Ogni commento è superfluo

Qualcuno si ricorda dello spettacolo di Castelluci?

Sembra che nel corso di quello spettacolo una riproduzione gigantesca del volto del Cristo di Antonello da Messina divenisse bersaglio di un lancio escrementi.

Le reazioni dei cattolici non furono unanimi. Alcuni dissero che in realtà  lo spettacolo nel suo complesso non era blasfemo. Altri  dissero che lo spettacolo non era blasfemo ma che comunque  offendeva gravemente la fede dei cattolici. Altri dissero che era blasfemo senza scusanti e ne invocarono la cancellazione. Oltre a queste tre principali posizioni, c’erano molte altre posizioni, molto più sfumate e composite. A dire il vero, in quei giorni era difficile trovare due cattolici che la pensassero alla stessa maniera. Ma la cosa importante è che anche i cattolici convinti di “blasfemia” non chiedevano nulla di più e nulla di meno che la rimozione della scena incriminata o al più la cancellazione  dello spettacolo. I cattolici più “arrabbiati” il massimo che fecero fu di protestare in piazza davanti al teatro in cui si svolgeva lo spettacolo.

Nessun cattolico ha chiesto la testa di Castellucci, nessun cattolico ha minacciato lui o gli attori, nessun cattolico ha assaltato ambasciate.

Nel corso degli ultimi anni, migliaia di cristiani son stati letteralmente trucidati dai fondamentalisti musulmani. Ormai nei paesi a maggioranza musulmana per un cristiano  andare a messa la domenica significa rischiare la vita. Ebbene, di fronte a questo genocidio i cattolici hanno protestato e invitato i governi occidentali a esigere dai governi dei paesi arabi il rispetto delle minoranze. Il papa ai cristiani dei paesi arabi non dice: “vendicatevi”. Dice; “diventate costruttori di pace”.

Di fronte alla campagna anti-cristiana portata avanti dai musulmani, nessun cattolico ha assaltato le ambasciate dei paesi arabi, nessun cattolico ha organizzato “rappresaglie” contro i musulmani.

Un mese fa appare su You-tube un film che senza ombra di dubbio offende gravemente la fede dei musulmani. Inoltre, il filmato descrive i musulmani come dei violenti sanguinari. Offesi a morte per essere stati descritti come dei violenti e sanguinari, i musulmani uccidono un ambasciatore e trascinano il suo cadavere in giro per le strade, assaltano le ambasciate americane in giro per il mondo, provocano morti e feriti, condannano a morte e cercano di uccidere non solo gli autori e gli attori del film ma anche tutti i dipendenti delle ambasciate americane nonché il principe Henry d’Inghilterra.

Torniamo indietro nel tempo: nel ventesimo secolo i regimi esplicitamente atei e anti-cristiani provocano due guerre mondiali con corredo di lager e gulag. Questi regimi hanno perseguitato i cristiani con una ferocia possibilmente maggiore rispetto a quella dei musulmani. Secondo calcoli accurati, all’interno dell’Occidente le guerre, le persecuzioni, le epurazioni eccetera promosse dai regimi atei del ventesimo secolo avrebbero provocato da sole più morti di quanti ne abbiano provocati tutte le guerre messe insieme dei secoli precedenti.

Torniamo ancora più indietro nel tempo: dal settimo secolo dopo Cristo all’undicesimo secolo, i pirati musulmani saccheggiano e devastano ininterrottamente l’Europa. Oltre a devastare e ammazzare, rubano.  Oltre a rubare le cose, rubano le persone.  Sul mercato degli schiavi del Nord Africa vanno a ruba specialmente le bambine e le ragazze bianche. Nel frattempo, l’Islam armato si è mangiato tutte le terre un tempo cristiane del Medio Oriente, e minaccia di mangiarsi l’Europa stessa. I cristiani decidono di reagire. Bisogna fermare l’Islam armato al di là del Mediterraneo, prima che si metta in mare. E così i cristiani, con immensi sacrifici economici, organizzano le spedizioni denominate “Crociate”. Dunque, le Crociate non furono guerre di conquista: furono guerre di difesa.

Torniamo all’oggi: secondo tutte le indagini, dove c’è più ateismo c’è più Islam. Nello specifico: nei paesi occidentali in cui l’ateismo è maggiormante diffuso fra gli autoctoni, l’Islam fondamentalista è maggiormente diffuso fra gli immigrati. Vedi Inghilterra, Belgio, Olanda e paesi scandinavi. Evidentemente, la cultura atea-matarialista-edonista non funziona come argine alla diffusione del fondamentalismo islamico.

E i lacisti atei di casa nostra sulla loro stampa scrivono che cattolici e islamici sono uguali, che sia gli uni che gli altri sono violenti e intolleranti, che i crociati erano molto più violenti e criminali dei terroristi islamisti, che il terrorismo islamico è la risposta alle crociate fatte dai cristiani nel Medioevo, che siamo di fronte allo scontro fra “due opposti fondamentalismi”, che per conquistare la pace bisogna distruggere tutte le fedi, specialmente quella cristiana, e fare trionfare l’ateismo.

Ogni commento è superfluo.

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Immagini del pellegrinaggio Macerata-Loreto, sabato 9 domenica 10 giugno 2012

Foto da me scattate durante il pellegrinaggio.

Quando 90.000 persone in cammino nella notte non fanno notizia…

 

P. S. Chi ha l’occhio esperto, si sarà accorto che queste fotografie sono leggermente rimaneggiate col photoshop. Tuttavia, non le ho minimamente falsate: le ho solo “aggiustate”.  Infatti, a causa della carenza di luce, la qualità delle immagini non era ottima.

di Reginadistracci Inviato su fede Contrassegnato da tag

DONNA, NON PIANGERE

Penso ai due genitoridi Melissa, la ragazza uccisa sabato mattina a Brindisi. Penso al dolore immenso, insopportabile, che portano sulle spalle. Una luminosa mattina di maggio la figlia, la loro unica figlia, esce di casa e dopo poche ore non c’è più. Dilaniata da una bomba, come in guerra. Una bomba ha portato via la loro bambina. Pensano e ripensano al giorno della sua nascita, pensano e  ripensano ai sedici anni che hanno passato con lei. Pensano all’ultimo istante in cui l’hanno vista, sulla porta di casa, con i libri in spalla. “Ciao mamma, ciao papà, ci vediamo a pranzo”. E non è più tornata. La sua stanza, piena di oggetti che parlano di lei, adesso è vuota, vuota per sempre. Come è possibile che fino a due giorni fa c’era e adesso non c’è più? Perché quella mattina non l’abbiamo costretta a rimanere in casa? Le lacrime consumano i loro occhi. Di fronte ad un dolore così grande, tutte le analisi e le speculazioni sul “chi è stato” e “perché” vengono meno. Quando la morte mostra il suo volto orrendo, che importa che sia stata la Sacra Corona unita o il terrorismo o un pazzo isolato? Infatti, la morte trionferà anche sulla Sacra Corona unita, sul terrorismo e sui pazzi isolati. Quindi, le analisi per il momento lasciamole agli inquirenti; al limite, cominciamo a renderci conto che in ciascuno di noi, anche se non mettiamo le bombe,  c’è  la stessa capacità di fare il male che l’assassino di mezza età ripreso da una telecamera di sorveglianza ha trasformato in un atto (vedi anche questo post di Berlicche).

Ma di fronte al dolore di quei genitori, noi possiamo soltanto tacere e pregare. Niente di quello che possiamo fare o dire potrebbe alleviare la loro sofferenza.  Solo chi ha vinto la morte lo può. Solo quell’uomo che un giorno alla donna che piangeva disperatamente davanti al feretro dell’unico figlio, un ragazzo della stessa età di Melissa, disse: “Donna, non piangere”. «“Quando vide quel funerale si informò subito: ‘Chi è?’. ‘E un adolescente, a cui è morto il padre poco tempo fa’. E sua madre stava gridando e gridando e gridando dietro al feretro, non come si usava allora, ma come usa nella natura del cuore,  che liberamente esprime questa domanda. Fece un passo verso di lei e le disse: ‘Donna, non piangere!’. Ma c’è qualcosa di più ingiusto che dire a una donna cui il figlio è morto, sola: ‘Donna, non piangere’? Ed era invece il segno di una compassione, di un’affezione, di una partecipazione al dolore sterminata. Disse al figlio: ‘Alzati!’. E le restituì il figlio. Ma non poteva restituirle il figlio senza dir niente: sarebbe rimasto nella sua gravità di profeta e taumaturgo, di uomo dei miracoli. ‘Donna, non piangere’, disse. E le restituì il figlio. Ma disse prima: ‘Donna, non piangere’». (Luigi Giussani) «’Donna, non piangere!»’, come se nessuno la conoscesse, come se nessuno la riconoscesse più intensamente, più totalmente, più decisivamente di Lui! ‘Donna, non piangere!’. Che cosa inimmaginabile è che Dio – ‘Dio’, Colui che fa tutto il mondo in questo momento –, vedendo e ascoltando l’uomo, possa dire: ‘Uomo, non piangere!’, ‘Tu, non piangere!’, ‘Non piangere, perché non è per la morte, ma per la vita che ti ho fatto! Io ti ho messo al mondo e ti ho messo in una compagnia grande di gente!’. Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi ama fin nel vostro destino, uno sguardo e un cuore che nessuno può fuorviare, nessuno può rendere incapace di dire quel che pensa e quel che sente, nessuno può rendere impotente!» (Luigi Giussani). Adesso i genitori di Melissa sono misteriosamente partecipi del dolore della Madonna, che ha assistito alla lunga agonia e alla morte del suo unico figlio. Anche i suoi occhi erano consumati dal pianto. Ma la lacrime hanno lasciato il posto alla gioia. Perché suo figlio ha vinto la morte.

di Reginadistracci Inviato su fede Contrassegnato da tag

GLI “ORRORI” DELL’INQUISIZIONE. La vera storia di Galileo Galilei, Giordano Bruno e Tommaso Campanella

 Ho fatto di tutto per non vedere lo spettacolo di Paolini su Galileo Galilei. Infatti, volevo evitare l’ennesima arabbiatura. Sul Galilei, su Bruno, su Campanella e in generale sul tribunale della santa inquisizione sono state dette talmente tante menzogne che non può non esserci lo zampino del diavolo. Comunque, non potevo rimanermene zitta. Visto che qualcuno me lo ha chiesto, ho deciso di rivedere, correggere  e pubblicare finalmente un post che tenevo in lista d’attesa da troppo tempo. Sembra lungo  ma non lo è: dove la trovate tutta la storia dei tre famosi inquisiti in soli 20.000 caratteri? Ho pensato che non aveva senso spezzettarla perché in fondo è un discorso unico, da bere in un solo sorso. Arrivederci.

I laicisti non si stancano mai di narrare cupe leggende sull’inquisizione. A queste leggende credono tutti fuorché gli studiosi dell’inquisizione. Durante l’anno giubilare del 2000 Giovanni Paolo II ha convocato in Vaticano tutti i maggiori studiosi dell’inquisizione per un simposio sull’argomento. Politi ha esaminato gli atti del simposio: «Nelle 771 pagine si trova un’analisi particolareggiata su tutti i tipi di inquisizione (romana, portoghese, spagnola, delle Indie occidentali e così via) e con attenzione a diversi fenomeni: le streghe, gli eretici, gli ebrei, i musulmani, la censura. (…) escono ridimensionati certi dati che volevano milioni di morti e torturati. Nei tribunali dell’Inquisizione spagnola, spiega il professore Agostino Borromeo curatore degli atti, si hanno tra il 1540 e il 1700 oltre quarantaquattromila processi, ma solo l’ 1,8 per cento si conclude con un rogo e un altro 1,7 con la morte in effige [n. m. si riferisce all’uso di esporre pitture raffiguranti gente scomunicata o messa in supplizio]» (da M. Politi, “Inquisizione. Un tribunale sotto processo”, Repubblica, 16 giugno 2004). L’1,8 per cento di circa quarantaquattromila imputati giudicati in altrettanti processi sono circa ottocento imputati. Certo, ottocento condannati a morte non sono pochi. Ma provate a confrontare i numeri dell’inquisizione spagnola con i numeri dei più famosi tribunali atei della storia.  Se l’inquisizione spagnola ha impiegato centosessanta anni per mandare sul patibolo ottocento persone, invece il governo rivoluzionario ha fatto salire sulla ghigliottina quasi ventimila persone (20.000) in soli due anni (fra 1792 e 1793), e altrettante ne ha fatte morire di stenti nelle prigioni. Di queste quarantamila vittime, ottomila erano religiosi cattolici, mentre solo il 12 per cento apparteneva alla nobiltà dell’ancien régime (dati riferiti da Donald Greer). Invece il governo sovietico in soli due anni (fra 1937 e il 1938) ha condannato a morte con e senza processi sommari cinque milioni di persone inermi (cifra tratta da Stalin di Gino Rocca). E i laicisti hanno ancora il coraggio di cianciare di inquisizione e crociate.

 Dagli studi dello storico Henry Kamen, grande esperto di storia spagnola, emerge che il tribunale della santa Inquisizione di Spagna era molto rispettoso dei diritti degli imputati (Kamen ne ha pure parlato in una trasmissione della Bbc che ha fatto scalpore). In effetti, molti storici hanno notato che in tutta Europa i tribunali ecclesiastici erano molto meno severi dei coevi tribunali civili. Gli imputati condannati dall’inquisizione avevano la possibilità di fare riscorso in appello e, se carcerati, potevano contare sui permessi per malattia e sugli sconti di pena. Oltretutto, la stragrande maggioranza degli imputati erano condannati agli arresti domiciliari. Spesso gli arresti domiciliari erano sostituiti con l’obbligo di portare dei segni di riconoscimento sugli abiti, generalmente croci, o di portare l’abito penitenziale. Gli inquisitori rei di eccessiva durezza erano a loro volta inquisiti e puniti.

