uno scudo a protezione dei pornografi macellai e degli estremisti violenti di ogni risma.

Posto dunque che in linea di principio sono abbastanza d’accordo con Casadei, è necessario passare dalla “linea di principio” al caso concreto. Ebbene, nel caso concreto non troviamo né “apologia di reato” né “incitamento alla violenza né, infine, un attacco esplicito ai valori non negoziabili. Antonio Socci ci informa che in esso non troviamo neppure NESSUN ATTO DI CARATTERE ESPLICITAMENTE BLASFEMO. Certo, noi cattolici non possiamo e non dobbiamo condividere la visione nichilista e anche un po’ gnostica della vita che Castellucci esprime nei suoi spettacoli. Tuttavia, nella misura in cui non incitano apertamente alla violenza, non compiono atti di vilipendio della religione cattolica e non esaltano apertamente la dissoluzione di tutti i valori che sono alla base della civile convivenza democratica,  i nichilisti hanno tutto il diritto di esprimere il loro nichilismo. Ma dirò di più: è bene che i nichilisti si esprimano. Più si esprimono e meglio è.

Premessa: c’è nichilismo e nichilismo. C’è un nichilismo gaio ed edonista, che non è se non il pretesto di un sensualismo superficiale e disimpegnato compromesso con la peggiore pornografia, che merita il massimo disprezzo. La quasi totalità della produzione artistica contemporanea “mainstream”, quella che macina miliardi nelle aste e nelle esposizioni internazionali, ne è infettata. Ma c’è anche un nichilismo doloroso e sofferto, che attraverso l’esaltazione della mancanza di senso esprime inconsapevolmente una potente domanda di senso per la vita. Esaltando la sete, questo nichilismo ti fa sentire di più il desiderio dell’acqua. Quell’acqua che Cristo diede alla samaritana. L’acqua della vita eterna. Anni fa, qualcuno su Civiltà Cattolica faceva notare che nel secolo scorso gli esistenzialisti hanno avvicinato alla fede molta più gente di quanta ne abbiamo avvicinato i devoti e spesso melensi scrittori cattolici.

Io non ho visto lo spettacolo di Castellucci e quindi non so quanto gaio o quanto sofferto sia il suo nichilismo. Tuttavia, dal poco che ho letto mi sembra di capire che nel suo nichilismo ci sia almeno un po’ di sana sofferenza. Meglio così. Tuttavia, anche nel caso in cui il suo spettacolo non esca dal recinto del nichilismo gaio e quindi meriti il massimo disprezzo da parte nostra, non ci sarebbero comunque gli estremi per invocare la censura, la quale, ripeto, si può usare solo nei casi di esplicito incitamento alla violenza  e nei casi di esplicito vilipendio della religione cattolica. Forse ha ragione Casadei quando dice che   uno spettacolo come quello fa male alla società in ogni caso. Se qualcuno mi convince che la vita umana non avrebbe né alcun senso né valore alcuno – argomenta più o meno Casadei – perché mai dovrei trattenermi dalla voglia di commettere reati contro la vita e la proprietà altrui?  Ma a mio parere è estremamente difficile stabilire dove finisce il nichilismo e dove inizia la propaganda contro i valori che sono alla base della società. Diciamo che un conto è attaccare apertamente i valori non negoziabili e incitare a non rispettarli, altro conto è esprimere una visione della vita in cui quei valori non suscitano più entusiasmo. Sono differenze molto sottili, di cui però non è possibile non tenere conto. Se non ne tenessimo conto, carissimo Casadei, dovremmo incriminare pure Giacomo Leopardi. In una poesia terribile come A se stesso il nostro caro poeta non esprime forse una visione disperatissima basata sulla negazione assoluta di ogni senso che mal si concilierebbe, in linea di principio, col valore della sacralità di ogni vita umana? Quindi in conclusione, piuttosto che censurare, io personalmente preferisco criticare e discutere. Piuttosto che buttare via il bambino con l’acqua sporca, preferisco tenermi un poco di acqua sporca. Piuttosto che punire l’ “eretico”, preferisco dialogare con l’ “eretico”, fargli capire dove e quanto sbaglia.

Socci ha ragione da vendere: per sentirsi vivi, i comunisti e tutti i rappresentanti delle ideologie moderniste hanno bisogno di un “nemico di classe”, noi cattolici invece no. Non abbiamo bisogno di fabbricarci dei nemici quando non ci sono e non abbiamo il diritto di odiarli quandi ci sono. Infatti CRISTO CI HA ORDINATO DI AMARE I NOSTRI NEMICI.

OSAMA BIN LADEN, PISAPIA, REFERENDUM DIPIETRISTI E ANDERS BREIVIK. Post dal 7 maggio al 24 luglio 2011

sabato, 11 giugno 2011

NO AI REFERENDUM OSCURANTISTI, SI AL PROGRESSO.

Vorrei dire tante cose sul redeferndum, ma non ho tempo.Quindi dirò una sola cosa: NON ANDATE A VOTARE.Voi che vorreste votare “no”, non fatevi fregare: non dovete votare “no”, semplicemente non dovete andare a votare.Non votate “no”, fate di più: dite NO AL REFERENDUM.

Questo referendum è una TRUFFA, un RAGGIRO, un IMBROGLIO.

Il “legitimo impedimento” è lecito e opportuno. Montesquieu ha teorizzato la necessità della separazione fra il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario. Quando scoppiò lo scandalo (pilotato) di “tangentopoli”, fu data ai giudici la possibilità di interferire col potere lesgislativo e il potere esecutivo. Da allora, i giudici possono colpire indiscriminatamente politici di ogni genere e grado. Sospendendo la separazione fra i poteri, è stata minata alla base la democrazia. Il “legitimo impedimento” è uno scudo sottilissimo, fragilissimo, a difesa di un rappresentante del popolo. Non togliamo questo ultimo scudo.

L’acqua è preziosa, talmente preziosa che non possiamo più permettere che delle tubature vecchie e danneggiate ne disperdano inutilmente più della metà. Per impedire questo spreco vergognoso, c’è una sola cosa da fare: togliere la gestione dell’acqua a politici corrotti e consegnarla a privati virtuosi, disposti ad investire i loro capitali nella riqualificazione delle tubature.

Sull’energia nucleare ho già detto tutto in LO TSNAMI, L’ENERGIA NUCLEARE, LA SCIENZA E CRISTO. In sintesi, l’energia nucleare è il futuro, è il progresso. Rinunciare all’energia nucleare significa rinunciare al progresso. L’eventuale, disgraziata vittoria dei sì, farà fare all’Italia un altro passo verso il Terzo Mondo. Non fatevi fregare dalle sirene antinucleariste. Dietro queste sirene, ci sono lobby avvelenate di ideologia malthusiana che vogliono il regresso, ribattenzandolo col nome di “sviluppo sostenibile”.

Dite sì al progresso.

I cristiani stanno con il progresso.

I costruttori di cattedrali diventano costruttori di astronavi.

venerdì, 27 maggio 2011

Cari cattolici che votate Pisapia…

MI HANNO DETTO CHE GRUPPI DI CATTOLICI PIUTTOSTO CONFUSI VANNO IN GIRO PER MILANO A FARE PROPAGANDA PER PISAPIA, DENIGRANDO LA MORATTI.ECCO UN BREVE RITRATTO DELL’UOMO CHE QUESTI CATTOLICI  VORREBBERO PORTARE A PALAZZO MARINOPISAPIA nel 1997 ha proposto la depenalizzazione dello spaccio di droga (proposta n. 4301) · nel 2001 ha proposto l’istituzione della “stanza del buco” (proposta n. 719) · nel 2002 ha proposto di legalizzare l’eutanasia (proposta n. 2974) · sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza (programma elettorale p. 20) · i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati (programma elettorale p. 28) · istituzione del registro comunale per le coppie gay (programma elettorale pp. 22-23) · Polizia Locale sgravata dai compiti di pubblica sicurezza (programma elettorale p. 27) · sostegno alle esperienze di autocostruzione dei rom (programma elettorale p. 27) · Viale Padova come modello di integrazione da esportare in tutta la città (programma elettorale pp. 26-27).
(sintesi fornita dal signor W.)
CARI CATTOLICI ANTI-MORATTI, AIUTATEMI A CAPIRE: COME PUO’ UN CATTOLICO VOTARE PER PISAPIA?

P.S. Mi ha fatto ridere specialmente “Via Padova come modello d’integrazione”. Andatelo a chiedere agli abitanti italiani di via Padova, che bella aria di integrazione respirano.

giovedì, 26 maggio 2011

ESSERE SOVIETICI E NON VERGOGNARSENE. La gaffe di Pisapia.

In Italia, le campagne elettorali somigliano alle vecchie commedie dell’arte. In esse, ogni maschera era sempre uguale a se stessa e diceva sempre le stesse cose. Nella commedia della politica, le maschere di Montecitorio recitano sempre  lo stesso canovaccio da quando è crollato il maledetto muro.  Gli arlecchini di centro destra urlano “comunisti!” “estremisti” ai pulcinella incazzati di sinistra e questi, che fino a venti anni fa stavano con l’Urss, ribattono, col nasone nero che intanto cresce irrimediabilmente: “Noi non siamo comunisti, non siamo mai stati comunisti, il comunismo non esiste più, il comunismo non è mai esistito, noi non siamo estremisti, non lo siamo mai stati, siamo MODERATI!”. Il pulcinella bauscia che vorrebbe regalare la città ai “proletari” di etnia rom e di religione islamica, senza nessun pudore dice: “Io sono un MODERATO,  il caffé non lo prendo con i giovani dei centri sociali ma con gli impreditori e con i professionisti del ceto medio produttivo”. Intanto, il pulcinella Gad Lerner nel suo Infedele sta lì a prendere per il culo gli arlecchini di destra: “Vogliono diffondere la paura, vogliono fare credere alla gente che esista ancora il pericolo sovietico!”. Caro Lerner, la pianti di fare il cretino. La pianti con questo trucchetto imbecille: “Se hai paura del comunismo soffri di allucinazioni perché il comunismo non esiste più buha ha ha ha haaaaaa!!!!!” Sul serio, la pianti. Le assicuro che nessuno di noi poveri arlecchini di destra è all’ignaro del fatto che l’Urss non esiste più, che il comunismo è ufficialmente finito. Ma lei sa meglio di me che, se il comunismo è finito, le singole idee comuniste sono ancora vive, e infettano, come il virus dell’ebola, i programmi della sinistra che si pretende MODERATA. Quali idee? Quali finalità? Questa soprattutto: uccidere lentamente i “borghesi” del ceto medio produttivo e i  “piccoli borghesi” (i lavoratori dipendenti a basso reddito), con una tassazione crescente e regalare i soldi delle tasse ai “proletari” che rubano, spacciano, delinquono e fanno i terroristi, in una parola ai rom e agli islamici di viale Jenner. A questa finalità, che ancora sa di “lotta di classe”, se ne aggiunge una nuova, presa direttamente dai falsi liberali e autentici segaioli del Partito radicale internazionale: uccidere lentamente l’istituzione “borghese” della famiglia  favorendo qualsiasi accoppiamento che non sia quello fra uomo e donna. Alle coppie di banali “eterosessuali” essi concedono al massimo i PACS e i DICO, per tenerli lontane dalla tentazione di giurarsi fedeltà finché morte non li separi e  mettere su famiglia. “Vuoi mettere su famiglia? Oddio, come sei borghese!” Ora i pulcinella mai-stati comunisti si battono per i matrimoni gay. A quando le battaglie per i matrimoni sorella-fratello e adulto-bambino?
Ma parliamo ancora di Pisapia. Ragazzi, mi sa che quello doveva darsi alla recitazione, è un attore fantastico. Quando recita la parte del moderato che prende il caffé con gli impreditori, quasi quasi ci casco anch’io. Quando dice che non è comunista, che non ha nessuna nostalgia dell’Unione Sovietica, quasi quasi gli credo. Dunque io ero lì che quasi gli credevo quando mi è capitato fra le mani una pubblicazione che i miei (irrimediabilmente sinistrorsi) hanno preso ad un comizio del nostro.  E che ti trovo in prima pagina? Non ci posso credere! Caro Pisapia, un consiglio disinteressato: cambi collaboratori. La prossima volta, controlli le immagini propagandistiche prodotte dai suoi collaboratori, prima di dare il via libera alla pubblicazione.

CARO PISAPIA, LEI SUDA SETTE CAMICIE PER FARCI CREDERE CHE E’ UN MODERATO, PER CONVINCERCI CHE NON HA NESSUNA NOSTALGIA DELL’URSS, E I SUOI COLLABORATORI CHE FANNO? .

COPIANO UN FAMOSO MANIFESTO DELLA PROPAGANDA SOVIETICA!!!!

LO SA QUESTO COME SI CHIAMA? LAPSUS FREUDIANO! IL SUO INCONSCIO CI STA MANDANDO DEI SEGNALI INEQUIVOCABILI SUL FATTO CHE TUTTO IL SUO MODERATISMO E’ SOLO UNA MASCHERA.

SovietPisapiaSopra: immagine tratta dal quindicinale “Milano si può”, 4 maggio 2011.
Sotto: manifesto di propaganda sovietica del 1925: Gozizd di Aleksandr Rodchenko.

Qualcuno mi ha fatto notare, giustamente, che da sempre i grafici e i pubblicitari prendono spunto dalla grafica sovietica, in particolare quella di Rodchenko. In effetti, chiari riferimenti allo “stile Rodchenko” sono apparsi, nel corso degli anni, in molte immagini pubblicitarie. Ma nella maggioranza di esse, lo “stile Rodchenko” non appare come “stile sovietico” bensì come “stile anni Venti”. In sostanza, perde ogni legame con i suoi contenuti propagandistici originari. In certi casi, invece, i creativi richiamano lo lo “stile Rodchenko” proprio per richiamare i contenuti della vecchia propaganda, al fine di ribaltarli ironicamente. In effetti il contrasto, che caratterizza felicemente certe immagini pubblicitarie, fra la grafica austera del vecchio comunismo e il messaggio apertamente edonistico-consumistico appare molto ironico, a tratti comico:
Pubblicità tipo Rodchenko
Perché dunque nel manifesto di Pisapia il riferimento scoperto, quasi plagiario, al famoso manifesto di Rodchenko non dovrebbe avere significati ironici? Mi si fa notare che probabilmente i creativi al seguito di Pisapia hanno voluto lanciare un messaggo sarcastico di questo tipo: “Siccome siete così cretini da non esservi accorti che l’Unione Sovietica non c’è più, siccome basate la vostra campagna elettorale sulla paura del comunismo,  allora noi faremo finta di essere comunisti per prendervi per il culo, perché in realtà noi siamo MODERATI! Quanto siete cretini voi che avete ancora paura dei comunisti che mangiano i bambini uhahahahahahaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!”
Ora, io non metto in dubbio che nel manifesto di Pisapia ci sia anche questo messaggio sarcastico. Come ho scritto nel post, infatti, la tattica collaudata dei post-comunisti è proprio questa: ridicolizzare ogni critica a alle idee di chiara ispirazione marxista che impregnano i discorsi e i programmi della sinistra (sia quella presunta moderata di Bersani sia quella apertamente estremista di Pisapia) ripetendo, come un mantra, che “il comunismo non c’è più”. Dunque, nel  manifesto di Pisapia questo messaggo sarcastico è sicuramente presente. Ma se  vai un po’ a fondo, scopri che l’immagine ha anche altri significati. Innanzitutto, questa non è una immagine pubblicitaria: è una immagine di propaganda politica. Se fosse la pubblicità, che so, di un aperitivo, il riferimento al Rodchenko non avrebbe significati politici. Quando una immagine pubblicitaria richiama una immagine di propaganda, fa ridere. Quando una immagine di propaganda richiama un’altra immagine di propaganda, c’è poco da ridere. Ad un livello superficiale, il manifesto di Pisapia richiama la propaganda sovietica in maniera ironica, al fine di ridicolizzare tutti quelli che osano denunciare il carattere ancora sostanzialmente marxista di molte idee della sinistra. Ad un livello più profondo, il manifesto d Pisapia richiama la propaganda sovietica… proprio per richiamare gli ideali sovietici. Guardiamo bene l’immagine: oltre che a Rodchenko, in questa immagine c’è un chiaro riferimento all’artista pop americano Roy Lichtenstein:
Lichtenstein Ora, la Pop Art americana celebra le icone della società dei consumi, esalta la democrazia del mercato. Diceva più o meno Andy Warhol: “La Coca Cola è democratica: la beve sia l’ultimo degli operai che il presidente”. Oggi le immagini della Pop Art diventano quasi simboli del capitalismo e della liberal-democrazia occidentali, che hanno sconfitto il gigante sovietico.
Il manifesto di Pisapia, attraverso la mescolanza inedita fra lo stile sovietico e lo stile della Pop Art, veicola un messaggio molto chiaro per chi lo sa leggere: “Noi MODERATI vi proponiamo un aggiornamento in chiave edonistica, consumistica, allegra, ‘pop’, di quei vecchi ideali di assoluta giustizia sociale che erano al cuore del comunismo, e che i sovietici, purtroppo, non sono riusciti a realizzare. Noi riusciremo dove i sovietici hanno fallito”. Mi sembra scontato che i pisapiani evitino ogni riferimento a Lenin. Ormai Lenin non fa una figura tanto migliore rispetto Stalin. Il loro nuovo astro viene dall’America della Pop Art: Obamaaa!!!!!!

P. S.

Se ancora non avete le idee chiare sugli orrori del comunismo, un piccolo ripasso non vi farà male. Un’occhiata  a questo post:

http://edio71.splinder.com/post/24566375/lurss-e-laffare-nazino

sabato, 07 maggio 2011

Osama è finito non per merito di Obama ma per merito di Bush.

L’ultimo articolo di Ann Coulter è pura dinamite. Non potevo non tradurlo per intero. Con il suo linguaggio tagliente e politicamente scorretto, la Coulter spiega che Obama non solo non ha nessun merito della cattura di Bin Laden (che è piuttosto effetto delle politiche di Bush), ma sta aggravando la situazione in Medio Oriente. Più in generale, la recrudescenza del terrorismo islamico è effetto della miopia delle passate amministrazioni democratiche, da quella di Carter a quella di Clinton. L’unico che in Medio Oriente ha fatto qualche cosa di buono, è il “cattivo” Bush. Viva Bush, viva l’America, viva l’Occidente.
N.B. Come leggerete nell’articolo, Osama apprezzava molto i film “Rendition”, “Nella valle di Elah”, “Fahrenheit 9 / 11”. Si tratta di film anti-americani prodotti ad Hollywood, non in Arabia Saudita. Chi è che ancora non ha capito che Hollywood è in mano alla più becera sinistra anti-americana, anti-occidentale e terzomondista? .

LA PROSSIMA VOLTA, USA FEDEX
di Ann Coulter
4, maggio 2011

La CIA ha intensificato la ricerca di Osama bin Laden la scorsa settimana dopo essersi  nauseata della copertura del matrimonio reale, come tutti noi.

Operazioni di intelligence americana hanno trovato Osama seguendo i suoi corrieri di fiducia, i cui nomi sono stati dati da alcuni membri di al-Qaida nel corso degli interrogatori duri nei “siti neri” della Cia sotto il presidente Bush.

Sì, quegli stessi interrogatori denunciati all’infinito da tutto il Partito Democratico (salvo Joe Lieberman), i media mainstream, e una particolarmente indignata Jane Mayer sul The New Yorker.

Il terrorista più ricercato del mondo viveva in una ammuffita dimora da un milione di dollari in una comunità protetta appena fuori da Islamabad. Alla CIA sono stati necessari cinque anni per capire il codice a quattro cifre necessario per entrare

Un indizio importante che mancava era che Osama viveva a Via Vergini 72. Egli potrebbe essere ancora vivo oggi, se solo non avesse preso in prestito del suo vicino di casa dei lanciarazzi montati spalla, mai restituiti.

Il nostro potente Navy SEALs  non solo ha piazzato una pallottola nella testa di Osama, ma ha portato via i suoi computer, dischi e dischi rigidi. Finora, quello che tutti hanno evidenziato è che Osama aveva più Affitti Netflix di “Rendition”, “Nella valle di Elah”, “Fahrenheit 9 / 11” e “Love Actually”.

Potete immaginare che cosa c’è in hard disk di Osama? Voglio dire, oltre la pornografia più becera. I pantaloni si stanno bagnando in tutti gli stabilimenti militari del Pakistan.

Il New York Times riferisce che il raid che ha ucciso Osama è aspramente denunciato nella televisione pakistana come una violazione della sovranità di quel paese. Osama, i nostri cari alleati dicono, non era un terrorista, né al-Qaida è mai stata ostile al Pakistan – a differenza degli Stati Uniti, che essi chiamano “un nemico del Pakistan e musulmani”.

(Inoltre, l’intera squadra  dei video (?) di bin Laden è oggi in fila all’ufficio disoccupazione di Islamabad. Grazie, Barack.)

L’unico paese islamico che ha apertamente applaudito la nostra  cattura di bin Laden è l’Iraq. Secondo i rapporti dall’interno del paese, le stazioni televisive stanno trattando il raid come una grande vittoria per l’Iraq – la battaglia finale in una guerra che fu combattuta per lo più da cittadini iracheni sul suolo iracheno. Essi vedono l’uccisione di bin Laden come il loro trionfo personale nella guerra contro il terrorismo islamico.

Analogamente, quando ci fu un’esplosione di violenza in tutto il mondo islamico in risposta ad alcune vignette danesi nel 2006, indovinate quale nazione islamica non era altro che placida contentezza? Ancora una volta: il nostro coraggioso Iraq. (a quanto pare i marines americani in mezzo a voi hanno una sorta di effetto tranquillizzante.)

E ‘ una grande cosa che abbiamo preso bin Laden, ma se l’ultima amministrazione democratica avesse fatto il suo lavoro, non ci sarebbe stato nessun Osama bin Laden e nessun attacco dell’11 settembre, tanto per cominciare.

I presidenti democratici sono sempre troppo febbrilmente impegnati nella ridistribuzione della ricchezza dentro casa per dedicare grande attenzione ai nostri interessi nazionali all’estero.

Obama arriva a raccogliere i frutti delle politiche di terrorismo dell’era Bush – politiche che lui, i suoi colleghi democratici e Jane Mayer hanno istericamente denunciato ai tempi – mentre Reagan e Bush hanno dovuto affrontare le conseguenze della politica iraniana di Carter e la politica su bin Laden di Clinton.

Secondo Michael Scheuer, che ha diretto l’unità di bin Laden alla CIA per molti anni, al presidente Clinton è stato dato da 8 a 10 possibilità di uccidere o catturare bin Laden, ma si rifiutò di agire, nonostante bin Laden avesse dichiarato pubblicamente guerra agli Stati Uniti e lanciato diversi attacchi contro di noi, uccidendo centinaia di americani.

(Se solo una di quelle occasioni si fosse presentata il giorno del previsto impeachment, invece di bombardare l’Iraq, Clinton avrebbe rimandato la soluzione dei suoi problemi in casa catturando finalmente bin Laden.)

Il direttore della CIA di Clinton, James Woolsey, non ha mai incontrato una sola volta Clinton in un incontro uno a uno. Questo è in contrasto con quello che è successo a Monica Lewinsky, che ha ottenuto circa una dozzina di incontri faccia a faccia – o faccia-a-qualcosa – con il presidente.

Questo è il motivo per cui Sandy Berger, consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, è stato sorpreso a rubare i documenti dagli archivi nazionali durante le udienze  della Commissione del 9 / 11. Questo è anche il motivo per cui Clinton ha fatto esplodere una guarnizione (?) e ha costretto ABC  a cancellare l’uscita del DVD del docudrama “The Path to 9 / 11” – basato sulla relazione della Commissione.

(Bush aveva a che fare con la bomba a orologeria di Osama bin Laden lasciata da Bill Clinton.

Tutti i presidenti hanno dovuto fare i conti con la bomba a orologeria innescata dalla passiva accettazione di Carter della rivoluzione iraniana del 1979, dando alla follia islamica la sua prima nazione-sponsor.

Quali le bombe a orologeria sono piazzate in tutto il mondo dal nostro attuale presidente democratico?

Seguendo il copione democratico, l’approccio generale di Obama per la sicurezza nazionale è quello di gettare inutilmente la nostra influenza e i nostri militari in tutto il mondo – in Libia, Egitto e Afghanistan – senza risultati evidenti per la sicurezza nazionale.

Grazie al nostro inetto presidente, la maggior parte del Medio Oriente si sta rapidamente degenerando in una pestilenziale palude terrorista.

I Fratelli Musulmani stanno emergendo come intermediari di potere in Egitto, Tunisia, Yemen e Libia. Nel frattempo, il movimento di “democrazia” in Siria sembra destinato a terminare con il presidente Bashar al-Assad che ottiene un miglior controllo sul potere, dopo aver ucciso gran parte del suo popolo, per ricordare loro perché è il loro presidente.

Tutti questi paesi stanno diventando peggio di quanto non fossero prima. (Sul lato positivo, Obama sta per annunciare che i SEALs  hanno appena trovato Joe Biden.)

Ma l’eredità di George Bush – l’Iraq – sarà in piedi, da sola, come l’unico punto di luce in un mare di oscurità islamica. E i media tuberanno su come è  rassicurante è che ora alla Casa Bianca abbiamo un presidente “riflessivo” invece di un cowboy.

