BENVEVUTI NELL’ERA DELLA PORCA FEMMINA SFRUTTATRICE DEL CORPO MASCHILE. Dalle elezioni di Milano a Platone.
Che dire delle elezioni di Milano? Nulla, se non che Milano scivolerà lentamente nel Terzo Mondo. Le moschee, questi cavalli di Troia pieni di figli della suddetta, si moltiplicheranno incontrollate, mentre le baby-gang sudamericane finirano di spartirsi le strade della città, i rom finiranno di rubare tutto quello che c’è da rubare e la mafia cinese finirà di comprarsi tutto quello che c’è da comprare. E i milanesi finiranno di scappare dalle zone più antiche e pregiate della città, lasciandole ai violenti di tutte le razze. A scanso di equivoci, non me la prendo con la maggioranza degli immigrati regolari, i quali lavorano onestamente e mostrano una sincera volontà di integrarsi, ma con minoranze sempre più consistenti di prepotenti, protetti dalle sinistre. Guai a fiatare se se un extracomunitario di qualsiasi provenienza ti rende la vita impossibile, perché ti ritroverai con il marchio infame di “razzista” stampato sulle carni. Agli occhi di Pisapia e dei vetero-marxisti come lui, tutti insediati nelle questure e nei consigli di zona, un extracomunitario vale dieci italiani. Infatti, Pisapia è sempre stato e sempre sarà un marxista. Ve lo dico ancora una volta che il marxismo non è affatto morto, che si è solo aggiornato, divenendo terzomondismo anti-globalista. Se per il marxismo classico i “borghesi” erano i cattivi mentre i “proletari” erano i buoni, per il neo-marxismo post-moderno i “cattivi” ossia i nuovi “boghesi” sono gli occidentali autoctoni, nel nostro caso gli italiani, e i “buoni” ossia i nuovi “proletari” sono gli extracomunitari. I fumatori di hashish e di marxismo che frequentano i centri sociali e non si perdono una manifestazione dei sindacati rossi, non ripetono forse in continuazione che l’Occidente sfrutta e opprime il Terzo Mondo? Ai loro occhi, l’extracomunitario che ruba, violenta e uccide gli autoctoni è solo una “vittima” che reagisce con proletaria violenza alle ingiustizie economiche che subirebbe nella malvagia “società borghese” occidentale. Ed è inutile che snoccioli loro i dati che confutano la loro visione lisergica della realtà, secondo cui l’Occidente sarebbe responsabile di tutto il male del mondo, perché il loro cervello è talmente annebbiato dalle sostanze psicotrope che non riescono a capire quello che dici.
Se Pisapia vincerà, come è probabile, la città finirà di riempirsi di donne impaurite che nascondono sotto spessi veli scuri i capelli e i segni delle botte che prendono in casa da quei carcerieri che ancora si fanno chiamare mariti e che adesso sono in lutto la morte del Gran Topo di Fogna che nella tana di Abbottabad si drogava di pornografia e viagra (guarda un po’ che dicono ai microfoni del Fatto Quotidiano). E le donne occidentali ossia italiane? Bé, loro si sentono stupidamente al sicuro. Ancora non hanno capito che fra poco, quando interi settori della città saranno in mano ai barbari, non potranno uscire per strada senza essere molestate. Come oggi sono molestate le francesi autoctone nelle banllieue e le olandesi autoctone in certi quartieri di Amsterdam. Ancora non hanno capito che, se non si reagisce subito, fra qualche anno caleranno le tenebre dell’oscuratismo maschilista assoluto, anche con la connivenza del povero maschio selvaggio occidentale, che invidia segretamente i maschi barbari. Ignorando il pericolo che incombe, le donne occidentali perdono tempo a prendersi qualche stupida rivincita nei confronti dei loro uomini. Quale è lo sport preferito dal maschio occidentale, se non usare la donna come un oggetto sessuale? Fino a qualche tempo fa, le femministe protestavano contro questo ignobile sport maschile. Oggi hanno fatto un salto di qualità: invece di invitare gli uomini a cambiare sport, ci partecipano anche loro. Tu mi tratti come un oggetto? Ed io ti tratterò come un oggetto. Tu allunghi le mani sulle ragazzine? Ed io allungherò le mani sui ragazzini. Tu fai il porco? Ed io farò la porca. Benvenuti nell’era della porca femmina sfruttarice del corpo maschile.
Prendiamo la pubblicità. E’ noto che basta mettere un po’ di anatomia femminile nello spot pubblicitario di un prodotto qualsiasi per incrementarne le vendite. Ovviamente, nessuno riesce a capire quale nesso logico, o illogico, ci sia fra l’anatomia femminile e una vernice, un formaggio, un dentifricio o qualunque altro prodotto inanimato. Chissà, forse il maschio medio crede che un prodotto nel cui spot abbondano tette e culi di prima scelta abbia il potere di materializzare magicamente tette e culi di prima scelta nella vita reale. In ogni caso, adesso le cose sono cambiate. Fino a cinque minuti fa, la priorità dei pubblicitari era di colpire la fantasia, alquanto rozza, degli uomini perché gli uomini guadagnavano di più e di conseguenza potevano spendere di più delle donne. Ma sembra che negli ultimi cinque minuti il potere d’acquisto delle donne si sia impennato. Me ne sono accorta guardando questo spot:
Mégane Coupé Cabriolet – TV Spot
Questo spot ci dice sulla decadenza della civiltà occidentale molto più di un intero saggio di sociologia. A suo modo, è divertente. Dunque, una bella donna sui quaranta o quarantacinque, ma forse anche cinquanta molto ben portati, sta guidando una automobile figa. Durante una sosta, un ragazzo sui venticinque comincia a lavare i finestrini dell’automobile. La splendida tardona ci prende gusto e, per prolungare il piacevole intervallo schiumogeno, abbassa il tettuccio dell’automobile. Quando il ragazzo tende le braccia verso il tettuccio per completare le operazioni di lavaggio, la maglietta e i pantaloni lasciano scoperti i giovani, voluttuosi fianchi che trasudano di testosterone fresco, mandando la tardona in estasi. Dopo il pagamento del servizio, il ragazzo sorride alla donna che si sta allontanando.