 Oltre ad essere mite e garantista, l’inquisizione aveva facoltà di giudicare unicamente i cristiani. Nota Adriano Prosperi: «L’Inquisizione romana nacque per difendere la Chiesa di Roma dalle eresia cristiane e non dalla presenza ebraica: è una differenza fondamentale dalle inquisizioni spagnola e portoghese». Ma per essere precisi, l’inquisizione spagnola aveva facoltà di giudicare gli ebrei che si fingevano cristiani, non gli ebrei professi. I falsi convertiti, o marranos, erano infatti causa di grande malessere sociale (vedi miei post e vedi Jean Dumont, La regina diffamata). Gli inquisitori non erano autorizzati a processare gli ebrei professi.  Se finiva davanti all’inquisizione per qualunque motivo, un ebreo professo non era esaminato dagli inquisitori ma dai rabbini. Infatti, in ogni tribunale ecclesiastico erano presenti alcuni rabbini, incaricati di vegliare sull’ortodossia dei loro correligionari.

 Dunque l’inquisizione non perseguitava affatto i credenti nelle altre religioni. Si preoccupava unicamente di isolare gli eretici cristiani e di impedire la diffusione delle loro idee. Infatti, per sua stessa definizione, l’eresia non è una “religione diversa” ma una deviazione o una distorsione di una religione data, cristiana o no. A questo proposito, bisogna tenere presente che, prima dell’Illuminismo, la fede cristiana non era concepita come un fatto privato ma come un fatto pubblico. Tutte le leggi e le istituzioni sociali si basavano sulla fede, che garantiva la coesione sociale. In quel contesto sociale, l’eretico non appariva semplicemente come un “diversamente credente” ma come un sovversivo che poteva provocare disordini. Infatti, nel corso della storia europea molti eretici, specialmente i famosi catari, avevano fatto esplicitamente ricorso alla violenza terroristica. Il primo tribunale ecclesiastico fu istituito dal papa proprio allo scopo di arginare l’eresia catara. «Ma, soprattutto, in un’epoca in cui il popolino non è affatto disposto a scherzare con l’eretico, introduceva una giustizia regolare. Infatti, in precedenza non di rado era stata la giustizia laica, o addirittura uno scatenamento di popolo, a infliggere agli eretici le pene peggiori. Basti, per convincersene, ricordare come Roberto il Pio, nel 1022, faceva bruciare a Orléans quattordici eretici, chierici e laici. D’altra parte, in numerosissime occasioni i vescovi avevano dovuto intervenire per sottrarre alle violenze della folla coloro che essa giudicava come eretici» (Régine Pernoud, Medioevo. Un secolare pregiudizio, Bompiani, p. 131). E poi, l’inquisizione non si occupava solo di eretici. Passando in rassegna gli atti di tutti i processi celebrati nei tribunali ecclesiastici italiani nel XVI  secolo, si scopre che la stragrande maggioranza degli imputati erano «truffatori che si fingevano preti, bestemmiatori, pornografi, falsificatori di bolle e altra gentucola del genere» (Luigi Firpo).

 E adesso esamiiamo brevemente le vicende delle più famose “vittime” dell’inquisizione: Galileo Galilei, Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Alla vicenda del Galilei ho già dedicato due post. In estrema sintesi, il Galilei fu  processato non per le sue idee scientifiche ma per le sue affermazioni teologiche. Ai tempi di Galileo l’ipotesi eliocentrica non scandalizzava nessuno, tanto meno Bellarmino. Non a caso, era già stata formulata e tranquillamente divulgata un secolo prima dal cattolico Niccolò Copernico (1473-1543). Ma prima del diciannovesimo secolo, quando Foucault riuscì trovare le prove definitive della rotazione terrestre, l’ipotesi eliocentrica era, appunto, solo una ipotesi. Ebbene Galileo pretendeva che tale ipotesi fosse considerata una teoria certa senza fornire delle prove convincenti (le sue osservazioni col cannocchiale non aggiungevano nulla a quello che già si sapeva). Peggio ancora, pretendeva di trarre dall’ipotesi eliocentrica delle arbitrarie conseguenze teologiche. In For the Glory of God, Rodney Stark nota che Galileo, presentando le sue idee scientifiche come certe anziché come ipotetiche, e per giunta facendo confusione fra scienza e teologia, “mise a rischio sconsideratamente l’intera impresa scientifica”. A Bellarmino sarebbe bastato che Galileo ricusasse le sue assurde affermazioni teologiche e ammettesse pubblicamente che non c’erano prove a favore dell’ipotesi eliocentrica. Ma poiché Galileo non ne voleva sapere di ammettere che quelle dannate prove non c’erano, alla fine gli inquisitori, spazientiti, lo obbligarono a ricusare l’ipotesi eliocentrica tout court. In ogni caso, a Galileo non andò poi tanto male. Dopo tutto quel casino, fu condannato agli arresti domiciliari e alla recita dei salmi. I salmi li fece recitare alla figlia monaca, mentre lui si godeva gli arresti domiciliari in una splendida villa sull’Aventino. Ah, che pena disumana!

 E con Tommaso Campanella come la mettiamo?  Diciamo subito che Campanella morì serenamente di vecchiaia in un convento parigino a cinque stelle. E diciamo subito che fu apprezzato e protetto da un Papa. Ma prima di entrare nelle grazie del Papa, Campanella ebbe parecchi problemi “giudiziari”. Vediamo quali. Nel 1583, quando aveva quindici anni, si fece domenicano. Alla fine del 1589 abbandonò il convento calabrese di Altomonte e andò a vivere nella residenza napoletana dei marchesi del Tufo. Due anni dopo, nel 1591, pubblicò la Philosophia sensibus demonstrata. La sua visione filosofica, che mescola materialismo e magia, appare del tutto incompatibile col pensiero tomista dei domenicani. Bisogna tenere presente che Campanella, essendo domenicano, era tenuto a rispettare la linea di pensiero dei domenicani e, più in generale, ad obbedire alla regola dell’ordine. La pubblicazione della Philosophia sensibus demonstrata e il soggiorno in casa di laici costituivano dei gravi atti di disubbidienza. Per volontà dei suoi superiori, Campanella fu processato e “condannato” dall’inquisizione a tornare nel convento di Altomonte. Non volendone sapere di tornare in convento, il domenicano ribelle se ne andò prima a Firenze, poi a Bologna e infine a Padova. Giudicando poco cattoliche alcune affermazioni contenute nell’opera De sensu rerum et magia, pubblicata da Campanella nel 1592, l’inquisizione romana decise di processare il domenicano ribelle. L’11 ottobre 1594 Campanella entrò nel carcere romano dell’Inquisizione e il 16 maggio successivo, al termine del processo, fu confinato nel convento domenicano di Santa Sabina, sul colle Aventino. Nel 1597, in seguito alle false accuse di eresia mossegli da un suo concittadino, Campanella fu nuovamente processato, ma fu rapidamente scagionato. Nel 1598 Campanella, mentre soggiornava in un convento di Stilo, in Calabria, cominciò a fantasticare sull’arrivo imminente una nuova era di felicità e giustizia, annunciata da varie catastrofi naturali e coincidenze astrali. Allora concepì un folle piano per rovesciare il governo spagnolo e instaurare in Calabria una repubblica ideale, di stampo comunistico, alle dirette dipendenze del Papa. Riuscì a coinvolgere nel suo folle piano alcune decine di congiurati, fra cui sette frati domenicani e pure un feroce pirata turco. Ma le autorità spagnole sventarono il piano, catturando tutti i congiurati. Campanella e i sette frati non furono processati da un tribunale ecclesiastico ma da un tribunale civile, sebbene presieduto da due giudici ecclesiastici nominati direttamente da papa Clemente VIII. Le autorità spagnole non volevano cedere gli imputati al Sant’Uffizio di Roma, temendo che quest’ultimo fosse troppo mite nei loro confronti. Condannato nel 1602, Campanella rimase in carcere a Napoli fino al 1626. Non sembra che il suo soggiorno carcerario sia stato poi così terribile. Infatti, in carcere ebbe modo di scrivere le sue opere più importanti, fra cui La città del sole (1602). Nel 1626 Maffeo Barberini, allora arcivescovo di Nazareth a Barletta, riuscì ad ottenere la scarcerazione di Campanella. Quando divenne papa col nome di Urbano VIII, Maffeo nominò Campanella suo consigliere personale per le questioni astrologiche. Nel 1634 un seguace di Campanella, rimasto a piede libero, organizzò una nuova cospirazione in Calabria. Per evitare nuovi attriti con le autorità spagnole, Campanella fuggì a Parigi, dove ottenne la protezione del cardinale Richelieu e del Re in persona. Campanella visse i suoi ultimi anni serenamente e agiatamente nel convento parigino di Saint-Honoré.

 Dunque Campanella non era soltanto un pensatore più o meno scomodo ma anche un sovversivo politico. Campanella, non dimentichiamolo, aveva cercato di organizzare una insurrezione armata in Calabria. Prima di cianciare di oscurantismo cattolico, i progressisti considerino che a Napoli Campanella non fu processato per quello che pensava ma per quello che aveva fatto. Si ricordino che Campanella non fu sbattuto in galera dalle autorità ecclesiastiche ma dalle autorità civili spagnole. E prima di accusare la Chiesa di intolleranza, i progressisti si ricordino che Campanella fu apprezzato e protetto da Maffeo Barberini, prima arcivescovo e poi Papa col nome di Urbano VIII. Considerino inoltre che Campanella, tutte le volte che era finito davanti all’inquisizione ecclesiastica (nel 1591, nel 1594 e nel 1597), se l’era cavata con delle pene molto miti.

 Se il tribunale di Napoli aveva giudicato gli atti di Campanella, invece l’inquisizione aveva giudicato le sue idee. Ma è ammissibile che le idee di chicchessia siano giudicate da un tribunale qualunque? La maggior arte della gente oggi risponde di no. Oggi è opinione dominante che nessuno abbia il diritto di giudicare le idee di nessuno, che ognuno abbia il diritto di pensare ed esprimere quello che vuole, godendo di una libertà d’espressione virtualmente infinita. Adesso, non mi interessa discutere sulla libertà d’espressione. Vorrei soltanto fare notare che fra le idee e le azioni c’è un filo diretto. Le idee ispirazione le azioni e le preparano. Anzi, di più: le idee sono la causa efficiente delle azioni. Le idee di Hitler hanno causato i lager, le idee di Marx hanno causato i gulag. In La città del sole (1602), Campanella immaginò una società ideale non molto diversa dalla Utopia immaginata da Thomas Moore e alla società comunista progettata da Karl Marx. Campanella, in sostanza, voleva portare il paradiso in terra, come Marx. Oggi sappiamo che tutti i tentativi di portare il paradiso in terra, in realtà portano soltanto distruzione e morte. In poco più di quaranta anni (1917-1959), il regime sovietico ha ucciso sessantasei milioni di persone (cifra tratta da Arcipelago gulag di Aleksandr Solzenitsyn). In meno di quattro anni (1975- 1979), il regime di Pol Pot ha ucciso due milioni su un totale di sette milioni di abitanti della Cambogia.In circa ottanta anni, tutti i regimi comunisti hanno ucciso un totale di circa cento milioni di persone (cifra tratta dal Libro nero del comunismo). Col senno di poi, possiamo pensare che forse era meglio fermare la diffusione le idee di Marx prima che qualcuno tentasse di realizzarle. Forse era meglio se in Germania ai tempi di Marx fosse stato attivo un tribunale della santa inquisizione. Forse era meglio se Marx fosse stato messo agli arresti domiciliari come Campanella.