LO TSUNAMI, L’ENERGIA NUCLEARE, LA SCIENZA E CRISTO. 27 marzo 2011

domenica, 27 marzo 2011

LO TSUNAMI, L’ENERGIA NUCLEARE, LA SCIENZA E CRISTO

Mascheragiapponese
Quando ho saputo che in Giappone si era verificato un terremoto di inusitata intensità, non mi sono sentita preoccupata. “I giapponesi sono abituati ai terremoti, se la devono essere cavata benissimo”, ho pensato. Non mi sono sentita preoccupata neppure quando ho visto per la prima volta le immagini della gigantesca onda nera che ingoiava campi, automobili e case. “Gli abitanti delle coste hanno sicuramente fatto in tempo a mettersi in salvo prima dell’arrivo dell’onda”. In effetti, nella mattina di quello sventurato 11 marzo arrivavano dal  Giappone  notizie confuse e frammentarie. Gli inviati di Rai news 24 assicuravano che a Tokyo non era successo nulla di grave e che dalle aree costiere colpite dallo tsunami non arrivavano notizie di morti accertati. E io mi rifiutavo di pensare che in Giappone potesse verificarsi una catastrofe paragonabile a quella che si era verificata ad Haiti. Il Giappone non è Terzo Mondo, come Haiti. Giappone significa tecnologia, benessere, progresso. E progresso significa sottomissione della natura allo spirito umano. Con un certo orgoglio, quella mattina ero convinta che l’uomo fosse riuscito a parare i colpi mortali della natura decaduta, dimenticandomi che anche l’uomo è decaduto. Noi credenti nella Bibbia lo sappiamo bene che le catastrofi naturali, le malattie e tutto quello che porta la morte, e la morte stessa, sono effetti del peccato originale. La ferita del primo peccato si estende dal cuore dell’uomo alla natura. Ma anche dopo la perdita dei privilegi dell’Eden, l’uomo  rimane a capo del creato. Mediante l’intelligenza, conosce la natura e la domina. Avendo perso i privilegi dell’Eden, non può dominarla fino in fondo. Può curare molte malattie ma non può curare la malattia mortale che fa di lui un malato terminale di lunghissimo corso. Può limitare i danni di un terremoto e di un maremoto, eventualmente ridurli al minimo, ma non può eliminare né il primo né il secondo. E appunto, la mattina dell’11 marzo coltivavo la speranza che il paese più avanzato del mondo, l’amato Giappone, regno lontano delle favole di cartone della mia infanzia, fosse riuscito a ridurre al minimo i danni del terremoto e del maremoto. Poi i titoli del TG sono arrivati come una pugnalata sull’anima: “Almeno tremila morti, ma potrebbero essere molti di più”. Il giorno dopo si è cominciato a parlare di più di diecimila morti. Adesso si parla di svariate decine di migliaia di morti. Decine di migliaia di lutti. Lo spirito umano ha subito una grave sconfitta. Che cosa sei dunque uomo, che voli in cielo, arrivi sulla Luna, e poi basta un lieve sommovimento della terra e dell’acqua a spazzare via te e tutto quello che hai costruito?  Quell’onda nera, come la morte, è venuta a ricordarci che polvere siamo e polvere ritorneremo. Che tutto il nostro progresso tecno-scientifico non ci salva dalla malattia mortale. Dio permette le disgrazie per spezzare il nostro orgoglio di piccoli prometei,  per ricordarci che non siamo déi. Dio permette la nostra sofferenza come ha permesso le sofferenze di Suo figlio. Permette le nostre sofferenze perché Cristo sulla croce ha già portato il peso di tutte le sofferenze del mondo. Dio permette la sofferenza per redimerci dal peccato. La sofferenza ci redime, facendoci partecipare alla sofferenza con cui Cristo ha salvato l’universo.
La scienza non ci salva dalla morte ma migliora la nostra vita. Dio ci ha dato una intelligenza e ci ha ordinato di usarla per dominare e custodire il creato. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”» (Genesi, 1, 27-28). In queste poche parole, tanto dense quanto limpide, c’è la negazione del maltusianismo (“Siate fecondi e moltiplicatevi”), dell’ambientalismo ( “riempite la terra; soggiogatela”) e pure dell’animalismo (“dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”). È come se l’autore biblico avesse previsto gli errori del nostro tempo e si fosse preoccupato di attaccarli in anticipo. Ed è bene ricordare che, per noi credenti, Dio stesso ha ispirato le parole dell’autore biblico. Ma in queste parole c’è molto di più: i presupposti della scienza. Dio crea l’uomo a sua immagine e gli ordina di dominare il cosmo. La teologia insegna che gli elementi che fanno l’uomo simile a Dio sono la libertà, la volontà e l’intelligenza. Sottolineo l’intelligenza. Come Dio crea il cosmo tramite la sua infinita ragione, così l’uomo tramite la sua ragione finita – finita ma pur sempre somigliante alla ragione infinita – conosce e domina il cosmo. Sono state queste parole della Genesi ad spingere la civiltà occidentale sulla strada della scienza. Senza la fede cristiana ossia senza la fede in un Dio che fa l’uomo a Sua immagine e gli comanda di dominare il cosmo, non c’è scienza. Al di fuori dei confini dell’Occidente cristiano non è mai nato nulla che possa chiamarsi scienza…
Lo so, non ci credete. Voltaire diceva “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. E qualcosa è restato. I discendenti di Voltaire,che hanno occupato tutti i gangli vitali della produzione culturale e dell’educazione, va hanno fatto credere quello che volevano. Vi hanno fatto credere che Cristianesimo e scienza siano l’uno il contrario dell’altra. Vi hanno fatto credere che nei secoli passati la civiltà cristiana fosse avvolta dalle tenebre dell’ignoranza e che, al contrario, la civiltà islamica e la civiltà cinese fossero fari luminosi di sapienza e scienza (ha ha ha… roba da strozzarsi dal ridere). Una gran quantità di libri e di film hanno copia-incollato nella vostra mente immagini grottesche di ecclesiastici medievali con facce da Nosferatu, avvolti in neri mantelli, che seminano l’ignoranza e la paura nell’anima dei fedeli brandendo crocifissi come armi da taglio contro gli scienziati (vedi solo quella emerita boiata dal titolo Il nome della rosa,  libro e film). Hanno copia-incollato nella vostra mente immagini grottesche di cristiani stupidi e ignoranti che sfigurano di fronte ad atei fighi e intelligenti come il dottor House. E dire che basterebbe un po’ di studio della storia, compresa la storia della scienza e dell’industria, per liberare la mente da queste immagini menzognere. Ma chi studia oggi, in era di twitterizzazione della cultura?
La verità è che la scienza è stata inventata da cristiani sulla base della teologia cristiana. Molti semplicemente non conoscono questa verità, molti altri la negano in malafede. La verità fa male, lo so, a quelli che sulle calunnie anti-cristiane hanno costruito tutte le certezze della loro vita. E quindi sono attaccati a quelle calunnie come alla loro stessa vita. E le nutrono. A voi tutti che – in buona o in malafede – ancora scambiate le calunnie contro il Cristianesimo per la verità non chiedo di studiare, se non ne avete tempo.Vi chiedo soltanto di riflettere sulle vicenda della centrale di Fukushima.
Il terremoto e lo tsunami hanno gravemente danneggiato la centrale nucleare di Fukushima, causando una pericolosa fuga di radiazioni e forse la fusione del nocciolo. Questo incidente, indubbiamente molto grave, ha riattizzato il dibattito, mai sopito, sull’energia nucleare. O sei a favore o sei contro l’energia nucleare, tertium non datur. Io sono scandalosamente a favore.  Non sottovaluto affatto i problemi legati all’utilizzo dell’energia nucleare, metto in primo piano la questione della sicurezza. Ma appunto, progresso scientifico significa anche progresso nella sicurezza degli impianti nucleari. Gli anti-nuclearisti obiettano che, anche se le centrali di nuova generazione sono molto più sicure della vecchie centrali, fra cui spiccano tristemente quella di Fukushima e quella di Chernobyl, un incidente sempre possibile. D’accordo, ma in realtà non c’è nessuna scoperta e nessuna invenzione che non comporti dei rischi. Può l’umanità vivere senza il fuoco? Eppure, il rischio degli incendi non è mai stato pari a zero. Quando il legno era il principale materiale da costruzione e non c’erano impianti idrici nelle case, il più piccolo incendio domestico rischiava di allargarsi fino alle case circostanti e da queste al quartiere o addirittura alla città. Ma questo rischio non ha mai convinto i nostri antenati a mangiare solo cibi crudi, a non illuminare le case dopo il tramonto e a non scaldarle d’inverno. Non si ha notizia dell’esistenza di movimenti d’opinione contro il fuoco nei secoli o millenni passati. Pare che i romani non siano scesi in piazza a gridare “No al fuoco, giù le mani dal futuro dei nostri figli” neppure dopo che il fuoco, sotto Nerone imperatore, si era divorato la loro città.
Nonostante le catastrofi provocate dal fuoco nel corso della storia, l’umanità ha sempre creduto che il fuoco portasse più vantaggi che svantaggi e che fosse irragionevole rinunciare ai primi solo per evitare i secondi. Invece di rinunciare ai vantaggi del fuoco, l’umanità ha preferito minimizzarne progressivamente gli svantaggi. Oggi gli incendi fanno molta meno paura che in passato. Per dirne solo una, ogni edificio pubblico è dotato di una serie di dispositivi anti-incendio (estintori, uscite di sicurezza con maniglie anti-panico eccetera).
 Perché dunque non possiamo avere nei confronti del nucleare lo stesso atteggiamento che abbiamo nei confronti del fuoco? Il nucleare potrebbe garantire all’umanità intera una quantità pressoché illimitata di energia a basso costo. Perché rinunciarvi? Perché non avere fiducia nel progresso, perché non confidare nel fatto che, con i progressi della ricerca, le centrali saranno sempre più sicure?

Per convincerci che un incidente nucleare è un evento meno raro di quanto pensiamo, gli anti-nuclearisti agitano lo spauracchio di Chernobyl. Quello che gli anti-nuclearisti non ci dicono, è che l’incidente di Chernobyl non dovrebbe neppure chiamarsi incidente. Dietro l’esplosione della centrale sovietica non ci fu né una calamità naturale né un banale “errore umano”, di quelli che ne possono sempre capitare. Ci fu DOLO. Un paio di addetti della centrale, desiderosi di vincere il premio Lenin per la fisica, un giorno pensarono di fare un bell’esperimento: fecero funzionare il reattore molto al di sotto degli standard di sicurezza. I risultati del geniale esperimento li conosciamo tutti. Stranamente, la notizia del processo e delle condanne dei responsabili della catastrofe è passata in sordina. Stranamente? O non sarà forse che certi gruppi di potere non vogliono che alla gente arrivino le notizie che non giovano alla causa antinuclearista?

A parte questo, dopo l’11 settembre gli anti-nuclearisti hanno trovato un nuovo argomento: il terrorismo!!! “Se schiantano un aereo contro una centrale, i terroristi possono scatenare una apocalisse”. In effetti, per quanto i sistemi di controllo dei cieli siano efficienti, il rischio di dirottamenti aerei non sarà mai pari a zero. Anche quando i sistemi di controllo saranno perfetti, ci sarà sempre una possibilità su cento o su mille o su un milione che un aereo kamikaze sfugga  alla contraerea e si schianti contro una centrale. Ma se è per questo, un aereo kamikaze può anche schiantarsi contro un grattacielo. Non è già successo? Dopo l’11 settembre nessuno ha pensato che, per evitare un altro 11 settembre, fosse necessario  rinunciare definitivamente agli aerei e ai grattacieli, smettere di costruirli. Invece, dopo Chernobyl ha prevalso l’idea che, per evitare un’altra Chernobyl, fosse necessario rinunciare definitivamente al nucleare. Non era più ragionevole pensare di rafforzare la sicurezza degli impianti, costruendoli a prova di attentato? Oltretutto, sulla strada della sicurezza si sono già fatti passi da gigante: nelle centrali di III generazione avanzata «il nucleo centrale… è contenuto in un doppio contenitore in cemento armato capace di resistere a una collisione con un aereo di linea» (Daniele Guarnirei, Tempi, 30 marzo 2011).
Gli anti-nuclearisti hanno un asso nella manica: le scorie radioattive!!! Dove metterle? In realtà, il problema delle scorie è molto più piccolo di quello che ci fanno credere. Oggi già si conosce la maniera di annientarle, senza contare che lo stoccaggio delle scorie in siti sicuri non ha nessun effetto negativo sul territorio (qui).

Come ho detto, possiamo confidare nel fatto che, con i progressi della ricerca, le centrali saranno sempre più sicure. Certo, la percentuale di rischio potrà avvicinarsi allo zero ma non sarà mai pari a zero. Al mondo, per una questione di fisica elementare, nulla è a rischio zero. Ogni volta che scendo le scale, corro il rischio – seppure bassissimo in termini percentuali – di scivolare e rompermi l’osso del collo. E come è vero che il rischio di rompersi l’osso del collo esisterà finché esisteranno le scale, così è vero che il rischio di incidenti nucleari esisterà finché esisteranno centrali nucleari. Ma appunto, gli anti-nuclearisti ritengono che neppure una possibilità su un miliardo o su cento miliardi di incidente nucleare sia accettabile. Sostengono che il più piccolo incidente nucleare sia infinitamente più devastante dell’esplosione di un vulcano o di qualunque altra  catastrofe. Ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che la ricerca non possa trovare la maniera di ridurre al minimo non soltanto la percentuale di rischio di incidente ma anche la portata di un eventuale incidente? Siamo sicuri che il più piccolo incidente nucleare produca dei danni irreversibili sul territorio circostante e comprometta definitivamente la salute dei suoi abitanti? In un articolo che ha fatto molto arrabbiare i liberals, Ann Coulter ha spiegato che molti ricercatori non ne sono affatto sicuri. Pare che neanche nelle zone toccate direttamente dai peggiori disastri nucleari della storia, prime fra tutte Hiroshima, sia possibile riscontrare un effettivo aumento dell’incidenza dei tumori. Dovrebbe insegnarci qualcosa il fatto che nel paese di Hiroshima, Nagasaki e Fukushima il movimento anti-nuclearista sia assolutamente marginale: «In Italia, ad esempio, è scattata l’azione di rifiuto del nucleare. Potrebbe stupire però che, nel Giappone martoriato che corre il rischio di una vasta contaminazione, pochi sostengano che questa forma d’energia che ha permesso trent’anni di vita agiata sia da ripensare o addirittura da eliminare» (Stefano Vecchia, Tempi, 30 marzo 2011). Pare che nelle zone fortemente inquinate dagli idrocarburi l’incidenza dei tumori sia molto più alta che nelle zone martoriate dall’atomo. Se c’è qualcosa di cui i ricercatori sono sicuri, è che gli idrocarburi sono cancerogeni e che le fonti alternative non possono soddisfare il fabbisogno energetico dell’umanità intera. Quindi, fin quando diremo di no all’atomo per inseguire il sogno romantico delle energie rinnovabili, continueremo ad intossicarci di idrocarburi. Peggio ancora, continueremo a  comprare a peso d’oro i combustibili fossili da regimi tirannici collusi col terrorismo. A proposito: la Nato attacca il regime di Gheddafi e i soliti marxistelli cianciano di “interessi petroliferi”. Davvero? Premesso che gli “interessi petroliferi” c’entrano ben poco con la guerra contro Gheddafi e premesso che, secondo me, questa guerra è un errore madornale, stracciarsi le vesti di fronte a fantomatici “interessi petroliferi” mi sembra perlomeno ipocrita. Avete detto no al nucleare, cari sinistrorsi eco-sostenibili? E allora non lamentatevi se i governi occidentali cercano di tutelare i loro e i nostri “interessi petroliferi” in Medio Oriente.
D’accordo, ci sono stati almeno tre gravi incidenti nucleari nella storia. Ma questi non bastano a giustificare la paura che la maggior parte della gente prova nei confronti del nucleare. La verità è che dietro questa paura c’è la memoria funesta della corsa agli armamenti fra Usa e Urss. Per circa quarant’anni, l’umanità è vissuta nel terrore dell’apocalisse nucleare. Mentre gli scrittori di fantascienza e i cineasti immaginavano atroci futuri post-atomici (ricordo solo la saga gibsoniana di Mad Max) e al cinema uscivano film terrorizzanti sulla Terza guerra mondiale (vedi The day after), sui mass media gli scienziati parlavano dell’interminabile  “inverno nucleare” che avrebbe avvolto il pianeta, come un sudario, dopo eventuale scontro Usa-Urss. Intendiamoci, a quei tempi la gente faceva bene ad avere paura di una apocalisse nucleare e per la verità farebbe bene ad averne anche oggi (il mondo straripa tuttora di ordigni nucleari). Ma aveva torto allora ed ha torto oggi ad associare la guerra nucleare alla energia nucleare, gli ordigni nucleari alle centrali nucleari. Fra i primi e le seconde c’è la stessa differenza che c’è fra le armi chimiche e le industrie chimiche. Neppure dopo il terribile incidente di Seveso si imposta l’idea che le industrie chimiche fossero pericolose come le armi chimiche e che quindi fosse necessario chiuderle tutte. Chi è così dissennato da pensare che il mondo moderno possa fare a meno dell’industria chimica?

Insomma, dietro l’antinuclearismo c’è più paura che scienza. Secondo voi, ha più fiducia nella scienza ossia nell’intelligenza umana un nuclearista o un antinuclearista? Io non ho dubbi. Ritorniamo adesso alle grottesche immagini anti-cristiane che la letteratura e il cinema copia-incollano nella vostra mente. Ritorniamo alle leggende su inquisitori incappucciati tipo Ku Klux Clan che alimentano l’ignoranza e mettono sul rogo gli scienziati. Ritorniamo alle immagini televisive dei cristiani stupidi e ignoranti e degli atei fighi e intelligenti. Se queste immagini fossero veritiere, nella vita reale dovremmo vedere da una parte cristiani che rifiutano il progresso tecno-scientifico e dall’altra che lo esaltano. Nello specifico, dovremmo vedere cristiani anti-nuclearisti ed atei nuclearisti. Sarà così? Allora prendete il fisico nucleare Antonino Zichichi e il geologo e divulgatore  scientifico Mario Tozzi. Il primo è lo scienziato cattolico più odiato dai membri la UAAR, il secondo è un ateo evoluzionista ossia un ateo doc. Metteteli insieme in una trasmissione televisiva in cui si discute dell’incidente di Fukushima. Secondo voi, chi dei due demonizza la maggior parte delle conquiste della civiltà industriale nel nome della farsa dello “sviluppo sostenibile”? Lo scienziato cattolico più odiato dagli uaristi? Niente affatto. E sempre secondo voi, chi dei due invita la gente a non avere paura dell’atomo e ad avere fiducia nel progresso scientifico? L’ateo fighetto? Niente affatto. E sì, il 14 marzo 2011 abbiamo visto su Rai uno Mario Tozzi che demonizzava il nucleare e Antonino Zichichi che lo difendeva (cfr): “La gente ha paura del nucleare perché non ha fiducia nella scienza…”. Zichichi sostiene inoltre che la carità verso i popoli più sfortunati deve indurre il cristiano a difendere il nucleare: “Noi vogliamo che anche i nostri fratelli e le nostre sorelle del Terzo Mondo possano entrare nella modernità, solo il nucleare potrà soddisfare il loro fabbisogno energetico a costi ragionevoli”.

So perfettamente che Mario Tozzi non è rappresentativo di tutti gli atei e\o agnostici. Per un Tozzi che fa la lagna anti-nuclearista, ci sono una Margherita Hack e un Umberto Veronesi che spendono parole di buon senso a favore del nucleare. Ma se non di tutti, Mario Tozzi è rappresentativo di buona parte degli atei, degli agnostici e più in generale dei non-cattolici contemporanei. Due puntate della Gaia scienza, in onda su La7, me le sono legate al dito. Nella prima, Tozzi commentava un servizio su di un ridicolo museo creazionista americano, con l’esplicito intento di convincere in maniera truffaldina gli spettatori che tutti i critici della teoria di Darwin sono dei creazionisti ossia degli idioti. Nella seconda Tozzi commentava un servizio in cui era simulata con tecnologie digitali la lunga agonia di una megalopoli svuotata di umani e invasa da piante e animali, tipo Io sono leggenda, dopo l’ipotetica futura estinzione della razza umana. Dopo avere commentato quelle immagini ripugnanti con toni entusiastici, Tozzi dichiarava infine esplicitamente: “la fine della razza umana non solo è inevitabile ma è anche auspicabile per il bene della natura”, ma vada a farsi… Insomma, per farla breve, nelle sue trasmissioni di divulgazioni scientifica o presunta tale Tozzi propaganda indefessamente delle idee evoluzioniste, ambientaliste e maltusiane. Ebbene l’evoluzionismo, l’ambientalismo e il maltusianismo rappresentano alcune delle componenti più caratteristiche del pensiero post-moderno, nipote dell’Illuminismo ateo. In estrema sintesi, la parabola della cultura moderna inizia con l’umanesimo razionalista e finisce con l’anti-umanesimo ambientalista. L’uomo moderno prima è un superuomo senza Dio e poi è un insetto da sterminare per il bene dell’ecosistema (mio post). Con l’Illuminismo l’uomo si libera di Dio, con il nazi-comunismo l’uomo si libera dell’altro uomo e infine con l’ambientalismo la Natura si libera dell’uomo. E così può succedere che degli adoratori post-moderni della Dea Natura esaltino il valore ecologico degli stermini di massa: di recente gli “storici dell’ecologia” americani e tedeschi  «hanno adesso scoperto in Gengis Khan un grande benefattore della Terra, e il più verde di tutti i conquistatori. Argomentano questi signori, al termine di un lungo studio sui finanziamenti del quale non ci è dato avere notizie, che nelle conquiste il mongolo mandò a morte oltre quaranta milioni di persone, determinando l’importante conseguenza che le aree già utilizzate per produrre cibo si ricoprirono di foreste» (Paolo Togni, Tempi,16 marzo 2011).

Ci sono voluti più di duecento anni di errori per capire che se non c’è Dio non c’è neanche l’uomo e se non c’è l’uomo non c’è neanche scienza. E così oggi tutti i nodi dell’anti-teismo illuminista vengono al pettine. La fase dell’ateismo umanistico è finita da un pezzo: il razionalismo e il positivismo soccombono sotto i colpi dell’anti-umanesimo relativista e ambientalista. Se nella fase razionalista e positivista la maggior parte degli anti-teisti facevano della scienza un surrogato ateo della religione, oggi invece la maggior parte degli anti-teisti alimentano la paura nei confronti della scienza e del progresso. Se ieri gli anti-teisti, ubriachi di positivismo, mettevano la scienza contro la fede ossia si illudevano che la scienza potesse smentire la fede, oggi invece si scopre che i veri depositari della fede nella scienza e nel progresso sono proprio gli uomini di fede, come Zichichi.  Negli Usa succede che la maggior parte dei liberals  prendono posizione contro il nucleare e contro il progresso mentre la maggior  parte dei conservatori e neoconservatori prendono posizione a favore del nucleare e del progresso (vedi ultimo articolo della Coulter). Considerando che la maggior parte dei liberals  sono atei mentre la maggior parte dei conservatori e neoconservatori sono cristiani, possiamo affermare con certezza che nel paese più avanzato dell’Occidente il progresso sta con la fede, non con l’ateismo. Mi torna in mente Un Cantico per Leibowitz, romanzo di culto dello scrittore americano Walter M. Miller (1923 – 1996). In un apocalittico futuro post atomico, i pochi sopravvissuti decidono di ripudiare la scienza e di perseguitare gli scienziati, addossando loro la responsabilità della catastrofe. La scienza potrà sopravvivere  grazie ad un gruppo di monaci cattolici, che si danno la missione di recuperare e custodire nel segreto del loro monastero tutti gli scritti scientifici scampati alla catastrofe. Nata dalla fede, la scienza, dopo un lungo vagare, come una figliola prodiga, torna alla fede. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”» (Genesi, 1, 27-28).

Non idolatriamo la scienza.La scienza non è in grado di dare un senso alla vita, non è in grado di salvare l’uomo dalla malattia mortale. Non è in grado di condurre l’uomo alla beatitudine eterna. Non può in nessuna maniera sostituire la grazia della fede. Per salvare l’umanità, Dio non ha mandato gli scienziati: ha mandato Suo Figlio. Perché fare dunque scienza, se la scienza non porta la salvezza? E in effetti, negli ultimi due secoli gran parte dei cattolici hanno guardato con un misto di disinteresse e diffidenza alla scienza, ne hanno sottovalutato l’importanza. Dietro questo disinteresse c’era in primo luogo il disgusto nei confronti dell’idolatria positivista della scienza, in secondo luogo il timore eccessivo del peccato di orgoglio. Sappiamo bene che nulla più della scienza può alimentare l’orgoglio dell’uomo, il suo delirio di onnipotenza, l’illusione di poter di esercitare un dominio assoluto sulla realtà e su se stesso. Non a caso, in letteratura il peccato di orgoglio è incarnato da Faust: lo scienziato che traffica con il diavolo. D’accordo, esiste il pericolo dell’orgoglio, ma non sopravvalutiamolo. Eccessivamente preoccupati dall’acqua sporca dell’orgoglio, i cattolici hanno buttato via anche il bambino della scienza, lasciandolo in balia degli atei e degli anti-teisti. Visti i risultati, era meglio tenersi un po’ di acqua sporca. Ripeto dunque la domanda: perché fare scienza, se la scienza non porta la salvezza? Perché se non può salvare l’uomo, la scienza è tuttavia un aspetto importante della vita terrena dell’uomo, specialmente dell’uomo moderno. Se non può sostituire la grazia della fede, se non può provare l’esistenza di Dio (già ho ampiamente criticato questa tentazione implicita nell’Intelligent Design), può tuttavia avvicinare l’uomo alla fede. Esaminando il creato, ammirandone le segrete armonie, l’uomo può convincersi che c’è un Creatore. Se inoltre tutta la scienza del mondo ha meno valore di un solo atto di carità, tuttavia la scienza può essere uno strumento fondamentale della carità: pensate al bene che si può fare ai poveri e ai bisognosi tramite le conquiste della medicina e della tecnologia. Ma la ragione fondamentale per cui fare scienza è che oggi tutto è scienza. I cattolici si devono mettere in testa che oggi trascurare la scienza significa allontanare la gente dalla fede. Devono prendere coscienza del fatto che oggi il mondo e il suo principe allontanano la gente dalla fede mettendo la scienza contro la fede e relegando la fede nella prigione profumata del sentimento individuale. “Cari cattolici, credete in quello che vi pare, ma non azzardatevi a dire che quello in cui credete abbia qualcosa  a che fare con la ragione”. E no: la fede si basa sulla ragione perché Dio è Ragione. E la ragione porta alla scienza. I cattolici hanno il dovere di riappropriarsi della scienza perché è stata loro strappata, perché apparteneva a loro, perché l’hanno inventata loro. Perché la scienza non è il Salvatore e tuttavia è un dono del Salvatore all’umanità (vedi Cristo e la scienza di Stanley Jaki). In questo momento storico i cristiani hanno il dovere di lavorare per  ristabilire e divulgare questa semplice verità: la scienza e l’industria sono figlie della fede. Cari cattolici, vi prego di rendervi conto che oggi tutti i nemici della Chiesa concentrano i loro sforzi proprio nel tentativo di nascondere questa semplice verità, che per loro è imbarazzante e molesta. Pure di nasconderla, sono disposti a mentire sapendo di mentire, ripetendo accanitamente, istericamente, rabbiosamente sempre le stesse bugie: “La civiltà antica, la civiltà islamica e la civiltà cinese erano superiori alla civiltà cristiana europea sul piano scientifico …”. L’accanimento dei nemici contro questa verità dovrebbe persuaderci, se già non lo siamo, che si tratta di una verità decisiva a favore della fede. Tutto il lavoro storiografico sulle origini della scienza e dell’industria non è finalizzato a soddisfare una nostra vana curiosità accademica o a nutrire il nostro piccolo e colpevole orgoglio di peccatori cattolici. D’accordo, un po’ di orgoglio ci si mette sempre di mezzo, siamo tutti peccatori. Ma la posta in gioco è talmente alta che val bene un po’ di orgoglio: la salvezza dell’Occidente, assediato dalla barbarie. Perché l’Occidente o tornerà cristiano o non sarà.

REGINADISTRACCI UNCUT AND UNCENSORED su Spaghetti Volanti, maschilismo e… rock’n roll

sabato, 26 febbraio 2011

REGINADISTRACCI UNCUT AND UNCENSORED su Spaghetti Volanti, maschilismo e… rock’n roll.