Complimentio ai creativi, che sono riusciti a concentrare in un filmato di pochi secondi una gran quantità di messaggi sociologici. La donna dello spot è il perfetto prototipo della donna di successo del ventunesimo secolo. Dalla splendida forma fisica, si arguisce che dedica la maggior parte del suo tempo libero al fitness e che investe gran parte del suo budget in cosmetici, massaggi, botulino e lifting. Dai bei vestiti e dalla bella automobile si arguisce che sul suo conto in banca ci sono molti soldini, che presumibilmente ha accumulato mettendo la carriera davanti alla famiglia. Se ha avuti figli, li ha lasciati alle cure delle tate extracomunitarie pagate in nero. Il padre dei suoi figli probabilmente non è più suo marito da qualche tempo, si è rifatto una vita con la segretaria di venticinque anni. E la splendida splendente, per vedicarsi di quel bastardo, investe i soldi che gli spilla con gli alimenti in belle automobili con cui rimorchia i giovanotti che non hanno ancora un filo di maniglie dell’amore. Dal canto suo, il ragazzo col secchio è il perfetto prototipo del giovane contemporaneo, universitario squattrinato prima e disoccupato o precario dopo. Essendo povero, può fare acquisti solo da H&M o Decathlon quando ci sono i saldi, e come si sa quando ci sono i saldi le taglie giuste finiscono subito, ragione per cui il ragazzo è riuscito a raccattare solo pantaloni di una taglia in più che gli calano in continuazione e magliette di una taglia in meno che scoprono l’ombelico tutte le volte che alza le braccia, per la felicità delle tardone. Essendo povero, accetta qualunque lavoro. Essendo inoltre un giovane maschio, come ogni giovane maschio ha in mente solo quello. E siccome lo spirito è pronto ma la carne è debole, non ce la fa proprio a tirarsi indietro quando una donna si mostra disponibile, basta che non sia proprio brutta e decrepita. E la spledida splendente, la falsa giovane, l’adolescente in pre-menopausa sulla macchina figa, non è né brutta né decrepita, al contrario. Oltretutto, qualcuno mi ha detto, ma non so se è vero, che giovincelli son ben disposti a sfogare quel che resta degli impulsi edipici sulle splendide quaranta-cinquantenni. Quindi, si sospetta che il ragazzo non rifiuterebbe le avances della tizia over-anta, sia per ragioni economiche che per ragioni ormonali ed edipiche. Se gli dai qualche spicciolo, ti lava il finestrino dell’automobile; se gli allunghi qualche biglietto da dieci, magari gli viene voglia di farti il trattamento completo sul sedile posteriore, che tanto c’è il tettuccio a garantire la privacy. Alla faccia di quel bastardo del marito, che sbava sulle minorenni. Se poi lo copri di regali, ne fai il tuo devoto schiavo sessuale, tipo i ninfetti rimediati da Madonna, patrona della splendide tardone, dopo il divorzio dal cosiddetto marito. E te lo godrai almeno fin quando non si trova un posto fisso e un grande amore della sua età. E intanto tuo figlio che va al liceo deve essere comprensivo, se ti vede uscire con uno che potrebbe essere suo fratello.
Quale è dunque, in definitiva, il messaggo neppure tanto “subliminale” di questo spot? Il messaggio è che oggi le donne possono sottomettere sessualmente ed economicamente i maschi, che possono usare i maschi come oggetti, che in una parola le donne sono come i maschi. Più che la parità dei diritti, il femminismo ha conquistato la parità dei vizi e dei peccati. Occhio per occhio, dente per dente: se tu fai il bastardo, anch’io faccio la bastarda. Una bella vendettina, non c’è che dire. Ma passati i cinque minuti di soddisfazione sadica per la vendetta, senti l’amaro in bocca. Già la vendetta di per sé non è una bella cosa (il desiderio di vendetta è una deformazione peccaminosa del desiderio di giustizia, tanto per intenderci). Ancora più devastante del desiderio di vendetta, individualmente e socialmente devastante, è il libertinaggio sessuale. E già, all’origine dello sfascio della società occidentale c’è lo sfascio della famiglia, all’origine dello sfascio della famiglia c’è il culto religioso della lussuria, inaugurato dal Sessantotto. Completate voi il sillogismo. Metti insieme gli spot ad alto tasso ormonale che ci aggrediscono da tutti gli schermi e la grande moschea che Pisapia vorrebbe a Milano, e ti scorreranno davanti agli occhi della mente le immagini apocalittiche del film che si intitola “fra qualche anno”: coppie scoppiate con un figlio o mezzo figlio da una parte, eserciti di immigrati arrabbiati e di immigrate velate e impaurite che passano da una gravidanza all’altra.