ALTROCHE’ POSSESSIONI. Il diavolo agisce attraverso il cinema, la televisione, le tasse e…

Dunque, ultimamente ho parlato  diavolo da due diversi punti di vista qui e qui. Rimaniamo in argomento. Padre Amorth ci informa che i casi di possessione diabolica sono molto rari, perché il diavolo preferisce lavorare nel nascondimento. In fondo, quando il diavolo mette in scena tutto quel repertorio a base di letti che traballano, levitazioni, oscenità verbali e lingue morte un po’ agisce contro i suoi interessi. E’ come se i membri dei servizi segreti di una potenza nemica infiltrati nei posti chiave di una nazione andassero a farsi intervistare nella televisione di quella stessa nazione.  Quando il diavolo allestisce dal vivo uno spettacolo tipo L’esorcista,  la gente si spaventa a morte e chiede aiuto a Dio. E in effetti, un film come L’esorcista e ancor più il libro omonimo da cui è tratto sono assolutamente meritori e unici nel loro genere. Quello che mi ha colpito del libro, che ho letto a quindici anni, è l’estrema precisione scientifica degli argomenti.  Si sente che l’autore, William Peter Blatty, ha studiato seriamente il fenomeno delle possessioni diaboliche. Fino quasi  alla metà del libro, che fra l’altro è molto voluminoso, sono descritte tutte le minuziose e invasive analisi mediche condotte sul corpo della piccola posseduta e tutti i fallimentari tentativi di interpretazione scientifica dei sintomi da parte di medici, psichiatri e scienziati. Alla fine, come dice più o meno Conand Doyle nel Mastino di Baskerville, scartate tutte le ipotesi plausibili, l’unica rimasta, per quanto improbabile, deve essere quella vera. Con la forza dell’amore materno e della disperazione, la madre della ragazzina, che fino a quel momento era rimasta arroccata nel suo agnosticismo, abbraccia l’ultima ipotesi e va a chiedere aiuto al prete.  Proprio in quanto l’autore esamina una ad una tutte le possibilità “naturali”, il libro è un pugno nello stomaco di tutti quelli che, appunto, si illudono di poter dare di questi fenomeni una spiegazione scientifica, scartando a priori l’esistenza del soprannaturale. D’altra parte, il soprannaturale non esclude il “naturale” ossia credere nel soprannaturale non significa disconoscere il “naturale” e la scienza, al contrario. I piccoli e ridicoli positivisti atei dipingono i cattolici come dei cretini che per credere in Dio e al diavolo non credono più nelle leggi della fisica e nella scienza in generale. In realtà, proprio la fede nel soprannaturale, positivo e negativo, ci rende anche più capaci di intendere la natura. In primo luogo, ho spesso ripetuto e ripeto ancora che senza fede non c’è scienza: per credere nella scienza bisogna credere in un Dio che ordina razionalmente l’universo. E ho già più volte ripetuto e qui ripeto che, fra tutti gli dei e le divinità di tutte le religioni del mondo, solo il Dio cristiano è un Dio razionale. E ho già più volte ripetuto e qui ripeto che quasi tutti i più grandi scienziati del passato erano cristiani , e che ancora oggi fra gli scienziati quelli che abbracciano le fede rappresentano una percentuale molto alta. In secondo luogo, per quanto riguarda le possessioni diaboliche, la Chiesa esige che siano scartate tutte le possibilità alla portata della scienza, mediante analisi scientifiche preliminari molto scrupolose, prima di riconoscere un caso di vera possessione e mandare un esorcista. Gli stessi esorcisti sono persone molto preparate dal punto di vista scientifico: sanno distinguere immediatamente fra un caso di semplice isteria o di malattia neurologica e un caso di vera possessione. Cosa ancora più importante, dire che la fede nel soprannaturale eclude la fede nella scienza è come dire che credere nell’esistenza di terre e mari posti oltre la linea dell’orizzonte significa non credere nell’esistenza del pezzo di mondo che rientra nell’orizzonte del nostro sguardo. Veramente irrazionale non è chi crede nell’esistenza del resto del mondo oltre l’orizzonte, ma chi non ci crede. Analogamente, negare a priori l’esistenza del soprannaturale è irrazionale, è un atto di fede cieca, un fideismo.  Il positivismo è un fideismo piuttosto cretino.

Comincio a credere che sia stato necessario l’intervento diretto ed eccezionale di qualcuno lassù per rendere possibile la produzione e la distribuzione  un film unico e irripetibile come L’esorcista. Infatti, non si è mai più visto nella storia del cinema mondiale un film in cui non soltanto il diavolo è visto come una presenza reale, ma della Chiesa non si parla male, anzi nel complesso se ne parla bene. Ma appunto, quel film è un unicum. Nella stragrande maggioranza dei film, se si parla della Chiesa, se ne parla male.  E poiché si parla male della chiesa, bisogna parlare male anche degli scrittori che ne parlano bene, come Dante Alighieri. Infatti oggi gruppi di pressione laicisti chiedono che la Divina Commedia non figuri più fra i testi di studio nelle scuole dell’obbligo. Ma come dice Camillo Langone, se oggi censurano Dante domani censureranno la Bibbia. Altroché letti che traballano, levitazioni e lingue morte: la minaccia di censura della Divina Commedia più terrificante della più terrificante possessione! Dall’articolo di Langone sottolineo un passaggio:

Come si può reagire? Non con le parole. Bisogna togliere i fondi, affamare la bestia. Associazioni come Gherush92, dedite alla distruzione della nostra cultura, devono essere liquidate eliminando qualsiasi sostegno economico. Da dove vengono i soldi per le loro ricerche? Temo da noi contribuenti. Inizio a credere che l’evasore, se riesce ad affrontare e superare i meccanismi sovranazionali, sia un eroe.

E siamo all’ultimo punto: le tasse sono diaboliche. Noi siamo sudditi di un mostro che ci leva quasi il cinquanta dei frutti del nostro lavoro per nutrire i suoi clienti e i suoi parassiti e per mantenere luciferine associazioni onusiane che vogliono distruggere la nostra cultura. Esistono molte  maniere di compiere stermini di massa. Una è, ad esempio, schiantare due aerei di linea contro due grattacieli. Un altro è alzare le tasse oltre il livello di guardia, provocando il fallimento a catena delle imprese economiche e la distruzione di decine di migliaia di posti di lavoro. E se i posti di lavoro si distruggono, le famiglie muoiono di fame  o non si formano affatto. Le tasse impediscono ai bambini di nascere. Conosco donne in età fertile che rinunciano alla maternità perché non possono permettersi il lusso di rallentare il ritmo di lavoro. Mirano alla carriera? No: mirano soltanto a non finire su una strada a chiedere l’elemosina. Da quando il governo ha alzato l’aliquota fiscale, introducendo perfino l’imu, in tasca per vivere rimangono pochi soldi. Se una donna lavora di meno o smette di lavorare a causa di una maternità, rischia di non avere più i soldi per vivere, a meno che non sia sposata ad un uomo molto, molto ricco o a un evasore fiscale. Alle tasse  si unsce una cultura basata sul culto del divorzio, e l’inverno demografico è assicurato.

Oltre che calunnie contro la fede, il diavolo dissemina i prodotti cinematografici e televisivi di messaggi contro la famiglia. Usa anche mamma Rai. Alcuni giorni fa, sono andati in onda gli spot di Provaci ancora prof con la Pivetti. Premesso che non avrei visto quella scemenza per nessuna ragione al mondo, a parte una consistente riduzione fiscale, mi ha colpito la ragazzina che nello spot incitava la mamma divorziata a coinvolgersi di più col nuovo fidanzato… Il messaggio è che basta un simpatico divorzio dal solito noioso marito, qualche colpo di botox e la gioventù rifiorisce. Il messaggio è che a molto più cinquant’anni, con le labbra che cadono irrimediabilmente verso il mento e i capelli consumati da tinte sgargianti tipo segnaletica nella nebbia, puoi giocare a fare la ragazzina innamorata piena di rossori mentre tua figlia adolescente ti fa da confidente amica del cuore. Che orrore!!!!!! E io dovrei pagare ancora il canone?

IL DIAVOLO E IL CONFESSIONALE

Desidero immortalare sul mio blog una intervista, pubblicata su tempionline, di Massimo Giardina all’esorcista padre Amorth.

Padre Gabriele Amorth, esorcista della diocesi di Roma, combatte quotidianamente vis-à-vis con il demonio. La sua esperienza è contenuta nel libro L’ultimo esorcista scritto insieme al vaticanista del Foglio, Paolo Rodari. In una videointervista concessa a tempi.it, padre Amorth spiega le ragioni del male e il modo per combatterlo: «Il diavolo si muove nel nascondimento, cerca di non farsi scoprire perché Gesù nel Vangelo dice: “Chi non è con me è contro di me”. Non ci sono terze vie: chi non è con Cristo è contro Cristo».

Qual è la preda preferita del diavolo? «Il diavolo tenta tutti, nessuno escluso. Anzi coloro che hanno più potere sono una preda golosa per Satana. Persino nelle gerarchie ecclesiastiche nessuno si salva dalla tentazione e non escludo che qualcuno sia caduto. Ma non mi scandalizzo perché la Chiesa va avanti in forza della presenza di Cristo e si sentirà sempre odore di zolfo nella casa del Signore. Il demonio cerca di tentare le persone al vertice perché così non pesca con l’amo, ma con la rete: capi di governo, responsabili dell’economia, dello sport, del divertimento e tutti i sacerdoti; figuriamoci se non ci prova in Vaticano, cioè il vertice dell’antisatanismo».  

Un ruolo importante nella lotta contro Satana l’ha assunto il pontificato di Karol Wojtyla: «Il demonio un giorno mi disse che Giovanni Paolo II era pessimo, ma il Papa attuale era peggio. Le parole del demonio furono un elogio per Benedetto XVI». L’esorcista della diocesi di Roma in un dialogo con il diavolo riporta: «Se fossimo visibili agli occhi, oscureremmo il sole» disse Satana, «ma – commenta padre Amorth – gli angeli sono molti di più, sono miliardi e vincono sulle presenze sataniche. In questa lotta noi dobbiamo fare la nostra parte. Gesù lo dice chiaramente nel Vangelo: occorre la fede». L’esorcista suggerisce l’accostamento al sacramento della confessione: «I peccati, dopo la riconciliazione, sono distrutti, non esistono più. Succede a volte che il diavolo durante gli esorcismi elenchi le mancanze dei presenti, ma non può dire gli errori già confessati, perché di quelli non c’è più traccia, Dio nella sua misericordia li cancella».

Dunque, padre Amorth ci dà due bellissime notizie, che allietano la quaresima. La prima è che gli angeli sono più numerosi del demoni e la seconda è che il sacramento della confessione cancella i peccati. Li cancella veramente, anche se non ce ne accorgiamo, anche se il tempo non cancella in noi il ricordo del nostro male, e anche se questo ricordo può degenerare in ossessione. Certo, non è facile entrare nel confessionale. Mi sono sempre chiesta perché il Padre Eterno abbia inventato questo sacramento così poco “comodo”. E una cosa credo di averla capita: fra le altre cose, il confessionale è come una palestra della nostra coscienza. L’obbligo di fare l’esame di coscienza, in un certo senso, ci rende più intelligenti, più capaci di capire non soltanto noi stessi ma anche gli altri uomini.Capiamo che noi stessi, che spesso mettiamo al di sopra degli altri, in realtà non siamo migliori degli altri  e soprattutto che gli altri, che spesso disprezziamo, non sono peggiori di noi. Impariamo non soltanto ad individuare subito i singoli atti cattivi ma anche a riconoscere la presenza all’interno noi stessi di una ferita che ci fa deboli di fronte alla seduzione del male. Dio non ci chiede di curarci da soli, che sarebbe infinitamente superiore alle nostre forze. Non ci chiede neppure di portare a termine chissà che difficile compito, che eroica impresa. Ci chiede soltanto di fare la diagnosi. E come per fare una diagnosi medica corretta bisogna essere dei bravi medici, preparati ed esperti, così per riconoscere il male compiuto e la ferita interna bisogna essere dei bravi cristiani, che non vuol dire, appunto, cristiani senza peccato ma cristiani preparati, esperti e intelligenti. Certo, la “diagnosi” non basta: occorre pure il pentimento, che si distingue nei due gradi dell’attrizione e della contrizione. Ma fare una buona “diagnosi” è un buon inizio, anzi è quasi metà dell’opera. E poi l’opera immensa la conclude un Altro. Scusate, ma quale notizia può essere migliore di questa? In quale ospedale curano le malattie incurabili? E’ come andare in un ospedale con un tumore in metastasi o quasi e incontrare un medico che non solo ti toglie il tumore in una frazione di secondo ma non vuole nulla in cambio. E noi non ce ne accorgiamo. “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. E non ci accorgiamo che essere liberati dai peccati è più che essere paralizzati e recuperare all’improvviso l’uso delle gambe. “E’ più facile dire: ti sono perdonati i tuoi peccati, oppure: alzati e cammina? E allora ti dico: alzati e cammina”.

Come ho detto, Dio ci vuole intelligenti E infatti, Dio ci ha donato un papa intelligente. Anzi, non solo intelligente ma colto, coltissimo. Riflettete sul fatto che, come testimonia Padre Amorth, il diavolo detesta Benedetto XVI: un papa-professore che fa spesso e  volentieri “lectio magistralis” piene di riferimenti culturali e filosofici, guadagnandosi l’antipatia dei non pochi cattolici che credono di vedere il “principe di questo mondo” in ogni forma di sapere umano, anche nel sapere cattolico, e che tendono a scambiare l’orgoglio dell’ignoranza per umiltà evangelica. Non sarà che, al contrario, una cultura cattolica ben fatta, una cultura piena di fede, potrebbe essere un’arma potentissima contro gli errori di questo mondo e contro colui che li ispira?

di Reginadistracci Inviato su fede Contrassegnato da tag

DA SPLINDER A WORDPRESS. Il bilancio dolce-amaro delle mie microscopiche battaglie culturali

Poco meno di due settimane fa, il 31 gennaio del 2012,  spariva nel nulla Splinder e, con esso, il mio vecchio blog.  Sono rimasta connessa al vecchio “Rottami e diamanti” per tutto il 31 gennaio nella speranza di cogliere l’attimo vertiginoso della cancellazione del blog, di assistere alla distruzione del mio vecchio castello di stracci, ormai deserto. Ma a tarda sera  il momento della fine non era ancora arrivato, e così ho lasciato perdere. Poi ho cercato Splinder il giorno successivo  e ho scoperto che Splinder non c’era più.  La fine era già arrivata e me la ero persa. Ma nessun nodo in gola, neanche  una lacrima.  La fine di Splinder non  ispira in me pensieri sepolcrali o amare riflessioni sulla caducità di tutte e cose. Casomai, mi fa capire che a volte la fine di qualcosa è l’inizio di una cosa  più bella. E Worpress è stata una piacevole novità per me. Questo nuovo castello è più grande  e meglio attrezzato.  Quindi, brindo alla fine di Splinder, lo ringrazio di tutto e guardo avanti. Ma prima devo capire a che scopo.