Finalmente ho tempo di scrivere. Sento il bisogno di sottopormi, di tanto in tanto, a dure esercitazioni militari di scrittura in questa piccola “palestra” privata che è il mio blog. Se di lettori ne ho pochi o nessuno, pazienza. Sono consapevole del fatto che la maggior parte della gente non ha voglia di leggere dei post lunghi e tuttavia non sono disposta a scrivere post brevi. La lunghezza e la profondità dei post esercitano una sorta di darwiniana “pressione selettiva” sui lettori: solo i più adatti resistono. Oggi ho deciso di battere tutti i record di lunghezza, scrivendo il post più lungo della storia della blogsfera italiana e mondiale. Oggi ho deciso di scrivere tutto quello che mi passa per la mente, con vertiginosi voli pindarici da un argomento all’altro. A differenza delle menti deboli, le menti robuste riescono a trovare e creare connessioni fra argomenti apparentemente eterogenei, scoprendo il disegno unitario che lega tutti i pezzi di realtà.
Innanzitutto, diamo una occhiata ai commenti in moderazione. Già che ci sono, rispondo a tre commenti e poi traggo le debite conclusioni. Dunque, uno dei soliti anonimi patafariani ha scritto in calce al post IMPETUS:
Per l’ennesima volta cerchi di dimostrare la razionalità intrinseca del cristianesimo mediante la tesi dell’origine cristiana della scienza. Peccato, perché, come ti ho già spiegato, la categoria dell’universo come logos razionale è di origine greca. L’ho già scritto più volte, ma tu fai finta di niente e continui per la tua strada.
Senti, adesso mi hai proprio rotto le palle anche se non le ho (vi ho avvertito: uncut and uncensored). Infatti io non ho mai negato anzi ho più volte ripetuto che la filosofia greca ha scoperto la categoria del Logos. Per dirla tutta, Ratzinger in Fede, verità e tolleranza riconosce che sono stati i filosofi greci a consegnare ai santi e pensatori cristiani della tarda antichità il concetto fondamentale di Logos. Tuttavia, i maggiori filosofi greci (la trinità Socrate, Platone ed Aristotele) distinguono ancora nettamente fra divinità e cosmo, attribuendo alla prima il Logos e al secondo una psiche (panpsichismo). E come distinguono fra divinità e cosmo, così distinguono fra ragionamento ed esperienza. Secondo loro, il ragionamento astratto avvicina alla verità ultramondana del Logos, mentre l’esperienza mondana è incerta e ingannevole. Ma senza applicare il ragionamento all’esperienza diretta della realtà, ossia senza osservazione senza sperimentazione, non c’è scienza. D’altra parte, il pensiero filosofico greco si distacca dal paganesimo greco. Se il primo attribuisce alla divinità un Logos, che in quanto Logos non può mai essere in contrasto con se stesso, il secondo che concepisce una molteplicità di déi e semidei le cui rispettive volontà non sono sempre in sintonia fra di loro. Nell’Olimpo si litiga spesso. Inoltre, sebbene siano tutti divinamente intelligenti, gli inquilini dell’Olimpo si lasciano dominare spesso e volentieri da passioni cieche e violente. Il sommo Omero ci parla di déi capricciosi e annoiati che, comodamente adagiati sui loro sofà nel salotto dell’Olimpo, reggendo in mano dei calici d’oro che la venerabile Ebe passa a riempire di nettare – sembra un party nell’attico di un grattacielo di New York –  si divertono a guardare gli uomini che si scannano a Troia come fosse una partita in televisione, gli uni tifando per gli achei e gli altri tifando peri troiani. Oh, dolci ricordi di liceo…

Omero

Fammi capire: l’adesione dei non-cristiani al panpsichismo dimostra la loro lontananza dalla scienza contemporanea (cioè, all’interno del tuo discorso apologetico, la loro inferiore ragionevolezza).  Viceversa, l’adesione del pensiero tomista alla dottrina delle intelligenze motrici (che pure tu riconosci essere “sbagliata”) non può essere usata nella stessa direzione argomentativa. Spero che tu ti renda conto che tra il panpsichismo e le intelligenze angeliche non c’è una grande differenza (almeno dal punto di vista del pensiero scientifico e dei suoi presupposti)…
Dal punto di vista del pensiero scientifico e dei suoi presupposti, le intelligenze motrici sono il contrario del panpsichismo. Fra i pianeti dotati di psiche e i pianeti mossi dalle intelligenze motrici c’è la stessa differenza che c’è fra una palla che “decide” di volare a mezz’aria seguendo una rotta circolare e una palla in braccio ad un bambino che corre in cerchio. Nel secondo caso la palla non ha nessuna volontà e nessuna anima, è solo un pezzo di plastica che può muoversi solo se è mosso. Ebbene, nell’ottica di san Tommaso le “intelligenze motrici” stanno agli astri come il bambino del mio esempio sta alla palla. Oltretutto, Tommaso aveva molti dubbi su queste “intelligenze motrici”, non escludeva che gli astri potessero muoversi solo in virtù dello “impetus”. Egli non rinunciò alle “intelligenze motrici” solo perché non riusciva a spiegarsi il moto circolare (in realtà ellittico) dei pianeti. Infatti, il nostro braccio può imprimere ad un oggetto un moto rettilineo uniforme – naturalmente deformato e rallentato dall’attrito dell’aria e dalla forza di gravità – ma non un moto circolare o ellittico. Bisognerà aspettare Galileo, Keplero e Newton per cominciare a capire come diavolo fanno i pianeti a girare attorno al sole.

“Se infatti si pensa che ogni oggetto del cosmo abbia una sua propria volontà, si deve anche pensare che non obbedisca a nessuna legge esterna”. E per quale motivo? Voi cristiani accettate l’idea che l’uomo abbia una propria volontà autonoma; non per questo, tuttavia, egli vi risulta impermeabile alle leggi esterne (volute da Dio), né il suo comportamento appare irriducibile a descrizioni capaci di produrre previsioni scientifiche.
Mi sembra un rilievo ozioso. Ti posso anche concedere che, a livello teorico, la presunta “psiche” degli astri possa sottomettersi a delle leggi, ma non è questo il problema. Il problema è quello che pensavano i panpsichisti. Nella visione panpsichista, il movimento degli astri è determinato dalla “psiche” degli astri e basta.  Sotto un certo aspetto, è vero che la visione panpsichista è una visione indeterministica, dal momento che non riferisce i fenomeni ad una serie di cause causate, connesse fra loro da leggi precise (in primo luogo leggi fisiche), ma all’arbitraria volontà degli astri, che è gratuita quantoil caso. Invece, la scienza cristiana-occidentale rifiuta sia il determinismo assoluto sia l’indeterminismo assoluto, riconoscendo che nel cosmo non agiscono solo cause ma anche il caso (anche se, a mio parere, il concetto di caso aspetto ancora di essere definito con precisione: vedi oltre).
Dalla visione cristiana del cosmo discende una concezione della libertà molto diversa dalla concezione antica. Per gli antichi gli astri erano più liberi degli uomini. Nell’universo panspichista, infatti, la volontà imperscrutabile degli astri e degli déi determina ogni fenomeno: anche il destino individuale. Nella tragedia greca, ad esempio, i protagonisti non riescono mai a contrastare i piani del fato (Τυχη) e a determinare liberamente il proprio destino. Se il fato decide che Edipo deve finire a letto con sua madre, Edipo non può fare nulla per impedirlo. Per quanto riguarda il problema del libero arbitrio, in sostanza, l’indeterminismo assoluto finisce per coincidere col determinismo assoluto: l’uomo secondo gli antichi sarebbe interamente determinato da forze che non può controllare. Invece, il cristianesimo esalta il libero arbitrio individuale senza tuttavia attribuirgli una autonomia assoluta  rispetto alle cause esterne. L’uomo è allo stesso tempo soggetto a cause esterne e libero di determinare il suo destino. Le cause esterne delimitano il campo d’azione della sua volontà ma non la determinano. Il cristiano si sente artefice del proprio destino. Colpisce il fatto che, per quanto riguarda il problema del libero arbitrio, la cultura occidentale post-cristiana da una parte attribuisce alla libertà un valore assoluto, allargando il più possibile i confini del lecito, dall’altra nega il libero arbitrio, ritornando su posizioni molto vicine a quelle greche. Nella prospettiva occidentale post-cristiana, l’uomo da una parte può fare quello che vuole (“vietato vietare”, “faccio quello che cazzo mi pare”) dall’altra è interamente determinato dall’ambiente sociale, dai geni e da tante altre cose. E così per i seguaci della sociologia marxista, ossia per tutti i giornalisti di sinistra, i criminali sarebbero sempre e per definizione “vittime della società”, mentre per i biologi molecolari ogni comportamento umano avrebbe una origine genetica.

 In generale, seguendo la tua logica, il massimo di ordine si ottiene col minimo di arbitrio: da questo punto di vista, il determinismo panteista stoico appare molto più adatto a generare il pensiero scientifico di quanto non lo sia il teismo cristiano.
No, vedi, tu imposti male la questione. Il problema non è se col minimo di arbitrio\caso e il massimo di cause si possa ottenersi il massimo d’ordine. Non lo so, può darsi, ma non è questo il problema. Il problema è quale di queste tre opzioni è vera: nell’universo agiscono solo cause, nell’universo agisce solo il caso (e\o l’arbitrio imperscrutabile degli dei o degli astri), nell’universo agiscono sia cause che caso. Quale delle tre è vera?  Naturalmente la terza. Quindi, si può fare scienza solo se si abbraccia la terza opzione. Chi ha abbracciato la terza opzione? I cristiani. Fra i credenti nelle altre religioni, prevale l’opinione che nell’universo agisce solo il caso anzi non il caso (dal momento che il caso è un concetto poco chiaro ai non occidentali) ma l’arbitrio imperscrutabile degli dei o degli astri. E come ho detto, questo indeterminismo assoluto diventa determinismo assoluto per quanto riguarda il problema del libero arbitrio individuale.
Ma a parte tutto, le chiacchiere stanno a zero. Qui non si tratta di quello che penso io ma dei nudi fatti storici. Che la scienza sia nata nell’Europa cristiana e non nella Grecia pagana è un fatto. Che la scienza affondi le sue radici nella teologia è un fatto. Che né i pagani greci né i filosofi greci né gli stoici panteisti né i monoteisti musulmani ed ebrei né i confuciani cinesi né gli induisti né i buddisti né tutti gli altri non cristiani abbiano mai inventato qualcosa di simile alla scienza è un fatto. Che di conseguenza i non cristiani siano meno ragionevoli dei cristiani non è una opinione. E’ la verità. E la verità vi fa male, lo so, poveri anti-teisti. Mi sa che fra un po’ dovrete stendervi sul lettino dello psicanalista per elaborare il lutto della vostra sconfitta. Ci avete messo due secoli a costruire pazientemente un castello di leggende nere contro la Chiesa, e oggi basta qualche studio storico approfondito per farlo crollare. Come un castello di carte crolla al primo soffio di vento. La più tenace di tutte le leggende nere, sui cui oltretutto si basa la demenziale  setta dello Spaghetto Volante, è la leggenda secondo cui la Chiesa avrebbe sempre combattuto contro la scienza. Secondo questa leggenda, il cristianissimo Medioevo sarebbe stato un intervallo oscurantista fra la luminosa antichità classica, che avrebbe inventato le prime forme di scienza, e l’età moderna, che avrebbe riscoperto la scienza liberandosi dalla pastoie cristiane. Ma fatela finita una buona volta.

Da un articolo di Massimo Introvigne su La vittoria della ragione di Rodney Stark:
«La scoperta progressiva di leggi secondo cui funziona l’universo è quanto siamo abituati a chiamare scienza. La mera invenzione di strumenti utili, senza teoria, non è scienza. La teoria non verificata attraverso l’osservazione sistematica della natura, a sua volta, non è scienza, ma filosofia. In questo senso, Stark sostiene che «la vera scienza è nata una volta sola: in Europa»: e nell’Europa cristiana, non in Grecia o a Roma. I greci antichi erano perfettamente in grado di costruire strumenti slegati dalla teoria, o di elaborare teorie sottratte alla verifica empirica: ma non si trattava ancora di scienza. Aristotele (384-322 a.C.), per esempio, insegnava che la velocità di caduta di un solido è direttamente proporzionale al suo peso, così che una pietra pesante il doppio di un’altra avrebbe dovuto cadere dallo stesso punto a una velocità doppia della seconda. “Una gita alla più vicina collina gli avrebbe consentito di convincersi che la sua idea era falsa»: ma il punto è proprio che Aristotele, che pure talora compiva esperimenti, non lasciava che questi interferissero con le sue teorie”».

Da un articolo di Massimo Introvigne su For the glory of God di Rodney Stark:
«La seconda parte del volume è dedicata alla nascita della scienza moderna. La scienza nasce, nota Stark, per una serie di concause, in parte legate a fattori economici e allo sviluppo tecnologico. Queste ultime cause tuttavia, secondo il sociologo americano, sono necessarie ma non sono sufficienti. La scienza nel senso moderno del termine può nascere solo in determinate condizioni religiose: solo una cultura persuasa che il mondo sia stato creato da un Dio personale benevolo, e non capriccioso, le cui leggi sono immutabili, sarà spinta a cercare di scoprire queste leggi. Così, nonostante un’avanzata tecnologia, la scienza non nasce in Cina, dove manca la nozione di un Dio personale, e si spegne nel mondo islamico quando la teologia prevalente comincia a insegnare che Dio è imprevedibile e non opera tramite leggi costanti, così che “(…) condanna tutti i tentativi di formulare leggi della natura come bestemmie che negano la libertà di azione di Allah”: “Se Dio fa quel che gli piace, e quel che gli piace è sempre variabile, l’universo non opera secondo leggi regolari”.
Naturalmente, l’idea secondo cui il cristianesimo ha generato la scienza moderna appare agli antipodi della vulgatasecondo cui questa sarebbe emersa da una lunga lotta contro le pastoie religiose che cercavano di soffocarla. Questa idea è però, secondo Stark, interamente mitologica e deriva dai già citati pregiudizi anti-cattolici: in effetti già nelle cosiddette “età oscure” dell’Alto Medioevo “la tecnologia dell’Europa era avanzata ben al di là di quanto si conosceva dell’antichità”, come il sociologo documenta facendo riferimento a numerosi storici della scienza contemporanei. Smentendo a uno a uno i miti di una “leggenda nera” sulla presunta lotta del cristianesimo contro la scienza, questi storici hanno tra l’altro dimostrato che la maggioranza dei filosofi cristiani medioevali sostenevano che la terra era rotonda, non piatta; che l’anatomia avanzava tramite la dissezione di cadaveri che, con alcune cautele e limitazioni, era permessa dalla Chiesa; che l’ipotesi eliocentrica era stata pacificamente formulata ben prima di Niccolò Copernico (1473-1543); e che semmai Galileo Galilei (1564-1642), ben lungi dall’essere “(…) solo una vittima innocente(…)” di abusi di potere, che pure ci furono, “(…) mise a rischio sconsideratamente l’intera impresa scientifica (…)” presentando le sue teorie scientifiche come certe anziché come ipotetiche e deducendone conseguenze teologiche: “(…) i suoi guai derivarono dalla sua arroganza e non solo dalle sue idee scientifiche”.
Ugualmente falsa è l’idea secondo cui i grandi scienziati dell’epoca formativa della scienza moderna erano principalmente liberi pensatori scettici, o almeno protestanti anti-cattolici. Stark costruisce una tabella sulla base di 52 scienziati le cui biografie appaiono in diverse enciclopedie della scienza e che sono stati attivi tra il 1543 e il 1680 (l’epoca d’oro della scienza moderna nascente secondo gli storici specializzati): conta 25 cattolici, 25 protestanti e solo due liberi pensatori. All’obiezione secondo cui gli scienziati dovevano fingersi religiosi per evitare persecuzioni, Stark risponde che lo studio della vita privata dei 52 scienziati mostra che il 61,7% di essi erano “devoti”, nel senso che documenti personali quali lettere e diari ne provano una religiosità che andava al di là della semplice pratica “convenzionale”. Questo rimane vero anche nel Settecento e nell’Ottocento».

“Per mettermi a fare scienza, devo prima avere fede. Devo credere che il cosmo non si basi sul caos ma sull’ordine, e devo credere che la mia ragione sia in grado di comprendere quell’ordine”. Una parte dell’epistemologia contemporanea concepisce l’impresa scientifica come “strumento” per effettuare previsioni, eludendo la necessità di intendere le leggi “scoperte” dall’uomo alla stregua di descrizioni della realtà “in sè e per sè”. Al di là di ciò, la vita quotidiana di ogni individuo impone al medesimo di credere nell’esistenza del mondo esterno alla sua coscienza, così come in quella di agenti indipendenti da quest’ultima. La dimostrazione incontrovertibile di tale verità anti-solipsista è tuttavia assai problematica. Ciò nonostante, essa risulta incontestabile. Una certa dose di “fede” è dunque necessaria, anche a chi non fa di mestiere lo scienziato. Proprio per questo, però, non tutte le credenze non strettamente dimostrate sono sensate. Proprio per questo, non basta appellarsi alla “fede” per rientrare ipso facto nell’ambito del “ragionevole”.
Provo a fare un riassunto del tuo discorso: per fare scienza e per vivere bisogna essere certi dell’esistenza del mondo esterno, per credere nell’esistenza del mondo esterno bisogna avere una certa dose di fede e tuttavia la fede non basta per credere ragionevolmente nel mondo esterno. Allora siamo fritti. Quando ci saremo finalmente liberati dai nefasti influssi del kantismo? Kantiana, non cristiana, è infatti l’idea che per credere nel mondo esterno ci sia bisogno di fede. Kantiana, non cristiana, è anche l’idea che le leggi scoperte dall’uomo non appartengano alla “cosa in sé”, meglio nota come “noumeno”, ma al “fenomeno” ossia all’insieme dei dati che i sensi forniscono alla mente. I neo-tomisti cattolici hanno criticato a fondo Kant e il kantismo. Io credo nell’esistenza della realtà esterna non perché “ho fede” ma perché la vedo, la tocco, la odo e ci sbatto la testa. D’altronde, è irragionevole pensare che ciò che io percepisco attraverso i sensi sia diverso dalla cosa in sé o noumeno, dal momento che i dati veicolati dai sensi non sono prodotti dai sensi stessi ma dal noumeno in persona. Contraddicendosi, Kant prima dice che nel mondo noumenico non sarebbero possibili relazioni di causa-effetto poi dice  che il nuomeno è “causa” della percezione. Contraddicendosi ulteriormente, Kant da una parte dice che la percezione causata dal nuomeno, dall’altra dice che la percezione è difforme dal noumeno. Evidentemente, per Kant i sensi sono dei mentitori patologici.  Esagerando il punto di vita di Kant in senso scettico, se io vedo un “noumeno” a forma di mela rossa e me lo mangio, in realtà non posso sapere se quel noumeno è veramente rosso, è veramente una mela e quindi è veramente commestibile, sicché ogni volta che credo di mangiare una mela rischio di avvelenarmi. Roba da matti. Comunque, io ho detto che per fare scienza bisogna essere convinti che la ragione sia in grado di esaminare la realtà. Ma appunto, Kant non ne è convinto La ragione kantiana non esamina infatti la realtà, che rimane “noumeno” inconoscibile, ma solo il “fenomeno”che si presenta ai sensi, questi mentitori. Ma se la ragione non può conoscerlo direttamente, significa che il mondo noumenico è privo di un ordine razionale. È puro caos. Quindi, trovo preoccupante che l’epistemologia contemporanea ritorni su posizioni kantiane. Nel corso di una conferenza cui ho assistito, un astrofisico cattolico ha denunciato che la scienza post-moderna comincia ad assorbire, qui e lì, qualche suggestione irrazionalista. Evidentemente, quanto più ci si allontana dalla fede cristiana, tanto più ci si allontana anche dalla fede nella razionalità del cosmo. E se la fede nella razionalità del cosmo viene meno, viene meno anche la scienza. Il mondo post-cristiano sarà anche un mondo post-scientifico. Qualcuno ha trovato una connessione fra la lenta fine dell’avventura spaziale americana e l’avanzare del relativismo post-moderno.

Ma andiamo avanti. In calce al post IL DIVINO GIUSTO MEZZO, donferrante Wallace ha scritto:

Regina, non sapevo che mi avessi citato (ovviamente a sproposito), ma siccome lo hai fatto, per ringraziarti ti regalo un’informazione: il fungo-anatra, dillo anche alla tua amichetta ignorantella, esiste davvero, oggi lo si chiama Lepas anatifera ed è un crostaceo della sottoclasse dei Cirripedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Lepas). Ironia della sorte, il grandissimo Charles Darwin studiò a fondo l’anatomia dei cirripedi. Per la serie: perdonali perché non sanno di cosa parlano! Bye
Senti, ma chi vuoi (uncut and uncensored) prendere per il culo? La Lepas anatifera è un mollusco che non ha nessuna intenzione di diventare un’anatra. Invece, nel testo dell’erbario cinquecentesco che Lucyette ha gentilmente portato alla nostra attenzione non si parla di un mollusco che fa il mollusco ma di qualcosa di simile ad un  fungo (“alcuni come fonghi”) che diventa uccello e “se ne vola”.

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Se guardiamo bene il disegno dell’erbario ci accorgiamo che il presunto “Arbor Anitre” coincide con la Lepas anatifera. Quello che agli antichi appariva come un fungo-anatra è in realtà un mollusco.

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Ma appunto, a noi non interessa  sapere che cosa è esattamente quel mollusco; a noi interessa sapere che cosa ne pensavano gli “auttori degni” del secolo XVI.  Per l’appunto, questi ultimi credevano che la Lepas anatifera fosse in realtà un “fongo” e che quel “fongo” si sviluppasse in forma di uccello. E come gli “auttori degni” di allora credevano al fungo-anatra, così gli “auttori degni” che oggi scrivono su Science e su Nature credono nell’uomo-scimmia, nella mucca-balena e altre cose che faranno molto ridere i posteri. Questi ultimi guarderanno ai membri della setta neo-darwinista (perché di setta si tratta) come noi oggi guardiamo agli “auttori degni” del Cinquecento e del Seicento.

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Ma andiamo avanti. In calce al post AUSMERZEN, Rex ha scritto:
“Per il resto, secondo la dottrina cattolica tutti coloro che non hanno conosciuto Cristo saranno giudicati meno duramente di quelli che lo hanno conosciuto. Già ne parla Dante nella Divina Commedia.” Dici? Sarà, ma io ricordo che Dante scrisse che l’ anima di una persona, per quanto buona, vissuta prima di Cristo o di un’altra fede, finisse direttamente all’ inferno, nel migliore dei casi nel limbo, dove egli colloca Virgilio, Aristotele, Salāh al-Dīn e altri. E la stessa chiesa cattolica credeva, fino a qualche tempo fa, che i bambini nati senza aver ricevuto il battesimo e morti prematuramente, pur non avendo commesso alcun peccato, sarebbero stati destinati alla stessa condizione, e questo è il motivo per il quale molti di noi sono stati battezzati senza aver potuto scegliere in maniera autonoma. Quantomeno dalla una rilettura alla Divina Commedia prima di citarla a sproposito la prossima volta. Rex
Mi sa che un robusto ripasso dell’opera più importante della letteratura mondiale dovresti proprio farlo tu. Tutti i lettori attenti della Divina Commedia, fra i quali evidentemente non figuri tu, hanno notato che Dante, quasi a volersi deliberatamente contraddire, nell’Inferno segue la dottrina tradizionale relativa al Limbo e poi nel Paradiso ne prende implicitamente le distanze. Alla fine, a sorpresa, mette due virtuosi pagani nel cielo di  Giove (canto XX, vv. 79-148). Tutti gli esegeti hanno notato che la presenza di Adriano e Rifeo in paradiso dimostra che Dante, in realtà, non credeva nel Limbo. E in effetti, la credenza nel Limbo, non trovando dei solidi punti di appoggio in nessuno dei due testamenti, è stata presto abbandonata. Nel canto XIX del Paradiso (vv. 103-111) Dante mette in bocca all’aquila del paradiso delle parole sibilline:

esso ricominciò: «A questo regno
non salì mai chi non credette ‘n Cristo,
né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
che saranno in giudicio assai men prope
a lui, che tal che non conosce Cristo;
e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
quando si partiranno i due collegi,
l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.»