La cultura occidentale post-cristiana ha ucciso Dio ed ha divinizzato la materia. E così l’uomo moderno si è messo a cercare la beatitudine nella materia ossia nel corpo, nelle sostanze prodotte dal corpo e nelle sostanze introdotte nel corpo, negli ormoni e negli stupefacenti. Sesso e droga. Ma la droga non è ancora, si spera, un prodotto di largo consumo, sebbene in certe strade della città che rischia di finire fra le grinfie di Pisapia si respiri la cocaina. La lussuria, invece, è una droga di massa. Se dunque non c’è felicità possibile al di fuori dell’eccitazione sessuale, che senso può avere rimanere col solito marito o con la solita moglie che non provocano più da molto tempo una decente scarica ormonale? Se le strade sono piene di frutti freschi e multicolori, perché addentare soltanto quel solito vecchio frutto raggrinzito che sta in casa? Per i figli? A dire il vero, il bene dei figli è una ragione più che sufficiente per stare alla larga dall’adulterio e dal divorzio, il quale è quasi sempre la conclusione logica dell’adulterio. Infatti, un uomo e una donna non stanno insieme per essere “coppia” ma per essere “famiglia”, che per inciso è famiglia anche se i figli non nascono. Però capisco perfettamente che oggi la parola “famiglia” è diventata incomprensibile, tanto è vero che non si dice più “famiglia” ma “coppia con figli”. E poiché “coppia” prevale su “figli”, alla coppia che scoppia non gliene potrebbe fregare di meno della sofferenza che, scoppiando, infligge ai figli.
Capisco anche che la morale ridotta ad arida matematica di “devi” e “non devi” non è capace di darti una sola valida ragione per rinunciare ad un piacere qualunque, tanto più al piacere incendiario della passione sessuale. Come non odiare le ingiunzioni morali che, come un inverno improvviso, gelano le primavere dei sensi? “Devi perché devi”, ti dice la morale di questo mondo. Come non odiare la parola “dovere”, se la parola “dovere” entra in conflitto con la parola “piacere”? La verità è che non si vive di “doveri” ossia di imperativi categorici della ragion pratica. Si vive di amore e di bellezza, almeno quel poco d’amore e di bellezza che si possono trovare in questa valle di lacrime. Dunque, si può amare il dovere solo se il dovere è servo dell’amore e della bellezza. Si può accettare il divieto morale di bere da tutti i calici del piacere che si incontrano lungo la strada della vita, solo se è certi che in fondo alla strada c’è un piacere infinito. No, mi correggo. Non si può vivere nell’attesa di qualcosa che appartiene ad un futuro imprecisato o all’eternità, soprattutto se non si crede all’eternità. L’unica valida ragione per rinunciare ai fuochi fatui della passioni pre ed extra- coniugali è che il rapporto coniugale, pure attraverso le inevitabili fatiche, possa dare più soddisfazioni dei fuochi fatui. Poi siamo tutti peccatori, lungi da noi l’idea di poter resistere da soli alle tentazioni della carne! Senza la grazia non possiamo fare nulla. Ma come accennavo, non c’è bisogno di credere all’eternità e alla grazia per capire, almeno capire, che la libertà sessuale è un inganno. Il dolce canto delle sirene, secondo la leggenda, prometteva di indicibili soddisfazioni. Ma invece delle soddisfazioni promesse, i naviganti che si avvicinavano alle sirene trovavano una fine orrenda sugli scogli. Analogamente, vivere in funzione delle passioni sensuali, ossia vivere secondo la dottrina della rivoluzione sessuale, è come vivere sfracellandosi continuamente sugli scogli, anche se si è convinti di vivere “al massimo”. Questo lo aveva capito un certo Platone, parecchi anni prima della nascita di Cristo. Vorrei riuscire ad esporre il pensiero di Platone in poche righe, anche perché io queste cose le avevo capite da sola ben prima di leggere i dialoghi del filosofo.
Dunque, ognuno di noi deve avere capito molto presto, diciamo in prima media, che l’istinto sessuale avrebbe determinato gran parte dei suoi pensieri e dei suoi desideri nel corso della sua vita adulta. Ma quale è lo scopo di questo istinto così potente? Senza dubbio, l’istinto sessuale è legato alla procreazione. Dal momento che senza quell’atto così scandalosamente materiale che normalmente due individui di sesso opposto compiono fra le lenzuola la nostra specie si estinguerebbe rapidamente, la natura ha fatto di tutto per renderlo piacevole e gradito. Tuttavia, solo una percentuale minima degli atti sessuali che si consumano fra individui fecondi si concludono con la fecondazione. Non sembra del tutto sbagliato affermare, quindi, che il fine primario dell”istinto sessuale non sia la riproduzione dell’individuo ma piuttosto la realizzazione di un legame sessuale fra l’individuo e un individuo di sesso opposto, di cui la riproduzione sarebbe solo la conseguenza occasionale. In ogni caso, sarebbe opportuno distinguere fra istinto e desiderio. “L’uomo è una corda tesa fra la scimmia e il superuomo”, diceva Nietzsche. Io direi piuttosto che l’uomo è una corda tesa fra l’animale e l’angelo, fra la materia e lo spirito. Fra le tante cose che distinguono gli esseri umani dagli animali, c’è l’estrema complessità del desiderio sessuale umano. Se il desiderio degli animali si muove solo sul piano dell’istinto, il desiderio umano si muove su almeno quattro piani sovrapposti, intimamente legati e inseparabili: il piano dell’istinto, il