ZEITGEIST, LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E i grillini ci credono. Infatti chi crede in Grillo e Casaleggio crede in tutto.

Ecco a voi in estrema sintesi la tipica auto-presentazione del tipico candidato grillino,

“Ciao raga,

non so fare nulla e non so nulla, neppure quanti sono i parlamentari e quanti sono i senatori, ma sono laureato e sono ggggiovane.

Voglio portare la mia simpatica e giovanile incompetenza nel governo.

Fatemi fare il presidente del consiglio”.
Ma non c’è mai fine al peggio. Ieri sera a Ballarò un ggggiovane grillino diceva che ZEITGEIST gli aveva aperto gli occhi, facendogli capire che i complottisti capitalisti mondiali ci stanno impiantando sotto pelle un microchip…. Sì, avete sentito bene. Comunque, io sospetto da tempo  che dietro il movimento di Grillo-Casaleggio ci sia  quel vasto movimento denomianto Zeitgeist, che fa capo a Jacque Fresco. Dal momento che il documentario omonimo diffuso su You-tube è un concentrato esilarante di cazzate, si ha la tentazione di guardare a quel movimento come ad una delle tante, deliranti sette che infestano il pianeta. Tuttavia, ho saputo che i membri di quel movimento cominciano ad avere un peso elettorale non indifferente  negli Usa: basti pensare che Ron Paul, candidato libertario alle ultime elezioni del partito repubblicano, appare nel documentario stesso in veste di simpatizzante del movimento.

Comunque, visto che ieri sera quel grillino ha fatto pubblicità a Zeitgeist, e stamattina in televisione  già si parlava con ironia del “microchip sotto pelle”, ho deciso di ripubblicare la serie di post su Zeitgeist apparsi per la prima volta sul vecchio blog nel lontano 2009. In effetti, WordPress rileva che da alcuni giorni sono aumentati i contatti di gente che cerca informazioni su Zeitgeist.  Quindi, per favorire i cercatori di notizie su Zeitgeist, ripubblico adesso in cima al blog i vecchi post su Zeitgeist che apparvero nel lontano 2009, e che attirarono più di duecento commenti pieni d’odio e di idiozia. Li ho copiati tutti e salvati nel mio computer. Li conservo come preziosi documenti di quel tipo speciale di umana stupidità che è pronta a convertirsi in violenza. Mai sottovalutare la stupidità, che è dotata di una devastante forza distruttrice.. Anche i nazisti erano sostanzialmente degli stupidi, e guardate che hanno fatto. Infatti, la mia tesi è che i seguaci di Zeitgeist potrebbero essere i nuovi nazisti. E sono sicura che i seguaci italiani di Zeitgeist adesso siano rifluiti nel Movimento Cinque stelle. Non a caso, ieri c’era già qualche grillina che lodava il duce.

lunedì, 24 agosto 2009

ZEITGEIST: LA PIU’ GRANDE BOIATA MAI VENDUTA. E gli atei ci credono. Infatti chi non crede in Dio crede in tutto.

Alla fine della puntata precedente ho accennato al “documentario” Zeitgeist di tal Peter Joseph (http://www.youtube.com/watch?v=uezALzEN_3U ). Più che un “documentario”, è un libro di favole. Più che favole, superstizioni mascherate da scienza. Gli autori di Zeitgeist fondono assieme la superstizione anti-occidentale e la superstizione anti-cristiana, facendo un grosso regalo ad Osama Bin Laden e a tutti quelli che vogliono distruggere la civiltà. Perché solo l’Occidente cristiano è civiltà. Ma gli autori di Zeitgeist si sentono lo stesso degli eroici filantropi. Sul sito ufficiale, sta scritto che Zeitgeist è un documentario “nonprofit”…  ah, la parolina magica! Leggete:

“Zeitgeist, produced by Peter Joseph, was created as a nonprofit filmiac expression to inspire people to start looking at the world from a more critical perspective and to understand that very often things are not what the population at large think they are”.

Traduzione in parole povere: “Caro spettatore, il profitto non ci interessa, ci interessa soltanto fare del bene, vogliamo aprire gli occhi alla gente. Se non credi a tutto quello che ti diciamo, sei cieco come gli altri. Se invece credi a tutto quello che ti diciamo, allora sei intelligente, sei fico e piaci alle ragazze”. Ovviamente lo spettatore vuole sentirsi fico e quindi si beve a tutto quello che gli propinano gli autori di Zeitgeist. Poi mette il “documentario” che lo fa sentire tanto fico fra i “preferiti” su You-tube o su Facebook, oppure lo mostra sul suo blog, commentando: “Mi raccomando, fate circolare, imparate a ragionare con la vostra testa”. E così la superstizione di Zeitgeist si diffonde con la rapidità di una pestilenza. Ormai gli appestati sono già centinaia di migliaia. Noi immuni rischiamo di finire come Io sono leggenda nel giro di qualche anno. Gli appestati credono che “ragionare con la propria testa” significhi ragionare con la testa degli autori di Zeitgeist, credere ciecamente a tutto quello che dicono gli autori di Zeitgeist e non verificare mai quello che dicono gli autori di Zeitgeist. Anche perché per verificare quello che costoro dicono bisogna perdere un po’ meno tempo su Facebook studiare un poco. Troppo faticoso! Invece noi che non vogliamo sembrare fichi, verifichiamo una ad una tutte le affermazioni degli autori di Zeitgeist.

Riassunto di Zeitgeist  tipo riassunto dei film del giorno sul giornale: “Cristo non è mai esistito, le torri gemelle sono state abbattute dal cristiano Bush e dai suoi amici banchieri, Usa, 2007”.  Nella prima parte di Zeitgeist, intitolata “La più grande storia mai venduta”, i filantropici autori cercano di fare capire a noi poveri ciechi che la religione sarebbe solo “l’oppio dei popoli”. Da duemila anni, i governanti utilizzerebbero questo “oppio” per istupidire i popoli, distogliendoli dal proposito di fare la rivoluzione (questa l’ho già sentita). Ovviamente, la storia di Cristo sarebbe solo una favola e Cristo sarebbe  un personaggo immaginario, come le altre divinità pagane.  In effetti, Cristo sarebbe molto simile ad alcune divinità pagane legate al culto del sole: Seth, Horus, Mitra, Dioniso, Attis e Krishna. Ognuna di queste divinità festeggerebbe il compleanno proprio il giorno di Natale. Non è una coincidenza straordinaria?

Insomma gli autori di Zeitgeist suggeriscono un raffinato sillogismo, degno dell’intelligenza dei frequentatori assidui di Facebook: chi nasce il 25 dicembre è una divinità pagana, Cristo è nato il 25 dicembre, Cristo è una divinità pagana ossia non esiste. Uhm…  io conosco molte persone che sono nate il 25 dicembre. Non hanno proprio l’aspetto delle divinità pagane. Non hanno proprio l’aspetto di persone che non esistono. Comunque, per quanto riguarda la data del 25 dicembre, leggete la Errata corrige che ho pubblicato fra i commenti.   In ogni caso, se  anche un tizio mitologico di nome Horus fosse “nato” (in senso metaforico) proprio  il 25 dicembre, per Cristo non cambierebbe nulla. Ma come vedremo, pare che Horus non sia “nato” tre giorni dopo il solstizio d’inverno.

Ll’incertezza degli evangelisti circa la data di nascita di Cristo è una prova ulteriore del fatto che Cristo non è una invenzione degli evangelisti. Se Cristo se lo fossero inventato, si sarebbero inventati anche la data della sua nascita. Anzi, avrebbero legato la sua nascita a chissà quale fantasmagorico allineamento di stelle e pianeti. I popoli mediorientali erano fissati con l’astronomia. E invece niente. Gli evangelisti proprio non sanno dire il giorno esatto in cui è nato il loro maestro. Bisogna solo aggiungere che lo storico pagano Cornelio Tacito, che certamente non era cristiano, parla di un certo “Christus, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato all’estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato” (Tacito, Annali XV, 44). Anche altri storici pagani (Plinio il Giovane, Tertulliano, Giuseppe Flavio, Luciano eccetera) menzionano questo Christus. Ne parlano come di una persona realmente esistita, non come di un personaggio mitologico. Facevano parte del complotto anche loro?

Ma andiamo avanti. Gli autori di Zeitgeist ignorano l’obbligo di citare le fonti e falsificano i dati con disinvoltura. Le loro falsificazioni sfiorano il ridicolo. Ad esempio, sostengono che la parola anglosassone sunset (tramonto) alluda alla divinità egizia Seth. Molto divertente. Anche le espressioni set cinematografico e set di coltelli alludono al dio Seth?  Ora ho capito: Seth non era solo il dio del sole ma anche il dio delle scenografie cinematografiche e  delle televenditei di set di coltelli e di pentole! E i filologi di Oxford lo sanno, che gli antichi abitanti della Britannia erano al corrente delle divinità venerate nell’antico Egitto? Ahimè no. Si ostinano a pensate che sunset sia composta dal  sostantivo sun e dal sostantivo setting, che è legato sostantivo set e al verbo to set. Setting significa “messa in opera” ma anche “tramonto;” set significa “posizione”, “direzione”, “orientamento”; to set significa “collocare”, “porre”. In conclusione, sunset letteralmente significa: direzione del sole. E per inciso la parola orizzonte, anch’essa distorta dagli autori di Zeitgeist, proviene dal greco orizon, che significa “limite”, “confine”.

Andiamo avanti. Secondo gli autori di Zeitgeist,  la biografia del dio egizio Horus sarebbe molto simile anzi identica alla biografia di Cristo. Horus sarebbe nato da una vergine, avrebbe compiuto dei miracoli, avrebbe avuto dodici discepoli, sarebbe morto in croce e sarebbe risorto dopo tre giorni. Interessante. E gli egittologi lo sanno? No, non lo sanno. Per la cronaca, gli autori di Zeitgeist hanno tratto la teoria del parallelismo fra Cristo ed Horus dal libro The Christ Conspiracy della fantomatica Acharya, il cui vero nome è D. M. Murdock. A sua volta, Acharya-Murdock ha tratto la suddetta teoria dal libro The Historical Jesus and The Mythical Christ di Gerald Massey.  Nato nel 1828 e morto nel 1907, Massey era un massone che si dilettava di poesia e di egittologia. In effetti, gli addetti ai lavori non lo hanno mai considerato un vero egittologo. Copio da Wikipedia e incollo: “Le sue opere, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell’ Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato né in “Who Was Who in Egyptology” di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, né tanto meno nella più estesa bibliografia sull’antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi”.

Ovviamente Acharya giura e spergiura di non avere tratto la teoria del parallelismo Cristo-Horus da Massey. Dice di averla tratta dalle opere dell’egittologa e antropologa Margaret Murray. Di male in peggio. Questa Murray è considerata una specie di ciarlatana dagli studiosi qualificati. Ancora da Wikipedia: “Anche la storicità del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono oggi aspramente criticate in ambito accademico. accademico: tra gli storici che criticano la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo Ginzburg”.

Ma torniamo a Massey. Questo falso egittologo, che  di geroglifici se ne intendeva poco, si mise a studiare un rilievo rinvenuto a Luxor. In quel rilievo Massey lesse che Horus era nato da una vergine, che aveva compiuto dei miracoli, che aveva avuto dodici discepoli, che era morto in croce ed era risorto dopo tre giorni. I veri egittologi, che di geroglifici se ne intendono, hanno dato un bel tre alla traduzione di Massey. Volete sapere che cosa c’è veramente scritto nel suddetto rilievo di Luxor? Bé, insomma, ecco… i geroglifici descrivono l’incontro a  luci rosse fra una ragazza piuttosto maliziosa e un qualche dio parecchio su di giri (NOTA vietata ai minori). Insomma, Horus fu concepito in maniera tutt’altro che verginale. Per la precisione, il suddetto rilievo non riguarda la concezione Horus in persona ma la concezione del faraone, inteso come reincarnazione di Horus. Secondo i miti più antichi, Horus In persona sarebbe nato dalla dea-vacca Hathor. Normalmente, la parola vacca non la associamo alla parola vergine. Secondo miti più recenti, Horus sarebbe invece figlio del dio Osiride e della dea Iside. Quest’ultima avrebbe concepito Horus in maniera molto singolare. Secondo la leggenda, Osiride sarebbe stato annegato e fatto a pezzi da Seth, quello di sunset. Iside avrebbe rimesso insieme i pezzi del cadavere di Osiride e si sarebbe accoppiata con lui, concependo Horus. Esatto, la madre di Horus avrebbe avuto un rapporto sessuale col cadavere del marito. In ogni caso, la verginità l’aveva persa. Come se non bastasse, Iside non avrebbe partorito tre giorni dopo il solstizio d’inverno. Secondo la leggenda, Horus sarebbe nato fra luglio e agosto. Per il resto, Horus non avrebbe mai avuto dodici discepoli e non sarebbe morto in croce. Sarebbe morto, molto banalmente, in seguito al morso di uno scorpione. Ma grazie ai poteri magici di sua madre, sarebbe tornato quasi subito in vita.  Lo so che state pensando. Pensate che ci sia una qualche analogia fra il ritorno alla vita di Horus e la Resurrezione di Cristo. Bé, non c’è nessuna vera analogia. Iside non avrebbe fatto risorgere il figlio: avrebbe rianimato il suo cadavere. Gli egizi erano fissati con i cadaveri, se non ve ne siete accorti. C’è una differenza abissale fra la rianimazione di un cadavere e la resurrezione. Se ridessimo vita ad un cadavere (la mia è chiaramente una ipotesi paradossale) quel cadavere tornerebbe ad essere lo stesso corpo biologico e corruttibile che era prima. L’ex cadavere, prima o poi, tornerebbe ad essere un cadavere. Secondo la teologia cattolica, invece, i corpi risorti non avranno la stessa natura corruttibile dei corpi attuali. Saranno corpi soprannaturali, eterni e indistruttibili. Ma la cosa veramente importante è un’altra. Fra la morte di Horus e la morte di Cristo c’è una distanza infinita. Secondo la leggenda, la morte e la rianimazione di Horus non avrebbero avuto nessun significato particolare. Morendo e rianimandosi, Horus non avrebbe salvato proprio nessuno. Invece Cristo, morendo e risorgendo, ha salvato l’umanità intera. “Morendo, distrusse la morte”.  Mistero infinito.

Secondo Acharya-Murdock e  gli altri autori di Zeitgeist, anche il dio greco Attis e il dio indiano Krishna sarebbero molto simili a Cristo. Anche loro sarebbero nati  in maniera verginale, sarebbero morti in croce e sarebbero risorti. Vediamo se è così. Tanto per cominciare, Cristo si comportava da “eunuco per il regno dei cieli”. E il greco Attis? Béh, il mito greco ce lo descrive come un ragazzo non proprio casto. Secondo alcune leggende, avrebbe avuto anche un amante gay (dopotutto era greco). Per farla breve, questo Attis avrebbe abbandonato la sua attempata amante Cibele, convolando a giuste nozze con la giovane figlia del re Mida. L’amante abbandonata e infuriata lo avrebbe fatto impazzire, inducendolo al suicidio. Dunque, Attis non sarebbe morto in croce. E non sarebbe neppure risorto. L’infuriata Cibele avrebbe prelevato i genitali dal cadavere di Attis e li avrebbe sotterrati. Dai quei genitali sarebbero nate delle meravigliose piante. In effetti, Attis era adorato dai pagani come il dio della vegetazione. Qualcuno racconta che Attis sarebbe rinato sotto forma di pino sempreverde. Anche un bambino capisce che la rinascita vegetale di Attis ha ben poco a che fare con la resurrezione della carne.