Era esattamente a questi versi che pensavo, quando ho scritto che “secondo la dottrina cattolica tutti coloro che non hanno conosciuto Cristo saranno giudicati meno duramente di quelli che lo hanno conosciuto”.
Ma adesso basta. Negli ultimi mesi il mio blog non ha raccolto molti commenti. Ha raccolto pochissimi commenti e tutti impegnativi. Ebbene, non posso permettere che dei commenti tanto impegnativi quanto aggressivi facciano bella mostra sul mio blog senza contraddittorio. Per questo non li pubblico mai senza i miei commenti di risposta. Nell’attesa di trovare il tempo per rispondere, li devo lasciare in moderazione. E i giorni passano. Ultimamente, ci ho molto riflettuto. Sono giunta alla conclusione che almeno la metà di quei pochi commenti non meritano né pubblicazione né risposta. Il mio tempo è troppo prezioso per farmelo rubare da commenti ripetitivi e disonesti. Nelle mezzore libere, preferisco di gran lunga divertirmi su You-tube o fare addominali o qualunque altra cosa piuttosto che ripetere per la centesima volta ai soliti rompiballe pastafariani le medesime cose che ho già ripetuto novantanove volte di seguito. Anche perché, se ripeto la medesima cosa per la centesima volta, i pastafariani la negheranno perla centesima volta, e allora la dovrò ripetere per la centunesima volta ed essi a loro volta la negheranno per la centunesima volta e via di seguito, in una spirale senza fine. Quindi, l’unica soluzione è cancellare il commento pastafariano per bloccare la discussione. Anche perché non posso permettere ai miei avversari di usare la “tecnica dell’ultimo commento”.
Sebbene coperta di stracci, io sono regina, Rottami e diamanti è il mio regno. Qui non c’è democrazia, i miei poteri sono assoluti. Gli ospiti o, direi, sudditi non possono dire parolacce, io si. L’ultima parola in ogni discussione riservata a me. Inoltre, ho diritto di vita e di morte sui commenti. Se non vi sta bene, andate da un’altra parte. Ma un paio di pastafariani non ne vogliono sapere di andare da un’altra parte. Sono ossessionati dal mio blog e io francamente non capisco perché. Su Wikipedia leggo che la pseudo-religione dello Spaghetti flying monster è una parodia della teoria del Progetto Intelligente. In effetti, i pastafariani si sono dati una missione: ridicolizzare i creazionisti, gli ideisti e più in generale tutti i credenti. Si dedicano a questa missione con uno zelo quasi religioso, di una religione all’incontrario. Avete presente i crocifissi rovesciati?  Va bene, ognuno spreca il suo tempo come vuole. Ma io che c’entro? Non sono certamente una creazionista e d’altra parte non sono propriamente una ideista. Se respingo senza appello il Creazionismo della terra giovane, che mi sembra una buffonata protestante, invece accetto con molte riserve la teoria dell’Intelligent Design (qui). Di essa per il momento prendo solo quello che mi serve per fare fuori la teoria di Darwin. Infatti, io non combatto a favore di qualcosa ma contro qualcosa. Non combatto a favore della teoria dell’ID ma combatto contro la teoria di Darwin. La mia personalissima convinzione è che la teoria di Darwin sia una ideologia travestita da teoria scientifica, sorella delle peggiori ideologie della modernità (nazionalismo, comunismo, nazismo, ambientalismo).
Di più, io non voglio che si costringa la scienza a diventare una sorta di ancella della fede. Se è vero che la scienza discende storicamente dalla fede, tuttavia la scienza ha il compito non di dimostrare l’esistenza del Creatore (se non indirettamente) ma di esaminare il creato. Di per sé, la scienza non può dire nulla su Dio. Nella misura in cui la teoria dell’Id è una teoria sul “Progettista”, non mi interessa; nella misura in cui è una analisi del progetto, mi interessa, sebbene con riserve. Infatti, io credo che il progetto vero e proprio del divino Progettista sia celato al di sotto di una spessa rete di casualità e cause in cui la scienza rimarrà sempre, provvidenzialmente, impigliata. È molto importante che a ciascun uomo sia lasciata intatta la libertà di scegliere fra la fede e mancanza di fede. Se l’uomo fosse obbligato a credere, la fede non sarebbe più fede ma un obbligo. Se è vero che la scienza non potrà mai trovare la prova scientifica dell’esistenza di Dio, è altrettanto vero che, se potesse trovarla, danneggerebbe la libertà di non credere e, di conseguenza, danneggerebbe la fede. Senza la mancanza di fede non potrebbe esserci neanche la fede, dal momento che la seconda si definisce in opposizione alla prima. Se un giorno gli scienziati annunciassero di avere scoperto la prova scientifica definitiva dell’esistenza di Dio uno trino, tutti gli uomini sarebbero obbligati a credere e quindi la fede smetterebbe di essere una virtù. Tutti sarebbero obbligati a rendere culto a Dio, anche quelli che non lo amano. L’obbligo di credere, per questi ultimi, diventerebbe una sorta di schiavitù. Ma Dio non vuole una devozione da schiavi. Vuole un amore da figli.
Ma io mi spingo ancora oltre. Non solo prendo le distanze da ogni speculazione sul “Progettista”, ma ritengo che la teoria di Darwin possa tranquillamente conciliarsi con la teologia. Anche il gesuita Theilard De Chardin lo pensava. Dio può tutto: anche fare evolvere la vita tramite mutazione casuale e selezione naturale. A sorpresa, scopro che Xodroont la pensa esattamente come me. Sul blog di Claudio (qui), ha scritto:
«Ok io sono ateo, e quello che sto dicendo va contro di me, ma: perché il fatto che la vita sia stata creata da processi biologici “casuali”  o meglio, a processi biologici dovuti alle condizioni della terra primordiale e non all’ intervento vero e proprio di un creatore dovrebbe smentire l’ esistenza di un Dio? Persino Dawkins non ha mai affermato una cosa del genere. Certo io sono ateo per alcuni dei motivi dettati da questo scienziato, ma anche per altri motivi quali esperienze personali e effettiva incredulità personale, dovuta anche a quello che studio. Però tecnicamente dio ha benissimo potuto creare un universo così elegante che ha fatto tutto da solo senza la necessita di intervenire secondariamente, un enorme gioco fatto con le tessere per il domino, per intenderci, senza ricorrere a degli interventi per correggere il proprio errore. PS: i pastafariani prendono in giro i religiosi fanatici, che vogliono imporre le loro idee (ID o creazionismo) ed il loro Dio, i credenti moderati, come per esempio Kennet Miller, F. Collins, ed altri, quest’ ultimo del resto “impone” la sua idea alla stregua di Dawkins, sono più che ben accetti.»
[Fra parentesi, anche ammettendo che Dio possa avere creato la vita tramite “mutazione casuale”, tuttavia il concetto di CASO aspetta ancora di essere definito con precisione. Da come la vedo io, dentro quello che chiamiamo genericamente caso c’è sicuramente una porzione di caso vero e proprio ma anche un insieme di cause che ancora non sappiamo riconoscere e quantificare. Spesso, dietro il caos apparente si cela una armonia nascosta (avete in mente i frattali?). Perfino la pallina sulla roulette, a mio parere, non si muove propriamente “a caso”. Una quantità estrema di micro-fattori (la velocità della ruota, la velocità con cui la pallina è stata gettata sulla ruota all’inizio del gioco, il punto esatto in cui la pallina ha toccato la ruota, l’eventuale presenza di micro-imperfezioni sulla ruota, il movimento dell’aria attorno, le vibrazioni del tavolo eccetera) contribuiscono a portare la pallina in una casella piuttosto che in un’altra. Dal momento che ci è praticamente impossibile classificare e quantificare tutti questi fattori, noi preferiamo parlare di “caso”. Mettendo fra parentesi questi fattori inquantificabili, esiste un caso vero e proprio, un caso allo stato puro? Io credo di sì. E qui si impone una riflessione sul caso allo stato puro. A grandi linee, Dawkins mette il caso al posto di Dio, contro Dio. Al fondo delle sue argomentazioni, io trovo una specie di postulato o dogma di fede: L’ESISTENZA DEL CASO DIMOSTRA L’INESISTENZA DI DIO. L’opera di Dawkins può essere riassunta così: la vita non è stata creata da Dio ma dal caso e quindi Dio “è estremamente improbabile”.  Ora, che la vita sia opera del caso è tutto da dimostrare (per inciso, l’ID afferma che al “caso” non basterebbe nemmeno l’eternità per creare la vita, ma sorvoliamo). Ma anche ammettendo che il caso abbia giocato un ruolo fondamentale nelle formazione e nell’evoluzione della vita sulla terra, ci sarebbe ancora bisogno di cercare la “causa prima non causata” non solo della materia inanimata ma anche del caso stesso. E sì, l’esistenza del caso non dimostra l’inesistenza di Dio, non solo perché il concetto di “caso” comprende tante cause a noi ancora ignote ma perché una certa quantità di caso allo stato puro può esistere solo nel contesto di un universo ordinato. Se non ci fosse un ordine non esisterebbe neppure il caso, così come se non esistesse la luce noi non esisterebbe neppure il buio, dal momento che il buio si definisce come assenza di luce. Ma non è tutto. Esaminando la questione dal punto di vista della fede, il caso puro è indipendente dalla volontà di Dio oppure Dio è il segreto regista di ogni fatto che ci sembra casuale? Potrei sbagliarmi, ma io personalmente ritengo che Dio permetta l’esistenza di una piccola quantità di caso puro, del tutto indipendente dalla sua Volontà, esattamente come permette l’esistenza della libertà umana. Come non controlla il libero arbitrio umano, così non controlla una piccola porzione di caso. Ma se non li controlla, tuttavia li prevede. E qui andatevi a rileggere il brano di Dante sullo sguardo che segue la nave senza tuttavia determinarne il movimento. Chiusa parentesi].
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Ritornando ai pastafariani, Xoodront teme, giustamente, che la teoria dell’ID possa essere usata come un’arma impropria contro l’ateismo. Anch’io lo temo. Come ho detto, io condanno a priori ogni tentativo di usare la scienza come uno strumento per imporre la fede a chi non la vuole. In conclusione, io e i pastariani abbiamo due idee fondamentali in comune: la prima  è che la scienza non deve mai confondersi con la teologia, la seconda è che la teoria di Darwin di per sé non è incompatibile con la teologia. Considerando che la missione dei pastafariani è di attaccare quanti vogliono imporre agli atei la fede tramite la scienza, perché quei due o tre pastafariani attaccano una blogger che si è sempre sforzata di distinguere fra scienza e fede? Ma è semplice: perché io, pure distinguendo fra scienza e fede, e pure ammettendo che la teoria di Darwin non è contro la fede, attacco lo stesso  la teoria di Darwin. Questo li manda in bestia. Li lascia disarmati.
Di cattolici che attaccano la teoria di Darwin ce ne sono tanti, pure troppi. Ma nessuno di loro, dico nessuno, ha la mia stessa posizione. I cattolici si dividono in due categorie: quelli che accettano passivamente la teoria di Darwin, o più che altro se ne disinteressano, e quelli che attaccano la teoria di Darwin nel nome della fede. I primi si accontentano di pensare che l’evoluzione tramite mutazione causale e selezione naturale non escluda l’intervento iniziale di Dio, i secondi attaccano la teoria di Darwin per attaccare l’ateismo. Essi coltivano l’illusione che basti seppellire definitivamente la teoria di Darwin per ricondurre tutto l’Occidente alla fede.
Ebbene, io non appartengo né alla prima né alla seconda categoria. La mia posizione è assolutamente isolata all’interno della Chiesa. Io attacco la teoria di Darwin ma allo stesso tempo distinguo fra scienza e fede, riconosco che la teoria di Darwin non è contro la fede e infine non faccio della guerra al darwinismo una guerra all’ateismo. Casomai, io faccio della guerra al darwinismo una guerra alle peggiori ideologie della modernità. Io attacco la teoria di Darwin perché credo che non sia una teoria scientifica ma una ideologia travestita da teoria scientifica. Questa ideologia da una parte ha nutrito le peggiori ideologie della modernità (nazionalismo, comunismo, nazismo, ambientalismo) e dall’altra ha partorito due pseudo-scienze omicide: eugenetica e razzismo. I darwinisti ripetono ossessivamente che l’eugenetica e il razzismo non derivano dalla teoria di Darwin ma da cattive interpretazioni della teoria di Darwin. Dal loro punto di vista, se fosse correttamente interpretata, la teoria di Darwin potrebbe addirittura minare alla base l’eugenetica e il razzismo. Io non credo. La mia opinione, assolutamente isolata, è che l’eugenetica e il razzismo siano conseguenze necessarie di una teoria che ruota attorno al concetto di “sopravvivenza del più adatto”. Va da sé che, se qualcuno è adatto, qualcun’altro non lo è e quindi deve levare il disturbo.
La mia polemica contro il darwinismo è un corollario della mia polemica contro le ideologie totalitarie della modernità apostata, che hanno riempito di morte il ventesimo secolo. Oltretutto, per me lottare contro il darwinismo e il maltusianismo – due facce della stessa medaglia – è una questione personale. Infatti, in passato io ho creduto ad entrambe queste ideologie. Sotto la pressione della propaganda di certi organismi dell’Onu, ho creduto fermamente in  primo luogo che le risorse del pianeta fossero limitate e che quindi fosse necessario limitare le nascite, in secondo luogo che l’aumento del benessere all’interno della società industriale stesse guastando la razza umana, favorendo la proliferazione dei “geni negativi”. Di conseguenza, mi sono sentita interiormente lacerata fra le ragioni della fede, che mi spingeva alla carità, e le ragioni della scienza, che sconsigliava la carità e consigliava tutto quello che la Chiesa condanna  (in primo luogo l’aborto degli umani “difettosi” e “di troppo”). In seguito, Julian Simon mi ha fatto capire che il maltusianismo è falso mentre Behe e Dembsky mi hanno fatto capire che il darwinismo è falso. E mi sono sentita liberata. Finalmente, le ragioni della scienza non erano più in contrasto con le ragioni della fede. Mi torna in mente quello che diceva san Tommaso: se un ragionamento è in contrasto con la fede, la ragione è giunta a delle false conclusioni e quindi bisogna rifare il ragionamento da capo. La ragione darwinista e maltusiana è giunta a delle false conclusioni. E oggi avrei una gran voglia di andare nelle sedi di certe agenzie onusiane, come la Planned Parenthood, alla maniera di Uma Thurman in Kill Bill, in senso metaforico.
Dunque, secondo me la teoria di Darwin non è incompatibile con la fede ma con le conseguenze morali della fede; non è contraria al dogma della creazione ma al decalogo ossia alla legge naturale; non è contraria alla Fede ma alla Carità. Come ho detto, per me la teoria di Darwin è una ideologia. Avendo una formazione umanistica e filosofica, non scientifica, faccio una analisi filosofica, non scientifica, della teoria o, meglio, ideologia di Darwin. Nei miei post non trovate argomenti scientifici ma solo ed esclusivamente argomenti filosofici e storici. Io non parlo di equilibri punteggiati, Ambulocetus natans, Basilosaurus, Pakicetus, omologie, analogie e tanti altri peraltro interessantissimi argomenti di paleontologia, biologia molecolare e geologia. Io parlo di Donatien-Alphonse François De Sade, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Herbert Spencer, Friedrick Nietzsche, Karl Marx, Adolf Hitler e altri filosofi, pensatori e politici. A me interessa svelare il substrato filosofico della teoria evolutiva. Dal momento che i miei post hanno carattere storico e filosofico, devono essere giudicati dal punto di vista storico e filosofico, non dal punto di vista scientifico. I pastafariani, non sapendo come attaccarmi, cercano di portare la discussione sul piano scientifico, accusandomi di ignoranza scientifica. Ė vero, non ho una preparazione scientifica ma una preparazione umanistica. Ma la mia (relativa) ignoranza scientifica non può essere usata come un argomento contro di me, dal momento che io non faccio discorsi scientifici ma solo ed esclusivamente discorsi storico-filosofici. Se ci fate caso, io tiro fuori argomenti scientifici solo nei commenti, quando ci sono costretta.  E ovviamente, mi limito a riferire in maniera pedissequa gli argomenti elaborati da altri, copia-incollando interi brani pescati nei siti ideisti o trascrivendo interi brani dal libro di Wells, che ho letto e riletto più volte. Ma il fatto che io non abbia né una laurea in biologia né una laurea in paleontologia, non sminuisce di una virgola il valore scientifico degli argomenti che altri (Wells, Behe e Dembsky) mi hanno fornito, e che io mi limito a riferire pedissequamente. A parte che poi non è vero che sono “ignorante” tout court. Senza contare che la biologia figurava fra le materie di studio al liceo, di recente ho imparato molto sulla biologia e sulla paleontologia, sebbene a livello amatoriale a forza di leggere testi ideisti. Ma anche se io fossi “ignorante” tout court, Wells, Behe, Dembsky e tanti altri non lo sono affatto. Sono scienziati di altissimo livello, molto superiori a tutti voi, fatevene una ragione. I loro argomenti restano solidissimi anche nel momento in cui li riferisco io. Analogamente, la teoria del Big Bang resta vera anche nel momento in cui ne parla qualcuno che non ha la laurea in fisica. Se dico: “l’universo ha avuto inizio da una esplosione primordiale”, la mia affermazione è vera anche se io non ho mai lavorato al Cern di Ginevra. Analogamente, se io dico: “Elizabeth Pennisi ha scritto su Science che è tempo di tagliare l’albero della vita”, la mia affermazione è vera anche se non sono andata di persona in laboratorio a confrontare fra di loro le proteine e gli Rna delle diverse specie.
Ma a parte tutto, l’idea di trasformare un cibo inanimato in un essere animato non è male. Lo Spaghetti Monster è efficace come icona pop di anti-teismo, Andy Warhol ne sarebbe stato entusiasta. Si potrebbe parlare di “anti-teismo pop”. Insomma,i pastafariani sono tutto sommato divertenti. Ma anche ingenui. Il sarcasmo rabbioso con cui difendono la teoria di Darwin dalle prove che la smentiscono equivale ad una confessione in pubblico. Essi confessano di guardare alla teoria di Darwin non come ad una teoria scientifica ma ad una teologia, una a-teologia (Michel Onfray docet). I pastafariani dicono che gli ideisti vogliono sottomettere la scienza alla fede. In realtà, sono i pastafariani a sottomettere la scienza alla fede: la cieca fede anti-teista. Se è vero che alcuni ideisti  (non tutti) concepiscono ingenuamente la teoria dell’Id come la prova scientifica dell’esistenza di Dio, è altrettanto vero che i pastafariani concepiscono la teoria di Darwin come la prova scientifica dell’inesistenza di Dio. E come sbagliano i primi, così sbagliano i secondi. Quando lo capiranno finalmente sia i primi che i secondi che bisogna tenere sia la fede che l’ateismo fuori dalle discussioni scientifiche? Quando capiranno i pastafariani che si può benissimo abbandonare il darwinismo senza abbandonare l’ateismo? Si può benissimo rifiutare sia la teoria di Darwin che la fede, come fa Antonio Lima de Faria. Ma questo ai pastafariani non basta. Ai pastafariani non basta essere atei o, meglio, anti-teisti. Essi vogliono imporre l’anti-teismo al mondo intero. Essi brandiscono la teoria di Darwin in salsa Dawkins come un’arma per spazzare via la  fede dalla faccia della terra. Per questo, essi detestano quanti attaccano la teoria di Darwin nel nome della fede, ma ancor più destano quanti attaccano la teoria di Darwin non nel nome della fede. Una come me li manda in bestia proprio perché di fronte a me sono disarmati. Infatti, non possono attaccarmi dicendo che io confondo la scienza con la fede o che voglio imporre la fede al prossimo tramite la scienza. Ancora di più sono disarmati di fronte a Lima de Faria, che è ateo. Quindi io li invito a ravvedersi. Ravvedetevi, smettetela di guardare a quel debole pensatore di Dawkins come ad una sorta di papa ateo, smettetela di guardare a The origin of the species come al Vangelo dell’ateismo. Ad esaminare i testi anti-darwinisti, in primo luogo quelli di Lima de Faria, non perderete di certo del tempo. Se non vi convincono, potrete rafforzare le vostre convinzioni evoluzioniste. Se vi convincono, potrebbero aprirvi nuovi orizzonti, spingendovi ad iniziare delle nuove avventure scientifiche. Se invece preferite credere ciecamente a quello che vi dicono gli “auttori degni” che scrivono sulle riviste peer-reviewed, senza esaminare criticamente le loro affermazioni, significa che siete privi di grandezza e di genio.

P. S. Quando non riescono a prevalere sulle donne intelligenti con gli argomenti razionali, i poveri maschietti selvaggi (mi senti, Risé?) ricorrono agli insulti personali a sfondo sessuale. Sul mio blog è stato scritto di tutto: “fica di legno”, “racchia che non scopa”, “vecchia zitella”. A questo proposito, lascio la parola a Lidia Ravera: “Oggi la donna, qualsiasi ruolo ricopra, viene giudicata sempre e solo secondo gli stessi parametri: la bellezza, l’età, la scopabilità” (Il Venerdì Repubblica, 25 febbraio 2011). Il maschilismo è una piaga profonda, aperta dal peccato originale e allargata dal Principe di questo mondo. L’Occidente è l’unico posto al mondo in cui le donne possono essere persone e non cose. Ma l’Occidente è un’ isola sempre più piccola, assediata dall’oceano in tempesta della barbarie, che è innanzitutto barbarie maschilista. E i nostri maschietti selvaggi invidiano i barbari. L’altro giorno un bastardello durante una trasmissione ha detto: “Care donne, fate pure quello che volete, tanto fra poco arriveranno dalla Libia milioni di arabi che vi metteranno al vostro posto”. E d’altra parte un bastardello di sinistra aveva scritto: “era ora che riconoscessi la superiorità dell’Islam! ma vuoi mettere? l’unica cosa che mi lascia perplesso sono i divieti alimentari, ma per il resto è una pacchia, soprattutto per noi uomini. nel rapporto co le donne, bisogna ammetterlo, i musulmani ci superano di gran lunga perché hanno saputo tenerle al loro posto, altro che Cosmopolitan e Sex and the city” (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23226400/62602436#cid-62602436).
Ma state attenti, poveri maschietti che osate comparire al mio cospetto. I vostri insulti mi lusingano. Quando gli avversari ti crivellano di insulti, significa che hanno paura di te. Anche le mie muse ispiratrici, le donne cui vorrei somigliare – la bionda valkiria Ann Coulter e la splendida afroamericana Condoleeza Rice – sono crivellate di insulti dagli avversari politici. Cari avversari, io mi nutro del vostro odio. Più mi attaccate, più mi insultate, più aumenta la mia determinazione a combattere contro la teoria di un lurido porco ottocentesco secondo cui le donne non valgono più dei gorilla (qui).

killspaghettimonster

P. P. S. E consoliamoci col rock’n roll. La voce di Janis Joplin è come un deserto bruciato dal sole in cui irrompe all’improvviso da una tempesta percorsa da lampi e tuoni (Half moon, Ball and chain). Disperavo di trovare un’altra voce femminile alla sua altezza. Poi all’improvviso, poco più di un anno fa, ho visto in televisione, nel cuore della notte, un vecchio video degli anni Ottanta, che per me è stato una rivelazione. Finalmente avevo trovato una voce all’altezza di quella della Joplin, sebbene molto diversa. Nel canto di una sconosciuta vestita e truccata in maniera surreale si mescolavano il rap caraibico, gorgheggi da opera lirica, jodel tirolesi e recitativi alla Brecht, il tutto condito con le amabili durezze della lingua tedesca (African raggae). La sconosciuta era Nina Hagen, di cui purtroppo nei negozi non trovo che misere compilation. Quello della Hagen è il rock che piace a me, il vero grande art-rock come non se ne fa più, tanto violento quanto ricercato: Future is now. La voce potentissima e sarcastica della Hagen mi piace sempre, anche quando pronuncia la frase più inaccettabile:“Dio è morto”. Sentite con quale tono trionfale urla  “Got ist tod” alla fine di questa canzone dal titolo impronunciabile. Non mi stancherei mai di ascoltarla, non solo perché è accattivante dal punto di vista musicale, ma perché quelle parole terribili si sono rovesciate nel loro contrario. La ragazza che urlava “Dio è morto” oggi ha incontrato Dio. E sì, ho scoperto che di recente Nina si è convertita e canta nel coro della sua parrocchia (qui). Queste sono le storie che mi piacciono.

NINAHAGEN

P. P. P. S.: Credo di essere riuscita a battere il record.

ORGOGLIO CATTOLICO. Post del 18 gennaio e del 15 febbraio 2011

martedì, 15 febbraio 2011

NONOSTANTE GLI SFORZI DI RICHARD DAWKINS, DIO NON E’ ANCORA MORTO. E l’Occidente è ancora cristiano.

Su Wikipedia leggo che L’illusione di Dio di Richard Dawkins ha avuto un notevole successo sul piano commerciale: “The God Delusion ha raggiunto nel novembre 2006 la seconda posizione nella classifica dei bestseller di Amazon.com. All’inizio di dicembre 2006 ha raggiunto la quarta posizione della New York Times Best Seller list dopo nove settimane in classifica. A partire da aprile 2007 è elencato al decimo posto”. Come dobbiamo interpretare il successo di un libro che, in buona sostanza, è un pampleth contro il Cristianesimo infarcito di argomenti presunti scientifici? Di che cosa è sintomo? Dobbiamo forse credere che i proseliti dell’ateismo, pardon, anti-teismo continuino ad aumentare inarrestabilmente in tutti i paesi occidentali e che il successo dell’opera di Dawkins ne sia un sintomo? Non lo escludo. Cristo si domandava se troverà ancora un po’ di fede nel mondo il giorno in cui tornerà. Tuttavia, bisogna vedere se è vero che, negli ultimi anni, nessun libro di ispirazione cristiana è riuscito a competere sul piano commerciale con il libro di Dawkins. Mi pare di ricordare che in cima alla classifica dei libri più venduti nel secolo scorso, che è finito da non molto, troviamo un romanzo cristianissimo e cattolicissimo: Il signore degli anelli di Tolkien. Ma a parte questo, una verità fastidiosa e tuttavia innegabile è che il successo commerciale di un prodotto culturale (libro o film o opera d’arte) non è quasi mai direttamente proporzionale al suo valore intrinseco. Non ci credete? Allora fatevi un bel ripasso di storia dell’arte, storia della letteratura e storia della filosofia. Scoprirete che solo una sparuta minoranza degli individui geniali che hanno dato un contributo fondamentale alla storia della cultura occidentale degli ultimi due secoli sono riusciti ad ottenere in vita il successo che meritavano. Generalmente, l’opera del genio ha successo tardi, quando il genio è troppo vecchio o non c’è più. Oltre che tardivo, il successo ottenuto dall’opera del genio non è mai un successo clamoroso: è piuttosto un successo allo stesso tempo modesto e duraturo, virtualmente eterno (ad esempio, i classici della letteratura e del pensiero non sono mai dei best-sellers ma sempre dei long-sellers). Se credessimo che il successo commerciale di un prodotto culturale o presunto tale sia direttamente proporzionale al suo valore intrinseco, allora dovremmo anche credere che il “cinema” pornografico abbia un valore estetico-culturale infinitamente superiore a quello del cinema d’autore. L’imbarazzante verità che tutti fingono di ignorare è che al mondo nessuna categoria di prodotti audio-visivi ha più successo commerciale della categoria degli audio-visivi pornografici. Un’altra imbarazzante verità, ben nota agli editori e ai produttori cinematografici, è che basta mettere un pizzico di pornografia dentro un romanzo o un film per incrementarne le vendite. Tralasciando la pornografia, una verità sostanziale e incontrovertibile è che mediamente, con le dovute eccezioni, i prodotti culturali “facili” hanno più successo commerciale dei prodotti culturali “difficili”. Piaccia o non piaccia, il valore intrinseco di un prodotto culturale è direttamente proporzionale alla sua complessità ossia difficoltà (qui a proposito della poesia). Di conseguenza, dire che i prodotti culturali “facili” hanno più successo commerciale dei prodotti culturali “difficili” equivale a dire che la mediocrità ha più successo del genio. Perché mai? Ma è semplice: perché la stragrande maggioranza delle persone che fruiscono i prodotti culturali, ossia la stragrande maggioranza delle persone in generale, sono più vicine alla mediocrità che al genio. È fisiologico. Tornando a noi, il fatto che l’opera di Dawkins abbia un così grande successo di pubblico potrebbe dimostrare delle due l’una: o che l’opera di Dawkins rappresenta una felice eccezione rispetto alla “regola della mediocrità” (chiamiamola così) oppure che Dawkins è un pensatore mediocre. Io propendo per la seconda insieme ai colleghi di Dawkins, che lo chiamano “dottore idiota”. A mio parere, le argomentazioni con cui Dawkins cerca di dimostrare che Dio è “estremamente improbabile” sono estremamente semplicistiche, basate su falsi presupposti e su un uso improprio del principio del rasoio di Occam  (ma adesso non mi interessa esaminarle). Ma appunto, le sue argomentazioni sono talmente semplicistiche, semplicione, facilone, che anche le menti meno propense al ragionamento filosofico riescono a digerirle. Quindi, sempre a mio parere, la ragione principale per cui la gente corre a comprare i suoi libri è che la gente, leggendoli, può sentirsi intelligente e al passo con i tempi. Se vuoi fare un figurone nei salotti della buona società, cita l’analogia di weasel mentre sorseggi il tuo cocktail.
Riepilogando, a mio parere i libri di Dawkins piacciono perché sono di facile lettura e, oltretutto, sono impreziositi da uno stile letterario molto elegante. Oltre che facilità intellettuale ed eleganza formale, nei libri di Dawkins c’è un contenuto seducente. L’anti-teismo è seducente. Quando ha finito di leggere il libro di Dawkins, l’anti-teista si sente rincuorato: “Meno male che Dio non c’è, così posso fare quello che mi pare e piace”. Ho più volte sottolineato che bisogna distinguere fra ateismo e anti-teismo, precisando che nell’ateismo c’è un po’ di anti-teismo e viceversa. Se l’ateismo è una posizione della ragione, invece l’anti-teismo è una posizione della volontà. Se l’ateo non crede in Dio, invece l’anti-teista non vuole credere in Dio o, meglio, non vuole che Dio esista. Alla radice del suo rifiuto di Dio c’è il desiderio di diventare dio di se stesso e possibilmente anche degli altri, di obbedire solo a sé stesso, di fare quel che pare e piace senza dovere mai rendere conto di niente né alla sua coscienza né, tanto meno,a Dio. In ogni caso, non dimentichiamo mai che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. Non possiamo negare che anche in noi credenti c’è un po’ di anti-teismo. A volte anche troppo.
Oltretutto, Dawkins non neppure un pensatore originale. Anzi, direi che è molto scontato. Negli ultimi due secoli ce ne sono stati a decine di profeti della fine della fede. E la loro profezia non si è mai realizzata. “Entro la fine del secolo XIX, il Cristianesimo spirerà sotto i colpi della Scienza”, proclamavano nel secolo XIX i Dawkins del secolo XIX. Negli ambienti alla moda e nel parlamento italiano volavano parole che sembrano prese dal sito della UAAR. Oggi Dawkins non solo deride il dogma dell’Immacolata Concezione ma descrive Gesù come un masochista che insegna all’uomo a provare gusto per il dolore, la sofferenza e la morte. Similmente, nell’anno del Signore 1875 il deputato Petruccelli della Gattina manifestava tutto il suo ribrezzo per i sacramenti nella Camera dei deputati: “la Chiesa… fa di Dio,l’essenza stessa dello spiritualismo, una roba di carne e di sangue, la mangia e la beve”. Non potendone più di questa “roba di carne e di sangue”, chiedeva al governo di fare in Italia quello che Bismark stava facendo in Germania con la sua Kulturkampf: spazzare via tutte le istituzioni cattoliche. “La Chiesa cattolica è un’idea del passato, è un cadavere… tra l’Italia e la tradizione nefasta del papato non resterà più nulla, tranne una maledizione reciproca. Impossessandoci di Roma colla forza noi abbiamo, o signori, compiuto la più grande rivoluzione dei tempi moderni. Enrico VIII, Lutero avevano scacciato dai loro paesi il papa. Noi abbiamo scacciato dal mondo il papato temporale e messo quello spirituale nella necessità di morire. Noi abbiamo emancipato lo spirito umano dal papato. L’opera non ancora compiuta” (da Gabriele De Rosa, Storia del movimento cattolico in Italia. Dalla restaurazione all’età giolittiana, capitolo VII). Che dire, sono passati centotrentasei anni e il “cadavere” non si è ancora dissolto. Anzi, non è neppure un cadavere. Se dunque ieri avremmo fatto male a dare retta a quanti preconizzavano che la religione cristiana sarebbe stata ridotta in fin di vita dalla scienza entro la fine del secolo XIX, perché oggi dovremmo dare retta a quanti preconizzano che la religione cristiana sarà ridotta in fin di vita dalla scienza entro la fine del secolo XXI? Sono duecento anni che i piccoli Dawkins cercano di mettere la scienza contro la fede e ancora non ci sono riusciti (elenco scienziati credenti ) . Noto solo, per inciso,che gli anti-teisti usano la sintesi neo-darwiniana come una clava per distruggere la fede. Purtroppo per loro,l a clava si sfalda nelle loro mani ogni giorno di più. E la scienza, quanto più progredisce, tanto più si riavvicina alla teologia, da una cui costola era nata nel Medioevo. Infatti, per fare scienza occorre avere fede nella struttura razionale del cosmo, occorre credere che il cosmo non sia regolato dal caos ma da leggi precise. Ma se ci sono delle leggi, chi è il legislatore?
Qualcuno ha scritto sul mio blog: “E in che direzione sta andando, l’occidente? Dimmi: qual è la visione che sta vincendo, guadagnando terreno, giorno dopo giorno? Lo sapevi che i cristiani sono sempre di meno, ogni anno? E che atei e agnostici invece aumentano, in Europa e negli USA? Non mi devi credere così su due piedi: fatti un giro nel web, leggiti qualche statistica, poi riparliamone. Insomma: non ti sembra che questo mondo sia sempre più fatto a immagine e somiglianza nostra, e non vostra? Potete combattere una battaglia di retroguardia, dove vi riesce. Ma non hai anche tu la sensazione che la secolarizzazione sia ogni giorno più pervasiva e trionfante?” (qui) Io non gli ho creduto così su due piedi e ho fatto qualche verifica. Scoprendo  che il mondo moderno non è più cristiano ma non è irreligioso, al contrario:
«Ma “la religione, apparentemente sconfitta dalla storia, è oggi ovunque”, spiega Charles Taylor, che per illustrare il concetto ha scritto le 1070 pagine di L’età secolare (Feltrinelli, euro 60). Taylor, professore emerito alla McGill University di Montréal, è autore di almeno un paio di libri fondamentali per la filosofia contemporanea (Hegel, radici dell’io) (…) “È vero, non c’è più un Dio unico, granitico, indiscutibile. (…) Ma questo non significa assenza della religione, o tramonto delle esigenze spirituali dell’uomo”, spiega Taylor, tutt’altro. La modernità moltiplica le opzioni, religiose e non, sviluppa nuovi impulsi spirituali, molto più frazionati, rispetto al passato, rintracciabili nell’arte, nella musica, negli aspetti più quotidiani della vita» (R. Festa, “Se Dio rinasce grazie al profano”, Repubblica, 6 giugno 2009).
In quest’éra caratterizzata dal pluralismo spirituale, a sorpresa, il Cristianesimo “vende” ancora molto bene, anzi è stabilmente in cima alla “hit parade” delle religioni. Secondo diversi studi statistici, solo una insignificante minoranza degli abitanti dei paesi occidentali è atea a tutti gli effetti. Ad esempio, solo il 4% degli italiani si dichiarano atei e solo un incredibile 0,13% dei canadesi si dichiarano atei o agnostici (dati dell’ Agenzia Fides:  http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=2437&lan=ita). Nota Rodney Stark: «Consider that after more than 70 years of intense atheist indoctrination in the Soviet Union (combined with discrimination against religious people), only 4 percent of  Russians today say they are atheists (compared with 3 percent of Italians and 4 percent of  Americans)» (http://www.cesnur.org/2007/mi_stark.htm). Bisogna aggiungere che gli agnostici o “indifferenti” non sono molto più numerosi degli atei. Sono indifferenti alla religione non più del 10% degli italiani (dati Fides). Oltretutto, la maggior parte degli agnostici occidentali sono più vicini alla fede che all’ateismo. Li si potrebbe definire “agnostici teisti”. Se l’agnostico “ateo” non sa né se Dio esiste né se non esiste, l’agnostico “teista” invece non sa nulla di Dio ma crede che un qualche Dio comunque esista. Infine, la maggioranza assoluta degli abitanti dei paesi occidentali sono apertamente religiosi e la maggioranza assoluta degli apertamente religiosi sono cristiani. Ad esempio, il 68% degli australiani sono cristiani mentre il 46,7% dei canadesi sono cattolici (e sommando i cattolici ai protestanti, si ottiene la maggioranza assoluta dei canadesi). Secondo una vasta indagine Eurisko del 2003, l’ 86% degli italiani sono cattolici e stimano il papa (dati pubblicati su Repubblica del 22 giugno 2003). Non credo che questa percentuale sia cambiata in maniera significativa negli ultimi otto anni. Che dire? Nella vecchia Europa i credenti sono ancora in maggioranza ma è una minuscola élite di intellettuali e scienziati atei radical-chic e “de sinistra” a dettare legge nel campo della cultura. Perché la maggioranza non si ribella a questa dittatura culturale?