Ancora oggi, se digito “reginadistracci” su google, escono fuori i link dei post del vecchio blog di Splinder. Se anche è vero che i link rimandano a WordPress, dal momento che ho fatto da tempo il “redirect”, la domanda rimane: come è possibile che Google peschi nella rete dei link che rimandano a Splinder, se Splinder non c’è più? Che cosa sono questi link: fantasmi digitali? (Sai che bel soggetto per un horror soprannaturale se ne potrebbe ricavare….)  Fantasmi a parte, la più triviale verità è che, probabilmente, nella rete non si può cancellare davvero mai nulla. La rete non conosce l’oblio. Tutto nella rete è al presente, soprattutto il passato. Durante i lunghi lavori di trasloco virtuale, tutto il mio passato di blogger mi è passato davanti agli occhi. I vecchi post, le vecchie discussioni, le vecchie amicizie digitali. Finite anzi mai iniziate, come tutte le amicizie. Mi sono ricordata del primo giorno su Splinder. Era l’agosto del 2007 e non sapevo neppure bene perché stavo aprendo un blog. Sfuggivo dall’angoscia. Scelsi Splinder perché il mio blogger preferito, che allora già non scriveva più, e che nessuno ha mai saputo eguagliare, e che ancora spero di poter ritrovare sul web, aveva un blog su Splinder. Arrivata di fronte al modulo dell’account, dovetti pensare in fretta. Chiusi gli occhi e mi ricordai che  anni addietro, in un diario, avevo scritto che mi sentivo una regina coperta di stracci. Poi cercai delle parole in me e trovai in pochi secondi  “rottami e diamanti”.  Ho sempre pensato che dagli accostamenti ermetici di parole che denotano cose molto diverse e molto lontane fra loro si sprigioni una speciale magia.  Insieme,  il nick e il titolo del blog alludono al mio gusto per le cose da buttare: stracci e vestiti logori, rottami arrugginiti, vetri rotti, cocci e carabattole di poco prezzo. Per me quasi diamanti. Cerco di trovare i riflessi di una bellezza superiore anche nelle cose apparentemente brutte e insignificanti . In fondo, su un piccolo frammento di vetro rotto può riflettersi il sole. E i diamanti per me non sono simboli di lusso arrogante. In quelle pietre chiare e lucenti vedo il simbolo anzi, la viva immagine di tesori superiori, spirituali.“Parev’a me che nube ne coprisse\ lucida, spessa, solida e pulita, \ quasi adamante che lo sol ferisse” (Paradiso, canto II). E poi, nessuna espressione mi descrive meglio dell’espressione “reginadistracci”. La mia mente è un regno pieno di tesori, fuori dal mio regno sono soltanto una “stracciona” ossia non contro nulla. Prima di sucitare facili sacsmi a base di ma-chi-ti-credi-di-essere, chiarisco i tesori in me non sono tesori in sé – evvai col gioco di parole – ma tesori secondo me e per me.

Osservando questo mio passato digitale, sono costretta a chiedermi perché ho iniziato, perché continuo e perché non mi decido a mollare tutto. La domanda si tinge di dramma, perché mi accorgo di avere dato troppo a questo blog. Ma la riposta arriva quasi subito alla coscienza: do troppo perché non posso farne a meno. In realtà, non si tratta di dare qualcosa a qualcuno in cambio di qualcos’altro o di nulla. Si tratta del fatto che io ho già delle cose e, dovendo scegliere se buttarle via o regalarle, preferisco regalarle agli sconosciuti. Già le ho scritte e, se non le ho ancora scritte, le scriverei lo stesso. Certo, l’ideale sarebbe farmele pagare. Ma questo ideale è ormai irrealizzabile  nella società contemporanea, che da tempo è oppressa dalla dittatura commerciale della maggioranza incolta. Se sei giornalista o pubblicista, hai una pistola puntata alla tempia: o accorci fino all’osso il numero dei caratteri-con-spazi ossia abbassi il più possibile il livello del ragionamento o sei “fuori target” ossia  muori. Siamo arrivati al punto che offrire il ragionamento e l’approfondimento significa suicidarsi, così come per un artista significa suicidarsi offrire arte invece che spazzatura. D’altronde, i social-network  hanno aggravato la malattia della cultura occidentale, togliendo lettori perfino ai blog. Splinder si è dovuta suicidare perché aveva perso utenti a scapito di Twitter e Facebook, che hanno abassato ulteriormente la capacità di riflessione e approfondimento delle persone offrendo contenuti brevi e frivoli. I giornali dal canto loro, anche se si sforzano di ridurre i contenuti all’osso per inseguire lo stile Twitter, ormai sono morti che camminano: fra poco chiuderanno i rubinetti del denaro pubblico.

Molte delle  cose che ho già scritto e che scriverò le considero molto più importanti della  gratitudine altrui, che in ogni caso non ricevo mai. Infatti,  non è stato un vano desiderio di avere successo che mi ha spinto ad aprire il blog. Questo desiderio, quando si presenta, cerco di soffocarlo, perché ne riconosco troppo bene l’illusorietà. Ho aperto un blog perché avevo l’urgenza di dire alcune cose. Sono sempre stata tormentata dal bisogno di combattere contro le menzogne partorite dalla modernità. Quando su un giornale leggo una palese menzogna contro la Chiesa e contro la storia e contro la scienza  – le tre cose spesso coincidono (vedi Il caso Galileo)- di notte non dormo tranquilla. E così, se nessuno interviene,  provo ad intervenire io. Mi sento come la famosa madre dell’esempio che, se nessuno entra nella casa in fiammea salvare il suo bambino, interviene lei. Prendiamo quella schifezza di Zeitgeist. D’accordo, è una schifezza, ma è una schifezza pericolosa che attira le menti deboli e suggestionabili come il fuoco attira e brucia gli insetti. Non potevo non intervenire. E sembrerebbe che il mio intervento, che non mi ha fruttato nulla, neppure un grazie, sia servito molto a molti. Linkati un po’ ovunque in forum e siti cattolici, i miei articoli su Zeitgeist e Zeitgeist Addendum hanno molta visibilità e sono molto letti. Nell’altro blog il primo post su Zeitgeist ha raccolto molto più di duecento commenti, adesso non ricordo la cifra esatta.   Poiché  quasi tutti i commenti che si accumulavano, alla spicciolata,  sotto questo post erano caratterizzati da un tasso insolitamente alto di idiozia e di odio, all’incirca verso il centesimo commento ho deciso di non approvarne più nessuno. E il bello è che ne sono continuati ad arrivare fino all’ultimo mese di vita di Splinder. Il fatto che una serie di post pubblicati su un blog marginale, con scarsissima visibilità, abbiano attirato così tanta attenzione dovrebbe suggerire che il caso Zeitgeist non deve essere preso sottogamba. Bisognerebbe indagare per capire le esatte dimensioni e il grado di influenza di quel movimento, ispirato direttamente da colui che fa di tutto per far credere che non esiste.

Insomma, su Rottami e Diamanti ho portato avanti tante piccole battaglie contro le menzogne della modernità: innanzitutto le menzogne contro la Chiesa (vedi Chiesa ed ebrei) e poi quelle a favore della libertà sessuale (vedi Pornografia e vergogna),  del comunismo (Il marxismo è una conseguenza della corruzione materialistica del capitalismo), della socialdemocrazia, del darwinismo e altro. Per quanto riguarda l’interesse sucitato, i miei articoli contro il darwinismo  sono secondi solo ai post su Zeitgeist. Il bello è che da quando mi sono convertita fino a poco tempo fa, non solo non ho mai avuto il benché minimo dubbio sulla teoria di Darwin ma non mi ha mai neppure sfiorato l’idea che questa teoria potesse mettere in pericolo la fede. E infatti, non la mette affatto in pericolo. Illudendosi, i neo-darwinisti credono di poter trasformare la teoria evolutiva in una sorta di paradossale “prova a-teologica dell’inesistenza di Dio”. Ma si illudono: Dio continuerebbe ad esistere anche se Darwin avesse ragione (ne parlo approfonditamente in questi post). Consapevoli del fatto che nessun “anello mancante” potrà mai nulla contro la fede, la stragrande maggioranza dei cattolici trascurano di verificare la fondatezza della teoria di Darwin  e la danno subito vinta ai darwinisti per quieto vivere: “Vi diamo subito ragione così poi ci lasciate in pace e possiamo parlare d’altro”. So che questo non fa di me una persona migliore, ma io personalmente al quieto vivere ho sempre preferito l’ardore delle polemiche; alla “pace armata” ho sempre preferito lo scontro aperto con gli anti-teisti .    Dopo avere letto alcuni articoli appassionanti di Marco Respinti, ho deciso di approfondire l’argomento. Molto semplicemente, gli argomenti contro la teoria di Darwin portati dai sostenitori dell’Intelligent Design mi sembrano molto più convincenti degli argomenti a favore di Darwin. Invece, gli argomenti sul “progetto” e sul “Progettista” mi interessano poco, perché dubito che si possa dimostrare Dio tramite la scienza. Dubito che la paleontologia o la biologia molecolare possano rendere superflua l’azione della grazia. Invece, un numero crescente di cattolici, che tuttavia sono ancora in minoranza rispetto ai cattolici evoluzionisti (che si dividono in indifferenti che accettano l’evoluzionismo per pigrizia e in teo-evoluzionisti entusiasti), abbracciano con entusiasmo la teoria dell’Intelligent Design. Essi credono fermamente che sia sufficiente fare fuori definitivamente la teoria di Darwin per riportare tutto il mondo alla fede. Pia illusione. Sebbene infatti la scienza si fondi sulla fede (Impetus! Come la fede aiuta la scienza), tuttavia la fede non si fonda sulla scienza. La scienza potrà fornire al massimo indizi, ma mai e poi mai prove scientifiche a favore della fede, che è “sostanza di cose sperate e argomento delle non parventi” (Dante). Se l’Id potesse dimostrare Dio, “mestier non era parturir Maria” (Dante).

Dunque, sono convinta che la teoria di Darwin non possa nulla contro la fede e che, simmetricamente, la teoria dell’ID non possa nulla contro l’ateismo. A mio parere, la teoria di Darwin è pericolosa per altre ragioni. La prima è che il clima di terrore inquisitorio creato dai darwinisti, che controllano quasi tutte le facoltà di biologia e quasi tutte le riviste scientifiche peer-reviewed, sta danneggiando la scienza. Occultando sistematicamente l’enorme quantità di prove contrarie alla teoria evolutiva e mettendo a tacere chiunque osi proporre argomenti nuovi, impediscono alla scienza di progredire (ne parla anche Berlicche). La seconda è che dalla teoria di Darwin derivano necessariamente l’eugenetica e il culto della violenza. Ripeto: necessariamente. In termini più precisi, dalla teoria di Darwin derivano necessariamente i campi di sterminio nazisti. Lo ripeto ancora: necessariamente. Nei post della serie Darwinismo fa rima con nazicomunismo (I, II, III  e IV, V, VI, VII) ho illuminato a giorno i legami fra il darwinismo e le peggiori ideologie della modernità: non solo l’eugenetica e il razzismo, ma anche il nazismo e il comunismo. Legami innegabili, mai negati e anzi rivendicati con orgoglio dai diretti interessati. Poche storie: eugenisti e nazisti hanno giustificato i loro crimini contro l’umanità con gli stessi argomenti usati da Darwin ne L’origine dell’uomo. Adesso, mi resta il compito più arduo, in un certo senso titanico: dimostare che, appunto, i campi di sterminio sono la conseguenza necessaria e inevitabile delle fede evolutiva. Non si può credere in Darwin senza credere anche nell’eugenetica, e non si può credere nell’eugenetica senza approvare le politiche naziste volte allo smaltimento industriale degli umani “inadatti”. Insomma, mi resta da combattere contro l’ultima, più sottile menzogna, cui per inciso credono ciecamente anche certi cattolici “adulti”: la menzogna secondo cui eugenisti e nazisti avrebbero distorto e tratto conseguenze sbagliate  dalla teoria di Darwin,  la quale sarebbe in se stessa buona. Se fosse correttamente interpretata – dicono – la teoria di Darwin porterebbe addiritura alla negazione dell’eugenetica e all’estinzione definitiva di ogni tentazione nazista. Questo non è vero. Se la teoria di Darwin non è contro la fede, è tuttavia contro la legge divina-naturale. Se Darwin avesse ragione, verrebbe meno il decalogo: infatti, non sarebbe più lecito soccorrere i bisognosi. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Dunque, su Rottami e diamanti ho ingaggiato delle piccole, piccolissime, microscopiche  battaglie culturali “in proprio”, a spese mie, contro le menzogne della modernità. Ogni tanto, mi concedo di parlare del mio argomento preferito, quello che conosco meglio: l’arte e la filosofia estetica. Anche in questo campo, la modernità ha sparso menzogne. Le conseguenze pratiche, materiali, tangibili delle immateriali idee estetiche, o sarebbe meglio dire anti-estetiche, degli modernisti  le vediamo nelle Biennali e nelle grosse esposizioni internazionali (vedi i post della serie Il fallimento dell’arte contemporanea qui e qui). Confesso che progetto da tempo di scrivere un saggio sull’argomento. Forse ci riuscirò. E d’altra parte, non posso restare con le mani in mano mentre la cultura contemporanea nega l’esistenza della bellezza. Infatti, la bellezza è un bene di prima necessità, come il pane o più. E poi negare la bellezza è come negare Dio, che è somma bellezza. Oltre che di arte figurativa e poesia, ogni tanto parlo anche di cinema, e spero di parlarne più spesso. Mi piace scoprire valori estetici e verità importanti anche dove meno me lo aspetto. Ad esempio, di recente scoperto inaspettatamente dei significati in qualche maniera legati alla teologia in un film di Dario Argento.