piano dei gusti individuali, il piano del desiderio di bellezza e infine il piano dell’eros divino. L’istinto non ha se non le finalità naturali ossia materiali che abbiamo visto (la consumazione dell’atto sessuale e la riproduzione). Ma sul piano dell’istinto, il desiderio tende indiscriminatamente verso qualsiasi individuo fecondo e attraente del sesso opposto che capiti a tiro. Si capisce che, se esistesse solo l’istinto, tutti andremmo a vivere nelle comuni hippy. In maniera provvidenziale, i gusti individuali tendono a frenare l’istinto, incanalando il desiderio in direzione di una gamma limitata di soggetti. “De gustibus”: ad uno piacciono le bionde, all’altro piacciono le more, all’una piacciono quelli atletici, all’altra piacciono quelli seri con gli occhiali eccetera. Sebbene, per fortuna, non tutti gli individui dell’altro sesso corrispondano ai nostri gusti, in ogni caso di quelli che corrispondono più o meno bene ai nostri gusti ne possiamo incontrare parecchi. Come scegliere? L’eros ci aiuta. Quando il demone superiore dell’eros si impossessa dell’anima, il desiderio si eleva al cielo dell’innamoramento, focalizzandosi in maniera esclusiva e prepotente su un solo individuo dell’altro sesso, più o meno conforme ai nostri gusti individuali. Ma il fenomeno dell’eros, già analizzato dal papa nell’enciclica Deus caritas est, dovrà essere esaminato a parte. Adesso esaminiamo il rapporto fra il desiderio sessuale e il desiderio di bellezza, che d’altronde è strettamente connesso all’eros. Prima ancora che un individuo conforme ai nostri gusti, il desiderio cerca un individuo che abbia in sé le caratteristiche della bellezza e della bontà. Non sto dicendo che si desiderano e si amano solo i belli e i buoni, perché sappiamo tutti che si può tranquillamente perdere la testa per una persona non proprio bella e non proprio buona. Tuttavia, la persona non propriamente bella su cui eventualmente si focalizza, a seconda dei casi, il desiderio effimero o la forza misteriosa dell’eros, a noi ci sembra bella o comunque troviamo in essa qualcosa di bello, così come nel suo carattere troviamo qualcosa di buono. Ma sappiamo anche bene che il desiderio è destato prevalentemente da persone oggettivamente belle e affascinanti. Le belle donne e gli uomini belli attirano gli sguardi per strada. A questo punto ci dobbiamo chiedere: che cosa è la bellezza? Per cominciare, quando parliamo di bellezza femminile e bellezza maschile, “bello” coincide in larga parte con “attraente”. Nelle donne attraenti, i tratti caratteristici del corpo femminile sono particolarmente ben sviluppati, così come sono particolarmente ben sviluppati tratti caratteristici del corpo maschile negli uomini attraenti. Ma se la bellezza fosse interamente contenuta nelle caratteristiche che rendono un individuo attraente, la bellezza umana non non potrebbe attivare altro che il mero meccanismo dell’istinto naturale, di cui abbiamo già parlato. Ma la bellezza attiva in noi qualcosa di molto più profondo. Ogni tipo di bellezza, non solo quella umana ma in particolar modo quella umana, suscita in noi un entusiasmo profondo, che si volge immediatamente nel presentimento di una felicità indicibile. In altre parole, sucita il presentimento di un mondo che sta oltre questo mondo materiale. Lo aveva già capito Platone, che la bellezza e la bontà sono enti spirituali. Poco dopo Platone, Aristotele ha detto “forme”. Le forme spirituali “informano” la materia ma non sono materiali. Confrontate un informe blocco di marmo di un quintale con una statua di marmo di un quintale. La statua ha un elemento in più rispetto al blocco di marmo: la forma. Considerando che il blocco e la statua hanno il medesimo peso e sono fatti dello stesso materiale, possiamo concludere che la forma non ha né peso né materia, in sintesi non è materiale. Ora, le forme dell’arte e della natura dotate di bellezza sono molteplici. Se ci mettessimo a fare il catalogo di tutte le belle forme dell’universo, probabilmente il catalogo continuerebbe all’infinito. Viceversa, se cercassimo una sola forma in cui siano riunite tutte le perfezioni disperse nelle infinite forme belle dell’universo, non la troveremmo, non in questo universo. Infatti, la bellezza, nella sua pura essenza spirituale, ha una ampiezza infinita, che non può essere contenuta da nessun oggetto finito. Comunque, come non possiamo trovare su questa terra una forma perfettissima, così non possiamo trovare un solo uomo perfettissimo e una sola donna perfettissima. Infatti, sia la bellezza femminile che la bellezza maschile si esprimono in una molteplicità di forme, che passano attraverso molteplici individui. Si prendano migliaia o milioni di donne, tutte ugualmente attraenti e bellissime: non ce n’è una uguale all’altra. Ed è impossibile immaginare una donna in cui si riuniscano tutte le caratteristiche individuali di tutte le belle donne del mondo, perché, riunite, tali caratteristiche si annullano a vicenda (non è possibile essere mora e bionda allo stesso tempo, per dirne solo una). D’altra parte, la bellezza non è contenuta solo negli individui universalmente considerati belli. Scintille sfuggite dal sole infinito della bellezza si spargono ovunque, in una parte più e meno altrove. Per questo non si inganna chi trova del bello e perdutamente si innamora di una persona non propriamente bella.