Ma i dati più clamorosi riguardano gli Stati Uniti d’America. Secondo una vasta indagine condotta nel 2003, il 92% degli americani credono in Dio! Unendo i risultati di vari sondaggi, la percentuale dei cristiani fra gli americani oscilla fra l’84% e l’88%. La percentuale dei cattolici negli Usa è in costante crescita a causa della massiccia immigrazione dal Messico e dagli altri paesi dell’America latina (cfr. http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=287). Negli Usa non c’è trippa per gatti uaaristi:  il paese più avanzato del mondo non è ateo, non lo è mai stato né lo sarà mai. In La Democrazia in America, Alexis de Tocqueville notava che la religiosità degli americani era «indispensabile al mantenimento delle istituzioni repubblicane».  Ha detto John Adams: «Una repubblica può essere sostenuta soltanto dall’austerità religiosa o da una rigida morale». Ha aggiunto George Washington: «La ragione e l’esperienza ci vietano di attenderci che la moralità nazionale possa prevalere se venissero esclusi i principi religiosi».  La Rivoluzione americana è stata radicalmente diversa dalla Rivoluzione francese. Mentre la seconda era espressione dell’illuminismo ateo dei philosophes (e ha prodotto immensi massacri), la prima era espressione dell’illuminismo cristiano degli americani. Michael Novak ha dimostrato che George Washington non era un massone agnostico bensì un cristiano molto devoto (http://michaelnovakonlinearchive.blogspot.com/2007/09/michael-novak-washingtons-god.html ). Dio è presente anche nella Dichiarazione di Indipendenza delle 13 colonie inglesi del nordamerica (Philadelphia, 4 luglio 1776):
«Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità…».
Mentre in Europa il concetto di laicità è concepito come “libertà dalla religione”, in America è concepito come “libertà di religione”. Mentre in Europa lo Stato si separa dalla Chiesa per sottomettere la Chiesa e non avere più nessun limite alla sua onnipotenza, al contrario in America la Chiesa o, meglio, le molteplici chiese si separano dallo Stato per proteggere la loro indipendenza e limitare il potere dello Stato, rendendo così impossibili le derive totalitarie tipiche della vecchia Europa. Ancora oggi, sono gli elettori cristiani a decidere chi va alla Casa Bianca (non a caso, durante la campagna elettorale McCain e Obama hanno dovuto accettare di confrontarsi in una delle chiese evangeliche più importanti degli Stati Uniti).
Insomma, al cuore della superpotenza americana c’è la fede in Dio degli americani. Scrive Ann Coulter: «Quando Whittaker Chambers lasciò il partito comunista, disse che il comunismo avrebbe trionfato perché i conservatori non avrebbero mai potuto competere con l’intensità della fede dei comunisti. L’unica speranza, aggiunse, era che il mondo libero scoprisse “la forza di una fede che assicurasse alla mente degli uomini, con la medesima intensità, le stesse due certezze: una ragione per vivere e una per morire”. Dopo che ebbe scritto queste parole, un attore di Hollywood le lesse e decise di iscriversi al Partito repubblicano. Circa trent’anni dopo, quell’attore sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. (…) In uno dei più importanti discorsi della civiltà occidentale, l’8 marzo 1983, parlando di fronte alla National Association of Evangelicals, Reagan disse che l’America era in guerra contro un “impero del male”. Parafrasando Wittaker Chambers, Reagan affermò che la Guerra Fredda non sarebbe mai stata decisa da bombe o missili, né da eserciti e forze militari. Era la fede dell’America in Dio che “avrebbe terrorizzato e infine sconfitto coloro che volevano ridurre in schiavitù i loro simili”. (…) Non furono semplicemente la forza militare o la preferenza per la ricchezza materiale del capitalismo a determinare la vittoria di Reagan sul comunismo. Fu la vittoria della fede degli americani in Dio sulla fede nell’uomo» (A. Coulter, Tradimento, Rizzoli 2004, pp. 184- 186).

La nazione più progredita del pianeta, la nazione che ha vinto la guerra fredda, è ancora ostinatamente cristiana. La nazione più progredita del pianeta ha accolto calorosamente Benedetto XVI. “Pope Benedict XVI Loves Americans”, ha scritto il neocon Newt Gingrich in occasione del viaggio del papa negli Usa, “and Millions of Americans Love Him” (http://newt.org/tabid/102/articleType/ArticleView/articleId/3345/Default.aspx). E Benedetto XVI ha accolto nella sua dimora George Bush. Dunque, il progresso non appartiene all’ateismo o, meglio, all’anti-teismo. Appartiene al Cristianesimo. L’anti-teismo guarda indietro, all’Ottocento positivista. L’anti-teismo è decadente e causa di decadenza. Non ci credete? In cima alla classifica delle nazioni più secolarizzate d’Occidente troviamo i Paesi Bassi, la Francia e il Belgio (il 54% degli olandesi, il 43% dei francesi e il 37% dei belgi si dichiarano “senza religione”).  Ma guarda che coincidenza: i paesi più atei sono anche i paesi più islamizzati. L’anti-teismo, insomma, è orientato alle sorti magnifiche e progressive della sharia.

martedì, 18 gennaio 2011

IL DIVINO GIUSTO MEZZO. L’orgoglio di essere cattolici.

Quasi di sfuggita, in una nota dello splendido libro Arte e Scolatica, Jacques Maritain dice una verità fondamentale sul sesso e  sul cattolicesimo. Adesso non ho tempo di tirare fuori il libro e di trascrivere per intero la nota, mi limito a riassumerne il contenuto. Maritain denuncia che nei secoli passati sia i luterani che i calvinisti sprecavano le invettive contro l’arte italiana dei secoli d’oro, che a loro parere era troppo sensuale, addirittura peccaminosa. In effetti, a partire dal quindicesimo secolo, gli artisti italiani manifestano un interesse molto spiccato per l’anatomia umana, sia maschile che femminile.
Non si può negare che nella maggior parte delle nudità che si muovono sul palcoscenico della grande pittura italiana dei secoli passati ci sia po’ di sensualità. A volte di sensualità ce n’è troppa, come in certe opere del Correggio. Ma se si accettuano poche cose senza importanza (come alcune acqueforti molto esplicite di Giulio Romano) di oscenità non ce n’è. Per farla breve, gli artisti delle nazioni europee rimaste cattoliche dopo la catastrofe luterana, quelli italiani in particolare, non erano “disinibiti” in senso freudiano ma non erano neppure “repressi”. I “laici” moderni (agnostici, atei, anti-teisti) che accusano i cattolici di “sessuofobia” non si sono mai fatti un giretto al Louvre o ai Musei Vaticani o in qualunque altro museo di arte antica. E  a questo proposito Maritain dice la verità fondamentale che stavate aspettando: il fatto che i protestanti accusano i cattolici di eccessiva indulgenza verso i desideri della carne e i invece i “laici” moderni  accusano i cattolici di “sessuofobia”, sta ad indicare che i cattolici… stanno nel giusto mezzo. Il divino giusto mezzo.
Ho già avuto modo di notare che la religione cattolica, ossia la Vera Religione, illumina, innalza e riempie di bellezza tutti gli aspetti della vita dell’uomo: anche la sessualità. Mi dispiace per gli altri.  Facedosi condurre per mano da Freud nei bassifondi dell’inconscio animale, i “laici” annegano nel fango dei loro bassi istinti, i puritani bigotti protestanti…. pure. I paesi che fino ad un secolo fa erano oppressi da una cupa atmosfera protestante, nemica del piacere, oggi sono caratterizzati da una profonda dissoluzione morale. Non parlo a vanvera. Secondo uno studio pubblicato poco tempo fa su Repubblica, gli individui più “disinibiti” d’Europa (ossia quelli più inclini ai rapporti sessuali occasionali e alle pratiche “contro natura”) sono… i britannici. La nazione cui ieri la regina Vittoria imponeva un a morale rigorosa, opprimente, oggi vanta il triste primato europeo degli aborti fra le minorenni. Per documentare la dissoluzione morale delle nazioni di antico protestantesimo, potrei annotare ancora tanti fatti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Annoto soltanto, di sfuggita, il successo commerciale dei quartieri a luci rosse di Amsterdam, con le prostitute esposte in vetrina come pezzi di carne al mercato, e la nascita dell’industria pornografica in Svezia. La dissoluzione morale dei paesi protestanti ci insegna che, evidentemente, l’estremo rigorismo moralistico è insopportabile, talmente insopportabile da farti desiderare l’immoralità. Noto per inciso che il protestantesimo non si scaglia solo contro i piaceri della carne. Non tutti sanno che i protestanti tradizionali avevano degli alcolici una opinione poco meno dura di quella di Maometto. Nelle case dei pochi protestanti duri e puri che ancora esistono, non troverete mai neanche una lattina di birra light. Già. L’unico problema è che appena fuori dalle case protestanti, nelle strade delle città protestanti, incontrerete eserciti di zombi ubriachi e alcolizzati, specialmente dopo le sei di sera. Chissà perché.
Nota bene: non dico che i protestanti o, meglio, gli ex protestanti sono tutti immorali mentre i cattolici sono tutti morali. Ci mancherebbe solo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Oggi l’immoralismo sessuale trionfa in tutti i paesi occidentali, anche in quelli ancora un po’ cattolici, come l’Italia. Tuttavia, si direbbe che la vecchia, disprezzatissima Italia sia messa meno peggio delle altre nazioni europee, almeno per quanto riguarda l’educazione sentimentale dei giovani. Parola di un un lettore inglese di Repubblica. A parte questo, i due eccessi contrari del moralismo bigotto e dell’immoralismo laicista si toccano. Mentre gli ex protestanti si convertono rapidamente alla cultura della libertà sessuale, che poi altro non è che immoralità sessuale, i “laici” che hanno fatto il Sessantotto oggi si scoprono più bigotti della regina Vittoria. Prima propagandano indefessamente la cultura della “libertà sessuale” e il disprezzo della famiglia “monogamica” , poi si scagliano inferociti contro un presidente del Consiglio che mette in pratica la loro propaganda. Oh tempora, oh mores. Preferisco di gran lunga quel povero peccatore di Berlusconi a questi farisei che prima predicano il peccato e poi accendono il rogo per il povero peccatore.
Il giusto mezzo fra l’immoralismo e il moralismo è la morale, che è la legge dell’amore. Anzi, la morale non è semplicemente nel giusto mezzo ma è infinitamente al di sopra non solo dell’immoralismo ma anche del moralismo. Il moralismo è la privazione del piacere, la morale invece disciplina il piacere sottomettendolo alla misura dell’amore. Solo i seguaci della Vera Religione riescono a  restare infinitamente al di sopra dell’immoralismo e del moralismo. Perché l’equilibrio morale viene solo da Dio. Pure sbagliando mille volte, contraddicendosi mille volte, dando scandalo mille volte, i cattolici riescono a vivere in maniera morale tutti gli aspetti della loro vita. Fra le altre cose, riescono a restare in equilibrio nel giusto mezzo fra la superbia del superuomo modernista, che si incorona dio di se stesso e dell’universo, e il disprezzo di se stesso dell’uomo-insetto, che auspica la distruzione dell’umanità per il bene della natura. Nel post DARWINISMO… VI. Uomo: prima superuomo e poi insetto, ho trascritto un brano del paleontologo Gould: «Sigmund Freud faceva spesso notare come le grandi rivoluzioni nella storia della scienza abbiano un’unica caratteristica comune, carica d’ironia: demoliscono tutti quei piedistalli su cui l’umanità si è posta, convinta della propria importanza. Nei tre esempi che Freud riferiva, Copernico spostò la nostra collocazione dal centro dell’universo alla periferia; Darwin ci relegò poi a una “discendenza del mondo animale”; infine (in una delle affermazioni meno modeste della storia del pensiero), lo stesso Freud scoprì l’inconscio e distrusse il mito di una mente completamente razionale. (…) Il piedistallo non verrà infranto fino a quando non abbandoneremo, come principi fondamentali, lo sviluppo di una complessità sempre maggiore, e cominceremo a tenere in considerazione la possibilità tutt’altro che remota che Homo sapiens sia solamente un minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita» (S. Jay Gould, “L’evoluzione della vita sulla Terra”, Le scienze, n. 316, dicembre 1994, p. 72). Io ho aggiunto: «No, grazie. Io mi tengo la Bibbia, che mi mette al sotto di Dio ma al di sopra dell’universo. Mi tengo la Bibbia, secondo cui ogni più piccola creatura umana vale più dell’universo intero. Mi tengo la Bibbia e butto la teoria di Darwin nella discarica della storia, accanto ai rottami della falce, del martello e della svastica». Sul sito dei pastafariani, che guardo ogni tanto turandomi il naso, il signor Xoodront ha copia-incollato il brano di Gould col mio commento, aggiungendo: «A commenti del genere io non posso che rispondere con parole altrettanto fantastiche (giuro per me quello che ha detto reginadistracci è pura poesia e merita una risposta altrettanto poetica): Ascoltate il grido dell’ orgoglio umano infranto dalla realtà , che, per questo, viene rinnegata. Una simile risposta può essere considerata il ritratto dell’ intera condizione umana che semplicemente, non accetta. Non accetta». Ora, un commento come questo conferma clamorosamente la mia tesi, secondo cui la parabola della cultura modernista inizia con l’annuncio della morte di Dio e  finisce con l’annuncio della prossima estinzione dell’uomo, ridotto a “minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita”. Tuttavia, se fosse un ambientalista fanatico a dire che io non accetto la condizione umana per orgoglio – il supremo dei vizi, quello di Lucifero! – non mi stupirei. Ma il fatto che ad accusarmi di “orgoglio” sia un anti-teista non particolarmente sensibile alla propaganda ambientalista non mi lascia indifferente. Infatti, dal secolo dei Lumi, gli anti-teisti accusano i cattolici  non di orgoglio ma del contrario dell’orgoglio: troppa umiltà e troppa rassegnazione. Nella propaganda marxista, la religione di Cristo è un “oppio” che induce i popoli a vivere la vita con rassegnazione, senza ribellarsi alle ingiustizie sociali e senza impegnarsi per costruire un mondo migliore. Nel pensiero di Nietzsche, la religione di Cristo si contrappone alla Natura. Inducendo i forti a rispettare e soccorrere i deboli, la religione di Cristo stravolgerebbe gli equilibri della Natura, la quale destinerebbe i forti ad opprimere e sottomettere il “gregge” dei deboli. Agli occhi di Nietzsche la religione di Cristo è soprattutto la religione dei deboli, i quali predicherebbero le false virtù dell’umiltà e della mansuetudine per tenere i forti al guinzaglio, inducendoli a  rinunciare al loro ruolo dominante. Nel secolo diciannovesimo, i massoni anti-teisti esaltavano la figura di Satana, da cui imparavano le cui somme “virtù” dell’orgoglio e della ribellione a Dio (Carducci ci ha scritto una poesia). Ma come si toccano i due eccessi contrari del moralismo e dell’immoralismo, così a me  sembra che oggi si toccano i due eccessi contrari dell’orgoglio e del disprezzo di sé. In sostanza, a me sembra proprio che l’umiltà propagandata da Gould, l’umiltà del “minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita”, sia l’ultima maschera dell’orgoglio e della ribellione a Dio. Per non prendere in considerazione l’ipotesi che Dio possa esistere veramente, per continuare a fare quello che vuole senza dovere rendere conto di niente a nessun Dio, l’anti-teista distrugge in se stesso quel fastidioso desiderio di una felicità infinita che viene a disturbarlo di tanto in tanto e abbraccia orgogliosamente la prospettiva del nulla eterno. Infatti, l’universo materiale ha un solo destino: l’entropia, l’auto-annientamento, il nulla. L’ultimo grido dell’orgoglio umano si cela dietro l’apologia, falsamente umile, della morte eterna. L’anti-teista da una parte cerca di convincere se stesso che dopo la morte c’è solo il nulla, dall’altra cerca di gioire del fatto che dopo la morte c’è solo il nulla. “Che bello, quando muoio il mio corpo sarà cibo per vermi e tutti i miei pensieri, i miei sogni e i miei desideri saranno distrutti e non ci sarà nessun Dio a disturbarmi”
Senza tirarla per le lunghe, gli anti-teisti accusano i cattolici di orgoglio dopo averli accusati del contrario dell’orgoglio. In questa maniera, testimoniano che i cattolici stanno esattamente nel giusto mezzo. Santo Agostino nota nei suoi scritti che la virtù cristiana dell’umiltà non si scinde dalla giusta considerazione che ogni individuo ha di se stesso, del suo valore infinito. Analogamente, la virtù cristiana della rassegnazione di fronte al male del mondo non si scinde dall’impegno individuale a combattere contro il male stesso, che sta dentro e fuori l’individuo. Cosapevole della sua somiglianza con Dio, che lo pone al di sopra del creato, il cristiano usa la ragione per penetrare i segreti del creato e per migliorare il mondo, rendendolo il più possibile simile al regno di Dio. Per tagliare corto, sono stati i cristiani ad inventare la scienza, il capitalismo e l’industria (cfr. Stark e Woods).

P. S.
Nel sito dei pastafariani, dopo il summenzionato intervento di Xoodront, il signor Wallace ha scritto: “Reginadistracci soffre di logorrea cattolitica e delirium teisticum, poverina. Qualche volta ho introdotto nei commenti qualche perla di saggezza pastafariana per dare una possibilità anche ai poveri minus habens che la frequentano, ma la fatica non vale il risultato. Se nemmeno il grande Stephen J Gould riesce a farsi capire, bisogna arrendersi ed accettare la natura: anche i parassiti esistono, dopo tutto”. Ora questo Wallace è una vecchia conoscenza. Egli ha tentato conn tutte le sue disperatissime forze di fare passare l’idea che l’Intelligent Design coincide col creazionismo della terra giovane ossia è una penosa superstizione. Egli ha tentato di farsi passare come il paladino della ragione e della scienza che combatte contro la superstizione usando le armi dei puri fatti inconfutabili a favore della teoria di Darwin. E sapete quali sono i puri fatti inconfutabili a favore della teoria di Darwin esibiti da questo paladino? Gratta gratta, è uno solo: il fatto che la maggior parte degli scienziati di oggi credono alla teoria di Darwin. A questo punto, mi sa che poverino glielo dico io. Infatti, studiando la storia della scienza, si scopre che la maggior parte degli scienziati nei secoli passati credeva ad un sacco di fandonie. Sul sito di Claudio, Lucyette (qui) ci ha dato una notizia molto interessante: “Io faccio la bibliotecaria, e in biblioteca ho uno splendido erbario cinquecentesco e molto professionale, secondo il quale alcune specie di anatre sono in realtà dei funghi. Tipo fungo porcino. Tali funghi crescono, in particolari condizioni climatiche, sul legno delle navi naufragate; quando il fungo-anatra raggiunge il pieno sviluppo, si stacca dal legno e nuota fino a riva. (Beh: a dire il vero, il mio erbario si limita a riportare questa credenza, pur riservandosi di avere qualche dubbio in merito). Vabbeh: siamo nel Cinquecento… è l’Herbario Novo di Castore Durante (prima edizione 1585). Toh, sono andata a ricontrollare e noto che ho detto una piccola esattezza: non è che Durante si riservi di avanzare qualche dubbio sulla fungoanatra; lui dice chiaramente che è una convinzione falsa, ma la teoria era sostenuta – per l’appunto – da un sacco di altri “auttori degni”. A suo tempo avevo fatto una piccola ricerca in materia, e avevo scoperto che, effettivamente, si trattava di una convinzione drammaticamente diffusa, all’epoca… : Guarda che carino! C’è pure il disegnetto della fungoanatra”.

IL DIVINO GIUSTO MEZZO. L Ieri la maggior parte degli scienziati credeva al fungo-anatra, oggi la maggior parte degli scienziati crede all’uomo-scimmia. Come la scienza di oggi irride le false credenze degli scienziati di ieri, così gli scienziati di domani irrideranno la leggenda dell’anello mancante spacciata dai donferranti darwiniani al principio del ventunesimo secolo. Il don Ferrante manzoniano prendeva tutto quello che diceva Aristotele per oro colato, pura verità scientifica. Allo stesso modo, i donferranti darwiniani credono che la verità coincida puramente e semplicemente con quello che dicono gli Steve che hanno firmato il progetto Steve e con quello che sta scritto su Nature e su Science. Se tu chiedi ad un don ferrante darwiniano di mostrarti la prova provata, che so, della della parentela fra la balena e un animale estinto molto simile ad una mucca, lui ti porta i titoli di Science. Così parlò Zarathustra Wallace: “Voilà: Whales originated from aquatic, artiodactyls in the Eocene epoch of India, J. G. M. Thewissen1, Lisa Noelle Cooper1,2, Mark T. Clementz3, Sunil Bajpai4 & B. N. Tiwari5, Nature, Vol 450 | 20/27 December 2007 | doi:10.1038/nature06343. Ti può bastare? Portami un articolo pubblicato su Nature dai tuoi amici ID. Wallace”. Le riviste peer-reviewed sono per i darwiniani quello che gli scritti di Aristotele erano per don Ferrante. Secondo i donferranti darwiniani, il fatto che nessun articolo dell’Intelligent Design sia riuscito ad entrare nelle riviste peer-reviewed (con un paio di eccezioni) sarebbe la prova provata che l’Intelligent Design non è scienza. L’unico problema è che sono proprio gli scienziati darwiniani a bloccare la pubblicazione degli articoli dell’ID sulle riviste che contano. Noi chiediamo: perché voi non permettete agli articoli dell’ID di arrivare alle riviste peer-reviewed? E loro: perché l’ID non è scienza.  E noi: ma perché l’ID non è scienza? E loro: perché gli scienziati dell’ID non riescono a pubblicare i loro articoli sulle riviste peer-reviewed. Si chiama ragionamento circolare.

P.P.S. Non posso fare a meno di menzionare il post di Claudio sullo scientismo, che si adatta perfettamente al darwinismo: THERE ARE MORE THINGS.

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO IV, V, VI, VII. Post dal 14 novembre al 21 dicembe 2010

martedì, 21 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VII. Il culto della violenza dell’Internazionale Evoluzionista.

L’evoluzionismo non è una teoria scientifica. È una ideologia travestita da teoria scientifica. È l’ultima grande ideologia della modernità. Darwin ha fatto evolvere le idee filosofiche dell’illuminismo, trasformandole in idee pseudo-scientifiche. Prendete il capitolo Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani contenuto ne La filosofia nel budoir di Donatien-Alphonse François De Sade. Nel periodo del Terrore giacobino, il divino marchese consiglia al governo rivoluzionario di abolire le leggi contro il furto, l’omicidio, lo stupro, la frode e in generale tutte le forme di violenza fisica o morale verso il prossimo. De Sade crede fermamente che ladri e assassini siano fisicamente e intellettualmente superiori alle loro vittime. Portando a termine con efficienza un furto o un omicidio, un uomo dimostrerebbe di avere delle qualità fisiche e intellettuali superiori alla media; facendosi derubare o uccidere, un uomo dimostrerebbe di avere poco forza e poca intelligenza. Vi sembra logico, chiede De Sade, che lo Stato punisca il primo e protegga il secondo? Non sarebbe forse più logico e più naturale premiare il forte e punire il debole, regalando al primo l’impunità e togliendo al secondo ogni protezione? E poi, chi comanderebbe ai forti di opprimere deboli, se non Madre Natura in persona? Impedendo ai forti di compiere il loro dovere, lo Stato favorirebbe la sciagurata proliferazione dei deboli e quindi la decadenza della nazione. Se dunque lo Stato se la piantasse una buona volta di proteggere i deboli, la Francia potrebbe finalmente diventare una nazione di forti destinata a sottomettere le nazioni dei deboli eccetera eccetera. Nel post precedente ho detto che, se l’uomo non è più figlio di Dio, è figlio della scimmia e non ha più valore della scimmia. Adesso aggiungo che se togli la legge di Dio, rimane la legge del più forte. Noto per inciso che nella visione sadiana il naturalismo illuminista, che degrada l’uomo ad animale fra gli animali, si fonde con la concezione illuminista dell’illimitata libertà umana: lo Stato dovrebbe legalizzare ogni forma di violenza non solo perché il forte avrebbe il diritto di opprimere il debole ma perché, più in generale, l’uomo illuminista avrebbe il diritto di fare quello che vuole, la sua libertà non tollererebbe nessun divieto, neppure il divieto di rubare e uccidere. Se vuole rubare o uccidere, perché non dovrebbe farlo? Che cosa dovrebbe temere: l’inferno? Ma nell’ottica sadiana-illuminista non c’è Dio, non c’è paradiso e non c’è inferno.