E vediamo brevemente anche il celebre Krishna. Secondo i testi sacri indù, Krishna sarebbe stato l’ottavo figlio della principessa Devaki e del nobile Vasudeva. Dunque  Krishna non sarebbe nato da una vergine. Sarebbe stato il figlio di due coniugi regolarmente sposati che non si astenevano dai doveri coniugali. Comunque sia, la madre avrebbe nascosto il neonato Krishna al malvagio zio, che lo voleva uccidere. Se vogliamo, c’è una analogia fra lo zio di Krishna e il re Erode. Ma si tratta di una analogia vaga e poco significativa. Andiamo avanti. Secondo i testi sacri, Krishna non sarebbe morto in croce. Un cacciatore lo avrebbe scambiato per un cervo e lo avrebbe colpito a morte. Dopodiché Krishna sarebbe salito in cielo, raggiungendo gli altri numerosissimi déi dell’olimpo indiano. Fine della storia. Ma la Murdock insiste: “è una tradizione, anche se non si trova nelle scritture indù, che Krishna sia stato crocifisso, come Cristo..In effetti, si trovano in India alcune immagini di divinità crocifisse, uno dei quali è apparentemente Krishna, informazioni importanti che non si trovano nelle risorse tradizionali quali le odierne enciclopedie”. In realtà, è stato dimostrato che le leggende sulla “crocifissione” di Krishna sono recenti e direttamente influenzate dal Cristianesimo. La religione indù ha sempre avuto la tendenza ad assorbire le storie e i miti tratti dalle altre religioni. Quando entrarono in contatto con i missionari cristiani (presenti in India già nel settimo secolo dopo) gli indù inventarono alcune leggende sulla  crocifissione di Krishna. Ma appunto, si tratta di leggende marginali. Queste leggende stanno ai libri sacri indù come i Vangeli apocrifi stanno ai Vangeli.

Abbiamo visto che fra Cristo e tutte le summenzionate, pittoresche divinità arcaiche non ci sono delle vere somiglianze. Facciamo prima a trovare delle somiglianze fra Cristo e Barak Obama, così tutti quelli che lo adorano come un nuovo messia sono contenti. Scherzi a parte, non si trovano divinità simili a Cristo neppure nell’Olimpo greco. Nessuna divinità greca o romana si è mai incarnata, è mai morta ed è mai  risorta.  Al massimo, le divinità d’Olimpo avrebbero assunto delle apparenze umane per immischiarsi negli affari degli uomini. Ma assumere le apparenze umane non significa incarnarsi: significa camuffarsi. Quanto a Dioniso, chiunque abbia fatto il liceo classico sa che Dioniso è agli antipodi di Cristo. I famosi riti dionisiaci, descritti da Euripide nelle Baccanti, erano del tutto incompatibili con la moralità cristiana. Somigliavano ai moderni rave-party. L’unico “link” fra Dioniso e Cristo si trova nei rilievi dei sarcofagi cristiani. Infattii primi cristiani usavano rappresentare Cristo con le fattezze di Dioniso. Forse che i cristiani identificavano Cristo con Dioniso? Niente affatto. Le fattezze di Dioniso servivano a nascondere Cristo agli occhi dei pagani. Fino al 313 dopo Cristo, quando Costantino promulgò il famoso Atto di tolleranza, la religione di Cristo era fuorilegge in tutti i territori dell’impero. Ma perché i cristiani scelsero di dare a Cristo le fattezze di Dioniso anziché le fattezze di Giove o di Apollo o di chiunque altro? Per la semplice ragione che nei primi secoli dopo Cristo i culti dionisiaci erano associati ai culti funerari. Il dio dell’ebbrezza era diventato anche il dio dell’oltretomba. Se andate in un museo archeologico romano, troverete la figura di Dioniso nella maggior parte dei sarcofagi pagani.

Ma tagliamo corto. Di recente la studiosa  Kimberly Stratton (http://www.carleton.ca/chum/religion/faculty/stratton.html ) ha dimostrato che i pagani antichi non riuscivano neppure a concepire l’idea che una divinità potesse incarnarsi, morire e risorgere. A tutti loro una simile idea sarebbe apparsa puramente e semplicemente blasfema. Infatti essi consideravano il corpo umano una cosa ignobile. Il greco Platone la chiamava “prigione dell’anima”. Una simile “prigione  non meritava certamente, secondo i greci, né di risorgere né di ospitare un dio. Quando san Paolo annunciò nell’areopago che il “Dio ignoto” si era incarnato, i greci lì presenti lo derisero e  se ne andarono.

Nella seconda parte di Zeitgeist, gli autori ci propinano la solita teoria del grande complotto israelo-americano-capitalista-finaziario. Ci raccontano la stessa favola che Michael Moore ci ha già raccontato in Fahrenheit 9\11: gli attentati dell’11 settembre sarebbero stati orchestrati dalla Cia eccetera. Forse dovrei dire qualcosa anche su questa favola…  No, non ce la faccio. Ormai, mi viene da sbadigliare tutte le volte che ne sento parlare. Che noia mortale. D’altra parte, l’impagabile Paolo Attivissimo l’ha già smontata pezzo a pezzo sul suo blog. Inutile aggiungere altro (http://undicisettembre.blogspot.com/ ).

Su Zeitgeist non c’è molto altro da dire. Gli autori asseriscono, fra le altre cose, che fra qualche anno i cattivi capitalisti-finanziari cercheranno di impiantare un microchip nel corpo di ciascuno di noi al fine di controllare il mondo intero… Ma dove siamo, in un romanzo di Gibson?!? Quante altre prove vi servono ancora, per capire che Zeitgeist è una boiata pazzesca? Tuttavia, è perfettamente inutile sbufalare una ad una le bufale nonprofit di Zeitgeist. Infatti gli argomenti razionali hanno poco successo con gli ignoranti superstiziosi. Quelli che non credono in Dio, sono degli ignoranti superstiziosi. Infatti credono a tutto. Soprattutto, credono a Zeitgeist.

L’nno scorso è uscito Zeitgeist addendum, sequel di Zeitgeist. Riassunto tipo guida tv di Zeitgeist addendum: “Un ciarlatano di nome Jacque Fresco cerca di affibbiarci un progetto utopico di sapore marxista e New Age, Usa, 2008”. Marxismo + New Age = droga pesante. Roba che ti manda in orbita nel giro di trenta secondi. Nel pieno del trip allucinogeno, il ciarlatano annuncia l’avvento di un’era di  fratellanza universale… Aquaaariiiuuuuus!… Aquaaariiiuuuuus!… in cui non ci saranno più né le religioni né le nazioni né il denaro né la proprietà privata e la tecnologia porterà il paradiso in terra… Uhm, questa mi sembra di averla già sentita… Ah sì, era il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Bleah!  Che schifo. Ne riparlerò.

(Continua)

NOTA vietata ai minori

“The inscription in Panel 4 (which is often cited on the web as the key frame) describes the god Amun jumping into bed with the human Queen on her wedding night (or at any rate before she consummates her marriage with the human King) disguised as her husband. But she recognizes the smell of a god, so he reveals himself, then ‘enters her’ (sic). The narrative then gets a bit risque–the god burning with lust, queen begging to be embraced, there’s kissing going on, Amun’s buddy Thoth stands by the bed to watch, and after Amun ‘does everything he wished with her’ she and Amun engage in some divine pillow talk, and so on. At one point the queen exclaims amazement at ‘how large’ Amun’s ‘organ of love’ is, and she is ‘jubilant’ when he thrusts it into her. Ah, I lament the death of pagan religion. It’s stories are so much more fun!” (Luxor Inscription by Richard C. Carrier, 2004, http://www.frontline-apologetics.com/Luxor_Inscription.html )

P. S. Ringrazio Il blogger Giona del blog Ultima epoca (http://ultimaepoca.blogspot.com/). Infatti la maggior parte delle informazioni di questo post le ho tratte dai suoi preziosi post su Zeitgeist:

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/01/zeitgeist-la-menzogna-parte-1.html (su Horus)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/02/zeitgeist-la-menzogna-parte-2.html (su Attis)

http://ultimaepoca.blogspot.com/2009/05/zeitgeist-la-menzogna-parte-3.html (su Krishna).

ERRATA CORRIGE A PROPOSITO DELLA DATA DEL 25 DICEMBRE:

La festa del Natale precede quella pagana del Sole Invitto

di Michele Loconsole*

ROMA, mercoledì, 6 gennaio 2010 (ZENIT.org). – Fonti diverse confermano che la festa del Sole Invitto fu posta al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella del Natale cristiano. Non il contrario!

Sovente si sente affermare che la festa del Natale posta dalla Chiesa al 25 dicembre nel suo calendario liturgico soltanto agli inizi del IV secolo non è storicamente fondata. Ossia che non è possibile sapere con certezza in quale giorno sia nato, a Betlemme, Gesù di Nazaret.

Da qui l’ipotesi – oggi molto accreditata – che la scelta del 25 dicembre sarebbe il risultato del calcolo di un’operazione ideologica messa in atto dalla Chiesa antica per sovrapporsi e infine assorbire la festività pagana del dio Sole; la cerimonia cultuale-astronomic a che veniva officiata in diverse civiltà, e non solo dell’area mediterranea, ben prima della nascita di Gesù, in coincidenza col solstizio d’inverno.

Fenomeno, quello operato dalla Chiesa di Roma, altrettanto noto agli studiosi di fenomenologia delle religioni come d’inculturazione o di cristianizzazione dell’Impero romano.

Fin qui il pensiero dominate. Mentre, alla luce delle fonti, sembra sia andato esattamente al contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto che è stata posta – o ancora meglio spostata – al 25 dicembre per tentare di “oscurare” quella cristiana del Natale, le cui attestazioni documentali sono di gran lunga più antiche della prima. Solo per citarne una: Ippolito di Roma già nel 204 riferiva che la Chiesa festeggiava la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Ricorrenza liturgica nota a quella parte della Chiesa universale che era venuta in contatto con la primitiva tradizione giudeo-cristiana, che questa festa faceva dipendere da quella ancora più antica dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria, fissata nel calendario liturgico orientale al 23 settembre.

Sulle relazioni tra le due feste cristiane ho già riferito in un precedente articolo pubblicato da ZENIT il 21 dicembre scorso, dove ho riportato anche il fondamento storico-archeologic o della storicità della nascita di Gesù al 25 dicembre; evidenza possibile grazie alla scoperta del Libro dei Giubilei tradotto e commentato dal prof. Shemarjahu Talmon dell’Università di Gerusalemme, all’indomani del ritrovamento del 1947 dei Rotoli di Qumran.

E allora, tornando alla questione: quale delle due feste celebrate il 25 dicembre, del Sole Invitto o del Natale cristiano, è la più antica? Quale delle due ha tentato di prevalere sull’altra?

Sull’antichità del Natale ho già detto sopra. Passando invece ad analizzare le fonti che attestano le date della festività pagana, domando: a quando risalirebbe la prima fonte documentata che la festività del dio Sole veniva celebrata il 25 dicembre?

Riposta: l’unico documento che abbiamo oggi a disposizione è il Chronographus anni 354. Per farsene un’idea si confronti la parte VI, dal titolo Calendario con testi e illustrazioni per i dodici mesi.

La notizia, però, sembra piuttosto tardiva: siamo infatti oltre la metà del IV secolo d.C. e all’indomani del primo Concilio di Nicea. Ricordo, di contro, che la prima attestazione del Natale al 25 dicembre è del 204, esattamente 150 anni più antica.

Prima del 354, per ritornare alle fonti della festa del Sole Invitto, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25! (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128).

Si aggiunga, poi, che questa antica festa astronomica veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre (a tal proposito si veda M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221).

Il culto del dio Sole, solo per fare ulteriore chiarezza, era stato introdotto a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274, che il 25 dicembre dello stesso anno consacrava il Tempio del Sol Invictus. La festa prese il nome di “Giorno di nascita del Sole Invitto”. Una ricorrenza, quindi, che potrebbe aver visto le sue origini occidentali sul finire del III secolo d.C.

Si tenga anche conto che i romani, già ai tempi di Adriano (imperatore dal 117 al 138), ritenevano che i cristiani adorassero il sole. In realtà commentavano gli usi liturgici cristiani che si sarebbero consolidati grazie all’opera di Giustino (morto a Roma tra il 162 e il 168), che imposterà i capisaldi della teologia cristiana (domenica, Eucaristia, Risurrezione, Natale, etc) proprio sul simbolo del sole: siamo appena nella prima metà del II secolo.

In conclusione, alla luce di quanto abbiamo detto credo sia possibile affermare almeno due cose importanti. La prima, che la festività del Sole Invitto non veniva celebrata soltanto il 25 dicembre – e che questa data si è imposta sulle altre soltanto dopo la metà del IV secolo d.C.

La seconda, che in Occidente questa festa pagana ha attestazioni documentali ben più recenti rispetto a quella del Natale cristiano, che come abbiamo visto sono più antiche.

E allora: non nasce il legittimo dubbio che l’ingresso della festa del Sole Invitto nel calendario romano del III secolo d.C. potrebbe corrispondere alla volontà da parte dall’establishment imperiale di “oscurare” la festa cristiana, che era certamente celebrata a Roma il 25 dicembre da almeno settant’anni?

Del resto questa nuova ipotesi sarebbe probabilissima se pensiamo al clima persecutorio in cui la religione di Cristo ha dovuto esistere in quasi ogni regione dell’Impero romano dalle sue origini fino alla venuta di Costantino (imperatore dal 306 al 337 d.C.) e ancor più all’indizione del Concilio di Nicea (325 d.C.).

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*Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia Ecumenica, giornalista pubblicista e scrittore. Autore di una decina di volumi sulla storia del cristianesimo è attualmente presidente ENEC (Europe-Near East Centre).

lunedì, 31 agosto 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, I. Leggetevi il testo della boiata.

   Nel 2008 è uscito  Zeitgeist Addendum, sequel di Zeitgeist. Dopo averlo guardato per intero su You-tube, posso dire a ragion veduta che è Z. A. è una superlativa boiata. il problema è che questa superlativa boiata è stata vista da milioni di persone su You-tube e sta raccogliendio decine di migliaia di seguaci attraverso il web. Inoltre, ne hanno parlato i più importanti giornali al mondo e ha perfino vinto dei   premi. Quindi, è opportuno prendere sul serio Z. A. Non bisogna sottovalutare il potere distruttivo delle boiate. In fondo, anche il Mein Kampf era solo una boiata. Io personalmente non sottovaluto Zeitgeist Addendum. L’ho esaminato con attenzione. Tuttavia, non avevo voglia di trascriverne tutti i sottotitoli in italiano. Mi sono limitata a prendere degli appunti al volo, trascrivendo solo le frasi più importanti. Poco più sotto trovate la trascrizione dei miei appunti, in viola.  Fate un bel respiro e igoiate velocemente questo cocktail micidiale di marxismo putrefatto, demenzialità no-global e allucinazioni new Age:

 Le vecchie invocazioni allo sciovinismo razziale, sessuale e religioso, sino al rabbioso fervore nazionalistico stanno iniziando a non funzionare più… Questi decenni molto importanti hanno fatto emergere nella mente della gente l’idea delle rivoluzioni radicali… ma l’uomo è ancora com’era in passato. È ancora brutale. Violento. Aggressivo. Avido. Competitivo. E ha costruito una società basandosi su queste linee guida… La società di oggi è composta da istituzioni politiche, istituzioni giuridiche, istituzioni religiose, è caratterizzata da classi sociali, da valori familiari e dalla specializzazione professionale… È ovvia la profonda influenza che queste SOVRASTRUTTURE tradizionali oggi hanno nel dare forma ai nostri giudizi e alle nostre opinioni… La più potente delle istituzioni che ci condizionano da quando siamo nati è il SISTEMA MONETARIO… Nel nostro mondo l’80 per cento della popolazione mondiale possiede il 40 per cento della ricchezza mondiale… Il sangue che da vita a tutte le istituzioni riconosciute è il denaro (appare un dollaro insanguinato)… Nessuno può essere schiavizzato in modo più desolante di colui che crede falsamente di essere libero… Anni fa la Fed (Federal Reserve) ha elaborato un documento in cui spiega le basi del processo della creazione della moneta… In sintesi, il governo decide di avere bisogno di soldi e così stampa montagne di titoli del tesoro… I titoli del tesori sono per loro natura strumenti per creare il debito… Il sistema monetario crea debito, inflazione e povertà… La FMI e la banca mondiale schiavizzano il paesi sottosviluppati, facendoli indebitare… Per dare il petrolio iraniano alle compagnie americane, la Cia negli anni Cinquanta ha fatto fuori Mossadeq e ha mandato al potere lo Sha di Persia, che era filoamericano… In seguito la Cia ha fatto fuori il presidente del Guatemala Arbenz, che voleva restituire le terre al popolo… Poi ha fatto fuori il presidente del Panama Omar Torrijos, che voleva restituire al popolo panamense il canale di Panama… Per dare il petrolio irakeno ai petrolieri americani, Bush ha invaso l’Iraq… Dopo che tanti presidenti corrotti avevano distrutto l’economia del Venezuela, nel 1998 il popolo venezuelano ha eletto Hugo Chavez, … Egli voleva che i profitti del petrolio venezuelano fossero distribuiti al popolo venezuelano… E così la CIA nel 2002 sobillò le piazze (sic) contro Chavez… Ma il colpo di stato per fortuna è fallito… I killer dell’economia hanno schiavizzato mezzo mondo, creando un impero… A capo dell’impero c’è una CORPORATOCRAZIA ossia l’insieme degli individui che dirigono le corporation degli Usa… Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Cia promuove delle azioni eversive e dei colpi di stato in tutti i paesi che non accettano di essere sudditi degli Usa…  Il mondo è in mano alle corporazioni e alle multinazionali (IBM, Exxon ecc.)… Esse promuovono la globalizzazione dell’economia per espandere il loro potere… I finanzieri  di Wall Street vogliono governare il mondo intero… Tutti quelli che sfidano eroicamente l’establishment capitalista-finanziario degli Usa  (appaiono le immagini fotografiche di Osama Bin Laden e di altri terroristi)  vengono chiamati terroristi… I terroristi di Al Qaeda sono sul libro paga della Cia… Il governo americano li paga per fare paura alla gente… Così la gente impaurita appoggia la lucrosa guerra al terrorismo… Ma il terrorismo è solo una invenzione del governo… Muore più gente per la allergia da arachidi (sic!) che per mano dei presunti terroristi… I veri terroristi sono i finanzieri… I finanzieri hanno promosso l’invasione dell’Afghanistan… Hanno fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di oppio e di eroina… LA DEMOCRAZIA È UNA ILUSIONE… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati… Ma i finanzieri fanno di tutto per ostacolare gli scienziati… Infatti l’EFFICIENZA, la SOSTENIBILITA’ e l’ABBONDANZA delle risorse sono nemiche del profitto… La brama di profitto genera povertà e guerre… Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti… La Cina comunista  è capitalista come gli Usa… Adam Smith dice che la competizione crea sviluppo, in realtà la competizione crea ingiustizie sociali… Il sistema monetario è legato alla scarsità dei beni… L’aria è gratis perché è tanta, i diamanti invece sono costosi perché sono pochi… Se venissero estratti più diamanti, il prezzo dei diamanti crollerebbe e i capitalisti perderebbero profitti… Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse… Usciamo dall’inferno del capitalismo finanziario!…  Diciamo di sì al PROGETTO VENERE!!!!!!!… Il Progetto Venere prevede una economia fondata sulle risorse e sul progresso tecnologico… La tecnologia porterà prosperità per tutti… L’America sta diventando una nazione fascista… I capitalisti obbligano le persone a svolgere lavori alienanti… Ma l’automazione meccanica potrebbe liberare definitivamente gli uomini dai lavori alienanti… Il lavoro è nemico dello sviluppo tecnologico… L’economia monetaria promuove i lavori alienanti e frena lo sviluppo tecnologico… Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati al denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del mondo, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione… Basta col lavoro! Basta con la patria! Basta con lo Stato! Basta con le classi sociali! Unifichiamo tutto il mondo… Viva il progresso… Ma le istituzioni frenano il progresso, la gente ha paura dei cambiamenti… Acquista consapevolezza! La tendenza a credere ciecamente in un sistema è materialismo… IL SISTEMA MONETARIO PERPETUA IL MATERIALISMO… Siamo tutti schiavi…. È tempo di cambiare… All’inizio, l’umanità viveva di caccia e di raccolta, poi c’è stata la rivoluzione agricola, poi c’è stata la rivoluzione industriale… È tempo di fare una nuova rivoluzione, di instaurare un nuovo sistema sociale… LE RELIGIONI ESISTONO COME BARRIERE ALLA CRESCITA PERSONALE E SOCIALE… Cristo non è mai esistito, tutto quello che c’è sulla Bibbia è falso… Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni… Infatti le religioni creano solo divisioni e ci fanno rifiutare una VITA RELAZIONATA SIMBIOTICAMENTE CON GLI ALTRI… Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse… Sbarazziamoci del corrotto sistema monetario… Basta col culto del profitto… I politici sono inutili… I nostri problemi vitali sono problemi tecnici, non politici… Basta con le ideologie e le religioni che dividono la gente… Facciamo in modo che le religioni diventino delle innocue filosofie spirituali… Basta con gli armamenti… Alla bomba di Hiroshima lavorarono migliaia di scienziati… Pensa se questi scienziati avessero lavorato per il progresso invece che per la bomba… Basta armi di distruzione di massa, vogliamo ARMI DI CREAZIONE DI MASSA!… Il nostro dio è la nostra creatività. – Rovesciamo le forme di potere fondate sul sistema monetario (appare l’immagine della Casa Bianca)… Basta con l’inflazione, basta col debito, basta con la disoccupazione, basta col capitalismo e basta col libero mercato… Dietro ai partiti ci sono le solite lobby finanziarie (appaiono il simbolo del Partito repubblicano e il simbolo del partito democratico)… DOBBIAMO SMETTERE DI SOSTENERE IL SISTEMA… Se non avviamo al più presto il PROGETTO VENERE, gli Usa diventeranno una dittatura militare… Boicotta le banche che sostengono la Fed… Non credere all’informazione televisiva… Tutte le reti televisive (Cnn, Fox, Sky ecc.) sono asservite al governo… Cerca le informazioni su Internet… Stai alla larga dalle forze armate… Boicotta le compagnie energetiche, ricorri a fonti energetiche alternative ed ecosostenibili… Usa automobili elettriche… RIGETTA IL SISTEMA POLITICO… Infatti, in un sistema monetario non può esserci vera democrazia… Soprattutto UNISCITI A NOI!!!!!…www.thezeitgeistmouvement.com… Bisogna che le risorse mondiali siano dichiarate patrimonio comune dell’umanità… –  Dipende tutto da te… Puoi continuare ad essere schiavo del sistema monetario, puoi continuare a stordirti con inutili divertimenti… Oppure puoi focalizzare la tua energia sul cambiamento mondiale… La vera rivoluzione è la RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA… Basta divisioni, basta materialismo… Scopri la tua unicità empirica… Non ci sono insegnanti né allievi, né leader, né guru, né maestri né salvatori… Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto… Capire significa trasformare quello che c’è…

  Il documentario si conclude con una specie di spot della pubblicità-progresso: uno yuppy stressato con la ventiquattrore si ferma in mezzo alla strada, si inginocchia e comincia a pensare, una ragazza attaccata al telefonino spegne il telefonino e comincia a pensare, un ragazzo col crocifisso al collosi unisce allo yuppy pensoso e alla ragazza pensosa e cerca di togliersi il crocifisso dal collo, un ebreo con la kippa si unisce a loro e si toglie la kippa, un  islamico col cappello da islamico si unisce a loro e si toglie il cappello da islamico… e i loro volti si illuminano di immenso.

  Bleah! Che schifo. La negazione dell’esistenza storica di Cristo non insulta solo la fede. Insulta la storia, insulta la ragione. Gli insulti all’America non insultano solo l’America. Insultano l’Occidente e i suoi valori. Perché l’America è l’ultimo, fragile baluardo della civiltà occidentale. Ma di gente che insulta l’America ce n’è tanta, specialmente in casa nostra. Di gente che insulta la fede e la ragione ce n’è tanta. In casa nostra c’è gente che si arricchisce scrivendo libri contro Cristo  (ricordiamo solo Odifreddi ed Augias). Quindi passi la negazione dell’esistenza di Cristo. Passino gli insulti all’America. Passi la negazione dell’esistenza del terrorismo islamico. Passino pure i vergognosi elogi ai peggiori tiranni comunisti del Terzo Mondo, come Hugo Chavez.  Ma l’utopia no. L’utopia del Progetto Venere (http://www.thevenusproject.com/ ) mi fa veramente paura. La storia del Novecento ci ha insegnato che le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Le più potenti mai inventate. Promettono la libertà e portano la schiavitù, promettono l’uguaglianza e portano il dispotismo, promettono la fraternità e portano i campi di stermino. Promettono il paradiso in terra e invece portano l’inferno.

 Nei prossimi post, analizzerò separatamente tutti gli aspetti di questa nuova ideologia utopica.  In realtà, l’ideologia di Zeitgest-Venere (chiamiamola così) non è molto originale. È straordinariamente simile a tutte le altre ideologie utopiche della modernità. Più che post-moderna, l’ideologia di Zeitgest-Venere è moderna in ritardo.  Tutti sanno o dovrebbero sapere che la principale ideologia utopica della modernità è il comunismo. Invece non tutti sanno che anche il nazismo era una ideologia utopica. Piantatela di negarlo. Anche i nazisti volevano portare il paradiso in terra: un paradiso di uomini geneticamente perfetti. L’utopia nazista era straordinariamente seducente. I film di Leni Riefenstahl (http://www.youtube.com/watch?v=TnBs8KoHfkk&feature=PlayList&p=26D0E9D36CF50D71&index=9 ) lo testimoniano. I film della Riefenstahl sono seducenti Zeitgeist è seducente. Il diavolo è seducente.

 Come le altre utopie, l’utopia Zeitgest-Venere è figlia della grande apostasia illuminista. L’ingrediente principale di tutte le ideologie utopiche è la negazione del Cristianesimo.  L’utopia è la negazione del Cristianesimo in quanto il Cristianesimo è la negazione dell’utopia. Il Cristianesimo, infatti, è un fatto reale. Comunque sia, tutti gli utopisti perseguitano i cristiani. Non possono fare a meno di perseguitarli. Si calcola che nei gulag sovietici morirono decine di milioni di cristiani. Nel pieno dell’era staliniana, in tutta l’Unione Sovietica rimanevano poche centinaia di cristiani, che si riunivano di nascosto. Non tutti sanno che molti cristiani tedeschi morirono nei lager per la loro fede. Hitler e i suoi collaboratori avevano anche preparato un piano per la distruzione del Vaticano, che prevedeva l’eliminazione fisica di tutti i membri delle gerarchie ecclesiastiche. Se gli americani non avessero liberato Roma, le SS avrebbero messo in pratica quel piano entro qualche mese.

 Gli autori di Zeitgeist non hanno un  piano di distruzione della Chiesa. Ma non è detto che non ci stiano pensando. Certo, loro si dichiarano contrari a tutte le religioni, nessuna esclusa. Ma la prima parte di Zeitgeist è dedicata a Cristo, a Cristo soltanto. È un insulto sanguinoso a Cristo. Di tutte le altre religioni messe insieme, gli autori di Zeitgeist non ne parlano per più di cinque minuti. Comincio a sospettare che, se avvicini loro un crocifisso, gli autori di Zeitgeist cominciano a sentirsi poco bene…

(Continua)
lunedì, 07 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, II. Senza Cristianesimo, non ci sono né libertà né valori.

    Dicono gli autori di Zeitgeist: “Le religioni esistono come barriere alla crescita personale e sociale”. Le loro parole ricordano le parole di quel tizio definitivamente condannato dalla storia di nome Karl Marx: “La religione è l’oppio dei popoli”. Come Marx, gli autori di Zeitgeist pensano che la religione faccia gli uomini schiavi e l’ateismo li faccia liberi. Il loro motto potrebbe essere: “Se seguite noi, conoscerete l’ateismo e l’ateismo vi farà liberi”. Ma davvero? Bé, in Unione Sovietica la religione era stata sostituita dall’ateismo di Stato. La gente era forse più libera? Non mi sembra. Avete presente Arcipelago gulag (http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Gulag)? Dove si chiudono le porte delle chiese, si aprono le porte dei gulag. Se muore Dio, l’imperatore diventa dio. Nell’ultimo secolo gli imperi e gli imperatori sono stati sostituiti dagli Stati totalitari e dai partiti. All’interno dello Stato totalitario, il capo del partito diventa dio. All’interno dello Stato totalitario, non c’è posto per i cristiani. Infatti i cristiani si rifiutano di obbedire al partito, al Grande timoniere e al Führer. Nei gulag sovietici e nei lager nazisti sono morti molti cristiani. I  ragazzi della Rosa Bianca, martiri della libertà nella Germania nazista (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Bianca), erano cristiani. Quando si tratta di combattere contro la tirannia, i cristiani sono sempre in prima linea. Infatti i cristiani obbediscono prima di tutto a Dio. Sono disposti ad obbedire al governo solo se il governo rispetta la legge di Dio.In fondo, non c’è una vera differenza fra la teocrazia e il totalitarismo. La teocrazia è un totalitarismo religioso mentre il totalitarismo è una teocrazia atea. Nell’antico Egitto, il faraone era considerato la reincarnazione del dio Horus (come abbiamo visto nel  primo post su Zeitgeist). Molti templi, nell’antica Roma, erano dedicati all’imperatore. Poiché si rifiutavano di rendere culto all’imperatore, i cristiani finivano nella fossa dei leoni. Nell’Iran di oggi, gli ayatollah governano o, meglio, opprimono il popolo nel nome di Dio. E ovviamente perseguitano i cristiani. Allo stesso modo, il governo teocratico dei sacerdoti del tempio ha perseguitato e ucciso Cristo.L’unica alternativa al totalitarismo e alla teocrazia è la laicità ossia la separazione fra il potere temporale e il potere spirituale. La laicità è stata inventata da Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Secondo la dottrina cattolica, lo Stato può esercitare solo il potere temporale mentre il papa può esercitare solo il potere spirituale. Ma come lo spirito è superiore alla materia, così il potere spirituale è superiore al potere temporale. In altri termini, la legge di Dio, che coincide con la legge naturale, è superiore alla legge dello Stato. Il papa non può fare le leggi dello Stato: deve verificare che le leggi dello Stato rispettino la legge naturale. Deve costringere l’imperatore terreno ad obbedire all’imperatore dell’universo. Se l’imperatore disobbedisce la legge naturale ossia è un tiranno malvagio, il papa ha teoricamente il potere di deporlo (potere che purtroppo oggi non esercita più). Se le leggi dello stato sono contrarie alla legge naturale, il papa ha il dovere di condannarle. Oggi il papa ha il dovere di condannare le leggi a favore dell’aborto e dell’eutanasia, i quanto l’aborto e l’eutanasia violano la legge naturale.La libertà non è fare quello che ti ordina il potere. Ma non è neanche fare quel che pare e piace. La libertà non è la licenza di fare cose brutte. Il peccato è brutto. La libertà è la capacità di fare cose grandi e belle. La libertà è seguire la legge naturale, che coincide con la legge di Dio. Ma la libertà non è solo la capacità di fare delle cose grandi e belle. È la soddisfazione del desiderio di grandezza e di bellezza. Ma noi desideriamo una grandezza e una bellezza infinite. Una felicità infinita. Il desiderio infinito è l’indizio principale della nostra dignità infinita. Ciascuno di noi vale più dell’universo intero. Infatti l’universo non ha coscienza di noi, mentre noi abbiamo coscienza dell’universo. Possiamo pensarlo.  Non ci sono alternative: o vali più dell’universo o sei un animale come un altro. Una scimmia evoluta, anzi di meno. Un insetto. Un microbo su una pallina che rotola nello spazio. Una scimmia, un insetto, un microbo, non sono liberi: ogni loro atto è un riflesso condizionato determinato dall’istinto. Sono pezzi di materia animata in balia della materia che li circonda. Dunque per essere liberi, bisogna essere più che pezzi di materia. Bisogna avere una dignità infinita ossia un’anima. Ebbene, il Cristianesimo è l’unica religione che esalta la dignità infinita di ogni essere umano. Il Cristianesimo mette l’individuo al centro dell’universo, al di sopra dell’universo.Che cosa è, in conclusione, la libertà? È obbedire alla legge naturale, ossia alla legge di Dio. È soddisfazione del desiderio infinito di felicità. È avere una dignità infinita. In una parola, la libertà è rapporto con l’infinito.Ma andiamo avanti. Dicono gli autori di Zeitgeist:  “Tutte le religioni hanno un nucleo comune di valori… Teniamoci questo nucleo di valori e buttiamo via le religioni”. Cari autori di Zeitgeist, tutte le religioni hanno gli stessi valori? Ma davvero? Anche nell’Islam c’è il valore della libertà? Anche nell’Islam c’è il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna? E no, studiate un po’ prima di aprire bocca, cialtroni. Gli studiosi sanno perfettamente che la libertà, l’uguaglianza, la fraternità e tutti agli altri valori occidentali sono prodotti di fabbricazione cristiana. Nelle altre religioni questi valori sono quasi del tutto assenti, fatevene una ragione. Gli studiosi sanno perfettamente che, se non ci fosse mai stato il Cristianesimo, non ci sarebbe mai stata neppure la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Sanno perfettamente che il culto occidentale della ragione è figlio della fede nel Dio-logos. Sanno perfettamente che la scienza è nata da una costola della teologia cattolica (vedi  libri consigliati in nota). Al di fuori della civiltà cristiana, non ci sono valori, non ci sono diritti e non c’è neppure la ragione. C’è solo la barbarie. Il movimento di Zeitgeist è barbaro.