Insomma, di me si può dire tuto tranne che non abbia la capacità di spaziare da un argomento all’altro. E in effetti, secondo Edith  Stein la mente femminile tende tipicamente alla “universalità” ossia cerca costantemente il “filo rosso” che lega fra loro tutti gli aspeti del’universo. Se la mente maschile tende a concentrarsi su un solo argomento, approfondendolo fino in fondo, invece la mente femminile tende a “ficcare il naso” in ogni argomento e “impicciarsi” degli argomenti altrui, col rischio però di rimanere sempre alla superficie, di non approfondire mai niente. E a proposito, ho parlato anche di femminismo e questione femminile (ad esempio Vanitas vanitatum e Benevenuti nell’era della porca femmina). Sebbene mi sia sforzata di rimanere nel giusto mezzo, sebbene abbia denunciato la piaga del maschilismo senza tuttavia mai negare né sminuire di una virgola la piaga speculare del vetero-femminismo sessantottardo, sono divenuta bersaglio di critiche orrende, non ci sono altri aggettivi per definirle. In pratica, i miei critici non volevano che io rimanessi inequilibrio fra due eccessi contrari: pretendevano che io condannassi uno solo dei due eccessi e abbracciassi incondizionatamente l’altro. Non si davano pace perché non riuscivano a ottenere da me un atto ufficiale di sottomissione ad una ideologia mefistofelica secondo cui quasi tutti  gli uomini sarebbero virtuosi e geniali mentre le donne sarebbero tutte completamente prive di genio e quasi tutte “peccatrici” – eufemismo per troie – ,  ragione per cui gli uomini avrebbero il diritto e il dovere di esercitare un dominio assoluto sulle donne e contemporaneamente le donne, per evitare la dannazione eterna, dovrebbero farsi dominare in silenzio. Naturalmente, dal loro punto di vista  lo stupro sarebbe una invenzione delle femministe: nessun uomo stuprerebbe se non fosse “indotto in tentazione” dalla donna…  Scusate ma prima di andare avanti un VAFFA  è obbligatorio. Bene, mi sento meglio, possiamo procedere. E adesso mi sento ancora meglio. Infatti, i miei avversari mi offrono, metaforicamente parlando, la “palla gol” a porta vuota. Con qualche bella citazione puntuale, prima sfondo la loro porta e poi infierisco su di loro mentre stanno riversi per terra a piangere la sconfitta. Dunque, i miei avversari non sanno di darsi la zappa sui piedi tirando in ballo la pornografia, dal momento che su quell’argomento ne so troppo. Infatti, è stato proprio un “trauma” a sfondo pornografico a spingermi sulla strada della scrittura di tipo giornalistico. Per farla breve, anni fa la lettura di un articolo finto-ironico sulle merci da sex-shop mi provocò un piccolo choc. Infatti, capii immediatamente che quell’articolo finto-ironico, pubblicato non a caso su una rivista fighetta della sinistra radical-chic,  era una in realtà una pubblicità occulta della pornografia. Capii che le élite culturali fighette stavano iniziando a portare avanti  una campagna occulta di “normalizzazione” della pornografia, che si inseriva in una strategia più ampia tesa alla distruzione della famiglia e alla rimozione degli ultimi avanzi della eredità morale e culturale cristiana. Per combattare questa piaga purulenta, scelsi l’arma delle parole. Ma per prima cosa, andai in biblioteca a fare incett di saggi scientifici sul’argomento.

Dunque, se ho ben capito, i  miei avversari sostengono, fra le altre ignobili cose, che a monte della diffusione pandemica della piaga della pornografia  ci sarebbe l’emancipazione delle donne. Da quel che ho capito, la stragrande maggioranza delle donne, ossia tutte tranne quelle che accettano la sottomissione, non solo farebbero uso di pornografia ma  morirebbero dalla voglia di fare le attrici porno. Infatti il sogno segreto di ogni donna, secondo loro, sarebbe quello di sedurre e corrompere quanti più uomini possibile, distoglierli dai loro casti e puri pensieri e portarli sulla via della perdizione. Davvero? Peccato che gli studiosi comportamentali  abbiano dimostrato che, sebbene siano in aumento gli “utlizzatori finali” di sesso femminile,  la stragrande maggioranza degli “utilizzatori finali” dei prodotti pornografici sono e saranno sempre di sesso maschile. Perché la pornografia è un prodotto concepito dagli uomini e per gli uomini, totalmente conformato alle fantasie maschili. E adesso infierisco con le citazioni. Il racconto pornografico ruota attorno al “super-maschio” che “esercita la sua onnipotenza sulla donna”, la quale “deve assumere comportamenti seduttivi richiesti dall’immaginario maschile, che vagheggia un mondo di ‘donne facili’… brave ragazze, brave casalinghe ‘fare’ le prostitute senza esserlo”. Quindi nella pornografia “molto raramente il rapporto sessuale uomo\ donna nasce su un piede di parità, per libera e reciproca scelta”, ragione per cui non bisogna sottovalutare il fatto che il consumo di pornografia sia più alto fra i detenuti per violenza contro le donne che fra i detenuti per altri reati  (Renato Stella, L’osceno di massa. Sociologia della comunicazione pornografica, Milano, Franco Angeli, 1991).  La «pornografia, in quanto connubio di sesso e potere, non contempla l’uguaglianza. Non può farlo. L’uguaglianza, infatti, eliminerebbe il potere, il concetto chiave della pornografia, il quale abbisogna per la sua pensabilità, di asimmetria. Il sogno venduto dalla pornografia dipinge le donne in balia del potere» (Annalisa Verza, Il dominio pornografico, Liguori 2006). In questa gustosa intervista, la porno-attrice Selen testimonia che nei set porno il piacere femminile è quasi un tabù: per godere, il maschio deve vedere donne “piangenti e sottomesse”.  Non a caso «i gruppi dei delinquenti sessuali, particolarmente gli stupratori, sono stati esposti nella preadolescenza a materiale erotico più esplicito», e anche in età adulta «registrano una maggior frequenza di esposizione a foto o a libri che descrivono rapporti sessuali»(Goldstein e Kant, Pornography and Sexual Deviance, 1978).  (Alcune citazioni le ho prese da questo articolo).  Ma scommetto che siete pronti a dire che gli autori di questi studi sono “femministe” anche se sono uomini. Allora ascoltiamo un cattolico molto ortodosso, ma non tradizionalista, come Vittorio Messori: “proprio i credenti nel peccato originale dovrebero sapere che ‘normalità’ significa anche attrazione per ciò per ciò che è oscuro; inclinazione, da sorvegliare costantemente, per la dimensione del vizio se non del pervertimento. ‘Normale, dunque – e proprio in una prospettiva cristiana – non è l’uomo che allontana istintivamente, con ribrezzo, l’erotismo, anche quando si presenta nel suo volto porrnografico; ma, al contrario, ‘normale’ è colui che ne avverte l’inquietante attrazione che solo Grazia e volontà da essa sostenuta possono vincere. (…) E parliamo di ‘uomini’ non come categoria filosofica, che comprenda cioè anche le persone di sesso femminile: ma di ‘uomini’ in senso proprio, fisiologico; di maschi, cioè. Le donne non sono certamente esenti dalle conseguenze della caduta di Adamo ed Eva, ma sono vulnerabili ad altre tentazioni: non a quella – e parliamo, anche qui, di casi nella norma, non escludendo ovviamente qualche eccezione – della pornografia. La quale, per definizione, è l’esibizione del sesso staccato dall’amore: proprio ciò che non interessa nella prospettiva femminile, per la quale l’amore è il prius indispensabile e il sesso la conseguenza”. Certamente le affermazioni di Messori devono essere ridimensionate, dal momento che, oggettivamente, il pubblico femmile del porno è in crescita. Ma la crescita del pubblico femminile non modifica di una virgola il carattere maschile della pornografia. Tanto è vero che studiosi comportamentali e psichiatri interpretano la figura della protagonista femminile del racconto prnografico come uno “pseudo-maschio” ossia una donna che nel campo sessuale si comporta esattamente come il maschio medio si comporta o sogna di comportarsi. Ossia, la “zoccola” non è una donna-donna, ma piuttosto una donna… mascolinizzata.

In conclusione, credo che la cultura occidentale non sia rimasta immune  dall’influsso dei totalitarismi religiosi extra-occidentali, tutti ferocemente maschilisti. Penetrato a fondo da questo influsso, l’Occidente ha partorito un nuovo tipo di totalitarismo ideologico: un totalitarismo neo-maschilista post-moderno che è il contrario speculare del vecchio femminismo sessantottardo. Secondo i miei avversari  il “maschilismo” sarebbe una invenzione delle femministe. Suppongo che essi pensano – ma naturalmente non dicono – che  bisognerebbe piantarla di fare campagne contro l’oppressione e la violenza sulle donne, in quanto opprimere le donne significherebbe in realtà tenerle al loro posto.  E invece io insisto:  il maschilismo esiste ed è sbagliato. Cercare della “cause” all’epidemia di violenza sulle donne che ammorba i paesi avanzati, continuare a cianciare con Risé della “crisi del maschio” di fronte alla “emancipazione della donna”, significa giustificare e legalizzare questa violenza. Diciamo che il femminismo è stato la risposta sbagliata ad un problema reale: il maschilismo. Quindi, sono sbagliati entrambi. Il femminismo è sbagliato perché vuole fare della donna uno pseudo-maschio, il maschilismo è sbagliato perché vuole fare della donna un essere inferiore al maschio.  Mentre la donna deve essere donna. Ma naturalmente la mia parola non conta nulla. Allora non state a sentire me. Se vi fidate della mia testimonianza, vi dico  che la scorsa domenica nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, durante la messa festiva, il monsignore che la celebrava (purtroppo non sono riuscita a saperne  il nome) ha usato l’espressione “maschilismo”. Quella parola è giunta alle mie orecchie come un dono del cielo. Commentando il brano del Vangelo relativo alla cena di Gesù in casa del fariseo, faceva notare che Gesù, accogliendo le manifestazioni di affetto della prostituta, in un certo senso “scandalizza” i suoi commensali. Infatti, per gli ebrei di quei tempi, caratterizzati da una mentalità profondamente MASCHILISTA, una donna come quella era da  disprezzare  non soltanto in quanto “peccatrice” ma proprio in quanto “donna”.

Ora, chi professa un credo totalitario manifesta dei sintomi inequivocabili, fra essi la tendenza ad accusare di “pazzia” o almeno di qualche scompenso psichiatrico chiunque osi negare il credo totalitario medesimo. In Urss, ricordiamolo, i dissidenti erano mandati in manicomio a farsi l’elettrochoc. I neo-sovietici del maschilismo, atteggiandosi a profondi conoscitori della psiche umana in generale e della mia in particolare, urca!, hanno detto che avrei dentro un “veleno rabbioso”, che sarei interiormente “ferita” e che tutto questo veleno su tutte queste  ferite – haia che male! –  mi indurrebbe a “pensare sempre al sesso”. Davvero? Grazie di avermelo detto, perché sapete, da sola non me ne era mai accorta, succede che uno pensi ad una cosa senza saperlo, mi avete aperto gli occhi. A parte questo, chiunque tu sia, “ferite”, “pensi solo al sesso” e “veleno rabbioso” lo dici a tua sorella, la rabbia nel senso della malattia canina ce l’avrai tu, ignorantello\a che non sai neppure che cosa sia il Don Giovanni di Mozart. Se non conosci il Don Giovanni, che c… vivi a fare?

E scusate per questa divagazione sui commenti altrui, ma dovevo proprio togliermelo dalle scarpe il sassolino del “veleno rabbioso”. E d’altra parte, dagli albori di Rottami e Diamanti ad oggi di commenti violenti ne ho ricevuti tanti. In calce a certi post che toccano argomenti caldi si sono svolte delle risse furibonde fra cattolici e anti-cattolici. Il numero dei commenti superava troppo spesso le tre cifre. Io come padrona di casa non ce la facevo a leggere tutti i commenti, figuriamoci a rispondere. Poi i cattolici hanno disertato in massa il mio blog e sono rimasta da sola a fronteggiare decine di commenti violenti. Ad un certo punto, ho dovuto smettere. Rispondere per le rime alle obiezioni dei trolls anti-cattolici mi prendeva troppo tempo. Quindi ho deciso di mettere tutti i commenti in moderazione al fine di bloccare quelli de soliti trolls anti-cattolici che i hanno preso di mira. Se togliessi il filtro, sarei costretta a trasformare il blog in un posto di lavoro a tempo pieno. Ma me lo pagate voi, lo stipendio? Tanto  i trolls anti-cattolici ripetono sempre le stesse cose: Galileo, crociate, inquisizione e via discorrendo di menzogne. Adesso di commenti ne arrivano meno di un decimo di quelli che arrivavano un tempo. Un po’ naturalmente mi dispiace, ma in fondo è megio così. Meglio ricevere pochi commenti ma buoni.