Vi sarete subito accorti che i deliranti argomenti di De Sade sono molto simili agli argomenti rispettivamente di Spencer, di Nietzsche, di Galton e naturalmente di Darwin. De Sade ha molti difetti ma non quello dell’ipocrisia. Ai termini politicamente corretti di “adatti” e “inadatti”, preferisce i termini sinceri e brutali di “forti” e “deboli”. Ma anche se il suo linguaggio è diverso da quello Darwin, De Sade anticipa la concezione darwiniana della “lotta per la sopravvivenza” con annessa  “sopravvivenza del più adatto”. Non credo che Darwin sia stato in qualche maniera influenzato da De Sade. Non credo che nell’Inghilterra puritana della metà del secolo XIX fosse facile procurarsi degli scritti ad alto tasso di perversione come quelli del divino marchese. Quello che è certo, è che fra il secolo XVIII e il secolo XIX certe idee erano nell’aria e sia De Sade che Darwin le hanno respirate. Era nell’aria soprattutto l’idea che la violenza dell’uomo sull’uomo non fosse necessariamente un male. Prendete Georg Wilhelm Friedrich Hegel, senza dubbio il filosofo più importante degli ultimi duecento anni. Tagliando corto, la filosofia di Hegel non è altro che teologia protestante andata a male. Il filosofo tedesco mette uno Spirito Assoluto immanente al posto del Dio trascendente e mette la fede ateistica nella storia al posto della fede cristiana nella provvidenza. Il divenire della storia anzi Storia con la maiuscola, secondo Hegel, coinciderebbe il divenire stesso dello Spirito Assoluto, il quale tenderebbe verso la perfetta realizzazione dell’idea di libertà. Nell’ottica hegeliana, un atto umano può essere sbagliato rispetto alla morale umana ma può essere giusto, sommamente giusto, rispetto alla logica misteriosa della Storia. Fra un atto moralmente giusto ma storicamente insignificante e invece un atto moralmente ingiusto ma storicamente efficace, lo Spirito Assoluto, questo sostituto di Dio, si manifesterebbe maggiormente attraverso il secondo. Insomma, per Hegel i sacrifici eroici di un santo avrebbero molto meno “valore storico” delle crudeltà di un Robespierre o di un Napoleone, i quali avrebbero dato un contributo fondamentale al progresso dell’umanità verso la libertà. “Ho visto l’imperatore – quest’Anima del mondo…” scrisse Hegel a proposito di Napoleone. Considerando che l’Anima del mondo ossia lo Spirito Assoluto sarebbero concetti surrogati del concetto di Dio, ebbene Hegel vede Dio in uno che in realtà non è stato altro che un dittatore. Un dittatore molto bastardo, che ha gettato nel tritacarne delle sue inutili e narcisistiche guerre di conquista una intera generazione di giovani francesi. Insomma, secondo Hegel il progresso dell’umanità verso la “libertà assoluta” sarebbe stato accelerato da un dittatore guerrafondaio come Napoleone e da una banda di squallidi tagliateste come Robespierre e company. A questo punto, dovreste averlo capito da soli che al fondo dello storicismo egheliano c’è il culto della violenza.

Il merito o, meglio, il demerito di Charles Darwin è di avere calato certe idee filosofiche nella biologia. Se per De Sade il forte ha il diritto di fare violenza al debole, per Darwin l’adatto ha il diritto di fare violenza all’inadatto. Se per Hegel la violenza è il motore della storia, per Darwin la violenza è il motore dell’evoluzione biologica. L’influsso de L’origine della specie sulla cultura ottocentesca e novecentesca è stato enorme. In primo luogo, L’origine della specie ha alimentato un vero e proprio culto della guerra. Fra la fine del secolo XIX e l’inizio del secolo XX, si diffondeva l’opinione che uno scontro generale fra tutte le nazioni europee sarebbe stato non solo inevitabile ma anche auspicabile. Si pensava infatti che le guerre, tutte le guerre, avessero dei benefici effetti eugenetici sulla popolazione umana. Chi potrebbe sopravvivere nella guerra di tutti contro tutti, se non i più “adatti”? Giovanni Papini andava ripetendo che “la guerra è l’unica igiene del mondo”, dove lo “sporco” da rimuovere sono gli esseri umani che non raggiungono certi standard di eccellenza. E a furia di sognare la guerra, la guerra arrivò veramente, ma non fu per nulla una “guerra lampo”. Fu un massacro di proporzioni colossali. Sto parlando di quella guerra darwinista di tutti contro tutti che va sotto il nome di Prima Guerra Mondiale.

Bisogna sottolineare che il culto darwinista della violenza rigeneratrice non ha attecchito solo nella cultura di “destra” ma anche e soprattutto nella cultura di “sinistra”. Non sfugga che il concetto marxista di “lotta di classe” deriva direttamente dal concetto darwinista di “lotta per la sopravvivenza”. E se Marx pensa ad una guerra fra le classi sociali, Hitler pensa ad una guerra fra le razze. Se per Marx la “specie dominante” destinata a vincere è la classe proletaria, per Hitler la “specie dominante” è la razza ariana. Se le ideologie nazionaliste hanno promosso il grande massacro della Grande Guerra, l’ideologia marxista ha promosso il lungo massacro inaugurato dalla Rivoluzione d’ottobre, mentre l’ideologia nazista ha promosso il gigantesco massacro della Seconda Guerra Mondiale. Insomma, chiuso un mattatoio, se ne apre subito un altro. Sempre nel nome della “selezione naturale”.

Abbiamo visto che c’è un legame molto stretto fra il darwinismo e le ideologie totalitarie di destra e di sinistra. E in effetti oggi i darwinisti usano gli stessi metodi di repressione del dissenso usati un tempo dai compagnucci della parrocchietta comunista. Fino a non molto tempo fa, i comunisti controllavano tutti gli ambienti intellettuali e artistici d’Italia. Se voleva fare carriera, un artista o un intellettuale doveva fare pubblica dichiarazione di fede nel marxismo. Oggi gli evoluzionisti controllano tutti gli ambienti scientifici del mondo. Se vuole fare carriera, uno scienziato deve fare pubblica dichiarazione di fede nell’evoluzionismo. A proposito di un articolo pubblicato su Nature nel maggio del 2003, Eric Anderson nota: «Gli autori cominciano col dichiarare la loro fede nell’evoluzione Darwiniana dicendo: “La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, inclusa l’ipotesi annessa della discendenza con modificazioni e adattamento per selezione naturale, è largamente considerata come una delle più grandi scoperte scientifiche di tutti i tempi”. Mentre tali apprezzamenti possono indurre l’osservatore attento a dubitare dell’imparzialità degli autori nel valutare i meriti della teoria di Darwin, non c’è dubbio che essi aiutino ad accelerare gli articoli nel processo di recensione di “Nature”. Date simili dichiarazioni della fede evoluzionaria, sono stupito della loro sorprendente somiglianza con i processi di recensione delle pubblicazioni nell’era dei Soviet. Uno dei trucchi per essere pubblicati nell’allora Unione Sovietica era di dedicare un posto nell’articolo ad omaggi verso Stalin o Lenin, oppure a dichiarazioni di fede nel regime comunista».

(http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=79). Certo, nessuna legge vieta ad uno scienziato di firmare la petizione contro Darwin preparata del Discovery Insitute. Ma se la firma, compromette irrimediabilmente la sua reputazione accademica. Rodney Stark nota: «Diversi colleghi mi hanno ammonito che criticare la teoria evoluzionista avrebbe rovinato la mia “carriera”. Questo ha solo reso più forte la mia determinazione di non sopportare più oltre questa arrogante forma di occultismo».

I darwinisti presidiano giorno e notte le mura delle riviste peer-reviewed,  tutte assediate dai dissidenti anti-darwinisti. Ogni volta che i presidianti si distraggono, qualche pericoloso articolo eretico riesce a conquistare qualche pagina delle riviste assediate. Nel 2004, ad esempio, un articolo di Michael Behe e David W. Snoke è riuscito a penetrare nella rivista peer-reviewed Protein Science, mentre un articolo di Stephen C. Meyer, Direttore del Discovery Institute (il tempio dell’Intelligent Design)  è riuscito a penetrare addirittura nella rivista peer-reviewed Proceedings of the Biological Society of Washington, collegata al prestigioso Smithsonian Institute (il tempio dei darwinisti). E ai darwinisti a momenti gli piglia un colpo. Per salvare il salvabile, il direttore della rivista avvallò una risoluzione contro l’Intelligent Design pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science, un’associazione che promuove un approccio ateistico alla scienza. Invece Richard Sternberg, il caporedattore della rivista, prese posizione a favore dell’articolo incriminato, riconoscendo che esso non era privo di validità scientifica. L’avesse mai fatto! Aceccati dalla rabbia, i  suoi colleghi darwinisti gli hanno reso la vita impossibile nell’ambiente di lavoro. Esasperato dalle molestie e dalla calunnie,  Sternberg ha dovuto chiedere aiuto al Congresso degli Stati Uniti. La commissione di inchiesta istituita dal Congresso non solo ha dato ragione a Sternberg ma ha costretto tutti i darwinisti che si erano dati da fare per distruggergli la carriera a chiedere scusa. Ma le scuse tardive e forzate non sono bastate a svelenire il clima e Sternberg è stato costretto a trovarsi un altro posto di lavoro (link). Bisogna sottolineare che, sebbene sia disponibile al dialogo con i creazionisti e i sostenitori dell’ID, Sternberg è un darwinista ortodosso. Sembrerebbe che oggi esista un vero e proprio Partito Evoluzionista Internazionale. I darwinisti riuniti di tutto il mondo guardano agli anti-darwinisti come i comunisti guardavano ai “nemici del popolo” e guardano ai loro compagni che osano dialogare con i “nemici del popolo darwinista” come a dei traditori da epurare.

Comunisti a nazisti usavano contro i loro avversari non solo ogni forma di violenza fisica ma anche ogni forma di violenza psicologica e morale. Prima di sbatterli nei lager, i nazisti ridicolizzavano i loro avversari politici. Prima di sbatterli in Siberia o direttamente al muro, i sovietici trattavano i dissidenti come dei pazzi.  Non potendo sbatterli in Siberia, i darwinisti si limitano a rovinare la reputazione e la carriera dei nemici del popolo darwinista a suon di calunnie e derisioni. Fino a non molto tempo fa, i comunisti chiamavano “fascista” chiunque non la pensasse come Marx. Perfino la liberale Oriana Fallaci, che contro fascisti e comunisti aveva fatto la resistenza, si sentì chiamare “fascista” in qualche occasione. Analogamente oggi i compagnucci darwinisti chiamano “creazionista” chiunque osi sollevare qualche dubbio sulla teoria di Darwin. Ma in realtà, non tutti gli anti-darwinisti sono creazionisti. Per essere più precisi, la stragrande maggioranza degli anti-darwinisti non sono creazionisti. Sono sostenitori dell’Intelligent Design. Per la cronaca, i sostenitori dell’ID sono da tempo ai ferri corti con i Creazionisti della Terra Giovane, i quali ritengono che la terra abbia seimila anni e che il Grand Canyon sia stato prodotto dal diluvio universale. E sempre per la cronaca, fra i sostenitori dell’ID ci sono anche alcuni atei. Ma ai darwinisti non fa comodo che la gente lo sappia. Il copione va in scena sempre identico: per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che i sostenitori dell’ID credono che la terra abbia seimila anni, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’Id sono costretti a ribadire che la Bibbia non deve essere interpretata alla lettera e che la terra non ha seimila anni; per centinaia o migliaia di volte di seguito i darwinisti ripetono che la teoria dell’ID si basa su argomenti teologici, per centinaia o migliaia di volte di seguito i sostenitori dell’ID sono costretti a dimostrare che la teoria dell’ID si basa su argomenti scientifici. Fino allo sfinimento. Ha scritto ad esempio un povero pastafariano sul mio blog: “Voi volete sostituire la scienza con la Bibbia, certo che se invece di cercare la verità in un insieme di tradizioni riportate da un popolo di pastori nomadi del medioriente vi basaste sui FATTI, evitereste certe figure da ignoranti”. Purtroppo per i darwinisti, i sostenitori dell’ID non citano mai i salmi della Bibbia. Come Dracula rifugge dalla luce del sole e va a chiudersi nella sua bara, così gli evoluzionisti rifuggono dall’argomento dell’irriducibile complessità e vanno a nascondersi nella umida notte della ragione evoluzionista. Per distogliere l’attenzione della gente dall’irriducibile complessità delle strutture biologiche e dalla seconda legge della termodinamica, i darwinisti ridicolizzano coloro che ne parlano, “guardate che buffoni”. Ad esempio, Odifreddi scrive che Zichichi è “un povero iddiota” con due d, un “clown”, “un vero imbarazzo per la scienza”, “un uomo di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale”, un “teopiteco” nonché una sorta di “incarnazione di una barzelletta” eccetera (cfr. http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&task=view&id=140). Stefano Serafini curatore dell’edizione italiana del libro di Lima de Faria ha notato con amarezza: «Fra le varie contumelie ricevute per aver introdotto – per passione, praticamente a mie spese, e dopo quattro anni di lavoro assai poco grato – l’opera di Antonio Lima-de-Faria in Italia, sono stato accusato perfino di essere una sorta di agente intellettuale del Vaticano, senza peraltro tener conto del materialismo ateo e del determinismo di Lima-de-Faria (…) E’ difficile non sorridere di simili deliri isterici, che gridano all’eresia appena si prova a discutere l’ultima grande ideologia dei nostri tempi» (http://digilander.libero.it/culturaviva/evoluzio.htm). E per finire, si può dare un’occhiata alle cose vergognose che una Oca saputella ha detto del professor Catalano all’indomani di un dibattito fra quest’ultimo e i darwinisti dell’UAAR (link). Se volete conoscere altre storie e altri nomi di anti-darwinisti perseguitati dai darwinisti, leggete Le balle di Darwin di Johnatan Wells.

Secondo i sondaggi più aggiornati, solo il 12% degli Americani accetta la teoria di Darwin. Come gli intellettuali di sinistra insultano gli italiani che ieri votavano democrazia cristiana e oggi votano PDL, così i compagni darwinisti insultano le masse che osano disobbedire al Partito Evoluzionista Internazionale. Se per gli intellettuali di sinistra gli italiani che votano Berlusconi sono “ignoranti”, “imbroglioni”, “evasori fiscali”, per i darwinisti tutti quelli che non credono a Darwin non sono solo “ignoranti” ma anche “pazzi”. Richard Dawkins ad esempio scrive: “Si può dire con assoluta certezza che, se si incontra qualcuno che afferma di non credere nell’evoluzione, si tratta o di un ignorante o di uno stupido o di un pazzo”.

Per riportare le masse all’ordine, i compagni evoluzionisti chiedono aiuto a giudici e politici. Ad esempio, sono riusciti a convincere i governanti “illuminati” d’Europa a proteggere politicamente la loro morta teoria (cfr. http://www.creazionismo.org/articolo.asp?id=161). In America gli evoluzionisti portano i loro avversari in tribunale. Nel 2005 il giudice distrettuale John E. Jones III al termine del processo Kitzmiller v. Dover Area School District, ha sentenziato che l’insegnamento della teoria dell’Id da parte del distretto scolastico di Dover era in contrasto col principio della separazione fra lo Stato e Chiesa, sancito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Secondo il giudice, la teoria dell’Id sarebbe incostituzionale in quanto promuoverebbe una visione religiosa dell’esistenza. Ora, non è vero che la teoria dell’Id promuove una visione religiosa dell’esistenza. Infatti si basa su argomenti scientifici, non su argomenti teologici. Se pensiamo che la teoria dell’Id viola il primo emendamento, allora dobbiamo pensare che anche la teoria evolutiva lo viola. Infatti, secondo Dawkins la teoria evolutiva è la pietra angolare del materialismo anti-teista. Che cosa è l’anti-teismo, se non una sorta di visione religiosa, una religione all’incontrario?

Il regime sovietico perseguitava e uccideva i dissidenti. Ma più li perseguitava, più i dissidenti aumentavano. Fin quando la dissidenza è diventata uno tsunami. Nel 1980, nessuno credeva che il muro di Berlino potesse crollare. E invece è crollato. Oggi nessuno crede che il muro dell’evoluzionismo possa crollare. Ma crollerà, quando meno ce lo aspettiamo. Infatti i dissidenti continuano ad aumentare.  Che cosa chiedono? La libertà. «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente» (George Orwell, 1984). Come è vero che due più due fa quattro, così è vero che la teoria di Darwin è morta. Non è mai stata viva. È nata morta.

mercoledì, 08 dicembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO VI. Uomo: prima superuomo e poi insetto.

Secondo la teoria di Darwin, le specie “più complesse” discenderebbero da specie “più semplici”. Ebbene, il nazismo è senza dubbio il discendente più complesso della teoria di Darwin. Secondo la teoria di Darwin, da ogni specie primitiva discenderebbero più specie. Ebbene, dalla teoria di Darwin discendono il nazismo, il comunismo e l’ambientalismo. Secondo la teoria di Darwin, tutti le specie esistenti e mai esistite discenderebbero da un unico antenato comune o LUCA  (Last Universal Common Ancestor). Ebbene, l’Illuminismo è LUCA di tutte le correnti del pensiero moderno e post-moderno, non solo della corrente nazi-darwiniana. Nell’Illuminismo troviamo i germi di tutte le contraddizioni insanabili del pensiero moderno e post-moderno. Ebbene, la teoria di Darwin esprime alla perfezione una delle principali contraddizioni che lacerano la cultura contemporanea: quella fra progressismo e naturalismo.

Ha scritto ernestoA il 20 novembre 2009 (11:04) sul blog di Vincenzillo ( http://vincenzillo.splinder.com/post/21726241/guarda-un-po-il-riscaldamento-del-pianeta-non-e-colpa-nostra ):

«Regina, il tuo legame tra darwinismo e ambientalismo è una delle analisi più strampalate che abbia mai sentito, ed è evidentemente frutto della tua volontà di riportare tutto ciò che non ti piace alla malvagia pianta del darwiniana, a causa della quale “l’uomo si abbassa al livello degli altri animali”. E l’idea di progresso che, dall’800 in poi (guarda caso l’epoca di Darwin) ha improntato di sé tutta la civiltà occidentale dove la mettiamo? e il tenace, costante sforzo dell’occidente verso la costruzione di un mondo urbano e industriale? altro che ritorno alla natura, il paradigma culturale fino ad anni ancora relativamente recenti connotava la scienza e la tecnologia – e lo sforzo di migliorare, superare, sottomettere la natura – in modo fortemente positivo. io sono cresciuto con quel paradigma, secondo il quale – lungi dall’essere un animale che bramava di tornare alla natura – l’uomo era il signore del cosmo, nel senso che si riteneva che avrebbe potuto estendere all’infinito l’orizzonte delle sue conoscenze scientifiche. il capovolgimento del paradigma e il passaggio all’attuale, secondo il quale l’uomo è sostanzialmente la malattia della Terra, avvenne per gradi a cominciare dagli anni settanta (del ‘900), quando alcuni divulgatori “scientifici” cominciarono a prevedere l’esaurimento di questa o quella materia prima, e a segnalare il rischio dell’esplosione della “bomba demografica” che avrebbe portato all’ “esaurimento delle risorse del pianeta.”  negli anni ’80 il tema su cui il movimento in via di affermazione insisteva era il “buco dell’ozono”. a poco a poco questa idea dell’uomo come parassita sfruttatore del pianeta Terra ebbe la meglio, per poi dilagare senza più freni adesso che il global warming viene imputato alle emissioni di co2 di origine antropica. ora del paradigma “progressista” non resta più nulla, si tende a rappresentare l’uomo e il suo sviluppo come una iattura per il pianeta e si vagheggia della “natura” come di uno stato ideale che noi, umani rompiscatole saremmo venuti a turbare. ed esiste tutto un filone ecologista che sostiene che la cosa migliore sarebbe l’estinzione della razza umana: è l’ennesima incarnazione dell’odio occidentale di sè (i non occidentali non ci pensano minimamente a queste scemenze). insomma, è triste che l’uomo si consideri alla stregua di un parassita del pianeta, ma Darwin proprio non c’entra nulla. Darwin faceva parte di un altro mondo, un mondo che l’uomo ancora governava con la forza della sua volontà e del suo intelletto».

Ernesto dice, a ragione, che la teoria di Darwin si inserisce nel quadro di una cultura incentrata sull’idea del progresso. Che cosa è l’idea dell’evoluzione dal semplice al complesso, dalla scimmia al superuomo, se non la versione (pseudo) biologica dell’idea del progresso? Né bisogna dimenticare che dalla pseudo-scienza evolutiva di Darwin è nata la pseudo-scienza eugenetica di Galton, la quale mira a trasformare l’uomo in quello che il darwiniano Nietzsche avrebbe chiamato superuomo. Che cosa è questo superuomo, se non l’uomo libero da Dio e padrone di se stesso, come il wagneriano Sigfrido ribelle agli dei? Non fatevi ingannare dalle lodi alla fantasia del Creatore che Darwin intona ne L’origine della specie. Sono lodi fredde e convenzionali, buone soltanto per ingraziarsi i lettori vittoriani. In privato Darwin, che in gioventù era fuggito dalla facoltà di teologia, confessa di essere un agnostico parecchio disinteressato al problema dell’esistenza di Dio. Egli non vuole negare Dio ma renderlo superfluo, richiuderlo in un cielo lontano. E infatti, nelle intenzioni di Darwin la teoria evolutiva  dimostrerebbe non l’inesistenza bensì l’inutilità di Dio. Darwin, in sostanza,  mette il caso al posto di Dio. Nella sua ottica, l’universo sarebbe regolato dal caso, il quale avrebbe addirittura il potere di trarre l’uomo dalla materia inanimata. Facendo del caso una sorta di dio ateo, la putrefatta teoria di Darwin è diventata il dogma centrale della religione anti-teista, il cui sommo sacerdote e Richard Dawkins. (Tralascio qui il fatto che, in realtà, il caso non  solo non è  l’antagonista di Dio, ma non lo rende neppure superfluo: Dio, essendo anche Dio del caso, avrebbe potuto benissimo creare la vita mediante il caso: http://reginadistracci.splinder.com/post/21555116/evoluzionismo-e-fede-ii-i-miei-dubbi-sulla-teoria-dellintelligent-design). Liberatosi da Dio, l’uomo anti-teista, protagonista assoluto della modernità, crede di diventare egli stesso dio e di potere fare tutto quello che vuole, senza dovere rispettare una legge morale e senza rendere conto di niente a nessuno. Perché questo superuomo non dovrebbe violentare la natura e devastare l’ambiente per un fine qualunque? Chi glielo impedirebbe?

Tuttavia, paradossalmente, il superuomo è tanto indipendente da Dio quanto è sottomesso ad ogni atomo dell’universo. Negando Dio e negando l’anima, l’Illuminismo trasforma l’uomo in un essere puramente materiale, che deve obbedienza unicamente alle leggi della natura.

Il grande studioso dell’illuminismo Ernest Cassirer mette in evidenza che i Lumi, nel XVIII secolo, non solo imparentano la “Ragione” alla “Natura”, ma contrappongono entrambe  alla “Civiltà”, sempre intesa come civiltà cristiana-occidentale. Nel linguaggio illuminista, “naturale” e “ragionevole” sono sinonimi. Per gli illuministi, parafrasando Hegel, “ciò che è naturale e razionale, ciò che è razionale è naturale”. Il “buon selvaggio” di Jean-Jacques Rousseau non è altro che l’uomo libero dalle catene della civiltà, la quale sarebbe fondata su convenzioni irrazionali. Egli sarebbe molto più ragionevole di un occidentale per il solo fatto che vive a contatto con la Natura. A questo punto, dovrebbe essere chiaro a tutti da dove sbuca fuori l’anti-occidentalismo contemporaneo.

Ma adesso iniziano i guai. Se da una parte la dea Ragione fa l’uomo dio, consentendogli di esercitare un potere illimitato sul creato, dall’altra parte la dea Natura, sorella della de Ragione, lo abbassa al livello degli altri animali. Con ammirevole, perversa coerenza, De Sade porta alle estreme conseguenze il naturalismo di Rousseau: «cos’è l’uomo, e che differenza esiste tra lui e le altre piante, tra lui e gli altri animali della natura? Certamente nessuna! (…) sarà ugualmente un male uccidere sia un animale che un uomo, o un piccolo male in ambedue i casi» (La filosofia nel budoir). Alcuni decenni più tardi, Darwin equipara gli esseri umani agli animali da allevamento: «L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga…» (p. 269). Bisogna sottolineare che Darwin maturò le sue idee dopo avere meditato a lungo sugli scritti di Thomas Malthus. Dietro l’idea darwiniana della sopravvivenza del più adatto c’è l’idea maltusiana della limitatezza delle risorse. Malthus sostiene che le risorse sono limitate, Darwin aggiunge che gli individui sono costretti a competere fra di loro per accaparrarsele e vinca il migliore anzi il più adatto. Oltretutto, il maltusianismo ha ispirato non soltanto il darwinismo ma anche l’ambientalismo. E in effetti, darwinismo e ambientalismo sono molto vicini fra loro.

Gli ambientalisti attribuiscono agli animali la stessa dignità degli uomini. Ma se gli animali hanno la stessa dignità degli uomini, allora gli uomini non hanno più dignità degli animali. E infatti per gli ambientalisti gli uomini sono animali, anzi cavallette. Come le cavallette divorano i raccolti, così gli uomini, secondo gli ambientalisti, distruggerebbero le risorse del pianeta e il pianeta stesso. Dico subito che non è vero che le risorse sono limitate e che gli uomini stanno finendo di distruggerle (sia benedetto Julien Simon). Ma se anche gli ambientalisti maltusiani avessero ragione, se cioè le risorse si stessero realmente esaurendo, se il pianeta si stesse realmente avviando a diventare un deserto morto, il problema per noi non sarebbe quello di non fare nascere gli uomini ma di trovare la maniera di ricreare le risorse. Infatti, per noi cristiani gli uomini sono infinitamente più importanti del pianeta, il cui unico scopo è di essere la dimora della razza umana. Invece per gli ambientalisti gli uomini non valgono più degli animali. Quindi, per loro il problema è quello di ridurre drasticamente le nascite, provocare il “rientro dolce”  e, possibilmente, l’estinzione della razza umana. E Darwin che c’entra col “rientro dolce”? E Galton? C’entrano eccome. Quasi tutti quelli che propagandano il “rientro dolce” e “i diritti degli animali” (sic) sono anche dei ferventi sostenitori dell’eugenetica darwiniana. Vi faccio due soli nomi, senza approfondire: Paul Erlich e Peter Singer. Dovrebbe essere chiaro che maltusianismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia: se il mondo è un albergo con poche stanze, solo gli “adatti” hanno il diritto di prenotarle. Hitler pensava che solo gli ariani fossero “adatti” ad abitare il pianeta, da cui cercò di scacciare per mezzo dei forni crematori gli “inadatti”.

In conclusione, la cultura moderna è percorsa dal conflitto, mai sanato, fra due atteggiamenti contrari: l’idolatria della scienza, che si porta dietro la tensione prometeica all’illimitato progresso tecno-scientifico, e l’idolatria della natura primordiale. E l’uomo moderno è alternativamente padrone del pianeta e cancro del pianeta, superuomo e insetto. Ora, la modernità non può trovare un equilibrio fra questi due atteggiamenti ossia eccessi contrari. E così, il pendolo delle mode culturali ora pende verso un eccesso e ora verso l’altro. Nell’Ottocento positivista e nella prima metà del Novecento, il pendolo pendeva verso l’idolatria della scienza. Ma la scienza è solo un mezzo, che può essere usato sia per il bene che per il male. All’improvviso, alla fine della Seconda guerra mondiale, la scienza ha mostrato le sue enormi potenzialità distruttive. Insieme alla superbia dei giapponesi, il fungo nucleare di Hiroshima  ha dissolto l’ottimismo progressista degli occidentali. E così, nel 1945 il pendolo delle mode culturali ha cominciato a volgere dall’altra parte. Dalla metà del secolo scorso ad oggi, la galassia dei gruppi ambientalisti non ha mai smesso di espandersi. In maniera apparentemente paradossale, l’ideologia ambientalista assorbe umori tossici dalla dissolta ideologia marxista. Se per i marxisti e post-marxisti il capitalismo-occidentale è il responsabile unico di tutte le miserie del mondo, similmente per gli ambientalisti il capitalismo-occidentale starebbe finendo di distruggere le risorse e avvelenare il pianeta. Gli ambientalisti non si sono mai accorti che i paesi extra-occidentali inquinano molto più dei paesi occidentali, ma sorvoliamo. E di fatto oggi l’ambientalismo, l’anti-capitalismo e l’anti-occidentalismo coincidono.