E qui siamo ad un punto importante. Sembra assurdo, ma l’inganno della libertà sessuale non si installa solo al livello dell’istinto, ma anche al livello del desiderio di bellezza. Incapace di vedere la differenza fra l’uomo e l’animale, la scellerata ideologia della libertà sessuale mira a “liberare” l’istinto sessuale da ogni regolazione razionale. Se l’istinto degli animali contiene in se stesso la sua regola e la sua norma, negli uomini l’istinto è indeterminato e informe, oscuro, bisognoso della guida della ragione. Privato dunque della sua guida naturale, l’istinto sessuale umano non può che pervertirsi, scivolando nell’abisso fangoso della pornografia. Se da una parte deforma l’istinto sessuale, dall’altra l’ideologia della libertà sessuale inganna il desiderio di bellezza. Sotto questo aspetto, tale scellerata ideologia non è che la volgarizzazzione pop della filosofia di Don Giovanni. Per capire il dongiovannismo, dobbiamo prima prendere coscienza della nostra fatale incontentabilità. Nessuna delle cose che noi desideriamo ha il potere di soddisfare fino in fondo il nostro desiderio. Neppure il desiderio più ardente, il più profondo innamoramento, possono trovare una stabile soddisfazione nella persona ardentemente desiderata. La ragione è semplice e disarmante: perché l”anima umana, quando desidera una cosa o una persona, in realtà desidera l’infinito, e né l’uomo né la donna né nessuna altra cosa contengono l’infinito. Il desiderio sessuale desidera, desiderando visi belli e corpi belli, la bellezza stessa, nella sua ampiezza infinita. Ebbene, il dongiovannismo consiste, precisamente, nell’ingannare il desiderio di infinito, nello stordirlo con facili ebbrezze. Come un’ape non rimane su un fiore più del tempo necessario per prenderne il polline, così don Giovanni abbandona il momentaneo oggetto del suo desiderio non appena l’ebbrezza di sensi accenna a diminuire, passando immediatamente ad un altro oggetto, che susciterà una nuova, effimera ebbrezza. In fondo, don Giovanni cerca la donna perfetta, che contiene la perfezione ideale della bellezza muliebre. Dal momento che nessuna donna contiene intera questa perfezione, dal momento che ognuna ne contiene soltanto frammenti più o meno estesi, don Giovanni passa da una donna all’altra come volendo appropriarsi di ciascuno di questi frammenti , illudendosi di poterli poi rimettere insieme. Ed è qui l’inganno. Don Giovanni possiede corpi materiali, non la loro bellezza, perché la bellezza non è materiale. Nessun oggetto spirituale può essere posseduto materialmente. La bellezza può essere posseduta realmente solo tramite una “contemplazione senza possesso” (Kant). Per godere della bellezza di un dipinto, non devo avvicinarmi troppo e toccarlo: devo rimanere a distanza debita. Si dirà: d’accordo la contemplazione, ma anche la carne vuole la sua parte. Certo, la carne ha diritto alla sua parte. Ma perfino i sensisti del Settecento si erano accorti che nessun piacere, neppure il più materiale, è puramente materiale. L’ebbrezza dei sensi, in particolare, allude potentemente ad una ebbrezza ben diversa, superiore, spirituale. Ed effettivamente, è a questa ebbrezza superiore cui l’anima anela, non al momentaneo ribollire del sangue. La moltiplicazione delle scariche ormonali e dei bollori non moltiplica l’ebbrezza, ma la stanchezza e la noia, cui si tenterà di porre rimedio con nuovi più potenti bollori, in una spirale senza fine (notare la somiglianza fra il libertinaggio e la tossicodipendenza). L’abbandono incontrollato alle gioie dei sensi lascia sempre l’amaro della delusione in bocca. Quindi, don Giovanni è un personaggio drammatico, destinato a non trovare mai la strada della felicità. A differenza di don Giovanni, i don giovanni e le donne giovanne di oggi, i primi ammirati e le seconde additate come “whores”, si credono felici. In realtà si ingannano, e non fanno mai un passo verso la felicità.
Come uscire, dunque, dal vicolo cieco dell’istinto sregolato e del dongiovannismo disperato? Certo, i sensi e l’istinto hanno la loro importanza. Non si può sopprimere l’istinto senza danneggiare la specie. D’altra parte, non siamo creature puramente spirituali. Noi aneliano ad una felicità sperimentata non solo nello spirito ma anche nella carne. Quindi, non si tratta di reprimere l’istinto, ma di regolarlo, sottomettendolo all’amore. Ma per regolare l’istinto, c’è una sola strada, che passa attraverso i misteri dell’eros divino: la monogamia assoluta. E qui mi fermo, perché mi sono accorta di essere salita troppo in alto, e mi torna in mente qualcosa del Vangelo a proposito di “perle”.
24 Maggio 2011 – 07:33
Pisapia… questa gente vive ancora nel folklore degli anni ’50, ma se diventasse sindaco di Milano, molto probabilmente avremmo quello che dici e anche peggio, il pensiero della sx si è ridotto a questo: a dissolvere le strutture portanti dei legami umani. Avendo esaurito, su fiumi di cadaveri, la sua malvagia spinta ideolgica, tutto il loro “pensiero” (un non-pensiero in realtà) è una corsa che ha cambiato l’abito, ma non la natura né la tattica: 1) stanare sacche di insoddisfazione e di paure nel cuore dell’uomo 2) separare l’uomo dalla Verità che realmente edifica e costruisce la Città Umana, creare confusione, fermento di piazza (“divide et impera”) 3) instillare il seme della rivendicazione a libertà false, ma spacciate per necessarie ai fini della felicità 4) concupire eroticamente la psiche sociale, convogliandola prima in piazza poi al voto 5) passare all’azione decostruttiva della morale e dei legami umani (amicali persona-persona, affettivi
uomo-donna, generazionali genitore-figlio, spirituali uomo-Cristo) 6) e l’uomo svuotato della Verità, della morale, dell’Amore, è uno schiavo perfetto in balia del partito. Questo è l’impianto socialista-comunista in sei righe. E’ la tattica del trovare un piccolo limite e farne una leva
per far sentire l’uomo totalmente limitato o addirittura prigioniero, per cui ti dicono che non sei felice-libera se: – non vai a letto e non usi i contraccettivi,
- se non hai l’eutanasia, se non puoi morire quando vuoi – se non puoi divorziare, se non puoi abortire, se non puoi impasticcarti, – se non puoi tradire, se non puoi avere un bambino eterologamente
- se non puoi dire 50 anni prima di cosa non vuoi essere curato – se non puoi sposarti con tua sorella, etc Ma anche se avessimo tutte queste cose saremmo infelici e tristi e soli, anzi disperati, distrutti, uomini ridotti a brandelli, non uomini felici nella pienezza e nella sostanza delle relazioni. Pisapia e Vendola non sono perciò che dei venditori di dolore. Ma è giusto sostenere un candidato che difende quelli che la Chiesa chiama «principi non negoziabili», che non celebrerebbe mai matrimoni omo, che è ragionevolemente dalla parte dell’umano, che cmq sarebbe più vicino all’integrità umana cui teniamo, anche se magari ha lasciato qualche lampadina non cambiata e qualche buca di troppo nelle strade? T.