Ma perché i comunisti, i nazisti e i seguaci di Zeitgeist-Venere odiano così tanto il Cristianesimo? In primo luogo, perché il Cristianesimo afferma che il paradiso sta solo in cielo. Ebbene, gli utopisti vogliono il paradiso in terra. In secondo luogo, perché il Cristianesimo afferma che l’uomo è cattivo e non può salvarsi da solo. Solo Cristo può salvarlo. Ebbene, gli utopisti non vogliono che qualcuno li salvi. Credono di potersi salvare da soli: “Tu sei l’insegnante, tu sei l’allievo, tu sei il leader, tu sei il guru, tu sei il maestro, tu sei il salvatore… Tu sei tutto”.  E così, gli utopisti sostituiscono il dogma cattolico del peccato originale con il dogma illuminista della bontà originale dell’uomo. Jean Jacques Rousseu, padre spirituale di tutti gli utopisti, ha detto: “L’uomo è per natura buono ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). I suoi nipotini post-moderni ripetono in coro: “Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza” (Zeitgeist addendum). E quali sarebbero le “istituzioni” che renderebbero cattivo l’uomo? Quali sarebbero, in altri termini, le cause della povertà e dell’ignoranza? Gli autori di Zeitgeist rispondono in coro: il capitalismo e il sistema monetario! Leggiamo: “Se ci liberassimo dell’economia monetaria, non ci sarebbero più né scarsità di risorse né crimini… Infatti il 90 per cento dei crimini sono legati allo sporco denaro… Negli Usa, la nazione più capitalista e più privatista del paese, ci sono le prigioni più grandi del mondo… Il crimine nasce dalla povertà e dall’ignoranza… Se ci liberassimo dai lavori alienanti, ci sarebbe più tempo per l’educazione”. Uhm… queste scemenze mi sembra di averle già sentite. Ah, sì, ora ricordo: le ha dette quel tizio ottocentesco, condannato dalla storia, di nome Karl Marx.

(Continua)

Libri consigliati:

Stark R. La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau (http://www.lindau.it/schedalibro.asp?idLibro=1007 )

Woods Thomas E. jr. , Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli 2007 (http://www.ibs.it/code/9788882723040/woods-thomas-e-jr/come-chiesa-cattolica.html )

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, III. Il progetto Venere è la continuazione del comunismo con altri mezzi.

  Non bisognerebbe mai parlare di comunismo al singolare. Infatti dal marxismo discendono tante e diverse interpretazioni del marxismo medesimo, spesso in contrasto fra loro. Basti pensare al contrasto fra Stalin e Trotzkij o al contrasto fra il comunismo sovietico o il comunismo maoista. Il marxismo è uno, i comunismi sono tanti. Ma sebbene siano tanti, sebbene siano in contrasto fra loro, si somigliano come gocce d’acqua. Ebbene, gli autori di Zeitgeist  aggiungono un’altra goccia d’acqua avvelenata ossia propongono una loro personale interpretazione delle idee marxiste. L’interpretazione è in stile New Age ma le idee restano marxiste. In tutto Zeitgeist Addendum, troviamo una sola, piccola allusione al comunismo. “Comunismo, socialismo e capitalismo sono tutti ugualmente corrotti. La Cina comunista è capitalista come gli Usa”. Evidentemente, gli autori di Zeitgeist non criticano il comunismo ma il comunismo “corrotto” dal capitalismo. Inoltre, cantano tutti i salmi della propaganda neo-comunista, no-global e anti-americana: gli  Usa farebbero le guerre del petrolio, gli agenti della Cia passerebbero il tempo ad organizzare colpi di Stato in giro per il Terzo Mondo,  i capi delle multinazionali e i finanzieri di Wall Street controllerebbero il mondo intero eccetera eccetera. Cosa ancora più importante, gli autori di Zeitgeist attaccano il capitalismo con la stessa violenza con cui attaccano il Cristianesimo. Anche Marx attacca allo stesso tempo il Cristianesimo e il capitalismo. E infatti Jacques Fresco, capo del progetto Venere  e coautore di Zeitgeist, è stato per molti anni un membro della Technocracy Incorporated, un gruppo di ispirazione anarco-comunista. Poiché lo spazio è poco, non ho intenzione di smontare una ad una tutte le ridicole accuse mosse da questi dementi alla Cia, agli Usa, alle multinazionali e ai finanzieri di Wall Street. Preferisco fare un discorso in difesa del capitalismo occidentale. Innanzitutto, voglio sottolineare che il capitalismo è odiato dagli adepti di tutte le ideologie utopiche, fascisti e nazisti compresi (Hitler aveva trascritto nel Mein Kampf molti brani del Capitale). Perché i comunisti, i nazisti, gli adepti del progetto Venere e in genere tutti gli utopisti odiano tanto il capitalismo? Ma è semplice: perché il capitalismo appartiene al mondo reale e non al mondo dei sogni. Come tutte le cose reali, il capitalismo non è perfetto. La perfezione appartiene solo all’eternità. Tuttavia, il capitalismo è il meno imperfetto di tutti i sistemi economici del passato e del presente.Secondo gli utopisti, il capitalismo sarebbe all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo. Che idioti. I cristiani, che non sono idioti, sanno bene che all’origine di tutta l’imperfezione e di tutta la povertà del mondo c’è la cattiveria umana. C’è il peccato originale. E finché ci sarà il peccato originale, ossia finché esisterà questo mondo, ci sarà anche la povertà.  Ha detto Gesù: “I poveri saranno sempre con voi”. Non possiamo sperare di estirpare la povertà alla radice. Possiamo sperare di ridurla al minimo. Ebbene, il capitalismo riduce al minimo la povertà. Dove c’è il capitalismo c’è poca povertà, dove non c’è il capitalismo c’è molta povertà. I “proletari” di marxista memoria stanno infinitamente meglio nei paesi capitalisti che nei paesi comunisti. Chiedete ad un nostro operaio se vuole fare a cambio con un operaio della Corea del nord o della stessa Cina più o meno comunista. Contro la povertà endemica dei paesi del Terzo Mondo, c’è una sola cura efficace: capitalismo. E infatti, le famigerate multinazionali non sfruttano i poveri del Terzo Mondo: danno lavoro ai poveri del Terzo Mondo. Cari fighetti noglobal, provate a dire ad un nigeriano che volete “liberare” la Nigeria dalle multinazionali occidentali. Vi prenderà a bastonate. Infatti le multinazionali creano posti di lavoro, stimolando positivamente l’economia locale .Detto questo, è vero che l’economia capitalista si può e si deve migliorare. È vero che alcune multinazionali (non tutte) opprimono i loro dipendenti. È vero che alcuni finanzieri, con le loro speculazioni dissennate, determinano un innalzamento artificiale dei prezzi delle materia prime. È vero che i principali responsabili della attuale crisi economica mondiale sono i capi di alcune banche d’affari americane . Insieme a Gordon Gekko (protagonista del film “Wall Street” di Oliver stone), questi finanzieri e questi banchieri dicono: “Greed is good”, “L’avidità è una cosa buona”. No, l’avidità non è una cosa buona: è uno dei sette vizi capitali. Dal peccato non può nascere nulla di buono. Nel campo dell’economia, il peccato genera la crisi. Per combattere la crisi bisogna dunque combattere il peccato, combattere l’immoralità. Bisogna ricomporre la frattura, teorizzata da Adam Smith, fra capitalismo finanziario e morale (argomento da me trattato nella serie di post sul capitalismo, di cui  trovate l’indice qui:http://reginadistracci.splinder.com/post/20854172/Il+marxismo+%C3%A8+una+conseguenza  ). Insomma, bisogna moralizzare il capitalismo, non distruggerlo. Provate a distruggerlo e ci ritroveremo in Unione Sovietica o in Oceania, quella di 1984. Un accenno merita anche il sistema monetario. Anche i sassi sanno che le banche centrali, immettendo sul mercato un eccesso di carta moneta, causano l’inflazione. Insomma, l’attuale sistema monetario, basato sulla circolazione forzosa di carta moneta,  va aggiustato. Ma non va distrutto. Provate a distruggerlo e torneremo nella preistoria. Infatti l’invenzione della valuta segna il passaggio dalla preistoria alla storia. Jacque Fresco vuole farci tornare al baratto.In Zeitgeist Addendum, Fresco dice: “Per non perdere i profitti, i finanzieri e i capitalisti fanno in modo che le risorse siano sempre scarse”. Ha ha ha, che ridere!!!! Ma questo signore non si è mai fatto un giro in qualche shopping mall? Ha mai visto le montagne di merci ammassate negli scaffali degli ipermercati? Il profitto non è direttamente proporzionale alla penuria. Per moltiplicare il profitto, bisogna moltiplicare la produzione e il consumo dei beni. Nei paesi di antico capitalismo non c’è il problema della denutrizione ma, casomai, c’è il problema della sovralimentazione (con tutti i problemi sanitari annessi); non c’è il problema della sottoproduzione ma, casomai, il problema la sovrapproduzione dei beni. Nei paesi di antico capitalismo le persone non devono lottare fra di loro per spartirsi pochi beni ma, al contrario, sono indotte a consumare la maggior quantità possibile di beni. Avete mai sentito parlare di consumismo? Ed è inutile stare a distinguere surrettiziamente fra materie prime e beni prodotti. Infatti i beni vengono prodotti con le materie prime. Se aumenta il consumo dei beni, aumenta anche il consumo delle materie prime. E la penuria va a farsi benedire.Il legame penuria-profitto riguarda solo alcuni beni di prima necessità come l’acqua o il frumento. Dove c’è molta acqua, il prezzo dell’acqua è basso; dove c’è poca acqua, il prezzo dell’acqua è alto. Nel deserto l’acqua costa più che a Oslo. La siccità fa schizzare verso l’alto il prezzo dell’acqua, la carestia fa schizzare verso l’alto il prezzo del pane (ricordate la vicenda dell’assalto ai forni narrata dal Manzoni nei Promessi sposi?). Ma nei paesi civilizzati la siccità e le carestie sono un lontano ricordo. Nei paesi civilizzati tutti i beni di prima necessità sono abbondanti e a buon mercato. Anche i beni non di prima necessità, chiamiamoli secondari, sono abbondanti. Senza nessun senso del ridicolo, Fresco sostiene che i “capitalisti” cercano di tenere alto il prezzo dei diamanti facendo in modo che ne vengano estratti pochi.  Che scemenza. In primo luogo, negli ultimi quaranta anni è cresciuta costantemente la quantità, disponibile sul mercato, di tutte le materie prime e delle pietre preziose (ne riparlerò a proposito del maltusianismo). In secondo luogo, i diamanti non sono beni di prima necessità. I prezzi dei beni secondari non sono determinati dalla scarsità o dall’abbondanza ma… dal piacere soggettivo.  Oggi tutti gli economisti accettano la teoria del “valore soggettivo”, elaborata dagli scolastici alla fine del Medioevo (e sì, i cattolici sono sempre più avanti degli altri). Secondo la  teoria del “valore soggettivo”, sono gli acquirenti a decidere il prezzo di un bene secondario. Se un oggetto ti piace molto, sei disposto a pagare molto pure di averlo. Se un determinato oggetto piace molto alla maggior parte degli acquirenti, il venditore può permettersi di alzarne il prezzo; se invece quell’oggetto piace poco, il venditore è costretto ad abbassarne il prezzo. La fenomenologia del valore soggettivo si osserva molto bene nelle aste.

 E torniamo ai diamanti. Perché costano così tanto? Certamente, la scarsità relativa di diamanti influisce sul prezzo dei medesimi. Ma la scarsità da sola non fa preziosa nessuna merce. Se la segatura fosse una merce rara, rimarrebbe segatura. Nessuno sarebbe disposto a comprare un mucchietto di segatura allo stesso prezzo di un mucchietto di diamanti. Se un domani venissero trovate centinaia di nuove miniere di diamanti e se i costi di lavorazione dei diamanti venissero abbattuti, il prezzo dei diamanti non si abbasserebbe più di tanto. Tagliamo corto: i diamanti costano tanto perché piacciono tanto alla maggior parte delle persone. I ricchi sono disposti a pagare delle cifre spropositare per averne uno. Se un giorno i diamanti non dovessero piacere più a nessuno, allora si deprezzerebbero. In ogni caso, dobbiamo sempre distinguere fra beni di prima necessità e beni secondari. In una situazione di grave penuria dei beni di prima necessità, i beni secondari si deprezzano vertiginosamente. Se ci trovassimo in mezzo al deserto con un grosso diamante da un milione di dollari, daremmo via il diamante in cambio di un solo bicchiere d’acqua.
martedì, 22 settembre 2009

ZEITGEIST ADDENDUM: LA BOIATA COLPISCE ANCORA, IV. Fra materialismo e spiritualismo, fra progressismo e naturalismo.

Alla base di tutto il pensiero occidentale c’è il principio di non contraddizione. Ebbene, gli autori di Zeitgeist ignorano questo principio. Prima attaccano la fede nel nome del materialismo e poi attaccano il materialismo in nome della spiritualità. Nessun problema: i frequentatori assidui di Facebook e di You-tube non hanno il QI abbastanza alto per notare la contraddizione. Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “Siamo figli delle stelle, non di Dio… Le religioni non rispondono ai bisogni fisici primari… Per rispondere ai bisogni fisici, occorre una gestione intelligente delle risorse”. Queste parole rispecchiano l’ideologia dominante nel mondo post-moderno: un super-materialismo in cui si fondono il materialismo “dialettico” marxista e il materialismo freudiano. Secondo questo super-materialismo, l’essere umano sarebbe solo corpo e avrebbe solo bisogni fisici. Gli unici, veri interessi dell’uomo-corpo sarebbero il sesso e l’economia; tutti gli altri interessi sarebbero marxiane “sovrastrutture”. Più precisamente, tutti i bisogni spirituali più profondi (di verità, di bene, di bellezza, di amore, di infinito, di Dio) sarebbero soltanto sintomi patologici della mancata soddisfazione dei bisogni fisici primari, specialmente sessuali. Insomma, i credenti, i poeti e tutti coloro che si ostinano cercare il senso della vita sarebbero fondamentalmente degli individui sessualmente repressi. Se potessero realizzare le loro più segrete “fantasie sessuali” (così oggi si chiamano quelle che una volta richiamavano semplicemente “porcate”) la pianterebbero finalmente di desiderare cose impossibili.  Se Silvia fosse stata sessualmente disponibile con lui, Giacomo Leopardi non avrebbe perso tempo a scrivere A Silvia, L’infinito e altre quisquiglie. Se tutti gli esseri umani al mondo potessero mangiare a sufficienza e scop… ehm copulare in tutte le più svariate maniere, come De Sade comanda, la religione e l’arte sparirebbero finalmente dalla faccia della terra. A giudicare dalle ultime Biennali, siamo vicini alla meta per quanto riguarda l’arte.  Comunque, non perdete tempo a leggere La cura dei piaceri di Michel Onfray (Ponte alle Grazie, 2009) e tutti gli altri testi fondamentali  della post-modernità. Licenziamento ha condensato in un solo, elegantissimo periodo tutto il raffinatissimo pensiero post-moderno: “Il fatto è che non possiamo sorvolare sul sesso perché, vedi, sta tutto lì: di solito i cattolici integralisti maschi sono tali perché non gliela hanno data abbastanza, mentre le cattoliche integraliste femmine sono tali, perché non gliela hanno chiesta abbastanza.  Di regola, se hai uno che te la lecca bene e con regolarità, per dire, hai altro da pensare che al relativismo” (16 Settembre 2009 – 21:09:  http://reginadistracci.splinder.com/post/21323422#comment ). Resta solo da capire quale sarebbe la differenza fra un uomo e un suino secondo i fini pensatori post-moderni.