Dunque, la cultura moderna è lacerata da due eccessi contrari. Questa lacerazione è la conseguenza logica del rifiuto di Dio. Io parlerei di eterogenesi dei fini. Né gli illuministi né i positivisti vogliono abbassare la l’uomo al livello degli animali. Al contrario, vogliono trasformare l’uomo in un dio senza Dio. Ma contro le loro stesse intenzioni (eterogenesi dei fini), ne fanno prima una scimmia e poi un insetto da sterminare. Se infatti l’uomo non ha un’anima spirituale, allora è solo un aggregato di atomi sottomesso a tutti gli atomi dell’universo; se l’uomo non è figlio di Dio, se non è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, allora è fatto ad immagine e somiglianza della scimmia. Non continuano forse a ripeterci, a sproposito, che il 94% del nostro patrimonio genetico è indistinguibile dal patrimonio genetico dello scimpanzé?. Siete ancora convinti che la teoria di Darwin non abbia dato un contributo fondamentale all’anti-umanesimo ambientalista? Allora non conoscete bene gli sproloqui filosofici dei darwinisti. Anche Stephen Jay Gould, il più grande paleontologo evoluzionista degli ultimi decenni, ogni tanto si atteggiava  a filosofo, e che filosofo: «Sigmund Freud faceva spesso notare come le grandi rivoluzioni nella storia della scienza abbiano un’unica caratteristica comune, carica d’ironia: demoliscono tutti quei piedistalli su cui l’umanità si è posta, convinta della propria importanza. Nei tre esempi che Freud riferiva, Copernico spostò la nostra collocazione dal centro dell’universo alla periferia; Darwin ci relegò poi a una “discendenza del mondo animale”; infine (in una delle affermazioni meno modeste della storia del pensiero), lo stesso Freud scoprì l’inconscio e distrusse il mito di una mente completamente razionale. (…) Il piedistallo non verrà infranto fino a quando non abbandoneremo, come principi fondamentali, lo sviluppo di una complessità sempre maggiore, e cominceremo a tenere in considerazione la possibilità tutt’altro che remota che Homo sapiens sia solamente un minuscolo ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita» (S. Jay Gould, “L’evoluzione della vita sulla Terra”, Le scienze, n. 316, dicembre 1994, p. 72). No, grazie. Io mi tengo la Bibbia, che mi mette al sotto di Dio ma al di sopra dell’universo. Mi tengo la Bibbia, secondo cui ogni più piccola creatura umana vale più dell’universo intero. Mi tengo la Bibbia e butto la teoria di Darwin nella discarica della storia, accanto ai rottami della falce, del martello e della svastica.

venerdì, 19 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, V. Il trionfo del maschilismo anti-teista.

E siccome voglio infierire, beccatevi questi brani di Darwin sulla donna tratti da L’origine dell’uomo e la selezione sessuale  (trad. it. Newton Compton, Roma, 1977) pubblicato nel 1871:«è generalmente riconosciuto che nelle donne le facoltà di intuizione, percezione rapida e magari di imitazione, sono molto più evidenti che nell’uomo; ma, per lo meno, alcune di queste facoltà sono caratteristiche delle razze inferiori e quindi di uno stato di civilizzazione passato e inferiore». (p. 326)

«La distinzione chiave nelle facoltà intellettuali dei due sessi dimostra il raggiungimento di una superiorità da parte dell’uomo a qualsiasi cosa si dedichi rispetto a quanto in potere alle donne – sia che si tratti di pensieri profondi, ragionamento, immaginazione, o semplicemente l’uso dei sensi e delle mani. Se venissero redatte due liste degli uomini e delle donne più eminenti nella poesia, pittura, scultura, musica […] storia, scienza e filosofia […] la lista delle donne non reggerebbe il confronto. Potremmo anche inferire, dalla legge dello scarto delle medie, ben illustrata da Galton nel suo Hereditary Genius, che se gli uomini sono dotati di una netta superiorità sulle donne in molti campi, la media del potere mentale dell’uomo deve essere superiore a quella delle donne».

Ma Darwin dove trae l’idea dell’inferiorità della donna? La trae dalla sua teoria. Secondo la sua teoria, la “selezione naturale” sarebbe il motore dell’evoluzione. Ora, la “selezione naturale” agirebbe maggiormente sugli uomini che sulle donne, rendendo i primi più forti e intelligenti. La caccia e la guerra, tipiche attività maschili, sarebbero dei potenti fattori di selezione. Tenendosi lontane da queste attività, le donne non avrebbero la possibilità di essere selezionate. Carl Vogt, Paul Broca e Gustave Le Bon fecero degli studi approfonditi  sulla presunta inferiorità della donna. Le Bon disse, fra le altre cose: «Nelle razze più intelligenti […] vi sono un gran numero di donne la cui dimensione del cervello è più vicina a quello dei gorilla piuttosto che ai cervelli maschili più sviluppati». Alcuni evoluzionisti giunsero addirittura a classificare uomini e donne in due distinte specie: homo frontalis per gli uomini, homo parietalis per le donne (cfr. http://www.rae.org/women.html ).

Ma come ho detto, Darwin non è un pensatore originale. Infatti, negli scritti della maggior parte degli autori del XVIII e XIX secolo è possibile trovare brani violentemente misogini. Leggete bene Aspasia di Giacomo Leopardi. E leggete bene Friedrick Nietzsche, che si dice convinto che le donne siano totalmente prive di pensiero. E taccio su De Sade, che ha fondato la sua opera sul disprezzo pornografico della donna.  E per favore, non venite a dire che De Sade, Leopardi, Nietzsce e compagnia erano “eccezioni che confermano la regola”. E no, fra il secolo dei Lumi e il secolo delle “sorti magnifiche e progressive”, è di gran moda il maschilismo troglodita. Altroché dea Ragione: divino Cazzo! Prendete Sylvain Maréchal, protagonista di primo piano della rivoluzione francese. Costui propose un PROGETTO DI LEGGE PER VIETARE ALLE DONNE DI IMPARARE A LEGGERE: «CONSIDERANDO: Che l’intento della natura, buona e saggia, è che le donne dedite esclusivamente alle cure domestiche si sentano onorate di tenere tra le mani, non un libro o una penna, bensì la rocca e il fuso. (…) DI CONSEGUENZA: La Ragione vuole (anche a costo di sembrare incivile), che le donne (nubili, maritate o vedove) non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna» (Sylvain Maréchal, Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere, Archinto, Milano, 2007).

D’altra parte, poco è cambiato dai tempi di Maréchal. Alcuni mesi fa, la sociologa Michela Marzano – di cui per inciso non condivido il punto di vista vetero-femminista – ha scoperto che la sua casella di posta elettronica era intasata da centinaia di mail, molto simili fra di loro. In quelle mail si trovavano insulti maschilisti contro le donne, elogi ai mariti che ammazzano le mogli ribelli e infine accorati appelli a “rimettere le donne in cucina”. Che cosa aveva fatto la Marzano di tanto terribile? In un articolo pubblicato su Repubblica alcuni giorni prima, la Marzano aveva spiegato la ragione ultima della recrudescenza delle violenze contro le donne nei paesi occidentali negli ultimi anni. La ragione ultima è che gli uomini non riescono ad accettare la perdita del dominio assoluto sulle donne. Le mail ingiuriose da lei ricevute dimostrano che la Marzano aveva colto nel vero. È vero che in quest’epoca di anti-teismo trionfante, il maschilismo troglodita prospera. I frustrati maschi anti-teisti si rodono dall’invidia per i trionfanti maschi islamici, che “mettono le donne al loro posto”. Vedi questo commento, lasciato sul blog di Vincenzillo da un perfetto “progressista” laico e sinistrorso: “era ora che riconoscessi la superiorità dell’Islam! ma vuoi mettere? l’unica cosa che mi lascia perplesso sono i divieti alimentari, ma per il resto è una pacchia, soprattutto per noi uomini. nel rapporto co le donne, bisogna ammetterlo, i musulmani ci superano di gran lunga perché hanno saputo tenerle al loro posto, altro che Cosmopolitan e Sex and the city” (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23226400/62602436#cid-62602436).

Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza vergogna, che all’origine delle ingiustizie nei confronti delle donne ci sarebbe il Cristianesimo. Evidentemente, questi mentitori patologici, oltre ad essere mentitori patologici, sono pure ignoranti come capre. Non sanno nulla di storia medioevale, non sanno nulla delle grandi donne del Medioevo cristiano. Non sanno nulla di Hildegard von Bingen, Giovanna d’Arco, Isabella di Spagna, Bianca di Castiglia, Eloisa, Matilda di Canossa e tante altre. Anzi, gli adoratori del divino cazzo le insultano: “Fiche di legno” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59106488#cid-59106488). E alla proprietaria di questo blog, cui non perdonano lo sfacciato tentativo di confrontarsi intellettualmente con lorsignori maschioni, non hanno niente di meglio da dire che questo: “Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422/sotto-lantiteismo-la-barbarie/comment/59079848#cid-59079848 ).

Essi non vogliono sapere e non vogliono che nessuno sappia che i guai per le donne sono iniziati fra Umanesimo e Rinascimento, quando gli umanisti riscoprivano la cultura greco-romana, caratterizzata da una virulenta misoginia. Questa cultura è come benzina sul fuoco del disprezzo nei confronti delle donne che il peccato originale accende nel cuore di ogni uomo. Ispirandosi al Diritto Romano, i giuristi umanisti introdussero una serie di leggi che discriminavano le donne. Queste discriminazioni si mantennero intatte fino alla fine del XIX secolo. Chi lo nega, mente sapendo di mentire.  Se volete sapere qualcosa sulle donne nel Medioevo, leggete La donna all’epoca delle cattedrali di Régine Pernoud (vedi anche Gli studi recenti di Sue Niebrzydowski (http://www.spazioforum.net/forum/index.php?showtopic=45885&pid=942331&start=0&#entry94233 ).

domenica, 14 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, IV. Oh, ma che tenere paroline dolci…

Quando sbatti loro in faccia i brani razzisti di Darwin, i darwinisti fedeli alla linea arretrano sull’ultima linea di difesa: “In questi brani Darwin non esprime la sua visione scientifica bensì la visione reazionaria, profondamente razzista, del suo ambiente sociale. Bisogna sempre distinguere fra la teoria di Darwin e i pregiudizi sociali dell’uomo Darwin”. Ma fatemi il piacere. Il disprezzo di Darwin nei confronti dei non bianchi, dei deboli e anche e delle donne (del maschilismo troglodita di Darwin parlerò nel prossimo post) è ben fondato sulla solida roccia della teoria evolutiva. Nei suoi insulti sanguinosi a tutti coloro che non sono dei sani maschi bianchi c’è la scienza o, meglio, la pseudo-scienza evolutiva. Dal punto di vista della pseudo-scienza evolutiva, gli esseri umani non sarebbero tutti uguali: alcuni sarebbero “adatti” e altri “inadatti”. Nella lotta per la sopravvivenza, solo gli “adatti” avrebbero la possibilità di sopravvivere e riprodursi. Ora, l’evoluzione non dovrebbe fermarsi mai: nel momento in cui si fermasse, inizierebbe l’involuzione. Se il processo naturale di selezione degli “adatti” si fermasse, la razza umana comincerebbe a degenerare. Per tenere in piedi la sua teoria, Darwin è quasi costretto a distinguere fra “adatti” e “inadatti”. E così, utilizzando dei criteri del tutto fantasiosi e arbitrari, decide che i non bianchi sono inferiori ai bianchi, che le donne sono inferiori agli uomini e che i deboli sono inferiori ai forti. I darwinisti fedeli alla linea possono rifiutare i criteri arbitrari con cui Darwin distingue fra sani-maschi-bianchi “adatti” e non-sani non-bianchi non-maschi “inadatti”. Ma se vogliono tenere in piedi la teoria evolutiva, non possono rifiutare la distinzione stessa fra “adatti” e “inadatti”. Se venisse meno questa distinzione, verrebbe meno il concetto di “selezione naturale” e, con esso, verrebbe meno la teoria evolutiva, anche nella sua versione neo-darwinista.

Quindi, i darwinisti di buona volontà possono certamente condannare con parole di fuoco (come ha fatto Cavalli Sforza su Repubblica) l’idea che i non bianchi siano intellettualmente inferiori ai bianchi, puntualizzando – a ragione – che dietro le differenze intellettive tra popolazione nera e popolazione bianca all’interno degli Usa ci sono unicamente delle cause sociali; possono perfino dimostrare – a ragione – che la sopravvivenza delle persone affette da tare genetiche non comporta nessuno svantaggio per la razza umana (e fra parentesi, queste affermazioni giuste si fondano unicamente sulla componente mendeliana della sintesi no-darwiniana). Ma se credono veramente nella fantasie di Darwin e di Dawkins, anche i darwinisti di buona volontà sono costretti a mantenere la distinzione fra “adatti” e “inadatti”. Quindi, sono costretti a sostituire i criteri arbitrari di Darwin con altri criteri altrettanto arbitrari. Se Darwin con i suoi criteri arbitrari metteva i sani-maschi-bianchi al culmine della piramide evolutiva, invece i darwinisti di buona volontà al culmine della piramide evolutiva metteranno chiunque altro passi loro per la testa. Visto che siamo in era di correttezza politica ed di apologia delle “minoranze sfruttate dall’Occidente”, magari si inventeranno che al vertice della piramide evolutiva stanno i mulatti tipo Obama, meglio se gay.

Ma io non ne ho ancora abbastanza. Voglio finire di affondare il coltello nella piaga e poi cospargere la piaga di sale. Abbiamo visto che Darwin è eugenista, razzista, sessista. Abbiamo visto che non è possibile separare chirurgicamente l’eugenetica, il razzismo e il sessismo dalla teoria di Darwin. Senza perdersi d’animo, fingendosi vittoriosi, i darwinisti fedeli alla linea tirano fuori l’unico asso nella manica: un brano in cui Darwin elogia la bontà. Ecco qui: «The aid which we feel impelled to give to the helpless is mainly an incidental result of the instinct of sympathy, which was originally acquired as part of the social instincts, but subsequently rendered, in the manner previously indicated, more tender and more widely diffused. Nor could we check our sympathy, if so urged by hard reason, without deterioration in the noblest part of our nature. The surgeon may harden himself whilst performing an operation, for he knows that he is acting for the good of his patient; but if we were intentionally to neglect the weak and helpless, it could only be for a contingent benefit, with a certain and great present evil». Che si può tradurre così: «L’aiuto che ci sentiamo spinti a dare all’impotente è principalmente un risultato accidentale dell’istinto di simpatia, che è stato originariamente acquisito come parte degli istinti sociali, ma successivamente è divenuto, secondo le modalità precedentemente indicate, più tenero e più ampiamente diffuso. Né potremmo ostacolare la nostra simpatia, anche se sollecitata da dure motivazioni, senza deteriorare la parte più nobile della nostra natura. Il chirurgo può indurire se stesso, mentre esegue un’operazione, perché sa che egli agisce per il bene del suo paziente, ma se dovessimo intenzionalmente trascurare i deboli e gli indifesi, potrebbe essere soltanto per un beneficio contingente, con un certo e grande danno immediato» (L’origine dell’uomo, cit., pp. 175-176).

Uh, ma che tenere paroline dolci, mi sta per venire il diabete! Ma  l’iperglicemia mi passa in fretta. Prendete tutta l’opera di Darwin e separate i brani umanitari dai brani di carattere eugenetico-razzista-sessista. Se mettete i primi su un piatto e i secondi sull’altro piatto della bilancia, l’asse della bilancia inclinerà quasi in verticale verso il secondo piatto. Ma che volete che siano due paroline profumate e lacrimose in confronto a tonnellate di parole genuinamente naziste? Quelle due paroline profumate e lacrimose sono il dazio, molto modesto, che Darwin paga alla mentalità dominante nella società inglese dei suoi tempi. L’espressione instinct of sympathy è tratta di peso dagli scritti di Benthan e di Mills, la cui morale utilitarista andava per la maggiore ai tempi di Darwin. E poi a me quelle paroline profumate, lacrimose e stucchevoli, mi fanno più che altro ridere. Darwin che fa l’apologia della bontà è credibile tanto quanto Hitler che fa l’apologia del genio ebraico o a Eva Henger che fa l’apologia della castità mentre si intrattiene in maniera impropria con svariati camionisti in un set porno.

Ma poi, rileggiamo bene le parole sibilline di Darwin. All’affermazione secondo cui non possiamo trascurare i deboli e gli indifesi senza venire meno alla parte più nobile di noi stessi si sovrappone l’immagine del un chirurgo che, per il bene del paziente, indurisce se stesso. Ecco a voi il senso nascosto delle parole di Darwin: lasciare morire gli “inadatti” contrasta con la parte nobile di noi stessi (i sentimenti di simpatia) e quindi comporta un “grande danno immediato”; ma se noi riusciamo ad “indurire noi stessi”, ossia a metter a tacere i sentimenti di simpatia, possiamo fare il bene dell’umanità, così come il chirurgo deve “indurire se stesso” per fare il bene del paziente, portando a termine correttamente una operazione.

(continua)

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO I, II, III. Post dal 18 ottobre al 5 novembre 2010

venerdì, 05 novembre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO III. I rapporti fra Darwin e Galton.

Come abbiamo visto, i darwniani fedeli alla linea non fanno che ripetere, come un mantra, che “La teoria di Darwin non ha niente a che fare con il darwinismo, con l’eugenetica e con il razzismo”. In effetti, per essere precisi, il darwinismo sociale è nato prima della teoria di Darwin. E non è nato da Darwin ma da Herbert Spencer. Nel 1859 Darwin pubblicò Origin of Species. Nel 1851 Spencer pubblicò Social Statistic, manifesto dal darwinismo sociale. Che cosa dice, in sostanza, Spencer? Che la natura non farebbe gli uomini uguali: alcuni li farebbe per comandare, altri li farebbe per obbedire. E la più rigorosa educazione, le migliori circostanze sociali, non potrebbero trasformare un uomo inferiore, destinato a servire, in un uomo superiore, destinato ad essere servito. Anticipando il “dogma centrale” della biologia molecolare, Spencer afferma che l’uomo non è determinato dalle sue scelte bensì dai suoi caratteri ereditari. Questo rigido determinismo genetico distrugge il concetto di libertà. Ecco, la libertà da Dio prepara la strada alla negazione della libertà… E Darwin che c’entra? C’entra eccome. Darwin dichiarò di essere stato profondamente influenzato da Herbert Spencer e da Thomas Malthus, il quale d’altra parte aveva influenzato anche Spencer. Insomma, per ammissione di Darwin, le idee di Spencer e di Malthus sono alla radice della teoria evolutiva. Inoltre, Spencer in persona suggerì a Darwin di cambiare l’espressione “sopravvivenza del più forte” con “sopravvivenza del più adatto” (“Survival of the fittest”). Insomma, non sembra proprio che Darwin abbia preso le distanze dalle idee classiste ed eugenetiche di Spencer. E non prese neppure le distanze da tal Greg, autore di The Enigmas of Life, pubblicato nel 1872. Infatti cita un brano di Greg: «Nell’eterna ‘lotta per l’esistenza’, sarebbe stata la razza inferiore e meno favorita a prevalere, e sarebbe prevalsa in virtù non delle sue buone qualità, ma dei suoi difetti» (Greg citato da Darwin).
Un celebre nazista disse: “Una menzogna ripetuta sette volte diventa verità”. Per essere sicuri, i darwiniani fedeli alla linea ripetono settanta volte sette: “Francis Galton coniò il termine eugenetica nel 1883, un anno dopo la morte di Charles Darwin, il quale non ebbe nessun rapporto né con Francis Galton né con Charles Galton Darwin”. Ma fatemi il piacere. Tanto per cominciare, Charles Galton Darwin non portava per caso il cognome Darwin. Infatti suo padre era George Howard Darwin, figlio di Charles Darwin. Ma il bello è che George, sua moglie e un assortimento di fratelli e cognati erano membri della Eugenics Society. Come poteva il vecchio Charles non accorgersi che la sua famiglia era piena di tifosi dell’eugenetica? Se davvero non se ne era mai accorto, allora era davvero un cretino. Ma in realtà non era del tutto cretino, almeno non fino al punto di non accorgersi di quello che avveniva in casa sua e di quello che scriveva un suo lontano cugino.
Per andare al sodo, Darwin conosceva benissimo Francis Galton. Infatti, Galton era suo cugino. E non è vero che non lo sentisse mai: lo sentiva regolarmente per posta. Cominciò a sentirlo più di sei anni prima della pubblicazione di Origin of Species. E non è vero che con lui parlasse del più e del meno: con lui parlava di razze inferiori e razze superiori. E non è vero che fu Galton a chiedere l’amicizia di Darwin: fu Darwin a chiedere l’amicizia di Galton. Nel 1853 Darwin lesse Narrative of an Explorer in Tropical South Africa di Galton e ne restò folgorato. Quindi decise di scrivere a questo cugino, che conosceva alla lontana, per fargli i complimenti. Da quel momento, Galton e Darwin iniziarono a scriversi regolarmente, influenzandosi a vicenda.
Nell’articolo “Hereditary Improvement”, pubblicato nel gennaio del 1873 sul Fraser’s Magazine, Francis Galton scriveva:«My object is to build up, by the mere process of extensive enquiry and publication of results, a sentiment of caste among those who are naturally gifted, and to procure for them, before the system has fairly taken root, such moderate social favours and preference, no more no less, as would seem reasonable to those who were justly informed of the precise measure of their importance to the nation (…) Some society should undertake three scientific services: the first, by means of a moderate number of influential local agencies, to institute continuous enquiries into the facts of human heredity; the second to be a centre of information on heredity for breeders of animals and plants; and the third to discuss and classify the facts that were collected (…) The life of the individual is treated as of absolutely no importance, while the race is as everything; Nature being wholly careless of the former except as a contributor to the maintenance and evolution of the latter. Myriads of inchoate (incomplete) lives are produced in what, to our best judgment, seems a wasteful and reckless (noncurante) manner, in order that a few selected specimens (esemplari) may survive, and be the parents of the next generation. It is as though  individual lives were of no more consideration than are the senseless chips (schegge) which fall from the chisel (scalpello) of the artist who is elaborating some ideal form from a rude block». Dunque, questo gentiluomo inglese, che getta nuova luce sull’origine della curiosa espressione “Perfida Albione”, dice che “miriadi di vite incomplete” (da che punto di vista?), paragonabili a schegge di nessun valore che cadono per terra mentre uno scultore trae la sua forma ideale dal rude blocco, sarebbero prodotte solo al fine di consentire a pochi “esemplari selezionati” (secondo quali criteri?) di sopravvivere e di riprodursi, quindi sarebbe opportuno che questi ultimi maturassero la consapevolezza di appartenere ad una vera e propria “casta” di eletti… Cielo! E i soliti mentitori patologici ti vengono a dire, senza nessun pudore, che all’origine di tutte le disuguaglianze sociali del mondo ci sarebbe il Cristianesimo. Se si prendessero il disturbo di studiare un poco di storia, apprenderebbero che nel Medioevo cristiano c’era molta più mobilità sociale di quanta ce ne sarebbe stata in seguito (sia i Medici che i Visconti – i primi che mi vengono in mente – erano di origine borghese). All’origine dell’immobilismo sociale c’è l’umanesimo prima e l’illuminismo poi. Tutti a cantare le lodi del positivismo, senza sapere che Spencer e Galton parlano addirittura di “caste”, manco fossimo in India!
Ma veniamo a Darwin. Scommetto che i mentitori patologici sono pronti a giurare e spergiurare che Darwin avrebbe condannato con vigore i deliri del cugino. E invece Darwin non solo non condannò ma lodò. In una lettera del gennaio 1873, Darwin dice di apprezzare la proposta, avanzata da Galton, di affidare a delle agenzie locali il compito di individuare gli “adatti”, ma si dice convinto che tali agenzie si troverebbero di fronte a delle difficoltà insormontabili. «I have been greatly interested by your article. The idea of castes being spontaneously formed and leading to intermarriage is quite new to me, and I should suppose to others. I am not, however, so hopeful as you. Your proposed Society would have awfully laborious work, and I doubt whether you could ever get efficient workers. As it is, there is much concealment (occultamento) of insanity and wickedness in families; and there would be more if there was a register. But the greatest difficulty, I think, would be in deciding who deserved to be on the register. How few are above mediocrity in health, strength, morals and intellect; and how difficult to judge on these latter heads. As far as I see, within the same large superior family, only a few of the children would deserve (essere degni) to be on the register; and these would naturally stick to their own families, so that the superior children of distinct families would have no good chance of associating much and forming a caste. Though I see so much difficulty, the object seems a grand one; and you have pointed out the sole feasible (il solo fattibile), yet I fear utopian, plan of procedure in improving (migliorare) the human race. I should be inclined to trust more (and this is part of your plan) to disseminating and insisting on the importance of the all-important principle of inheritance. I will make one or two minor criticisms. Is it not possible that the inhabitants of malarious countries owe their degraded and miserable appearance to the bad atmosphere, though this does not kill them, rather than to “economy of structure”? I do not see that an orthognathous face would cost more than a prognathous face; or a good morale than a bad one. That is a fine simile (page 119) about the chip of a statue; but surely Nature does not more carefully regard races than individuals, as (I believe I have misunderstood what you mean) evidenced by the multitude of races and species which have become extinct. Would it not be truer to say that Nature cares only for the superior individuals and then makes her new and better races? But we ought both to shudder (brivido) in using so freely the word “Nature” after what De Candolle has said. Again let me thank you for the interest received in reading your essay». Avete capito o ve lo devo tradurre?
Se non ne avete ancora abbastanza, se non siete ancora sazi di aberrazioni, rifocillatevi con questi brani succulenti tratti da L’origine dell’uomo (ed. Studio Tesi, 1991), pubblicato nel 1871:
«In un tempo avvenire, non molto lontano se misurato in secoli, le razze umane civili stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge. Nello stesso tempo le scimmie antropomorfe saranno senza dubbio sterminate. La lacuna tra l’uomo e i suoi più prossimi affini sarà allora più larga, perché invece di essere interposta tra il negro dell’Australia e il gorilla, sarà tra l’uomo in uno stato, speriamo, ancor più civile degli europei, e le scimmie inferiori come il babbuino» (p. 207).
«Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; e quelli che sopravvivono godono in genere di un ottimo stato di salute. D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. Vi è ragione di credere che la vaccinazione abbia salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo a causa della loro debole costituzione. Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana. E’ sorprendente come spesso la mancanza di cure o le cure mal dirette portano alla degenerazione di una razza domestica: ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori … Dobbiamo perciò sopportare gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione delle loro stirpe» (pp. 175-176).
«Se i vari ostacoli di cui abbiamo parlato … impediscono agli irrequieti, ai viziosi e agli altri elementi inferiori della società di accrescersi più rapidamente del gruppo di uomini migliori, la nazione regredirà, come è accaduto spesso nella storia del mondo» (p. 184).
«L’uomo ricerca con cura il carattere e la genealogia dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma quando si tratta del suo proprio matrimonio, di rado, o quasi mai, si prende tutta questa briga … Eppure l’uomo potrebbe mediante la selezione fare qualcosa non solo per la costituzione somatica dei suoi figli, ma anche per le loro qualità intellettuali e morali … D’altra parte, se i prudenti si astengono dal matrimonio, mentre gli avventati si sposano, i membri inferiori della società tenderanno a soppiantare i migliori. (…) I due sessi dovrebbero star lontani dal matrimonio, quando sono deboli di mente e di corpo; ma queste speranze sono utopie, e non si realizzeranno mai, neppure in parte, finché le leggi dell’ereditarietà non saranno completamente conosciute. Chiunque coopererà a questo intento, renderà un buon servigio all’umanità» (p. 269).
«Deve rimanere aperta la competizione per tutti gli uomini; e le leggi e i costumi non debbono impedire ai più capaci di riuscire meglio e di allevare un numero più grande di figli» (pp. 269-270).
«Anche a Sparta veniva seguita una forma di selezione, poiché per legge si esaminavano tutti i bambini appena nati; quelli sani e ben formati venivano allevati, mentre si lasciavano morire gli altri».

domenica, 24 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZISMO II

E adesso viene il bello. Nel XIX secolo nessuno distingueva fra la teoria di Darwin e l’eugenetica e nessuno distingueva fra eugenetica e razzismo. Tutti allora avevano chiaro che la teoria eugenetica di Galton era il completamento logico necessario della teoria evolutiva di Darwin. Materialisti e spiritualisti, destrorsi o sinistrorsi, tutti si fanno influenzare dalla dottrina eugenetica-darwiniania. Madame Blavatsky, fondatrice del movimento teosofico (cui farà riferimento pure Vassilj Kandinskij), distingue fra razze umane inferiori e razze umane superiori. Nella sua visione, i neri sarebbero meno evoluti di aztechi, cinesi, fenici e semiti; questi ultimi sarebbero meno evoluti di egizi, indù, greci, romani e teutoni; questi ultimi, infine, sarebbero destinati ad essere superati sul piano evolutivo da una futura super razza statunitense.