utente anonimo (IP: bb5b1d9ef485766)
#2 24 Maggio 2011 – 11:38
Gentile signor T.,
sottoscrivo tutto, la ringrazio per avere completato il quadro della situazione. Infatti, mi ero dimenticata di dire che gli i post-comunisti post-moderni alla solita retorica sulla lotta di classe (che oggi diventa lotta di classe fra Occidentee Terzo Mondo) aggiungono la rivendicazione di “diritti” immaginari (all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni omosessuali eccetera) finalizzati a dissolvere la società, isolando l’individuo. Perché individui isolati, impegnati a soddisfare i loro desideri privati, si fanno sottomettere facilmente dal Partito – come l’orwelliano Socing o il partito fordista di Brave new world. Invece le “società intermedie” (in primo luogo famiglia e comunità ecclesiali) non si fanno sottomettere e non obbediscono al Potere, se il Potere non obbedisce a Dio. Il cristiano obbedisce a Cesare solo se Cesare obbedisce a Dio. In caso contrario, san Tommaso ammette il tirannicidio.
Tuttavia, la novità del neo-comunismo rispetto a quello vecchio sta proprio nella richiesta di “diritti” che il vecchio comunismo non concepiva neppure, anzi condannava come espressioni di “decadenza borghese”. Sembra strano, ma nelle questioni sessuali i vecchi comunisti erano molto moralisti. Il Socing di 1984 mirava addirittura all’estinzione dell’istinto sessuale. Ho letto che tuttora nella Cina comunista produrre e vendere pornografia significa rischiare la pena di morte. Di droga, poi, i vecchi comunisti non volevano neppure sentire parlare. Se provavi a spacciare roba nei paesi dell’est, eri morto.
Tuttavia del Noce, più di quaranta anni fa, spiegava che il moralismo sessuale e l’intransigenza proibizionista dei vecchi comunisti era solo un’apparenza destinata a dissolversi, come d’altronde la storia ha dimostrato. Il comunismo, infatti, riduce l’uomo ad un essere materiale. Ma se l’uomo è solo materia, allora può avere soltanto desideri e piaceri materiali. Che senso può avere, dunque, nell’ottica del materialsimo dialettico, rinunciare a un piacere qualunque? Se la sodomia, l’adulterio, le perversioni danno “piacere”, perché rinunciarvi? Se le cocaina e l’hashish mi mandano al massimo, perché dovrei rinunciarvi? Se viceversa una gravidanza ostacola la kia ricerca del piacere, perché non dovrei abortire? Inoltre, nell’ottica materialistica la vita può avere senso solo se il corpo sta bene. Che senso può avere dunque vivere, se si è immobilizzati in un letto? E così, coerentemente, il marxismo non promuove più soltanto l’invidia sociale (“anche i ricchi piangano”) ma anche la lussuria, la sodomia, la tossicodipendenza (“liberializzaimo le droghe leggere”), la violenza verso il prossimo (l’aborto) e la violenza verso se stessi (il suicidio, anche quando rinominato con la dolce parola “eutanasia”, è fra i peccati più gravi). Il marxismo trasforma i peccati in “diritti” costuituzionali. Ma appunto, il prezzo del peccato è l’infelicità. Gli spacciatori di diritti immaginari son dunque spacciatori di infelicità.
La mia homepage: http://reginadistracci.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente reginadistracci
#3 25 Maggio 2011 – 08:19
Regina, anch’io condivido molta della tua analisi del post, sui danni della “liberazione sessuale” e del materialismo, e molto di ciò che dice T.
Guarderei la questione anche dal punto di vista della comunicazione. Nello specifico, quando tu dici: “la novità del neo-comunismo rispetto a quello vecchio sta proprio nella richiesta di “diritti” che il vecchio comunismo non concepiva neppure, anzi condannava come espressioni di “decadenza borghese”.”
Dal punto di vista della comunicazione (inclusa la pubblicità, come hai molto giustamente notato tu), ti posso dire per esperienza che l’ideologia dei diritti è largamente maggioritaria. Anzi, direi che non ha argini, tra i comunicatori. Le eccezioni sono rare e deboli. Tra le eccezioni, la chiesa è la forza più grande, ma non ha “appeal”, non ha attrattiva, al di fuori dei suoi circuiti. E’ anche una questione generazionale: chi è cresciuto negli anni Settanta e Ottanta, come me, difficilmente vede con sospetto questa ideologia dei diritti. Figurarsi se è nato nei Novanta. Anzi, vi trova il cambiamento, la libertà, la giustizia. Io stesso, per molti anni, ci ho visto quello, e oggi non è facile, per me, “riscoprire le radici”: famiglia, spiritualità.
Altro punto. Secondo me, è venuto il momento di interrogarsi sul termine stesso “comunismo”. Come sai, lo uso anch’io, per comodità, ma visto che qui siamo in sede di approfondimento, ti dico che a questo punto forse “progressismo” è più giusto. Il progresso divenuto ideologia, i diritti divenuti ideologia: è questo, il vero problema, non più il comunismo.