Sebbene non si chiamino più col loro nome, sebbene si fingano morte, il marxismo e il freudismo sono oggi ideologie di massa. I supermaterialisti post-moderni ragionano come Marx e come Freud senza sapere chi sono Marx e Freud. Per effetto della ideologia freudiana, oggi quasi tutti i giovani maschi passano la maggior parte del loro tempo libero a scaricare le pulsioni dell’Es e ad infrangere i divieti del Super-io davanti ai siti pornografici (e poi finiscono come il povero Vincenzo Punzi: http://www.noallapornodipendenza.it/ ). E per effetto della cultura marxista, oggi “tutto è economia” ossia i valori economici prendono il posto di tutti i più sacri valori occidentali (che fra parentesi finiscono immolati sull’altare della religione relativista e multiculturale, chiusa parentesi). Questa sorta di idolatria dell’economia si chiama economicismo. Ebbene Jacque Fresco non attacca l’economicismo contemporaneo: semplicemente propone un nuovo tipo di economicismo. Egli non critica la moderna idolatria dell’economia: semplicemente, vuole sostituire l’economia monetaria con una non meglio precisata “economia fondata sulla condivisione delle risorse”. Vuole sostituire  il vecchio e banale materialismo consumistico con un nuovo tipo di materialismo. Questo nuovo materialismo si traveste da  spiritualità, ma resta materialismo. Se siamo figli delle stelle, se esiste solo la natura, se Dio non c’è, non si scappa dal materialismo. Non c’è nessuna “gioia spirituale”nella “simbiosi con la natura”. Per la semplice ragione che la natura non è lo Spirito. In fondo, tutti i falsi spiritualismi moderni identificano, in maniera illusoria, la materia con lo spirito. In fondo, il New Age è un panteismo arcaico.

Come ho detto, gli autori di Zeitgeist ignorano il principio di non contraddizione. Dopo essere caduti nella contraddizione fra spiritualismo e materialismo, cadono serenamente nella contraddizione fra progressismo e naturalismo. A dire il vero, la contraddizione fra progressismo e naturalismo attraversa tutto la cultura post-illuminista. L’Illuminismo mira a liberare l’uomo da Dio, per renderlo dio. Ma se l’uomo smette di essere figlio di Dio, di chi sarà figlio? Ma naturalmente della Natura. E qui cominciano le contraddizioni. Come dio, l’uomo è libero di violentare la natura con la tecno-scienza senza dover rendere conto di niente a nessuno; come figlio della Natura, l’uomo deve rinunciare alla tecno-scienza per diventare simile alle altre creature. E così nel mondo moderno si fronteggiano, senza mai trovare un accordo, un industrialismo esasperato e un ambientalismo esasperato. Mentre un industrialismo scriteriato rovina l’ambiente, un ambientalismo esasperato predica la fine della civiltà industriale. Mentre una scienza faustiana manipola e violenta i fondamenti stessi della vita umana (fivet e ingegneria genetica), un animalismo isterico vieta all’uomo di interferire nella vita degli animali. Evidentemente, per trovare un equilibrio fra il progresso e la natura, l’uomo deve tornare ad essere figlio di Dio. Ma i seguaci di Zeitgeist non vogliono essere figli di Dio, e così da una parte esaltano la creatività umana (“il nostro dio è la creatività”) e il progresso tecno-scientifico (“la tecnologia ci libererà dai lavori alienanti”), dall’altra esaltano “la gioia spirituale della simbiosi con la natura”. Ma leggiamo: “Tutta la natura è un sistema unificato di variabili  interdipendenti… l’aria… l’acqua… il fuoco… la terra… Il mondo non è solo una comunità di esseri umani… È una comunità di esseri umani, animali e piante… Dobbiamo relazionarci con gli animali e con le piante… Dobbiamo scoprire la GIOIA SPIRITUALE DELLA SIMBIOSI CON LA NATURA… – Instauriamo una società globale sostenibile… Siamo figli delle stelle, non di Dio…”.

E perché dovremmo relazionarci simbioticamente con gli animali e le piante? Noi siamo superiori agli animali e alle piante, siamo superori anche alle stelle, superiori a tutte le stelle e tutte le galassie, a tutti gli ammassi e i super ammassi di galassie, superiori all’universo intero. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio… Oh no, che sbadata: mi accorgo adesso di parlare come una arch-eretica cristiana. Infatti sulla Bibbia c’è scritto: “E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’” (Genesi, 26). Dimenticavo che gli illuministi, due secoli fa, hanno sostituito Dio con la dea Natura. E infatti gli autori di Zeitgeist,  nipotini post-moderni degli illuministi, ancora stanno lì a cantare salmi alla dea. Ma dubito che questa dea sia una buona madre. Giacomo Leopardi la chiamava, giustamente, “matrigna”. Agli occhi indifferenti di questa matrigna, noi non siamo più importanti degli animali e delle piante. Crepiamo come gli animali e le piante.

Dal culto illuminista della Natura nascono il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo. Riassunto del darwinismo: l’uomo discende dalla scimmia. Riassunto dell’ambientalismo: l’uomo non vale più della scimmia. Riassunto del maltusianismo: nel mondo c’è posto per poche scimmie umane, quindi bisogna ridurle di numero con le buone e con le cattive. In buona sostanza, gli ambientalisti-darwnisti-maltusiani auspicano che la razza umana si estingua al più presto per il bene dell’ecosistema. Il mese scorso ho visto una puntata ripugnante di La gaia scienza del noto ambientalista darwiniano Mario Tozzi. Senza contraddittorio alcuno, Tozzi asseriva che gli esseri umani non valgono più degli altri primati e che quindi è bene che la specie umana prima o poi si estingua. Alle sue deliranti affermazioni, seguiva un filmato agghiacciante su “la vita sulla terra dopo la scomparsa dell’uomo”. Ma torniamo al nostro argomento. Ebbene, io scommetto che i seguaci di Zeitgeist e del progetto Venere abbracciano tutte le tesi dell’ambientalismo darwinista e maltusiano. Scommetto che il progetto della “economia fondata sulla condivisione delle risorse” prevede la riduzione forzata (mediante l’aborto e l’omicidio) del numero di coloro che condividono le risorse. No, grazie: io mi tengo la Bibbia e butto nella discarica della storia il darwinismo, l’ambientalismo e il maltusianismo.

L’Illuminismo voleva liberare l’uomo da Dio per farne dio dell’universo. In realtà lo mette al di sotto di ogni creatura dell’universo. Ne fa un insetto sottomesso alle leggi della Natura. Per essere veramente al centro dell’universo, per dominare la natura senza distruggerla, bisogna essere figli di Dio. Il cristiano è lontano tanto dal disprezzo violento della natura quanto dall’idolatria della natura. Solo i cristiani sanno promuovere un vero progresso tecno-scientifico rispettoso della  natura. In effetti, la scienza e il progresso sono figli del Cristianesimo. Sarà per questo che molti di quelli che lavorarono al progetto Apollo, compresi alcuni astronauti, erano cristiani. Nel viaggio di ritorno dalla Luna alla Terra, Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla Luna, non citò il testo di qualche pensatore illuminista ma un salmo della Bibbia: “Quando io guardo i cieli, il lavoro della tue dita, la Luna e le stelle che tu hai ordinato, mi chiedo, o Signore, come tu abbia tempo per occuparti anche di noi” (citazione tratta da Oriana Fallaci, Quel giorno sulla Luna, Rizzoli Bur 2009).

Le ideologie utopiche sono delle potenti armi di distruzione di massa. Promettono la libertà e invece portano la schiavitù, promettono la moltiplicazione della ricchezza e invece moltiplicano la povertà. Promettono il paradiso e invece portano l’inferno. Non c’è democrazia all’inferno. In effetti, i teorici delle ideologie attaccano apertamente la democrazia. Karl Marx ritiene che la democrazia parlamentare sia uno strumento nelle mani della classe borghese. Per mezzo del parlamento, la classe borghese difenderebbe i suoi sporchi interessi economici e opprimerebbe il proletariato. Disprezzando il parlamento con tutte le loro forze, i comunisti hanno sempre trattato la democrazia come un mezzo e il potere come il fine. E se al potere ci arrivano veramente, la prima cosa che fanno è sbarazzarsi del mezzo ossia sopprimere il parlamento (guardate che cosa fece il partito bolscevico della Duma all’indomani della Rivoluzione d’ottobre). Similmente, i teorici del fascismo ritengono che la democrazia sia espressione della decadenza borghese. Non a caso, essi chiamano “demoplutocrazie” le nazioni di antica democrazia e consolidato capitalismo, come l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Secondo la loro propaganda, i parlamenti sarebbero troppo litigiosi e i governi democratici sarebbero troppo corrotti per combinare qualcosa di buono; solo il partito forte dell’uomo forte potrebbe risolvere i problemi del popolo eccetera eccetera. Un certo Benito fece l’uomo forte e il popolo fu fregato.
Ma lasciamo la parola agli autori di Zeitgeist: “La democrazia è una illusione… Quelli che votiamo (appaiono le immagini fotografiche di Obama, di McCain e della Clinton)  sono stati scelti dalle élite finanziarie… Sono tutti disonesti e corrotti… Anche se fossero onesti, non saprebbero come risolvere i problemi… I problemi li possono risolvere solo i tecnici e gli scienziati”. Ma che bel discorsetto del menga. Avrebbe potuto farlo Lenin oppure Mussolini oppure Hitler. Sebbene i tre dittatori non invocassero un governo di “tecnici e scienziati”, facevano dei discorsi simili al succitato. Insomma, c’è una sorprendente, preoccupante, terrorizzante identità di vedute fra gli autori di Zeitgeist e i vecchi macellai nazi-comunisti. Prima ancora, c’è una sorprendente identità di vedute fra fascisti, nazisti e comunisti. Infatti, il fascismo è un comunismo di destra (non dimenticate che Benito proveniva dall’ala massimalista del partito socialista). Più in generale, comunismo e nazi-fascismo sono due rami sorti dal tronco della concezione egheliana dello Stato etico. Ora, il concetto di Stato etico è strettamente connesso ai concetti di utopia, totalitarismo e collettivismo. Il regno di Utopia è uno Stato etico totalitario e collettivista.
Ma torniamo a Zeitgeist. Se i comunisti vogliono il partito unico al governo e i nazi-fascisti vogliono l’uomo forte al governo, invece i seguaci di Zeitgeist vogliono un governo di tecnici e scienziati. Anche l’orribile mondo nuovo, nel romanzo di Huxley, è regolato da tecnici e scienziati. E in effetti, i progetti di Jacques Fresco andrebbero bene per le scenografie di una eventuale riduzione cinematografica del romanzo di Huxley (ho letto che Ridley Scott ci sta lavorando).
Perché gli utopisti odiano tanto la democrazia? Perché la democrazia appartiene alla realtà e non all’utopia. Infatti gli utopisti odiano con uguale intensità il capitalismo, la democrazia, l’America e la realtà. Ancora di più odiano Cristo. Lo ripeto ancora una volta: anti-cristianesimo, anti-capitalismo e anti-americanismo e, più in generale, anti-realismo ormai coincidono. La democrazia e il capitalismo hanno molto in comune: non sono sistemi perfetti, perché la perfezione non appartiene a questo mondo, e tuttavia sono i sistemi meno imperfetti del mondo. E a proposito: la democrazia è sorella dei Diritti universali dell’uomo, della scienza e del capitalismo. Il loro padre è il Cristianesimo, per la precisione il Cattolicesimo (cfr. Rodney Stark, La vittoria della ragione).
I teorici delle ideologie utopiche vogliono sostituire la democrazia reale con una democrazia immaginaria. Se la democrazia reale è espressione della mediazione fra tante diverse volontà, la democrazia dei loro sogni sarebbe espressione di un’unica “volontà generale” del popolo. Nota bene: il mito della “volontà generale”, inventato dal calvinista Jean-Jacques Rousseu, è la pietra angolare della concezione del collettivismo totalitario. Senza Rousseau e senza Hegel, non ci sarebbero mai stati né Marx né Hitler. Secondo i comunisti, la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo del partito unico; secondo i fascisti,  la “volontà generale” sarebbe espressa dal governo dell’uomo unico. L’unico problema è che questa “volontà generale” non esiste. Infatti il popolo non è un individuo collettivo ma un insieme di individui, ognuno dei quali la pensa a modo suo. La democrazia parlamentare si basa appunto sul confronto fra i diversi punti di vista. Ebbene, i teorici dell’utopia odiano la democrazia parlamentare proprio perché non tollerano la pluralità dei punti di vista. Più che altro, non tollerano l’esistenza di persone che non la pensano come loro. E in effetti, quando prendono il potere, gli utopisti non riescono proprio a fare a meno di perseguitare quelli che non si adeguano alla “volontà generale” ossia si ostinano ad avere un pensiero individuale. I giacobini, discepoli di Jean-Jacques Rousseau, hanno inventato uno strumento efficace per lo smaltimento rapido dei dissidenti: la ghigliottina. Secondo i libri scolastici, tutte le persone che finirono sulla ghigliottina avevano dei titoli nobiliari. In realtà, solo il dodici per cento dei ghigliottinati proveniva dalla nobiltà. Gli altri erano puri e semplici “dissidenti” anti-giacobini, molti dei quali religiosi (dati riferiti da Donald Greer). Nella Germania nazista, i dissidenti finivano nei lager accanto agli ebrei. Non sappiamo esattamente quanti milioni di dissidenti hanno perso la vita nei gulag sovietici. E non sappiamo quanti dissidenti soffrono oggi nei lagogai della Cina comunista.
Oltre distruggere la democrazia, le ideologie utopiche distruggono la libertà. Certo, esse promettono la libertà perfetta. Nella perfetta società utopica, l’individuo dovrebbe sperimentare la perfetta libertà ed esprimere pienamente la sua creatività. Ma la libertà all’interno della società perfetta potrebbe esistere solo come “libertà generale”, chiamiamola così. All’interno della società utopica, l’unica libertà concessa all’individuo sarebbe la libertà di fare tutto quello che fanno tutti gli altri, come tanti soldatini. Insomma, la società perfetta non può che essere rigidamente collettivista, come la famosa isola di Utopia immaginata Thomas Moore. Ma l’isola di Utopia non è mai esistita. Invece è esistita l’Unione Sovietica ed esiste tuttora la Corea comunista e parecchi altri “paradisi dei lavoratori”. Ebbene nei “paradisi dei lavoratori” il collettivismo si dimostra essere uno stivale che calpesta il volto dell’uomo. La società collettivista è una macchina, gli uomini al suo interno non sono uomini ma ingranaggi, cose .
Bisogna sempre distinguere fra l’utopia teorica e l’utopia realizzata. Non bisogna confondere il Comunismo Ideale col Socialismo Reale. Nella teoria, l’utopia è sempre una cosa meravigliosa: una società perfetta in cui tutti sono felici. Bellissimo, ci metto la firma. L’unico problema è che la società perfetta è totalmente incompatibile con la realtà. È un sogno. Se tenti di realizzare il sogno utopico, realizzi solo un incubo. Se tenti di realizzare il comunismo, realizzi lo stalinismo.
Perché le utopie non sono realizzabili? Ci sono due ragioni principali. La prima ragione è  che il mondo è bello perché è vario. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a pensare le stesse cose e a vivere alla stessa maniera. La seconda ragione, più profonda, è che gli uomini sono imperfetti. Non si possono costringere miliardi o milioni o migliaia o solo cento persone a essere perfette, a non fare mi errori, ad agire sempre in vista dell’interesse generale, a non essere mai egoiste. L’idea che la società perfetta possa rendere gli uomini perfetti, ossia che possa liberarli dal peccato originale, è una pura e semplice eresia. Una eresia che discende direttamente dall’eresia protestante (Hegel, padre di tutti i totalitarismi, si definiva “un teologo protestante”).
Dunque, se tenti di realizzare il paradiso in terra, realizzi l’inferno. Quale tipo di inferno realizzeranno i seguaci del progetto Venere? Io immagino un inferno molto simile all’inferno immaginato da Aldous Huxley nel romanzo Il mondo nuovo. Solo che nel mondo nuovo non c’erano gulag. In questo mondo nuovissimo, invece, ci saranno. Chi uccide Dio, uccide anche l’uomo.
Nei gulag del mondo nuovissimo di Zeitgeist finiranno tutti quelli che non la pensano come Fresco, in primo luogo i cristiani. Infatti, i cristiani sono i principali nemici di tutte le ideologie utopiche. Gionas, nel suo blog, ha riunito alcune citazioni inquietanti tratte dagli scritti dei pensatori di ispirazioni New Age, tutti legati direttamente o indirettamente al movimento di Zeitgeist:
«Il film, certo non parla in dettaglio di cosa verrà riservato a chi non vorrà aderire a tale “libertà”, a tale legge. Ma per capirlo, possiamo ritornare ai significati velati nelle parole di J.Fresco: “ questa conoscenza limitata che riconoscono è semplicemente impossibile in un nuovo universo.”
Lo stesso fine viene rivelato dalla New Ager Acharya s. (la “fonte” dei film Zeitgeist per le menzogne su Gesù) quando afferma nel suo libro the Christ conspiracy che “il cristianesimo non avrà alcun ruolo in questa età”.
Nelle parole del teosofo New Ager Benjamin Crème: “sarà questione di accettare o morire”.
Secondo Alice Bailey: “saranno mandati in un altro piano di esistenza… perderanno la possibilità di controllare o influenzare gli sviluppi sulla terra” ( David Spangler, Revelation, Birth of a New Age, pp.163-4)
La New Ager Barbara Marx Hubbard (futurista, scrittrice, oratore pubblico) a cui sta molto a cuore la tecnologia e il controllo della popolazione, afferma che chiunque si opporrà al loro “processo evolutivo” verrà ucciso. “chiunque si rifiuta di vedere sè stesso e gli altri come “dio” e “Cristo”, sarà rimosso tramite la “procedura di selezione”. Coloro che professano Gesù Cristo come loro Signore ed il Salvatore saranno soggetti a questo processo. Così come gli ebrei, i musulmani e tutti gli altri che rifiutino di vedere se stessi come una parte del “dio”.(Warren Smith, Reinventing Jesus, pag 29 – PDF)
Potremmo andare avanti a riempire varie pagine di identiche dichiarazioni da parte di moltissimi altri New Ager…»
(http://ultimaepoca.blogspot.com/search/label/ZEITGEIST%20ADDENDUM).Insomma, il movimento di Zeitgeist è potenzialmente pericoloso. Ma io non credo che diventerà mai realmente pericoloso. In parole povere, io non credo che il movimento di Zeitgeist riuscirà mai a realizzare qualcosa. Infatti, i seguaci di Zeitgeist sono troppo ignoranti anche solo per fare gli utili idioti . Basta leggere i commenti al primo post su Zeitgeist. Quindi, questa è l’ultima volta che ne parlo.Con questo post si chiude definitivamente la serie su Zeitgeist
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2012 in review