Bisogna sottolineare che la dottrina eugenetica-darwiniania assume fin da subito una connotazione marcatamente anti-cristiana. Ad esempio Friedrick Nietzsche, nazista prima di Hitler, voleva sostituire la “morale da schiavi” di Cristo con la morale dei superuomini dei suoi sogni. Mediante una morale che predica la carità e l’umiltà, i deboli terrebbero i forti al guinzaglio. Se si liberassero del guinzaglio, i forti avrebbero il diritto e anzi il dovere di opprimere i deboli. Lo aveva detto, prima di Nietzsche, l’illuminista Donatien-Alphonse François De Sade: «non le rappresaglie del debole contro il forte sono realmente nella natura… ciò che è veramente nelle leggi di questa saggia madre è l’ingiuria che al debole fa il forte, poiché, per comportarsi così, egli deve solo impiegare i doni che ha avuto… e se egli fa uso di tutti i suoi diritti per opprimere e spogliare il debole, fa solo la cosa più naturale del mondo» (Juliette). Dal canto suo, Nietzsche accolse con entusiasmo la teoria di Darwin, mettendola alla base della sua visione superoministica. Nei suoi scritti, il nome di Darwin nonché i concetti di “evoluzione” e “selezione” ricorrono più volte. Scrive ad esempio in La volontà di potenza: «Ciò che più mi sorprende quando getto uno sguardo sui grandi destini è l’avere sempre davanti agli occhi il contrario di ciò che vedono Darwin e la sua scuola, o piuttosto vogliono vedere. La selezione naturale a favore dei più forti, dei meglio riusciti, il progresso della specie. Si tocca con mano precisamente l’opposto: la soppressione dei casi felici, l’inutilità dei casi meglio riusciti, l’inevitabile dominio dei tipi medi, e persino dei tipi inferiori alla media» (p. 373). Ne L’Anticristo afferma: «La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione. Essa conserva ciò che è maturo per la fine, oppone resistenza a vantaggio dei diseredati e dei condannati dalla vita, essa conferisce alla vita stessa, attraverso l’abbondanza dei malriusciti di ogni specie che conserva in vita, un aspetto grigio e precario». E infine nei Frammenti postumi arriva alla logica conclusione: «I deboli e i malriusciti debbono perire: primo principio della nostra carità».

L’opera di Nietzsche andava forte negli ambienti eugenisti. Ad esempio, Claude Mullins, membro della Eugenics Society, scriveva nel 1913 sulla Eugenics Review: «Una carità miope, da parte dei privati e dello Stato, sta producendo grandi danni incoraggiando la riproduzione del debole … Non desta sorprese, perciò, trovare moltissimi eugenisti che si dissociano da questo codice morale, che credono ispirato alla religione cristiana. Consciamente o inconsciamente sono spinti sulle posizioni di Nietzsche, a cui il cristianesimo sembrava una glorificazione e un incoraggiamento del debole nella razza umana… mentre l’ideale affermato da Nietzsche era senza dubbio un ideale eugenetico».

Insomma, una mole impressionante di documenti prova che darwinismo, eugenetica, razzismo, e anti-cristianesimo coincidono. Questa coincidenza è un duro colpo per i laicisti. Non hanno sempre detto che l’eugenetica non avrebbe nulla a che fare con la teoria di Darwin? E non ci hanno sempre detto che il Cristianesimo sarebbe fonte di fanatismo, violenza e razzismo anti-semita? Per salvarsi la faccia, non resta loro che mentire. E così, senza nessun pudore, ci dicono che Hitler e Mussolini non solo non avevano capito nulla di Darwin ma credevano in Dio. Adolf non diceva forse “Gott mit uns”? E Benito non aveva forse firmato il Concordato con la Chiesa cattolica? Già. E a nessuno viene in mente che il duce possa avere firmato il Concordato per pura, machiavellica convenienza. E se qualcuno ancora si beve la storia di Mussolini cattolico, legga un po’ che cosa scriveva: «La morale cristiana insegna a rinunciare; il superuomo nietzschiano vuole invece conquistare… il cristianesimo grida: Amatevi come fratelli! Proteggete i deboli, rialzate i caduti, consolate i dolenti! Nietzsche insegna: a quel che sta per cadere bisogna dare un urto». Sul “Gott mit uns”, dirò  seguito. E per completare il quadro, Eugene G. Windchy aggiunge: «Although born to a Catholic family Hitler become a hard-eyed Darwinist who saw life as a constant struggle between the strong and the weak. His Darwinism was so extreme that he thought it would have been better for the world if the Muslims had won the eighth century battle of Tours, which stopped the Arabs’ advance into France. Had the Christians lost, (Hitler) reasoned, Germanic people would have acquired a more warlike creed and, because of their natural superiority, would have become the leaders of an Islamic empire» (brano tratto da  The End of Darwinism: And How a Flawed and Disastrous Theory Was Stolen and Sold, pubblicato nel 2009 negli Usa).

Insomma, Hitler dimostra che fra darwinismo e islamismo ci sono molte affinità. Anche Nietzsche, d’altra parte, tanto disprezzava il Cristianesimo quanto apprezzava l’Islam: “L’Islam ha per presupposto dei maschi”. Nel 1960 Sigrid Hunke, una nazista scampata a Norimberga, scrisse un libro dal titolo eloquente: Il sole di Allah brilla sull’Occidente. Se fossero vivi oggi, Nietzsche, Hitler e la Hunke sarebbero felici di vedere che oggi in Europa la mezzaluna dell’avvenire sta sorgendo. Avanti popolo.

Nel caso ve ne siate dimenticati, nel caso facciate finta di esservene dimenticati, vi rinfresco la memoria per l’ennesima volta: la teoria di Darwin ha ispirato l’Aktion t4 e la “soluzione finale” del problema ebraico:

«Un altro esempio è tratto da una pubblicazione orientativa intitolata Du und dein Volk (“Tu ed il tuo popolo”) che veniva distribuita agli studenti al termine del ciclo scolastico obbligatorio – al raggiungimento del quattordicesimo anno d’età. Significativamente, anche in questo caso, il paragrafo riportato che tratta della legge sulla sterilizzazione si trova nel capitolo relativo ai rapporti tra individuo e Stato ed è inserito subito dopo “Il problema ebraico” e seguito da “La grande importanza del tasso di natalità”. Si ripete anche qui lo schema classico nazionalsocialista di “eliminazione” dei “geni negativi” (ebrei, disabili, ammalati, asociali) e la “riproduzione” di quelli “positivi” (e vincenti nel processo di selezione naturale).

 “Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l’esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e ‘procreano’ [solo] quelle creature con i geni voluti. La ‘procreazione’ è selezione artificiale.

Nel caso degli esseri umani il completo rifiuto della selezione ha condotto a risultati indesiderati ed inaspettati. Un esempio particolarmente chiaro è l’incremento delle malattie genetiche. In Germania nel 1930 esistevano circa 150.000 persone [internate] in istituti psichiatrici e 70.000 criminali [rinchiusi] in prigioni e carceri. Essi rappresentavano comunque solo una piccola parte del numero reale degli handicappati. Il loro numero totale è stimato in oltre mezzo milione. Questo richiede enormi spese da parte della società: 4 RM [ndt: Reichsmark] giornalieri per un malato di mente, 3,50 RM per un criminale, 5-6 RM per un invalido oppure un sordo. Di contro un lavoratore non qualificato guadagna 2,50 RM al giorno, un impiegato 3,50 RM ed un impiegato statale di basso livello 4 RM (il Ministro [ndt: degli Interni] del Reich Dr. Frick ha fornito queste stime nel 1933)”.». (http://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4).

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana abbia fatto proseliti solo a destra. Karl Marx mise la teoria evolutiva alla base del suo “materialismo dialettico”. Scrive Windchy: «Karl Marx loved Darwinism. To him, survival of the fittest as the source of progress justified violence in bringing about social and political change, in other words, the revolution» (E. G. Windchy, op. cit.). Anche Josif Stalin stravedeva per la teoria evolutiva. Convinto che solo i veri comunisti fossero “adatti” alla sopravvivenza, mandò milioni di dissidenti “inadatti” nei gulag.

Cfr. J. Wells, Le balle di Darwin pp. 238-242:

«Secondo il filosofo Robert T. Pennock, “nell’ex Unione Sovietica l’evoluzione darwiniana venne respinta su basi ideologiche. Poiché il Partito Comunista deninciò la visione darwinista in favore del lysenkismo, una variante del lamarkismo che era più in linea con l’’deologia del partito, la ricerca biologica venne ritardata di una generazione. Gli ideologi del disegno intelligente potrebbero riprodurre lo stesso effetto in questo paese, se i loro sforzi lobbistici avranno successo”. (…) Le affermazioni di Robert Pennock e Christopher Scott secodo cui Stalin respinse il darwinismo sono false. (…) Lysenko aveva una scarsa preparazione in biologia, e ancora meno nella genetica mendeliana. All’inizio negò perfino una parentela fra le sue idee e il lamarkismo, ma dopo che Isaac Prezent, presidente della società dei biologi marxisti, gli presentò la teoria evoluzionista, abbracciò entusiatsicamente il darwinismo, copresi i suoi elementi lamarkiani. Negli anni Trenta Lysenko stava fondendo il processo fisiologico della vernalizzazione con l’ereditarietà lamarkiana. Quando i biologi mendeliani lo criticarono, egli evase semplicemente i loro argomenti e dichiarò che la genetica mendeliana era inaccettabile, peché contraddiceva l’evoluzione darwiniana (cfr. N. Roll-Hansen, The lysenko Effect, 1994). A quel tempo molti biologi occidentali stavano accettando la “moderna sintesi”  dell’evoluzione darwiniana con la genetica mendeliana, ma ma il ministro sovietico dell’agricoltura Jakov Jakovlev sostenne Lysenko dichiarando il mendelismo incompatibile col darwinismo. Nel 1937 Prezent elogiò Lysenko per “aver marciato (…) sotto la bandiera della ricostruzione della scienza biologica sulle basi del darwinismo elevato al livello del marxismo”, mentre demonizzò i mendeliani come “potenze delle tenebre”. (…) Quindi, contrariamente a quanto affermano Pennock, Futuyama e Critopher Scott, il conflitto scientifico implicito al lysenkysmo non era tra lamarkismo e darwinismo, ma tra darwinismo classico (che aveva innegabilmente degli elementi lamarkiani) e nuova genetica mendeliana. L’attuale conflitto tra neo-darwinismo e  disegno intelligente ricorda il lysenkismo nel senso che i darwinisti si stanno ancora opponendo alle nuove idee».

Come abbiamo visto, dal concetto darwiniano di “lotta per la sopravvivenza” derivano il concetto marxista di “lotta di classe” e il concetto nazista di “lotta per la supremazia della razza ariana”. Oggi l’eugenista australiano Peter Singer invita la sinistra a sostituire Marx con Darwin, l’utopia sociale con l’utopia eugenetica (cfr. Peter Singer, Una Sinistra Darwiniana, Ed. di Comunità, 2000). Nel concreto, Singer propone di migliorare le condizioni della classe lavoratrice permettendo solo ai lavoratori sani e forti di sopravvivere. Gli inadatti, a suo parere, andrebbero liquidati quando sono ancora nella culla. Non è uno scherzo: Peter Singer si batte apertamente per la legalizzazione dell’infanticidio.

E non pensiate che la dottrina eugenetica-darwiniana non abbia infettato anche il liberalismo. E no, purtroppo. Prima di Adam Smith, il liberalismo economico si basava sulla dottrina della legge naturale. Adam Smith separa il liberalismo economico dai valori della legge naturale, trasformandolo in un materialistico liberismo basato sull’utopia dell’equilibrio degli egoismi (come se gli egoismi non fossero per loro natura destinati al conflitto:) Quando il liberismo smithiano incontrerà il darwinismo sociale, l’utopia dell’equilibrio degli egoismi lascerà il posto alla legge del più forte. E così nasce quel capitalismo immorale che ci ha portato al settembre nero del 2008. Dal 1929 ad oggi, è la solita storia.

venerdì, 22 ottobre 2010

NUOVA AVVERTENZA

Scusate, adesso vado di fretta, forse dopo cena troverò il tempo di leggere con calma tutti i commenti, sbloccando quelli in moderazione. Adesso voglio lasciare un messaggio a INFOEVO, che probabilmente (diciamo il 50% di probabilità) coincide con il caro vecchio INFORMATICO EVOLUZIONISTA. Ora, io ho cancellato i suoi commenti per una ragione semplicissima: perché questo individuo ha perso definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Per difedersi, questo individuo ha scritto “cancelli i miei commenti perché non sai rispondere” eccetera eccetera. No, i mediocri contenuti dei suoi commenti possono essere confutati con una facilità estrema. Il fatto è che informatico non merita neppure che io li confuti. La quantità sterminata di insulti e volgarità che ha scritto su questo blog gli ha fatto perdere definitivamente il diritto di rivolgermi la parola. Io gli ho teso la mano decine di volte, chiedendogli di esprimersi in maniera civile. E lui, per rabbia, ha aumentato le dosi di volgarità patologica. Come mi ha fatto notare qualcuno, questo individuo mostra di avere una personalità molto fragile. Egli è talmente ossessionato da me, che ieri è stato capace di passare l’intera serata a ripostare lo stesso commento. Vada a farsi aiutare da qualcuno. Gli faccio i miei migliori auguri.
P. S. Anche nel caso in cui non coincida con il vecchio Informatico Evoluzionista, INFOEVO non è meno volgare, disonesto e baro di Informatico. Quindi in ogni caso ha perso anche lui il diritto di postare su questo blog. Anche quando tenterà di insinuarsi qui con altri nomi.

giovedì, 21 ottobre 2010

AVVERTENZA

Dal momento che non riesco a stare dietro a tutti i commenti dei pastafariani, sono costretta a mettere temporaneamente i commenti in moderazione. Se i commenti sono educati e privi di offese, saranno presi in considerazione. A me non disturbano le contestazioni, ma le volgarità, le offese e soprattutto le menzogne ripetute.
Mi raccomando: non smettete di commentare, soprattutto se siete mie amici reali e virtuali. Gli amici splideriani hanno accesso libero.

lunedì, 18 ottobre 2010

DARWINISMO FA RIMA CON NAZI-COMUNISMO, I. Ecco a voi gli eugenisti.

Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, è quasi impossibile distinguere fra dottrina eugenetica e teoria di Darwin. Tutti gli eugenisti, nessuno escluso, usano il linguaggio di Darwin. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, gli eugenisti non affatto travisato la teoria di Darwin. Gli eugenisti non hanno “tradito” Darwin esattamente come Stalin non ha “tradito” Marx. Purtroppo per i darwinisti fedeli alla linea, Darwin era un eugenista convinto. Ma andiamo con ordine.
Nel 1883 Francis Galton (1822-1911) pubblicò il manifesto ufficiale della dottrina eugenetica: Human Faculty and its Development. La “Eugenics” è descritta da Galton come “la scienza per il miglioramento della specie umana dando alle razze e ceppi di miglior sangue una maggior probabilità di prevalere sopra i meno dotati”. Galton invita i governi a migliorare la qualità della razza umana, impedendo agli “inadatti” di fare figli (eugenetica negativa) e invece incoraggiando gli “adatti” a farne molti (eugenetica positiva). Attraverso siffatte politiche eugenetiche, mirate a  frenare il contagio dei caratteri “disgenici” e a favorire la diffusione dei caratteri “eugenici”, i governi potrebbero accelerare l’evoluzione della razza umana. In Hereditary Genius, pubblicato nel 1869, Galton sostiene addirittura, senza nessun senso del ridicolo, che il genio intellettuale è ereditario. Se avesse fatto qualche ricerchina, Galton avrebbe scoperto che nessuno dei grandi geni della storia (Dante, Bach, Mozart, Goethe o chiunque altro vi venga in mente) ha mai avuto un solo figlio genio.
La fiaccola della dottrina eugenetica fu raccolta nel Novecento da Charles Galton Darwin (occhio al doppio cognome), Julian Sorell Huxley, Margaret Higgins Sanger, James Dewey Watson,Peter Singer e molti altri. Sembra che nel febbraio del 2009 una radio di Boston abbia trasmesso la registrazione di un discorso pronunciato negli anni Cinquanta da Charles Galton Darwin (occhio ai due cognomi), dirigente del  Director of Britain’s National Physical Laboratory prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale nonché presidente della Eugenics Society dal 1953 al 1959. I radioascoltatori allibiti hanno potuto apprendere che «the policy of paying most attention to the inferior types is the most inefficient way possible of achieving perfectibility of the human race… this preoccupation with the weaker members is part of the present menacing trend of political thought which insists on absolute equality. (…) the well-to-do are rather more likely than others to possess hereditary ability … but the more prosperous members of the community are not producing their share of the next generation … The whole thing is a catastrophe which it is now almost too late to prevent»
(per saperne di più e ascoltare la registrazione del discorso:
http://www.kevinalfredstrom.com/2009/02/charles-galton-darwin-eugenics-advocate).
Nel 1932 tale Ernst Ruedin fu elettopresidente della Società Eugenetica Britannica, collegata alla International Federation of Eugenics Organizations, fra i cui fondatori spiccava Julian Sorell Huxley, fratello del più famoso Aldous. Ora, questo Ernst Ruedin era il genetista ufficiale del Terzo Reich: ma guarda un po’ che coincidenza. Dal canto suo, Julien deprecava i matrimoni misti fra bianchi e neri: «Mettendo un poco della mente dell’uomo bianco nel mulatto, non solo lo si rende più capace e ambizioso (non ci sono casi accertati di negri puri saliti a qualche eminenza), ma si accresce il suo scontento e si crea un’ovvia ingiustizia continuando a trattarlo come un africano purosangue. Il nero americano è turbolento a causa del sangue bianco americano che è in lui» (Julian Huxley, “America Revisited – The Negro Problem”, sullo Spectator del 29 novembre 1924). Nel 1956 questo razzista ha vinto la Medaglia Darwin: ma guarda un po’ che coincidenza. Suo fratello Aldous non era da meno. In Ritorno al mondo nuovo scriveva: «Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore».
Nessuno sa che dietro la dolce espressione “salute riproduttiva” si celano l’eugenetica e il maltusianismo (come avrò modo di spiegare, queste due ideologie sono due facce della stessa medaglia). Nella neolingua orwelliana dell’Onu, “salute riproduttiva” e “autodeterminazione della donna”  significano aborti forzati e sterilizzazioni forzate. Per dirne solo una, dalla metà degli anni ’70 ad oggi, 25 milioni di donne brasiliane fra i 15 e i 54 anni sono state sterilizzate a loro insaputa nell’ambito di una vasta operazione promossa dall’UNFPA, agenzia dell’ONU per la popolazione(Famiglia Cristiana N. 38/1991 e L’Adige del 4.8.1991).Dopo lo tsunami  del 26 dicembre 2004, l’UNFPA ha promosso una raccolta pubblica di fondi (con obiettivo 28 milioni di dollari) a favore delle popolazioni colpite. Quei fondi non si sono tradotti in cibo e beni di prima necessità, ma in anti-concezionali e in kit per l’aborto. Ecco come l’Onu aiuta le persone che soffrono.
L’UNPFA e le altre agenzie legate all’Onu fanno in modo che gli scaffali degli ospedali del Terzo Mondo siano sempre vuoti di medicinali e pieni di anticoncezionali. L’agenzia che più si è data da fare per diffondere l’aborto in tutto il mondo è la luciferina  Planned Parenthood. Di recente, lo storico Edwin Black nel testo War against the weak. Eugenics and America’s campaign to create a master race (edizioni Four walls eight windows, New York), ha illuminato a giorno i rapporti fra Margaret Higgins Sanger (1883-1966), fondatrice della Planned Parenthood, e gli ambienti eugenetici. Convinta che le risorse del pianeta fossero limitate, questa strega riteneva che solo gli “adatti” avessero il diritto di consumarle; gli “inadatti” e i poveri, invece, avrebbero dovuto essere attivamente aiutati a “sparire” e a “morire di fame” al fine di non togliere risorse agli “adatti”. Sì, esatto: la strega usa i termini darwiniani “unfit” (inadatto) e “fittest” (il più adatto). Ma guarda un po’ che coincidenza (cfr. Mario A. Iannaccone L’eugenetica, da Darwin all’America Minacce alla vita,:  http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50&mode=thread&order=0&thold=0  ).
Su Avvenire del 19 ottobre 2008, Jürgen Moltmann rievocava una agghiacciante conferenza di eugenetica cui partecipò nel 1962 a Londra: «Riassumo la discutibile idea che fu sostenuta alla Ciba-Conference circa un “futuro eugenetico” dell’umanità. 1) La selezione naturale mette in pericolo il futuro dell’umanità: gli stupidi si moltiplicano, gli intelligenti si reprimono. In tal modo presso le nazioni civilizzate il patrimonio genetico dell’umanità peggiora e nella società industriale la fertilità diminuisce. Pertanto nelle nazioni progredite abbiamo bisogno di un miglioramento (enhancement) della costituzione genetica degli esseri umani. Non basta – come avviene oggi in Germania – spingere mediante incentivi fiscali le persone capaci e istruite ad avere più figli e distogliere le persone incapaci e ignoranti dal concepimento di bambini. Occorre passare alla fecondazione artificiale mediante una selezione dei migliori. Dal punto di vista eugenetico l’Aid – artificial insemination from a donor (inseminazione artificiale mediante donatore) – è necessaria da un lato per eliminare malattie ereditarie e dall’altro per rendere fecondo il patrimonio genetico migliore. 2) Occorre perciò ideare banche del seme con materiale pregiato, dotato cioè di “eccellenti doti di cuore, spirito e corpo”. Occorre perciò immagazzinare ovuli umani analogamente “eccellenti”. Grazie alle nano-tecnologie sono possibili manipolazioni del materiale genetico dell’umanità. “L’avanguardia idealistica dell’umanità e i suoi discendenti daranno inizio per generale accordo a un sano progresso genetico verso gli eccellenti valori della salute, dell’intelligenza e dell’umanità”: questa è la prospettiva con cui Hermann Müller concluse la sua relazione alla Ciba-Conference» (Jurgen Moltmann, Darwin, cattivo maestro:
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=23&Itemid=48
http://progettocosmo.altervista.org/index.php?option=content&pcontent=1&task=view&id=22&Itemid=56). Molto bene, adesso sappiamo quale piano ideologico si cela dietro le ignobili Banche del Seme, specialmente quelle Banche dei semi dei nobel di cui ci ha parlato, con viva approvazione, l’eugenista evolutivo Piero Angela.
Fino agli anni Settanta, gli eugenisti propagandavano le loro orrende idee alla luce del sole. In seguito, per non destare scandalo, hanno imparato nascondere le loro orrende idee sotto un velo di parole politicamente corrette. Ma queste idee sono ben vive ancora oggi. Ad esempio, il professor Peter Singer dell’università di Princeton promuove apertamente l’infanticidio a scopo eugenetico (non è uno scherzo). Oltre a Peter Singer, meritano un posto d’onore fra le file dei “nazisti dell’Illinois” anche tal Lynn e il vecchio James Dewey Watson, scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick.
Purtroppo la gente in Italia è tenuta all’oscuro del fatto che, ancora oggi, gli  anglosassoni nutrono il loro disprezzo per gli italiani con argomenti eugenetici e darwinisti. Sia i vecchi razzisti galtoniani sia i nuovi razzisti neodarwiniani  si riferiscono al concetto farlocco di “deriva genetica”, secondo cui i cambiamenti genetici che preluderebbero alla speciazione (sia evolutiva che involutiva) si verificherebbero in piccoli gruppi isolati geograficamente. Nel libro Perché non possiamo non dirci darwinisti, il biologo Boncinelli sostiene che oggi una determinata specie di pipistrelli del sudest asiatico si stia dividendo in due diverse specie, che eviterebbero di incrociarsi. Analogamente, il razzista Lynn sostiene che i diversi popoli umani, separati fra loro da enormi distanze geografiche nel corso di lunghi millenni, si sarebbero evoluti geneticamente in maniera diversa, col risultato che alcuni popoli sarebbero più “evoluti” di altri. Di recente su una nota rivista scientifica peer-reviewed, Lynn ha sostenuto che i nordici sono più intelligenti e  più belli dei “terroni” d’Italia, brutti e stupidi come i “Sopranos”. Come nota Salvatore Settis, la teoria di Lynn è stata anticipata nel 1951 da un tedesco di nome Freidrich Vochting,  il quale sosteneva che l’arretratezza economica e culturale del sud  Italia avrebbe avuto unicamente cause razziali. Il sud, infatti, sarebbe ancora dominato dal tipo umano mediterraneo “un tipo pre-ariano di piccola statura… la cui funzione storica è in ogni tempo quella di chi è dominato e mai di chi domina, di chi riceve e mai riesce a dare” (Leggi tutto qui: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/13/quelle-teorie-su-nord-sud.html ). Ovviamente, non è afffatto vero che i  meridionali sono meno intelligenti dei nordici. Lynn ha confrontato i risultati scolastici degli studenti del sud Italia con quelli del nord Italia, che sono tradizionalmente più alti.  Ebbene i risultati scolastici sono direttamente proporzionali non al QI degli studenti ma piuttosto alla qualità dell’insegnamento, che è tradizionalmente migliore nelle scuole del nord.
 Nota bene: queste teorie razziste di marca anglosassone appaiono nelle riviste peer-reviewed, le stesse che respingono al mittente tutti gli articoli contro Darwin. Che schifo.

E nota bene: i razzisti vecchi e nuovi della corente eugenetica fanno esplicito riferimento alla teoria di Darwin. Il vecchio genetista, darwiniano convinto, James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) un paio di anni fa ha affermato candidamente che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale”  (http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml  ; http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/james-watson/james-watson/james-watson.html  ). Lo stesso Lynn fa esplicitamente riferimento a DARWIN e a GALTON. Non mi stupirei se avesse firmato il progetto Steve. cfr.
The Fall of Man: Richard Lynn’s Dysgenics
Richard Hoste
Dysgenics: Genetic Deterioration in Modern Populations
by Richard Lynn
Westport, Conn.: Praeger Publishers, 1996
Richard Lynn
When it comes to population, quality matters more than quantity.  While educated Westerners never tire of sprinkling their conversations with the word “overpopulation,” voicing concern about population worth is taboo.  Put it this way: you have to spend the rest of your life in a city filled with Nigerians or Japanese.  You can either pick the ethnic makeup or the amount of people in the city.  Which would you choose?  As it’s settled that genes influence character and intelligence, could these traits be declining in some or all populations?  Has it to some extent?  Anecdotes exist about single educated women and fertile welfare queens, but hard data is needed.
 While support for eugenics has been around since the time of Plato, the first person to worry about genetic deterioration was French physician Benedict August Morel.  He’s an obscure figure today and much better known is the more important Sir Francis Galton, who coined the term eugenics in 1883.  He thought that more genes for lower intelligence and poor character were concentrated in the lower classes, whose higher fertility would lead to a decline in genetic quality.  Galton spent his life working to reverse the trend.  He eventually convinced Darwin himself of the danger.  Biologist Alfred Russell Wallace wrote:
 In one of my last conversations with Darwin he expressed himself very gloomily on the future of humanity, on the ground that in our modern civilisation natural selection had no play and the fittest did not survive.
 It wasn’t until 1974 that Nobel prize winning physicist William Shockley called the process dysgenics.  Darwin went on to despair over the excessive breeding of “the scum.”  Data has always been needed on  whether his fears had been justified.  Richard Lynn brings together studies and data from the last 200 years dealing with the connection between fertility and intelligence/socioeconomic status from all over the world.  How afraid should we be? …………..
(continua a leggere: http://www.toqonline.com/2009/06/the-fall-of-man )
Ma il bello deve ancora venire.
(Continua)

P. S.
Mini bibliografia sull’eugenetica:  Piero S. Colla, Per la nazione e per la razza. Cittadini ed esclusi nel modello svedese (Carocci, Roma 2005); Luca Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese, 1934-1975 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2004); Edwin Black, The War Against the Weak: Eugenics and America’s Campaign to Create a Master Race (Four Walls Eight Windows, New York 2003); Richard Weikart, From Darwin to Hitler: Evolutionary Ethics, Eugenics, and Racism in Germany (Palgrave MacMillan, New York 2004).