Infine. L’inerzia è largamente a favore dell’ideologia dei diritti e dell’ideologia del progresso per un motivo fondamentale: il diritto positivo ha trionfato sul diritto naturale. Questo è un fatto epocale, è la radice stessa della nostra epoca. Un moto simile alla marea, che non si può pretendere di contrastare efficacemente, perché ha tempi e modi troppo più grandi di noi. Contro tali potenze, io credo che si possa e si debba soltanto continuare a far sentire la propria voce dissonante. In attesa che cali la marea.
La mia homepage: http://vincenzillo.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vincenzillo
#4 25 Maggio 2011 – 14:20
Si, forse “progressismo” è un termine più appropriato di “comunismo”. Ma a dire ilvero, io direi addirittura “illuminismo”. Infatti il nostro secolo vive ancora nel solco tracciato dai Lumi. E no c’è nessuna delle moderne rivendicazioni che non sia già presente nella letteratura illuministica. In “Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani, De Sade ha anticipato le “battaglie culturali” dei nostri giorni. Lo stsso comunismo, d’altra parte, non è che un illuminismo esasperato.Se il comunismo rivendicava quasi esclusivamente la giustizia sociale, il post-comunismo o progressismo che dir si voglia non rivendica solo la giustizia sociale ma il piacere individuale. Non solo “pane per tutti” ma “piacere per tutti”.
E’ anche vero che l’ideologia del desiderio assoluto ha messo il diritto positivo al posto del diritto naturale. E certamente continueremo a fare sentire la nostra voce. Tuttavia, mettiamoci nei panni di un uomo qualunque dei nostri giorni. Sono convinta che non gliene potrebbe fregare di meno, e giustamente, della distinzione fra diritto positivo e diritto naturale. Se gli fai la lezioncina sul giusnaturalismo, ha tutto il diritto di tirarti i sassi. A lui interessa solo, e giustamente, la “ricerca della felicità”, che non a caso la Costituzione degli Usa eleva a diritto. L’ambiente culturale in cui vive lo ha convinto che il “piacere” stia da una parte (sesso senza limiti eccetera) e il “dovere” morale stia dall’altra. Ti pare che sceglierebbe il dovere? Non siamo forse noi fatti per un “piacere infinito”? Ebbene, è proprio questa scissione nefasta fra dovere e piacere (che dovrà essere analizzata separatamente) che ha spinto l’uomo moderno a scegliere l’immoralismo elevato a diritto.
Peccato, tuttavia, che nessuno abbia letto davvero il mio post. Perché io vi parlo proprio di dovere e piacere. Dovrò farmi spuntare i coglioni.
La mia homepage: http://reginadistracci.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente reginadistracci
#5 25 Maggio 2011 – 22:37
No invece, abbiamo letto, ma non si può sempre scrivere tutto: di tale rottura la persona nemmeno si accorge più dal momento che “è bello solo ciò che piace e senza fatica”. Perciò piano.. a volte non hanno nemmeno la percezione della differenza. Tu/noi si ha la concezione di una chiamata a una bellezza più grande, tu/noi si ha la concezione delle conseguenze nel tempo e nello spazio (e per questo saremo giudicati più duramente), ma può non ricordare uno che ha dimenticato e peggio se non ha mai saputo. Verrà però il giorno in cui sentirà drammaticamente un senso di non risolto e forse potrà ricominciare (come il figliol prodigo). Ma tale rottura non è da additare direttamente come causa, perché è semmai la conseguenza ultima, l’atto del definitivo esaurimento di una civiltà. Per la legge dei pieni e dei vuoti, l’uomo svuotato non può che cercare sazietà ontologica e in ciò che è più rapido. E’ un circolo vizioso che non si ferma da solo o si ferma nella morte. Ma la causa è sempre una: la rottura col trascendente, la rottura con Cristo. E il peccato diventa pane e ti obbliga a soddisfarti, a mangiare il prossimo. Ma noi non ci arrendiamo, non indietreggiamo. Non mancheremo di testimoniare che il liberatore, Cristo risorto ha spezzato questo cerchio di morte.
Ma proprio per “concupire eroticamente” le menti dei popoli la non-cultura socialista-comunista deve offrire come porta larga la “scorciatoia” del piacere passato per felicità e diritto. Significa rendere l’uomo incapace di sacrificarsi e incapace di sacrificare l’immediatezza (per qualcuno, per un bene più grande). Altro circolo vizioso.
E’ la stessa tecnica storicamente utilizzata dall’Islam per propagarsi: razzia e poliginia, ossia oggi ciò che democraticamente per tutti è diventato razzia di piacere. Il proselitismo sessuale è perciò strutturalmente strategico di un certo tipo di politica/regime. L’uomo (U e D) sempre più accorcia lo sguardo verso l’immediato, atrofizzato, sempre più propenso a stare dalla parte di chi più lo accontenta, come un super-infantile che usa il mondo come una tetta da succhiare continuamente per darsi vita, e perde di vista e i frutti di vera felicità e pienezza che la maturità del sacrificio e dello sguardo a medio-lungo termine invece garantiscono, anche se è più faticoso.
PISAPIA · nel 1997 ha proposto la depenalizzazione dello spaccio di droga (proposta n. 4301) · nel 2001 ha proposto l’istituzione della “stanza del buco” (proposta n. 719) · nel 2002 ha proposto di legalizzare l’eutanasia (proposta n. 2974) · sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza (programma elettorale p. 20) · i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati (programma elettorale p. 28) · istituzione del registro comunale per le coppie gay (programma elettorale pp. 22-23) · Polizia Locale sgravata dai compiti di pubblica sicurezza (programma elettorale p. 27) · sostegno alle esperienze di autocostruzione dei rom (programma elettorale p. 27) · Viale Padova come modello di integrazione da esportare in tutta la città (programma elettorale pp. 26-27)
W.