Il mio blog non fa dei numeri di cui vantarsi, ma la simulazione preparata dai “folletti” di WordPress era troppo carina, e così ho deciso di pubblicarla.

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 8.100 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 14 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

LA LEGGE SUL DIVORZIO E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’

LUI SI E’ TOLTO LA VITA.

QUELL’ALTRO, INVECE, E’ STATO TRASCINATO VIA DAI CARABINIERI SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO.

TUTTI GLI ALTRI MILIONI DI FIGLI DI GENITORI DIVORZIATI, INVECE, VIVONO MALE E CRESCONO MALE SENZA FINIRE SUI GIORNALI.

RICERCHE SOCIOLOGICHE ACCURATE CONDOTTE NEGLI USA DIMOSTRANO SENZA OMBRA DI DUBBIO CHE IL DIVORZIO DEI GENITORI PRODUCE NEI FIGLI DEI DANNI PSICO-PATOLOGICI CHE NON POSSONO ESSERE MAI SANATI, NEPPURE DOPO ANNI E ANNI DI PSICOTERAPIA.

FRA I TANTI ATRI PROBLEMI, I FIGLI DEI DIVORZIATI SONO DIECI VOLTE PIU’ INCLINI DEGLI ALTRI ALLA TOSSICODIPENDENZA E AL SUICIDIO.

E TUTTO PER COLPA DEI GENITORI, CHE INVECE DI SUPERARE LE FATICHE DELLA CONVIVENZA, E DARE NUOVA LINFA AL LORO AMORE RINSECCHITO, PREFERISCONO CORRERE DIETRO A NUOVI PATETICI E OSCENI AMORI, NELL’ILLUSIONE DI TORNARE AD AVERE VENTI ANNI.

E IL POVERO FIGLIO E’ COSTRETTO A VEDERE LA MAMMA CON UN NUOVO FIDANZATO E IL PAPA’ CON UN NUOVA FIDANZATA, NATURALMENTE PIU’ GIOVANE DELLA MAMMA.
ASPETTO SOLO CHE VENGA CONDOTTO UNA STUDIO SCIOLOGICO ALTRETTANTO ACCURATO DEL PRECEDENTE CHE DIMOSTRI CHE NON SOLO I FIGLI, MA ANCHE GLI STESSI GENITORI DIVORZIATI VIVONO MALE, ANCHE SE SI ILLUDONO DI STARE MEGLIO CON I LORO NUOVI RIDICOLI AMORI.

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Ogni commento è superfluo

Qualcuno si ricorda dello spettacolo di Castelluci?

Sembra che nel corso di quello spettacolo una riproduzione gigantesca del volto del Cristo di Antonello da Messina divenisse bersaglio di un lancio escrementi.

Le reazioni dei cattolici non furono unanimi. Alcuni dissero che in realtà  lo spettacolo nel suo complesso non era blasfemo. Altri  dissero che lo spettacolo non era blasfemo ma che comunque  offendeva gravemente la fede dei cattolici. Altri dissero che era blasfemo senza scusanti e ne invocarono la cancellazione. Oltre a queste tre principali posizioni, c’erano molte altre posizioni, molto più sfumate e composite. A dire il vero, in quei giorni era difficile trovare due cattolici che la pensassero alla stessa maniera. Ma la cosa importante è che anche i cattolici convinti di “blasfemia” non chiedevano nulla di più e nulla di meno che la rimozione della scena incriminata o al più la cancellazione  dello spettacolo. I cattolici più “arrabbiati” il massimo che fecero fu di protestare in piazza davanti al teatro in cui si svolgeva lo spettacolo.

Nessun cattolico ha chiesto la testa di Castellucci, nessun cattolico ha minacciato lui o gli attori, nessun cattolico ha assaltato ambasciate.

Nel corso degli ultimi anni, migliaia di cristiani son stati letteralmente trucidati dai fondamentalisti musulmani. Ormai nei paesi a maggioranza musulmana per un cristiano  andare a messa la domenica significa rischiare la vita. Ebbene, di fronte a questo genocidio i cattolici hanno protestato e invitato i governi occidentali a esigere dai governi dei paesi arabi il rispetto delle minoranze. Il papa ai cristiani dei paesi arabi non dice: “vendicatevi”. Dice; “diventate costruttori di pace”.

Di fronte alla campagna anti-cristiana portata avanti dai musulmani, nessun cattolico ha assaltato le ambasciate dei paesi arabi, nessun cattolico ha organizzato “rappresaglie” contro i musulmani.

Un mese fa appare su You-tube un film che senza ombra di dubbio offende gravemente la fede dei musulmani. Inoltre, il filmato descrive i musulmani come dei violenti sanguinari. Offesi a morte per essere stati descritti come dei violenti e sanguinari, i musulmani uccidono un ambasciatore e trascinano il suo cadavere in giro per le strade, assaltano le ambasciate americane in giro per il mondo, provocano morti e feriti, condannano a morte e cercano di uccidere non solo gli autori e gli attori del film ma anche tutti i dipendenti delle ambasciate americane nonché il principe Henry d’Inghilterra.

Torniamo indietro nel tempo: nel ventesimo secolo i regimi esplicitamente atei e anti-cristiani provocano due guerre mondiali con corredo di lager e gulag. Questi regimi hanno perseguitato i cristiani con una ferocia possibilmente maggiore rispetto a quella dei musulmani. Secondo calcoli accurati, all’interno dell’Occidente le guerre, le persecuzioni, le epurazioni eccetera promosse dai regimi atei del ventesimo secolo avrebbero provocato da sole più morti di quanti ne abbiano provocati tutte le guerre messe insieme dei secoli precedenti.

Torniamo ancora più indietro nel tempo: dal settimo secolo dopo Cristo all’undicesimo secolo, i pirati musulmani saccheggiano e devastano ininterrottamente l’Europa. Oltre a devastare e ammazzare, rubano.  Oltre a rubare le cose, rubano le persone.  Sul mercato degli schiavi del Nord Africa vanno a ruba specialmente le bambine e le ragazze bianche. Nel frattempo, l’Islam armato si è mangiato tutte le terre un tempo cristiane del Medio Oriente, e minaccia di mangiarsi l’Europa stessa. I cristiani decidono di reagire. Bisogna fermare l’Islam armato al di là del Mediterraneo, prima che si metta in mare. E così i cristiani, con immensi sacrifici economici, organizzano le spedizioni denominate “Crociate”. Dunque, le Crociate non furono guerre di conquista: furono guerre di difesa.

Torniamo all’oggi: secondo tutte le indagini, dove c’è più ateismo c’è più Islam. Nello specifico: nei paesi occidentali in cui l’ateismo è maggiormante diffuso fra gli autoctoni, l’Islam fondamentalista è maggiormente diffuso fra gli immigrati. Vedi Inghilterra, Belgio, Olanda e paesi scandinavi. Evidentemente, la cultura atea-matarialista-edonista non funziona come argine alla diffusione del fondamentalismo islamico.

E i lacisti atei di casa nostra sulla loro stampa scrivono che cattolici e islamici sono uguali, che sia gli uni che gli altri sono violenti e intolleranti, che i crociati erano molto più violenti e criminali dei terroristi islamisti, che il terrorismo islamico è la risposta alle crociate fatte dai cristiani nel Medioevo, che siamo di fronte allo scontro fra “due opposti fondamentalismi”, che per conquistare la pace bisogna distruggere tutte le fedi, specialmente quella cristiana, e fare trionfare l’ateismo.

Ogni commento è superfluo.

Immagini del pellegrinaggio Macerata-Loreto, sabato 9 domenica 10 giugno 2012

Foto da me scattate durante il pellegrinaggio.

Quando 90.000 persone in cammino nella notte non fanno notizia…

 

P. S. Chi ha l’occhio esperto, si sarà accorto che queste fotografie sono leggermente rimaneggiate col photoshop. Tuttavia, non le ho minimamente falsate: le ho solo “aggiustate”.  Infatti, a causa della carenza di luce, la qualità delle immagini non era ottima.

di Reginadistracci Inviato su fede Contrassegnato da tag

IL FALO’ DELLE VANITA’ LETTERARIE. Il mio viaggio negli inferi dell’editoria di massa e dei siti di auto-pubblicazione.

Io sono molto fortunata. In vita mia ho scritto tantissimo, ma non un solo verso di poesia e non una sola pagina di racconto o romanzo (se si esclude un pamphlet travestito da racconto…). Di mio, ho sempre scritto solo ed esclusivamente pensieri sull’arte, sulla politica, sul senso della vita. Insomma, cose simili a quelle che pubblico su questo blog. I romanzi e le poesie mi è sempre piaciuto leggerli, mai scriverli. E quando dico romanzi e poesie, intendo romanzi e poesie dei sommi autori classici. Per meno di Rimbaud non mi muovo. Mi sono sempre tenuta alla larga, istintivamente, dai romanzi freschi di stampa che vincono premi stregoneschi e che fanno molto parlare di sé. La dicitura “vincitore del premio tal dei tali” stampata sulla copertina di ogni copia del libro di cui tutti parlano, specialmente i giornalisti culturali del gruppo l’Espresso-Repubblica, mi fa pensare a mega cerimonie notturne e mondane, in qualche “splendida cornice” all’aperto, officiate da giurati che si sforzano di apparire seri alle telecamere della Rai mentre dalla platea signori in tiro e signore in ghingheri applaudono al vincitore con una foga che tradisce l’impazienza di gettarsi finalmente sul buffet pronto lì di lato. Che ne sanno quei giurati altolocati, che durante il buffet si barattano complimenti e si scambiano ricordi di viaggi in India, di che cosa sia un vero capolavoro?

Io sono fortunata perché non ho nessun romanzo e nessuna raccolta di poesie nel cassetto. Dico fortunata perché sembra che quelli come me siano in minoranza. Da indagini di mercato molto accurate, risulta infatti che il numero delle persone che aspirano a diventare scrittori e poeti sia in costante crescita. Pare che già oggi siano più numerosi di tutti i grandi poeti e di tutti i grandi scrittori del passato messi insieme. Paolo Bianchi ha dedicato a questo fenomeno devastante un libro: Inchiostro Antipatico – Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti Editore). «”La mia non è una provocazione: è un accorato appello” sorride l’autore. “Trenta milioni di pubblicazioni, ogni anno, non vendono nemmeno una copia. Ha senso questo sterminio di alberi, che finiscono a riempire i magazzini?”. L’inchiostro simpatico, perlomeno, svanisce, “invece quello vero, ahimè, rimane”. (…) La vanità di chi farebbe di tutto pur di vedere pubblicato un proprio libro nell’era dei social network è facilmente stanabile. Sono decine e decine le pagine su Facebook in cui completi sconosciuti invitano ad apporre “mi piace” alla loro ultima fatica, “come se a ogni clic corrispondesse una copia venduta! (…) E la poesia? È ancora un settore di nicchia, un sentiero poco battuto? C’è scampo, insomma, dall’esondazione del fiume di inchiostro? Pare di no: “Esistono più aspiranti poeti che libri di poesia già pubblicati. Gli imbrattacarte sono migliaia, quelli destinati a rimanere si contano sulle dita di due mani”. Per ogni Alda Merini, insomma, ci sono sette-ottocento poetastri che non leggono Alda Merini» (Chiara Sirianni, Caro giovane scrittore che hai un capolavoro nel cassetto, lascialo lì, Tempi, 13 marzo 2012).

Dunque, ci troviamo di fronte ad un problema molto complesso. Il fatto che tutti scrivano di per sé non è un problema. Ognuno fa quello che si sente di fare, fino a prova contraria. Il problema è, casomai, che tutti vogliono pubblicare. Tutti si sentono grandi scrittori. Certo, a rigor di logica, non tutti quelli che si sentono dei grandi scrittori non lo sono. Fra mille o diecimila che si sentono grandi scrittori, almeno uno lo sarà veramente. Quindi, fingere di ignorare questa massa di aspiranti scrittori, chiudere a chiave le porte della case editrici, sarebbe un errore. Sarebbe come buttare via il bambino con l’acqua sporca o, meglio, il fango insieme alle pagliuzze d’oro che vi sono immerse. In teoria, il compito delle case editrici sarebbe proprio quello di cercare le pagliuzze d’oro nel fango ossia, fuor di metafora, cercare fra mille o diecimila manoscritti quell’unico che merita di essere pubblicato. Ma purtroppo, fra la teoria e la pratica c’è di mezzo il mare. Cercare una pagliuzza d’oro anzi – cambiamo immagine – cercare il famoso ago in una piccola palla di paglia può essere relativamente facile; cercarlo invece in un enorme pagliaio può essere semplicemente impossibile. Ebbene, cercare il solo capolavoro o i pochissimi capolavori fra trecentomila manoscritti all’anno (tanti ne arrivano alle case editrici) è anche peggio. Ma in realtà, il vero peggio deve ancora venire.