Più che rispondere ai commenti, mi interessa scrivere dei post. Più ancora che scrivere post, mi interessa scrivere e basta. Non ho ancora detto che il blog è per me, soprattutto, una palestra personale di scrittura. Ho l’ambizione di diventare una umile artigiana delle parole. Guardo con ammirazione e invidia a quei giornalisti che, decenni addietro, quando non c’era ancora il pc, sapevano produrre in pochi minuti un “pezzo” battendo fuoriosamente le mani sulla macchina da scrivere. Perché in fondo non conta neppure quale sia il contenuto el “pezzo”. Conta la capacità di sapere usare le parole con chiarezza, di saperle unire in maniera coerente.  Se non mi fossi già dispersa in troppi interessi, studierei la linguistica. Infatti,  tutta la nostra vita è appesa alle parole e alla relazione delle parole fra loro. La nostra stessa sopravvivenza fisica dipende dalla capacità di comunicare dei messaggi agli altri. La mia stessa esistenza di blogger e la possibilità di entrare in relazione con qualcuno tramite il web dipende dalle parole. Io per voi sono solo un insieme di parole su uno schermo.

In conclusione, per me non conta il numero dei comnenti, non conta lo “share”, non conta il successo. Per me conta soprattutto diffondere delle idee. Io non faccio nulla  per “alzare lo share”. Se volessi alzare lo share, dovrei parlare in maniera facile di cose facili ossia di porcherie assortite, specialmente porcherie sessuali. L’esito fisiologico della mia ostinazione a pubblicare post lunghi e approfonditi è il progressivo abbassamento della share. Io infatti parlo solo alle persone che sono all’atezza di capire quello che dico, ossia una esigua minoranza. In cima alla piramide ci sono pochi posti, alla base invece è pieno di gente. La mia speranza, che purtroppo non si è ancora realizzata, è di entrare in contatto e interloquire con questa esigua minoranza. Infatti, sono le esigue minoranze che muovono la storia e fanno rifiorire le civiltà.

IL CASO CASTELLUCCI. Non abbiamo bisogno di un nemico da abbattere

Desidero segnalare due articoli sullo spettacolo presunto blasfemo di Castellucci:

Rodolfo Casadei

Antonio Socci

La mia risposta sul “caso Castellucci” (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)

Rodolfo Casadei sostiene che, in linea di principio, lo stato avrebbe il diritto e il dovere di vietare spettacoli che esaltano la dissoluzione di tutti i valori che stanno alla base della civile convivenza democratica.  Dal suo punto di vista, attaccare i valori non negoziabili significa anche incitare la gente, in maniera implicita o implicita, ad assumere comportamenti anti-sociali.   Sono abbastanza d’accordo con Casadei. Da sempre sostengo che la censura sia uno strumento indispensabile per proteggere la civiltà e da sempre invoco una ferrea politica anti-porno.   Quando si decideranno gli stati occidentali a difendere i loro cittadini da un bombardamento più insidioso e distruttivo di quello delle bombe: il bombardamento degli stimoli pornografici? Se le bombe distruggono il corpo, invece la pornografia distrugge l’anima. Più precisamente, distrugge delicati equilibri interiori, impedendo così a chi ne è vittima di sviluppare la capacità di stabilire un rapporto equilibrato con le persone dell’altro sesso e creando sovente una devastante “addiction”. Ma adesso non voglio parlare di pornografia.

Tanto per mettere i puntini sulle i, la censura non la hanno inventata i cristiani. Molto prima di Cristo, i virtuosi e valorosi romani dell’era repubblicana non riuscivano neppure a concepire che in una società si potesse fare a meno dello strumento della censura. Non è vero che ogni pensiero abbia il diritto di manifestarsi. Non a caso, la moderna cultura giuridica riconosce l’opportuinità di vietare tutte le forme di “apologia di reato” e “incitamento alla violenza”, compreso l’incitamento al suicidio. (Peccato che non riconosca ancora, o non del tutto, la necessità di vietare le forme di “incitamento alla masturbazione, alla fornicazione, alla peversione e alla violenza carnale”, ma questo è un altro discorso). Col senno di poi, riconosciamo che  sarebbe stato opportuno vietare ad Hitler di esprimere le sue idee. Il Mein Kampf non avrebbe mai dovuto arrivare nelle librerie. A questo proposito, gli americani devono urgentemente rivedere il loro famoso Quarto Emendamento, che di fatto ormai è diventato uno scudo a protezione dei pornografi macellai e degli estremisti violenti di ogni risma.

Posto dunque che in linea di principio sono abbastanza d’accordo con Casadei, è necessario passare dalla “linea di principio” al caso concreto. Ebbene, nel caso concreto non troviamo né “apologia di reato” né “incitamento alla violenza né, infine, un attacco esplicito ai valori non negoziabili. Antonio Socci ci informa che in esso non troviamo neppure NESSUN ATTO DI CARATTERE ESPLICITAMENTE BLASFEMO. Certo, noi cattolici non possiamo e non dobbiamo condividere la visione nichilista e anche un po’ gnostica della vita che Castellucci esprime nei suoi spettacoli. Tuttavia, nella misura in cui non incitano apertamente alla violenza, non compiono atti di vilipendio della religione cattolica e non esaltano apertamente la dissoluzione di tutti i valori che sono alla base della civile convivenza democratica,  i nichilisti hanno tutto il diritto di esprimere il loro nichilismo. Ma dirò di più: è bene che i nichilisti si esprimano. Più si esprimono e meglio è.

Premessa: c’è nichilismo e nichilismo. C’è un nichilismo gaio ed edonista, che non è se non il pretesto di un sensualismo superficiale e disimpegnato compromesso con la peggiore pornografia, che merita il massimo disprezzo. La quasi totalità della produzione artistica contemporanea “mainstream”, quella che macina miliardi nelle aste e nelle esposizioni internazionali, ne è infettata. Ma c’è anche un nichilismo doloroso e sofferto, che attraverso l’esaltazione della mancanza di senso esprime inconsapevolmente una potente domanda di senso per la vita. Esaltando la sete, questo nichilismo ti fa sentire di più il desiderio dell’acqua. Quell’acqua che Cristo diede alla samaritana. L’acqua della vita eterna. Anni fa, qualcuno su Civiltà Cattolica faceva notare che nel secolo scorso gli esistenzialisti hanno avvicinato alla fede molta più gente di quanta ne abbiamo avvicinato i devoti e spesso melensi scrittori cattolici.

Io non ho visto lo spettacolo di Castellucci e quindi non so quanto gaio o quanto sofferto sia il suo nichilismo. Tuttavia, dal poco che ho letto mi sembra di capire che nel suo nichilismo ci sia almeno un po’ di sana sofferenza. Meglio così. Tuttavia, anche nel caso in cui il suo spettacolo non esca dal recinto del nichilismo gaio e quindi meriti il massimo disprezzo da parte nostra, non ci sarebbero comunque gli estremi per invocare la censura, la quale, ripeto, si può usare solo nei casi di esplicito incitamento alla violenza  e nei casi di esplicito vilipendio della religione cattolica. Forse ha ragione Casadei quando dice che   uno spettacolo come quello fa male alla società in ogni caso. Se qualcuno mi convince che la vita umana non avrebbe né alcun senso né valore alcuno – argomenta più o meno Casadei – perché mai dovrei trattenermi dalla voglia di commettere reati contro la vita e la proprietà altrui?  Ma a mio parere è estremamente difficile stabilire dove finisce il nichilismo e dove inizia la propaganda contro i valori che sono alla base della società. Diciamo che un conto è attaccare apertamente i valori non negoziabili e incitare a non rispettarli, altro conto è esprimere una visione della vita in cui quei valori non suscitano più entusiasmo. Sono differenze molto sottili, di cui però non è possibile non tenere conto. Se non ne tenessimo conto, carissimo Casadei, dovremmo incriminare pure Giacomo Leopardi. In una poesia terribile come A se stesso il nostro caro poeta non esprime forse una visione disperatissima basata sulla negazione assoluta di ogni senso che mal si concilierebbe, in linea di principio, col valore della sacralità di ogni vita umana? Quindi in conclusione, piuttosto che censurare, io personalmente preferisco criticare e discutere. Piuttosto che buttare via il bambino con l’acqua sporca, preferisco tenermi un poco di acqua sporca. Piuttosto che punire l’ “eretico”, preferisco dialogare con l’ “eretico”, fargli capire dove e quanto sbaglia.

Socci ha ragione da vendere: per sentirsi vivi, i comunisti e tutti i rappresentanti delle ideologie moderniste hanno bisogno di un “nemico di classe”, noi cattolici invece no. Non abbiamo bisogno di fabbricarci dei nemici quando non ci sono e non abbiamo il diritto di odiarli quandi ci sono. Infatti CRISTO CI HA ORDINATO DI AMARE I NOSTRI NEMICI.

SCIENZA, FEDE ED ESISTENZA DI CRISTO. Post dal 19 febbraio al 2 maggio 2011

lunedì, 02 maggio 2011

CRISTO E’ VERAMENTE ESISTITO E NON ERA UN ILLUSIONISTA. PAROLA DI ILLUSIONISTA.