La mia homepage: http://principediterrariarsa.blogspot.com/ utente anonimo (IP: 7f237f93376f546)
#6 26 Maggio 2011 – 10:46
Cara Regina,
La lettura del post (che ho letto tutto, garantisco, ma mi riferisco ai momenti che mi hanno attratto di più) mi ha fatto venire in mente un testo. Il trattato del Ribelle di Junger, non so se lo conosci.
Mi permetto di citarne un passo prima di lasciarti con un piccolo parere:
“Lasciamo dunque da parte le Chiese. I loro tesori sono ancora integri, come attestano oggi, anzi oggi più che mai, molte testimonianze significative. Fra esse c’è anzitutto l’atteggiamento dei loro oppositori, in primo luogo lo Stato che mira al potere assoluto. Ne conseguono inevitabili persecuzioni religiose. A questo stadio l’uomo deve essere trattato come entità zoologica, e poco importa se le teorie dominanti lo includono in una categoria economica o di altro tipo. E’ così che dapprima si giunge nella sfera della pura utilità, poi in quella della bestialità.”
Forse manca di nesso logico, ma spontaneamente l’ho accostato all’esempio che fai di Don Giovanni: la “pura utilità” con il “puro piacere”.
Samo anzitutto molto soli, di questi tempi. Ne consegue spesso una gran paura dell’altro e perfino di noi stessi. E giacché abbiamo paura, chi più chi meno, siamo maggiormente esposti a piaceri effimeri, a controlli anche politici e, non ultimo, a ideologie, anche se stanche e vecchie, ma facilmente assimilabili. Tuttavia, credo sia inevitabile averne. Come è inevitabile – e tu dici fatale – la nostra incontentabilità. Perfino nell’innamoramento.
Aggiungo: perfino, forse, nel matrimonio, quand’anche consacrato a Dio e con Dio presente. Forse lo credo come chi crede di essere ancora dietro quel filo misterioso di confine che è la fede: però come possiamo contentare il nostro desiderio di infinito se non dopo la morte? cioè subito dopo quell’inevitabile passo in avanti che non dipende da noi e che il vero amore ci anticipa?
Non è una domanda retorica, sappilo.
(Di altre cose vorrei parlarti, ma mi ci vuole del tempo: sto riflettendo molto.)
La mia homepage: http://pensiericorrenti.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PietroFratta
#7 26 Maggio 2011 – 11:18
http://27esimaora.corriere.it/articolo/se-una-donna-finisce-in-carcere-perche-guida-unautomobile/
che andassero a protestare lì ‘ste femminste frustrate!! invece di vendicarsi (qui) in giro nel letti!! che facciano loro le donne tutte performances amanti e viaggi!! si tengano il loro (dis)sacro-femminino, loro, le donne veramente incompiute, spezzate dentro nell’essere!! Gli uomini hanno bisogno di noi! che significa questo dardeggiare? che significa questa specie di vendetta consumandosi in giro?! Non c’è femminilità più interrotta e vergognosa di quella che si rivolta contro il pudore e contro colui per cui è stata pensata, e foss’anche per un male ricevuto sarebbe sempre una rovina, perché il male è di chi lo fa, non di chi lo subisce. Avessi anche ricevuto menzogne in cambio dell’amore per un uomo, cmq voglio restare nella mia integrità, e non perchè “sono donna”, ma perchè prima di tutto sono persona!
Questa società non ha solo perso l’abc della fede, ma l’abc dell’umano. Non esistono i super-uomini e non esistono le super-donne. Con quante ferite cresce un uomo con accanto donne che non ispirano mariani desideri del cielo che in una cultura dove è superbombardato da una cultura pornofila? Non puntiamo il dito, ma meditiamo. Una donna santa cambia il mondo. Una porca-femmina lo sfascia.
Io appartengo al mio diletto, anche se non c’è, gli appartengo sin da ora. In Cristo lui c’è già, anche se non lo vedo, lo vedo con gli occhi della fede. Desidero consegnargli la mia bellezza, voglio potergli dire “Dietro te non c’è nessuno”, voglio che la mia sessualità di saldi con lui, ma non per sfogo, ma perché sia solo lui il luogo dove mi consegno, dove all’offerta di Cristo unisco la mia. E unisco il mio quotidiano, il mio lavare piatti e bagno, unisco il mio lavoro, le cose più alte e le cose più banali. In lui raccolgo e consegno tutto ciò per cui mi sono preparata da tutta la vita: la mia verginità, la mia volontà, la disciplina, la preghiera, la pazienza, la fedeltà, la purezza, la perseveranza, il perdono, la modestia, la sobrietà, il sacrificio. Nell’amore sponsale per il mio uomo e la famiglia si convoglia tutta la mia potenza, tutta la mia freschezza, e non i miei “scarti”. Regina non ti conosco, ma noi donne, spose di Cristo o spose di uomo in Cristo, siamo regine proprio perchè siamo spose! Quell’abito è la la maglia azzurra come per un calciatore arrivare in nazionale, quella la sfida più alta, quello abito del nostro vero onore.
Elena
utente anonimo (IP: 2c3f9e98563e257)
#8 26 Maggio 2011 – 11:48
Grazie per i bellissimi commenti, dopo rispondo. Infatti, adesso la mia attenzione è stata catturata da un depliant elettorale di Pisapia. Devo asolutamente scannerizzarlo e pubbicarlo.
La mia homepage: http://reginadistracci.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente reginadistracci
Pingback: DA SPLINDER A WORDPRESS. Il bilancio dolce-amaro delle mie microscopiche battaglie culturali | Reginadistracci