Io personalmente con la parola “capolavoro” indico l’opera del genio, e con la parola “genio” indico una di quelle figure umane straordinarie che ne nascono poche decine al secolo. In una scala da uno a dieci, l’opera del genio raggiunge il livello dieci. Ora, il problema è che l’egualitarismo modernista e post-modernista non tollera l’esistenza di una dote innata che alcuni hanno e altri no: il talento, il genio. Inoltre, l’industria culturale, come la chiamavano Horkeimer e Adorno, ha fatto da tempo dei prodotti artistici e letterari il mezzo e del profitto il fine. Per fare profitto, bisogna vendere molto, per vendere molto bisogna cercare di accontentare il gusto della maggioranza degli acquirenti. Per rimanere nel campo dell’editoria, l’esperienza rivela impietosamente che la maggioranza dei potenziali acquirenti di libri predilige le opere mediocri: diciamo opere che raggiungono il livello cinque. Con le opere di livello dal sei al sette cominciano a fare un po’ di fatica, con le opere di livello dieci fanno troppa fatica e quidi non le comprano. Triste ma vero, l’opera del genio “non vende” (leggi qui). Oggi un nuovo Shakespeare non ce la farebbe a competere con Moccia. Di conseguenza i redattori delle case editrici i nuovi Shakespeare non li cercheranno neppure. Cercheranno piuttosto le opere di livello cinque o massimo sei che meglio funzionano sul mercato: storie superficiali scritte in maniera superficiale, possibilmente insaporite con tante spezie sensuali. La profondità e la complessità sono bandite. Ma qui c’è un problema: di aspiranti scrittori mediocri o minimi che che storie superficiali di livello cinque le sanno scrivere ce ne sono fin troppi. Fra questi troppi, chi sceglieranno i redattori della case editrici? In base a quale criterio li sceglieranno? Francamente, non lo so. So solo che fra gli inclusi e gran parte degli esclusi non ci sono grosse differenze. Si può immaginare che sulla scala del talento gli esclusi siano nella media dela mediorcità o appena al di sotto, che gli inclusi siano leggermente al di sopra alla media e che i vincitori di premi siano leggermente al di sopra dei precedenti. I primi possono produrre opere di livello dal quattro al cinque, i secondi opere di livello dal cinque al sei, i terzi opere di livello dal sei al sette. Ma dall’essere al di sotto della mediocrità all’essere poco al di sopra non c’è una distanza incolmabile. Quelli che producono opere di livello sette e vincono i premi letterari sono quelli che, nelle antologie letterarie, verranno ricordati in un solo capoverso come “minori”. Solo dal livello otto al dieci comicia ad emergere il genio. Comunque, dal momento che fra loro e gli inclusi non ci sono delle differenze significative, gli esclusi dall’Eldorado dei premi e delle pubblicazioni si sentiranno vittime di una ingiustizia e mediteranno vendetta. Le armi della loro vendetta saranno gli strumenti di auto-promozione che internet mette loro a disposizione: blog e social-network. Ognuno di loro passerà le giornate a lasciare commenti a destra e manca solo per lasciare il link al suo sito, corredato di brani del suo immenso capolavoro e di recensioni entusiaste scritte dall’amico che fa il critico sul giornale di provincia. Ho scoperto che su You-tube, su WordPress e su Twitter si è molto diffusa la pratica, ruffiana, di cliccare “follow” sul profilo di perfetti sconosciuti nella speranza che i perfetti sconosciuti contraccambino per gratitudine. Appena mi sono iscritta a You-tube, mi arrivò la seguente mail:Ciao, Mi sono iscritto al tuo profilo se puoi ricambia, grazie mille!”. Non sapevo che questa richiesta sarebbe stata la prima di una lunga serie. Se vi capita, i raccomando: fate finta di niente.

Dunque, fino ad un paio di decenni fa le case editrici vendevano libri e i lettori li compravano. I libri erano pochi e i lettori erano molti, moltissimi. La sopravvivenza economica di autori ed editori dipendeva dal numero di copie vendute per ciascun libro. I best-seller superficiali e commerciali vendevano più dei libri seri, e parte dei proventi dei primi venivano utilizzati per sostenere i costi dei secondi. Ma per le ragioni che ho detto (scarsa differenza fra inclusi ed esclusi, la vendetta degli esclusi) pochi anni fa è cominciata una rivoluzione copernicana: gli scriventi hanno cominciato ad aumentare e i lettori hanno cominciato a diminuire. Quanto più sale il numero degli scrittori, tanto più scende quello dei lettori. Diciamo che quelli che una volta erano lettori oggi fanno gli scrittori. Anzi pare che siamo arrivati quasi al punto di non ritorno: più scrittori presunti che lettori. A questo punto, gli esperti di marketing della case editrici hanno capito che oggi, per sopravvivere, non bisogna vendere libri ai lettori: bisogna vendere illusioni agli aspiranti scrittori che passano le giornate ad auto-promuoversi attraverso il web. E così si moltiplicano da una parte concorsi letterari fasulli (sulla prima pagina di Repubblica ne ho visti pubblicizzati talmente tanti che ho perso il conto) dall’altra proliferano editori a pagamento: «fantomatiche case editrici (di fatto, stampatori che si millantano editori) promettono a grafomani con manie di grandezza di vedere il proprio nome e cognome stampato su una copertina. Di solito l’operazione costa qualche migliaia di euro, ma comporta un piccolo, grande problema: le copie vengono stampate, ma non distribuite. E finiscono per arredare i sottoscala dei parenti dell’autore» (Chiara Sirianni, Caro giovane scrittore che hai un capolavoro nel cassetto, lascialo lì, Tempi, 13 marzo 2012). Ma ancor più degli editori a pagamento, proliferano i siti di auto-pubblicazione. Poco più di un anno fa, ho aperto un account in uno dei più famosi siti di auto-pubblicazione: ilmiolibro, del gruppo editoriale l’Espresso-Repubblica. Volevo semplicemente creare da casa mia un album con le mie fotografie private. Attraverso quel sito, infatti, puoi impaginare e costruire graficamente in prima persona il tuo libro. Dunque, ho impaginato il mio prezioso album e ne ho stampato una copia per me sola, pagandola non poco. Naturalmente ho tenuto l’account, perché contavo e conto di creare altri album privati. Ma da allora, ho avuto modo di studiare dall’interno quel piccolo mondo, quel circo delle ambizioni letterarie frustrate traendone alcune importanti conclusioni non soltanto sul mondo della letteratura ma sul mondo contemporaneo in generale.

Si dice che quella di oggi sia la società dello spettacolo. Io direi piuttosto che è la società dell’ambizione. Oggi tutti ambiscono ad essere più di quello che sono, ad emergere dalla folla anonima e conquistare il successo, idolo infernale. L’idolatria del successo e l’ipertrofia dell’ambizione sono conseguenze dell’ateismo: il successo terreno diventa il surrogato della beatitudine eterna. La maggior parte cercheranno il successo nel mondo dello spettacolo, gli altri lo cercheranno nelle vette dell’arte e della letteratura. Devastando la letteratura e l’arte.

Se l’hai scritto, pubblicalo”, è lo slogan diseducativo del miolibro. E in effetti chi ha scritto un libro ha tutte le ragioni per volerlo pubblicare, dal momento che, come ho detto, fra il suo libro e i libri che entrano nell’Eldorado delle pubblicazioni e dei premi non c’è una differenza sostanziale: livello tre-quattro-cinque contro livello cinque-sei sette. Ma, come ho detto, il problema è la carenza endemica di lettori. Una volta stampato il tuo presunto capolavoro sul miolibro, chi lo leggerà? I gestori furboni del sito hanno trovato la soluzione: lo leggeranno gli altri presunti scrittori che pubblicano sul miolibro! E qui scatta il meccanismo dello scambio di favori. Con incredibile ruffianeria, ilmiolibro invia a più riprese ai possessori di account il seguente messaggio: “Leggi gratis tutti i libri che vuoi e diventa scopritore di nuovi talenti”. LOL!!! I furboni miolibreschi sanno bene che quel patetico “gratis” non basta a convincere i loro clienti paganti a usare parte del loro tempo prezioso per leggere i presunti  capolavori dagli altri clienti paganti. Sono sicura che gli altri possessori di account pensino, come me, che leggere “gratis” i libri degli altri sia come lavorare gratis degli altri. Al limite, potrei farlo se mi pagassero… Ma certo, nel futuro dell’industria editoriale ci sarà proprio questo: lettori a pagamento! Nel futuro non ci saranno più lettori che comprano libri: ci saranno scrittori che comprano lettori!!! Dunque, quel “gratis” è ridicolo, vagamente patetico. Ma se il “gratis” non funziona, perché la maggior parte dei clienti accetterà comunque di fare il talent-scout? Ma è semplice: per farsi pubblicità. Di diventare “scopritore di nuovi talenti” non gliene importa niente a nessuno: lo scrittore pagante de Ilmiolibro, casomai, vuole che siano gli altri a scoprire il suo immenso talento. Dunque, l’aspirante scrittore recensisce i libri degli altri aspiranti scrittori per fare pubblicità ai suoi propri libri. Egli spera che gli aspiranti scrittori cui ha donato una recensione entusiasta decidano di contraccambiare per gratitudine. Certamente ci saranno recensioni più favorevoli di altre, e ci saranno aspiranti scrittori che riceveranno più recensioni favorevoli degli altri. Certamente, per ogni concorso indetto di tanto in tanto da Ilmiolibro ci sarà un vincitore ossia uno meno mediocre degli altri. Ma quello che non ci sarà mai è un vero perdente. Ilmiolibro regala a tutti l’illusione di essere degli scrittori stimati: “Mamma, guarda quante recensioni favorevoli e quanti mi piace ha ricevuto il mio capolavoro!”. E in effetti, quelle che su Ilmiolibro non compaiono mai sono recensioni men che entusiaste. Almeno, io non le ho ancora trovate. Se andate sulla pagine dei commenti, leggerete talmente tanti elogi tributati dagli sconosciuti ai libri degli altri sconosciuti che per qualche secondo avrete l’impressione che il mondo rigurgita di geni.

I gestori furboni del sito sanno che l’ambizione va sempre insieme alla ruffianeria. Sanno bene che ogni aspirante scrittore si guarderà bene dal dire tutto quello che pensa veramente dei libri degli altri aspiranti scrittori. Egli infatti ha troppa paura di inimicarseli. “Se dico quello che penso, mi odieranno e, per vendicarsi, parleranno male del mio romanzo”. Naturalmente, l’aspirante scrittore sa di mentire quando parla bene dei libri degli altri, ma non sa che gli altri mentono quando parlano bene del suo. In un ambiente chiuso in cui tutti sono ruffiani con tutti per opportunismo, ognuno si illuderà di essere più importante di quello che è. In fondo, ilmiolibro è fa una attività onesta: vende per pochi euro l’illusione del successo. L’unico problema è che questa illusione dura poco più del famoso quarto d’ora di celebrità poppartistica. Giusto il tempo di accorgersi che gli elogi virtuali che i cortigiani, vil razza dannata, hanno tributato al tuo immenso capolavoro nella corte virtuale del miolibro non contano nulla, chissà perché, nel mondo reale. Dove del tuo immenso capolavoro non gliene importa niente a nessuno.

La situazione è grave. Oggi gente senza scrupoli sfrutta biecamente i sogni di gloria di migliaia o forse milioni di umani frustrati. Contemporaneamente, la letteratura è ridotta in fin di vita dal profitto. C’è una soluzione? Certo che c’è, ed è molto semplice: fare spazio ai geni autentici. Fin quando gli autori di sommi non-capolavori come Montalbano o La solitudine dei numeri primi saranno esaltati dai mass media come fossero Dostoevskij, i mediocri continueranno a pensare che possono farcela anche loro a sfondare: “Che cosa ha quello più di me?” In effetti, ben poco. Se tu continui a pubblicare opere appena al di sopra della mediocrità scritte da gente con pochissimo talento, il tizio senza talento si sentirà incoraggiato a provarci. Ma se tu cominci a fare spazio agli autentici, nuovi Shakespeare, gli esclusi rinunceranno ai sogni di gloria, perché si renderanno conto che non possono competere con Shakespeare. Berlicche ha scritto a questo proposito: «Forse quello che manca è il senso della misura, cioè il giudizio. Io sono un passabile disegnatore. Ho fatto in passato cose anche carine. Ma quando vedo in rete (adesso si può) le opere di alcuni, condivise, sono perfettamente conscio dei miei limiti. E non mi sogno di competere. Mi rammento che una delle cose che mi avevano colpito del romanzo “Ivanohe” è che, nella gara di arco, molti dei concorrenti riconoscendosi e sapendo il valore degli altri avevano rinunciato. Ecco, riconoscere il proprio valore, dare un giudizio su di sé, è qualcosa che presuppone un metro di giudizio ed umiltà. In mancanza dei quali prosperano i Diprè e le “corride”». Ma come ho detto, il problema è che pubblicare Shakespeare oggi è un azzardo economico perché il genio “non vende”. Quindi, occorre fare un vasto lavoro educativo che solo una élite culturale può svolgere. Prima di tutto, insomma, bisogna educare la gente ad apprezzare le opere del genio. L’unico antidoto alla presunzione di essere de geni incompresi è l’educazione ad apprezzare e gustare l’opera dei veri geni.

DONNA, NON PIANGERE

Penso ai due genitoridi Melissa, la ragazza uccisa sabato mattina a Brindisi. Penso al dolore immenso, insopportabile, che portano sulle spalle. Una luminosa mattina di maggio la figlia, la loro unica figlia, esce di casa e dopo poche ore non c’è più. Dilaniata da una bomba, come in guerra. Una bomba ha portato via la loro bambina. Pensano e ripensano al giorno della sua nascita, pensano e  ripensano ai sedici anni che hanno passato con lei. Pensano all’ultimo istante in cui l’hanno vista, sulla porta di casa, con i libri in spalla. “Ciao mamma, ciao papà, ci vediamo a pranzo”. E non è più tornata. La sua stanza, piena di oggetti che parlano di lei, adesso è vuota, vuota per sempre. Come è possibile che fino a due giorni fa c’era e adesso non c’è più? Perché quella mattina non l’abbiamo costretta a rimanere in casa? Le lacrime consumano i loro occhi. Di fronte ad un dolore così grande, tutte le analisi e le speculazioni sul “chi è stato” e “perché” vengono meno. Quando la morte mostra il suo volto orrendo, che importa che sia stata la Sacra Corona unita o il terrorismo o un pazzo isolato? Infatti, la morte trionferà anche sulla Sacra Corona unita, sul terrorismo e sui pazzi isolati. Quindi, le analisi per il momento lasciamole agli inquirenti; al limite, cominciamo a renderci conto che in ciascuno di noi, anche se non mettiamo le bombe,  c’è  la stessa capacità di fare il male che l’assassino di mezza età ripreso da una telecamera di sorveglianza ha trasformato in un atto (vedi anche questo post di Berlicche).