  
Noto che i miei post su quella porcheria di Zeitgeist continuano a suscitare un certo interesse nell’ambiente virtuale del web. La ragione principale o forse l’unica di tanto successo è che nel web si ritrovano ben poche informazioni critiche su Zeitgeist. Sarebbe opportuno che qualche reporter di alto livello facesse una indagine approfondita su questo movimento, che attira le menti ottuse come la carne morta attira i cagnotti. Abbiamo visto che gli autori di Zeitgeist fondono insieme la teoria del grande complotto occidentale (ossia israelo-americano-sionista-massonico-capitalista-finaziario) e la nuovissima teoria del grande complotto cristiano (“la cospirazione di Cristo”), uscita dalla mente bacata di una ciarlatana di nome Archeria. L’incontro fra il complottismo anti-occidentale e il complottismo  anti-cristiano era inevitabile. Infatti, anti-occidentalismo e anti-cristianesimo sono due facce della stessa medaglia, dal momento che la civiltà occidentale è una conseguenza del Cristianesimo.
Ma torniamo più indietro. Nel primo post sulle missioni lunari della Nasa, ho spiegato che bastano pochi colpi di rasoio di Occam per fare a pezzi qualunque teoria del complotto. Per tagliare corto, l’esperienza insegna che più grandi sono le dimensioni di un complotto, più numerose sono le probabilità che sia scoperto. Se consideriamo che nemmeno le piccole congiure di palazzo riescono a rimanere segrete a lungo (tanto è vero che i libri di storia ne sono pieni), realizziamo che nessun complotto delle stesse mirabolanti dimensioni e della stessa prodigiosa durata dell’immaginario complotto israelo-americano-sionista-massonico-capitalista-finaziario potrebbe mai esistere.
Senza nessun senso del ridicolo, gli ignorantissimi autori di Zeitgeist ci dicono che fra qualche anno i membri del complotto capitalista-finanziatio-monetario ci impianteranno un microchip sotto la pelle, naturalmente a nostra insaputa. Ha ha ha ha haaaa!!!   Inoltre, ci dicono che Cristo non sarebbe mai esistito, che se lo sarebbero inventato i primi cristiani. Essendo a corto di idee, questi ultimi avrebbero scopiazzato varie divinità pagane… Ha ha ha ha haaaa!!!   Ora, delle radicali dissomiglianze fra Cristo e le suddette divinità pagane, in primo luogo tal Horus d’Egitto, ne ho già parlato. Adesso vorrei soffermarmi sull’idea secondo cui dietro la religione più diffusa al mondo ci sarebbe un vasto complotto, naturalmente collegato al complotto capitalista-finanziario-monetario di cui sopra. Vado subito a prendere un rasoio di Occam ben affilato. Come la teoria del complotto capitalista-finanziatio-monetario, così anche la teoria della “cospirazione di Cristo” cade a pezzi alla prima rasoiata. .
Per cominciare, gli autori di Zeitgeist non sono i primi a negare la storicità dei Vangeli. Di negazionisti del Cristianesimo ce ne sono tanti. Alcuni di essi sostengono la teoria secondo cui Cristo non sarebbe mai esistito, se lo sarebbero inventato i discepoli. Altri sostengono la teoria secondo cui Cristo sarebbe veramente esistito ma non avrebbe compiuto nessun miracolo: sarebbe stato solo un abile illusionista. Ebbene, la prima teoria è eccessivamente improbabile. Infatti, una gran quantità documenti e testimonianze depongono a favore dell’esistenza storica di Cristo. Adire il vero, gli studiosi  anti-cristiani degli ultimi due secoli hanno cercato di negare la validità di questi documenti e queste testimonianze. Gli storici pagani Cornelio Tacito e Giuseppe Flavio parlano di un nazareno di nome Cristo condannato a morte da Ponzio Pilato, governatore romano della Giudea. Tacito in particolare era uno storico molto scrupoloso e informato. Aveva l’abitudine di verificare le notizie, prima di riferirle nei suoi Annales. Sicuramente, egli doveva conoscere il nome dei governatori romani dislocati nei vari territori dell’impero, non solo quelli del presente ma anche quelli dell’immediato passato. Ma gli storici anti-cristiani non sono disposti a credere che i brani di Tacito e quelli di Giuseppe Flavio su Cristo siano attendibili. Secondo loro, infatti, sarebbero stati manipolati da astuti ed infidi copisti cristiani. Non ancora soddisfatti, hanno sprecato una quantità sterminata di energie nel tentativo di dimostrare che Ponzio Pilato non sarebbe mai esistito. Il poeta mancato ed egittologo mancato Gerard Massey, di cui abbiamo fatto la conoscenza nel primo post su Zeitgeist, aveva addirittura cercato di dimostrare che il nome Ponzio Pilato contenesse l’anagramma di varie divinità tanto per cambiare egizie. Tutto andava per il meglio quando all’improvviso, nel 1961, il piccone impertinente di alcuni archeologi italiani rinvenne la lapide col nome di Ponzio Pilato, governatore della Giudea, nel teatro di Cesarea Marittima. Oltre che su Pilato, la foga negazionista si è accanita sul villaggio di Nazareth. Era ormai opinione comune che il villaggio di Maria e Giuseppe non fosse mai esistito, quando in Palestina emergeva dal suolo una pietra antica con una imbarazzante indicazione stradale: “Verso Nazareth”. Per corollario, si scoperto che la casa in pietra conservata nella basilica di Loreto, che secondo la tradizione sarebbe stata la casa di Maria, proviene effettivamente dalla Palestina ed ha almeno duemila anni. Ma come ci è finita a Loreto? Nel Medioevo alcuni crociati andarono a Nazareth, “smontarono” quella che i cristiani locali veneravano da sempre come la casa di Maria, trasportarono le pietre fino a Loreto e qui la rimontarono, stando bene attenti a mettere l’ingresso in direzione di Nazareth.
Riepilogando, Ponzio Pilato è esistito e ha condannato a morte un certo Christus, Nazareth è esistita e la casa di Loreto proviene da quelle parti. Se mettiamo insieme tutti questi indizi, e tanti altri, dobbiamo ammettere che l’ipotesi più semplice, secondo il principio del rasoio di Occam, è che un uomo di nome Gesù sia veramente esistito.
E adesso consideriamo i Vangeli. Per farla breve, l’ipotesi che i quattro evangelisti si siano inventati di sana pianta tutti i fatti narrati nei Vangeli è talmente improbabile da essere inverosimile. Ho sentito di uno studio comportamentale condotto di recente in una università americana. I ricercatori hanno chiesto ad un gruppo di volontari di mentire riguardo qualche circostanza della loro vita. Risultato? Nessuno dei volontari è riuscito ad inventare delle bugie dalla trama complessa. Quasi tutti avevano inventato delle bugie dalla trama molto semplice e poco estesa nel tempo. Quando i ricercatori hanno chiesto loro di inventare delle bugie con una maggiore estensione temporale, quasi tutti i volontari sono caduti in contraddizione. Insomma, questo studio non ha fatto che confermare quello che insegna l’esperienza poliziesca: quasi tutti i rei cadono in contraddizione quando sono sottoposti a dei lunghi ed estenuanti interrogatori. Sembra proprio che la capacità di inventare delle storie coerenti dalla trama complessa sia un dono riservato ai grandi scrittori.
Ora, gli evangelisti ci narrano una storia dalla trama indubbiamente molto complessa ed estesa nel tempo. Erano degli scrittori professionisti? Non si direbbe proprio. Il linguaggio degli evangelisti è veramente scarno, marcatamente anti-letterario. I retori romani lo definivano, con disprezzo, “sermo piscatorius”: “linguaggio da pescatori”.  Inoltre,  i quattro diversi evangelisti narrano gli stessi fatti. Si erano messi d’accordo? Ma perché mettersi d’accordo per scrivere in contemporanea quattro “romanzi” simili? Non era più facile scrivere tutti insieme un solo “romanzo”? Inoltre, gli evangelisti raccontano sì gli stessi fatti, ma ogni evangelista li racconta a modo suo. Un evangelista riferisce un dettaglio che un altro evangelista non riferisce e viceversa. La spiegazione più semplice di queste piccole differenze è che ognuno degli evangelisti, che non dimentichiamolo non erano dottori in filosofia, ricorda a modo suo gli stessi fatti cui ha assistito insieme agli altri tre. Prendete un fatto del passato che ha riguardato voi e altre persone. Ebbene, tutti insieme vi ricordate lo stesso fatto, ma ognuno se lo ricorda a suo modo. Voi vi ricordate di certi dettagli che magari ad altri sono sfuggiti, ed altri si ricorderanno di altri dettagli che a voi sono sfuggiti. In conclusione, gli evangelisti non sembrano davvero degli scrittori provetti. Sembrano delle persone umili che buttano giù rapidamente i loro ricordi, senza fronzoli letterari.
Ma ammettiamo che gli evangelisti fossero degli scrittori provetti e furbissimi, ammettiamo che si fossero inventati tutto, ammettiamo che avessero usato un linguaggio anti-letterario e abbiano inserito delle piccole differenze fra un Vangelo e l’altro proprio per ingannarci meglio, prevedendo che nel ventunesimo secolo questo linguaggio anti-letterario e queste piccole differenze ci sarebbero apparse come prove di sincerità. Ebbene, anche in questo caso i conti non tornano. Se tutta la storia della loro amicizia con quel Gesù se la fossero inventata, l’avrebbero inventata meglio. In primo luogo, come accennavo nel primo post su Zeitgeist, si sarebbero inventati la data della nascita di Gesù. In secondo luogo, avrebbero fatto abitare la sacra famiglia in un posto più famoso e più illustre di quel paesello dimenticato da Dio che aveva nome di Nazareth. In terzo luogo, avrebbero fatto nascere Gesù da un principe e da una principessa, non da una sconosciuta – sebbene lontanissima discendente di Davide – e da un falegname. E soprattutto, come vedremo subito, non si sarebbero mai sognati di scrivere che la sconosciuta avrebbe partorito per opera dello Spirito Santo.
Ma ammettiamo lo stesso che gli evangelisti si siano inventati tutto, compreso il dettaglio della concezione per opera dello Spirito Santo. A questo punto, dobbiamo chiederci: a quale scopo lo avrebbero fatto? Voi direte subito che il mondo è pieno di falsi santoni e falsi profeti che si inventano nuove religioni, una più strana dell’altra. Questo è vero. In America i fondatori di nuove e strane religioni pullulano. Ma tutti hanno uno scopo molto materiale: arricchirsi. Ognuno di essi cerca di attirare il maggiori numero di proseliti e, soprattutto, di spillare quattrini ai proseliti. In Palestina, ai tempi di Gesù, i falsi profeti pullulavano. Tutti avevano uno scopo molto concreto: rovesciare il governo romano e prendere il potere. E gli evangelisti? Bé, sicuramente il loro scopo non era quello di fare la bella vita, visto che  si sono volontariamente sottoposti a lunghi ed estenuanti viaggi attraverso i territori dell’impero. Se invece il loro scopo fosse stato quello di arricchirsi e\o prendere il potere, l’ultima cosa che avrebbero dovuto fare era di andare in giro a parlare di cose come Incarnazione, Morte e Risurrezione di Cristo, Dio fatto uomo. Cercate di stamparvi in testa che parlare di queste cose non solo nella terra degli scribi e dei farisei ma pure nel colto e liberale mondo pagano era la maniera migliore per attirare una gragnola di insulti e di sassi, se non di finire direttamente sul patibolo. E infatti gli apostoli sono stati perseguitati sia dai loro compatrioti giudei sia dai pagani. Pietro è finito crocifisso a testa in giù presumibilmente nel punto di Roma ove ora sorge san Pietro in Montorio, Paolo fu decapitato. E non potete venirmi a dire che non si aspettassero di finire male. Per quale ragione Pietro aveva rinnegato Cristo ben tre volte, se non perché sapeva di rischiare la pelle? E gli apostoli, dopo la morte di Cristo, non se ne stavano chiusi in una stanza proprio perché avevano una gran paura dei giudei? Quindi è stupefacente che gli apostoli abbiano intrapreso la loro missione apostolica dopo avere visto che trattamento avevano riservato al loro maestro sia i sommi sacerdoti che e le autorità romane, sia gli ebrei che i pagani.
Se consideriamo con attenzione le caratteristiche dei Vangeli, dobbiamo ammettere che l’ipotesi più semplice è che gli evangelisti non si siano inventati nulla, che abbiamo veramente seguito per tre anni quel Gesù e che abbiamo assistito di persona ai suoi miracoli. E a questo punto dobbiamo considerare la seconda teoria “negazionista”: Cristo sarebbe stato solo un abile illusionista e i suoi discepoli gli avrebbero fatto da spalla. Possibile? Allora proviamolo a chiedere ad uno del mestiere. Chi meglio di un vero illusionista potrebbe “smascherare” i presunti trucchi di quel nazareno? Per  cercare di capire se quel nazareno fosse stato per caso un suo collega, l’illusionista americano Brock Gill è andato in Terra Santa a girare un documentario: The miracles of Jesus. Si tratta di un documentario davvero sovversivo, un pugno in faccia a tutti gli Odifreddi, gli Augias, i Dan Brown e i seguaci di Zeitgeist. E sì, perché il giovane e intelligentissimo mago smonta uno dopo l’altro tutte le affermazioni del negazionismo anti-cristiano. Insomma, è davvero un mago in tutti i sensi. E a questo punto interviene il mago. Percorrendo i luoghi del Vangelo, cerca di simulare i miracoli di Cristo (ovviamente senza svelare i trucchi del mestiere). Moltiplicare i pani e i pesci con tecniche illusionistiche? Non c’è problema. Camminare sulle acque con tecniche illusionistiche? Anche questo si può fare. Fingersi morto, farsi chiudere in un sepolcro ed uscire, eludendo i controlli delle guardie? Con un po’ di pazienza, anche l’illusione della falsa resurrezione è servita. A questo punto, lo spettatore anti-teista si sente rincuorato: “Lo dicevo io, che i miracoli erano solo trucchi!”. E qui il nostro Harry Potter li frega tutti, dicendo più o meno: “Cari spettatori, il mio spettacolo vi ha divertito? Sono contento. Ma dovete sapere che ho dovuto prepararmi per mesi, ho avuto bisogno di una trentina di complici esperti e, soprattutto, ho dovuto usare alcuni strumenti tecnologici. Ebbene, Gesù e i suoi discepoli andavano sempre in giro da un posto all’altro a predicare la buona novella, non avevano il tempo per preparare trucchi come quelli che vi ho mostrato. Inoltre, le tecniche illusioniste sono state inventate di recente, è inverosimile che Gesù e i suoi discepoli le avessero inventate prima del tempo. Senza contare che ai tempi di Gesù non c’erano gli strumenti tecnologici di cui ho avuto bisogno per preparare lo spettacolo”. Ma certamente la sua parola di mago da sola non basta. Bisognerebbe sentire anche un’altra campana, non trovate? E infatti, nel corso del documentario, ha modo di dire la sua anche uno degli assistenti del mago David Copperfield. L’intervistatore gli chiede: “In base alla sua esperienza, lei crede che sia possibile simulare i miracoli di Cristo con tecniche illusionistiche”. E lui: “Sì, certamente”. L’intervistatore: “E allora, Cristo non poteva essere un illusionista?”. A questo punto l’assistente di Coppefield si mette a ridere.  Poi dice: “Lei si immagini la scena: Cristo e i suoi discepoli che camminano per il deserto della Palestina…. seguiti da tre tir pieni di attrezzi di scena”. E Brock Gill conclude il documentario con queste parole: “Noi illusionisti possiamo anche simulare alcuni miracoli. Ma nessun illusionista al mondo potrebbe simulare il miracolo più grande: la diffusione inarrestabile prima nei territori dell’impero e poi nel mondo intero  di una religione che fu combattuta per secoli dal governo di Roma, che era il governo più potente dell’antichità. Inoltre, gli illusionisti non cambiano la vita della gente. Invece Gesù la cambia. Il vero miracolo è questo cambiamento del cuore”. Che altro dire? Io a questo mago gli farei un monumento.
Nel corso del documentario intervengono anche archeologi, studiosi delle Sacre Scritture, studiosi delle religioni antiche, latinisti e perfino psicologi. Secondo tutti costoro, nessuno escluso, l’ipotesi più semplice, sempre dal punto  di vista di Occam, è che Cristo sia veramente esistito e abbia veramente compiuto i suoi miracoli. Nella prima parte del post ho riferito alcuni dei loro argomenti. Prima di concludere, vorrei accennare anche agli argomenti psicologici e psichiatrici. L’intervistatore chiede ad uno psicologo: “Nel Vangelo c’è scritto che ai miracoli di Cristo assistettero diverse centinaia di persone. È possibile che siano state vittime di fenomeni di allucinazione collettiva?”. E lo psicologo: “Assolutamente no, il concetto di allucinazione collettiva è controverso, non si sono mai registrati dei veri casi. Le allucinazioni sono sempre individuali e non sono trasmissibili”. L’intervistatore: “San Paolo dice di essere stato folgorato sulla via di Damasco. Può essersi trattato di una allucinazione?” Lo psicologo: “No, perché le persone vittime di allucinazioni, normalmente credono al contenuto delle loro allucinazioni, dal momento le allucinazioni sono frutto della loro mente. Invece san Paolo non credeva in Cristo. San Paolo era un fariseo, aveva dedicato la sua vita alla persecuzione dei cristiani. È del tutto inverosimile che egli abbia potuto auto-ingannarsi, immaginando di essere interpellato proprio da quel Cristo che egli riteneva fermamente essere un impostore”.
Anche quelli che videro Cristo risorto sembrano tutto fuorché vittime di allucinazione. Nel Vangelo c’è scritto che le pie donne andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto. Alla Maddalena non passò neanche per l’anticamera del cervello che Gesù potesse essere risorto: era convinta che qualcuno ne avesse trafugato il cadavere. Quindi vagò per il giardino e vide qualcuno che gli sembrò un giardiniere. Si avvicinò e gli chiese dove era stato messo il corpo del suo maestro. Ebbene quello non era un giardiniere. Ma alla Maddalena sono stati necessari alcuni istanti per capirlo. Non ci voleva credere che quello fosse proprio Gesù! Quindi corse subito a dirlo ai discepoli, che all’inizio si rifiutarono di crederle. Ma poi cambiarono idea e corsero a vedere il sepolcro vuoto. Ora, normalmente le allucinazioni consistono nello scambiare un evento normale per un evento straordinario, soprannaturale. Ad esempio, io vedo nella penombra una persona assolutamente normale e la scambio per una persona morta o per un angelo o per un alieno (e quanti ce ne sono, che vedono gli alieni). Ma alla Maddalena è successo esattamente il contrario: ha visto una persona risorta da morte alla luce del giorno e la sua mente ha creduto di vedere un normale essere umano in veste da giardiniere. Similmente, i discepoli di Emmaus hanno creduto di cenare assieme ad un normalissimo compagno di viaggio, senza accorgersi che quel compagno di viaggio era proprio Gesù. Talmente non se ne sono accorti, che gli hanno confidato la loro amarezza: noi volevamo bene a quel Gesù, credevamo in lui e adesso è morto… E invece no: è risorto.
giovedì, 28 aprile 2011

L’alternativa fra fede e incredulità coincide con l’alternativa fra razionalità e irrazionalità.

Lo ha detto il Santo Padre Benedetto XVI durante l’ omelia del sabato santo. Ho rubato la citazione direttamente dal blog Libero Arbitrio:

 San Giovanni, nelle prime parole del suo Vangelo, ha riassunto il significato essenziale [del racconto della creazione] in quest’unica frase: “In principio era il Verbo”. In effetti, il racconto della creazione che abbiamo ascoltato prima è caratterizzato dalla frase che ricorre con regolarità: “Dio disse…”. Il mondo è un prodotto della Parola, del Logos, come si esprime Giovanni con un termine centrale della lingua greca. “Logos” significa “ragione”, “senso”, “parola”. Non è soltanto ragione, ma Ragione creatrice che parla e che comunica se stessa. È Ragione che è senso e che crea essa stessa senso. Il racconto della creazione ci dice, dunque, che il mondo è un prodotto della Ragione creatrice. E con ciò esso ci dice che all’origine di tutte le cose non stava ciò che è senza ragione, senza libertà, bensì il principio di tutte le cose è la Ragione creatrice, è l’amore, è la libertà.
Qui ci troviamo di fronte all’alternativa ultima che è in gioco nella disputa tra fede ed incredulità: sono l’irrazionalità, l’assenza di libertà e il caso il principio di tutto, oppure sono ragione, libertà, amore il principio dell’essere? Il primato spetta all’irrazionalità o alla ragione? È questa la domanda di cui si tratta in ultima analisi. Come credenti rispondiamo con il racconto della creazione e con San Giovanni: all’origine sta la ragione. All’origine sta la libertà. Per questo è cosa buona essere una persona umana.
Non è così che nell’universo in espansione, alla fine, in un piccolo angolo qualsiasi del cosmo si formò per caso anche una qualche specie di essere vivente, capace di ragionare e di tentare di trovare nella creazione una ragione o di portarla in essa. Se l’uomo fosse soltanto un tale prodotto casuale dell’evoluzione in qualche posto al margine dell’universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura. Invece no: la Ragione è all’inizio, la Ragione creatrice, divina. E siccome è Ragione, essa ha creato anche la libertà; e siccome della libertà si può fare uso indebito, esiste anche ciò che è avverso alla creazione. Per questo si estende, per così dire, una spessa linea oscura attraverso la struttura dell’universo e attraverso la natura dell’uomo. Ma nonostante questa contraddizione, la creazione come tale rimane buona, la vita rimane buona, perché all’origine sta la Ragione buona, l’amore creatore di Dio. Per questo il mondo può essere salvato. Per questo possiamo e dobbiamo metterci dalla parte della ragione, della libertà e dell’amore – dalla parte di Dio che ci ama così tanto che Egli ha sofferto per noi, affinché dalla sua morte potesse sorgere una vita nuova, definitiva, risanata.

Siccome sono recidiva, ho sottolineato la frecciatina del papa alla teoria evolutiva in salsa neodarwiniana. In quest’era di postmodernismo trionfante, che rinnega il razionalismo, esalta il caos e afferma la relatività di tutti i valori, i cristiani sono gli ultimi depositari del più prezioso tesoro dell’Occidente: la Ragione, la Libertà e l’Amore. Ciao.

sabato, 19 febbraio 2011

IMPETUS! Come la fede aiuta la scienza.

Accidenti, non ci avevo mai pensato. Non mi ero mai soffermata a riflettere sul fatto che tutti gli oggetti inanimati che si muovono sono mossi! L’acqua dei ruscelli è mossa a valle dalla forza di gravità, il proiettile è mosso da una piccola esplosione che avviene all’interno della pistola, un sasso che vola è mosso da un braccio. Non essendomi mai soffermata a rifletterci, avevo sempre sottovalutato la prova filosofica EX MOTU di San Tommaso d’Aquino, secondo cui il fenomeno del movimento prova l’esistenza di Dio come “motore primo” del cosmo. Non è una cosa da poco. Il concetto di “motore immobile” permetteva di spiegare il movimento degli astri.

Prima che san Tommaso se ne venisse fuori col “motore primo”, andava ancora per la maggiore l’opinione dei greci, secondo cui gli astri avrebbero avuto una sorta di anima spirituale. In effetti, il pensiero greco dominante – imperniato sulla triade Socrate, Platone ad Aristotele – non riusciva ad emanciparsi dal panpsichismo. Da Wikipedia: “Il panpsichismo o pampsichismo[1] è un concetto appartenente all’ambito filosofico. Esso ritiene che tutti gli esseri, viventi e apparentemente non viventi, posseggano delle capacità psichiche. Hanno inserito concetti panpsichici nelle loro dottrine Talete, Platone, Telesio, Campanella,[2] Giordano Bruno,[3] Patrizi,[4] Leibniz,[5] Maupertuis.[6]”. Vi sarà saltato subito all’occhio che fra i fans del panpsichismo non ci sono filosofi cristiani di provata ortodossia ma solo ed esclusivamente pagani, eretici (Bruno e Campanella) e pure un ebreo (Spinoza). Bisogna aggiungere solo i musulmani Avicenna e Averroè. Nota bene: dovreste ricordarvi che Dante prese da san Tommaso l’idea che le orbite dei pianeti siano regolate da “intelligenze motrici”. Al contrario di quanto sembra, l’idea delle “intelligenze motrici”, per quanto sbagliata, è molto lontana da ogni suggestione panpsichista. Tommaso si diceva convinto che la spinta impressa da Dio all’universo al momento della creazione bastasse a spiegare il movimento degli astri, ma non escludeva che Dio avesse incaricato delle intelligenze angeliche di regolarne le orbite. Ma se gli astri hanno bisogno di essere mossi dagli angeli, allora non hanno un’anima. Di conseguenza, si può affermare senza timore di esagerare che Tommaso ha dato il colpo di grazia al panpsichismo. E ha pure anticipato l’intuizione di quella gigantesca esplosione che ha dato origine al cosmo, facendolo espandere in tutte le direzioni.

Perché il pensiero cristiano è riuscito ad emanciparsi dal panpsichismo mentre il pensiero pagano no? La riposta è di una semplicità disarmante: perché i cristiani credono nel dogma della creazione, secondo cui l’universo ha avuto un inizio ed avrà una fine. Anche questa non è cosa da poco. I filosofi greci faticavano a pensare che il cosmo potesse avere avuto un inizio e potesse avere una fine. Infatti, ad occhio nudo la materia sembra eterna. Noi vediamo che le forme periscono più o meno velocemente ma la materia di cui sono fatte resta, trasformandosi e assumendo nuove forme. Quindi al filosofo greco la materia sembrava eterna, il cosmo sembrava eterno. E se il cosmo era eterno, anche il movimento degli astri doveva essere eterno. Dal momento che escludevano la creazione divina, i filosofi escludevano anche che gli astri fossero stati “lanciati” nello spazio dal “braccio” divino. A loro parere, gli astri dovevano muoversi da soli come gli esseri animati ossia erano essi stessi animati. Adesso vi chiederete perché mai i filosofi ebrei e i filosofi musulmani abbiano accolto l’opinione dei greci. I musulmani e gli ebrei non credono forse nella creazione, come i cristiani? Certo, credono che il cosmo sia stato creato da Dio. Ma non credono che Dio abbia creato il cosmo tramite suo Figlio, Cristo-logos. Non credendo che Cristo fosse figlio di Dio, credevano che il cosmo stesso fosse… figlio di Dio. E se il cosmo era figlio di Dio, doveva per forza avere un’anima (cfr. Stanley Jaki, Cristo e la scienza, Ed. Fede e Cultura, 2006; http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1880).

In buona sostanza, di tutte le religioni mai apparse sulla terra solo il Cristianesimo distingue nettamente fra Dio e la creazione, bruciando così ogni equivoco panpsichista, panteista e magico. Distinguendo nettamente fra Creatore e creazione, i cristiani potevano concepire il Creatore come legislatore della creazione e quindi potevano concepire lo studio delle leggi volute dal divino legislatore. In altre parole, potevano concepire la scienza. Invece, il panpsichismo è del tutto incompatibile con la scienza. Se infatti si pensa che ogni oggetto del cosmo abbia una sua propria volontà, si deve anche pensare che non obbedisca a nessuna legge esterna. E come si potrebbe trarre una scienza dall’osservazione di molteplici volontà indipendenti da qualsiasi legge? Il panspichismo prepara la strada al pensiero magico.

Forse non avete compreso a fondo l’importanza del concetto di “motore immobile”. Rispolverate le memorie scolastiche: la fisica inizia proprio come studio del movimento! Ve la ricordate la prima legge della dinamica? Da Wikipedia: “Questo fondamentale principio fu scoperto da Galileo Galilei e dettagliatamente descritto in due sue opere, rispettivamente, nel 1632 e nel 1638: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo e Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali. La sua prima enunciazione formale è di Isaac Newton (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica)”. Dunque, questo principio fondamentale è stato scoperto da due cristiani: un cattolico che cercava “il pensiero di Dio impresso nella materia” e un protestante anti-trinitario che scriveva: « Non credo che ciò [l’Universo] si possa spiegare solo con cause naturali, e sono costretto a imputarlo alla saggezza e all’ingegnosità di un essere intelligente». Ma secondo recenti studi, la scoperta del primo prinicipio della dinamica deve essere retrodatatodi parecchi secoli. Fu il filosofo e logico francese Giovanni Buridano (1290-1358 circa) a scoprirla. Egli non parlava di “dinamica” ma, latinamente, di “impetus”. Forse già state pensando che la teoria dell’impetus sia stata respinta dalla Chiesa medievale… E invece no. In ogni convento e in ogni università dell’Europa trecentesca si conservava almeno una copia dell’opera di Giovanni Buridano. La grande quantità di copie dell’opera di Buridano rinvenute in Europa dimostra che la teoria dell’impetus era stata accolta con favore dagli intellettuali cattolici di allora e, naturalmente, dalla Chiesa ufficiale. Domanda: ma perché mai ad un tizio medievale è venuta in mente una cosa così geniale? Come ci era arrivato? Ma è semplice: perché la prova “ex motu” di san Tommaso gli aveva chiarito le idee. Essendosi finalmente sbarazzato dall’idea panpsichista che gli oggetti inanimati avessero una psiche, poté mettersi a studiare il moto dei corpi inanimati, nella speranza di scoprirne la segreta legge. E così, un poco alla volta, anche l’idea delle “intelligenze motrici” andò in soffitta.

La vicenda di Giovanni Buridano ci insegna che la scienza è figlia delle fede. Ma se la scienza è figlia delle fede, allora la fede viene prima della scienza. Per mettermi a fare scienza, devo prima avere fede. Devo credere che il cosmo non si basi sul caos ma sull’ordine, e devo credere che la mia ragione sia in grado di comprendere quell’ordine. In parole povere, devo avere fede in un Dio razionale  e devo credere di essere fatta ad immagine e somiglianza di questo Dio razionale. Ma se la scienza viene dopo la fede, allora deve anche sottomettersi alla fede? In effetti, tutti i dottori della chiesa concordano sul fatto che la ragione deve sottomettersi alla fede. Gli anti-teisti riuniti del mondo tuonano: imponendo alla ragione di sottomettersi alla fede, il Cristianesimo uccide la scienza! In realtà, a me sembra che alla scienza convenga sottomettersi alla fede. San tommaso diceva: la ragione non può mai essere in contraddizione con la fede e, viceversa, la fede non può mai essere in contraddizione con la ragione. Tuttavia, la fede è superiore alla ragione: se un ragionamento è in contraddizione con la fede, vuol dire che la ragione è giunta a false conclusioni e bisogna rifare il ragionamento da capo. Parole sante! Nel XIII secolo, alcuni dottori dell’università di Parigi (fra cui Sigieri di Brabante) si erano fatti convincere da Averroè che la materia fosse eterna. Quindi formularono la teoria della doppia verità: la verità della ragione non coincide con la verità della fede e tuttavia bisogna avere fede lo stesso. Infatti, a quei dottori la ragione diceva che la materia era eterna (e infatti ad occhio la materia sembra eterna) mentre la fede diceva che il creato aveva avuto un inizio ed avrebbe avuto una fine. Ebbene, se questi dottori avessero sottomesso la ragione alla fede, avrebbero intuito con secoli di anticipo la Teoria del Big Bang e il principio dell’entropia. Scusate se è poco.