Ma di fronte al dolore di quei genitori, noi possiamo soltanto tacere e pregare. Niente di quello che possiamo fare o dire potrebbe alleviare la loro sofferenza.  Solo chi ha vinto la morte lo può. Solo quell’uomo che un giorno alla donna che piangeva disperatamente davanti al feretro dell’unico figlio, un ragazzo della stessa età di Melissa, disse: “Donna, non piangere”. «“Quando vide quel funerale si informò subito: ‘Chi è?’. ‘E un adolescente, a cui è morto il padre poco tempo fa’. E sua madre stava gridando e gridando e gridando dietro al feretro, non come si usava allora, ma come usa nella natura del cuore,  che liberamente esprime questa domanda. Fece un passo verso di lei e le disse: ‘Donna, non piangere!’. Ma c’è qualcosa di più ingiusto che dire a una donna cui il figlio è morto, sola: ‘Donna, non piangere’? Ed era invece il segno di una compassione, di un’affezione, di una partecipazione al dolore sterminata. Disse al figlio: ‘Alzati!’. E le restituì il figlio. Ma non poteva restituirle il figlio senza dir niente: sarebbe rimasto nella sua gravità di profeta e taumaturgo, di uomo dei miracoli. ‘Donna, non piangere’, disse. E le restituì il figlio. Ma disse prima: ‘Donna, non piangere’». (Luigi Giussani) «’Donna, non piangere!»’, come se nessuno la conoscesse, come se nessuno la riconoscesse più intensamente, più totalmente, più decisivamente di Lui! ‘Donna, non piangere!’. Che cosa inimmaginabile è che Dio – ‘Dio’, Colui che fa tutto il mondo in questo momento –, vedendo e ascoltando l’uomo, possa dire: ‘Uomo, non piangere!’, ‘Tu, non piangere!’, ‘Non piangere, perché non è per la morte, ma per la vita che ti ho fatto! Io ti ho messo al mondo e ti ho messo in una compagnia grande di gente!’. Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi ama fin nel vostro destino, uno sguardo e un cuore che nessuno può fuorviare, nessuno può rendere incapace di dire quel che pensa e quel che sente, nessuno può rendere impotente!» (Luigi Giussani). Adesso i genitori di Melissa sono misteriosamente partecipi del dolore della Madonna, che ha assistito alla lunga agonia e alla morte del suo unico figlio. Anche i suoi occhi erano consumati dal pianto. Ma la lacrime hanno lasciato il posto alla gioia. Perché suo figlio ha vinto la morte.

di Reginadistracci Inviato su fede Contrassegnato da tag

LA DERIVA DELL’ARTE CONTEMPORANEA. Dai massimi sistemi alle tele-truffe.

Nell’autunno del 2008 ho pubblicato sul mio blog, che ancora si trovava su Splinder, un insieme di cinque post sull’arte, quasi un piccolo saggio,  dal titolo “Il fallimento dell’arte contemporanea” (qui). Credo che non pubblicherò mai più sul blog dei post così ricchi e impegnativi. Non posso più permetermi il lusso di dare via gratis cose che, se vivessimo in una società meno nemica del pensiero, dovrebbero permettermi di guadagnare qualcosa. Per la cronaca, secondo il sistema di rilevazione di WordPress, ammesso che sia affidabile, il post più letto del mio blog, beninteso da quando l’ho trasferito su WordPress,  è quello dal titolo “L’horror soprannaturale”. Mi fa molto piacere, perché penso che quel post sia uno dei miei migliori di sempre, e che meriti di stare accanto alla serie sull’arte contemporanea. Sebbene io senta l’urgenza di scrivere su vari argomenti, il mio agomento preferito rimane quello dell’arte e dell’estetica. Più che altro, credo che la  filosofia estetica, ossia la riflessione sulla bellezza, rappresenti il punto più alto che possa raggiungere il pensiero umano prima della teologia.

Arthur Rimbaud ha scritto: “Per lo spirito si va a Dio – straziante infortunio!”. Per spirito qui non si intende una dimensione avulsa dalla realtà, un nirvana impersonale verso in cui fuggire con l’immaginazione, ma a contrario proprio ciò che sta dentro la realtà, al di sotto delle apparenze, nel livello profondo, celato alla vista. Rimbaud intendeva dire che chiunque si metta sulla strada di una ricerca esistenziale del senso profondo delle cose prima o poi finisce per “andare a sbattere” sul problema di Dio. Prima o poi deve prendere coscienza del fatto che la vita dell’uomo può avere senso solo se Dio c’è. E guardate che l’espressione “senso della vita” non significa un significato astratto sovrapposto alla vita: significa felicità.  Se Dio non c’è, se alla fine del tempo non c’è l’eternità, a noi non resta che qualche effimero istante di gioia che il tempo si porta via troppo velocemente. Quindi ogni uomo deve decidere: o Dio c’è e la vita  ha un senso oppure Dio non c’è e la vita non ha nessun senso. Tertium non datur. Ma appunto, per l’uomo moderno la consapevolezza che solo in Dio possa esserci il senso della vita è uno “straziante infortunio”. Egli vuole essere felice, ma vuole esserlo senza Dio. Egli vuole essere dio di se stesso e abbandonarsi a tutti gli istinti. Con Rimbaud, sogna di tornare pagano, ignaro di quell’uomo che fece parlare di sé in Palestina, duemila anni fa. Ma almeno Rimbaud alla fine di una Stagione all’inferno si è sentito come una mendicante alla ricerca di una “mano amica”. La mano di quell’uomo, vero uomo e vero Dio.

Ebbene, lo “straziante infortunio” di Rimbaud è una delle chiavi per capire perché nel campo dell’arte siamo passati dai massimi sistemi critici – che più massimi non si può – del primo Novecento alle tele-truffe del ventunesimo secolo, di cui parlero fra poco. Parafrasando Rimbaud, per la bellezza si va a Dio, straziante infortunio! Infatti, la bellezza è come una porta aperta sulla profondità delle cose, sullo spirito. Anzi, la bellezza è molto di più: è l’ultima parola che l’intelletto umano può osare di pronunciare. Infatti, la bellezza è lo spledore del bene e del vero riuniuti, ossia è lo spledore di Dio. Nella sua estensione infinita, la bellezza sta solo in Dio. Ora, non starò a ripetere che nel mondo creato, come è ovvio, la bellezza non appare mai intera ma si riflette parzialmente,  “in una parte più e meno altrove”. Andando subito al sodo, il problema è che, da qualche secolo a questa parte, la cultura post-cristiana ha ingaggiato una guerra senza quartiere contro la bellezza. Per farla breve, all’inizio si pensava di ripulire il concetto di bellezza da ogni tradizionale riferimento alla teologia, trasformandolo in un concetto meramente razionale, quasi matematico, riguardante la proporzione ideale degli oggetti e dei corpi. Ma la bellezza classicista non poteva soddisfare a lungo. Stanchi di troppa razionalità, si è ripudiato l’equilibrio classico e ci si è buttati nell’irrazionalismo e nella più bassa sensualità. E un passo dopo l’altro, si è arrivati alla riduzione della bellezza a mero piacere soggettivo. Secondo la cultura modernista non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, e siccome ciò che piace a me non piace a te, non ti permettere di dare giudizi. Ed eccoci alle teletruffe. La parabola culturale iniziata con l’orinatoio rovesciato di Duchamp non poteva che degnamente concludersi con una puntata di Mi manda Rai tre, famosa trasmissione dedicata alle truffe e ai raggiri. Guardatevi questa esilarante puntata, giuro che ne vale la pena:

prima parte
seconda parte
terza parte

In estrema sintesi, quel sedicente critico di nome Andrea Diprè offre spazi televisivi in cambio di soldi, molti soldi, a degli artisti sconosciuti. Fin qui, non ci sarebbe nulla di male sul piano legale. Da che mondo è mondo, la pubblicità si paga. E se si può fare pubblicità a qualunque cosa stia sul mercato, dagli yogurt ai gioielli, non si vede perché non si potrebbe fare pubblicità a delle mercanzie presunte artistiche prodotte da qualche presunto artista. E non si vede perché il presunto artista non debba pagare. Quindi, dal punto di vista del “diritto commerciale” Dipré non fa nulla di male. Ma dal punto di vista della morale, Dipré fa male. E dal punto di vista e della filosofia estetica, Dipré fa anche peggio. Da quel che dicono gli artisti interessati, Dipré li avrebbe convinti con l’inganno che, se avessero acquistato uno spazio pubblicitario su Sky, avrebbero potuto raggiungere facilmente il successo commerciale. “Pagatemi”, ha detto loro, “ed io vi farò vendere”. I poveri diavoli hanno pagato, Dipré ha fatto  loro pubblicità su Sky ma nessuna opera è stata venduta. Ore e ore di pubblicità non sono bastate a portare un poco del successo sperato a questi miseri artisti, che tuttavia hanno dovuto pagare lo stesso, a peso d’oro, le prestazioni televisive del sedicente critico. Se sono abbastanza bravi, gli avvocati riusciranno a dimostare che Dipré, nel momento in cui ha fatto credere a quegli artisti che un po’ di pubblicità su Sky avrebbe mutato le loro sorti,  li abbia raggirati. Ma il vero problema è che forse non si riuscirà mai a dimostrare che il raggiro c’è stato.

Intendiamoci, dal mio punto di vista, che è un punto di vista tradizionale, cristiano, il raggiro c’è stato, anche se solo in parte. Ma dal punto di vista della cultura di massa, ossia della cultura modernista, diretta discendente della cultura illuminista, il raggiro non c’è stato. Infatti, dal punto di vista cristiano esiste una oggettività della bellezza e quindi anche una oggettività del valore artistico, mentre dal punto di vista modernista l’oggettività non esiste e la bellezza non esiste, esiste solo la soggettività. Le persone aggiornate dicono che non esiste ciò che è bello ma solo ciò che piace. In un mondo in cui esiste solo che piace, Diprè ha ragione, ragione da vendere. Le parole che in trasmissione egli usa per difendersi, parolacce comprese, sono assolutamente in linea con la cultura occidentale degli ultimi due secoli. L’avvocato difensore degli artisti raggirati in sostanza dice: Diprè ha commesso un reato nel momento in cui ha convinto i miei assistuti di essere dei grandi artisti e quindi di essere destinati al successo commerciale. Diprè ribatte: Io non illudo nessuno, agli artisti dico soltanto che, se io li pubblicizzo su Sky, magari  si trova qualcuno a cui piacciono le loro opere. Come ho detto, sul piano della filosofia estetica contemporanea il discorso del sedicente critico è ineccepibile. Se non esiste più nessun criterio oggettivo per distinguere l’arte dalla non-arte e per distinguere  il vero artista dal non-artista, se di conseguenza non si può fare nessuna vera distinzione fra Picasso e un imbrattatele qualunque, Dipré non commette né peccato né reato nel momento in cui fa credere ad un disgraziato di essere un Picasso.  Certo poi Dipré, contraddicendosi, ammette che i poveri raggirati non sono affatto grandi artisti e che quindi è colpa loro se si credono Picasso. Ma togliendo questa parentesi di sincerità, che presuppone l’idea che esista una oggettività della bellezza e dell’arte, Diprè ragiona nei termini del più canonico soggettivismo modernista e post-modernista. Dal momento che i gusti sono molto vari, e  quello che piace ad uno non piace ad un altro, esiste la possibilità statistica che ad una certa percentuale di persone piacciano proprio le opere presunte d’arte prodotte dai presunti artisti di cui sopra; e se poi si scopre che in realtà quelle opere non piacciono a nessuno e nessuno se le compra, non è colpa di chi ha fatto la pubblicità. Non fa una piega. Certo, poi in trasmissione è arrivato Achille Bonito Oliva a ricordare che il compito del critico non è quello di fare pubblicità a pagamento agli artisti ma quello di selezionare spietatamente gli artisti, separando quelli buoni da quelli cattivi. Ma Bonito Oliva sa bene che questa concezione tradizionale di critica è ormai del tutto fuori moda. Sa meglio di me che cento anni fa – già cento!!!! – tal Marcel Duchamp, esponendo un orinatoio rovesciato, ha aperto nel regno delle idee estetiche una crepa, e che quella crepa si è allargata sempre più fino a diventare un canyon. E ormai tutta l’arte contemporanea in quel canyon ci sta sprondando. Lo ha detto Diprè con molta lucidità: “Dopo Wharhol… dopo il taglio di Fontana, venduto oggi a 2 milioni di euro, tutto può diventare arte… è l’idea dell’inautentico che diventa autentico”. Ma il massimo del virtuosismo verbale Diprè lo ha raggiunto quando ha tentato di giustificare le lodi che lui stesso aveva tributato  in precedenza alla porcheria inguardabile preparata apposta da uno della redazione di Mi manda Rai Tre: “Per avere quello sviluppo chiarificato e intensificato occorre essere artisti veri… ti sei scoperto artista…”. Bella quella dello “sviluppo chiarificato e intensificato”. Torna in mente il grandissimo Corrado Guzzanti nei panni del venditore di quadri che tenta di affibbiare agli ignari telespettatori “il grande Ernesto Staccolanana” e “il grande Tonino Mutandari”, maestro nella “grande arte del nascondismo” (qui).

Infine, Bonito Oliva ha capito una verità di cui riparlerò: dopo il Sessantotto tutti si sentono artisti, tutti vogliono fare gli artisti e di conseguenza tutti sono disposti a pagare qualunque cifra per diventarlo. Insomma, una volta si pagava per comprare un’opera d’arte o un’opera letteraria. Oggi si paga per fare gli artisti o gli scrittori.

STATO LADRO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

FERRARA HA PERSO IL SENNO ED E’ DIVENTATO UN SERVO DEL REGIME TASSASSINO.

MENO MALE CHE C’E’ OSCAR GIANNINO.

NELLA SUA TRASMISSIONE RADIOFONICA, TIRA LE ORECCHIE A FERRARA E DICE PANE AL PANE:

MONTI E’ UN IRRESPONSABILE CHE   INDUCE LA GENTE AL SUICIDIO TASSANDOLA OLTRE OGNI LIMITE E POI SE NE LAVA LE MANI,

QUESTO STATO E’ UN TOSSICODIPENDENTE CHE HA BISOGNO DI DOSE SEMPRE MAGGIORI DI SOLDI PER EVITARE LA CRISI DI ASTINENZA,

E’ UN UN LADRO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  CHE DOVREBBE ESSERE PORTATO ALLA SBARRA DAI CITTADINI DERUBATI.

ASCOLTATE BENE QUESTA PUNTATA DELLA TRASMISSIONE DI GIANNINO:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=imprese-tasse-crisi-bergamo-equitalia-debiti-profitto-minaccia

ASCOLTATE LE TESTIMONIANZE DEGLI IMPRENDITORI SULL’ORLO DEL SUICIDIO.

INDIGNATEVI.

RICORDATEVI CHE LA PRIMA RIVOLUZIONE DEMOCRATICO DELLA STORIA FU FATTA PROPRIO PER IMPEDIRE AD UNO STATO LADRO DI DEPREDARE I SUOI SUDDITI.

SIAMO TORNATI ALL’ASSOLUTISMO MONARCHICO.

NEL SEICENTO E NEL SETTECENTO IL POPOLO PAGAVA PER MANTENERE I NOBILI FANNULLONI.

OGGI IL POPOLO PAGA PER MANTENERE PLETORE DI BUROCRATI, DIRIGENTI PUBBLICI E IMPIEGATUME IN ESUBERO.

I BUROCRATI, I DIRIGENTI PUBBLICI E GLI IMPIEGATI IN PERENNE ESUBERO SONO I NUOVI NOBILI.

MANDIAMOLI A LAVORARE, MA A LAVORARE SUL SERIO OSSIA LICENZIAMOLI, CHIUDIAMO I LORO UFFICI.

 

P. S. Ieri è partita una raccolta di firme per chiedere al grande Oscar di costituire un partito veramente liberale e andare in parlamento a legare le mani al grande ladro. Stavo per firmare ma poi mi sono fermata. Infatti, ho capito che un eventuale partito liberale raccoglierebbe pochi consensi. Infatti, gli italiani non sanno nulla di liberalismo. Sono plagiati dagli intellettuali di sinistra. I libri fondamentali dei grandi liberali non sono mai stati tradotti in italiano. Provate ad andare nel reparto “Economia” di una grossa libreria (tipo Feltrinelli, Mondadori, Fnac): troverete più e più copie di ogni singolo testo di John Maynard Keynes, nessuno escluso, e in un angolo oscuro al massimo un paio di copie di due soli  testi di Friedrich von Hayek. Mi viene in mente il testo di Keynes lasciato a mo’ di Bibbia nel cassetto dell’albergo nel video rap, che ho precedentemente linkato, dal titolo “Fear the boom and the bust”. Se  non si fa una campagna culturale finalizzata alla diffusione delle idee liberali, non sarà mai possibile arrivare in parlamento. Io nel mio piccolo faccio quello che posso.